20/11/2009

FRANCIA-IRLANDA

IL LODO TRAPATTANO

0KTBVVZF--300x145.jpgRiesco ancora a stupirmi. Il fanciullino che è in me viene avvinto (come l'edera) da certe questioni che riempiono giornali e siti come se fossero vere o anche solo verosimili. Il mondo discute di Francia-Irlanda come se le regole del calcio non fossero mai state scritte, ma frutto di simpatiche consuetudini che cambiano sfumatura a seconda che si giochi a Tonga, nelle Isole Faroer o, appunto, in Francia. Come se non esistesse un International board, e come se non si giocasse a calcio da un po' più di un secolo seguendo più o meno sempre le stesse norme (si gioca con i piedi, in undici contro undici, su un prato lungo cento metri con due porte larghe sette eccetera), vedo che gente altolocata (addirittura il primo ministro irlandese e il piccoletto che si tromba Carla Bruni, sì, dai, vabbe' mi sfugge il nome) discute di ripetizione della partita perchè l'arbitro ha sbagliato e perchè Thierry Henry è una faccia di merda.

Ora, va detto per onestà intellettuale che come interista seguo la vicenda con un secondo fine fin troppo evidente. E' ovvio che se passa il principio che per un errore dell'arbitro si ripete la partita, e se come ulteriore conseguenza passasse anche il sacrosanto principio di retroattività, l'Inter comincerebbe il prossimo campionato con due (o forse tre) stelle sulla maglia, mentre la Juventus avrebbe un buco nella casacca, in culo alla chimera dolosa della terza stella, e dovendo discutere a Norimberga se lasciargliene una o inviare tutti direttamente alla Cayenna.

giovanni-trapattoni.jpgMa che il mondo del calcio stia discutendo di una cosa che non esiste, davvero, mi lascia basito. L'arbitro ha sbagliato, Henry ha fatto quello che migliaia di giocatori hanno fatto nella storia del calcio - il furbo - , et voilà. Certo questa cosa è accaduta in una situazione-limite: nei tempi supplementari di uno spareggio per i Mondiali. Un conto è fare fallo di mano in Arsenal-Sailcazzo di Coppa di Lega, un conto è stravolgere il corso degli eventi di una partita dentro-o-fuori. Nemmeno del tutto, peraltro: si sarebbe andati ai rigori e forse quegli scarponi degli irlandesi avrebbero perso lo stesso centrando pali, traverse e il busto del portiere. Però, certo, è una brutta cosa. Ha anche rovinato una piccola favola: la grezza Irlanda che si incula a sangue quelle merde dei francesi a casa loro, cazzarola, era di per sè un magnifico spettacolo di vita e di sport. L'Irlanda meritava di vincere, ma ha sbagliato qualche gol. La Francia meritava di uscire a calci in culo, ma con un gol irregolare va avanti. E' brutto, ma è così.

henry.jpgInvece di stare lì a discutere di cose impossibili, i regnanti del calcio dovrebbero casomai far fruttare il mezzo televisivo per punire esemplarmente Henry. Quante partite teoriche ci sono in un Mondiale? Sette? Ecco: sette giornate di squalifica. L'arbitro e i suoi collaboratori, come spesso accade, possono non avere visto quello che è successo in campo. Ma le settecento telecamere accese in quel momento sì, hanno visto tutto, e abbiamo visto anche noi. La manipolazione della palla è stata eccelsa, quasi da playmaker. Poi il gol, l'esultanza, la negazione dell'evidenza (anche da parte dell'inguardabile Domenech), le scuse tardive. Sette giornate di squalifica, bòn. La Francia va ai Mondiali, ma Henry stia a casa. Altrimenti - vista la facilità con cui ci si riempie la bocca di frasi su violenza, fair-play e correttezza - sarà la solita occasione persa. Del resto il calcio è questo: due giornate a Materazzi per avere colpito Zidane con lo sterno, sei giornate a Burdisso per avere colpito a nasate le nocche di Navarro, beh, non sono mica battute di Settore.

19/11/2009

MALEDIZIONI

PEGGIO DI MONTEZUMA

Santon col menisco e Balotelli milanista: ci hanno fatto il malocchio.

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18/11/2009

AMAURI

SMETTETELA

Magari un giorno la faccio 'sta classifica: le cinque cose che mi hanno più rotto i coglioni nel 2009. Comunque fornisco volentieri un'anticipazione: una delle cinque è di sicuro la questione di Amauri, della sua cittadinanza italiana e del suo fottuto passaporto bipolare. A parte la durata di questa storia, ormai estenuante, è tutto ormai talmente intriso dell'arroganza della gestione lippiana da diventare una faccenda estremamente fastidiosa.

Ma chi cazzo è Amauri?

Voglio dire: è un Rooney, è un Messi, è un Cristiano Ronaldo? Perchè nell'ultimo anno e mezzo mi è toccato vedere (giusto un'occhiata: di leggere oltre mi sono rotto la minchia) titoli su titoli sull'iter della cittadinanza italiana di questo giocatore di pallone, come se la qualità intrinseca della spedizione italiana ai Mondiali in Sudafrica dipendesse esclusivamente dalla presenza o meno di Amauri?

Amauri è Cassano letto al contrario. Lippi non convocherà mai Cassano neanche se gli estirpassero una palla con una pinza da carpentiere. Non lo convocherà di fronte a nessuna risultanza: se sarà capocannoniere, se farà due assist a partita, se la Samp vincerà il campionato. Non lo farà - al di là delle convinzioni personali e tecniche, che sono legittime, le sua tanto quanto le nostre e dell'Italia intera - perchè gli hanno troppo rotto le scatole e piuttosto che cedere, fare un passo indietro, ripensarci, beh, farebbe qualsiasi cosa. Amauri, invece, sarà convocato, ma in virtù stesso procedimento logico e psicopatologico: gli hanno talmente rotto le palle su Amauri, e lui ha evidentemente dato il suo placet e si è così tante volte esposto nel frattempo su questa operazione giuridico-sportiva, che non farà alcun passo indietro e lo porterà a forza, forse anche se il giocatore - per assurdo - rifiutasse. Cassano a casa, Amauri in Sudafrica. E tra quelli che rimarranno a casa possiamo già aggiungere Supermario, un Cassano nero, ugualmente rompicazzo e inaffidabile (a livello di gruppo e di individuo). Che siano molto forti e in grado (forse i due italiani più in grado in assoluto) di risolverti la partita, questo non conta. Sebbene in una competizione come i Mondiali (gironcino insidioso, poi partite secche), avere un jolly (e noi ne avremmo addirittura due) sarebbe manna, noi non porteremo jolly.

Ma invece avremo Amauri.

Sia chiaro: non è mica scarso, anzi. Quando è in forma, poi, è uno che indubbiamente la mette. E mi piace la qualità dei suoi gol: alla Juve ancora non tanto e non tanti, per fortuna, ma altrove ne ha fatti di bellissimi. Poi capita (proprio mentre ci si sbatte per fargli avere il passaporto) che non segni per nove mesi. E vabbe', capita, anche ai migliori.

Ma tutta 'sta mobilitazione per Amauri ha un senso? Se non è Ronaldo, Messi o Rooney - e siamo d'accordo che non lo è - perchè tutta questa forzatura? E' davvero un pezzo unico e irrinunciabile? Siamo così messi male che non c'è uno meglio di Amauri?
Andremo in Sudafrica con metà della rosa (metà della rosa, sottolineo) di reduci berlinesi. Quindi con max una dozzina di nomi nuovi rispetto a quattro anni prima. In quattro anni non abbiamo trovato uno come o meglio di Amauri? Debbo confessare che lo sfogo di Pavel Pazzini non mi sembra così fuori registro. Pazzini nell'ultimo anno la mette più di Amauri, è punta centrale, ottimo in acrobazia, splendido del rotolare in area all'occorrenza (ai Mondiali serve sempre uno così): perchè rischia di rimanere a casa, mentre la burocrazia sportiva italiana spinge Amauri?
Lippi se ne fotte di noi. Se ne fotte di Cassano, di Balotelli, delle proteste, delle domande dei giornalisti, dell'opinione pubblica, degli altri 60 milioni di cittì. L'operazione Amauri è concettualmente arrogante come Lippi. E Lippi ha una sola soluzione davanti per giustificare la sua condotta: vincere il Mondiale. Se lo farà, scenderemo tutti in piazza a fare casino e lui diventerà senatore a vita. Ma se non lo farà, un'enorme pernacchia lo seguirà nel tragitto dalla Federazione alla Juve, un percorso già preparato nei minimi particolari. Compreso quello di convocare in Nazionale tutti i suoi futuri giocatori, tra cui un brasiliano.
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SENZA INTER

MOZIONE D'ORDINE

Le pause di campionato sono una cagata pazzesca.

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17/11/2009

GHEDDAFI

IL PRESTIGIO INTERNAZIONALE DELL'ITALIA

Io non so se voi ne avete letto in questi giorni, e non so se anche voi, come me, avete capito proprio tutto di quello che leggevate, o se ogni tanto vi davate un pizzicotto o vi stropicciavate gli occhi (tra l'altro esponendovi all'influenza suina) o cercavate qualcuno intorno a cui far leggere la stessa cosa chiedendogli se era proprio così.

Comunque riassumo.

Muammar Gheddafi, anzi, Muʿammar Abū Minyar al-Qadhdhāfī, il leader libico (è la giusta dizione, così, un po' vaga: lui non ha alcuna carica ufficiale che gli derivi da alcun processo democratico, quarant'anni fa ha guidato il colpo di stato contro re Idris, noto juventino, e da allora è riconosciuto internazionalmente come massima autorità del suo paese) (io questa cosa la trovo meravigliosa, a suo modo), vabbe', dicevo, Gheddafi viene a Roma a fare non si sa bene cosa. Sì, vabbè, una capatina al vertice della Fao (giusto per registrarsi tra i presenti) e un incontro più o meno privato con Berlusconi.

Ecco, faccio una pausa. Queste sono le foto dell'incontro con Berlusconi. Tra lifting e cerone e tintura per capelli, sembra di assistere a qualcosa di irreale, a una fiction, o forse a un cartone animato. Sembra una stretta di mano tra Renato Balestra e Roberto Cavalli, oppure tra Tom Mix e Paperoga, oppure tra Batman e il Signor Bonaventura, non so se mi spiego.

Nel mentre, lascia la villa di via Caldonazzo dove ha dormito due notti (non in tenda, pare), e con trenta macchine di scorta (non è la mia solita battuta del cazzo. Trenta, 30), va in centro a Roma (con trenta macchine) (più i Nocs più 50 agenti dell'antiterrorismo) a prendersi un caffè.

Guardate che è tutto vero. Leggete Repubblica o il Corriere di oggi.

Blocca via Veneto con la sua carovana di sicurezza e fa una passeggiata, scortato dal mezzo esercito di cui sopra che lo scherma fisicamente e anche telematicamente (mentre passava lui, per dire, non prendevano i telefonini). Le vie dello shopping, Trinità dei Monti, e infine piazza San Lorenzo in Lucina dove prende il caffè. Poi in via del Corso, dove lo aspettavano le macchine mentre intorno era il caos. E se ne va.

Mentre continuo a non capire il motivo della sua presenza a Roma (presenza un po' invasiva, peraltro), arrivo al dunque. La sera, nella villa di via Caldonazzo (nome che evoca una figa), il leader libico per due sere di fila (o forse tre, non ho capito bene) ha tenuto una conferenza di fronte a 200 fighe (mi scuso per l'eccessivo ricorso alla parola figa), assoldate tramite l'agenzia Hostessweb. Qui ho cominciato ad avere forti difficoltà di concentrazione. Un leader politico viene in Italia e assolda 200 fighe alla volta a cui parlare di cose serie, tipo la religione e la situazione internazionale. Parlo di fighe non in senso lato: le ragazze sono state richieste tramite agenzia perchè dovevano essere (così stava scritto nel contratto) alte almeno 1,70 senza tacchi, vestite in abbigliamento fashion o da sera (no jeans, no minigonne, no smandrappate), addestrate a non avere contatti con giornalisti nè prima nè dopo, però incoraggiate a contattare amiche e conoscenti di pari caratteristiche per le serate successive.

Appuntamento in via Veneto. Arrivano i pullman, le fighe salgono destinazione Caldonazzo (vedi il lik sopra, la seconda parte della gallery). A tutte le partecipanti è stato regalato un Corano. Le ragazze dovevano prepararsi un'eventuale domanda da porre a Gheddafi, che a qualcuna ha risposto e a qualcuna no. Al momento del commiato, con gentilezza, le ha invitate a convertirsi all'Islam. Non c'era la cena. Le fighe, riportate dopo mezzanotte in via Veneto, si sono arrangiate al McDonald's. Non c'erano nemmeno gentili omaggi, a parte il libro.

Mentre cercavo di capire il perchè di tutto questo, che ancora mi sfugge, mi chiedevo anche se una cosa possibile (a un Gheddafi piuttosto che a un Putin o a un qualsiasi altro leader riconosciuto) sarebbe possibile da un'altra parte. Negli Stati Uniti, o in Germania, o in Francia. In Italia sì, è possibile. Il mondo ride? No problem, alzo il volume delle cuffie.

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16/11/2009

DAY AFTER

RECUPERARE

Come si muove un podista il giorno dopo una maratona? Così.

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15/11/2009

SETTOREH

TRE QUARANTUNO CINQUANTOTTO

Personale di tre minuti. Ora però mi riposo.

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13/11/2009

MARATONA -2

LA FOTOGRAFIA

 

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Che roba, il podismo. Io praticamente ho iniziato a correre sotto l'effetto di alcune suggestioni (la passione per l'atletica, la ricerca della novità, la sfida dei quarant'anni, la costruzione di un'impresa, l'esempio di Linus e Gianni Morandi, i racconti di Doug) e con il preciso obiettivo di trovarmi prima o poi dentro la fotografia lì sopra, come in effetti un giorno è accaduto. Un giorno, anzi, un momento atteso per molti anni (perchè anche prima che iniziassi a correre, e non ce l'avevo nemmeno nell'anticamera del cervello, le immagini della partenza dal ponte di Verrazzano mi mettevano sempre i brividi alti così, e l'arrivo in Central Park anche di più). Eppure quel tizio con la maglietta con scritto "Roberto", come si nota, taglia il traguardo e non esulta. Anzi, sembra dire "mano male, basta, fuck you". La meravigliosa maratona di New York, racchiusa in una bellissima vacanza 'mericana con tanto di elezione di presidente abbronzato vissuta ad Harlem, ha coinciso con una delle mie peggiori giornate podistiche. in assoluto. Ho ancora gli occhi e il cuore pieni di quella corsa, ma fatico a ricordarmi a memoria (4h 28 e qualcosa) l'orribile cronometraggio.

ArrF03886.jpgHo imparato proprio prima e dopo New York che il podismo è una scienza quasi esatta e la maratona la miglior dimostrazione di questo postulato (figa, dai, ma in quale blog leggete mai la parola "postulato"?). A parte gli imprevisti di giornata (un'indigestione, una storta, una bronchite, un meteo bastardo), tu corri una maratona nell'esatto modo in cui l'hai preparata. New York l'avevo preparata male (troppo distratto, il coming out, il libro uscito da un mese, un para-infortunio a fine luglio trascinato per settimane) e l'ho corsa male. Padova, sei mesi dopo, l'ho preparata bene (uno sterminio di chilometri, lenti ma inesorabili) e l'ho corsa bene. Si vede tutto dalla fotografia finale: a Padova arrivo a braccia alzate in 3h 44' 56" (questo lo ricordo bene), tre quarti d'ora in meno di New York. Arrivo e non penso "meno male, basta" ma "evvai!", sprintando per stare sotto le 3h 45", un piccolo muro abbattuto per noi podisti poveri ma dignitosi.

Dopodomani la mia sesta maratona arriva a duecento metri da casa. La Milano-Pavia (che di solito è di 33 km, ma quest'anno elevati per la prima volta anche a 42,195) è una corsa ipnotica lungo il Naviglio, una specie di lungo rettilineo dove devi pensare poco, e comunque non cose del tipo "adesso vado avanti così fino alla prossima curva" perchè di curve ce ne sono zero, e i chilometraggi dei cartelli stradali ti ingannano e i pescatori ti guardano male. La Milano-Pavia, per uno di Pavia, è terribilmente affascinante perchè la mattina presto - che è ancora buio e scendi le scale in fretta deglutendo l'ultima fetta biscottata con il miele - ti imbarchi su un pullman, ti fai portare a Milano e da lì torni a piedi a Pavia, una specie di penitenza che fa molto podismo. E' la corsa più noiosa del mondo ma ha un suo perchè, uh se ce l'ha. Qui la odiano tutti. A me piace da morire.

Sono preparato? Non lo so. Ho corso meglio rispetto a questa primavera, ma un po' meno. Quindi prevarrà quel briciolo di qualità in più, o - negativamente - quei chilometri che non ho fatto? Basteranno tre lunghi, oppure finirò la benza com'è naturale dopo il 30mo e arrivederci e grazie, rassegnato a un lento trascinarsi all'arrivo? L'aver scoperto che il podismo è scienza quasi esatta mi ha regalato un'iniezione di curiosità verso questa disciplina che affronto sì con spirito di sacrificio, ma anche con quella predisposizione un po' naif che mi distingue dai fachiri e dagli esaltati. Corro da cinque anni e da cinque anni miglioro i miei tempi, anche perchè l'ho fatto con leggerezza e a piccoli passi. Ho placato la bulimia da record gestendo la mia solenne imperfezione: questo mi consente di avere ancora margini di miglioramento.

Come tutto questo si sia infilato nelle pieghe della mia indolenza, boh, non lo so. La domenica dormo cinque ore, mi alzo al suono della sveglia, mi vesto e vado a correre nei posti più disparati della Padania. Durante la settimana colgo al volo quelle due o tre ore libere e come Clark Kent passo dagli abiti civili a quelli tecnici in un amen, appiccio il Garmin e vado. Da cinque anni il pigro Settore si allena tre volte la settimana. Davvero, non so cos'è. Anzi, lo so. E' il podismo.

12/11/2009

BUONI SENTIMENTI

ESSERE MIGLIORI

clic

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11/11/2009

GOBBS ARENA

TUTTI I COMFORT

0KSWLPPG--300x145.jpgLa Juventus ha confermato oggi che il suo nuovo stadio sarà pronto tra 19 mesi. L'impianto potrà ospitare 41.000 spettatori. La prima fila della curva disterà soltanto 7,5 metri dalla porta, contro i 50 metri del Delle Alpi. Nell'area del nuovo stadio ci sarà spazio per 4.000 posti auto, 8 ristoranti e 24 bar. All'interno anche il museo calcistico della Juventus, 34.000 metri quadrati di aree commerciali e 30.000 metri quadrati di aree verdi e piazze. Tra le novità, la microstruttura attrezzata "Terza Stella" che comprende: un'area protetta dedicata all'intimidazione della terna arbitrale, una sala telecomunicazioni gestita da una società di telefonia lussemburghese e una stanza "special events" per effettuare comodamente le designazioni.

10/11/2009

BELEN

MERAVIGLIOSI

Se in questo momento atterrassero i marziani e il capodelegazione mi rapisse per farsi spiegare - in via del tutto informale - due o tre cose dell'Italia, io tra i tanti argomenti d'attualità (Marrazzo, Muro di Berlino, Minzolini, Ranieri, Santon) mi soffermerei soprattutto su uno:

Fabrizio Corona e Belen Rodriguez.

Tempo fa  feci della sana ironia sulla presunta ed estemporanea trombata tra Paris Hilton e Cristiano Ronaldo, congiunzione astrale tra due grandi utilizzatori finali del pene e della vagina, privi di cervello ma ricchi di talento. Ma anche l'incontro Corona-Belen, va detto, ha del prodigioso. E al di là di una quotidianità comunque sopra le righe, che possiamo divertirci a immaginare, può produrre effetti clamorosi come in effetti talvolta avviene. Ri-cito una metafora già sfruttata: se compri i Mentos e una Coca Coca light non hai nessuna conseguenza immediata, a meno che tu non infili i Mentos dentro la bottiglia di Coca light. Ecco, appunto.

Allora. Sabato Fabrizio Corona (a cui hanno ritirato la patente un numero tot di volte, come succede a certi camionisti con sprezzo del pericolo, eppure circola che è un piacere) (io, che non conto una sega, a momenti finisco nel braccio della morte perchè non avevo fatto la revisione) viene sfortunatamente colto nell'attimo di spingere la sua Lamborghini Gallardo alla velocità di circa 200 km/h in un tratto in cui il limite era di 80, vabbe', i soliti fiscaloni. Si trovava, il nostro, in Svizzera (dove sono precisi, in effetti). I gendarmi lo fermano e gli fanno un culo così. Stanno per rimpatriarlo a piedi quando lui, però, paga la cauzione e si riappropria della sua Lambo, facendo ritorno al suolo natio in tutto comfort.

Il giorno successivo, domenica, l'altroieri, Corona si offre di accompagnare Belen alla Fiera del Tartufo di Montechiaro d'Asti, dove lei deve presenziare (in qualità di grande gnocca, I presume, oltre che di madrina) alla premiazione del miglior tartufo del Piemonte e fare bella mostra di sè dalle ore 11 alle ore 12.30 (un'ora e mezza, novanta minuti). Corona lancia la sua Lambo in direzione Piemonte, quando sfortunatamente incappa in una pattuglia dei carabinieri (bisogna dire che c'è un certo accanimento). "Documenti". La patente di Corona chissà dov'è. Probabilmente in qualche segreta di una qualche prefettura, custodita in un forziere di cui qualcuno ha precauzionalmente buttato via la chiave. Al che il nostro Fabrizio esibisce la fotocopia del foglio rosa. Nemmeno l'originale: la fotocopia. Il carabiniere gli fa "Venga venga" e gli fa un culo così, tipo i gendarmi svizzeri.

Secondo me Corona e Belen, domenica mattina, tanto in orario non dovevano essere. Voglio dire: io magari mi alzo alle sei e mezza per andare a fare la mezza di Trecate, ma quei due lì ce li vedi a puntare la sveglia perchè devono andare ad Asti (mica Cortina o Porto Cervo: Asti)? La faccenda dei carabinieri, oltretutto, gli fa perdere un casino di tempo e Belen è lì che guarda l'orologio e comincia a rompergli i coglioni con storie tipo "caramba, estoy in ritiardo perdido, sangre y muerte". Corona la carica sulla Lambo e riparte (con o senza patente, gli fa un baffo).

(c'è  una barzelletta simpatica sulla storia della patente ritirata. Allora: c'è uno che gli hanno ritirato la patente ma prende lo stesso la macchina. A un posto di blocco - che sfiga - la polizia lo ferma e gli chiede la patente. E lui gli fa: ve l'ho data ieri, l'avete già persa?)

La coppietta arriva a Montechiaro d'Asti che ormai è l'una passata. I tartufi li hanno già premiati, e tra gli stand c'è un sacco di gente che rumoreggia perchè - come biasimarla? - era andata lì non tanto per vedere i tartufi (who cares?), quanto il culo di Belen. Il cui bel visino occhieggia dai manifesti che punteggiano il paesino e mezzo Piemonte. Il sindaco e gli organizzatori sono su tutte le furie. E loro, i due senzapatente, cosa fanno?

Vanno a mangiare.

Evitano la rottura di cazzo di andare alla festa. Entrano al ristorante, mangiano, bevono e poi vanno verso il tartufodromo. Dove un po' di persone, appena li vedono, li mandano affanculo e li maledicono fino alla quarta generazione.

Perchè racconterei questa storia ai marziani?

Spiego subito. Per l'ora e mezza in cui Belen avrebbe dovuto sbatacchiare le palpebre e premiare due tartufi, aveva pattuito con gli organizzatori un compenso di 9.200 euro. Novemiladuecento euro per un'ora e mezza. No, dico. Neanche Natalie e Brendona insieme con piste comprese. Neanche l'idraulico, diobono. La ragazza, tra l'altro, ci è rimasta male alla notizia che il Comune non voleva più sganciare una cippa.

"No, scusa, cabezon: si era detto 9.200 euro".

Alla fine si sono mandati a cagare, come da copione. Il Comune non le pagherà il cachet, non le pagherà il ristorante e - riferiscono le agenzie -

(erano anni che volevo scrivere "riferiscono le agenzie")

le farà anche causa per danno d'immagine: la madrina della festa che manco si presenta, del resto, non può pensare di sfangarla.

"sgeò@skph's*sdjf§§ùdjfiç°^^=j$£%", mi farebbe allora il marziano.

E io gli risponderei: "Povero il paese che ha bisogno di eroi ma è ostaggio di gente con la fotocopia del foglio rosa e paga 100 euro al minuto una figa che poi manco si presenta".

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09/11/2009

SERENITA'

L'ANGOLO DEL BUONUMORE

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"Oh, senti questa. Un uomo entra in un caffè. Splash"

"Dai, figa, non ne hai una più nuova?"

"Ne ho una io"

"Vai"

"Ranieri"

"Ahahahahahah, bellissima"

"Anch'io ne ho una una"

"Aspetta che mi asciugo gli occhi. Dilla"

"Beckham"

"Uhahahahahah, ti prego, soffoco"

"Che sagoma che sei"

"Allora. Ci sono uno juventino, un milanista e..."

"Ahahahahahah, cazzo, muoio"

"Ma non l'ho nemmeno iniziata"

"Faceva già ridere così... Oddio, ho le convulsioni"

"Blanc"

"Uhahahahahah, basta, non ce la faccio più"

"Ahahahah... oh, ha chiamato Moratti. Ha detto che ci riduce lo stipendio"

"Ahahahahah, diobono, mi fai stramazzare"