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14/05/2012

LAZIO-INTER 3-1

SPEGNERE E RIACCENDERE

Vabbe' dai, abbiamo giocato un po' a crederci - non costa nulla, del resto -. Due probabilità su 27 di arrivare terzi, più o meno le stesse di arrivare quarti (e forse, se non ho capito male, bisognava comunque aspettare la finale di Coppetta). Le nostre speranze vere erano finite a Parma e, più in senso lato, a Novara, Lecce e via discorrendo, lungo la Via Crucis di questa stagione. Ecco, magari si poteva arrivare quinti invece di sesti, posizione che invece ci costringerà a giocare due turni andata e ritorno di preliminari in agosto, con tutto ciò che ne consegue. E ammesso che poi la classifica finale del campionato sia davvero questa, ancora al netto di eventuali penalizzazioni. Ma questo non importa. Trovo che il sesto posto sia fin troppo per una squadra che ha perso 14 partite e ne ha vinte 17, meno della metà di quelle giocate. Trovo che arrivare sesti sia un miracolo per una squadra che ha subito 55 reti, 35 più della Juve, cioè un gol a partita più della Juve, e la cui differenza rti sia più 3 (roba da matti. Juve più  48, Milan più 41, noi più 3). Un bilancio che ci porta molto indietro negli anni e che comunque - considerate, appunto, le 14 sconfitte, che sono uno scandalo - ci portano a considerare un sesto posto e la qualificazione a una competizione europea come il gentile omaggio di un campionato osceno: osceno per lunghi tratti  in generale, e osceno il nostro. Finiamo con 26 punti di distacco dalla Juve e con due punti di vantaggio sul Parma. Ecco, appunto: fermiamo i ragionamenti sul passato, fissiamo questa fotografia e non pensiamoci più.

Ora conta soltanto quello che accadrà nelle prossime ore. L'Inter non ha solo bisogno di fare F5, ma deve spegnersi e riaccendersi. Questa maledetta stagione - figlia dei nostri errori, mica di chissà quele complotto plutocratico - può essere preziosa per ricordarsi quelle sette/otto cose da non fare mai più. Rinnovo la mia personalissima richiesta: 1) Ufficialità a strettissimo giro sul nome dell'allenatore; 2) Programmazione, con l'allenatore, della prossima stagione a cominciare ovviamente dal mercato: acquisti, ritorni, partenze; 3) Massima ambizione ma anche massima sincerità e massima chiarezza sugli obiettivi della prossima stagione. Noi non vediamo l'ora di ricominciare, cara Inter, e così speriamo di te.

 

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10/05/2012

LA TERZA STELLA

LEGA NORD TORINO

Berlusconi dice di essere il miglior premier degli ultimi 150 anni. Alcune troie di professione dicono di essere, o di essere state, la favorita o addirittura la fidanzata di Berlusconi. Diversi uomini politici dicono di non sapere che qualcuno gli ha comprato o ristrutturato casa. Altri uomini politici dicono che il tesoriere del proprio partito maneggiava i milioni, non rimettendoli in cassa peraltro, ma loro non ne sapevano nulla. Un intero parlamento ha detto che Ruby Rubacuori è nipote di Mubarak. Io al bar racconto regolarmente che mi trombo Scarlett Johannson, che appena può lascia il set e prende il suo bell'aereo e sbarca a Malpensa e poi si fa portare in taxi al GuglielMotel di Brembate dove affitta la suite per 4 ore. Una famosa squadra di calcio, che ha vinto 30 scudetti sul campo ma gliene hanno tolti (solo) due per note vicende oggetto di processi sportivi e penali, continua a dire che ne ha vinti 30 e non gli si rompa il cazzo.

Era ovvio, ovvissimo (si dice ovvissimo?) che la Juve non avrebbe aspettato molto a sventolare la bandiera con il numero 30 e ad appenderla nei posti più rappresentativi a sua disposizione, in attesa di decidere cosa fare con la maglia. Ma poi, perchè dico "non avrebbe aspettato" eccetera eccetera? La Juve sta continuando da mesi e mesi a comportarsi come la vittima del peggior complotto della storia e a rivendicare i suoi 29 (ora 30) scudetti vinti, incurante degli avvenimenti degli ultimi anni e di una sentenza che li ha condannati a restituire due scudetti viziati dai comportamenti di due terzi della Triade. Non si sono mai fermati, insomma, e la bandiera con il numero trenta è sola la banale e matematica conseguenza che, vinto lo scudetto, è stato fatto 29 più uno. Ma il numero virtuale (quello reale aumentato di due) è sempre stato nell'aria. Che differenza c'è tra ignorare le sentenze, contrattaccare con la bava alla bocca, fare ricorsi e controricorsi, comunicati e controcomunicati, e appendere una bandiera con il numero 30? Nessuna: è lo stesso disegno criminoso.

Si stanno ormai diffondendo leggende metropolitane su quel che succederà, su cosa la Juve cucirà sulle sue maglie e su cosa per reazione cucirà l'Inter sulle sue, in una escalation di cui non si conoscono ancora le proporzioni. L'articolo più chiarificatore l'ho letto sulla Gazza di ieri. Lo riassumo perchè è interessante.

Allora, com'è noto, fu proprio la Juventus a inventare la stella come segno di riconoscimento per la squadra che all'epoca - era il 1958 e il presidente era Umberto Agnelli, papà di Andrea - per prima aveva vinto dieci scudetti. Agnelli lanciò l'idea, ne parlò alla Lega (nel cui regolamento non c'era niente del genere, e niente continuerà a esserci, chissà perchè) che chiamò in causa la Figc che si espresse con un comunicato del maggio 1958 che fu ripreso dalla Lega nel luglio del 1958 che richiamò la precedente delibera della Figc che al mercato mio padre comprò. Ci fu insomma un pacifico rimpallo di delibere: la Federazione deliberò che le squadre vincitrici i 10 scudetti potessero fregiarsi di un "particolare distintivo" , la Lega riprese questa delibera specificando che il distintitivo sarebbe stato "una stella d'oro a cinque punte" e ri-specificando che il permesso arrivava dalla Figc.

Il punto importante è proprio questo: la delibera della Figc. Cioè, ci volle un atto formale per mettersi la stella. E ci volle un atto formale anche nel 1982 per mettersi la seconda, con la Juve che fece richiesta alla Figc e la Figc che accolse la richiesta della Juve.

Cosa farà dunque la Juve? Correrà il rischio di sottrarsi al parere della Figc? Che poi quella della terza stella, come dire, in sè è una cazzata. Ma tutto il resto no: a parte lo sgarbo istituzionale, cucirsi una terza stella vorrebbe dire fottersene bellamente di tutte le sentenze e di tutte le gravi decisioni assunte sul cosiddetto caso Calciopoli. Potrà mai prendersi, la Juve, un rischio così?

Avevo letto da qualche altra parte che anche con la Lega ci sarebbero sommi imbarazzi. Agnelli starebbe per entrare nel consiglio di Lega, e con che faccia si siederebbe a parlare con gli altri? Con la faccia di uno che, in barba alle sentenze e alla Storia, in barba al fair play e al senso sportivo, va in giro con un simbolo che non gli compete cucito sulla maglia? A tutto questo mi ero dato una risposta facile facile. E cioè: perchè, scusate, la Lega non ci ha governati per anni mandando in giro ministri con il fazzoletto verde, gente che andava alle manifestazioni ufficiali con il tricolore e al primo comizio utile ci si puliva il culo? Il fazzoletto verde della Lega, in fondo, non è un po' come la terza stella della Juve? E noi non siamo stati governati da gente che sedeva a palazzo Chigi e contemporaneamente organizzava la secessione? In confronto a tutto questo, la terza stella della Juve non è una simpatica goliardata?

Però la faccenda della Figc mi sembra più seria. Andare contro la Federazione significherebbe uscire di fatto e di diritto dal calcio italiano, e la Juve non se lo può permettere, e neanche il calcio italiano. Quindi penso che la Juve farà come la Lega: farà del gran folklore, ma stringi stringi dovrà piegarsi alle ragioni istituzionale. Farà dei comizi parlando di terze stelle e di numeri 30, ma in sede ufficiale dovrà abbassare le ali. Farà le sciarpe con Inter Ladrona, ma poi con l'Inter dovrà conviverci e giocare.

Penso che con la Nike troveranno il modo di infilare qualche stella da qualche parte. L'orribile seconda maglia di quest'anno ne aveva una enorme, no? Beh, la triplicheranno, un giochetto così, una roba grafica, che sazi le povere menti juventini e non offenda troppo l'ignava Federazione. Il merchandising avrà mano libera. Se per i leghisti esiste la Padania, per gli juventini esisterà la terza stella. Se per i fascisti ci sono i gadget con il profilo del duce e con boia chi molla, per gli juventini ci saranno quelli con i trenta scudetti e i guidirossi con gli spilloni.

Se invece si cuciranno davvero una terza stella sulla maglia, andranno fermati. Figc e Lega hanno permesso di tutto alla Juve in termini di strategia giudiziaria in questi ultimi anni, e la terza stella è anche figlia di questa passività. Beh, a tutto ci deve essere un limite e questo - la terza stella - è un limite.

E l'Inter? L'arma potrebbe essere l'ironia. La coccarda "L'unica squadra mai retrocessa in serie B" di cui si vocifera in queste ore avrebbe una sua verità ineccepibile. Ma la cosa più bella sarebbe scendere in campo - solo nelle due partite con la Juve - con due stelle sulla maglia, simbolo dei 18 scudetti più due, dove quei due sono simbolicamente i campionati 1997-98 e 2001-02 che ci sono stati clamorosamente e impunemente rubati. In quelle stesse due domeniche io andrò al Boccio dove, tra un tempo e l'altro, con l'ausilio di un megafono e alcune diapositive racconterò agli avventori di come trombiamo io e Scarlett, donna dolce e risoluta che si fa 10 ore di aereo per infrattarsi con me al GuglielMotel. Oppure racconterò di quell'anno in cui ho vinto il Pulitzer e il Nobel per la Letteratura, rifiutando il Premio Strega con la motivazione "il Premio Strega mettilo nel culo".

 

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07/05/2012

INTER-MILAN 4-2

TI TE DOMINET MILAN

E NON MI SCANSO, E NO CHE NON MI SCANSO NON MI SCANSO

Abbiamo fatto fatto la cosa migliore: una gran partita (la migliore della stagione, alla giornata 37, e vabbe'), un gran derby. E lo abbiamo vinto, più forti delle avversità, dei gol non visti (oggettivamente impossibile da fischiare, però c'era) e dei rigori che non c'erano (uno scandalo pazzesco, con Rizzoli a dieci metri dall'azione e la visuale perfetta per vedere senza ombra di dubbio l'intervento pulitissimo di Julio sul pallone. E poi ti dicono di non pensare male già al momento della designazione). La mente è tornata al derby di due anni fa finito in nove e che cercarono di fotterci fino all'ultimo secondo: vincere queste partite - vincerle così - è gioia, è orgoglio, è adrenalina, è la risposta più bella a ogni cosa, agli arbitri scarsi, alle tentazioni di scansarsi e ai dolorosi scudetti altrui. L'Inter ha dato pochi segni di vita in questo campionato, e per fortuna li ha dati almeno nei due derby. Il campionato resta questo - 6 punti con il Milan, zero con il Novara, zero con la Juve - e non abbiamo nemmeno la certezza di finirlo con qualcosa in mano. Fotografia esatta della nostra annata, sempre in bilico tra il qualcosa e il niente, sempre a complicarsi la vita ogni volta che sembravamo avere risolto qualcosa. L'onore, almeno quello, è salvo.

Siamo stati decisivi per lo scudetto. Togliendo sei punti al Milan e concedendone sei alla Juve abbiamo spostato l'asse del campionato, almeno il loro. Così come possiamo dire che la Juve non lo abbia vinto stasera grazie a noi: lo ha vinto prima, con 37 partite senza mai perdere e subendo un terzo dei nostri gol, un verdetto incontestabile. Così come, dopo essersi ammorbati di pareggi, va riconosciuto ai gobbacci il merito di essersi ricompattati quando tutto il mondo li dava per finiti ("le squadre di Conte scoppiano a primavera": si, certo, il Siena e l'Atalanta, magari la Juve no) e di avere fatto un finale due spanne sopra chiunque. Sono stati i più bravi nella fase più bella di un campionato per il resto molto mediocre. Un campionato in cui l'Inter è quinta a tre punti dal terzo posto dopo averne combinata di ogni, come direbbe l'ex fidanzata prezzolata del presidente del Milan.

Dai, coraggio. Tra un po' i clacson la smetteranno e dormiremo in pace con noi stessi. Ancora una partita e poi ci riposiamo. Volevo solo dire una cosa a Moratti e Branca: partiamo da qui, da questo derby. E non perché lo abbiamo vinto, ma perché è stata una partita ricca di segnali. Gli ultimi due anni - due anni, mica due settimane - ci inchiodano alle nostre (vostre) responsabilità, quelle delle scelte-non-scelte, delle mezze misure, dei ripieghi deludenti, degli acquisti random. E invece, appunto, partiamo da qua, da questa partita che ci dà una dimensione. Non vi chiediamo Messi e Rooney, tranquilli, ma una cosa sì, quella ve la chiediamo: vi chiediamo scelte nette, progetti che siate in grado di difendere sempre e comunque, solchi ben precisi da tracciare e su cui trascinare noi tifosotti. Scelte precise, motivate, autenticate, a cominciare dall'allenatore. Se sarà Stramaccioni, lo si dica già domenica sera dopo Lazio-Inter, comunque vada. Se non sarà Stramaccioni, si porti a Milano velocemente (non a fine giugno) uno che rappresenti una scelta precisa, totale e incondizionata, anche se dovesse giocare con l'1-1-8. Dopo due anni di allenatori mal sopportati e peggio ancora supportati, deve essere questa la prima pietra della prossima Inter.

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06/05/2012

MILAN

FIESTA

Milan e Barcellona, le Squadre Col Peggior Rapporto Tra Titoli Annunciati e Titoli Effettivamente Vinti Al Mondo, organizzeranno un'amichevole a Buccinasco per l'addio al calcio di Ibrahimovic, in occasione del suo diciassettesimo posto al Pallone d'Oro.

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23:32 Scritto da: settore in calcio minore | Link permanente | Commenti (21) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

JUVENTUS

OTTO

Complimenti alla Juve. Imbattuta, 65 gol e 19 subiti. Complimenti per l'ottavo scudetto regolare della sua storia, con cui finalmente supera la Pro Vercelli.

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05/05/2012

5/5/2002 - 5/5/2012

DIECI ANNI

Quando debbo fare un esempio calzante sulla stranezza della vita, più di una volta mi è toccato citare il 5 maggio. E non tanto il nostro 5 maggio - che comunque, in quanto catastrofe, è un generale e prezioso insegnamento di vita - quanto il mio 5 maggio. Perché il 5 maggio 2002 per me ha una sfumatura precisa e sfacciatamente diversa da quella di gran parte degli interisti: non è un giorno da dimenticare, ma un giorno indimenticabile. Quando si entra in argomento, intimamente mi tocca fare un veloce punto della situazione e settare il cervello: ne parliamo in quanto Lazio-Inter 4-2 bla bla Ronaldo che piange bla bla scudetto a puttane eccetera eccetera, oppure ne parliamo come di una sliding door in cui io sono entrato senza nemmeno accorgermene? No, perché è chiaro che senza il 5 maggio io non esisterei. Io in quanto Settore, ovvio. Perché io in quanto Roberto ci sarei ancora, per carità, ma sarei un pochino più normale. Avrei fatto meno cose, visto meno gente, stretto meno mani, bevuto meno birre, vissuto meno emozioni. Ci penso sempre con incredulità. Cosa può provocare una partita, roba da matti. Più che stranezza, è una follia. Ma ogni volta mi piace raccontarla. O raccontarmela come adesso, alla tre di notte, al pc. Il quadretto con la foto e il biglietto è sempre lì, benedetto il giorno in cui l'ho appeso. Lo stacco per fargli una foto. C'è un'ombra nel muro, vuol dire che un po' di tempo è passato. Dieci anni, già. Ma non è una storia del passato, è una storia ancora in corso. Una follia, sì.

Eppure è andata così. Mi ero riavvicinato all'Inter. Fisicamente, intendo. Tornato allo stadio dopo qualche anno di solo divano. Ronaldo ricostruito, l'Hombre vertical, Vieri, lo scudetto che sembrava lì a un passo, che prendeva forma, che era cosa fatta, quasi fatta, vabbe', mancava poco. Gigi, che oggi folleggia a Telelombardia ma che allora come me era più normale, un interista vero e stop,  stamattina mi ha convocato per un caffè "che sono 10 anni, Robè, e domani non posso", e anche 10 anni fa mi aveva telefonato per convocarmi e organizzare la trasferta "perchè non si può non andare Robè, non si può", soprattutto se da 13 anni non vinci il Tricolor. I nostri biglietti comprati il lunedì pomeriggio - il lunedì sera erano finiti -, 88 euro più 9 di prevendita, Tribuna Montemario, Settore 4C, fila 72, posti 34 e 35. Andammo, tornammo il giorno dopo a mani vuote, vuotissime. Stravolti. La sliding door mica l'avevo vista, eppure da qualche parte ci ero entrato.

Lasciando le cose serie e importanti al loro posto, cioè qualche gradino più in su, il 5 maggio 2002 è stato forse uno dei giorni più importanti della mia vita. O se importante è comunque troppo, diciamo fortunato. Fortunato sì, fortunatissimo. Quando cerco di spiegarlo, e attacco con il resto del racconto, vedo sempre occhi strabuzzati. Giuro, è andata proprio così, è cominciata lì su quel sedile, dove ho lasciato un brandello di cuore e dove contemporaneamente è partita un'avventura bellissima. Quando ripenso a Gresko e a Poborsky mi si lacera il petto, ma dura poco. Perchè poi penso a tutto quello che mi è successo dopo. A quello - e qui finalmente torno al plurale - che ci è successo dopo.

Forse l'affetto perverso che mi lega al 5 maggio edulcora un po' il ragionamento, ma credo che da quel giorno sia stato tutto più bello. Un capitolo di sofferenza durato ancora tre anni (fino alla Coppetta che ruppe l'incantesimo) e che ci ha legati ai nostri colori come solo certe traversie possono fare. Perchè vincere è bello, e allora essere interisti è fantastico bellissimissimo e anche facile - vero, papà di Filippo? -. Ma quando perdi, e tutti ridono, e tu perdi di più, e sbagli, e insisti, e perseveri, e sprofondi, e non vedi la luce, allora ci devi mettere del tuo per resistere. E se ci metti del tuo - e se resisti -, poi è più bello, non ci sono cazzi.

Dieci anni di merda mangiata e di giocatori mediocri, di semifinali di Champions in cui non perdi ma esci, di esoneri, sconfitte, figuracce, acquisti da tregenda. Ma dieci anni anche di Moratti e di Facchetti, di Mancio e di Mou, di Zanetti e di Adriano, di Ibra e di Milito, di Eto' e di Recoba, di rivincite morali e materiali. Di vittorie vissute allo stadio, al lavoro e sul divano, di dopopartita davanti al computer o sulle panche del Boccio, a scrivere o parlare per ore di Inter - ah, se il mondo fosse davvero questo: l'Inter come unico grande problema -, a contare i trofei, a cucire coccarde. Sono partito da Gresko e da Poborsky, ma ero anche a Madrid sulla direttrice esatta del tiro di Milito, il gol della sicurezza, l'urlo più disumano che abbia mai cacciato all'interno dell'urlo da stadio più clamoroso che abbia mai sentito. Senza il 5 maggio sarei rimasto un tifosotto normale, grazie al 5 maggio (figuriamoci, l'avrei vista su Sky) ero a Madrid  nel momento esatto in cui si faceva la Storia e tutta la sofferenza di una vita nerazzurra si ricomponeva in una magica serata. Grazie al 5 maggio, dieci anni dopo quel 5 maggio, sono qui con voi a ringraziare - in conclusione -  di essere interista.

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02:34 Scritto da: settore in blog life, Inter, real life | Link permanente | Commenti (180) | Segnala | Tag: 5 maggio | OKNOtizie |  Facebook

04/05/2012

VERSO IL DERBY

NON C'E' SCELTA

E' chiarissimo che il risultato del derby di domenica sera non potrà che avere conseguenze gravi. Ricapitolando:

1) se vinciamo, consegniamo lo scudetto a quei pregiudicati che per sei anni abbiamo mantenuto in vita con l'adrenalina dei ricorsi, dei controricorsi e degli scontri diretti che - a parte quest'anno, chè sono stati sempre davanti - hanno significato per loro gli unici veri appuntamenti stagionali;

2) se perdiamo, manteniamo in vita a carissimo prezzo - un derby perso - le speranze dei nostri orribili cuginastri, e peraltro senza che perdere possa (diciamo così) servire a togliere lo scudo a quegli altri;

3) se pareggiamo, torniamo al punto 2: sempre meglio che perdere, ovvio, ma un punto non serve a nessuno.

Era ovvio che un derby alla penultima giornata avrebbe avuto conseguenze importanti, anche se - è altrettanto ovvio - ci auguravamo tutti un'importanza attiva, e non questo schifo di importanza passiva, che ci mette nella tristissima condizione di essere destinati alla padella o alla brace, tertium non datur. Faremo felici o gli uni o gli altri, ed è già dura limitarsi a questa considerazione. Gli juventini faranno il tifo per noi in una breve pausa dall'odio e dall'arroganza, e da lunedì mattina ripenseranno a romperci il cazzo e alle terze stelle da ordinare alla Nike.

Quindi, non ci resta che fare due cose:

1) sperare nel Cagliari, che un po' storicamente e un po' cellinianamente è vicino al Milan e odia la Juve (non per niente a Sassari sono tutti juventini: evviva il campanile). Purtroppo una classifica avulsa calcolata dalla Nasa tra diciassettemila possibili intrecci di risultato ha decretato che il Cagliari è salvo, e questo potrebbe togliere un po' di pepe dal culo cagliaritano. Ma anche no: giocare tranquilli potrebbe essere essere un vantaggio contro una squadra ancora sotto choc causa portiere dribblomane.

2) vincere il derby, perchè non ci sono calcoli da fare, proprio nessuno. Se grazie a noi la Juve vincerà lo scudo e beh, che si fotta, si fottano tutti. Sarà comunque un'ottima occasione per ripensare a quanto è stata di merda questa stagione.

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16:54 Scritto da: settore in calcio minore, Inter | Link permanente | Commenti (32) | Segnala | Tag: inter, milan, juventus | OKNOtizie |  Facebook

03/05/2012

PARMA-INTER 3-1

MENO DUE

Dai ragazzi, l'ultimo sforzo. Due partite ed è finita. No, non lo dico ai ragazzi intesi loro, i ragazzi, massì sono ragazzi, quelli là, loro, i nostri giocatori. No, intendo noi. Noi, noi qui, e io tra di voi. E' quasi finita, due partite e ci riposeremo. Non dovremo più esaltarci a targhe alterne, sognare la domenica e deprimerci il mercoledì, rottamare i vecchi ed esaltare i giovani, o esaltare i vecchi e rottamare i giovani, esonerare e assumere allenatori, cambiare moduli, propensioni, filosofie. Basta così. Non ci siamo annoiati, ecco. Ma un po' sbalestrati lo siamo. Necessitiamo di un reset. E se non giocheremo di martedì o di mercoledì, e magari nemmeno di giovedì, leggeremo qualche bel libro e andremo un po' di più al cinema. La vita è una cosa meravigliosa. Ormai c'è bisogno di una classifica che a un certo punto si fermi e ci dia una traccia, anzi, tracci un solco. Ripartiremo da lì, dalla posizione che occuperemo tra dieci giorni. Ecco: dieci giorni e poi basta, ci riposeremo, e guarderemo Branca sul televideo.

Strama dice che non bastano tre minuti per giudicare l'Inter. E' vero. Così come non era oro colato quello che abbiamo visto nell'ultimo mese, e nemmeno nei mesi precedenti. Al netto di quegli orribili tre minuti, in cui Davide con un colpetto d'anca ha rubato la palla a Golia (24 centimetri e 28 chili di differenza, santiddio), non siamo stati poi nemmeno così invedibili, e abbiamo creato anche un buon numero di palle gol, e abbiamo provato a riparare le nostre malefatte. Sono le tre pere che piuttosto mi pesano sullo stomaco come una peperonata. Tre, numero perfetto, che perfeziona la somma totale: 50 reti subiti, cinquanta, 25 in casa e 25 in trasferta, ora tutto torna, che perfezione, che precisione. Solo Lecce, Novara e Palermo hanno fatto peggio di noi in casa. Per non dire delle 13 sconfitte, tredici, anche questo è un bel numero. La disastrosissima Fiorentina di Delio The Mervellous Rossi  ne ha perse 14, per dire.

E adesso c'è il derby, che per il nostro sogno di terzo posto ormai vorrà dire poco o nulla, mentre vorrà dire un casino per il campionato grazie a quel fenomeno di Buffon. Non ho più la forza di occuparmi seriamente di Forlan, Pazzini, Zarate, palombo, Alvarez e Ranocchia. Fino a domenica sera mi voglio tramortire di pensieri sconci sul derby, voglio vedere facce atterrite di milanisti e juventini, voglio ricevere profferte di vittorie o di scansamose, voglio trascorrere quattro giorni di pura leggerezza. Se Giovinco ruba palla di forza a Lucio, forse noi possiamo ancora arrivare terzi, il Cagliari può battere la Juve e Berlusconi può darmi 4000 euro a settimana così, perchè gli sto simpatico.

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30/04/2012

INTER-CESENA 2-1

THAT'S INCREDIBLE

Nel giorno in cui i pianeti (intesi come Inter, Napoli, Udinese e Lazio) si riallineano, mi piace sottolineare un po' di cose. A cominciare dal fatto che il nostro campionato è ben strano se celebriamo con larghi sorrisi una vittoria in casa con il Cesena retrocesso. E infatti basta informarsi un po' per vedere che - sì, un campionato strano, diciamo così - la nostra classifica ci pone a 22 punti dal primo posto, e i nostri gol subiti sono 47 (6 più della Fiorentina, per dire), e la nostra differenza reti dopo 35 giornate è +5 (la Juve +44, per dire), e la casella delle sconfitte dice sempre 12. Numeri iperbolici, iperbolicamente negativi. Ma siamo terzi, e adesso ce la dobbiamo giocare.

La sera del 25 marzo (un mese fa) (che sembra almeno un anno fa), dopo Juve-Inter e prima del benservito a Ranieri, l'Inter era ottava in classifica con 10 punti di distacco dalla Lazio, 7 dal Napoli e dall'Udinese, 3 dalla Roma e 1 dal Catania che ci aveva testè superato. In 6 giornate con Stramaccioni, 4 vinte e due pareggiate, abbiamo recuperato 10 punti alla Lazio, 9 al Catania e 7 a Napoli, Roma e Udinese. Tutto questo, ribadisco, con 4 vinte e due pari. Vuol dire che le altre si sono fermate. Cazzi loro, intendiamoci. Bene, tutto questo ora ci esonera dal fare i soliti giochini (se solo avessimo i 6 punti con il Novara ecc. ecc.) e ci impone di giocarcela, e basta. Giocarcela.

Il calendario sembrava quasi impossibile, ma cammin facendo potrebbe essersi ammorbidito. Andare mercoledì a Parma con la squadra in bilico era un conto, ma adesso il Parma è salvissimo e con la pancia piena, e magari non la giocano con il coltello tra i denti. L'ultima, a Roma con la Lazio (dio mio, l'ultima giornata a Roma con la Lazio, roba da toccarsi i coglioni per mesi), potrebbe non essere più decisiva per la Lazio, che ormai sembra aver mollato. Certo, in mezzo c'è il derby, che potrebbe essere la partita più dolorosa di una vita. Se la perdi, finisce lì. Se la pareggi, forse non serve a una sega. Se la vinci, consegni lo scudo a quell'altra squadra antipatica come un dingo attaccato allo scroto e che non riesco nemmeno a nominare. Ma questo è il calcio, bellezza. Cioè: una bella merda. Non sempre, ma qualche volta sì.

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(nella foto: atti di nonnismo)

25/04/2012

UDINESE-INTER 1-3

BEN RITROVATI

Ecco, il debutto vero di Stramaccioni è stato questo. Nelle precedenti quattro occasioni (l'assurda Inter-Genoa, la sciupata Cagliari-Inter, la normale Inter-Siena, l'insulsa Fiorentina-Inter) aveva portato a casa l'obiettivo minimo, la media inglese (che era molto meglio che perdere, sia chiaro). Ma quella di Udine era una partita diversa. Uno scontro diretto (e sappiamo che merda sono stati gli scontri diretti quest'anno), con una squadra che ci precedeva in classifica, su un campo oggettivamente difficile e, per noi in particolare, piuttosto avaro, o generoso di inculate se si preferisce. E l'abbiamo vinta facendo un grande passo in avanti nella clamorosa gara di ciapanò che è la corsa al terzo posto, un incredibile torneo a chi vince meno, una specie di gara di sottrazioni in cui le vittorie valgono 6 punti e le sconfitte non contano una sega. Alla sua quinta partita Stramaccioni tira una riga e può dire di avere recuperato sette dei dieci punti di distacco dal terzo posto che aveva trovato quando gli avevano consegnato la squadra. E di avere recuperato soprattutto un'idea di squadra, e di avere chiamato a raccolta tutte le forze, almeno quelle disponibili.

Fare un ragionamento con basi solide su tutto quello che abbiamo visto in quest'ultimo mese è un'impresa titanica. Basti pensare al fatto che tre giorni fa avremmo preso a calci in culo Sneijder e avevamo dato Stankovic per finito, Guarin per non pervenuto, l'Inter da rifondare eccetera eccetera. Oggi abbiamo visto un albero di Natale quasi perfetto, un olandese rinato, un giovane argentino partire in contropiede e segnare di destro, un colombiano con ampie prospettive, un piccolo e verde animale acquatico riprendere coraggio, un serbo che sembrava Russel Crowe e via di questo passo. In tre giorni abbiamo visto tutto e il contrario di tutto. E abbiamo detto tutto e il contrario di tutto. Ora potremmo organizzarci così per domenica: fare il tifo sperticato, comprare uno scatolone di Oriociok e andare alla Snai a giocare la vittoria per 7-0 del Cesena. Almeno una su tre la azzecchiamo.

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(nella foto: un film di fantascienza)

17:46 Scritto da: settore in Inter | Link permanente | Commenti (276) | Segnala | Tag: inter, udinese, sneijder, alvarez | OKNOtizie |  Facebook

23/04/2012

GENOVA ULTRA'

COMPLICI

Il contrasto tra la settimana di lutto (quant'è bello andare ai funerali con i fumogeni) e il week-end di merda pura è quantomai suggestivo. Il lutto corale (quant'è bello andare tutti insieme ai funerali, in fondo come fare una trasferta, però non si distruggono i treni) è durato molto poco e siamo tornati al letame ordinario tra partite sospese, cori antisemiti, sfottò e sputi. L'Italia del calcio è questa, quest'ultima intendo. Piangere un ragazzo di 25 anni che muore in campo è una cosa che viene di default, molto più facile - molto più autentica, automatica, molto più ovvia direi - che non mantenere la barra dritta in una domenica normale. E infatti è bastata una settimana, e oplà.

Gli ultrà di Genova non mi dicono niente di nuovo rispetto al passato. In ogni curva, fatta per la gran parte di gente normale, ci sono quei 50-100 facinorosi violenti e squisitamente fascisti che governano i pecoroni e fanno vibrare gli anfibi. No, non c'è nulla di nuovo. E anch'io non ho nulla di nuovo da dire rispetto a un pensiero che mantengo stabile nel tempo, e cioè che le curve le chiuderei. La parte sana delle curve non avrà difficoltà a resettarsi e risistemarsi. E la parte malsana vada a delinquere altrove o, come sarebbe giusto che fosse, a firmare i registri in questura. Sia pure con qualche progresso rispetto al passato, lo stadio continua a essere un ricettacolo di delinquenza vera o latente, che trova sfogo in episodi come quello di Genova: nel sentirsi padroni del gioco, dello stadio, del destino degli altri (i tifosotti). Violenti come i ragazzini che ci prendevano il pallone quando giocavamo al campetto e lo portavano via. Stessa cosa, con bicipiti più grossi e cervelli più deteriorati.

L'errore grave, madornale, insostenibile, schifoso lo hanno fatto piuttosto i giocatori del Genoa. Non è stata paura la loro, è stata connivenza, complicità. E' stata una resa incondizionata a tutto: alla ragione, alla passione, alla dignità. Non si calano le braghe di fronte a 50 avanzi di galera che in favore di telecamere e teleobiettivi (beh, se non emettono 50 Daspo stavolta...) decidono che il gioco è finito e vogliono che ti levi la maglia. La maglia, in questo ridicolo gioco del pallone, è forse una delle poche cose su cui val la pena spendere qualche sentimento vero. La maglia è la maglia. E' la giustificazione stessa, cari cagasotto del Genoa, delle vostre vite, dei vostri contratti, dei vostri lauti stipendi, della gente che vi viene a vedere. Che non sono solo i 50 galeotti a cui ubbidire come schiavetti al guinzaglio da sadomaso, ma è soprattutto gente normale, che ama il rosso e il blu come noi il nero e l'azzurro, e ha amato anche le peggiori ciofeche che hanno indossato quella maglia e quei colori, perchè è così, il calcio è questo, non puncicare il prossimo o spaccare i fanali delle macchine. Il calcio è anche perdere, è anche fare figure di palta, è anche finire in B o in C. Le vostre facce piagnucolose non se le ricorderà più nessuno, ma il Genoa resterà. Resteranno le bandiere rossoblu. Resterà la maglia, quella che vi siete tolti con un gesto che rimarrà nei secolo.

Togliersi la maglia è stato patteggiare - una volta di più - con il marcio del calcio. Non è ancora finito il tempo degli ultras che entrano negli spogliatoi, salgono sui pullman, si dimostrano - vergognosamente - voce in capitolo. Non è finito finchè c'è gente come i genoani di oggi, succubi e impauriti fino a togliersi la maglia - una cosa che dovrebbe essere stapata sulla pelle -, fino a fare quello che gli chiedono 50 facinorosi. Le società dovrebbero una volta per tutte scrollarsi di dosso questa gentaglia. Lo avrebbero dovuto fare, meglio. Da decenni.

Togliersi la maglia perchè te lo chiedono porta indietro di almeno un paio di lustri un faticoso processo. Come già con Italia-Serbia, a Genova è morto un pezzettino di calcio. Una specie di necrosi in un corpo che è vivo e vitale, finchè resiste, finchè resistiamo. Finchè magari un giorno a vedere queste bruttissime partite non andranno che i soliti 50, quelli che se schioccano un dito trovano qualche miliardario che piange e si toglie la maglia. Che vergogna ragazzi, che vergogna.

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02:51 Scritto da: settore in calcio | Link permanente | Commenti (168) | Segnala | Tag: genoa, siena, ultrà | OKNOtizie |  Facebook

22/04/2012

FIORENTINA-INTER 0-0

SCIALBA

Non è bello giocare a mezzogiorno, poi comincia a far caldo, poi Firenze lo sai, è in una conca, fredda d'inverno e calda d'estate, poi la sosta si è fatta sentire, sì, certo, di solito si fa sentire l'infrasettimanale, però se ci pensi si fa sentire anche la sosta, cioè praticamente non giochi per due settimane a sorpresa tipo quando nevica e non giochi no?, e allora perdi il ritmo, perdi il mood, come cos'è il mood?, adesso non te lo sto a spiegare ma qui ci sta proprio bene, non c'era il mood, si vedeva benissimo, sì l'altra volta ti avevo detto che avevamo bisogno di riposare ma non devi generalizzare, stavolta avevamo bisogno di giocare, mi spiace che non capisci, comunque non è un problema figurati, poi il minuto di silenzio ti distrae un po', perdi il contatto, perdi il mood, no vabbe' stavolta non c'entra, comunque il concetto è quello, e poi queste partite a mezzogiorno sono una merda, si può dire merda?, no perché mood fa più fino, comunque hai capito l'accrocchio, in pratica Firenze è in una conca, secondo me è come giocare in Bolivia, l'aria è rarefatta, cioè non è proprio così, ma se tu assommi la cosa del mood con questa cosa di Firenze che a mezzogiorno è invivibile io credo che potremmo trovare una soluzione attendibile a questa prestazione scialba, diobono erano tre o quattro anni che non dicevo scialba, ma oggi ci sta proprio bene, secondo me era la parola giusta, e comunque resti tra noi ma qualcuno aveva davvero creduto alla cosa del terzo posto?, ma siete incorreggibili, scusa ora vado perchè ho il treno, qui non è mica la Bolivia, qui quando fischiano parte il treno e tui ce l'hai nel culo, comunque sei simpatico, terzo posto, ahahahah, sei una sagoma.

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Nella foto: un intervento intimidatorio di Maicon

Nella foto: giochi di società all'Artemio Franchi

Nella foto: sullo sfondo, Alvarez spaventato da tanta violenza

(scegliete voi, per me è uguale)

20:31 Scritto da: settore in Inter | Link permanente | Commenti (56) | Segnala | Tag: inter, fiorentina | OKNOtizie |  Facebook