18/06/2013
NON-PODISMO
ODIO IL CICLISMO, PERCIO' PEDALO
Ci sono avvenimenti che ognuno di noi può a ragione ritenere altamente improbabili. Del tipo:
- fare 5+1 al Superenalotto con un biglietto prestampato trovato per terra all'Auchan di Cesano Boscone
- essere scelto da Scarlett Johansson quale coprotagonista del docu-fiction "Conosco il primo italiano che capita e me lo trombo"
- buttarsi come Baumgartner da millemila metri di altezza e atterrare sul tetto del mausoleo di Berlusconi
- abbonarsi alla Juventus, a Juve Channel e a Hurrà Juventus
- comprarsi una mountain bike
E' stato quindi con animo particolarmente scosso che mi sono ritrovato, di mia sponte e senza alcune costrizione, in buono stato psicofisico e senza avere assunto droghe, a varcare la porta di un grande magazzino di articoli sportivi (sapete, quello che si chiama come quella disciplina dell'atletica leggera che si articola in dieci prove) con l'obiettivo unico di comprarmi una mountain bike.
(rumore di tuoni, lampi, saette)
Sono addivenuto a questa ferale decisione a causa della spina calcaneare di merda che mi tormenta il tallone sinistro, questo fottutissimo sperone osseo figlio di una gran puttana che già mi aveva macerato il tallone destro e che ora mi sta sfracassando, oltre che i coglioni, anche quello sinistro, Iddio li strafulmini i talloni e gli speroni ossei, che cazzo avrò mai fatto io ai talloni perchè loro si sentano in dovere di comportarsi così con me?
Ma questa è una sciocca rivendicazione. La realtà è che non corro da un mese, e che se assommo la lombalgia alla tallonalgia mi debbo rassegnare al fatto che negli ultimi tre mesi e mezzo sono stato fermo due. Allo specchio, ormai sembro Alfred Hitchkock, ho diciassette rotoli di lardo sul girovita e il quadruplo mento. Al che, disperato di fronte a questa immagine di me medesimo, mi sono rassegnato a prendere la ferale decisione: comprarmi una mountain bike. E con essa i primi tre accessori: casco, borraccia e pantaloni-bike.
I pantaloni-bike sono un po' come i pomodorini da riso di Fantozzi. Fuori: normali. Dentro: una retina a cui è appeso un Linidor di gommapiuma che, negli intendimenti del progettista, dovrebbero proteggerti il soprassella. Fuori: non si vede niente. Dentro, senti qualcosa che ti bascula in zona sottoculo e che ti regala la netta sensazione di essertela fatta nelle mutande.
Per uno che ama correre, andare in bici è uno squallido surrogato. E' come, per uno che ama l'Inter, guardare Tahiti-Nigeria. Vabbe', ma mi adeguo alla mia ormai compromessa situazione fisica e all'avanzare dell'età. Voglio mantenere allegra la gamba per prepararmi al momento in cui tornerò a correre. Perchè il momento in cui si torna a correre dopo un lungo infortunio è un disastro: ti avvolgono pensieri di morte e distruzione, ti senti in forma come Schelotto e leggero come John Goodman, hai voglia di appendere al chiodo scarpe, pantaloncini, magliette, zaini e anche l'amico che un giorno di disse "ma perchè non provi a correre?". Ecco, lo voglio evitare. Voglio arrivare minimamente pronto a quel momento. e quindi (che strazio) pedalo.
Pedalo da Pavia verso i dintorni, e ritorno. Si vede lontano miglia che non amo pedalare. Si vede che vorrei essere da tutt'altra parte, e che odio il mezzo che ho appena acquistato, e che disprezzo la gente che fa ciclismo e primo fra tutti me stesso, non-ciclista che pedala, un infedele, un parvenù, un pirla. Ma provo a mettercela tutta. Vado sull'Alzaia, imposto rapporti e moltipliche al massimo sviluppo, pedalo, vedo che vado, sfreccio, mi sento Indurain durante una cronometro, mi chiedo come mai non ho pensato prima a passare alla bicicletta, mi sento estremamente competitivo, minchia se corro, mi vedo già al via della mia prima corsa, una gran fondo, poi mi vedo sul podio, la rivelazione della corsa, il bacio delle miss.
Ed è proprio in quel momento, ogni volta cioè che vado a velocità apparentemente elevatissime e mi sento realizzato ciclisticamente e sogno l'approdo all'elite ciclista internazionale, che alla mia sinistra passano bambini, donne, pensionati, invalidi civili, commercialisti, ottantenni. Mentre io sono piegato in due sul manubrio, questi mi superano fischiettando. La vita del podista temporaneamente passato al ciclismo è una merda che nemmeno vi immaginate.
13:28 Scritto da settore in podismo | Link permanente | Commenti (25) | Segnala | Tag: podismo, ciclismo, infortuni, mountain bike | OKNOtizie |
Facebook
29/05/2013
FUTURO INTER
SIAMO TUTTI INDONESIANI
Non è compito di questo blogghettino prendere posizioni macroeconomiche sul futuro global-strategico dell'Inter (Internazionale mica per niente) e tranciare giudizi in quattro e quattr'otto sul possibile ingresso del multimiliardario indonesiano Erick Thohir nella compagine societaria, nè esprimere un parere su quale percentuale bisognerebbe riservargli. Cioè, voglio dire, non sono mica Oscar Giannino. In attesa di qualche certezza in merito, credo invece di poter assolvere a un compito ben preciso, quello dell'informazione culturale. L'Inter potrebbe diventare un pochino, un po', molto, moltissimo o tutta (rumore di tuoni) indonesiana. Ma noi, cioè voi e io con voi, che cazzo ne sappiamo dell'Indonesia? Ecco, dunque, il senso della mia operazione: offrirvi gratuitamente un'infarinatura generale sull'Indonesia in modo che - al bar, in treno, in ufficio, al desco familiare o al centro massaggi che frequentate abitualmente - possiate non cadere dal pero a domande specifiche sull'Indonesia o, addirittura, padroneggiare l'argomento così da aumentare il vostro prestigio sociale e attirare l'attenzione del sesso opposto (o dello stesso sesso nel caso siate gay).
Ecco dunque alcune preziose informazioni base:
L'Indonesia ha tipo 240 milioni di abitanti ed è il quarto paese più popolato al mondo dopo Cina, India e Stati Uniti e appena prima di Rozzano.
E' anche il paese più strano del mondo: è costituito da da 17.508 isole, circa 7.000 delle quali abitate. In 17.435 non si prende bene SkyGo.
Situata lungo l'equatore, l'Indonesia ha un clima tropicale, con due distinte stagioni dei monsoni, una umida e l'altra secca, come a Pavia. Le precipitazioni medie annue nelle pianure variano dai 1.780 ai 3.175, come in Lombardia. Le temperature variano poco durante tutto l'anno, la temperatura media giornaliera a Giacarta è tra i 26 e i 30 °C, meglio che a Milano ad agosto. Per tutta questa serie di ragioni, Erick Thohir si è interessato all'Inter: praticamente non dovrebbe cambiare il guardaroba estivo, al limite comprarsi qualche capetto per i posticipi serali di gennaio, quando la temperatura scende sotto i meno 30.
Ci sono circa 300 gruppi etnici distinti nativi dell'Indonesia, tra cui una rara propaggine di tifosi juventini relegati nell'isola di Trenthun, priva di collegamenti con il resto del continente e dove si sopravvive grazie essenzialmente al cannibalismo.
L'Indonesia è il più popoloso paese a maggioranza musulmana del mondo, con quasi l'86,1% della popolazione di fede musulmana. Il 5,7% della popolazione è protestante, il 3% cattolico, il 1,8% indù, il restante 3,4% è interista.
Anche la cucina indonesiana varia a seconda dell'area geografica e subisce influenze cinesi, europee, mediorientali e indiane. Il riso è l'alimento base, come a Pavia, e viene servito con pietanze a base di carne e verdure, come a Pavia. Altri ingredienti fondamentali sono spezie, latte di cocco, pesce e McChicken menu.
Lo sport nazionale indonesiano è il "pentjak silat", arte marziale indonesiana molto complessa che prevede anche l'uso delle armi come il coltello, il bastone e il machete, come in una qualsiasi curva di un qualsiasi stadio italiano.
Insomma, il signor Thohir si sentirà come a casa, tranne per quello stupido fatto dei posticipi serali di gennaio cui bisognerà in qualche modo provvedere.
22:32 Scritto da settore in Inter | Link permanente | Commenti (438) | Segnala | Tag: inter, indonesia | OKNOtizie |
Facebook
25/05/2013
MAZZARRI
OH NOOOOOOO
Sia chiaro, a stretto giro appoggeremo tutti il culo sulla stessa barca e remeremo tutti nella stessa direzione, anche prima di adagiarci nell'abbraccio mortale di Pinzolo. L'Inter rimane, il resto è caduco, terribilmente caduco. Dopo Lippi, cosa volete che sia mai un Mazzarri? E anche se siamo tornati inaspettatamente alla modalità "prendo un allenatore che sta sul cazzo a tutti", basterà la prima conferenza stampa nella saletta amica di Appiano per ricompattare le fila morali. Il sillogismo sarà tipicamente socratico: amo l'Inter, Mazzarri allena l'Inter, amo Mazzarri. Mentre scrivo sto facendo il primo training autogeno dell'era Mazzarri. M A Z Z A R R I. Incredibile ma vero, Mazzarri è il mio allenatore. Mi sta pesantemente sui coglioni ma tant'è: mi era simpatico Lippi, mi attizzava Gasparini? E allora, che sarà mai un Mazzarri? Le grandi aziende chiedono per caso a tutti i dipendenti di dare il gradimento al nuovo manager che triturerà gli zebedei a uno a uno? Mazzarri non mi deve stare necessariamente simpatico. Mi accontenterei di vedere l'Inter tornare in una dimensione decorosa, con Mazzarri (ogni volta che scrivo Mazzarri mi do un pizzicotto) a metterci la firma.
Mi spiace per Strama. Mi spiace, intanto, per come riusciamo sempre a rendere patetici i finali, confermando gente già giubilata e giubilandola in leggera differita, tra interviste imbarazzanti e dichiarazioni indichiarabili. Facendo due più due, questa operazione sembra solo l'epilogo di un discorso intavolato già da qualche mese, da quando Mazzarri nicchiava sul suo futuro a Napoli e da quando a Milano le cose cominciavano ad andare a schifìo e montava il dubbio sul giovane, rampante e impotente allenatore. Mi spiace per Strama perchè gli è capitata una sfiga epocale e impietosa, e mi spiace perchè il progetto Strama (affidare l'Inter a un ragazzo) aveva un suo fascino e un suo perchè. Mi spiace che Strama venga giudicato soprattutto per le ultime settimane, ma mi spiace anche dirgli che no, Andrea, un'Inter così neanche nei peggiori incubi, parliamoci chiaro. D'accordo le assenze, d'accordo gli infortuni, d'accordo la sfortuna: ma l'Inter degli ultimi due o tre mesi (soprattutto l'ultimo) era un'Inter da prendere a calci in culo e, per il principio dei vasi comunicanti, l'allenatore di quest'ultima Inter era un allenatore da esonero. Mi spiace, ma è così.
Forse a quest'Inter serve un antipatico. Serve uno che resetti tutto senza troppe riserve e provi a rimettere in moto. Spegni e riaccendi. All'ultima inguardabile Inter, dopo la siesta immeritata, servirà risvegliarsi e trovare un'altra faccia: non più quella d'angelo di Strama ma quella antipatica di Mazzarri. Forse serve anche noi. Gli ultimi mesi di Inter sono stati un pianto totale. Non ce lo vedevo Strama sull'uscio di Pinzolo tipo sergente Hartman a strizzare i coglioni ai marmittoni arrivati noni in campionato. Mazzarri invece ce lo vedo. Non mi farà battere il cuore, ma gli affido virtualmente questo sporco lavoro. Sennò ci rivediamo al prossimo esonero, senza magone. Anche questo è un bel vantaggio. Viva l'Inter, viva Mazzarri. Mazzarri? (pizzicotto) Mazzarri, sì, rob de matt. Risvegliatemi verso fine agosto, non prima.
00:51 Scritto da settore in Inter | Link permanente | Commenti (157) | Segnala | Tag: mazzarri, inter, stramaccioni | OKNOtizie |
Facebook
22/05/2013
TRE ANNI
LETTERA D'AMORE
E' stato un incontro un po' tormentato, è vero. Ma certe storie iniziano così, tra indifferenze e incomprensioni, tra aspettative e disillusioni. Io ti desideravo, sono avventurosamente riuscito a contattarti ma tu zitta, fredda, mi hai trattato come tutti gli altri. Un po' scorbuticamente, frettolosa e cinica. Soffrivo. No, non pretendevo certo un trattamento di favore. Ma tu niente, neanche uno sguardo, un cenno di riscontro. Prima di avere conferma di un tuo interessamento ho dovuto aspettare assai. Uno sguardo al display del cellulare, un altro alla mail, F5 a raffica, quella sottile angoscia che cresce, quell'inquietudine... Avrà ricevuto? Saprà di me? Il tempo passava, l'appuntamento si avvicinava. Il presunto appuntamento, certo, perchè il mio sogno stava tramontando. Quando ormai disperavo ho trovato una tua mail, spedita all'alba. Un dolce risveglio. Il batticuore. L'angoscia si è trasformata in ansia, un'ansia positiva. Il non vedere l'ora, ecco. Mi sono messo a contare i giorni, poi le ore, poi i minuti. Sono partito la mattina presto, ti ho rintracciata, quel che mi avevi promesso me l'hai fatto trovare. Mi sono lasciato trasportare da te verso una bellissima giornata e una serata indimenticabile. E poi ancora tra le tue braccia, da te, te che mi hai aspettato nella folla, poi mi hai fatto volare nella notte, mi hai riportato a terra frastornato e imbevuto di tanta beatitutine. Non poteva durare. Sei sparita così come ti eri presentata. Ma non ho mai dimenticato quella nostra giornata insieme, quella nostra splendida notte. Non ho mai dimenticato te e mai ti dimenticherò,
Jakala mia.
19:44 Scritto da settore in Inter | Link permanente | Commenti (73) | Segnala | Tag: inter, madrid | OKNOtizie |
Facebook
20/05/2013
INTER-UDINESE 2-5
LA MALEDIZIONE DEL 14
Sì, vabbe', l'Udinese, bla bla bla. Il campionato dell'Inter in realtà è finito un giovedì sera di tre mesi fa, con 14 giornate di anticipo. Inter-Cluj, Europa League, una competizione che il morbo di Montezuma al confronto è 'na passeggiata de salute. Dopo qualche minuto il ginocchio di Milito va in poltiglia e stop, basta, fine, kaputt. La stagione si è conclusa lì, brutalmente, come brutale è stato l'infortunio. Brutale e simbolico, come un sacco di altre cose di questa stagione disgraziata. Un ginocchio che si spezza senza neanche l'alibi di un contatto - come il tendine del Capitano - e ti priva dell'unico vero giocatore insostituibile dell'Inter. Insostituibile non solo in quanto Diego Alberto Milito, ma in quanto letteralmente senza sostituto: preso Rocchi fuori forma e mezzo rotto, ceduto Livaja per prendere Schelotto, il regime dell'Inter post-mercato di gennaio - "di fatto abbiamo una sola punta centrale e ce la facciamo bastare alla facciaccia vostra" - dura appena 14 giorni: il 14 febbraio, con 14 partite di campionato (la maledizione del 14) ancora da giocare, la nostra stagione si concludeva lì, sull'altare del più manifesto e macroscopico degli errori di programmazione.
Alla 24ma di campionato (vinta col Chievo non a caso con un ordinario partitone da signor centravanti di Milito appena rientrato da un infortunio) (sospiro), un'Inter che già stava inanellando una discreta serie di cagate era comunque quarta in classifica con un punto in meno della Lazio (quindi a un punto dalla Champions) e conservava ancora 2 punti di vantaggio sul Milan in rimonta, 4 sulla Fiorentina, 7 sul Catania e sull'Udinese, 9 sulla Roma. Era, al netto di un numero assolutamente eccessivo di sconfitte (erano sette, all'epoca), una squadra ancora in corsa per tutto: non per lo scudo, certo, ma per la Champions sì (e il Napoli secondo era a +7, tanto ma non troppissimo), e poi per la Coppetta europea e per la Coppetta italiana.
Nelle ultime 14 partite abbiamo fatto 13 punti (3 vinte, 2 nulle, 9 perse). 14 partite sono tante, sono più di un terzo del campionato. Voglio dire: sono statisticamente significative, molto significative. A parte il Pescara, che ha fatto un (1!) punto, nelle ultime 14 partite hanno fatto peggio di noi solo il Torino (11, che si è salvato alla penultima giornata) e il Siena (12, che è retrocesso). Ha fatto meglio di noi anche il disastroso Palermo (14, retrocesso), e anche il pallidissimo Genoa (16, miracolosamente salvo alla penultima) e la sbracata Lazio (17). Il fin troppo rilassato Catania ne ha fatti 20, sette più di noi. Nelle ultime 14 la Juve ne ha fatti 32, il Milan e la Fiorentina 31, l'Udinese 30, il Napoli e la Roma 28.
Nelle ultime 14 partite (ah, dimenticavo: 28 gol subiti, 2 a partita!) siamo stati da retrocessione. E questo spaventa perchè non si parla di ultime 3, o ultime 5. No, di ultime 14 partite, oltre un terzo del campionato (e comunque 1 punto nelle ultime cinque, o 4 nelle ultime nove, sono una vergogna).
Chiudiamo il campionato demolendo una serie di record storici negativi. Certo, è un record storico anche quello degli infortuni, e vorrei aver visto una qualsiasi altra squadra gestirsi in una situazione come la nostra, e un qualsiasi altro allenatore portare a casa il culo in un simile disastro.
Però così no, in questo modo no. Non si fa per tre mesi meno di un punto a partita, non si prendono per tre mesi due gol a partita, non se ne prendono in casa 4 dall'Atalanta e 5 dall'Udinese (eccetera eccetera). Non si può fare tutto questo per alcune ragioni, alcune oggettive e altre soggettive: che si gioca pur sempre in 11 contro 11, ci si chiama Inter mica per una cazzo di niente, si guadagnano dei bei soldini (anche se non si gioca, anche se si fanno figure di merda), si può contare sull'appoggio spassionato di un popolo di tifosi che si rende conto delle difficoltà e del momento e, francamente, non ti rompe i coglioni oltre il limite fisiologico. Se Di Natale fa dieci gol come quello che ha fatto, ci sta anche che tu possa perdere 0-10 in casa con l'Udinese. Ma non si possono prendere quattro gol come gli altri quattro, neanche nei brutti sogni. Come atteggiamento sembravamo il Pescara retrocesso, e invece - per quanto incredibile - eravamo l'Inter. Non si fa.
E' chiaro che a questo punto i 63 infortuni non controbilanciano l'atteggiamento della squadra. E ce ne vuole, cara squadra, a neutralizzare l'effetto exscusatio di 63 infortuni. E neanche la ciclica storiella dei complotti diventa - la facciamo diventare - una barzelletta. Così come è chiaro, caro Strama, che con tutte le attenuanti del caso non è scusabile un così indecoroso calamento di braghe di cui un allenatore è come minimo corresponsabile. E quindi anche il Settoruccio zen post triplete si ritrova roso non dai dubbi, ma dai postumi di una caduta libera che nessuno può accettare, neanche il più clamorosamente interista degli interisti. Finisce che io, concettualmente stamaccioniano (nel senso che ritengo più che congruo affidare a un allenatore giovane ed entusiasta un progetto che coniuga pizza, fichi secchi e speranze di uscirne il meglio possibile), ora son qui a chiedermi se questa strada imboccata tutti insieme sia davvero quella migliore.
No, perchè alla fine nessuno si è più speso. I giocatori, in particolare, quelli superstiti, di sicuro non si sono spesi abbastanza, o per niente (quando un Pinzi va in porta col pallone dopo 40 secondi ti sale la voglia di prendere 11 giovanotti a calci in culo fino a piazzale Axum). L'allenatore non sembra essersi più ben speso nè intellettualmente (va bene l'emergenza, ma forse serviva qualche scelta più netta: cioè, far giocare chi aveva voglia davvero indipendentemente dal cognome) nè emotivamente (l'emergenza può anche essere un valore e in tre mesi per noi lo è stato solo una sera, nel ritorno col Tottenham. Il resto, una merda). Sulla società stendiamo un velo: bisognava spendersi un anno fa, e poi spendersi a gennaio. Non dico spendere, dico spendersi. Certe scelte ti si possono ritorcere contro. Noi le abbiamo pagate tutte. C'è molta sfiga in tutto questo, ma ci si può anche attrezzare meglio contro le eventualità.
Sono contento che sia finita. Il problema è che adesso ho un po' paura di come possa continuare.
22:20 Scritto da settore in Inter | Link permanente | Commenti (98) | Segnala | Tag: inter, udinese, stramaccioni | OKNOtizie |
Facebook
16/05/2013
16/5/2003 - 16/5/2013
IL TEST DI CUPER
in realtà li amo. l'allenatore è un argentino figlio di un camionista morto giovane in un incidente in patagonia, vuol bene alla nonna come se fosse suo padre e sua madre messi insieme, batte forte sul petto dei giocatori quando entrano in campo, così forte che qualcuno poi si lamenta perchè fa male lo sterno. il centravanti grugnisce in italiano, pensa in inglese, tromba in esperanto (nel senso che il suo linguaggio è universale), si fidanza e si sfidanza con ex-veline di eccelsa qualità e gonfia le reti altrui con grande applicazione. il presidente ha il numero di telefono sulla guida, se chiama un tifoso lui si mette lì a parlare, il giorno della partita siccome ha fretta scende in rosticceria e compra un cartoccio di patatine fritte mentre la moglie (lei ambientalista-chic, lui con l'hobby del petrolio) cucina l'arrosto, piatto notoriamente lungo da preparare specie prima di una partita che inizia alle tre. lo sponsor passa indifferentemente dalle gomme ai cavi ai telefoni, occupando il tempo libero con la squadra del cuore e un ex-modella tunisina con la vocazione agli yacht club e alla rivincita sociale. ma li amo, nonostante tutto. forse per questo lascio pezzi di cuore sui sedili degli stadi. non sapevo da dove partire e partirò da qui, dal 5 maggio 2002. 9 euro solo la prevendita. già questo doveva farmi capire un po' di cose.

16:28 Scritto da settore in blog life, Inter, real life | Link permanente | Commenti (217) | Segnala | Tag: blog, inter, cuper, settore4cfila72posto35 | OKNOtizie |
Facebook
14/05/2013
MENO UNO
PIU' UMANO PIU' VERO
(UN PROGETTO SINCERO)
Simboli, simboli, simboli. Se i tituli sono zero, i gol fatti pochi e i gol subiti troppi, a meno uno spremo la stagione e ne cavo un succo di simboli. Simboli che dall'Inter di quest'anno tracciano il solco per una prossima - e speriamo migliore, più vincente, più fortunata - Inter. Avvenimenti minimi e grandi eventi, buone e pessime notizie: ogni cosa ha significato, ogni traccia può essere utile.
Il tendine del Capitano - ma anche le 3 presenze di Stankovic, per dire - dicono che è ora di voltare pagina. Quella pagina, sì. Non si tratta di ingratitudine (Zanetti a 39 anni, quasi 40, è stato il giocatore più impiegato mica per gratitudine, questo è ovvio), ma del ciclo della vita. Per quanto dispiaccia, è la fisiologia umana che ci dice che una certa Inter non c'è più e dobbiamo attrezzarci a sostituire cuori, gambe ed eccelsi cervelli calcistici perchè sono a fine corsa e bisogna trovare altro, provare altro. Non è una semplice sostituzione, ammesso che sia possibile rimpiazzare certi cognomi. Ma se fosse facile sostituire Zanetti, Stankovic, Cambiasso (e anche Milito, ahimè, ho già il magone) ecc., il calcio sarebbe una mera cazzata contabile.
La partita di Pasa a Genova (come altre partite viste fare a Benassi, Duncan, Livaja ecc.) dice che dare il giusto spazio (e anche qualcosa di più, se si vuole, se si può) a giovani di qualità è molto meglio - dà più soddisfazione, costa meno ecc. - che prendere qualche giocatore bolso nelle pieghe di mercato. Poi ti tocca far giocare il giocatore bolso (perchè qualche milione di persone ti chiede per quale motivo l'hai preso, sennò) e tenere fuori gente che rappresenta una parte importante del tuo stesso capitale. Capitale che non fai fruttare, quasi mai. Capitolo doloroso.
Kovacic dice che l'Inter sa muoversi sul mercato. Certo, Schelotto (l'operazione Schelotto) contemporaneamente ti dice anche l'esatto contrario, ma Kovacic conferma che Appiano non è all'anno zero. Così come lo dice Guarin o come lo dice il clamoroso Handanovic di quest'anno. Facile dire che si riparte da qui, facile dire che bisognerebbe sempre fare così. Però diciamolo, son mica buoni solo gli altri.
Il secondo tempo di Cassano a Genova dice che in campo è sempre meglio avere qualcuno che sa giocare a pallone. Cassano è anche quello che ti dice che un serve gente attorno perchè un giocatore così abbia un senso. Non so se Cassano resterà, non so cosa sarebbe legittimo attendersi ancora da un giocatore così, ma non è questo il punto. L'Inter autunnale era un bel mix tra esperienza, forze fresche e "gente che sa giocare a pallone". Bisognerebbe cambiare un po' il settaggio, aumentando la quota di forze fresche e tenendo quantomeno stabile la quota "gente che sa giocare a pallone". Lo so che non è mica facile e non è mica Pes, lo so. Ma facciamo un'altra stagione così?
Una stagione così - questa che sta finalmente finendo - dice che non possiamo fare un'altra stagione così. Ovvio. Il fatto che ripartiremo con lo stesso allenatore, sotto un certo punto di vista, è stimolante: chi più di Strama sa che un'altra stagione così non la dobbiamo fare? Chi più di lui avrà la responsabilità di non replicarla, e nel contempo potrà sin da subito provare a riordinare le idee e riplasmare la squadra, ricostruendola atleticamente (perchè diciamolo: atleticamente fa schifo) e moralmente? Ridargli fiducia è un bel gesto, a meno che non sottintenda una cosa sola: che sarà il primo a pagare, senza più se e senza più ma. Volendo far diventare questo gesto bello fino in fondo, bisognerebbe dargli materiale umano e - più che un appoggio incondizionato - un progetto vero. Cioè sincero.
Anche perchè i 12 striscioni/domanda della curva ci dicono infine che la tifoseria nel suo complesso - geneticamente rompicoglioni -, dal secondo anello verde fino al tifosotto da divano passando per il tritapallismo del primo arancio, è stata una delle cose migliori dell'Inter 2012/13. Dagli scooter e dai bengala fino agli applausi e agli stimoli del 2013 cosa sarà mai successo? Il quinquennio dorato ci ha lenito vecchie ferite e sistemato qualche sinapsi. In un'annata che in altri tempi avrebbe comportato il massacro totale, il tifoso interista mediamente si è sforzato di capire. Ha giustamente criticato, anche spietatamente. Ma si è sforzato di capire, comprendere, compatire. Mi sono capitate centinaia di discussioni: dopo 90 lamentazioni ed esecuzioni sommarie è sempre venuta fuori una proposta, una speranza, anche dall'interista più catastroficamente sfrangi-zebedei. Non è sempre stato così. Anche da qui bisogna ripartire: da Handanovic, Kovacic, Guarin e da un ambiente un briciolo più responsabile. Per questo è necessaria sincerità: non servono finti colpi, tacòn peggio dei busi, proclami esagerati, obiettivi inseguiti quando sono già sfumati. Ecco, questo potrebbe essere un bell'acquisto: l'onestà. Che ci piaccia o no. L'amicizia è già lunga, eterna: ma i patti chiari servono sempre.
22:29 Scritto da settore in Inter | Link permanente | Commenti (109) | Segnala | Tag: moratti, stramaccioni, inter | OKNOtizie |
Facebook
11/05/2013
FEDE & PIPPO
AVANTI IL PROSSIMO
(GLI LASCIO IL POSTO MIO)
Purtroppo - ce lo insegna anche la Storia - è nei momenti di crisi più intensa che ci si trova drammaticamente esposti ai mari procellosi degli eventi *
* ditemi voi, serenamente, se ci sono altri blog in Italia dove poter leggere l'aggettivo "procelloso" usato con tanta perizia
in cui avvenimenti funesti sembrano concatenarsi senza tregua sopra le nostre povere teste. E non sto parlando dell'Inter, no. Sto parlando dell'Italia. L'Italia debilitata dalla crisi politica ed economica, che avanza con disagio tra governi mostruosi e accadimenti sempre più difficili da accettare e da spiegare. E' in questo panorama disastroso che un nuovo, destabilizzante, inquietante avvenimento getta questo sventurato Paese nel più clamoroso sbigottimento:
la crisi tra Fede e Pippo.
No, non ci voleva. Un colpo basso, a tradimento. Con grave irresponsabilità i due sesso-nuotatori gettano la loro benzina sul nostro fuoco, un fuoco quotidiano fatto di lutti, incertezze e presidenze di commissioni. Al di là delle implicazioni private del loro comportamento, sono le ripercussioni pubbliche a rendere imperdonabile la loro leggerezza: in un'Italia che cerca punti di riferimento in ogni dove, sapere che Pippo è tornato a limonare in macchina con l'ex fidanzata e che Fede si sarebbe innamorata dell'atletico cugino di Pippo fa sprofondare tutti in un profondo pozzo di costernazione.
A questo punto, scrivendo cose sarcastiche su questi due zuzzurelloni contribuirei allo sconvolgimento generale delle coscienze. No, non voglio e non posso farlo. Voglio essere responsabile. Preferisco mettermi anch'io al servizio della Nazione, non infierendo sul presente ma gettando un ponte verso il futuro. Ecco, sì: voglio attrezzare l'Italia ai prossimi eventi, così che nessuno possa trovarsi impreparato.
E' a questa domanda che voglio rispondere da subito: dopo essersi innamorata di un collega fottendolo a una collega, e poi di un altro collega fottendosene del collega di prima e fottendolo a una sciampista, e poi del cugino del secondo collega che fa il preparatore atletico di entrambi ed è pure oggettivamente un figo da paura come i due precedenti, ecco, insomma, dopo tutto questo:
di chi si innamorerà Fede tra - facendo due conti - circa un paio d'anni?
Usando il database dei precedenti innamoramenti e incrociando i profili astrologici di alcuni personaggi a rischio, ecco le ipotesi sul prossimo fidanzato di Fede.
Giampiero Marin. E' un cugino di terzo grado di Luca Marin. Ex calciatore di buon livello, aveva partecipato a una delle settecentomila cene a lume di candela tra Fede e Luca, e pare avesse impressionato Fede raccontando di un suo gol della madonna a una squadra basca.
Dudù Manaudou. E' il fratellastro di Laure, nato da una relazione clandestina tra il signor Manaudou e Stefania di Monaco. E' un appassionato di nuoto e di birra al triplo malto. E' stato visto tifare Fede ai penultimi Europei di nuoto, anche se il sospetto che l'avesse scambiata per la sorellastra è forte.
Umberto Napolitano. Potrebbe essere la svolta politica dopo tante relazioni natatorie. Lontano cugino del presidente Napolitano e popolare crooner italo-bresciano, pare abbia conquistato il cuore di Fede cantandole a stretto giro i suoi pezzi forti - Hey musino, Con te ci sto, Bimba mia e Mille volte ti amo - alla Festa dell'Unità di San Michele Extra.
Gennaro Phelps. E' un parente illegittimo del celeberrimo nuotatore americano, nato da una relazione clandestina tra Immacolata Esposito, estetista di Napoli, e Shaquille Phelps, cugino di ottavo grado di Michael. Immacolata e Shaquille si sono conosciuti una sera a Posillipo, dove il giovane americano era in gita con l'oratorio di Indianapolis, e non si sono più rivisti.
Johnny Weissmuller IV. E' il trisnipote di Johnny Weissmuller cui è legato da una incredibile somiglianza. Del trisavolo (5 ori olimpici e 62 record mondiali, primo uomo a scendere sotto i 60 secondi nei 100 sl, 12 film interpretati nel ruolo di Tarzan) però non ha ereditato nulla: è stato visto una volta nuotare con la tavoletta alla piscina "Beautiful Naples" di Albany.
Angelomaomao Moratti. Noto nel lecchese come la pecora nera della famiglia Moratti, Angelomaomao - rampollo di un ramo misconosciuto della famiglia Moratti - è infatti juventino e ha conosciuto Fede a una serata della Juventus club Verona intitolata "Tutti gli altri ne han 31, noi compresi".
Alcibiade Malagò. E' il prozio dell'attuale presidente del Coni e presidente della società per cui Fede ha nuotato. La frequentazione risalirebbe a una festa di Natale al circolo Aniene in cui Alcibiade si è esibito in una intepretazione dell'Osteria n. 5 che ha fatto molto ridere Fede.
Pluto Magnini. E' il cane del vicino di ombrellone di Pippo Magnini, che ha voluto onorare l'amico campione con questo bizzarro nome dato all'animale. Lo sconfinamento nel mondo animale non turba l'entourage della campionessa, anche perchè i Terranova sono proverbialmente ottimi nuotatori e gli ottimi nuotatori piacciono alla campionessa.
01:24 Scritto da settore in sport | Link permanente | Commenti (85) | Segnala | Tag: pellegrini, magnini | OKNOtizie |
Facebook
09/05/2013
INTER-LAZIO 1-3
00:32 Scritto da settore in Inter | Link permanente | Commenti (151) | Segnala | Tag: inter, lazio, alvarez | OKNOtizie |
Facebook
06/05/2013
PODISMO SOFFERTO
IL CAPITANO PENULTIMO
Il mio attuale podismo rispecchia sinistramente il momento dell'Inter. Sono lacero e demotivato. Dopo la lombalgia acuta che mi ha negato una maratona di Roma preparata con i controcazzi *
* non è proprio così, obvioulsy, ma l'avrei fatta in grande serenità
la ripresa dell'attività è stata - ed è ancora - contrassegnata da una lunga serie di guai. Il mese di stop mi ha fatto tornare indietro di sei mesi di preparazione, la spina silente adesso duole di brutto, i bronchi sono intasati, la gamba è acida e lattica, il passo è pesante, il peso è sovrappeso, l'umore al ribasso tendenza baratro. In due parole:
faccio cagare.
La qual cosa in sè non mi destabilizzerebbe (non è che quando non-faccio-cagare combini chissà che), senonchè coincide con il momento di maggior intensità del calendario. C'è una corsa dopo l'altra. E quindi:
faccio cagare di frequente.
Ora, volendo tirarmela un po', potrei dire: "Ci sono troppe gare, non riesco ad allenarmi come si deve". Ma debbo essere onesto intellettualmente e ribadire, al contrario, che per me le gare sono il miglior allenamento. Quindi non ho scuse:
faccio cagare e basta.
Dopo la lombalgia - un mese di stop totale e un timido ritorno agli allenamenti, con feeling azzerato e fisico rattrappito - ho disputato ben 5 gare in 20 giorni.
Prima gara. 12 km. Vado così così, senza infamia e senza lode, con il solo obiettivo di arrivare in fondo con la schiena incolume. A un certo punto, al bivio del km. 6, un vecchietto di guardia al percorso dice: "Di là". Tutti vanno di là. Ma non bisognava andare di là. Alcuni se ne accorgono quando finiscono in un bosco, in uno scenario tipo Platoon, e coperti di sanguisughe si rendono conto che qualcosa non va. Tre quarti degli atleti sono stati ingannati dal vecchietto, di cui non si hanno più notizie certe dopo l'accaduto. Risultato: gara annullata. Resto nel dubbio: chissà quanto avrò fatto cagare.
Seconda gara. Mi reco speranzoso nella mia città natale per una gara di 9,5 km. A metà del viaggio di trasferimento mi accorgo di avere dimenticato a casa il Garmin. Dico parolacce per alcuni km, poi mi quieto, rassegnato. Mi schiero alla partenza senza Garmin e mi sento come se fossi senza mutande, senza pantaloncini, senza pantaloni della tuta e senza foglia di fico. Sono della scuola "Non so stare senza Garmin". Partiamo e, non avendo il Garmin, non capisco un cazzo di quello che sto facendo. Tiro un po' troppo e vado in affanno. Tutto questo potrebbe avere un senso a un km dalla fine. In realtà era passato un km dall'inizio. Rallento, pant pant, e mi superano tutti, cani e porci. Mi supera tranquillo anche un tipo che batto sempre, che poi si distrae, sbaglia strada, mi ri-raggiunge e mi ri-supera una seconda volta. Cerco un chiodo a cui appendere le scarpe, ma non lo trovo. Resto 10 metri dietro al mio amico fino alla fine: potevo sprintare e superarlo ma non lo meritavo. Dopo il traguardo lo fermo: "Scusa, non avevo il crono. Che tempo abbiamo fatto?". "Quarantasei". "Quarantasei e?" "Quarantasei, più o meno". Mi mostra il suo cronometro: sul display ci sono solo ore e minuti. Gli ho voluto bene. Controllo la classifica generale. Quintultimo. Rumore di tuoni.
Terza gara. Cerco di far tesoro della lezione della gara prima. Parto tranquillo, ma così tranquillo che veleggio nelle retrovie da subito e ci resterò fino alla fine. Non ho ricordi di questa gara, se non la puzza di merda vicino a un campo appena concimato. Sono pervaso da un senso di tranquillità innaturale. Infatti, non controlando questa tranquillità, finisco per deprimermi una cifra. Uno dello staff mi urla: "Vai vai! Mancano millecinquecento metri!". Cazzo, così tanto? Arrivo sestultimo in classifica generale. Ho voglia di piangere, ma mi bevo un bel tè servitomi da una signora non più mestruata da almeno sette lustri.
Quarta gara. Mi reco in una località vicina a Pavia e famosa in ambiente ciellino per le reliquie di un beato. Infatti il paese pullula di reliquie, villette a schiera, villette non a schiera e grandi parcheggi per pullman e pellegrini. La corsa si snoda tutta in ambiente urbano, tra villette non a schiera e villette a schiera che a un certo punto non distinguo più. Mi ritrovo da solo, nessuno davanti, nessuno dietro, villette intorno, e cerco le frecce per terra con angoscia: "E se mi perdo? E se sbaglio percorso? E se arrivo ultimo?". Ho un attimo di panico. Poi di orgoglio podistico. Raggiungo e supero uno nel finale di gara, mi sento gasato come Salvatore Antibo ma poi mi accorgo che non aveva neanche il pettorale. Finisco settimultimo, in leggero progresso rispetto alle due gare precedenti. Medito propositi di ritiro dalle gare e dal mondo, cerco soluzioni su un catalogo per eremiti eterosessuali.
Quinta gara (ieri). Mi reco in Oltrepo pavese, terra celebre per le colline. La gara è collinare e consta di colline da percorrere salendo o scendendo a seconda del momento. Si parte, dopo due metri e mezzo comincia una salita spaccapalle, poi c'è un falsopiano che ti consente di riprendere fiato mentre gli altri già ti staccano, poi c'è una salita pesantemente spaccacoglioni, poi un falsopiano in discesa, poi una discesa vera, poi non mi ricordo più perchè questa gara la odio e ci torno tutti gli anni e passo la gara a chiedermi il perchè. Non è il mio pane. Praticamente sarebbe come chiedere ad Alvarez di fare i 100 metri piani contro Bolt e Asafa Powell. Io vado piano in salita e rallento in discesa, per cui non ho speranze di sfangarla in una gara che prevede solo salite e discese. Parto in coda al gruppo tipo Mariano Settorini, mi sento molto a mio agio nel gregge ma alla seconda salita mi tocca camminare piegato in due come un escursionista tedesco over 80. Si prendono giuoco di me anche atleti molto anziani, donne, bambini, alcuni animali e alcuni passanti del posto, di cui uno claudicante. Finisco ottavultimo, lieto solo di essere sopravvissuto.
19:20 Scritto da settore in podismo | Link permanente | Commenti (119) | Segnala | Tag: podismo | OKNOtizie |
Facebook
05/05/2013
NAPOLI-INTER 3-1
PICCOLI, COSI'
Ma quando finisce? Di preciso, quando finisce? Questo finale è di una tristezza indicibile. Infortuni e sconfitte, sconfitte e infortuni. Non c'è nemmeno gusto. Per gli altri, dico. Siamo una squadra dimezzata, triturata, sconquassata. Non si può nemmeno fare i tifosotti: a chi dai la colpa? A nessuno. Perdi - perdi le partite, perdi i pezzi - e bòn, aspetti la partita successiva. Oddio, aspettare non è il verbo giusto. No, non c'è un verbo adatto. Non ci si può nemmeno godere il rigore concesso dopo 784 partite. Non si riesce a fare una polemichetta a proposito, una battuta sarcastica. Scivola via tutto, flusssh.
Mentre facevo la conta delle sconfitte, degli infortuni e dei gol di Cavani, mi è venuta in mente la feroce polemica di inizio campionato, quella che aveva fatto sbroccare Strama: l'Inter provinciale. Era un'Inter sì, diciamolo, un pochino provinciale - fisica, cinica, essenziale, ruvida - che però vinceva, che fuori casa non ne sbagliava una, un'Inter che si sarebbe issata al secondo posto in campionato, che avrebbe passato in scioltezza diciassette turni di Europa dell'Est League. In questo finale di campionato, falcidiati dagli infortuni oltre ogni limite, e desolati nell'anima - come biasimarli? -, siamo diventati provinciali davvero. Le perdiamo quasi tutte, scendiamo in campo con formazioni incredibili, lasciamo sul campo tendini e bicipiti femorali, peschiamo dalla panchina volti e cognomi misconosciuti. Un'Inter alla Chievo, per dire. Questo 2013 è una iattura, anche il momento migliore - Inter-Tottenham - si è ammantato di sfiga e di sconfitta. Serve finirla al più presto, serve riposo, serve staccare. Servono forze fresche, forze vere. Serve già un sacco di roba e siamo solo al 5 maggio. Il 5 maggio, già. Tutto ha un senso, sinistro.
22:58 Scritto da settore in Inter | Link permanente | Commenti (53) | Segnala | Tag: napoli, inter, cavani, alvarez | OKNOtizie |
Facebook
28/04/2013
PALERMO-INTER 1-0
CRACK
Dopo Milano e Appiano Gentile, credo che Pavia sia stata quest'anno la terza località più visitata dall'Inter. La qual cosa non mi fa piacere. Ogni tanto mi ritrovo a poche decine di metri in linea d'aria da qualcuno dei nostri beniamini. Ma siccome l'Inter qui non gioca in amichevole dal 1990 (era l'Inter scudettata del Trap e di Lothar), ogni volta che un interista capita dalle mie parti vuol dire che come minimo c'è uno stetoscopio ad aspettarlo, e non un taccuino per l'autografo. Una Tac o una risonanza, e non una foto ricordo con un tifosotto tipo me. L'Inter - pezzi di Inter, anzi, pezzi di Inter a pezzi - mi sono sfrecciati qui a due passi per entrare frettolosamente dalla porta carraia posteriore del policlinico San Matteo, quella che porta dritto all'ascensore in cui nessun giocatore entra mai volentieri. Schiacci meno 1 e vai a farti la radiografia. Poi ti fai qualche piano in ascesa e arrivi allo studio del professor Benazzo che appenderà la lastra al visore e ti darà il verdetto. Se il verdetto non è buono (non è quasi mai buono), ti avvieranno zoppicante verso la convalescenza oppure ti accompagneranno dritto alle miglior stanza singola di Ortopedia e da lì alla sala operatoria per rimettere insieme i cocci. Nelle ultime due stagioni, e in quest'ultima in modo particolare, non mi ricordo nemmeno più quante volte è successo.
Ha fatto impressione oggi vedere capitolare anche il Capitano, per un infortunio a cui tutti, in automatico, abbiamo attribuito un enorme valore simbolico. Della stagione, dell'Inter 2013, di un sacco di cose. Zanetti che chiede il cambio, Zanetti che esce in barella, Zanetti che urla di dolore: dopo quasi vent'anni ci è capitato anche questo, come il ginocchio di Milito, come (segue lista infinita). Della partita che cosa vogliamo dire? Nulla. Peccato che il regolamento non preveda il forfait: chessò, firmiamo per uscire dal campionato, dateci un tot di punti (anche pochi) e arrivederci all'anno prossimo. Non si può, peccato. L'Inter dei dieci piccoli indiani finirà con la Primavera e qualche titolare di rinforzo (?). Forza Capitano, non puoi finire facendo un cross a Palermo. Non lo meriti, non lo meritiamo neanche noi.
23:05 Scritto da settore in Inter | Link permanente | Commenti (159) | Segnala | Tag: inter, palermo, zanetti | OKNOtizie |
Facebook














