09/09/2010
VENDETTA TREMENDA VENDETTA
ALTRO CHE IBRA
Ahahahahahah, che ingenui. La vendetta dell'Inter nei confronti del Milan non si risolverà nell'acquisto di Kakà, ma si evolverà attraverso un progetto complessivo che il mondo ancora non conosce, ma sono lieto di potervi dare in anteprima mettendo ordine ad alcune indiscrezioni che mi sono arrivate.
Ricardo Oliveira. Il reparto d'attacco sarà completato con l'acquisto di R punto Oliveira, come l'ex centravanti del Milan è comunemente chiamato. Oliveira è felicissimo di venire all'Inter, squadra per cui fa il tifo fin da ragazzino. Sarà sufficiente un fax all'Al Jazira, società proprietaria del cartellino, per completare l'operazione. Al San Paolo, che attualmente lo detiene in prestito, basterà un indennizzo in natura. Per fare posto a R punto, l'Inter è orientata a girare Milito al Cesena con la formula del prestito non oneroso.
Gianni Rivera. Il popolare Abatino, ormai politico di professione e per troppo tempo tenuto ai margini del calcio italiano, può finalmente approdare all'Inter - squadra per cui fa segretamente il tifo fin da ragazzino - dove avrà compiti dirigenziali, occasionalmente potrà giocare a centrocampo (finalmente il regista con visione di gioco che richiediamo da tempo), collaborerà con Benitez nella gestione tecnica e potrà condurre una sana opposizione a Berlusconi, molto più che in quel mortorio del Parlamento europeo.
Diego Abatantuono. L'approdo di Abatantuono in nerazzurro si sta concretizzando grazie alla sapiente regia di Marco Branca e Bibi Ballandi, che stanno perfezionando una complessa operazione: l'Inter infatti, per acquisire Abatantuono, cederà al Milan Gino di Gino e Michele e Giovanni di Aldo Giovanni e Giacomo, tenendo Ficarra di Ficarra e Picone ma parcheggiando Picone al Lecce con diritto di riscatto. Abatantuono, che tifa Inter fin da ragazzo, ha baciato la bandiera alla presentazione e ha dichiarato: "Spero che Bisio mi raggiunga, annamo a vince".
Gunnar Nordhal. Operazione particolarmente spregiudicata e aspramente criticata a livello mondiale, quella del passaggio di Nordhal all'Inter, non tanto per il prestigioso e mai dimenticato passato in rossonero (detiene ancora il record di gol nel campionato italiano) e nemmeno per i tanto sbandierati motivi etici (in realtà Nordhal nella sua natia Hornefors tifava Inter fin da ragazzino), quanto perché è morto da 15 anni. Branca, a questo proposito, sta organizzando con il governo svedese la traslazione dei resti nel famedio di Milano, da dove sarà estromessa la salma di Zambrotta.
Luigi Berlusconi. Al termine di una spericolata trattativa, che sconvolgerà il panorama sportivo e sostanziale dell'intera nazione, il figlio di Berlusconi diventerà presidente dell'Inter acquisendo il pacchetto azionario dell'Inter Fc che la famiglia Moratti cederà prima a Gheddafi che poi lo girerà a Putin che poi lo cederà ad Abelardo Norchis che poi lo cederà a Gerry Scotti. Luigi Berlusconi tifa Inter fin da ragazzino, come del resto la madre Veronica, che da sempre vede le partite in curva Nord travestita da squadrista. Primo atto del nuovo presidente: intitolare il centro di Appiano Gentile al subcomandante Marcos.
Patrizia D'Addario. La popolare costruttrice di residence barese tifa Inter da quando era ragazza e, nella famosa notte passata a palazzo Grazioli, con un chiodo ha inciso "W INTER" sulla cornice di una preziosa specchiera Luigi XV. Per lei in società è già pronto l'incarico di direttore delle Relazioni esterne. E' fidanzata con Luigi Berlusconi e il matrimonio sarà celebrato al municipio di Arcore: la sposa arriverà in elicottero, mentre il ministro Maroni (che tifa Inter da quando è ragazzo e mette quegli orribili occhiali rossoneri solo per mere ragioni di opportunità) suonerà una versione blues di Pazza Inter con il suo hammond.
17:06
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06/09/2010
COSE FINTE
CHE SAGOME
Questa foto rappresenta l'Italia molto più di quanto non rappresenti già Trieste, dove è stata in effetti scattata. Per Triestina-Pescara c'erano meno di 4mila spettatori e lo stadio, il Nereo Rocco, ne tiene 30mila. E quindi il presidente della Triestina, di fronte a due fatti oggettivi - 1) a vedere la squadra ci vanno quattro gatti, 2) gestire lo stadio costa una cifra -, ha deciso di chiudere la tribuna opposta a quella centrale, dimezzando la capienza dello stadio e le relative spese (pare che il risparmio sia di 100mila euri l'anno). Per creare un effetto stadio e riempire il vuoto desolante di una tribuna da 15mila posti deserta, ha fatto mettere sul primo anello degli spettatori finti. Le foto vengono meglio ma l'iniziativa ha un retrogusto triste. Dove non si arriva con il vero ormai ci si aggiusta con il virtuale, oppure con il fasullo. L'Italia è un Nereo Rocco a forma di stivale e la trovo una deriva inarrestabile. Ho visto su Sportweek le foto di una Ventura sfigurata dal lifting che negherà di avere fatto. Tre squadre - in ordine di apparizione Milan, Juventus e Roma - in virtù di un affare da concludere e di un asset da sistemare hanno trasformato nel giro di un pomeriggio Borriello da attaccante normale a uomo decisivo dei destini del calcio, forse non solo italiano. Lo stesso Borriello dice di rileggere tutti i giorni l'sms di De Rossi, "Annamo a vince", e che ogni volta gli vengono i brividi, come se leggesse Tolstoj o Philip Roth. Da non mi ricordo quanti mesi gli uomini che governano l'Italia dicono che il voto è inevitabile e non si può andare avanti così, ma nessuno prende la decisione come se stessero giocando a bandiera. Neanche Fini: che da un lato dichiara morto il Pdl e dall'altro manda il suo cartonato a dire che in fondo, volendo, ma proprio volendo, ci si può mettere d'accordo. Da un mese due giornali titolano a nove colonne su una faccenda penalmente irrilevante, dimenticando quelle rilevantissime del proprio padrone o ispiratore.L'Italia è come lo stadio di Trieste. C'è uno scarso afflusso, le spese sono alte ed è pieno di gente finta.
18:08
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03/09/2010
IL BLOG SIETE VOI
QUANTI RICORDI
Mi ero colpevolmente dimenticato di un bellissimo omaggio che mi/ci hanno fatto tre amici interisti - il capofila Enzo con Maurizio e Roberto - che hanno raccolto in un libretto virtuale un po' di commenti sparsi nelle rete, molti dei quali provenienti dal nostro blog, per ripercorrere la stagione del triplete. Quale migliore occasione di questa insulsa e insopportabile pausa di campionato per leggerlo e rileggerlo? Nel ringraziare i tre autori (e nello scusarmi per avere atteso così tanto. Sarà l'età, sorry), vi ho messo il prezioso libello in un comodo link dal quale potete attingere:
http://www.wired.it/magazine/archivio/2010/09/play/how-to...
01/09/2010
VA BENE COSI'
DE IMPORTANTIA IMPREVISTORUM
Va bene così. Sembravo uno che giocava a Space Invaders, e invece premevo solo e stoltamente l'F5 a ripetizione. Alla fine non è successo niente, e va bene così. Va bene così per la nostra pigrizia, per i nostri capricci e per il nostro senso di sazietà, tutte cose che alla lunga nuociono gravemente alla salute. Il regalo di Moratti doveva esserci e non c'è stato. Il Milan straccione, per una pura e smaccatissima operazione pre-elettorale (votatelo, gente, votatevelo voi), è diventato improvvisamente un Milan superlusso. Si è data un po' di smalto persino la Roma, una società (contabilmente) virtuale. E la Juve che ha rifatto mezza squadra ora ha il dubbio di averla rifatta male.
Preferivate un campionato già tutto scritto e catalogato? Io no.
E comunque direi di allontanare la sensazione che abbiamo una squadra di merda, come qua e là ogni tanto aleggia. Va bene che il calcio è cialtronesco fino all'inverosimile, ma vorrei ricordare che con questa squadra (uguale uguale uguale, invecchiata di un anno) abbiamo fatto il triplete. Tre mesi e mezzo fa, non il secolo scorso. Non abbiamo sostituito, questo no, il caro Supermario, ma non è che per la Champions ci avesse dato chissà quale mano. Certo - e grazie al cazzo - che con Fabregas o Kuyt saremmo stati più forti. Però è accaduto (sì, un mezzo imprevisto) che il nostro presidente non abbia voluto partecipare ad aste al rialzo, nè abbia voluto che il prezzo lo facessero per forza gli altri. Un atteggiamento che ci si può permettere se hai appena vinto campionato, coppa e Champions, e se negli ultimi 15 anni hai speso l'iradiddio. Io Moratti lo ringrazio di esistere a prescindere. Poi vedremo se davvero questa squadra ha finito un ciclo (minchia, però, che cicli brevi: un anno fa l'avevamo rinnovata per cinque undicesimi, e con cinque campioni).
Il Milan è stellare? Massì, certo, con i nomi sicuramente sì. Non è che ogni anno si può umiliarla dandole quattro pere all'andata e due al ritorno giocando in nove. Un'avversaria così potrebbe a) farci il culo o b) farci bene, oppure entrambe le cose. Non ci piace vincere facile, e prima o poi dovremo abituarci anche un po' a perdere. Un Milan così è uno stimolo, sarà un bel derby e sarà un bel duello per le prossime 37 partite. Per il resto, ragazzi: cazzi loro. Faranno il 4-2-3-1? Beh, intanto sono sollevato: la somma dà dieci e quindi vuol dire che il regolamento è rimasto lo stesso. Ma se a Ibra viene il mal di pancia, quante punte centrali hanno di riserva? E dei 3 più 1 davanti, in quanti tornano a farsi un po' il culo? E per i 2 posti di centrocampo cosa organizzano, una riffa? E i permalosi Seedorf e Gattuso come l'hanno presa? Vabbe': vedremo, con serenità.
La Juve è già disperata per avere perso Borriello (Borriello, non Messi), e questo mi sembra un bel sintomo di insicurezza.
La Roma, invece, festeggia per avere preso Borriello (Borriello, non Messi), e questo mi sembra un bel sintomo di (non saprei). Tra l'altro: essendo Totti inamovibile per ragioni di ordine pubblico, là davanti quanti restano fuori tra Adriano, Borriello e Vucinic? A occhio: due su tre. O faranno anche loro qualche magheggio tattico? Boh. La Roma non la sopporto più, quando la vedo giro canale (se non giuoca contro l'Inter, nel cui caso la manovra mi riesce impossibile).
E comunque la cosa più bella è questa. Borriello non l'ha acquistato proprio la Roma, ma Unicredit. Cioè la Roma, con le pezze al culo, chiede al vero proprietario: scusa, ti incazzi se prendo un Borriello? No, perché la davanti facciamo cagare - abbiamo un vecchio e un paio di inaffidabili - e se vuoi che noi conserviamo un minimo di valore, ecco, bisognerebbe prendere un Borriello.
E infatti leggo sul sito di Repullica che l'operazione Borriello (tenetevi forte) è
una mossa per garantire la valorizzazione dell'asset e renderlo dunque più appetibile agli occhi degli investitori interessati. Un'apertura importante, un segnale da "co-proprietario" - in attesa della nascita della Newco - per mantenere la competitività del club a livello nazionale e internazionale e provare a evitare il rischio-svalutazione della società.
Dio mio, questo è il calcio, il calcio che fa Skyfo. E questo è Borriello. Bei tempi quando lo squalificavano per avere leccato la figa di Belen. Adesso valorizza l'asset. Tutto ciò è straordinario e al contempo spaventoso.
31/08/2010
IL MILAN
METTI A ROBINHO
Dopo l'Uomo Coglione arriva il Giocoliere. Benissimo. Con il solo Ibra la squadra rischiava di essere fin troppo quadrata, mentre ora bisognerà stringersi un pochino. Oppure no. Berlusconi, con Gheddafi al seguito, è infatti volato da Blatter per chiedere una piccola modifica al regolamento internazionale: giocare con due palloni o, in subordine, almeno in dodici. Chiesta anche una deroga urgente per il tetto ai giocatori antipatici. Si vota a metà novembre, dopodichè a gennaio sarà ceduto Pato al Barça dopo averlo fatto piagnucolare con la maglia in mano dal balcone di un hammam. Si apre il caso Inzaghi: Galliani mi aveva promesso il posto fisso. Si apre il caso Yepes: non mi sento molto valorizzato. Si apre il caso Abbiati: troppi negri e froci in squadra. Si apre il caso Seedorf: stamattina mi sono iscritto all'Italia dei Valori e mi sono abbonato al Fatto quotidiano, che problema c'è? Si apre il caso Gheddafi: con l'arrivo di Robinho salta l'acquisto di mio figlio, italiani merde infedeli. Si apre il caso Allegri: va bene tutto, ma posso dire/fare una cosa anch'io? Si apre il caso Ibra: non si era detto niente primedonne? Si apre il caso Pierino Prati: merda, speravo di rientrare, ora l'attacco mi sembra a posto. Si apre il caso Amelia: non si era detto che avremmo giocato anche con qualche difensore? Si apre il caso Settore: ora basta, vi prego, fermatevi, io ho un blog sull'Inter. Viva il Milan, abbasso Fini, Juve merda.
(nella foto: Milanello, seduta di allenamento pomeridiana)
13:41
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BOLOGNA-INTER 0-0
NO PROBLEM (ANZI, UNO)
Vabbe', c'era qualcuno che si aspettava futbol bailado dopo la lagna di Montecarlo? Ok così, un discreto secondo tempo e un nuovo tassello alla magica tradizione del pareggio inaugurale. Il campionato inizia tra due settimane, e in quel dì vedremo. Piuttosto, mi ha preso una brutta malattia. Continuo a pigiare f5 per vedere se arriva qualcuno. Non saprei bene chi e per cosa, ma mi piacerebbe. Ho l'indice in fiamme e l'animo inquieto, come ai vecchi tempi.
30/08/2010
LUI
TROPPO AVANTI
Annuncia ponti di Messina e acquista centravanti altrui. Agevola la propaganda all'Islam e crea la squadra più gay friendly dell'emisfero. Tromba e lascia trombare. Tratta con cantanti da pianobar e pizzaioli macroeconomici. Illude e perciò piace. Forse l'avevo già detto, ma è questo il leader che andavo cercando e quindi passo al Pdl. Abbasso i comunisti, Fini merda, Juve vaffanculo.
(nella foto: il mio portavoce preferito)
15:34
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DUE COSE SU IBRA
A GAMBE ELEVATE
Ibra, un po' come il Mou (ometto la lunga lista dei distinguo), se n'era andato via a missione compiuta (tre scudi, un sacco di gol e di cose sublimi) e personalmente - a parte il fottuto quanto momentaneo dispiacere di non poterlo più vedere volteggiare pro nobis - archiviai in fretta la questione: sei un professionista prezzolato, sei nelle condizioni di prendere e andare dove cazzo di pare, sei all'apice della carriera, ti strapagherebbero dovunque, hai altri obiettivi da inseguire, non hai mai baciato maglie, e quindi vai, addio, sniff.
Appena arrivato a Barcellona, baciò la maglia.
Ecco, già lì mi girò un po' il cazzo, per dirla con molta sincerità. Vai al Barça per vincere la Champions, e mi sta bene, vai. Vai al Barça e al primo istante da blaugrana baci la maglia, e allora fanculo. Il calcio dei massimi livelli contempla la figura del mercenario, e che per tre anni avessimo affidato con successo la guida del nostro attacco (e della nostra intera squadra, direi) a un mercenario rigoroso e purista non mi faceva né caldo né freddo. Nella consapevolezza che un giorno se ne sarebbe andato, avevo goduto di ogni sua singola genialata. Un professionista perfetto. Poco affettuoso, ma perfetto. Sì, vabbè, quasi perfetto: in Europa era una mappina. Ma per il resto un'iradiddio, per il quale sono contento di avere gioito.
Poi va al Barcellona e bacia la maglia.
E lì mi sono disinteressato di Ibra giocatore e uomo. Anche perchè, per una magia contabile e tecnica, ho trascorso un anno in loop. Ibra mi aveva lasciato mentre saltavo come un bambino alla vista del suo gol d'addio con l'Atalanta, no? Ecco: io ho saltato per un anno intero, fino al 22 maggio successivo. Lui no. Grazie a lui, noi abbiamo rifatto la squadra e vinto tutto. A causa nostra, lui invece ha vinto il solito scudettino e nient'altro, ha fatto i soliti grappoli di gol all'Extramadura e allo Sporting Rapallo e poco di più. A causa nostra, in Europa ha fatto la comparsa e da superstar baciamaglie è diventato una zavorra da cui liberarsi. Nel giro di un solo annetto.
La maglia. Lui che ne bacia un'altra. Supermario che calpesta la nostra. La maglia.
E' l'unica cosa che conta in questo calcio raiolizzato, dove è un dovere civico e morale tenere in piedi un paio di valori, sennò va bene tutto e allora fuck you. E quindi, parlando di valori, se c'era una squadra dove non doveva andare, ecco, c'è andato. C'è andato dritto, voglioso e già eccessivamente chiacchierone. Ronaldo l'avevamo rimesso in piedi noi, Vieri l'avevamo fatto diventare straricco, a Ibra abbiamo insegnato l'italiano e le buone maniere. Bene, un'altro capitolo di questa storia gloriosa.
A Ibra, sportivamente parlando, auguro il peggio.
Anche al Milan, ma al Milan - sta nelle cose - è una vita che lo auguro, com'è ovvio tra cugini che non riconoscono cugini. Cerco, nella nausea del momento, di trarre momenti di impagabile ilarità dall'accoglienza mediatica dell'Ac Milan al nuovo centravanti. Stanno già facendo la conta per aggiornare le loro coccardone reali e virtuali. Ibra che ha vinto 7 campionati di fila. Ibra che ha vinto 14 trofei nazionali e 2 internazionali (la Supercoppa e l'Amicizia con il Barça, prima nulla). Ibra che ha ottenuto
18 riconoscimenti personali e awards
Awards, diobono, senti come parlano. Tra questi awards, il sito segnala Oscar del Calcio AIC, Guldbollen-Pallone d'oro svedese assegnato da Aftonbladet e Federazione svedese, Squadre dell'Anno, Atleta svedese dell'anno, titolo di Capo-Cannoniere.
A parte la grafia di Capo-Cannoniere, e a parte il prestigioso Guldbollen, e a parte l'indeterminatezza di "Squadre dell'anno" (essere inserito nella squadra dell'anno, chessò, da Men's Health è un award?), attendiamo con emozione l'assegnazione del Telegatto al teatro Manzoni in Milano. Ecco, quando Gerry Scotti abbraccerà Ibrahimovic e gli chiederà di baciare la sua nuova maglia e di pronunciare la sua proverbiale frasetta strappamutande
"Ho sempre tifato per questa squadra",
ecco, il cerchio sarà compiuto e io tirerò un sospiro che muoverà le tende vicino al divano.
(nella foto, quattro persone che mi fanno ribrezzo)
11:31
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29/08/2010
VITA DA NON-ATLETA
IL POLPO PAULINO
Ieri sera, sabato, poco prima delle ore 24 stavo complimentandomi con la cuoca per la tenerezza di un polpo al vino rosso, che celebravo in maniera barbara finendo a canna una weizen dei fratacchioni bavaresi. Mentre vivevo con nonscialàns questo bel momento di vita e di gastronomia, mi sfuggiva lo sguardo sul mio orologio da polso. E non ero tanto colpito dal fatto che fosse mezzanotte, quanto dalla data. Il 28 cominciava a dare spazio al 29. Cosa dovevo fare il 29? Già, cazzo: cosa dovevo fare il 29?
Al che, in un attimo di lucidità, mi veniva in mente che avevo una corsa. Oggi, domenica 29, alle ore 9. Minchia, dicevo tra me e me mentre pensavo a quanti tentacoli avevo mangiato e a quanta birra avevo bevuto. Considerando che la notte precedente - quella del mesto ritorno dal Principato di Monaco - avevo dormito tipo quattro o cinque ore, e che l'immediata vigilia (nove ore prima!) la stavo vivendo mangiando polpo e bevendo birra trappista, mi stavo già immaginando come sarebbe stata la mia corsa: una cosa vergognosa e ridicola, al termine della quale mi avrebbero tolto la licenza podistica e mi avrebbero squalificato per sei mesi per condotta lasciva.
Dopo sei ore scarse di sonno la sveglia suonava impietosa, e alcuni minuti più tardi mi avviavo al malinconico appuntamento con il mio socio podista. Nelle vie deserte della città venivo assalito dai più foschi presagi: mi ritirerò dopo trecento metri, o sverrò come Dorando - ma dopo solo un paio di chilometri - o morirò come Enrico Toti tirando il Garmin contro il nemico. Per fortuna la trasferta era breve (la gara era in un paese a sei o sette chilometri da Pavia) e, arrivato al tavolo delle iscrizioni, cercavo di convincermi che mi sentivo bene.
In realtà, durante il riscaldamento mi accorgevo di avere due plinti di cemento al posto delle gambe, e un pallone geostazionario al posto dello stomaco, e una zavorra da mongolfiera al posto della pancia. Mi trascinavo per il paesino dove alcuni autoctoni mi scambiavano per Michael Jackson durante il suo proverbiale moonwalk, però in avanti.
Comunque ormai ero lì, mi ero iscritto e vaffanculo. Vado alla partenza, pum!, e parto. Nei primi 500 metri sembravo un uomo alle prese per la prima volta nella vita con la pratica della corsa. Ma il fatto di essere sopravvissuto al primo mezzo chilometro mi dava fiducia. E quindi superavo Ponte, e poi Mottisoli, e poi Bon Jovi, e poi Banati (che parte sempre piano) e poi addirittura Princi. Dopo un chilometro e mezzo tutti i miei tradizionali competitor (categoria podisti decorosi) erano tutti dietro tranne uno, Possanzini.
Quindi mi metto alla caccia di Possanzini. Lo marco stretto per un po', poi lui allunga e decido di lasciarlo sfogare. Nel frattempo Banati fa la sua solita remuntada, ma io nel lasciarlo sfilare supero in maniera del tutto inaspettata Cristoforo (che di solito mi batte) e poi anche Puntuti e Aziz, che mi battono sempre ma si vede che sono appena tornati dalle vacanze. Tutto questo si svolge a metà gruppo. Quelli forti non li vediamo neanche più, but who cares? Ormai il fatto sportivo della giornata è tutto qui, nella sfida tra Possanzini e Settoreh.
E' verso il quinto chilometri che il polpo, che per simpatia chiamerò Paulino, comincia a fare capolino e vuole uscire dal mio stomaco. Ma che cazzo, dico io, sei morto, ti ho mangiato, non mi rompere i coglioni. Eppure sento che si agita, questa merda di Paulino. E Possanzini allunga. Continua a girarsi per vedere dove sono. E probabilmente gode, perché io perdo metro su metro. Polpo del cazzo. E in un momento di particolare difficoltà mi appare questa scena: vedo Paulino sguazzare nell'acquario del mio stomaco intorno alle fototessere mia e di Possanzini, e poi abbracciare quest'ultima. E vedo centinaia di giornali, tv e siti internet dare la notizia:
"Settoreh è fottuto, vince Possanzini. L'ha detto Paulino".
Verso il settimo chilometro torno in me e comincio piano piano a rimontare, ma ogni volta che mi vede a tiro Possanzini allunga. Gli arrivo anche a cinque-sei metri, ma lui scatta. All'ultimo chilometro vengo raggiunto da due tipi mai visti. Mi lascio superare e mi aggancio al treno. Il mio piano è subdolo e fantastico: mi nascondo, stringo i denti, raggiungo Possanzini e lo inculo. E infatti mi avvicino, mi avvicino, mi avvicino... ma lui a un certo punto si gira, mi vede e allunga. Basta, rinuncio: mancano trecento metri e lo lascio andare. Possanzini mi fotte cinque punti, ma io taglio il traguardo tra gli applausi della folla*. Mi fiondo al tavolo del tè e me lo trangugio sentendomi inaspettatamente vivo.
La morale della gara di oggi è: la vita d'atleta è una mistificazione dei produttori di pasta integrale, e se volete mangiare un chilo di polpo e bere un litro di birra nove ore prima della gara, beh, si può.
*non è vero. Mi ha applaudito solo un anziano compagno di squadra, così, per simpatia.
16:51
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28/08/2010
INTER-ATLETICO MADRID 0-2
VIVERE MULTIPIANO
Che poi a un certo punto mi sono chiesto: cosa ci troverà mai Tulliani in Montecarlo? Infatti, se ci pensate, il massimo del divertimento per lui è andare all'autolavaggio con il Ferrarino. Dio, che posto triste. Fatta eccezione per il panorama, le fighe, le barche e le macchine: cosa mi rappresenta una Montecarlo? Sembra di stare in un enorme multipiano, in cui scegli se andare a mangiare al meno 1 o dal barbiere al meno 2 o al bar a più 3. E' tutto sottoelevato o sopraelevato. A parte il livello zero (il mare), non ci capisci un cazzo, come quando torni a Malpensa dopo due o tre giorni e non ti ricordi più dove hai lasciato la macchina? Nord, Sud? Meno 1, meno 4? Boh.
Peraltro, l'accrocchio è bene organizzato, una volta che sei entrato nei percorsi mentali di questi miliardari di sangue blu. Segui le frecce. Ecco, non chiedere mai indicazioni. Le vie di Montecarlo sono mille ma hanno quattro o cinque nomi declinati all'infinito. Per esempio: c'è via Alberto II, largo Alberto II, corso Alberto II, piazza Alberto II, circolo del bridge Alberto II, giardino Alberto II, sailcazzo Alberto II e così via. Ma non ti devi sbagliare: via Ranieri e corso Carolina sono magari a due chilometri di distanza da corso Ranieri e via Carolina. I cessi pubblici Prince de Hannover sono una cosa, la discarica Prince de Hannover è un'altra. Il cinema Stephanie non è da confondere con la biblioteca Stephanie. Le cose poi si complicano quando entrano in giuoco Alberto I, Ranieri II, Stephanie III. Multipiano anche i nomi. Così devi procedere privilegiando pochi parametri: il mare è a sinistra, la montagna è a destra, la Rascasse prima o poi la troviamo. Louis II non so chi fosse, ma le indicazioni per lo stadio erano perfette. E la viabilità cittadina è una figata: fuori dal Principato sembra di essere a Spaccanapoli, ma appena passi il cartello entri in un mondo incantato, dove le strade sono tutte libere e portano tutte al parcheggio dello stadio, dove un cartello ti avverte che per una liberalità di Alberto II si pagherà un forfait di 2 euro, una roba da straccioni tenendo conto che tu sei al P4 e lo stadio al P6.
Qualche ora dopo il morale sarebbe stato al Pmeno2.
Ma torniamo al prepartita. Sistemata la macchina a dieci metri in linea d'aria dal cerchio di centrocampo (temperatura interna parcheggio: 70 gradi), io e il fido Hal ci inoltriamo nelle vie intorno allo stadio (temperatura esterna Montecarlo: 32 gradi, con il 120 per cento di umidità), dove finalmente ritiro il mio biglietto accendendo un mutuo che estinguerò quando Balotelli appenderà le scarpe al chiodo. Nel frattempo mi nascondo dietro una colonna, fra tre siciliani che vendevano sciarpe come fossero dosi di cocaina e alcuni flic monegaschi che avevano appena usato lo spray al peperoncino contro qualche fesso in trasferta. E lì, in posizione assolutamente defilata, venivo riconosciuto da Claudia, che mi baciava le mani sotto gli occhi allucinati del marito che prendeva informazioni su di me e su alcuni avvocati matrimonialisti a buon mercato; e poi da Matteo, giovane e coraggioso interista romano che ha in piedi alcune vertenze con la società circa la vendita dei biglietti e che quindi gode di tutta la mia solidarietà. Mentre Hal mi chiede come mai io non ho mai visto loro, loro non hanno mai visto me eppure mi riconoscono, mi sento chiamare alle spalle e noto AB, luguleio della balaustra, che mi abbraccia e mi presenta il fratello. Hal, roso dall'invidia, cerca di vendere il suo biglietto nell'antistadio per andare a giocarsi tutto alle slot, ma poi si avvia verso la sua semicurva, mentre io - il destino mi perseguita - vado in curva.
Dove - la faccio breve - prendono posto almeno mille persone in più rispetto a posti effettivi. E quindi mi chiedo: cosa cazzo vendono i biglietti a mezzanotte se poi entra chi cazzo vuole? I controlli all'entrata erano veri o fasulli? E quanti biglietti della curva hanno stampato (tanto non erano numerati), in onore alla trasparenza, alla verità dei fatti, alla sicurezza e alla mai doma questione delle famiglie allo stadio?
Quindi mi giravano i coglioni, così come alla lettura della formazione che ufficializzava l'abdicazione del nostro ritrovato credo offensivo e un po' sfacciato delle tre punte e mezza. Poi vabbe', la partita l'abbiamo vista tutti. Abbiamo finito la birra al 15mo del primo tempo e al 10mo del secondo: un po' poco, dovendo giocare 45 minuti per tempo secondo i regolamenti internazionali. Peraltro, avendo già abbracciato la tesi che le partite di agosto sono incommentabili, come non lo era quella di sabato scorso non lo è nemmeno quella di ieri sera. L'Inter era una bottiglia vuota (cit.) e l'Atletico una squadraccia senza arte nè parte con l'ineguagliabile occasione di vincere la seconda coppa europea nel giro di tre mesi alla faccia, tra gli altri, di quei finocchi del Real. Ad agosto qualche volta gira (come contro la Roma) e qualche volta no. Ad agosto, di questi tempi, magari un anno ne fai quattro al Milan e un anno ne prendi due dall'Atletico Leonzio. Volendo mostrarmi preoccupato, diciamo che dopodomani inizia il campionato e la mia squadra del cuore mi appare un po' sulle ginocchia. Ma passerà.
Il rientro è stato accidentato. I cinquemila interisti erano tutti all'autogrill, per cui noi - che siamo snob - aspettiamo di trovarne uno abbastanza deserto, e quindi arriviamo ad Albenga. Dove ci aspetta una triste realtà: era finito tutto, tranne gli Apollo e la Rustichella vegetariana. Arriviamo a Pavia alle tre e mezza. Quel cazzone di Hal, nel congedarmi, dice che vuole andare a Tottenham. Non mi ricordo se gli ho detto sì oppure vai a fare in culo.
15:26
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27/08/2010
SUPERCOPPA
QUI MONTECARLO
"Sectuaaaaar, Sectuaaaar!"
"Caroline, ma chi è?"
"Quello là con la maglia tarocca di Milito. Sectuaaaar, bienvenù!"
"Ma chi cazzo è Sectuar?"
"Leggo sempre il suo blog. Yuuuuuuu-uuuuu!"
"Boh. E tu lo conosci Stephanie?"
"No. Cosa fa?"
"Il blogger, se ho capito bene?"
"Blogger? Che mentecatto. Io solo domatori, saltimbanchi e gorilla"
"Ah già, scusa"
12:34
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26/08/2010
DI NUOVO CHAMPIONS
18:37
Scritto da : settore
in Inter | Link permanente | Commenti (146)
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