13/02/2012
INTER-NOVARA
PRIMA O POI DOVEVA FINIRE
E' stata una partita che mi ha fatto tornare giovane, quasi bambino. L'oratorio. Quel posto in cui raggruppavi una dozzina di ragazzi in mezzo al campetto, facevi le squadre e poi giocavi – appunto – un calcio oratoriale, quelle partite tiro-a-segno da “vince chi arriva prima a cinque”, e allora tiravi da qualsiasi posizione, senza alcun criterio che non fosse quello di arrivare in fretta a cinque, in fretta perché veniva buio, o perché oltre una certa ora il campo era prenotato, o perché il prete doveva chiudere, o perché la nonna ti aspettava per cena, o perché volevi fare almeno un gol di quei cinque lì, almeno uno, tirano tutti e io no?
E' stata anche una partita che mi ha riportato indietro di otto anni, 18 gennaio 2004, Inter-Empoli 0-1, una classica partita del non ritorno. Fu dopo quella allucinante sconfitta, con un gol al 91' di Rocchi (un altro Caracciolo), che Moratti si dimise lasciando il timone a Facchetti. La partita con il Novara non è stata meno grave, meno pesante, meno squassante di quell'Inter-Empoli. Non succederà nulla perché Inter-Empoli fu il culmine negativo di 15 anni di inutili e disperate attese, mentre Inter-Novara è il culmine negativo di un periodo breve e senza patemi, che segue il quinquennio delle grandi abbuffate – e forse la pancia piena è uno dei problemi.
Mi aspettavo qualche dichiarazione più contrita e più angosciata. No Ranieri, non mi venire a dire che non puoi rimproverare niente ai tuoi ragazzi, non mi venire a dire che le hanno provate tutte per vincere. Tirare duecento volte alla cazzo da venti metri non è provarle tutte: è provare la stessa inutile cosa per tutta la partita. Al netto degli errori dell'arbitro (due rigori negati sullo 0-0 probabilmente avrebbero cambiato la partita), e al netto della traversa di Sneijder (beh, capita) e della incredibile parata di scroto sulla girata del Pazzo (beh, concediamo anche al Novara il lusso di avere un portiere), questa partita un mese fa l'avremmo vinta 8-1, mentre oggi l'abbiamo persa in maniera triste, incaponendoci a fare le stesse cose a ripetizione, in un tipico schema mentale che non porta a nessun risultato se non quello di ammosciarti progressivamente, con il nervosismo che sale, la confusione che ti perfonde, tra uomini messi un po' così, alla carlona, tipo un Forlan a fare i cross, per dire.
Oggi l'Inter è questa, è una squadra che vive di serialità: se va bene sciambola, se va male si perde in casa con chiunque. Una squadra che non ha certezze e che si esalta o si dissolve in alternanza e senza apparente spiegazione. Siamo come certi giocatori di basket che non sono bravi a difendere e nemmeno tanto ad attaccare, ma tirano bene le bombe. Magari hanno l'X-Factor e ne fanno trenta a partita quando gli gira, e magari la volta dopo spadellano cinque volte e li richiamano in panca per la disperazione. Giocatori di cui ti ricordi le volte che fanno trenta punti, certo, ma che sono irrimediabilmente scarsi. Giocare a basket non è (solo) tirare bombe, sennò basterebbe allenarsi al luna park.
Inter-Novara segna un momento importante nella storia dell'Inter. Basta, vi prego, con il passato. Basta parlare del Mou che avrebbe messo sei punte, basta parlare di un'altra Inter che avrebbe vinto con una gamba sola e avrebbe segnato tre gol negli ultimi due minuti. Oggi l'Inter ha girato pagina, ufficialmente, irreversibilmente. Da oggi l'Inter è un'altra cosa e non c'entra più nulla con quella cosa là. E' una squadra che ha un'altra dimensione, altri obiettivi, altri occhi, altri cuori, altri piedi, altre teste pensanti, altri obiettivi, altri limiti. Magari adesso ne imbrocca ancora dieci di fila, certo. Magari no. Ecco, anche noi tifosotti, vi scongiuro, entriamo in un'altra dimensione, quella del magari no. E' finita un'era, ne è iniziata un'altra. Zeru tituli, stavolta tocca a noi. E chissà per quanto.
02:46
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12/02/2012
INTER-NOVARA 0-1
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10/02/2012
CAPELLO
SMENTITIO NON PETITA
Quella su Capello all'Inter forse passerà alla storia come la prima smentita 2.0 del mondo del calcio. Nessuno - diciamo tra i media più accreditati - aveva fatto in tempo a mettere insieme un vero e proprio ragionamento sull'ipotetico arrivo di Capello a Milano, se non riproporre la storia dei vecchi contatti in epoca manciniana e pre-calciopoliana e lasciarsi andare alla suggestione di un top-trainer che si libera mentre un top-team non se la passa bene e ha visto sfumare nelle stesse ore il possibile ingaggio di Spalletti. Per il resto, tv e siti ci hanno giocato di fantasia, senza sentire nè Capello nè l'Inter. Tecnicamente, trattavasi di cazzeggio.
Ma oggi arriva la smentita. Poche righe sul sito, dedicate a due frasi telegrafiche e un po' piccate di Moratti.
Ma, appunto, la smentita di cosa? Di un cazzeggio? In teoria, la smentita di un cazzeggio non si fa. Oppure alla prima intervista disponibile (e Moratti, lo sappiamo, ne concede a raffica) si coglie l'occasione per dire: Capello? Ahahahah, cazzate.
Tutta questa fretta è quasi sospetta. Verrebbe da pensare a una seconda coincidenza: e cioè a un teorico interesse della società che si accende in contemporanea con la diffusa e immediata ribellione in rete. Io stesso, su Facebook, a notizia appena battuta dalle agenzie, ho postato una frasetta, "Si è dimesso Capello, ma lasciamolo dov'è", che mi è sgorgata dal cuore in automatico. Io, come migliaia di interisti, ero già avanti. Avevo già creato un link tra le dimissioni di Capello da ct dell'Inghilterra al possibile - ipotetico, ma quanto ipotetico? - interesse dall'Inter per un allenatore che Moratti storicamente ha già cercato e voluto. E, sempre in largo anticipo su qualsiasi cosa, avevo già espresso il mio no. Poi di no ne sono arrivati una valanga, già prima che ne parlassero i giornali, i tg e molti siti. Quindi, che sia davvero una smentita 2.0? Che sia un tirarsi indietro a priori, vista l'aria che tira nella base?
Oppure, che sia un modo per mettersi tranquilli a trattare davvero?
01:34
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07/02/2012
SENTENZE
PUNITI & IMPUNITI,
SFORTUNATI E FORTUNATI
Copincollo dalla Gazza:
Positivo il 21 luglio 2010, Contador viene informato dall’Uci il 24 agosto 2010 e la notizia si diffonde il 30 settembre 2010. Lo spagnolo spiega la positività con l’assunzione di carne contaminata. La federciclo spagnola prima propone un anno di squalifica, poi lo assolve il 15 febbraio 2011. Ma Uci e Wada fanno ricorso al Tas, che si riunisce (dopo due rinvii) dal 21 al 24 novembre 2011. Oggi, 6 febbraio 2012, la sentenza.
Insomma, un anno e mezzo per stabilire se una quantità infinitesimale (0,00000000005) di clenbuterolo nelle urine di Contador fosse doping o no. Non lo è per la Spagna (ma guarda!), lo è per il tribunale internazionale. Comunque, è passato un anno e mezzo in cui Contador ha corso e vinto un Giro d'Italia, sempre con 'sta faccenda che gli pendeva sulla testa. Oltre al Giro, gli tolgono anche il Tour 2010, vinto appena prima di risultare positivo per lo 0,00000000005 di clenbuterolo: non c'è prova che durante quel Tour Contador si fosse dopato, ma il Tas lo condanna anche per quello. Due anni di squalifica, dunque retroattiva. Per un anno e mezzo (fino a oggi pomeriggio) ha corso lo stesso. Quindi la condanna scadrà tra sei mesi, ad agosto. A settembre Contador potrà correre il Tour.
Si è passati dalla manica larghissima alle supersqualifiche retroattive per lo 0,00000000005 di clenbuterolo nelle urine. Intorno al ciclismo c'è un diritto sportivo che ha ampie sfumature: Contador in Italia sarebbe stato condannato, non nella Spagna di ampissime vedute sull'argomento. Condanna cerchiobottista. Dal punto di vista dell'attività vera e propria, Contador starà fermo sei mesi e non due anni. Ma con l'effetto retroattivo gli tolgono due vittorie importantissime. Per l'ennesima volta, Tour e Giro avranno un vincitore a tavolino: anche questo - come tutto l'impianto della storia - non gioca a favore della credibilità dello sport, del ciclismo, delle sentenze sportive.
Curiosamente oggi c'è stata un'altra sentenza molto difficile da capire e digerire. Oleg Fedchenko, pugile dilettante ucraino di 27 anni, è stato assolto dal gup di Milano, Roberta Nunnari, dall'accusa di omicidio aggravato perché non imputabile. Fedchenko è quel pazzo che a Milano il 6 agosto 2010 - curiosamente, lo stesso periodo del doping di Contador - al termine di un litigio con la madre scende in strada dicendo che avrebbe ammazzato la prima donna che passava. Cosa che in effetti fa, a pugni, con una ferocia senza aggettivi. Una perizia infatti ha stabilito che l'uomo era incapace di intendere e di volere al momento del fatto, poiché soffre di una forma di schizofrenia. Il giudice ha disposto per lui 5 anni di ospedale psichiatrico. Poi sarà libero. Anzi, libero lo è già adesso.
E così il mondo si divide in due. Se sei fortunato, ti chiami Michele Scarponi e in un gelido pomeriggio di febbraio ti chiamano al telefono e ti dicono che hai vinto il Giro d'Italia dell'anno prima. Se sei sfortunato, ti chiami Emlou Arvesu, hai 41 anni, sei una colf filippina che sta tornando a casa a piedi sul marciapiede sbagliato, nel giorno, ora, minuto e secondo più sbagliato che potessi aver scelto per tornare a casa. In nome del popolo italiano, il tribunale ha sentenziato che Emlou - orribilmente massacrata a pugni in faccia - è morta per pura sfiga.
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06/02/2012
ROMA-INTER 4-0
I NUOVI MOSTRI
In tre settimane, dal derby a oggi, siamo tornati disastrosamente dalle stelle alle stalle. Non è un cerchio che si chiude: a chiudersi è una strana figura geometrica tutta bitorzoluta, convessa e concava, a onde, una rappresentazione irregolare e mostruosa che va da Novara a Novara (la prossima partita, appunto) e che ci ha visto trasformarci via via da "creatura da retrocessione" a "creatura da scudetto in rimonta" e poi, infine - siamo ai giorni nostri - in "creatura nè carne nè pesce", in creatura persa, chissà, forse la nostra reale dimensione. Quando, sotto di due reti, irrimediabilmente distanti dagli avversari, Ranieri ha potuto/voluto fare un unico cambio - fuori una punta e dentro un centrocampista, come fossimo stati 2-0 a nostro favore -, ho spento la tv e sono andato serenamente a lavorare, apprendendo un'oretta più tardi che avevamo perso 4-0, com'era nell'aria.
Dopo il derby, tre settimane fa, che pareva averci restituito speranze e ambizioni degne di noi, non ne abbiamo più azzeccata una. Ci è andata di lusso in casa con la Lazio, poi ci siamo inoltrati in questi dieci giorni alla Jacques Mayol: afferrata la zavorra, ci siamo lasciati trasportare negli abissi in assetto costante, cioè costantemente alla cazzo. Partita persa a Napoli, a testa alta certo, ma persa. Partita persa a Lecce, ma con un po' di sfiga certo, con Femi Benassi fenomeno once in a life certo, ma persa. Partita pareggiata col Palermo, buttandola nel cesso senza se e senza ma. Partita persa a Roma, facendo schifo e facendosi asfaltare da tale Borini. Ora, io spero che una settimana intera per riflettere e prendere fiato ci consenta domenica prossima di tornare in noi e battere la derelitta del campionato, nel ricordo di ciò che avvenne 19 giornate fa. Altrimenti è la fine.
Temo che il problema non sia Ranieri, come sarebbe facile pensare quando sullo 0-2 ti toglie una punta per mettere un centrocampista. Considerando chi mancava (contemporanee assenze di Sneijder, Alvarez, Zarate e Guarin: chi diavolo metti per cambiare minimamente le carte in tavola?), non poteva fare chissà cosa. Il problema sta nelle teste di buona parte dei nostri giocatori, cui è bastato inanellare due o tre partite sfavorevoli per tornare negli abissi dell'autunno scorso. Si chiama psicolabilità, e giocando strapagati in serie A non è una bella cosa. Il problema è nella condizione scandalosa di alcuni dei nostri - per esempio Maicon, Lucio, Pazzini: ma li avete visti bene oggi? - che non è sopportabile dalla rosa dell'Inter attuale: se c'è gente che non rende, che gira a vuoto, che crea danni, non c'è possibilità di risolvere il problema. Un po' per gli infortuni, un po' per alcune croniche carenze. In attacco, se diventa un problema l'influenza di Zarate e l'affaticamento di Alvarez, allora vaffanculo.
Quanto è costato perdere a Lecce, pareggiare in casa col Palermo e perdere a Roma, quando davanti a te perdono o pereggiano quasi tutte? Facendo un punto in tre partite rimaniamo a 5 punti dal terzo posto, e considerando che al terzo posto c'è l'Udinese (non il Barcellona) la situazione rimane molto fluida. Ma l'Inter dell'ultima settimana è preoccupante. Non si può andare giù di testa a febbraio, con mezzo campionato da giocare, a 15 giorni dalla Champions... no, è un'Inter preoccupante, molto, forse troppo.
01/02/2012
INTER-PALERMO 4-4
BIANCO NATAL
(NEL SENSO DEI REGALI)
Ho rivissuto due incubi:
1) uno recente. La settimana di Ranieri (fuori dalla Coppa Italia mercoledì scorso, sconfitti dall'ultima in classifica domenica, un 4-4 in casa regalatissimo poco fa e che ci costa pesantemente in classifica) come la settimana di Leonardo l'anno scorso, ovvero: come ti mando a culo in sette giorni il lavoro di due mesi.
2) uno antico. 30 novembre 1991. Basket, serie A1. Sugli spalti del palasport di Pavia assisto a una di quelle partite che ti rimangono dentro tutta la vita. Pavia perde ai supplementari 109-110 con Torino, nonostante Oscar avesse segnato 66 punti. Minchia, pensavo tornando a casa, ma se non vinci quando uno ti segna 66 fottuti punti, quando mai vincerai? Stesso pensiero stasera mentre mi confondevo con i cuscini del divano: ma se non vinci quando il Principe fa quattro gol, quando mai vincerai?
Ho passato la partita a smoccolare perché non giocavano con il pallone rosso, chè là in mezzo non si vedeva una sega. Non abbiamo un pallone rosso? Paghiamo i calciatori bilioni di trilioni, e non c'è un pallone rosso? Sky caga il cazzo all'inverosimile e non c'è uno che dice: ok, vi stiamo trasmettendo in diretta, ma sapete che non si vede un cazzo? Poi fortunatamente sono stato distratto dai gol. E ho chiuso smoccolando, però, devastato nel morale, perchè ho visto cose che noi/voi umani (punto). Dando per scontato che la neve c'era per noi e per il Palermo, ancora non mi capacito per come l'abbiamo clamorosamente buttata nel cesso. Quattro gol regalati. Il primo, scandaloso, su un calcio d'angolo con la difesa peggio piazzata della storia. Poi Miccoli ne ha fatti tre bellissimi, ma due così uguali tra loro che quando mette il secondo (e dal momento del lancio si capiva benissimo che avrebbe fatto le stesse cose, tali e quali) ti viene da pensar male sulle condizioni psicofisiche dei tuoi centrali e del tuo portiere. Bella l'azione dell'altro, ma quando segna in tuffo di testa uno alto un metro e 60 significa che qualcosa non ha funzionato.
E quindi, come Oscar segnò inutilmente 66 punti nella Fernet Branca Pavia, Milito una sera ne mette quattro (quattro!) e tu pareggi 4-4, roba da mangiarsi i coglioni per decenni.
Quanto a te, Ranierone nostro, quanto mi piacerebbe venire con te al bar a farmi spiegare i due cambi con cui hai riscritto la storia e il concetto stesso del "forcing finale", togliendo Sneijder per mettere un centrocampista e togliendo
(pausa)
(su questa, Claudio, ti sei giocato la stima di alcuni milioni di interisti)
togliendo il centravanti che te ne aveva messe quattro, più una quinta annullata, in pieno stato di grazia, per mettere un giocatore inutile sull'asciutto e figurati sulla neve. Spero che su YouTube qualcuno rimandi la faccia di Zarate mentre stava per entrare. La faccia di uno che non aveva voglia di giocare con tutta quelle neve per terra. La faccia di uno che non ha più voglia di giocare nell'Inter. Avessi avuto il tuo cellulare, Claudio, ti avrei chiamato per dirti:
a) ma che cazzo fai????
b) togli a Pazzini, piuttosto, e metti a Castaignos, piuttosto
Ma non ho il tuo numero, è entrato l'Uomo Inutile e abbiamo buttato nel contenitore dell'umido due punti utili per la classifica e quattro gol del Principe che sono serviti a farci fare un misero punto in casa con il Palermo. Poi, Ranieruccio, se stai giocando a fare incazzare i due più buoni che abbiamo, ti prego, smettila.
31/01/2012
DOPO MERCATO
LO SCOPRIREMO SOLO VIVENDO
Oggettivamente, le campagne acquisti con i fiocchi sono un'altra cosa. I campioni te li vendono al loro prezzo e di euro in giro ce ne sono pochi. Ergo: si fa quel che si può. O quel che si vuole. Nel caso nell'Inter: chiudere in attivo, liberarsi di un paio di ingaggi onerosi e di qualche ridondanza di rosa. Se questa è stata una campagna acquisti che ci porterà vantaggi o benefici, lo scopriremo solo vivendo. Fa un po' impressione vedere l'Inter che, su richiesta e su giusto corrispettivo, vende. Non trattiene, non traccheggia, non fa la preziosa, non punta i piedi, non respinge al mittente. Vende, punto. Ranieri voleva tenere Thiago Motta, ma ce lo hanno chiesto e ce lo hanno pagato a un prezzo consono. Via. Ranieri dovrà fare a meno di Motta, bòn.
Avessimo scambiato Zarate con una qualunque punta esterna di un minimo valore, ecco, sarei stato più contento. L'attacco resta quello di prima, con due centravanti che giocano assieme, un lungodegente totale e un inutile metrosexual che entra nei venti minuti finali a fare casino.
In difesa arriva questo Juan che probabilmente non giocherà mai, avendone davanti un bel po'. Ma sarà sicuramente un discorso a lungo termine.
A centrocampo, invece, si cambia parecchio. Ho in mano un bel bicchiere pieno a metà. O vuoto a metà. Cerco di descriverlo.
Mezzo pieno. Sono contento che abbiano preso dei centrocampisti. Certo, ne hanno presi due e contestualmente ne hanno venduti due, ma va bene lo stesso. Sono contento di Palombo, che avrei senz'altro preso lo scorso luglio: è un giocatore di esperienza, cazzuto, fatto e finito. Non è Fabregas e non è Schweinsteiger, ma non mi dispiace nè come atteggiamento nè come potenzialità. Guarin non lo conosco, ma è giovane e di prospettiva. Il centrocampo acquista in corsa e in voglia. Sono due rimpiazzi invernali che potrebbero diventare pedine importanti.
Mezzo vuoto. Palombo è più vecchio di qualche mese rispetto a Thiago e sicuramente non ha i suoi piedi nè la sua propensione offensiva. Guarin è una scommessa: in tre stagioni e mezza al Porto ha giocato 65 partite, non sono un po' poche? Molte meno del fragile Motta all'Inter. Sicuramente aumenta l'atletismo, ma si abbassa il tasso di classe. Quello coi piedi buoni la prenderanno a giugno? Mah.
E intanto domani si gioca al circolo polare milanese.
22:51
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MERCATO
18:21
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VIVA LA RAI
TIFO CORPORATE
Nel giro di poche ore ho pagato il canone e poi, nel corso nella lettura prandiale dei quotidiani, ho avuto la dritta giusta - dall'interista Dipollina su Repubblica - per interpretare il perchè e il percome della favolosa telecronaca D'Amico-Varriale, fulgido esempio di prostituzione intellettuale in una ordinaria serata di Coppetta Italia, che da utente Rai (non la guardo mai in realtà, ma pago i miei 112 euro e sto zitto) mi aveva fatto incazzare come i 750mila euro promessi a Celentano per parlare mezz'ora di fila a Sanremo. Perchè alla Rai quella sera tifavano senza pudore per il Napoli? Perchè mettere un napoletano a commentare il Napoli a Napoli? Perchè il commentatore forse di più lungo corso si lascia scappare un "purtroppo" quando Pandev sbaglia un passaggio? (e si potrebbe continuare)
La chiave di lettura l'ha data la stessa Rai, anzi, la struttura Rai Sport, negli ultimi giorni leggendo un lungo comunicato sindacale durante le sue trasmissioni. Un comunicato in cui si rivendica il ruolo blablabla in uno scenario futuro che sembra propendere verso un calcio solo a pagamento blablabla proprio quando la Rai ottiene ascolti straordinari con la Coppa Italia, per esempio.
Ecco il punto. Dipollina fa sapere che gli ascolti sono buoni, vabbe', ma non strabilianti. Con l'eccezione delle partite del Napoli, che in effetti hanno fatto un discreto botto. E quindi i conti tornano. Tifare Napoli era tifare per una partita in più del Napoli (anzi, due), con relativi ottimi ascolti, e con relativa rivendicazione dei giornalisti Rai nei confronti dell'azienda a non mollare l'osso del calcio, anche se ormai ridotto alla Coppetta. Tifare Napoli era una speranza, un pararsi il culo, un investimento: se Pandev fa il passaggio giusto, il Napoli magari segna e si assicura altre due partite in semifinale, tutta manna. Pandev purtroppo sbaglia, e che cazzo! (ma in diretta si può dire solo "purtroppo").
Varriale e D'Amico, naturalmente, con il loro commento partigiano non cambiano il risultato di una partita. Ma, per esempio, dipingono per 45 minuti Sneijder come un fuori di testa, e per 90 minuti l'Inter come una squadra un po' così, opposta a un Napoli champagne, scoppiettante, arrembante, jamme! L'Inter - campionato e Champions - è un tipico prodotto Sky, e quindi si inculi. Due partite di semifinale con il Napoli - semifinalista di Coppetta, quindi alfiere Rai - sono un'ipoteca per il futuro di Varriale, D'Amico e l'esercito di Rai Sport.
Sul fatto che poi l'Inter sia un prodotto Sky e che da Sky venga tranquillamente e regolarmente triturata alla prima occasione ("fuorigioco tutta la vita!", ma è un tallone, dai, "fuorigioco tutta la vita!"), costringerebbe ad aprire una discussione che alle 2,40 mi sembra quantomeno fuori luogo.
30/01/2012
LECCE-INTER 1-0
CHI SIAMO?
Che poi, non a torto, potremmo anche andarcene tutti a dormire dicendo che in fondo non è successo niente, che sono sempre 9 vittorie nelle ultime 11, mica cazzi, e che le nostre competitor alla corsa al terzo posto (beh, sì, corriamo per il terzo posto, don't forget) hanno perso o pareggiato quasi tutte, e che quindi siamo lì, sempre lì, con 18 partite ancora da giocare, tranquilli, mica troveremo sempre portieri mascherati che fanno la partita della vitta. Naturalmente, con la stessa flemma potremmo anche dirci che il Lecce ha un piede in serie B e non aveva mai vinto in casa prima di incocciare noi, e che se avessimo vinto a Lecce (noi siamo l'Inter, loro sono il Lecce, con tutto il rispetto) ce ne saremmo andati a dormire al terzo posto, che non sarebbe mica stata una cosa così brutta, invece che quinti, maledizione. E poi che due sconfitte in quattro giorni, magari immeritate ma pur sempre sconfitte, ti lasciano comunque un non so che.
Ma poi, da considerare, c'è anche quello che non accade.
Tipo che sei arrivato al 29 gennaio e, a due giorni dalla chiusura del mercato, non è accaduto niente, niente di niente. Drogato dal ciclo di vittorie te ne resti lì ad assistere ai movimenti altrui, veri e presunti, e non vedi animarsi la casella delle entrate. Eppure ne avresti bisogno, di entrate, e lo sanno tutti, e ce lo siamo ripetuti a dismisura. Ne avresti bisogno in certi reparti, e con urgenza. Di un mese ormai quasi compiuto non ti restano che le chiacchiere - le seghe, se posso permettermi - intorno al falso obiettivo Tevez che è servito a farci credere di essere lì a giocarcela con gli altri. E invece no. Il sospetto è pesante: Tevez in realtà non lo volevamo prendere neanche morti, ma solo far credere che. Una pantomima quasi geniale - gli altri che si agitano e tu che resti lì, facendo offerte e sondaggi ad minchiam sapendo che tanto non lo prendi - ma che adesso ci lascia un po' di amaro in bocca. Tevez non andrà da nessuna parte, occhei, ma da noi non è arrivato (ancora?) nessuno.
L'anno scorso l'Inter a gennaio prese Pazzini, Ranocchia, Nagatomo e Kharja, ringiovanendo la rosa e garantendosi un buon finale di stagione, a tratti ottimo, a tratti ottimissimo. Tenendo conto che l'ultimo mercato estivo è stato tragico (in fondo Alvarez, con tutti i suoi difetti, si sta rivelando l'unica mossa sensata), è da un anno che non facciamo mercato. E potremmo non farne ancora, se non accadrà qualcosa nelle 36 ore che restano.
A Napoli hai perso giocandotela, e non c'è problema. A Lecce - tra sfiga tua e buona sorte altrui - si può anche lasciarci il culo, e non c'è problema, c'est la vie. Ma è il nulla che sta attorno a preoccupare, e parecchio. E' suggestivo che gennaio, iniziato e proseguito con speranze e aspettative sempre maggiori, finisca con due sconfitte. Restano 36 ore, che sono pochissime. Se passeranno così com'è passato il mese di gennaio - ad aspettare inutilmente - allora attendiamo una dritta. Ci dicano chi siamo e dove andiamo. Meglio essere franchi e dirsi le cose come stanno, no?
02:59
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26/01/2012
NAPOLI-INTER 2-0
AI SE EU THI AGO
Peccato. Peccato perché praticamente era già finale (in semifinale c'è il Siena). E peccato perché questa partita persa è stata parecchio meglio di qualcuna pur vinta nella nostra serie d'oro. Peccato anche non aver smerdato Varriale e D'Amico, autori della telecronaca più sguaiatamente partigiana degli ultimi 150 anni. Peccato perchè
la Coppetta è il nostro giardinetto privato da tot anni e un'uscita ai quarti è addirittura clamorosa. Peccato aver fatto giocare uno, nel migliore dei casi, turbato dalle trattative di mercato, se non addirittura già altrove con la testa e con la maglia: l'azione "palla persa più attaccante falciato in area", se non fosse che non h alcun senso, sembrerebbe fatta ad arte tanto è stata platealmente sciocca e dannosa. Peccato aver perso la partita in quel momento lì, insomma, per uno che sarebbe stato saggio lasciare sul suo divano a Milano, stando così le cose. Peccato che la società venda un pezzo pregiato del suo reparto più deficitario, senza ancora dirci se e cosa farà. Peccato uscire un po' così da questo mercoledì: non per quello che si è fatto in campo (anzi, al contrario) ma per quello che si sta/non si sta facendo fuori. Peccato lanciarsi in bellissime rimonte e avere l'impressione che - non bastassero quelli altrui (tipo i rigori non dati) - lo sgambetto ce lo facciamo anche un po' da soli.
00:53
Scritto da: settore
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23/01/2012
CENTROCAMPISTI
LO SCAMBIO
Una interessante operazione di mercato si sta profilando tra Inter e Genoa. L'Inter infatti darà Muntari, detto "il Kucka nero", al Genoa in cambio di Kucka, detto "il Muntari bianco". Nel contempo, per rimediare alla penuria di centrocampisti, l'Inter sta pensando di cedere Thiago Motta al Psg. Prossime mosse: per rafforzare la difesa, è in corso un contatto con la Juventus per Lucio e Samuel in cambio di Bonucci. Quanto all'attacco, l'Inter sembrerebbe orientata a cedere Milito e Pazzini al Boca Juniors in cambio di Martin Palermo, nell'ambito di un programma di ringiovanimento della rosa.
21:24
Scritto da: settore
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