05/11/2009
DOPO KIEV
CI VOLEVA
Ci voleva, sì, ci voleva anche questa: la serata liberatoria in Champions. Avevamo bisogno di un roba così, un'impresa formato esportazione, una partita vinta con i piedi, la testa, il cuore e le palle, quattro organi - anzi sei - che a volte facciamo fatica a coordinare o ad azionare tutti insieme. Non si vinceva da un anno in Europa e le statistiche si erano fatte troppo pesanti per poter giocare serenamente dopo la fottuta musichina. E quindi ci voleva una serata di rottura. Rottura pesante. O una dimostrazione di mera forza tipo con Milan, Genoa o Palermo. Oppure una partita del genere, di pura sofferenza (compresa la nostra, dal calduccio dei nostri divani) ma di grande determinazione. Un secondo tempo pazzesco, con il cronometro che procedeva insensibile alle occasioni che producevamo e sprecavamo a ritmo infernale, eppure lasciandoci (per me è stato così) la certezza che prima o poi sarebbe successo, che il gol maturava, che non era giusto lasciare tre punti in Ucraina in quel modo. Che non si poteva essere così sfigati.
Quando, dopo il gol di Milito, abbiamo lasciato alla Dinamo giusto il tempo di rimettere in gioco a centrocampo e li abbiamo aggrediti in tempo reale, come se ancora stessimo cercando il gol del pareggio, beh, lì mi sono sentito invadere da una specie di fluido magico, tipo Braccio di Ferro quando mangia gli spinaci o tipo Rocco Siffredi quando vede una bernarda. Non so perchè - mancava pochissimo, faceva freddo, eravamo stanchi, dopo tutto quel forcing, le cavallette! le cavallette! - ma era chiaro che avremmo vinto. E infatti abbiamo segnato un altro gol che sembrava una meta in percussione, un gol voluto ferocemente, un gol cercato e costruito come unico epilogo possibile per questo secondo tempo giocato con gli occhi di tigre e i coglioni di acciaio molato. Che poi sei lì che salti come un bambino, abbracci armadi e televisori e nel mentre pensi a quei cazzo di primi tempi molli molli che li ammazzeresti a mani nude, e poi toh, vanno a giocarsi la Champions sottozero e ti inventano 'ste partite.
Potevamo perdere. E sarebbe stata un'ingiustizia folle. Prima di segnare i due gol ne abbiamo sbagliati cinque. Questa squadra, quando vuole, crea una tale massa di occasioni da gol (occasioni vere, reali, con i controcazzi, non tiri da trenta metri alla sperindio) che sembra impossibile guardarla giocare magari per venti, trenta minuti e non vederla inventare niente. Eppure quella palla che non voleva entrare, quei palloni spediti a mezzo centimetro dal palo (e una volta anche contro), mi facevano solo dire: matura, matura. Con una mano sui coglioni, certo, ma avevo la certezza della maturazione, nonostante l'orologio mi desse del povero pirla.
Un deferente pensiero all'olandesino, cazzo, un giocatorone, volesse il cielo che abbiamo azzeccato l'acquisto decisivo, la tessera mancante del puzzle, la figurina di Pizzaballa. Ma anche a Supermario, il miglior cambiatore di partite che esiste in Italia, e forse anche altrove. Al Principe, che la mette sempre. Al Mou e al suo cinque-cinque-cinque. E a tutti gli altri, uno per uno, perché a volte ti senti molto contento di essere interista e ieri sera era una di quelle volte.
01:07
Scritto da: settore
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