03/02/2010
INTER-FIORENTINA 1-0
22:48
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ESSERE SIGNORI
LA TERZA VOLTA
In questi anni di blog ho conosciuto (virtualmente o meno) un bel po' di interisti, di tutti i tipi: alti e bassi, grassi e magri, bianchi e neri, giovani e meno giovani, calvi e capelloni, settentrionali e meridionali, intelligenti e intelligenti (captatio) e anche laici e religiosi. Religiosi veri. Don Stefano una volta mi ha scritto una mail: "Ciao Settore, bla bla bla, mi piacerebbe conoscerti, bla bla bla, magari una volta allo stadio bla bla bla". E io, pensando che "don Stefano" fosse un nick, gli ho risposto (arrossisco ancora adesso) (ma so che lui mi ha perdonato) (gli tocca, del resto) (come ruolo, dico):
"Oh, mai che mi scriva una bella figa".
Comunque don Stefano, dopo questa simpatica gaffe iniziale, l'ho conosciuto davvero. E' venuto lui a Pavia alla presentazione del mio libro, e sono poi andato io a Milano, alla sua scuola, a ripresentarlo a un centinaio di ragazzini simpatici, quelli delle medie, con cui ho poi trascorso un divertente pomeriggio allo stadio quache settimana dopo. Don Stefano - l'ho già raccontato, ma lo ri-racconto - al 92mo minuto di un Inter-Udinese che stava per finire 0-0, seguiva con serena speranza (gli tocca, del resto) (come ruolo, ribadisco) un'azione di Obinna sull'out sinistro, che andava a guadagnarsi un angolo forse per intercessione di don Stefano stesso. Corner, palla in mezzo, Cruz, gol.
"Gaaaaaaaaaaaaaaa".
I ragazzini saltavano come ossessi, e io mi sono girato alla mia destra verso don Stefano - come si esulta con un sacerdote? - per una stretta di mano, un abbraccio virile, un cenno d'intesa. Ma lui (che fino a cinque minuti prima rimproverava con ferma cortesia i più vivaci chiamandoli per cognome) non era più al suo posto. Era sulla scala e saltava, roteando la sciarpa e gridando "Chi non salta rossonero è".
Vabbe', ma che gli interisti sono migliori già lo sapevamo. Vengo al dunque. Don Stefano la settimana scorsa mi chiama e mi fa:
"Senti, domani c'è il presidente da me, premia i ragazzi del torneo scolastico. Vieni?"
Il presidente chi? Napolitano? Bagnasco?
"Moratti, dai, non fare il pirla".
Quindi vado, è ovvio. Mi piazzo nel cortile al seguito del don e vedo arrivare il presidente sulla Volvo d'ordinanza, seduto davanti, con la Milly dietro. Moratti viene circondato dai ragazzi del professionali, un po' troppo esuberanti. Lì per lì mi ha turbato un po' la scena di questo signore 65enne brizzolato che fendeva la calca dei ragazzotti che un po' lo osannavo e un po' no (eufemismo). Poi ci ho pensato: a 15-16 anni ti trovi davanti un Moratti e reagisci come se fossi davanti alla tv, con lo stupore di vedere materializzato un personaggio che a quell'età non sai se esiste davvero, e tu gli vai addosso di default, Moratti o Corona la stessa cosa, devi vedere più che altro se sono veri, e se sono veri - già che sei lì - dirgli "grande" o "vaffanculo" come se fossi davanti alla tv.
Il tragitto per fortuna è breve e si entra nell'auditorium dove i ragazzi delle medie sono più composti e festanti. Moratti è diverso, differente. Ha la raffineria e i milioni che gli escono dalle tasche, compra giocatori e li strapaga, però fa molta beneficenza e se gli chiedono di andare a premiare il torneo della scuola lui ci va perchè è così, un signore, un signore appassionato, punto e basta. Consegna la coppa, stringe la mano e poi (favoloso), mentre il ragazzino di turno se ne va, lui si sporge in avanti e gli dà uno scappellotto sulla nuca. Come nelle foto del sito, uguale uguale. Zanetti, Balotelli o il capocannoniere del torneo della scuola, per lui fa lo stesso.
Don Stefano poi mi fa il regalo che aspettavo. Accompagnamo il presidente e, in una ressa mostruosa di mani che tendono biro e bloc notes, dice qualcosa a Moratti ("presento ... amico ... blog ... libro...") e lui si ferma, mi sorride, mi stringe la mano e mi dice:
"Complimenti!".
E' la terza volta che ci stringiamo la mano. Naturalmente ogni volta è come fosse la prima. E la quarta sarà come le tre precedenti. Sono un volto ignoto, presunto interista, sicuramente amico. E quindi lui mi sorride e mi stringe la mano. Ricapitoliamo:
1) sala vip San Siro, finale Coppa Italia Inter-Roma 2005
2) casa sua, Imbersago, presentazione librone centenario 2008
3) scuola di don Stefano, 2010
Adesso punto in alto. La quarta volta la sogno così: lui che mi stringe la mano e poi, mentre mi volto e me ne vado, mi dà uno scappellotto. Per me sarebbe il massimo. A quel punto mi resterebbero pochi obiettivi nella vita: una maratona a meno di 5 al chilometro, il premio Pulitzer e Beyonce che mi chiede, per favore, di possederla carnalmente (scusa Ste, era solo per dare una dimensione alla cosa) (perdonami) (ti tocca) (come ruolo, dico).
00:06
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