01/03/2010
SETTORE A TOKYO
GAN-BA-REEEE RO-BE-TOOOOH
Minchia, non vi dico la soddisfazione di avere un cazzo di blog (per definizione riconosciuta a livello globale: luogo del www dove uno scrive quello che gli pare) e di prendersi affettuosi insulti da certi che vorrebbero leggere quello che vogliono loro (modalità: facce ride). In fondo in sei fottuti giorni ho fatto 23 ore di volo, 22mila km di spostamento, attraversato 16 ore di fuso orario, dormito approssimativamente 10 ore, mangiato solo giapponese e corso una maratona (42,195 km) a 4 gradi centigradi e sotto una pioggia che ha smesso di cadere solo al km numero 36 di una gara in cui ero uno dei 40/50 italiani al via su 32mila partenti. Non frega un cazzo a nessuno? Mica mi offendo. Però mi prendo del pirla perchè non ho scritto nulla dell'Inter. Vi offro una dolorosa e franca spiegazione:
non ho visto le due partite dell'Inter.
Con mio enorme dispiacere, ero in volo mercoledì durante Inter-Chelsea e in albergo domenica dopo la maratona davanti agli aggiornamenti on-line della Gazza per seguire brandelli di Udinese-Inter. Voi parlate al bar di partite che non avete visto? Io no, di solito, per non fare la figura del pirla. L'Inter ha vinto e sono arcicontento. Ma non ho visto le partite (anzi, per scaramanzia magari ne salto ancora qualcuna per allungare il filotto) e quindi cosa scrivo? Che sono arcicontento?
(disclaimer: da qui in avanti non parlo di Inter, quindi non mi si caghi il cazzo)
Ho appena disfatto la valigia e c'era la roba della corsa ancora tutta bagnata a distanza di ore e ore. Non ho mai preso tanta acqua, così a lungo e così fredda. Non è stata solo una bella vacanza per staccare sei giorni scarsi, e non è stata solo una grande maratona internazionale, ma è diventata in corso d'opera una specie di prova di sopravvivenza. Quindi il tempo stavolta ha contato poco. Ha contato esserci e arrivare in fondo, di riffa o di raffa, mezzo assiderato ma molto soddisfatto. Maratona ignorata dagli italiani e abbastanza irraggiungibile dal mondo (300.000 richieste on-line il primo giorno di apertura delle iscrizioni, che quindi è stato l'unico, giapponesi 9 partenti su 10), ma bellissima e organizzata in modo fantastico. In più, sotto l'acqua, pubblico dal primo metro all'ultimo a gridare gan-ba-reeeeee (you say this to encourage someone who is working hard, such as running in a marathon), cosa che non mi sarei mai aspettato dagli amici giap che reputavo mediamente timidi, se non muffi. Robodou è così diventato Ro-Be-Tooooh (o Ro-Bez nella seconda parte del percorso, mutazione che non mi spiegherò mai) e si è goduto le sue belle emozioni tremando per il freddo ma facendo cose fantastiche, tipo dare il cinque a una ventina di volontari del rifornimento che si sporgevano dai tavoli per allungarmi la mano e sembravano la nazionale nipponica di nuoto sincronizzato in tenuta da lavoro. Comunque i miei complimenti, Tokyo, very good job, un esempio strepitoso di come si organizza una maratona, di come la si ospita, di come la si festeggia.
E siccome questo è un blog, chiudo con i cazzacci miei, tiè. Un abbraccio a D., fratello di maratone, che se non ci fosse bisognerebbe inventarlo. Un bacio a C., la signora delle magliette, ad A., che ha corso per due, e a S., la bussola umana. Un inchino a L., milanese che studia da giapponese, lettore agli antipodi (scambiarsi due mail e darsi appuntamento a Tokyo, voglio dire, non ha prezzo), Milito addicted (come me), per una bellissima cena trasformatasi in un terzo grado su usi e costumi del Japan. Viva il podismo, Inter gan-ba-reeeee.
Per i poveri di spirito che non si fidano (sospiro) (stavo meglio in Giappone), questo è il link (almeno imparate a cercare): il tempo è allo sparo, al quale vanno tolti gli otto minuti che ci ho messo per passare sotto la linea della partenza. Sayonara.
23:55
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| Tag: maratona, tokyo, inter | OKNOtizie |
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