13/03/2010
DOPO CATANIA
GLU GLU GLU
Al confronto, Tonino Guerra è un pessimista leopardiano. Al bar, seduti in cerchio sui trespoli, l'argomento-calcio è presto svaporato dietro birre medie e mojiti e rare disquisizioni tecniche, lasciate alla libera interpretazione dei presenti. Eravamo come l'Inter: un po' brilli, un po' cotti, con la testa a Londra. Tutto questo non va bene, certo, ma perchè prendersela? Quindi le discussioni sono presto virate su usi e costumi del Giappone, mercato immobiliare padano (sezione affitti), 740 dei baristi concorrenti e chi-tromba-chi, per concludere che le donne (non tutte) (una buona parte) (vabbe') (era un crocchio maschilista, questo va precisato) (io peraltro non ho mai nemmeno pensato una turpitudine del genere, ho i testimoni). Ho trascorso il viaggio di ritorno a cercare di capire a chi assomigliasse Gratta. Poi, guardando poco fa il telegiornale, ho finalmente realizzato: a Sarkozy, ma più alto.
Quanto all'Inter, sono successe cose brutte i cui sintomi erano nell'aria già da un po'. La foto sopra dice nel suo piccolo un po' di cose. Intanto, che il Catania ha saputo addirittura prendersi gioco di noi. E poi guardate Zanetti, Sneijder e Pandev: sono lì a guardare il rigore, piantati per terra come dei pali, ai 16 metri, quasi disinteressati allo spettacolo, manco entrano in area: se Julio per ipotesi avesse respinto, Mascara avrebbe avuto il tempo di farsi quattro palleggi e limarsi le unghie. Non avevamo voglia? Beh, fanculo. Si vede che Catania e il Catania non erano scenari e avversari adatti al nostro standard qualitativo ed emozionale, e così l'abbiamo preso in quel posto, zac!, preciso preciso. Giocando una delle nostre partite ai confini con l'orrido, eravamo in vantaggio e con il match point un paio di volte a disposizione. La lezione di Bergamo non è servita, e stavolta ce ne hanno fatte tre. Non meritando, potevamo vincere facile. Meritando, abbiamo perso. Non si giocano le partite così, senza nerbo. Su Muntari stendiamo un velo pietoso: non sono cose da Inter, comunque sia. Ma non è stata tutta colpa sua. Bastava, per esempio, alzare un attimo lo sguardo mentre si era nell'area avversaria. Non è successo.
Tutto questo mi porta a pensare alla caducità delle cose terrene. Al nostro vantaggio ridotto al lumicino. O alla probabile rivitalizzazione di quegli zombie visti mercoledì con grande divertimento in tv. Quelli lì, proprio quelli lì, domenica sera potrebbero essere secondi a meno 1 nel campionato italiano di giuoco calcio Tim. Poi, voglio dire, lamentiamoci del coefficiente Uefa.











