31/03/2012

VITA CAGLIARITANA

LA QUESTIONE SUPERMERCATO

Ormai sono cagliaritano di adozione. Quindi stamattina - splendeva il sole e faceva già un discreto calduccio - sono uscito con giacca, sciarpa e un colbacco che ho trovato in un mercatino di abbigliamento primaverile sardo. Tra i tanti misteri cagliaritani, un altro mi ha turbato le ultime ore: come mai in centro non c'è un supermercato? Mica l'Esselunga Megastore. No, un supermercatino, un Carrefour Express, una roba così, una roba easy. No, perché io sono (ero?) di Pavia, la capitale internazionale del supermercato, e senza un supermercato a portata di mano potrei uscire pazzo. Quindi mi avvicino a un'edicola e faccio la precisa richiesta all'edicolante:

"Scusi, ma perché non ci sono supermercati qui nella nostra bella Cagliari centro, dove ormai risiedo da tempo?"

Lei mi guarda come se le avessi chiesto:

"Scusi, vende droga al dettaglio?"

ma poi mi dà la risposta illuminante:

"E come li apriamo i supermercati in centro se non c'è parcheggio?"

La risposta mi convince assai dal punto di vista urbanistico e commerciale. Al che insisto:

"Dov'è quello più vicino?"

Al che l'edicolante mi dice: vai avanti di qui verso la stazione, poi giri a destra e lo trovi. Cioè, quanto vado avanti? Eia, un chilometro, un chilometro e 50 metri, non puoi sbagliare concittadino mio.

E quindi vado. Io la stazione non la vedo. Mi spiegheranno, ore più tardi, che ce l'avevo sulla sinistra ed era l'ingresso laterale. Vado vado e vado, finchè mi trovo a Sarroch alla raffineria della Saras, dove chiedo alla guardia giurata:

"Scusi, ma dove cazzo è la stazione?"

"Di Sarroch?"

"Ma no, di Cagliari!"

"Eia, devi tornare indietro. Ma sei di Cagliari?

"Eia, da poco"

"Ah, ecco"

"Ma prima o dopo i fenicotteri?"

"Ma no, dopo"

Vabbe', ritorno a Cagliari ma non trovo questo supermercato. A quel punto dovrei anche cercare un posto dove vedere l'Inter domani. Non trovo neanche quello. Sono sfinito e la costopatia algiopatologica mi impedisce i movimenti. E allora basta, andrò a vedere Cagliari-Atalanta, allo stadio Sant'Elia, per visionare Nainggolan e Schelotto. Resta l'incognita su come vestirsi per andare allo stadio in mood cagliaritano. Opterei per piumino, moonboot e una sciarpa di lana grezza che ho acquistato in un emporio peruvio-cagliaritano alla Marina. Ormai maneggio questa città con una disinvoltura che mette in imbarazzo gli stessi cagliaritani. Eia.

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30/03/2012

VERSO IL GENOA

LET'S TOUCH EVERYBODY

Le statistiche pre-gara a volte ti fanno sprofondare nel mondo dei ricordi, anche quelli peggiori. La statistica pre-Genoa ci dice che, nell'era Moratti, l'allenatore subentrante all'allenatore esonerato non ha mai perso la sua prima partita e, anzi, l'ha quasi sempre vinta.

No, non mi offendo. Toccatevi pure i coglioni.

Dunque, nel 1995/96 Luisito Suarez subentrò a Bianchi e l'Inter vinse 4-0 con il Torino. Tiè!

Sempre nel 1995/96, Roy Hodgson subentrò a Suarez e fece un bello 0-0 in casa con la Lazio.

Nel 1996/97 Luciano Castellini, il popolare Giuguaro, subentrò a mister Flanagan e vince 3-2 con il Napoli.

Nella struggente stagione 1998/99, della quale stiamo cercando di rinverdire i fasti, cominciammo col segare Gigi Simoni e accogliere a braccia aperte Mircea Lucescu che esordì con uno scintillante 1-1 a Vicenza.

Lucescu non durò tantissimo. Sempre nel 1998/99 Gli subentrò di nuovo Castellini che piallò la Fiorentina 2-0 (Castellini non scherzava quando subentrava)

Ma naturalmente Castellini era solo un traghettatore. Nel finale della stagione 1998/99 tornò Roy Hodgson e condusse la simpatica squadra nerazzurra alla mai dimenticata vittoria per 5-4 all'Olimpico con la Roma.

Per un paio d'anni non esonerammo più alcunchè. Però, diciamocelo, Lippi andava esonerato prima o poi. Cosa che facemmo sull'orlo della disperazione nel 2000/01. Subentrò Tardelli che firmò la vittoria per 3-1 con il Napoli. Il resto non fu così felice.

Poi non abbiamo più esonerato nessuno fino al 2003/04. Per colpa di Brechet mandammo via a calci in culo Hector Cuper, l'Hombre vertical. La squadra fu affidata per qualche giorno a Verdelli, che fece in tempo a prendersi qualche sberlone in Coppa. Ma questo non vale per la statistica del campionato. Fu invece assunto Alberto Zaccheroni che si presentò con un bello 0-0 in casa con la Roma.

Segue un lungo periodo di serenità (sospiro).

Poi, nel 2010/11, esoneriamo Rafa Benitez e chiamiamo il modello brasiliano Leonardo che debutta con il suo futbol bailado a San Siro, la sera della Befana, inculando il Napoli 3-1.

Anche Ranieri, in questa disgraziata stagione 2011/12, si presenta dopo quel disastro di Gasperini squartando il Bologna in trasferta con un agile 3-1. Poi cederà al peso dell'evidenza.

Adesso tocca a Stramaccioni, che si tocca.

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A CAGLIARI

IL CONCETTO DI FREDDO E CALDO

Se non fosse per due beffe atroci, io qui a Cagliari starei proprio bene. Passo ad elencare le beffe atroci:

1) si avvicina Cagliari-Inter ma io torno a casa prima.

2) sto patendo un gravissimo infortunio al costato. La costatopatia mi costa caro, perché non riesco a gonfiare il petto e quindi a respirare bene e quindi a correre, e qui con tutto 'sto mare e 'sti lungomari sarebbe un paradiso per un podista padano abituato agli argini dei fiumi e alle zanzare. Eppure no, con questa dannata mialgia cazzocostatopatologica sono costretto a farmi delle passeggiate e stop, e la maratona di Milano? Già, la maratona di Milano? Che angoscia.

Detto questo, per il resto tutto bene. A parte che non riesco a svelare un grande mistero che mi attanaglia da quando sono sbarcato a Elmas. E cioè:

perché sono tutti vestitissimi?

Allora, io da Pavia mi immaginavo che a Cagliari mi avrebbero accolto delle hostess cagliaritane in bikini e pareo e mi avrebbero messo al collo una ghirlanda di fiori. E poi mi immaginavo che sarei arrivato in città dove avrei incrociato frotte di persone in Lacoste e bermuda a prendersi un aperitivo sul porto eccetera eccetera. Invece qui trovo gente col soprabito, giacca pesante o addirittura piumino o addirittura in loden tipo Monti. E io che esco la mattina in maglioncino sembro un tedesco. Per non dire di un pomeriggio verso le sei che sono uscito e sono andato in via Garibaldi a prendemi un caffè in camicia (c'erano 21-22 gradi) e dopo cento metri, alla centesima persona in giaccone e sciarpetta che incrociavo, mi sono sentito come quei tedeschi che trovi in sandali e camicia a cinque sotto zero con una birra media in mano.

Bisogna ammetterlo: è un mistero.

Quindi, questa meravigliosa temperatura che per noi padani è un accenno d'estate - dev'essere così - per i cagliaritani è rigida. E quando andranno in giro in camicia qui? Quando ci saranno 32 gradi? Questa cosa non mi dà pace. Evito di andare in giro in camicia per evitare di offendere la morale cagliaritana. Che magari chessò, mi considerano un infedele e mi scacciano dal ristorante. Non lo so, sono turbato. Tra l'altro a volte con il maglioncino sudo e la costomerdaintercostalgia peggiora in un gorgo di dolore e sconforto, io che dovrei correre un casino a due settimane dalla maratona e invece passeggio dolorante in maglioncino, Sant'Efisio proteggimi tu, Stramaccioni proteggimi tu, Milanjuve vaffanculo.

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27/03/2012

VIA RANIERI

LA SOCIETA' DEI STRAMACCIONI

Oggi ho vissuto una giornata felliniana che vale la pena ripercorrere anche per chi non gliene un frega un cazzo delle mie giornate anche se felliniane.

1) Ore 10.30. Pavia, stazione di Pavia. Un uomo solo sotto una pensilina (io). Aspetta un bus che non si palesa. Un minuto di ritardo, due, cinque. Mentre viene colto da pensieri di morte (se non arriva il pullman come faccio a raggiungere l'aeroporto di Linate senza farmi spennare dai tassisti e senza perdere l'aereo?) l'autobus arriva. Scende l'autista e mi apre il bagagliaio. Ci metto la valigia. Salgo. Sono l'unico passeggero. Mi siedo in prima fila come un professore in gita con la scolaresca, ma senza scolaresca.

2) A Linate, colto da una crisi di fame come Visentin sul Pordoi, mi mangio un trancio di pizza leggendo la Gazza. In particolare, le pagelle di Juve-Inter. Sono in netto anticipo. Sfoglio con amarezza l'intera Gazza, poi la ripiego e la metto via. Scendo agli imbarchi. Passeggio in attesa della chiamata quando vedo un tizio nero e atletico e ben vestito e con due borse di vestiti appena acquistati venire verso di me.

E' Eto'o.

Mi guarda, lo guardo. Non so che cazzo fare. Sto per piangere e abbracciargli le gambe urlandogli

"Samuel, torna da noi, anche in prestito"

ma l'orgoglio personale mi frena. Mi scappa un mezzo sorriso, lui mi guarda come se avesse visto uno juventino onesto. E va oltre. Sono paralizzato dall'indecisione. Lo lascio andare o lo rincorro e mi stendo davanti a lui urlandogli

"Calpesta le mie carni, ti prego"

ma mi vengono in mente altre domande, tipo

"Che cazzo ci fai qui?"

ma mentre lui si allontana alla ricerca del gate giusto, non cagato da nessuno, vengo travolto da una scolaresca che lo sta seguendo a debita distanza, ma fottendosene di me. Chiamano il mio aereo e mi metto in fila, con il cuore a Machackachakalalanalamanamana.

3) Sono a Cagliari, presto la mia opera, vado a cena e torno in albergo ignaro di tutto, finchè non mi accorgo che sul cellulare c'erano cinque messaggi di gente persa che mi chiedeva di Ranieri come se fossi il figlio di Moratti. Accendo il pc e realizzo che Ranieri è stato esonerato. Eppure due ore prima - prima di mettere le gambe sotto il tavolo - giurerei di avere letto di Moratti che rispondeva "Penso di sì" alla precisa domanda "Ranieri resta?", ma avevo attribuito la vaghezza morattiana a una semplice causa diretta: la vaghezza morattiana, appunto.

E' la prima volta che l'Inter esonera l'allenatore mentre io non sono a Pavia.

Ed è una situazione sgradevole. E' come quando lasci il tuo paese per qualche giorno e poi vedi al tg che hanno fatto un golpe. Non ho il mio cuscino nerazzurro da stringere, non ho la mia sciarpa in cui avvolgermi, non ho i miei orociok. Assisto allo sfascio dell'Inter da una prospettiva inedita. Sono davanti al mare e l'Inter esonera l'allenatore. E' irreale. Quando l'Inter esonera l'allenatore di solito sto scacciando zanzare o camminando nella nebbia.

Vabbe', parliamo di questa cosa. Secondo me sussistono due elementi in contemporanea:

1) tecnicamente, Ranieri ha inanellato una serie inescusabile di "cose da esonero" e quindi la decisione è tecnicamente giusta, forse ineccepibile

2) sostanzialmente, a nove giornate dalla fine, a stagione completamente sputtanata, questa cosa ha un senso? avrà una utilità? se sì, non bastava un Baresi?

Voglio dire: mi sembra ci sia stata una forzatura. Stramaccioni nel giro di 24 ore vince la baby-Champions e - per questo - diventa allenatore della prima squadra. Mi ricorda quando Monti è diventato senatore a vita e presidente del consiglio nel giro di due giorni. Sono convergenze un po' sospette. Nel senso che dal nulla al tutto, insomma, ci sarà pure qualche via di mezzo.

Ha una prospettiva questa cosa di Stramaccioni? Sarà il nostro allenatore del futuro? Se sì, cosa potrà/dovrà mai dimostrarci in questi ultimi due mesi scarsi di campionato? E se, invece, l'allenatore sarà qualcun altro, 'sto povero Stramaccioni non rischiamo di bruciarlo, di sputtanare un pochino anche lui?

Al termine di tutto questo ragionamento, io la butto lì: tra gente che non verrà, che costa troppo, che è indecisa, o che probabilmente avrà tutti i diritti di cambiare idea (un allenatore top non muove il culo se gli mettono a disposizione una squadra flop), Moratti gioca il jolly, tenta il filotto, si inventa il colpaccio della vita. E cioè: un giovane allenatore, molto economico, rampante e senza pretese. La comodità di avercelo in casa. Magari gli va bene, e sarà il nuovo Mancio. O magari gli va male, e se sarà un disastro si cambierà, sennò può anche darsi che ci vada di culo e vedreno la nostra società fuzzy impostare un minimo di progetto a basso costo e dolcemente low profile. Stramaccioni lo ringrazierà comunque. E poi con quel cognome, insomma, dove pretenderà mai di andare?

Una postilla, doverosa. Speravo fosse finita l'epoca dell'Inter che dice una cosa nel tardo pomeriggio e fa il contrario due ore dopo. Mi sbagliavo.

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26/03/2012

JUVENTUS-INTER 2-0

AGONIA

Naturalmente, avendo perso 2-0 (con la Juve, poi) non ci si può permettere di gioire per avere visto i migliori 45 minuti dell'ultimo anno solare. Purtroppo sono 45 minuti bellissimi che contano zero. Sì, certo, ci dicono che siamo sempre l'Inter, che potremmo giocarcela con chiunque, che sapremmo prendere chiunque a pallate. Però, alla perenne ricerca della metafora di una stagione disgraziata, anche questa partita si presta benissimo. Ranieri ha saputo costruire i primi 45 minuti, non sbagliando nulla, e distruggere tutto nei secondi 45, tirando fuori due dei tre-quattro nostri uomini migliori (l'Obi più scintillante dell'anno, Poli diligente e dinamico) e - casualmente? non casualmente? - i due più giovani della formazione. Perchè, dice Ranieri, Obi si stava stancando e Poli era ammonito. E beh! Poco conta se metti dentro un palo della luce (il Pazzo della luce) e uno che in quel momento non serviva (Faraoni) perchè sicuramente meno in palla dei due che uscivano. Già che ci sei, Ranieri, spiegaci come hai visto il Forlan dell'ultima mezz'ora, ammesso che il Forlan della prima ora ti fosse piaciuto.

Ci toccano altre nove partite con questo ormai inestricabile Ranieri, e saranno nove partite lunghissime. Il mio animo giuggiolone e interistamente democristiano ormai vacilla. Ranieri è una persona dai modi garbati e dalla grande esperienza, sì, certo. Ma avanza in me il dubbio che ormai - complice la non grande scelta a sua disposizione - si stia incaponendo a cercare la trovata dell'anno non trovandola mai.

I 45 minuti migliori degli ultimi 12 mesi non migliorano la situazione, nè rendono meno grottesco il continuo riferimento a un terzo posto da inseguire e da un'Europa League - almeno quella - da non lasciarci sfuggire. Se serve, mi permetto di ricordare che nel girone di ritorno abbiamo fatto 6 punti in 10 partite, e che nelle ultime 13 partite (da Napoli in Coppa Italia a oggi) per 9 volte non abbiamo segnato. Sì sì, inseguiamo il terzo posto. Segnando un gol ogni quattro partite, e contemporaneamente facendosi fare gol su calcio d'angolo come una squadra di Lega Pro, sarebbe l'impresa del secolo. Anzi, del millennio.

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23/03/2012

VERSO JUVE-INTER

SKONCERTOSHI NAKAMURA

(...) Juve e Inter sono la conseguenza di Calciopoli, sono una disputa di fede che non trova pace. Dopo Calciopoli c'è stato soltanto rancore. I complessi di colpa juventini e interisti hanno creato una via di salvezza nel condannarsi a vicenda, uno ha fatto da lavandino spirituale dell'altro. E così ha funzionato. Scalciandosi a vicenda tutti e due hanno dimenticato che due colpevoli non faranno mai un innocente. Però portano consolazione (...) (Mario Sconcerti, Sette, Corriere della Sera, pag. 16)

(...) Più a sud, nell'isola Morotai (conquistata dai marines nel settembre del '44), quindici soldati giapponesi continuarono a combattere fino alla metà degli anni Cinquanta. E soltanto nel 1973, l'ultimo difensore dell'isola decise di abbassare le armi. Era il soldato semplice Nakamura. Egli consegnò spontaneamente alla locale polizia il suo fucile d'ordinanza, ben conservato in un panno intriso di olio e benzina, e cinque proiettili. Rientrato in Giappone, Nakamura cercò, come molti altri combattenti del Sol Levante, di adattarsi ai tempi e di integrarsi nella nuova e tumultuosa società giapponese. Ma non ci riuscì. Morì nel 1976. (da Alberto Rosselli, Le incridibili storie dei samurai scomparsi nel nulla)

inter, juventus

22/03/2012

VERSO LA JUVE

DA QUI A DOMENICA SERA ALLE 23

SONO TUTTE FINALI

Dopo quattro stagioni in cui le partite con l'Inter sono stati gli unici obiettivi stagionale della Juve - oltre allo scudetto 2006, beninteso -, le cose del calcio e della vita quest'anno non ci hanno riportato a una fase neutra e intermedia ma, purtroppo, addirittura alla situazione opposta: la Juve è in corsa per la coppetta e lo scudo e noi abbiamo già archiviato la stagione con zero tituli. E Juve-Inter, per la Juve, sarà domenica quello che è stato nelle ultime quattro stagioni per l'Inter, cioè una potenziale rottura di coglioni. Mentre per noi, quest'anno, è l'ultimo obiettivo stagionale, o il penultimo considerando il derby.

Semprechè, obviously, a questa squadra gliene freghi qualcosa.

Due mesi densi di peripezie mi costringono a fare della gran teoria. Se l'Inter fosse una squadra incasinata finchè si vuole ma carica e incazzata, allora mi verrebbe da fantasticare sullo sverginamento dello Juventus Latta Stadium, un atto di straordinario valore sportivo e morale da perpetrare così, per puro accanimento, anche se la vetta della classifica è più distante del quartultimo posto. Ma la realtà è purtroppo un'altra, e da due mesi ci facciamo calpestare a destra e a manca, prendiamo gol in Coppa a partita finita e dimostriamo l'aggressività di un bradipo sedato, tanto che il nostro allenatore si è messo a piangere come un vitello per uno straccio di azione travolgente + gol al Chievo (mica al Barcellona).

E allora? Domenica sera come la mettiamo?

Ho ancora negli occhi Inter-Atalanta, il nostro nulla, il rigore di Milito che avrebbe intuito anche mia zia. Non è un bel viatico per andare allo Juventus Budino Stadium e cercare di inculare i nostri cari nemici. Non voglio più pronunciare la frase "mi accontenterei di", perchè i nostri beniamini poi ci prendono alla lettera. Spero solo che Cesare Contazzi abbia fatto vedere alla sua squadra la cassetta di Inter-Atalanta. Ecco, se ci sottovalutano in blocco - come ci meritiamo - magari lo scherzetto glielo facciamo. Dai ragazzi: Juventus inchiappettata, Juventus Origami Stadium violato per la prima volta nella storia, salvezza matematica. Tutto in una sera. Dai ragazzi, ché poi non vi rompe più i coglioni nessuno fino a giugno. Dai dai dai dai dai.

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21/03/2012

A FIN DI BENE

MISSIONE (QUASI) COMPIUTA

Eravamo in settanta al Panta Rei e per la causa di Valerio sono arrivati 516 euro, un successone, con conseguente scollinamento verso il maxi obiettivo (qui l'aggiornamento, con i due versamenti da 258 + 258 = 516). A questo punto ci si vede alla maratona di Milano. Grazie a tutti: a chi ha partecipato alla serata e a chi ha partecipato da lontano. In bocca al lupo a Valerio, un abbraccio a quelli della Fondazione De Marchi.

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19/03/2012

INTER-ATALANTA 0-0

SEMIVUOTI

inter, atalanta, milito, ranieri

Già lo stadio semivuoto mi aveva messo una certa tristezza. Poi ci si è messa anche una squadra semivuota, dove il "semi" sta a indicare un qualche segnale di vitalità sparso qua e là nei 90 minuti, e mi duole sottolineare - mi duole per gli altri, intendo - che una discreta percentuale di vitalità continui ad arrivare da uno di 38 anni e mezzo, che non cambia di una virgola ciò che gli succede attorno, che fa sempre le sue scorribande un po' naif ma sembra almeno avere dell'orgoglio residuo. Volendo fare una battuta, potremmo felicitarci del quarto risultato utile consecutivo o del punto guadagnato su Lazio e Parma. In realtà, mi sembra che le battute le facciano gli altri. Leggo di giocatori che dicono "Peccato, meritavamo". Meritavamo che? Ranieri è un signore nei modi, ma che "dobbiamo uscire noi da questa situazione" ce lo sta raccontando da esattamente due mesi, e in questi due mesi siamo usciti da tutto, ma proprio da tutto, fuorché "da questa situazione".

La tristezza è diventata profonda quando ho visto il replay del rigore di Milito. Per l'esattezza, il replay da dietro la porta. Da dove si vedeva benissimo, senza possibilità di errore, che Milito il rigore lo avrebbe tirato esattamente dove lo ha tirato, in quel lato lì, in quel punto lì, a quella velocità lì. Ha fatto un movimento talmente lento e sbilanciato che anche un bambino - anche Filippo, e forse addirittura anche il papà di Filippo - avrebbe intuito e, sdraiandosi come Nerone davanti a Roma che brucia, avrebbe parato con l'ascella. Mi faccio cagare da solo quando approdo ai soliti argomenti populisti, ma guadagnando alcuni milioni di euro l'anno tutti i nostri beniamini, presi singolarmente, dovrebbero avere un moto spontaneo - ricevo un corrispettivo per le mie prestazioni, quindi presto la mia opera al meglio delle mie possibilità - per "uscire da questa situazione". Invece uno tira un rigore da mezza figa, l'altro non se la sente di mettersi sulla fascia, l'altro ancora - Ranieri - si inventa i soliti cambi alla cazzo, tra cui quello del migliore in campo.

Insomma, come si esce da questa situazione? Beh, certamente non rilasciando dichiarazioni surreali. Zanetti: peccato, è stata una gara a senso unico. Nagatomo: avremmo meritato molto di più. Ranieri: sapevamo che avremmo pagato la partita di Champions. No scusa, adesso è un problema giocare una partita ogni 5 giorni? Io ho visto una squadra a cui hanno abbastanza regalato un rigore (il catch, si sa, è una disciplina difficile da interpretare) e che nel finale è stata graziata in modo clamoroso (stesso azione di Poli con il Novara, quindi era un rigorissimo più espulsione del già ammonito Lucio). Da due mesi non riusciamo a uscire da questa situazione, però c'è ottimismo, l'Europa League è a sei punti, il terzo posto è a soli sette punti! Wow! Siamo in corsa per due obiettivi! Ecco, fossi in sala stampa alzerei la manina e prenderei la parola e chiederei a uno a caso?

"Scusi, ma una squadra in queste condizioni sette punti - seriamente, dai - in dieci partite a chi li recupera?"

inter, atalanta, milito, ranieri

All'appuntamento di stasera alle 19.30 al Panta Rei di Milano, via Pasubio, saremo in 70. Grazie a tutti a nome di Valerio e della Fondazione De Marchi.

00:59 Scritto da settore in Inter | Link permanente | Commenti (171) | Segnala | Tag: inter, atalanta, milito, ranieri | OKNOtizie |  Facebook

15/03/2012

LA MARATONA A FIN DI BENE

19 MARZO, ULTIMA CHIAMATA

Per la serata di lunedì 19 a Milano (vi rimando a questo post per la spiega generale) siamo già una cinquantina sessantina. C'è ancora posto, ma fatemi sapere in fretta a settoruccio@gmail.com se vi aggregate. Intanto grazie a tutti, a chi ha già detto sì o ha fatto la donazione alla Fondazione De Marchi (qui il real time della raccolta). Vi aspetto con Valerio, ciao.