22/05/2012

ARISA

BARABAM

In questi giorni di indicibile tristezza

(voglio mandare un abbraccio a tutti gli amici di Ferrara, Modena, Mantova, Bologna, Brindisi. Voglio mandare un abbraccio a tutti gli amici di tutta Italia, e anche a quelli che stanno fuori dall'Italia. Non voglio dire enormità e nemmeno banalità. Non voglio dire cose inutili. Stiamoci vicini, ecco, stiamoci vicini)

c'è una questione sulla quale - lo faccio per creare un po' di sollievo generale, se possibile, anche solo per tre minuti - non ci si è soffermati abbastanza, per ovvie ragioni, ma sulla quale sono state dette una marea di cazzate. La questione è quella dei fischi all'inno italiano prima della finale di Coppetta. No, niente, mi sono deciso a scrivere perchè poco fa ho letto un pezzo su Repubblica in cui il sociologo Domenico De Masi afferma che chi fischiava l'inno all'Olimpico di Roma in realtà fischiava "la classe politica, la crisi economica, la mancanza di lavoro e l'evasione fiscale".

Bum!

Un passo avanti nella teoria seconda a quale, più semplicemente, alcune migliaia di spettatori dell'Olimpico fischiavano il nostro inno nazionale, il simbolo musicale di una nazione intera, l'inno di Mameli.

Ari-Bum!

Ora, come certo saprete, io considero i tifosi - me per primo, illustre rappresentante della categoria dei tifosotti e quindi tifoso al cento per cento - una simpatica risma di decebrati con un topo morto al posto del cervello. Eppure, a nessun decerebrato come me sarebbe potuto venire in mente di fischiare l'inno nazionale 12 ore dopo che una ragazzina di 16 anni veniva ammazzata da una bomba mentre entrava nella sua scuola. Certo, in questi giorni di attentati, terremoti veri e terremoti elettorali faceva più colore parlare di fischi all'inno nazionale, creava più indignazione (come se non fossimo abbastanza tristi e indignati), consentiva di scrivere più articoli e di rilasciare dichiarazioni contrite e fintamente nobili. Nessuno che si sia soffermato sulla vera ragione di quei fischi:

Arisa.

Che poi lei, in realtà, non c'entra niente. La colpa è degli stessi che si indignano per Mameli e invece non si rendono conto di avere provocato questo stucchevole episodio designando Arisa come interprete dell'inno nazionale a cappella in uno stadio (no dico, uno stadio!)

Lo spiego in tre passaggi:

1) mettere a) una donna b) cantante di Sanremo e c) giudice di talent show, oltre che d) personaggio un po' macchiettistico, una specie di cartone animato umano, ecco, mettere questa qui al centro di uno stadio occupato per la gran parte da tifosi uomini, cioè - io per primo - la feccia dell'umanità, un'accolita di rozzi rancorosi personaggi che non aspettano altro che vedere la partita come se fosse l'ultima cosa che vedono in vita, beh, è stato un atto suicida. Ma a chi cazzo è venuto in mente? A cantare l'inno ci mandi un tenore, o un soprano, ci mandi un coro. Non ci mandi una donna con le tette che ballano mentre raggiunge la metà campo e i tacchi 12 eccetera eccetera. Ragazzi, uno stadio! Un luogo testosteronico se ce n'è uno! Una donna-fumetto! Arisa! Ma mandaci la Ricciarelli, mandaci Bocelli. Cazzo, ci mandi Arisa! Non Madonna all'Halftime show del Superbowl. No, Arisa in Coppa Italia.

2) l'inno di Mameli è una marcia. Ora, cantare a cappella una marcia è di per sè un azzardo musicale. In più, l'inno di Mameli ha un vuoto, una pausa non cantata. E lì anche i Manhattan Transfer si sarebbero incasinati, figuriamoci Arisa. Perchè a un certo punto, come noto, l'inno di Mameli non ha più parole ma solo musica, e la musica fa

barabam barabam baraba-babba-babbam!

3) e in quel preciso istante, ecco, quando Arisa col braccino roteante ha invitato lo stadio - come fosse a Sanremo, a X Factor, a un villaggio Valtur o alla sagra del pesce marcio di Montalfeo - a fare

barabam barabam baraba-babba-babbam!

ecco, io mi sono sentito morire. Sono stato male per Arisa. E se avessi avuto per le mani il presidente della Lega, il presidente della Federcalcio o il vero responsabile della scelta di Arisa per cantare a cappella l'inno di Mameli (lo cantava come l'avrebbe cantata una ragazzina delle scuole in prima fila al 25 Aprile), li avrei fatti inginocchiare sui ceci nel cerchio di centrocampo e, reggendogli il microfono, li avrei costretti a cantare l'inno a cappella, anzi no, li avrei costretti a cantare

barabam barabam baraba-babba-babbam!

per trecento volte. Poi voglio vedere se non li fischiavano. Viva l'Italia, viva Mameli, viva Arisa, viva l'Inter, abbasso la Lega Calcio buffoni vaffanculo.

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19/05/2012

BRINDISI

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I libri, i quaderni, le borse. Maledetti figli di puttana.

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18/05/2012

GIUSTIZIA SPORTIVA

COSA DOBBIAMO ALLA JUVE?

Su tutti i giornali oggi è stato un florilegio di verbali e controverbali sulla vicenda del calcioscommesse che coinvolgerebbe Antonio Conte, che secondo tale Carobbio sarebbe stato al corrente dell'accomodamento del risultato di due partite del Siena, la squadra che allenava all'epoca dei fatti. Le voci di questo coinvolgimento erano già emerse parecchie settimane fa, tanto che in una conferenza stampa prepartita Conte, nello smentire tutto, auspicava di essere sentito dai magistrati sportivi per dare eventualmente la sua versione dei fatti. Giusto, legittimo, doveroso. Ma questo non è ancora avvenuto. L'interrogatorio di Carobbio in cui Conte viene citato - tra l'altro per una circostanza piuttosto grave che rischia di andare al di là della semplice omessa denuncia - è del 29 febbraio. Sono passati quasi tre mesi e Conte non è stato sentito. Non è proprio un semplice ritardo: nel frattempo sono state deferite 22 squadre e 61 tesserati - una prima tranche, si dice, lasciando intendere che non è finita qui -, quindi di cose ne sono state fatte. Ma non per Conte.

Premessa doverosa: fino a prova contraria Conte è innocente. Anzi, fino a prova contrarissima. Quale possa essere il grado di attendibilità di gente che scommetteva contro se stessa o cercava di maneggiare partite, vabbè, è tutto da calcolare. Il pentitismo di un calciatore scommettitore ha la statura morale e materiale, chessò, di un Berlusconi ministro della Famiglia. E del resto questo sfacelo del calcio ce lo siamo fabbricato noi, con un sistema di scommesse legali che ha abbassato alla stragrande l'asticella della sicurezza. Condizionare vittorie e sconfitte non è semplicissimo, ma per le varie opzioni over, under, parziali e controparziali una soluzione la si può trovare sempre senza neanche mettere in discussione troppe cose. E questi ragazzotti troppo cresciuti e troppo arricchiti si sono ingegnati un sacco con l'aiuto di qualche vecchio marpione e qualche delinquente di professione. State sicuri che quando ci sarà l'opzione "Peli del buco del culo del portiere di riserva della squadra ospite" ci sarà gente che metterà il valium nell'acqua minerale del compagno di camera e passerà la notte a spulciare la peluria anale per poi passare le informazioni a zingari, bolognesi eccetera.

Ma torniamo a Conte. Lo ascolteranno, lo scagioneranno, lo deferiranno? Boh. Una cosa è certa: la differenza di trattatamento. All'Inter e a Mancini, a quattro giorni dalla fine di un campionato, non risparmiarono quella clamorosa panzana del sarto che naturalmente si risolse con goffi tentativi di scuse e ridimensionamenti. A Conte, e alla Juve, non è stato invece dato alcun disturbo. Dopo un campionato trascorso a emettere comunicati (tranne che sul gol di Muntari) e a rompere il cazzo sulla contemporaneità delle partite, la discreta rottura di palle che poteva essere uno scomodo e imbarazzante interrogatorio è stata rinviata sine die.

Mica sarebbe cambiato qualcosa, eh? La Juve ha stravinto il campionato, chiudendo imbattuta. Incontestabile. Ma non parliamo di punti. Parliamo di calcio in senso lato. Con un certo anticipo sul verdetto del campionato che la riammette in paradiso, la Juve si è ripresa tutto lo storico carico di arroganza con cui da sempre si muove nel calcio. Se l'è ripresa non solo a forza di risultati - e fin qui nulla da dire - ma con la passiva connivenza del carrozzone che qualcuno si ostina a chiamare Lega o Federcalcio, a seconda dei ruoli o delle circostanze. La Juve può tutto, come prima che le ritirassero le Sim. Può parlare di terze stelle con una faccia tosta epocale. Può farsi un baffo - ormai da mesi e mesi - della clausola compromissoria. No, perchè sono andato su Wikipedia per fare questo copincolla

(...) Un esempio noto di clausola compromissoria è quella utilizzata dalle federazioni sportive (ad esempio la FIGC): all'atto del tesseramento, i tesserati rinunciano ad adire la giustizia ordinaria per tutte le controversie inerenti all'attività sportiva, rimettendosi al giudizio degli organi competenti della federazione stessa (giudice sportivo). (...)

per farvi ridere, così, pensando a quello che da non mi ricordo più quanto tempo la Juve fa in tema di scudetto 2006, ricorrendo e controricorrendo a qualsiasi organo giudicante esistente sul pianeta Terra senza mai essere non dico sanzionata, ma almeno censurata. Insomma, cosa cazzo dovrà mai il calcio italiano alla Juve, quale debito deve pagare, quale colpa deve scontare? Ce lo spieghino. Perchè altrimenti sarebbe ora che qualcuno dicesse qualcosa, così, giusto per farci capire. Ma il mondo del calcio è ridicolo a tutto tondo, e appena si spengono le luci e si esauriscono i calendari non c'è nemmeno qualche bella partita con cui distrarsi un po' da questa bella merda.

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14/05/2012

LAZIO-INTER 3-1

SPEGNERE E RIACCENDERE

Vabbe' dai, abbiamo giocato un po' a crederci - non costa nulla, del resto -. Due probabilità su 27 di arrivare terzi, più o meno le stesse di arrivare quarti (e forse, se non ho capito male, bisognava comunque aspettare la finale di Coppetta). Le nostre speranze vere erano finite a Parma e, più in senso lato, a Novara, Lecce e via discorrendo, lungo la Via Crucis di questa stagione. Ecco, magari si poteva arrivare quinti invece di sesti, posizione che invece ci costringerà a giocare due turni andata e ritorno di preliminari in agosto, con tutto ciò che ne consegue. E ammesso che poi la classifica finale del campionato sia davvero questa, ancora al netto di eventuali penalizzazioni. Ma questo non importa. Trovo che il sesto posto sia fin troppo per una squadra che ha perso 14 partite e ne ha vinte 17, meno della metà di quelle giocate. Trovo che arrivare sesti sia un miracolo per una squadra che ha subito 55 reti, 35 più della Juve, cioè un gol a partita più della Juve, e la cui differenza rti sia più 3 (roba da matti. Juve più  48, Milan più 41, noi più 3). Un bilancio che ci porta molto indietro negli anni e che comunque - considerate, appunto, le 14 sconfitte, che sono uno scandalo - ci portano a considerare un sesto posto e la qualificazione a una competizione europea come il gentile omaggio di un campionato osceno: osceno per lunghi tratti  in generale, e osceno il nostro. Finiamo con 26 punti di distacco dalla Juve e con due punti di vantaggio sul Parma. Ecco, appunto: fermiamo i ragionamenti sul passato, fissiamo questa fotografia e non pensiamoci più.

Ora conta soltanto quello che accadrà nelle prossime ore. L'Inter non ha solo bisogno di fare F5, ma deve spegnersi e riaccendersi. Questa maledetta stagione - figlia dei nostri errori, mica di chissà quele complotto plutocratico - può essere preziosa per ricordarsi quelle sette/otto cose da non fare mai più. Rinnovo la mia personalissima richiesta: 1) Ufficialità a strettissimo giro sul nome dell'allenatore; 2) Programmazione, con l'allenatore, della prossima stagione a cominciare ovviamente dal mercato: acquisti, ritorni, partenze; 3) Massima ambizione ma anche massima sincerità e massima chiarezza sugli obiettivi della prossima stagione. Noi non vediamo l'ora di ricominciare, cara Inter, e così speriamo di te.

 

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10/05/2012

LA TERZA STELLA

LEGA NORD TORINO

Berlusconi dice di essere il miglior premier degli ultimi 150 anni. Alcune troie di professione dicono di essere, o di essere state, la favorita o addirittura la fidanzata di Berlusconi. Diversi uomini politici dicono di non sapere che qualcuno gli ha comprato o ristrutturato casa. Altri uomini politici dicono che il tesoriere del proprio partito maneggiava i milioni, non rimettendoli in cassa peraltro, ma loro non ne sapevano nulla. Un intero parlamento ha detto che Ruby Rubacuori è nipote di Mubarak. Io al bar racconto regolarmente che mi trombo Scarlett Johannson, che appena può lascia il set e prende il suo bell'aereo e sbarca a Malpensa e poi si fa portare in taxi al GuglielMotel di Brembate dove affitta la suite per 4 ore. Una famosa squadra di calcio, che ha vinto 30 scudetti sul campo ma gliene hanno tolti (solo) due per note vicende oggetto di processi sportivi e penali, continua a dire che ne ha vinti 30 e non gli si rompa il cazzo.

Era ovvio, ovvissimo (si dice ovvissimo?) che la Juve non avrebbe aspettato molto a sventolare la bandiera con il numero 30 e ad appenderla nei posti più rappresentativi a sua disposizione, in attesa di decidere cosa fare con la maglia. Ma poi, perchè dico "non avrebbe aspettato" eccetera eccetera? La Juve sta continuando da mesi e mesi a comportarsi come la vittima del peggior complotto della storia e a rivendicare i suoi 29 (ora 30) scudetti vinti, incurante degli avvenimenti degli ultimi anni e di una sentenza che li ha condannati a restituire due scudetti viziati dai comportamenti di due terzi della Triade. Non si sono mai fermati, insomma, e la bandiera con il numero trenta è sola la banale e matematica conseguenza che, vinto lo scudetto, è stato fatto 29 più uno. Ma il numero virtuale (quello reale aumentato di due) è sempre stato nell'aria. Che differenza c'è tra ignorare le sentenze, contrattaccare con la bava alla bocca, fare ricorsi e controricorsi, comunicati e controcomunicati, e appendere una bandiera con il numero 30? Nessuna: è lo stesso disegno criminoso.

Si stanno ormai diffondendo leggende metropolitane su quel che succederà, su cosa la Juve cucirà sulle sue maglie e su cosa per reazione cucirà l'Inter sulle sue, in una escalation di cui non si conoscono ancora le proporzioni. L'articolo più chiarificatore l'ho letto sulla Gazza di ieri. Lo riassumo perchè è interessante.

Allora, com'è noto, fu proprio la Juventus a inventare la stella come segno di riconoscimento per la squadra che all'epoca - era il 1958 e il presidente era Umberto Agnelli, papà di Andrea - per prima aveva vinto dieci scudetti. Agnelli lanciò l'idea, ne parlò alla Lega (nel cui regolamento non c'era niente del genere, e niente continuerà a esserci, chissà perchè) che chiamò in causa la Figc che si espresse con un comunicato del maggio 1958 che fu ripreso dalla Lega nel luglio del 1958 che richiamò la precedente delibera della Figc che al mercato mio padre comprò. Ci fu insomma un pacifico rimpallo di delibere: la Federazione deliberò che le squadre vincitrici i 10 scudetti potessero fregiarsi di un "particolare distintivo" , la Lega riprese questa delibera specificando che il distintitivo sarebbe stato "una stella d'oro a cinque punte" e ri-specificando che il permesso arrivava dalla Figc.

Il punto importante è proprio questo: la delibera della Figc. Cioè, ci volle un atto formale per mettersi la stella. E ci volle un atto formale anche nel 1982 per mettersi la seconda, con la Juve che fece richiesta alla Figc e la Figc che accolse la richiesta della Juve.

Cosa farà dunque la Juve? Correrà il rischio di sottrarsi al parere della Figc? Che poi quella della terza stella, come dire, in sè è una cazzata. Ma tutto il resto no: a parte lo sgarbo istituzionale, cucirsi una terza stella vorrebbe dire fottersene bellamente di tutte le sentenze e di tutte le gravi decisioni assunte sul cosiddetto caso Calciopoli. Potrà mai prendersi, la Juve, un rischio così?

Avevo letto da qualche altra parte che anche con la Lega ci sarebbero sommi imbarazzi. Agnelli starebbe per entrare nel consiglio di Lega, e con che faccia si siederebbe a parlare con gli altri? Con la faccia di uno che, in barba alle sentenze e alla Storia, in barba al fair play e al senso sportivo, va in giro con un simbolo che non gli compete cucito sulla maglia? A tutto questo mi ero dato una risposta facile facile. E cioè: perchè, scusate, la Lega non ci ha governati per anni mandando in giro ministri con il fazzoletto verde, gente che andava alle manifestazioni ufficiali con il tricolore e al primo comizio utile ci si puliva il culo? Il fazzoletto verde della Lega, in fondo, non è un po' come la terza stella della Juve? E noi non siamo stati governati da gente che sedeva a palazzo Chigi e contemporaneamente organizzava la secessione? In confronto a tutto questo, la terza stella della Juve non è una simpatica goliardata?

Però la faccenda della Figc mi sembra più seria. Andare contro la Federazione significherebbe uscire di fatto e di diritto dal calcio italiano, e la Juve non se lo può permettere, e neanche il calcio italiano. Quindi penso che la Juve farà come la Lega: farà del gran folklore, ma stringi stringi dovrà piegarsi alle ragioni istituzionale. Farà dei comizi parlando di terze stelle e di numeri 30, ma in sede ufficiale dovrà abbassare le ali. Farà le sciarpe con Inter Ladrona, ma poi con l'Inter dovrà conviverci e giocare.

Penso che con la Nike troveranno il modo di infilare qualche stella da qualche parte. L'orribile seconda maglia di quest'anno ne aveva una enorme, no? Beh, la triplicheranno, un giochetto così, una roba grafica, che sazi le povere menti juventini e non offenda troppo l'ignava Federazione. Il merchandising avrà mano libera. Se per i leghisti esiste la Padania, per gli juventini esisterà la terza stella. Se per i fascisti ci sono i gadget con il profilo del duce e con boia chi molla, per gli juventini ci saranno quelli con i trenta scudetti e i guidirossi con gli spilloni.

Se invece si cuciranno davvero una terza stella sulla maglia, andranno fermati. Figc e Lega hanno permesso di tutto alla Juve in termini di strategia giudiziaria in questi ultimi anni, e la terza stella è anche figlia di questa passività. Beh, a tutto ci deve essere un limite e questo - la terza stella - è un limite.

E l'Inter? L'arma potrebbe essere l'ironia. La coccarda "L'unica squadra mai retrocessa in serie B" di cui si vocifera in queste ore avrebbe una sua verità ineccepibile. Ma la cosa più bella sarebbe scendere in campo - solo nelle due partite con la Juve - con due stelle sulla maglia, simbolo dei 18 scudetti più due, dove quei due sono simbolicamente i campionati 1997-98 e 2001-02 che ci sono stati clamorosamente e impunemente rubati. In quelle stesse due domeniche io andrò al Boccio dove, tra un tempo e l'altro, con l'ausilio di un megafono e alcune diapositive racconterò agli avventori di come trombiamo io e Scarlett, donna dolce e risoluta che si fa 10 ore di aereo per infrattarsi con me al GuglielMotel. Oppure racconterò di quell'anno in cui ho vinto il Pulitzer e il Nobel per la Letteratura, rifiutando il Premio Strega con la motivazione "il Premio Strega mettilo nel culo".

 

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07/05/2012

INTER-MILAN 4-2

TI TE DOMINET MILAN

E NON MI SCANSO, E NO CHE NON MI SCANSO NON MI SCANSO

Abbiamo fatto fatto la cosa migliore: una gran partita (la migliore della stagione, alla giornata 37, e vabbe'), un gran derby. E lo abbiamo vinto, più forti delle avversità, dei gol non visti (oggettivamente impossibile da fischiare, però c'era) e dei rigori che non c'erano (uno scandalo pazzesco, con Rizzoli a dieci metri dall'azione e la visuale perfetta per vedere senza ombra di dubbio l'intervento pulitissimo di Julio sul pallone. E poi ti dicono di non pensare male già al momento della designazione). La mente è tornata al derby di due anni fa finito in nove e che cercarono di fotterci fino all'ultimo secondo: vincere queste partite - vincerle così - è gioia, è orgoglio, è adrenalina, è la risposta più bella a ogni cosa, agli arbitri scarsi, alle tentazioni di scansarsi e ai dolorosi scudetti altrui. L'Inter ha dato pochi segni di vita in questo campionato, e per fortuna li ha dati almeno nei due derby. Il campionato resta questo - 6 punti con il Milan, zero con il Novara, zero con la Juve - e non abbiamo nemmeno la certezza di finirlo con qualcosa in mano. Fotografia esatta della nostra annata, sempre in bilico tra il qualcosa e il niente, sempre a complicarsi la vita ogni volta che sembravamo avere risolto qualcosa. L'onore, almeno quello, è salvo.

Siamo stati decisivi per lo scudetto. Togliendo sei punti al Milan e concedendone sei alla Juve abbiamo spostato l'asse del campionato, almeno il loro. Così come possiamo dire che la Juve non lo abbia vinto stasera grazie a noi: lo ha vinto prima, con 37 partite senza mai perdere e subendo un terzo dei nostri gol, un verdetto incontestabile. Così come, dopo essersi ammorbati di pareggi, va riconosciuto ai gobbacci il merito di essersi ricompattati quando tutto il mondo li dava per finiti ("le squadre di Conte scoppiano a primavera": si, certo, il Siena e l'Atalanta, magari la Juve no) e di avere fatto un finale due spanne sopra chiunque. Sono stati i più bravi nella fase più bella di un campionato per il resto molto mediocre. Un campionato in cui l'Inter è quinta a tre punti dal terzo posto dopo averne combinata di ogni, come direbbe l'ex fidanzata prezzolata del presidente del Milan.

Dai, coraggio. Tra un po' i clacson la smetteranno e dormiremo in pace con noi stessi. Ancora una partita e poi ci riposiamo. Volevo solo dire una cosa a Moratti e Branca: partiamo da qui, da questo derby. E non perché lo abbiamo vinto, ma perché è stata una partita ricca di segnali. Gli ultimi due anni - due anni, mica due settimane - ci inchiodano alle nostre (vostre) responsabilità, quelle delle scelte-non-scelte, delle mezze misure, dei ripieghi deludenti, degli acquisti random. E invece, appunto, partiamo da qua, da questa partita che ci dà una dimensione. Non vi chiediamo Messi e Rooney, tranquilli, ma una cosa sì, quella ve la chiediamo: vi chiediamo scelte nette, progetti che siate in grado di difendere sempre e comunque, solchi ben precisi da tracciare e su cui trascinare noi tifosotti. Scelte precise, motivate, autenticate, a cominciare dall'allenatore. Se sarà Stramaccioni, lo si dica già domenica sera dopo Lazio-Inter, comunque vada. Se non sarà Stramaccioni, si porti a Milano velocemente (non a fine giugno) uno che rappresenti una scelta precisa, totale e incondizionata, anche se dovesse giocare con l'1-1-8. Dopo due anni di allenatori mal sopportati e peggio ancora supportati, deve essere questa la prima pietra della prossima Inter.

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01:02 Scritto da settore in Inter | Link permanente | Commenti (258) | Segnala | Tag: inter, derby, milito, maicon | OKNOtizie |  Facebook

06/05/2012

MILAN

FIESTA

Milan e Barcellona, le Squadre Col Peggior Rapporto Tra Titoli Annunciati e Titoli Effettivamente Vinti Al Mondo, organizzeranno un'amichevole a Buccinasco per l'addio al calcio di Ibrahimovic, in occasione del suo diciassettesimo posto al Pallone d'Oro.

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23:32 Scritto da settore in calcio minore | Link permanente | Commenti (21) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

JUVENTUS

OTTO

Complimenti alla Juve. Imbattuta, 65 gol e 19 subiti. Complimenti per l'ottavo scudetto regolare della sua storia, con cui finalmente supera la Pro Vercelli.

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05/05/2012

5/5/2002 - 5/5/2012

DIECI ANNI

Quando debbo fare un esempio calzante sulla stranezza della vita, più di una volta mi è toccato citare il 5 maggio. E non tanto il nostro 5 maggio - che comunque, in quanto catastrofe, è un generale e prezioso insegnamento di vita - quanto il mio 5 maggio. Perché il 5 maggio 2002 per me ha una sfumatura precisa e sfacciatamente diversa da quella di gran parte degli interisti: non è un giorno da dimenticare, ma un giorno indimenticabile. Quando si entra in argomento, intimamente mi tocca fare un veloce punto della situazione e settare il cervello: ne parliamo in quanto Lazio-Inter 4-2 bla bla Ronaldo che piange bla bla scudetto a puttane eccetera eccetera, oppure ne parliamo come di una sliding door in cui io sono entrato senza nemmeno accorgermene? No, perché è chiaro che senza il 5 maggio io non esisterei. Io in quanto Settore, ovvio. Perché io in quanto Roberto ci sarei ancora, per carità, ma sarei un pochino più normale. Avrei fatto meno cose, visto meno gente, stretto meno mani, bevuto meno birre, vissuto meno emozioni. Ci penso sempre con incredulità. Cosa può provocare una partita, roba da matti. Più che stranezza, è una follia. Ma ogni volta mi piace raccontarla. O raccontarmela come adesso, alla tre di notte, al pc. Il quadretto con la foto e il biglietto è sempre lì, benedetto il giorno in cui l'ho appeso. Lo stacco per fargli una foto. C'è un'ombra nel muro, vuol dire che un po' di tempo è passato. Dieci anni, già. Ma non è una storia del passato, è una storia ancora in corso. Una follia, sì.

Eppure è andata così. Mi ero riavvicinato all'Inter. Fisicamente, intendo. Tornato allo stadio dopo qualche anno di solo divano. Ronaldo ricostruito, l'Hombre vertical, Vieri, lo scudetto che sembrava lì a un passo, che prendeva forma, che era cosa fatta, quasi fatta, vabbe', mancava poco. Gigi, che oggi folleggia a Telelombardia ma che allora come me era più normale, un interista vero e stop,  stamattina mi ha convocato per un caffè "che sono 10 anni, Robè, e domani non posso", e anche 10 anni fa mi aveva telefonato per convocarmi e organizzare la trasferta "perchè non si può non andare Robè, non si può", soprattutto se da 13 anni non vinci il Tricolor. I nostri biglietti comprati il lunedì pomeriggio - il lunedì sera erano finiti -, 88 euro più 9 di prevendita, Tribuna Montemario, Settore 4C, fila 72, posti 34 e 35. Andammo, tornammo il giorno dopo a mani vuote, vuotissime. Stravolti. La sliding door mica l'avevo vista, eppure da qualche parte ci ero entrato.

Lasciando le cose serie e importanti al loro posto, cioè qualche gradino più in su, il 5 maggio 2002 è stato forse uno dei giorni più importanti della mia vita. O se importante è comunque troppo, diciamo fortunato. Fortunato sì, fortunatissimo. Quando cerco di spiegarlo, e attacco con il resto del racconto, vedo sempre occhi strabuzzati. Giuro, è andata proprio così, è cominciata lì su quel sedile, dove ho lasciato un brandello di cuore e dove contemporaneamente è partita un'avventura bellissima. Quando ripenso a Gresko e a Poborsky mi si lacera il petto, ma dura poco. Perchè poi penso a tutto quello che mi è successo dopo. A quello - e qui finalmente torno al plurale - che ci è successo dopo.

Forse l'affetto perverso che mi lega al 5 maggio edulcora un po' il ragionamento, ma credo che da quel giorno sia stato tutto più bello. Un capitolo di sofferenza durato ancora tre anni (fino alla Coppetta che ruppe l'incantesimo) e che ci ha legati ai nostri colori come solo certe traversie possono fare. Perchè vincere è bello, e allora essere interisti è fantastico bellissimissimo e anche facile - vero, papà di Filippo? -. Ma quando perdi, e tutti ridono, e tu perdi di più, e sbagli, e insisti, e perseveri, e sprofondi, e non vedi la luce, allora ci devi mettere del tuo per resistere. E se ci metti del tuo - e se resisti -, poi è più bello, non ci sono cazzi.

Dieci anni di merda mangiata e di giocatori mediocri, di semifinali di Champions in cui non perdi ma esci, di esoneri, sconfitte, figuracce, acquisti da tregenda. Ma dieci anni anche di Moratti e di Facchetti, di Mancio e di Mou, di Zanetti e di Adriano, di Ibra e di Milito, di Eto' e di Recoba, di rivincite morali e materiali. Di vittorie vissute allo stadio, al lavoro e sul divano, di dopopartita davanti al computer o sulle panche del Boccio, a scrivere o parlare per ore di Inter - ah, se il mondo fosse davvero questo: l'Inter come unico grande problema -, a contare i trofei, a cucire coccarde. Sono partito da Gresko e da Poborsky, ma ero anche a Madrid sulla direttrice esatta del tiro di Milito, il gol della sicurezza, l'urlo più disumano che abbia mai cacciato all'interno dell'urlo da stadio più clamoroso che abbia mai sentito. Senza il 5 maggio sarei rimasto un tifosotto normale, grazie al 5 maggio (figuriamoci, l'avrei vista su Sky) ero a Madrid  nel momento esatto in cui si faceva la Storia e tutta la sofferenza di una vita nerazzurra si ricomponeva in una magica serata. Grazie al 5 maggio, dieci anni dopo quel 5 maggio, sono qui con voi a ringraziare - in conclusione -  di essere interista.

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04/05/2012

VERSO IL DERBY

NON C'E' SCELTA

E' chiarissimo che il risultato del derby di domenica sera non potrà che avere conseguenze gravi. Ricapitolando:

1) se vinciamo, consegniamo lo scudetto a quei pregiudicati che per sei anni abbiamo mantenuto in vita con l'adrenalina dei ricorsi, dei controricorsi e degli scontri diretti che - a parte quest'anno, chè sono stati sempre davanti - hanno significato per loro gli unici veri appuntamenti stagionali;

2) se perdiamo, manteniamo in vita a carissimo prezzo - un derby perso - le speranze dei nostri orribili cuginastri, e peraltro senza che perdere possa (diciamo così) servire a togliere lo scudo a quegli altri;

3) se pareggiamo, torniamo al punto 2: sempre meglio che perdere, ovvio, ma un punto non serve a nessuno.

Era ovvio che un derby alla penultima giornata avrebbe avuto conseguenze importanti, anche se - è altrettanto ovvio - ci auguravamo tutti un'importanza attiva, e non questo schifo di importanza passiva, che ci mette nella tristissima condizione di essere destinati alla padella o alla brace, tertium non datur. Faremo felici o gli uni o gli altri, ed è già dura limitarsi a questa considerazione. Gli juventini faranno il tifo per noi in una breve pausa dall'odio e dall'arroganza, e da lunedì mattina ripenseranno a romperci il cazzo e alle terze stelle da ordinare alla Nike.

Quindi, non ci resta che fare due cose:

1) sperare nel Cagliari, che un po' storicamente e un po' cellinianamente è vicino al Milan e odia la Juve (non per niente a Sassari sono tutti juventini: evviva il campanile). Purtroppo una classifica avulsa calcolata dalla Nasa tra diciassettemila possibili intrecci di risultato ha decretato che il Cagliari è salvo, e questo potrebbe togliere un po' di pepe dal culo cagliaritano. Ma anche no: giocare tranquilli potrebbe essere essere un vantaggio contro una squadra ancora sotto choc causa portiere dribblomane.

2) vincere il derby, perchè non ci sono calcoli da fare, proprio nessuno. Se grazie a noi la Juve vincerà lo scudo e beh, che si fotta, si fottano tutti. Sarà comunque un'ottima occasione per ripensare a quanto è stata di merda questa stagione.

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