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29/08/2011

CALCIOMERCATO

DAMMI TRE PAROLE

D'istinto, visto che i calciatori sono in sciopero, avrei chiesto un prolungamento del calciomercato. Così, per passare il tempo. In realtà, come ogni agosto che si rispetti, arrivo alla fine che non ce la faccio più. Quest'anno, poi, il calciomercato è stato particolarmente molesto dal punto di vista linguistico. Tre parole hanno ammorbato l'Italia: top, player e bonus. Le prime due vanno usate in combinazione. Top player. Mi viene da vomitare. Ho ancora negli occhi e nelle orecchie una conferenza stampa in cui Mazzarri ripeteva top player in maniera ossessiva. Top player. Oggi, al termine di un'estate top player, anche l'ultimo dei coglioni parla di top player. Perché poi il virus si propaga. Parlano di top player al bar, in metropolitana. Top player. Ci vuole un top player. Qui serve un top player. O un top player o non se ne fa niente. Bonus invece è un mistero, un'entità incerta che però fa figo mettere in fondo alle frasi. 10 milioni più bonus. 5 milioni più eventuale bonus. 15 milioni senza considerare i bonus. 20 milioni e si tratta sui bonus. Il bonus mettilo nel culo*.

* una delle citazioni sui bonus non è stata letta sui giornali.

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26/08/2011

SCIOPERO

WHO CARES?

La questione dello sciopero dei calciatori di serie A, per me, si divide essenzialmente in due sottoquestioni:

1) Parteggiare tra calciatori e presidenti non ha senso, sono protagonisti ed espressione della stessa gigantesca montagna di merda che chiamiamo "mondo del calcio". E me il mondo del calcio non interessa. A me interessa il calcio: sapete, quel vecchio giuoco in cui 22 persone in mutande e maglietta policroma, disposte su un grosso prato e divise equamente 11 contro 11, cercano di fottersi - come in ogni giuoco di squadra che si rispetti - mettendo di piedi o di testa (talvolta di mano, ma non deve essere evidentissimo) una palla di cuoio pesante 4 etti e qualcosa (se pesa meno di chiama "SuperTele" ed è un'altra specialità) in una grossa rete delimitata da tre assi bianche, dette pali (in realtà, quella in alto, la tangente secante perpendicolare dell'immaginaria retta parallela spostata da un peso immerso nell'acqua, si chiama traversa). Il resto mi interessa molto poco. O meglio: mi interessa, ma non mi appassiona. Non spendo una stilla del mio sudore per farmi carico dei presunti problemi dei calciatori e delle società di serie A. Problemi? Ahahahah. Ma andate a cagare, dai. Dei calciatori penso che sono una massa di approfittatori della passione altrui, il cui massimo interesse - oltre che controllare l'estratto conto - è tatuarsi l'interno degli avambracci e sognare il giorno in cui un miliardario daghestano che ti riempirà di rubli anche il buco del culo. Dei presidenti, penso che sono perlopiù degli emeriti coglioni, o pazzi o disonesti o - in qualche caso - entrambe le cose. Nel caso in ispecie, parteggio sicuramente per i calciatori: pretendere che firmino un paio di norme in cui autorizzano il mobbing nei loro confronti, beh, è chiedere troppo anche per una categoria di milionari ignoranti. La colpa di tutto è dei presidenti, mica solo quelli italiani, e delle leghe, mica solo quelle italiane: pagassero meno i calciatori non ci sarebbe bisogno di contratti nazionali, scioperi e - in generale - figure del cazzo. Il mercato è totalmente fuori controllo e la colpa non è mia. Volete fare sciopero? E chi se ne frega, fate sciopero. Ci sono i mondiali di atletica, di rugby, di pallavolo, di rubamazzetto. Ci sono i cinematografi, ci sono le passeggiate, ci sono i calciobalilla, ci sono i libri, ci sono i dvd, ci sono i cani da pisciare. C'è la Wii. C'è Angry Birds. Ci sono le donne, le donne! Vi ricordate le donne? Quegli esseri cui tendiamo d'istinto, con quelle protuberanze così particolari... Massì dai, le donne. Qualcuno le ricorderà. Ecco. Scioperate pure, barboni.

2) Adesso però voglio che mi ridiate i soldi dei tre biglietti di Inter-Lecce che ho stoltamente acquistato fidandomi di voi, bastardi figli di puttana. Rivoglio i miei 111 euro, o pianto giù un casino.

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15/07/2011

CARA JUVENTUS

TORNA TRA NOI

Lunedì leggeremo, e poi - purtroppo - continueremo a scannarci. Se finirà (finirà? tzè) come dicono, gli interisti saranno ovviamente nella posizione privilegiata di dare uno sguardo piuttosto zen a questa vicenda che ormai ha frantumato i coglioni a tutti. Gli juventini no, lo hanno già annunciato: continueranno, continueranno e continueranno, trascinando un intero popolo su una strada che altri per lui hanno tracciato. Non tutto, per fortuna. Qualcuno di sponda bianconera che come me si è sinceramente rotto le palle ogni tanto lo trovo. Ci guardiamo con rassegnazione e ci prendiamo un caffè, sospirando, mentre i titoli dei giornali ci comunicano che non finisce qui, e andremo in tribunale, al Tar, a Ginevra, all'Aja, forse addirittura al cospetto di Dio.

Io vorrei fare un appello alla Juve e agli juventini, un appello sincero e spassionato: tornate tra noi. Quel che è stato è stato, e non potete negare che il peggio l'ha dato chi vestiva la vostra divisa sociale e usava per voi certe sim. Però basta, è un capitolo chiuso, sono state erogate ed espiate delle pene, è stata radiata della gente ben precisa, si è ripartiti già da tempo, si sono giocati dei campionati, sono successe cose. Ecco: tornate tra noi, e non lo dico con ironia. Tornate. Tornate a pensare al prossimo scudetto, non a quello di cinque anni prima (che non è più vostro e non lo sarà mai più: vi interessa solo toglierlo a noi, che manco l'avevamo chiesto). Tornate a giocare 38 partite, e non solo le due contro l'Inter. Tornate a comprare giocatori da Juve, e non mezze calzette. Tornate a segnare gol, a vincere partite. Tornate in testa alla classifica, anche al primo posto se lo meritate più degli altri (perché la Juve è la Juve). Tornate a vincere scudetti, scudetti veri, senza che si parli di doping o di telefonate: è bellissimo vincere scudetti così, ve lo posso garantire.

Lo dico spassionatamente: a me manca quella Juve lì, la Juve competitor naturale, la Juve che ci vuole strapazzare senza bava alla bocca e senza rivalse di cartone e senza scudetti fake con scritto 29: la Juve che ci vuole strapazzare perchè siamo la Juve e l'Inter, e ci si deve scuoiare di default per essere più forti gli uni degli altri, e poi vedercela con il Milan, e poi con gli eventuali altri (che contano quel che contano, perchè Inter Juve e Milan sono Inter Juve e Milan, e gli altri non sono un cazzo), e poi vincere, vincere partite, vincere scudetti, vincere coppe. Io ne ho pieni i coglioni della Juve che fa i comunicati rancorosi e che si piega su se stessa alla ricerca di cose che non avrà più.  Cose che non avrà più non per ingiustizia divina, sia chiaro, ma perchè - particolare non trascurabile - se le era prese con il dolo (beh, insomma, qui siamo all'Abc: le sentenze bisogna accettarle anche se non fanno piacere). Sono stufo della Juve modalità Sansone & Filistei, perchè sono nell'ordine una Juve che mi fa schifo e una modalità che mi fa cagare.

E qui inserisco un piccolo pensiero anche per il Della Valle, uèlla, lo scarparo che ogni tanto batte un colpo: per il dopo Calciopoli non c'è bisogno nessun confronto e nessun tavolo, non serve nessun maxi-segone e non serve guardarsi negli occhi. Serve che i dirigenti della Juve la smettano di incaponirsi su un passato ormai irrimediabile. Irrimediabile per colpa loro, ribadisco.

Rivoglio la mia cara, vecchia, odiosa Juve. Quella che ci piallava fissi al Comunale e ogni tanto ne prendeva 4 a San Siro. Sono convinto che la rivogliano anche buona parte degli juventini, quelli che preferiscono il profumo dell'erba all'odore delle carte. Il resto è merda, e spero che se ne rendano conto tutti.

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02/07/2011

SCUDETTO 2006

TORINO, ITALIA

CInque anni di storia straordinariamente italiana, nel senso più deteriore del termine. Naturalmente era molto italiana anche la storia pre-Calciopoli, una storia di furbi, di prevaricatori, di disonesti. Ma dal 2006 in poi non è cambiato nulla, siamo rimasti italiani e la storia è rimasta di conseguenza italiana.

Italiano è l'epilogo, una bella non-decisione riparandosi dietro l'istituto della prescrizione che in Italia - la vicenda, rammento, è italiana - ha risolto (tra 10mila virgolette, è chiaro) un sacco di rogne. Non-decisione con rinvio di al 18 luglio, dove probabilmente assisteremo a un'altra non-decisione (ma non precorriamo i tempi, gli italiani hanno fantasia a bizzeffe e magari si inventano una decisione).

Italiano era stato l'avvio, italiano e anche un po' americano, un inizio hard-boiled, un pelino splatter, pena di morte alla Juventus, ma no, radiamola, ma no, C2, ma no, C1, ma no B con 470 punti penalizzazione così retrocedono in C, e via via di questo passo con l'italianissima tendenza a fare le sentenze col bilancino e con il contentino. Dopo qualche mese emergeva già una sottile tendenza al revisionismo che, come una valanga, ha preso corpo di mese in mese. Nel 2006, la Juventus doveva essere sciolta nell'acido. Nel 2011, Facchetti comprava le partite. Italiani, tzè.

In mezzo all'inizio molto italiano e al finale molto italiano, ci sono 5 italianissimi anni dove giorno dopo giorno ci si è sforzati di dimenticare, specialità italiana come la pizza e la polenta taragna. Sentendo lo stesso nastro, ascoltavamo voci diverse. Ma sant'iddio! Del resto, l'ex presunto sinistro Pansa da cinque libri ci dice che i partigiani erano tutti assassini: perchè non dire che la Juventus è stata la sola a pagare in un mondo in cui tutti facevano come lei?

Resta questo il risvolto più pietoso: invece di fare uno sforzo e, cedendo alle evidenze, voltare pagina tutti assieme, no, si continua a ripetere la stessa menzogna perchè tutti la metabolizzino come una cosa ragionevole. Del resto, Berlusconi racconta palle su palle da anni e non mantiene una promessa che è una: perchè non far passare il messaggio che la Juve, in quanto parte di un sistema sbagliato all'origine, non sbagliava perchè sbagliavano tutti?

Nutro - l'ho già detto un sacco di volte, me ne scuso - per lo scudetto 2006 due sentimenti contrapposti. Sportivamente (o tecnicamente, insomma) è una non-emozione: sono della vecchia guardia, mi piace andare a Madrid a ritirare il premio, voglio dire. Sostanzialmente (o eticamente, insomma) è importantissimo, così come lo scudetto non assegnato la stagione prima. E' una linea di demercazione: prima funzionava così, da adesso in poi facciamo che funzioni cosà. Nel rispondere a ragioni tecnico-burocratiche (bisognava dare una classifica al campionato 2006 per dare una fisionomia alla stagione successiva) si operava un risarcimento a carico di una società oggettivamente, pesantemente, clamorosamente penalizzata dal sistema Moggi, depredata e defraudata per anni non in teoria, ma nella pratica di una serie di situazioni di cui grondano rassegne stampa, almanacchi e YouTube.

Per questo, non bisogna transigere su quello scudetto. Perché ha un significato - un significato generale - ben più alto della retrocessione in B della Juventus. Se quell'anno fosse arrivato terzo il Chievo, lo scudetto sarebbe andato al Chievo e nessuno avrebbe detto più niente. Ma è andato all'Inter, e non va bene, non è andato bene dall'inizio, perchè l'Inter doveva solo perdere ed era un bel divertimento per tutti. Che la perdenza dell'Inter avesse cause oggettive - e non solo Pancev, Vampeta o Sergio Conceicao - è un particolare che a non tutti interessa. Poi, in Italia, dopo qualche mese non interessa più niente di default. Dopo qualche mese è già ora di rigirare la frittata. A ripensarci, se lo scudetto l'avessero assegnato al Chievo, l'associazione l'Ego di Verona ci avrebbe sfrantumato il cazzo dicendo che Campedelli manda i pandori a casa degli arbitri.

Alla Juve, che dice che non è finita qui e che il palmares non si prescrive, trasmetto solo il senso della mia profonda pena, umana e sportiva. La nuova giovane dirigenza ha gli stessi rancori di quella vecchia. Ma ve bene così. Continuino a occuparsi dello scudetto 2006, se gli fa piacere. A comprare giocatori decenti e a vincere qualche partita, vabbe', ci penserà magari Oceano, presidente del 2030.

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01/06/2011

SCANDALO

MERITO NOSTRO

Altro che Coppa dei 150 anni, ci dovrebbero dare la medaglia d'oro al valor civile. Scommettevano sul 3-0 di Inter-Lecce, poveracci. Manco se fosse durata 90.000 minuti finiva 3-0. Però adesso basta: facciamo emergere il calcioscommesse, teniamo alto il coefficiente Uefa, vinciamo il campionato del mondo... E che cazzo, facciano qualcosa anche gli altri.

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19:30 Scritto da: settore in calcio, Inter | Link permanente | Commenti (115) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

08/05/2011

SCUDETTO

CLUB MED(RANO)

Da uno che non ha mai nascosto quanto gli stia sul culo Berlusconi e quanto ferocemente disprezzi il berlusconismo e il berlusconesimo, lasciate che vi dica che i toni solennemente risentiti - tendenti all'apocalittico - di certi commenti interisti alla vittoria del Milan mi risultano non meno fastidiosi del fatto stesso, cioè del vedere il nostro caro amato scudettino appiccarsi a quelle orribili maglie. Lo scudetto verrà gettato in politica? Boh, non da me. Non riesco a considerare necessario un legame tra l'uomo più schifoso d'Italia con il risultato sportivo della squadra di sua proprietà. Il Milan ha vinto lo scudetto perché ha fatto più punti degli altri, stop. Ha goduto di favori clamorosi, le avversarie sono state clamorosamente sfavorite? Non mi pare. E quando tiri le somme dopo 36 giornate, o sono successe cose tipo Ceccarini, palloni dentro di mezzo metro ecc., oppure devi stare lì a fare i calcoli con il bilancino nucleare. E quindi dopo un po' ti annoi.

L'Inter ha fatto un punto nei quattro tradizionali big match con Milan e Juve, perdendo i due derby, e questo per me è la cartina di tornasole del nostro campionato. Il Milan ha fatto un girone di ritorno che giustifica lo scudetto, perdendo una sola partita e subendo 6 gol in 17 partite. Tutto questo non cambia la mia visione medranesca dell'Ac Milan e non placa il mio conato di vomito alla vista di Mister Cerone. Ma sportivamente mi sembra un percorso ineccepibile e non riconoscere la vittoria altrui mi sembra un atto di alterigia che non cambia la storia, ma al limite ci fa stare peggio.

Noi, certo, avremmo potuto eccepire qualcosa. Ma dopo cinque anni meravigliosi - l'ultimo meravigliosissimo, il più meraviglioso nella nostra storia centenaria - bisogna che serenamente riconosciamo i nostri errori (l'ingaggio di un allenatore non gradito, il non-mercato estivo, i peccati di giovinezza del nostro secondo allenatore ottimo a infondere l'entusiasmo per inseguire ma pessimo nel capire quando era giunto il momento di gestire).  L'Inter  del derby, di Parma o di Gelsenkirchen (per rimanere all'ultimo mese) è una squadra scippata dello scudetto? Maddai. Così come, santiddio, diamo alle altre squadre la possibilità di comprare buoni giocatori, di azzeccare le scelte e di vincere i campionati. Magari un giorno lo farà anche la Juve (rumore di tuoni). Si chiama sport.

Mi costa, eh? Uh, quanto mi costa. Ma in queste ore ho letto tante cose scritte in rete da ottime penne, e non mi sono piaciute. I milanisti festeggiano e ci sfottono? Beh, ragazzi, cosa pretendete da gente che non vinceva da un po'? Mi sembra naturale. Vogliamo negare le tensioni naturali di un tifoso? Va bene, neghiamole. E poi? Il milanista "puro" starà festeggiando com'è giusto che sia. E' il momento più ovvio e fanciullesco, quello più giusto direi. Gli imbarazzi che immagino nutrano centinaia di migliaia di milanisti nei riguardi del loro padrone e del suo stile di vita e della sua ributtante filosofia politica e morale, beh, quelli restano e sono affari loro (purtroppo anche nostri). Ma la loro squadra ha vinto lo scudetto ed è giusto che festeggino. Io no, pazienza. Mi immalinconisco ma non mi sento macerare dentro. Si chiama - lo ribadisco - sport.

 

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28/04/2011

REAL-BARCELLONA 0-2

LOS LUPACCHIOTTOS

Sì, in certi momenti mi è venuta in mente la Roma, tipo quella della finale di Coppa Italia dello scorso anno,  o comunque quella tradizionale, che normalmente frigna e si dibatte e randella e si contorce. Poi, ovvio, la differenza la fanno i giocatori, e c'è una precisa ragione per cui il Barça è primo in Spagna e giocherà la finale di Champions e la Roma, poveretta, è sesta nel campionato italiano. Ed è anche ovvio che la partita del Bernabeu la vince la squadra che gioca meglio (o che gioca, punto) e che schiera qualche giocatorino immenso tipo Messi o Xavi, Iddio li abbia in gloria.

Però, cazzo, che pena vedere in una semifinale di Champions in mondovisione gente che si rotola se viene sfiorata, o forse nemmeno sfiorata (questo è anche più grave, savasandìr), gente terribilmente recidiva (io sono notoriamente non violento, ma prima o poi qualcuno spaccherà davvero la faccia a Busquets e io offrirò spuma a tutti) che non si vergogna nemmeno sapendo che le sue gesta verranno perpetuate dai consueti settemila replay. Il Real ha fatto cagare, e il Mou ha esagerato nella tattica (tra l'altro, anche la panchina di soli attaccanti era un azzardo tattico), e la partita se punti allo 0-0 è lo specchio fedele delle tue intenzioni, però il Barcellona si dia una sistemata morale. Hanno Messi, Xavi (107 passaggi in una partita) e una decina di altri  campeon, che cazzo vogliono di più?

Messi ha riabilitato la partita, che sarà sempre ricordata appunto per la fantastica doppietta di Messi. Depurata di Messi, è stata una merda con risse, calci, fiction, fajolade. A me piacerebbe - ah, quanto sono ingenuo - che applicassero la prova tv per tutte le sceneggiate. Il Barça al ritorno giocherebbe con Messi, Xavi, Iniesta e la formazione Berretti.

 

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20/03/2011

LA GUERRA

LO SPETTACOLO STA CONTINUANDO

The show must go on. Negli ultimi 10 giorni è stato proprio così. Le spettacolo sta continuando, in effetti, com'è nelle cose. E' continuato mentre in Giappone succedeva l'apocalisse ed è continuato anche stasera, che si faceva zapping tra Palermo e Bengasi con sin troppa naturalezza. E quindi esulti al fischio finale di un Palermo-Milan  (!) sul canale 201, proprio mentre sul canale 100 scorre il rullo dei Cruise lanciati verso chissà dove e si succedono dichiarazioni che fanno accapponare la pelle.

"Potrebbe non servire".

Ecco, questa è la frasetta con cui il nostro premier, che solo qualche mese fa baciava le mani e lasciava piantare tende a Roma a Gheddafi, liquida la faccenda dell'intervento italiano in quella che da poche ore, volente o nolente, è una guerra. Mentre La Russa gioca a Risiko e Napolitano dice che l'Italia farà quel che deve fare, Berlusconi - riferendosi all'intervento diretto dei nostri aerei nelle missioni sulla Libia - dice:

"Potrebbe non servire".

E certo, Silvio, certo. Potrebbe non servire. Speri di sfangarla. Devi bombardare il tuo socio in affari, devi dichiarare guerra alla tua copia-carbone in salsa africana. E quindi ti capisco.

"Potrebbe non servire".

Ecco lo statista, ecco il profilo, la statura, la dimensione, la grandezza dell'uomo che governa questo povero paese. Bravo Silvio, speriamo che stanotte francesi e americani facciano il lavoro sporco, così in effetti

"Potrebbe non servire".

La guerra è un orrore, quello che sta succedendo in queste ore è una sconfitta. E'  sabgue, è morte. Questo sì, caro Silvio, è terrore morte e distruzione. Questo, non i giudici comunisti. Guarda il canale 100, dai, resta sintonizzato, stay tuned. Sei il presidente del Consiglio, santiddio. C'è la guerra, è un sabato sera diverso, mi rendo conto. E noi - noi, poveracci, noi pecoroni come quelle 500 zoccole che a pagamento andavano a sentire le lezioni sull'Islam da un dittatore accolto con tutti gli onori in Italia - abbiamo un premier che dice tre parole, di cui una è un condizionale.

Io mi vergogno di quest'uomo. E dopo una settimana di seghe sull'Unità, io mi vergogno di un paese che elegge, sostiene e magnifica quest'uomo. 150 anni buttati nel cesso. Scoppia una guerra e il presidente del Consiglio dice:

"Potrebbe non servire".

Mi vergogno ma non mi stupisco. Del resto, mentre qualche settimana fa Gheddafi cominciava a massacrare i suoi connazionali, Berlusconi aveva detto:

"Non lo chiamo per non disturbare".

Sì, fa ridere. Purtroppo fa ridere. E' giusto così. Il governo italiano oggi è formato da Berlusconi e da quelli come lui, dai La Russa che non vedevano l'ora di essere ministri della Difesa in tempo di guerra, e dai Bossi che fanno una dichiarazione contro la guerra - quindi, contro gli alleati - ma con una motivazione altamente umanitaria:

"I patti non erano questi, adesso arriveranno milioni di libici".

Sul fatto che ci si massacra e si bombarda a una manciata di chilometri dal nostro bel suolo no, niente. Adesso ho sonno e domani ho una mezza maratona. Copincollo dal Corriere.it dello scorso 28 agosto. Così, giusto per non far finta di non capire perché si baciano mani e si leccano culi, e poi si dichiara:

"Potrebbe non servire".

La premiata ditta Gheddasconi ha una caratteristica tutta sua. Gli affari diretti tra i due sono pochissimi. Anzi, solo uno: Fininvest e Lafitrade, uno dei bracci finanziari di Gheddafi, hanno entrambe una quota in Quinta Communications, la società di produzione cinematografica di Tarak Ben Ammar, l'imprenditore franco-tunisino tra i principali fautori dell'asse Arcore-Tripoli. Il grosso del business si fa per altre strade. Il Colonnello ha messo sul piatto un  po' del suo tesoretto personale (i 65 miliardi di liquidità di petrodollari accumulati negli ultimi anni). Il Cavaliere gli ha spalancato le porte dell'Italia Spa, sdoganando la Libia sui mercati internazionali ma pilotandone gli investimenti ad uso e consumo dei propri interessi, politici e imprenditoriali, nel Belpaese. In due anni Gheddafi è diventato il primo azionista della prima banca italiana (Unicredit) con una quota vicina al 7% (valore quasi 2,5 miliardi) e grazie allo storico 7,5% che controlla nella Juventus è il quinto singolo investitore per dimensioni a Piazza Affari.

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01/03/2011

BARRANQUILLA

IL GIORNO DELLA CIVETTA

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Dopo il polpo Paul, il mondo del calcio piange un altro animale: la civetta di Barranquilla. Ma se per il polpo Paul la morte è sopravvenuta per vecchiaia, facendo imparare a tutto il mondo che le aspettative di vita di un polpo medio non vanno molto al di là dei sei mesi, la vicenda della civetta di Baranquilla è assai cruenta. E quindi metto subito un disclaimer:

questo è un post violento e triste come la storia che racconta. Se volete leggere le solite menate sul Milan o su Ruby, ci vediamo un altro giorno.

Torniamo alla civetta deceduta per morte violenta e per un gesto stupido. Dobbiamo tornare indietro di due giorni. Domenica, stadio di Barranquilla, Colombia. La partita è tra l'Atletico Junior di Barranquilla e il Deportivo Pereira. Al 29' del secondo tempo dalla copertura dello stadio plana in campo una civetta. Pare che sulla copertura dello stadio "Roberto Melendez" di Barranquilla viva da sempre una colonia di uccelli vari che sono diventati nel tempo la mascotte collettiva della squadra. Dicevo, la civetta. Come un piccione a San Siro, la civetta plana in campo, si allunga sull'erbetta e - questa è sfiga - viene colpita quasi subito da una pallonata, rimanendo stordita.

L'arbitro ferma il gioco.

La planata era stata salutata da una mezza ovazione, perché - tipo i vaticini del povero polpo Paul - quando una civetta atterra in campo a Barranquilla di solito l'Atletico vince. E siccome l'Atletico era già in vantaggio, la civetta sembrava aver posto il sigillo alla vittoria. Però arriva la pallonata e pum!, la civetta finisce knock down.

L'arbitro, ribadisco, ferma il gioco.

L'arbitro cerca un cenno d'intesa nel volto dei giocatori. Come dire: adesso portiamo fuori la civetta e riprendiamo. Ma tale Luis Moreno, difensore panamense del Deportivo Pereira, per velocizzare le operazioni arriva come un forsennato e molla un calcione alla civetta, buttandola fuori campo.

La scena brutale sconvolge lo stadio. Parte un coro "assassino assassino" nei confronti di Luis Moreno, che a fine gara sarà anche denunciato dalla polizia. L'arbitro consegna a bordo campo la zampa staccata dal calcio. Arriva Carlos Tapia, un veterinario, e si prende cura della civetta. Praticamente la rianima. La porta nel suo studio. Emette un primo bollettino medico in cui dice che, nonostante la gravità della situazione, sta dando segni di ripresa. Ma poi, ieri sera, il peggioramento. La civetta muore.

La partita finisce 2-1, ma Barranquilla se ne frega e piange la civetta. Luis Moreno si scusa in una maniera un po' berlusconiana: "Sono molto dispiaciuto. L'ho colpita perchè riprendesse a volare". Eggià. I dirigenti del club hanno annunciato che la civetta morta sarà imbalsamata e collocata in una teca di cristallo che sarà posta nella hall dello stadio, ''a permanente ricordo della violenza che ha subito''.

se non ci credete, è tutto documentato qui

25/02/2011

CALCIO VERO

SUMA E VIGANO' GHE LA FAN NO

UPDATE: ha perso 0-1 con un gol di testa all'89' fottuto minuto.

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Per fortuna il mondo del calcio non è fatto solo di squadre di proprietà di squallidi sostenitori di dittatori liftati, nè di richieditori compulsivi di scudetti indietro. Per fortuna - a parte l'Inter - ci sono anche squadre come il St. Pauli.

Il St. Pauli è una squadra adorabile per una lunga serie di motivi. Intanto, non ha mai vinto un cazzo, ma niente niente niente, neanche un Birra Moretti, e lo trovo a suo modo meraviglioso. Poi ha la maglia bianca e marrone (unico caso al mondo, penso). Poi è la seconda squadra di Amburgo (sta in serie A un anno o due e poi retrocede e ci torna dopo 15 anni di stenti, mediamente) ma vive con grande dignità questa sua condizione di seconda squadra, e dieci giorni fa nel derby gliel'ha messa in culo a quei fessi dell'Amburgo con un gol di Asamoah (uno dei 700 Asamoah in circolazione, non chiedetemi quale). Poi ha uno stadio molto piccolo e molto in centro, in mezzo al quartiere a luci rosse e quindi in un contesto allegro, informale e culturalmente frizzante. Poi vive costantemente con le pezze al culo (una volta hanno fatto una specie di azionariato popolare con le magliette, e ne hanno vendute tipo 200mila) ma trova il modo di non fallire e fa anche beneficenza.

Vabbe'. Adesso è in Bundesliga, circa a metà classifica, naturalmente assai vicino alla quota retrocessione, ma con la soddisfazione impagabile del derby - voglio dire, potrebbero anche retrocedere, la missione è compiuta (un po' come succede alla Juve con l'Inter) -. Domani hanno la partita con l'Hoffenheim (dev'essere una specie di Cesena tedesco) e hanno un enorme problema. Nelle ultime due o tre settimane si sono infortunati Rothenbach, Thorandt, Eger, Oczipka, Lechner e soprattutto Morena. E chi cazzo sono?, direte voi. In effetti fino a un paio d'ore fa l'avrei detto anch'io, ma poi mi sono informato e ho scoperto che sono tutti difensori. E' un po' come se all'Inter si infortunassero contemporaneamente Samuel, Ranocchia, Cordoba, Cambiasso (che è uno che si adatta) e squalificassero Maicon.

(so che questo paragone sarà particolarmente apprezzato e colpirà le vostre fragili menti)

L'allenatore Stanislawski (giuro, non sto scherzando: si chiama così) (è uno famoso per le sue recite in panchina) ha quindi quattro difensori di ruolo disponibili. Pochi, per una squadra che giuoca con il 3-5-2, con il 5-3-2 o in certi finali di partita con il 7-2-1. Naturalmente il mercato è finito, ma se anche fosse in corso il St. Pauli non avrebbe granchè a disposizione per comprare qualcuno. E quindi Stanislawski (uno che ama i colpi di scena) prende la decisione:

convoca l'addetto stampa.

Io lo trovo bellissimo. Pensate se Allegri convocasse Suma, o se Leo convocasse Viganò. Da noi non potrebbe mai capitare una cosa così. Ma al St. Pauli sì. L'addetto stampa si chiama Hauke Bruckner, ha 31 anni, sa giocare a pallone (era nelle giovanili biancomarroni) (biancomarroni, ja) ed è  molto contento di questa cosa. Questa settimana si è allenato con la prima squadra e con l'Hoffenheim andrà in panca, pronto a subentrare caso mai i difensori superstiti (Zambrano, Gunesh, Volz e Kalla) si facessero saltare qualche legamento o si stirassero il quadricipite femorale. E' fantastico. E' il sogno di tutti noi, no? Squilla il cellulare, è Leonardo che ti dice parlando a raffica:

"Senti, adesso non ti sto a spiegare, sono nei casini, ecco, in quale vertice del rombo potresti eventualmente giocare?"

 

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(il mio nuovo idolo, Holger Stanislawski)

 

12/02/2011

ROONEY

WONDERFUL

C'è qualcosa di più bello che vincere un derby con un gol così?

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10/01/2011

IL PALLONE D'ORO

A PUTTANE

Metti insieme i giornalisti di France Football e i 416 ct e capitani del Fifa World Player e viene fuori questa chiavica da vergognarsi fino al 2025. Dunque, ditecelo subito: il Pallone d'Oro si è trasformato dal premio al miglior giocatore dell'anno solare (truccato, cencellizzato finchè vuoi, ma aveva un senso) al premio a un "giocatore di calcio oggettivamente molto forte"? Bene, se è così non staremo più a farci le seghe per mezza stagione: lo vinceranno sempre Messi e Cristiano Ronaldo, ad anni alterni. Del resto la democrazia ha i suoi guasti: in Italia votano troppi coglioni, per dire, e al Pallone d'Oro votano Trapattoni e il ct delle Samoa Americane, Casillas e il capitano delle Maldive, e il loro voto conta uguale. Quindi, giusto così. Diventa un premio alla cazzo, come quelli che trasmettono in tv dopo la mezzanotte, non so se li avete mai visti, documentari Luce dell'era moderna. Messi è un campionissimo, ovvio,  ma quest'anno è stato sbertucciato in Champions e ha visto i Mondiali in tv. Milito non è stato compreso nei primi quaranta, Sneijder (secondo ai Mondiali e primo in tutto il resto) non è stato compreso nei primi quattro, i due migliori giocatori della Spagna non sono saliti sul gradino più alto del podio nell'anno in cui la Spagna vince uno storico mondiale. Il Pallone d'Oro France Football aveva sempre premiato un calciatore campione del mondo (tranne i sudamericani quando erano esclusi dalle votazioni). Bene, contenti tutti?

Peccato, perché oggi il calcio mi aveva dato un'emozione inconsueta. La cosa del terzo gol di Cavani l'ho trovata meravigliosa. Nell'era del calcio Sky e delle telecamere fino nel buco del culo, per circa venti ore non si è capito bene se Cavani aveva segnato un gol di testa o di tacco, quindi con le estremità opposte del corpo - testa o tacco? dai, assurdo e bellissimo -, un gol splendido e diventato di botto misterioso, come se con il colpo dello scorpione si fosse cercato di renderlo ancora più bello (i napoletani non si possono arginare). Alla fine una commissione scientifica, alla visione del millesimo replay, ha stabilito che il gol era di testa. Applausi. A tutti meno che all'Inter: non lo avevamo praticamente preso, prima di farcelo fottere?

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