29/08/2010
VITA DA NON-ATLETA
IL POLPO PAULINO
Ieri sera, sabato, poco prima delle ore 24 stavo complimentandomi con la cuoca per la tenerezza di un polpo al vino rosso, che celebravo in maniera barbara finendo a canna una weizen dei fratacchioni bavaresi. Mentre vivevo con nonscialàns questo bel momento di vita e di gastronomia, mi sfuggiva lo sguardo sul mio orologio da polso. E non ero tanto colpito dal fatto che fosse mezzanotte, quanto dalla data. Il 28 cominciava a dare spazio al 29. Cosa dovevo fare il 29? Già, cazzo: cosa dovevo fare il 29?
Al che, in un attimo di lucidità, mi veniva in mente che avevo una corsa. Oggi, domenica 29, alle ore 9. Minchia, dicevo tra me e me mentre pensavo a quanti tentacoli avevo mangiato e a quanta birra avevo bevuto. Considerando che la notte precedente - quella del mesto ritorno dal Principato di Monaco - avevo dormito tipo quattro o cinque ore, e che l'immediata vigilia (nove ore prima!) la stavo vivendo mangiando polpo e bevendo birra trappista, mi stavo già immaginando come sarebbe stata la mia corsa: una cosa vergognosa e ridicola, al termine della quale mi avrebbero tolto la licenza podistica e mi avrebbero squalificato per sei mesi per condotta lasciva.
Dopo sei ore scarse di sonno la sveglia suonava impietosa, e alcuni minuti più tardi mi avviavo al malinconico appuntamento con il mio socio podista. Nelle vie deserte della città venivo assalito dai più foschi presagi: mi ritirerò dopo trecento metri, o sverrò come Dorando - ma dopo solo un paio di chilometri - o morirò come Enrico Toti tirando il Garmin contro il nemico. Per fortuna la trasferta era breve (la gara era in un paese a sei o sette chilometri da Pavia) e, arrivato al tavolo delle iscrizioni, cercavo di convincermi che mi sentivo bene.
In realtà, durante il riscaldamento mi accorgevo di avere due plinti di cemento al posto delle gambe, e un pallone geostazionario al posto dello stomaco, e una zavorra da mongolfiera al posto della pancia. Mi trascinavo per il paesino dove alcuni autoctoni mi scambiavano per Michael Jackson durante il suo proverbiale moonwalk, però in avanti.
Comunque ormai ero lì, mi ero iscritto e vaffanculo. Vado alla partenza, pum!, e parto. Nei primi 500 metri sembravo un uomo alle prese per la prima volta nella vita con la pratica della corsa. Ma il fatto di essere sopravvissuto al primo mezzo chilometro mi dava fiducia. E quindi superavo Ponte, e poi Mottisoli, e poi Bon Jovi, e poi Banati (che parte sempre piano) e poi addirittura Princi. Dopo un chilometro e mezzo tutti i miei tradizionali competitor (categoria podisti decorosi) erano tutti dietro tranne uno, Possanzini.
Quindi mi metto alla caccia di Possanzini. Lo marco stretto per un po', poi lui allunga e decido di lasciarlo sfogare. Nel frattempo Banati fa la sua solita remuntada, ma io nel lasciarlo sfilare supero in maniera del tutto inaspettata Cristoforo (che di solito mi batte) e poi anche Puntuti e Aziz, che mi battono sempre ma si vede che sono appena tornati dalle vacanze. Tutto questo si svolge a metà gruppo. Quelli forti non li vediamo neanche più, but who cares? Ormai il fatto sportivo della giornata è tutto qui, nella sfida tra Possanzini e Settoreh.
E' verso il quinto chilometri che il polpo, che per simpatia chiamerò Paulino, comincia a fare capolino e vuole uscire dal mio stomaco. Ma che cazzo, dico io, sei morto, ti ho mangiato, non mi rompere i coglioni. Eppure sento che si agita, questa merda di Paulino. E Possanzini allunga. Continua a girarsi per vedere dove sono. E probabilmente gode, perché io perdo metro su metro. Polpo del cazzo. E in un momento di particolare difficoltà mi appare questa scena: vedo Paulino sguazzare nell'acquario del mio stomaco intorno alle fototessere mia e di Possanzini, e poi abbracciare quest'ultima. E vedo centinaia di giornali, tv e siti internet dare la notizia:
"Settoreh è fottuto, vince Possanzini. L'ha detto Paulino".
Verso il settimo chilometro torno in me e comincio piano piano a rimontare, ma ogni volta che mi vede a tiro Possanzini allunga. Gli arrivo anche a cinque-sei metri, ma lui scatta. All'ultimo chilometro vengo raggiunto da due tipi mai visti. Mi lascio superare e mi aggancio al treno. Il mio piano è subdolo e fantastico: mi nascondo, stringo i denti, raggiungo Possanzini e lo inculo. E infatti mi avvicino, mi avvicino, mi avvicino... ma lui a un certo punto si gira, mi vede e allunga. Basta, rinuncio: mancano trecento metri e lo lascio andare. Possanzini mi fotte cinque punti, ma io taglio il traguardo tra gli applausi della folla*. Mi fiondo al tavolo del tè e me lo trangugio sentendomi inaspettatamente vivo.
La morale della gara di oggi è: la vita d'atleta è una mistificazione dei produttori di pasta integrale, e se volete mangiare un chilo di polpo e bere un litro di birra nove ore prima della gara, beh, si può.
*non è vero. Mi ha applaudito solo un anziano compagno di squadra, così, per simpatia.
16:51 Scritto da: settore in podismo | Link permanente | Commenti (198) | Segnala | Tag: podismo, corsa, polpo, montecarlo, inter | OKNOtizie |
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29/04/2010
RITI PRE-GARA
LA CLAMOROSA VICENDA
DI CLARK "SETTOREH" KENT
Ansia prepartita. C'è chi non dorme, chi si ammazza di cibo, chi litiga con tutti, chi entra nel tunnel, chi si imbosca. Io avevo deciso di andare a correre. E vabbe', direte voi, bella forza, che originalità. Certo, sarebbe stato normale. Ma io non sono andato semplicemente a correre:
ho fatto una gara.
A 18 chilometri da casa mia si disputava alle ore 20 del 28 aprile una corsa su strada competitiva sui 6 km, valida per il campionato provinciale Uisp. Ho trascorso alcuni giorni a fare calcoli chilometrici e cronometrici, oltre che a esaminare la questione sotto un profilo squisitamente umano e psicopatologico. La questione era seria: è giusto, nella sera della partita più importante del secolo, andarsene a fare una gara come se nulla fosse? Al termine di complicati ragionamenti che per brevità ometto, alla fine optavo per il sì. Perchè stare in casa a mangiare orociok (o gocciole) a nastro, quando almeno fino all'inizio della partita posso essere occupato in qualcos'altro?
Mi recavo quindi nella località sede dell'importante appuntamento agonistico, sicuro che la contemporaneità della partita averbbe tenuto lontani un po' di amici/nemici runner. E invece c'erano praticamente tutti. L'obiettivo principale della serata a quel punto non era (solo) gareggiare, ma parcheggiare la macchina vicino al traguardo e con il muso puntato in direzione Pavia. Trovato finalmente un posto adeguato, il resto della serata dipendeva solo da me e dalle mie capacità atletiche e agonistiche (frase altisonante che sognavo di scrivere da alcuni anni).
Pum! Già alla prima curva calcolavo che facendo i 6 km a 4' 30" al km ci avrei messo 27 minuti. Avrei quindi chiuso la mia gara alle 20.27 ora italiana, proprio mentre comincia il rosario dei superspot. L'inizio della gara era una corrida, tutti sparati a ritmi che di solito non mi si confanno. Ma, inaspettatamente, reggevo. No, anzi, precisiamo: brillavo. 4' 01" il passaggio al primo km, una roba superlusso per me e i miei ritmi più barcelloniani. Anche il secondo km lo chiudevo in 4' 10", e quindi mi stupivo di questo mio arrazzamento podistico finchè, rimuginando tra me e me, ne trovavo l'ovvia ragione:
sto andando forte per arrivare prima (non primo, prima) e scappare a vedere l'Inter.
Non avevo mai avuto un obiettivo così succulento, evidentemente, perchè stavo correndo come un ossesso rispetto alle mie gare-tipo. Finchè verso il terzo km la strada finisce, comincia lo sterrato e io vado un po' fuori giri. Un po' tanto. Ma ormai i miei competitor sono tutti dietro, abbagliati da questa mia partenza folle, e quindi stringo i denti e cerco di rimanere in bolla. Scendo a 4' 30", ma resisto. Dopo un po' riparto. Poi nell'ultimo km mi stronca una salitella che sembra il Pordoi. Mi sento svuotato. Entro in paese. C'è gente fuori dai bar che, aspettando l'Inter, ci guarda come se avesse visto una mandria di zebù direttamente da Discovery Channel. Lo sprint finale è drammatico. Raccatto un paio di colleghi con il cucchiaino, ma altri superano me. Cento metri finali. Pant pant pant. Arrivo.
26' 10", 4' 20" al km di media.
E qui si concretizza il mio piano. Passo il traguardo, rallento ma non mi fermo. Niente ristoro, niente pacco gara, niente saluti, niente convenevoli. Continuo a correre fino alla macchina. Telecomando. Apro il baule, cambio di maglietta in movimento. Mi siedo, cinture, accendo, parto.
Alle 20.49 ero seduto sul divano di casa. Il resto è storia nota.
19:23 Scritto da: settore in Inter, podismo | Link permanente | Commenti (63) | Segnala | Tag: calcio, inter, champions league, barcellona | OKNOtizie |
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25/04/2010
VERY FIT
GOCCIOLA
Ieri ho fatto una cazzata alimentare, concettuale e psicopatologica. Sono andato allo stadio dove ho mantenuto un regime alimentare impeccabile, tornando a casa mi sono fermato a un MacDrive a dare sostanza alla mia soddisfazione e poi durante la sera/notte mi sono esibito in una regressione che potrebbe interessare Paolo Crepet, Vera Slepoj, Gianna Schelotto e forse anche Michele Cocuzza:
mi sono ingozzato durante la replica di Inter-Atalanta.
Ora, un conto è mangiare Orociok come Poldo Sbaffini durante una partita in diretta. E' nocivo, ma normale. Ma cosa significherà (non avevo Orociok e nemmeno i ChocoLeibniz , gli Orociok dei ricchi) mangiarsi mezza confezione di Gocciole durante una partita in differita, e che avevo appena visto allo stadio?
Così alle due ero ancora sul divano a guardare il soffitto come Pepe Carvalho e a interrogarmi: quanto cazzo manca alla fine di questa cazzo di stagione? Starò impazzendo? Ce la farò? Dovrò andare in una clinica a disintossicarmi come Tiger Woods? Ci sarà una clinica per interisti da qualche parte? In qualche luogo atroce, dove sedimentare la propria agitazione? Chessò, Villar Perosa?
Il problema era anche un altro. Stamattina alle 9 avevo una gara (11 km) e alle 2 ero ancora sveglio e pieno di Gocciole. Così, oltre a immaginarmi in una clinica dove mi facevano vedere porno in loop per disintossicarmi dall'Inter, mi immaginavo anche alla linea di partenza della gara con una grande pancia zavorrata e zero forze. La sveglia è suonata puntuale alle 7 ma io ero già cosciente da un quarto d'ora. Insomma, non ho dormito una cippa. Ma questa per me non è una novità. Dormo sempre poco prima di una gara. Certo, di solito non mi sparo in vena le Gocciole. Di solito pasta e insalata. Di solito. Questo finale di stagione mi sta stroncando.
Pum! Si parte. Nei primi duecento metri valuto se ritirarmi, poi vedo che procedo con una certa disinvoltura e vado avanti. Vado, vado, vado. 4' 20" il primo chilometro, al termine del quale mi rendo conto che non ho ancora vomitato nè accusato crisi di nessun tipo, compreso quella esistenziale. Anche il secondo chilometro lo faccio sui 4' 20" e al quel punto mi dico:
"E che cazzo!"
Il terzo chilometro lo corro raccontando a un mio compagno di squadra la maratona di Tokyo. Al quarto chilometro mi accodo definitivamente a un gruppetto compatibile. Un po' di elastico fino al quinto, poi al primo passaggio dal traguardo mi esibisco in uno sprint e lascio la compagnia. Nel secondo giro ne rimonto altri quattro o cinque e chiudo in crescendo: 49' 11", 4' 28" al chilometro, che per me è già una scicchieria, ma se consideriamo che non ho dormito, ho mangiato Gocciole e due settimane fa ho corso una maratona è una schiccheria doppia, forse tripla.
Dopo l'arrivo noto che un compagno di squadra mi guarda e ride. In quel momento ho pensato: che strano modo di ridere, sembrerebbe quel cazzo di risolino che può avere un romanista quando vede un interista. Ma siamo in Padania, io sono padano, il mio amico è padano, e allora ho pensato che al massimo poteva avermi cagato un piccione in testa. Lui continua a guardarmi con il risolino ma io non ho segni apparenti di anomalie. Finchè al culmine della curiosità glielo chiedo:
"Amico, perchè mi guardi e ridi?"
"Eh, sono romanista".
Concludo quindi sottolineando due cose: a) non ti puoi fidare di nessuno; b) ci si può ingozzare di Gocciole davanti a una partita in differita e correre sotto i 4' 30" la mattina dopo.
12:31 Scritto da: settore in podismo | Link permanente | Commenti (318) | Segnala | Tag: podismo, corsa, chilometri | OKNOtizie |
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13/04/2010
INTER & MARATHON
CULO (NO, COSI')
Mi sento fortunato. Parlo del podismo, ecco. Voglio dire: l'Inter si incula due punti a Firenze e si fa sorpassare dalla Rometta facendosi rimontare un punto a partita per 14 partite di fila? Cioè, uno normale ci passa sveglio le notti, mi sembra il minimo. Uno un po' anormale, tipo me, invece si alza, prende la macchina, va a Milano, parcheggia a Famagosta, prende i mezzi gratis mostrando il pettorale ("Aspetti, le apro") (cazzo ragazzi: "Aspetti, le apro"), arriva a Rho Fiera, aspetta il pum! e si fa 42 chilometri e 195 metri a piedi (correndo, per essere più precisi).
Questa è una bella fortuna, quasi culo direi. Culo. Culo. Sottolineo questa parola. Perchè correre 42,195 km è farsi il culo. Però poter pensare ad altro (tipo: sopravvivere) per 42,195 km mentre la tua squadra torna in treno-charter da Firenze dove si è inculata 2 punti è culo.
Mi scuso per l'ossessivo ricorso alla parola culo.
Oggi ho letto le dichiarazioni di Galliani che praticamente dice: il nostro Ranking Uefa è colpa a) di Calciopoli che ha mandato il Chievo in Champions e b) del Mondiale 2006 perchè la Germania si è rifatta gli stadi e allora negli stadi belli la gente ci va volentieri e le squadre incassano e comprano e spendono e gli si alza il Ranking Uefa.
Mi scuso per l'ossessivo ricorso alla parola Ranking (e di conseguenza Uefa).
Poi ho letto anche le dichiarazioni di Amauri, che è diventato italiano, ha firmato la sua carta d'identità, ha ritirato una copia della Costituzione, e dice che per il Mondiale occhei, è a disposizione.
No, scusa.
Questo ha segnato 5 gol nell'anno solare 2009 e 3 gol (di cui due nella stessa partita di Europa League) (quindi, gol che non sono serviti a una cippa) nell'anno solare 2010. E vuole andare al Mondiale?
Ma allora io voglio andare alle Olimpiadi, scusa.
No perchè, dicevo. Mentre l'interista medio si macerava per i punti inculati a Firenze e per l'evidenza di tre vittorie in dieci partite (l'evidenza che ce lo stiamo mettendo nel culo nostra sponte)
(mi scuso per la parola culo che avevo appena giurato di non usare più) (beh, non proprio giurato: diciamo che proponevo una moratoria sulla parola culo)
insomma, mentre voi vi tormentavate, cari amici, perchè io so che vi tormentavate alla stragrandissima, io mi correvo la mia bella maratona, facevo un bel personalino di due minuti e mezzo, abbattevo il muro delle 3 ore e 40' eccetera eccetera. Insomma, comprendo la difficoltà di proporre alla totalità del popolo nerazzurro una maratona (42,195 km) come sfogo alle pene personali. Una maratona mica si improvvisa.
Per questo, dicevo, mi rendo conto del culo che ho.
(vabbe', culo. Adesso non è che se scrivo culo la gente si scandalizza, e che cazzo)
La maratona di Milano si conferma una merda, però mi piace. Praticamente sono un coprofilo della maratona. In fondo è molto vicina a casa e organizzata benino: di che cazzo mi lamento?
(non vorrei dovermi scusare anche per la parola cazzo, quando è da parecchie righe che mi scuso per la parola culo)
La partenza da Rho Fiera è stata discretamente squallida. C'era anche vento. Al quarto chilometro eravamo ancora a Pero. Entri a Milano passando di fianco a un inceneritore. Quando sei sull'orlo del suicidio ti appare San Siro.
Non il santo. Lo stadio.
Al chilometro numero nove sento una voce alla mia destra:
"Settore!"
Minchia. Mi giro. Era M, me l'aveva promesso, anche se era in anticipo di circa un chilometrino. E' vestito da fighetto, un incrocio tra Taxi Driver e Nick dei Jonas Brother. Lo saluto riconoscente, perchè non è da tutti stare lì a guardarsi alcune migliaia di persone sgambettare e cogliere il momento in cui passo io. Poi transito di fianco al nostro tempio, indi seguo il gruppo verso il centro città. Al 18mo c'è il mio fratello di maratone in borghese. Sono momenti di commozione e fratellanza podistica. Vado oltre, viaggio che è un piacere, passo alle mezza (21,097 km) in 1h 44' (cioè, mica cazzi), volo verso il Duomo dove l'accoglienza è molto dolce, proseguo fino al 30mo come un metronomo. Con un metronomo.
No, questa ve lo devo spiegare.
Alle nove di mattina, alla partenza, in mezzo alla folla brulicante e orinante, mentre voi tutti pensavate alla Rometta e al 5-5-5, io trovavo uno che era stato con me a Tokyo. No, per dire, che combinazione. E questo bello bello mi fa dopo i convenevoli: "Ti va se la facciamo insieme? Ho dimenticato a casa il Garmin".
Per dire: un podista che dimentica a casa il Garmin il giorno della maratona, non so, è come Zanetti che dimentica a casa la fascia da capitano il giorno di Inter-Barcellona.
Quindi lo eleggo a idolo personale almeno per la mattinata di domenica. Partiamo. Dopo un po' (diciamo dopo mezz'ora) lui mi fa: senti, proviamo a passare al 30simo in due ore e mezza, più o meno. Sapete in quanto siamo passati?
2h 30' 03".
A quel punto, di fronte all'evidenza che nemmeno Zichichi avrebbe fatto calcoli più precisi, vado di default verso l'arrivo Al 35mo ho un attacco di fame e di panico e dico all'amico milano-tokiese di andare avanti che io sono ufficialmente in crisi, tipo l'Inter. Mi avvento su qualsiasi cosa al ristoro, compreso un gel che mi salva la vita. Riprendo ad andare verso il traguardo, svuotato ma teso a fare il personale e ad abbattere il muro. Al 39mo, a sorpresa, ritrovo il mio fratellone. E qui accade una di quelle cose che solo i podisti possono capire. My marathon brother è in borghese. Cappottino, jeans, allstars. Io sono un po' in crisi. E allora lui si mette a correre con me. Passiamo davanti a due fotografi che ci scattano le foto: podista in tenuta da podista e uomo in cappotto e jeans, uno spettacolo secondo solo a Coppi e Bartali che si passano la borraccia. Passiamo il 40mo, mangio e bevo, Brotha mi porta quasi al 41mo incitandomi e io gli assicuro con un filo di voce: 'scolta, faccio il personale e sto sotto le 3h 40', don't worry.
Voi non potete capire come sono gli ultimi chilometri di una cazzo di culo di figa di maratona.
(ho usato volutamente le parole cazzo e culo, ma avrete notato come artatamente ho aggiunto la parola figa)
Fatto sta che arrivo, accenno a uno sprint, devo farcela devo farcela devo farcela, ce la faccio: 3h 39' 37".
Praticamente, per 3h 39' 37" non ho pensato all'Inter. Questo è culo, confermo.
02:05 Scritto da: settore in Inter, podismo | Link permanente | Commenti (273) | Segnala | Tag: calcio, inter, podismo, galliani, amauri, maratona, milano city marathon | OKNOtizie |
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10/04/2010
MILANO CITY MARATHON
AI MILANESI
Cari amici milanesi,
per motivi che comprendo, ma ovviamente non condivido, so di rappresentare per voi una gran rottura di cazzo. Ci sono i dead men walking e i dickbreakers running, e io appartengo - nella vostra visione - a questa seconda categoria. Io e altri 7mila fessi domani, in pantaloncini maglietta e scarp de tenis, attraverseremo una parte della vostra città (centrissimo e zona ovest) in un orario presumibilmente compreso tra le nove e mezza del mattino e le due e mezza del pomeriggio, dalla fiera Rho-Pero (minchia che partenza suggestiva) al Castello Sfarzesco (come diceva Abatantuono). Di solito, il passaggio di questa mandria di idealisti dello sport è salutato da voi con improperi, colpi di clacson, inviti chiassosi e coloriti (da "andate a lavorare" a "andate a fare in culo") e, com'è accaduto una sola volta (ma passata alla storia come indice della civiltà della vostra città), con un pittoresco lancio di uova.
Qualche colpo di clacson di qualche automobilista frustrato dal trovarsi in coda nonostante cartelli e articoli di giornale gli parlino da settimane della corsa, vabbe', lo si becca un po' dappertutto, sta nelle cose. Ma l'astiosa freddezza con cui Milano saluta il passaggio della sua maratona attraverso le sue vie è una potente esclusiva della simpatica metropoli meneghina. Ho corso la maratona a New York e Tokyo, e lì (sono moooooolto più metropoli di voi, amici milanesi) è stata una festa che è inutile che vi descriva, perchè non la capireste. Ho corso anche a Roma, che è una città probabilmente più abituata della vostra a vedersi bloccare la vita per qualche ora da cortei e dimostrazioni (comprese quelle podistiche) e ha ritmi forse un po' più paciosi dei vostri ed è molto più piena di turisti di Milano: è stata una festa anche lì, non come a Tokyo e New York, occhei, ma almeno per gli occhi e per il cuore sì.
Milano no.
Milano ha una maratona un po' del cazzo, che cambia continuamente data e percorso e inglesizza il suo nome sperando in grandi numeri e grande eco che non ha, anche perchè non li merita. Non li merita per ragione interne (organizzative, logistiche ecc.) e per ragioni esterne. E la ragione esterna, spiace dirlo (però è giusto che lo sappiate), siete voi.
Per cui nel mio piccolo, settemillesima parte dei settemila che domani attraverseranno la vostra città, correndo per buona parte in un percorso un po' così (mi emozionerò giusto passando davanti al Meazza e in piazza del Duomo al km. 24), vi lancio un appello. Scendete in strada (a piedi o in bici), andate a comprare il giornale, andate a bere un Crodino. Tenete i motori spenti, muovete un po' quei cazzo di culi che avete. Fermatevi ai bordi del percorso. Rivolgete uno sguardo non compassionevole, ma allegro al gruppone che passa correndo. Magari un applauso, un "dai". Non costa nulla e non avete idea di quanto serva a gente che si fa 42 chilometri e 195 metri inseguendo il traguardo molto intimo e personale di un'impresa che è bellissima e resta dentro ogni volta, vada come vada, si finisca sorridendo o strisciando, si corra a Tokyo o a Milano.
Un tempo ero come voi. Poco partecipe, diciamo, nonostante il mio essere uomo di sport. Poi una domenica mattina di autunno, a cinquanta metri da casa, uscito a comprare il giornale o a bermi un Crodino, adesso non saprei, ho visto gente tagliarmi la strada di corsa. Era l'arrivo di una Milano-Pavia, la gara più ipnotica che c'è, parti da Milano e 33 km dopo arrivi a Pavia, un drittone noiosissimo e bellissimo, quelle cose illogiche e affascinanti che ti fa fare il podismo. Mi sono fermato lì, all'angolo della via, a guardarli uno a uno. Poi è passato Gianni Morandi e una sciampista ha fatto "Gianniiiiiii". Facce stravolte, passi strascicati. La fatica, il sudore. Ho cominciato ad applaudirli, tutti. "Quanto manca?" "Duecento metri" "Grazie". No, grazie a voi. Avevo appena iniziato a correre, non ho più smesso. Grazie a voi, "vai vai, duecento metri", grazie a voi.
14:48 Scritto da: settore in podismo | Link permanente | Commenti (32) | Segnala | Tag: milano, maratona, podismo | OKNOtizie |
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24/03/2010
PRIMAVERA
13:20 Scritto da: settore in podismo | Link permanente | Commenti (195) | Segnala | Tag: podismo, primavera | OKNOtizie |
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13/02/2010
SCADENZE
01:22 Scritto da: settore in podismo | Link permanente | Commenti (144) | Segnala | Tag: maratona, tokyo | OKNOtizie |
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22/01/2010
LE PODISME/2
CAMMINEE SUR L'EAU (SA VA PAR DIRE)
La tastiera e' francese, quindi questo post da un luogo di fortuna, ancorche' ameno, mi costa uno sforzo mica da ridere. E' dalle 6 e 15 peraltro, orario della sveglia, che faccio sforzi mica da ridere. Comunque ripagati da un inizio di corsa felliniano, nel buio, sugli Champs dov'era appena passata la macchinetta lavachamps, e quindi era tutto lucido e bagnato, sembrava di correre sull'acqua, una roba da emozioni forti, che pero' possono capire solo i podisti. A Place de la Concorde piego a destra e vado sul Lungosenna, direzione Tour Eiffel, dove arrivo persino in anticipo. Davanti alla Tour correvo sul posto come Rocky. La Tour é spenta la mattina presto (nel frattempo ho trovato la e accentata) e la punta scompariva nella nebbia. Una figata podistica e concettuale. Al che decido di tornare con un improvvisato compagno di corsa, un ragioniere francese con una tuta con un robo verde nel mezzo, un robo che sembra una rosa camuna, ma non ho il coraggio di chiedergli se é un dipendente della Regione Lombardia, finché non mi dice un bonjour molto francese mentre ci fermiamo a un semaforo rosso. Comunque, per comodita', per la storia della finta rosa camuna decido di soprannominarlo Formigòn.
Formigòn é più lento, ma io mi becco tutti i semafori rossi e lui mi raggiunge. "Italien, tu fé la maraton?" "Savasandir", gli faccio io mentre gli faccio vedere di che pasta sono fatto. "Quand?" "Le 28 de fevrier", faccio io correndo all'indietro. "Ou?" "Uh?" Dopo tre o quattro uh, capisco che ou significa dove. "Tokyo" gli rispondo con l'accento sulla o. "Tokyo? Dieu bon!" mi fa lui fermandosi di colpo mentre io lo saluto imboccando un ponte famoso ma di cui non mi ricordo il nome. Ho allungato la strada per correre almeno un'oretta, incrociando altri podisti. Due anni fa avevo corso da solo, stavolta c'era gente, gente che correva, voglio dire. La scimmia del podismo é scesa su Parigi.
12:46 Scritto da: settore in podismo | Link permanente | Commenti (130) | Segnala | Tag: podismo, parigi | OKNOtizie |
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LE PODISME
DIABOLIK
Fa freddo, ma meno che in Padania. Comunque sono attrezzato con la mia tenuta termica da Diablik. Adesso esco, punto a destra per l'arcdetriònf, poi mi faccio tutti gli sciompselisé fino a plasdelaconcòrd, poi passo direttamente sulla rivgosc e vado dritto fino alla tureifèl, dopodichè scavallo il fiume e torno al pontdelalmà, e da lì all'albergo. Ho promesso che alle nove meno venti sono a fare colazione, docciato e con valigia pronta. La vita è durissima.
06:47 Scritto da: settore in podismo | Link permanente | Commenti (66) | Segnala | Tag: podismo, parigi | OKNOtizie |
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16/11/2009
DAY AFTER
17:49 Scritto da: settore in podismo | Link permanente | Commenti (38) | Segnala | Tag: maratona, milano-pavia | OKNOtizie |
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15/11/2009
SETTOREH
15:30 Scritto da: settore in podismo | Link permanente | Commenti (60) | Segnala | Tag: milano-pavia, maratona | OKNOtizie |
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13/11/2009
MARATONA -2
LA FOTOGRAFIA
Che roba, il podismo. Io praticamente ho iniziato a correre sotto l'effetto di alcune suggestioni (la passione per l'atletica, la ricerca della novità, la sfida dei quarant'anni, la costruzione di un'impresa, l'esempio di Linus e Gianni Morandi, i racconti di Doug) e con il preciso obiettivo di trovarmi prima o poi dentro la fotografia lì sopra, come in effetti un giorno è accaduto. Un giorno, anzi, un momento atteso per molti anni (perchè anche prima che iniziassi a correre, e non ce l'avevo nemmeno nell'anticamera del cervello, le immagini della partenza dal ponte di Verrazzano mi mettevano sempre i brividi alti così, e l'arrivo in Central Park anche di più). Eppure quel tizio con la maglietta con scritto "Roberto", come si nota, taglia il traguardo e non esulta. Anzi, sembra dire "mano male, basta, fuck you". La meravigliosa maratona di New York, racchiusa in una bellissima vacanza 'mericana con tanto di elezione di presidente abbronzato vissuta ad Harlem, ha coinciso con una delle mie peggiori giornate podistiche. in assoluto. Ho ancora gli occhi e il cuore pieni di quella corsa, ma fatico a ricordarmi a memoria (4h 28 e qualcosa) l'orribile cronometraggio.
Ho imparato proprio prima e dopo New York che il podismo è una scienza quasi esatta e la maratona la miglior dimostrazione di questo postulato (figa, dai, ma in quale blog leggete mai la parola "postulato"?). A parte gli imprevisti di giornata (un'indigestione, una storta, una bronchite, un meteo bastardo), tu corri una maratona nell'esatto modo in cui l'hai preparata. New York l'avevo preparata male (troppo distratto, il coming out, il libro uscito da un mese, un para-infortunio a fine luglio trascinato per settimane) e l'ho corsa male. Padova, sei mesi dopo, l'ho preparata bene (uno sterminio di chilometri, lenti ma inesorabili) e l'ho corsa bene. Si vede tutto dalla fotografia finale: a Padova arrivo a braccia alzate in 3h 44' 56" (questo lo ricordo bene), tre quarti d'ora in meno di New York. Arrivo e non penso "meno male, basta" ma "evvai!", sprintando per stare sotto le 3h 45", un piccolo muro abbattuto per noi podisti poveri ma dignitosi.
Dopodomani la mia sesta maratona arriva a duecento metri da casa. La Milano-Pavia (che di solito è di 33 km, ma quest'anno elevati per la prima volta anche a 42,195) è una corsa ipnotica lungo il Naviglio, una specie di lungo rettilineo dove devi pensare poco, e comunque non cose del tipo "adesso vado avanti così fino alla prossima curva" perchè di curve ce ne sono zero, e i chilometraggi dei cartelli stradali ti ingannano e i pescatori ti guardano male. La Milano-Pavia, per uno di Pavia, è terribilmente affascinante perchè la mattina presto - che è ancora buio e scendi le scale in fretta deglutendo l'ultima fetta biscottata con il miele - ti imbarchi su un pullman, ti fai portare a Milano e da lì torni a piedi a Pavia, una specie di penitenza che fa molto podismo. E' la corsa più noiosa del mondo ma ha un suo perchè, uh se ce l'ha. Qui la odiano tutti. A me piace da morire.
Sono preparato? Non lo so. Ho corso meglio rispetto a questa primavera, ma un po' meno. Quindi prevarrà quel briciolo di qualità in più, o - negativamente - quei chilometri che non ho fatto? Basteranno tre lunghi, oppure finirò la benza com'è naturale dopo il 30mo e arrivederci e grazie, rassegnato a un lento trascinarsi all'arrivo? L'aver scoperto che il podismo è scienza quasi esatta mi ha regalato un'iniezione di curiosità verso questa disciplina che affronto sì con spirito di sacrificio, ma anche con quella predisposizione un po' naif che mi distingue dai fachiri e dagli esaltati. Corro da cinque anni e da cinque anni miglioro i miei tempi, anche perchè l'ho fatto con leggerezza e a piccoli passi. Ho placato la bulimia da record gestendo la mia solenne imperfezione: questo mi consente di avere ancora margini di miglioramento.
Come tutto questo si sia infilato nelle pieghe della mia indolenza, boh, non lo so. La domenica dormo cinque ore, mi alzo al suono della sveglia, mi vesto e vado a correre nei posti più disparati della Padania. Durante la settimana colgo al volo quelle due o tre ore libere e come Clark Kent passo dagli abiti civili a quelli tecnici in un amen, appiccio il Garmin e vado. Da cinque anni il pigro Settore si allena tre volte la settimana. Davvero, non so cos'è. Anzi, lo so. E' il podismo.
01:32 Scritto da: settore in podismo | Link permanente | Commenti (110) | Segnala | Tag: maratona, milano-pavia, new york | OKNOtizie |
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