17/04/2012
MILANO CITY MARATHON
TRE (IL RESTO NON CONTA)
42,195 km di pioggia, dal primo all'ultimo metro. Mica il diluvio universale, eh?, ma tic tic tic, sempre tic tic tic, sempre pioggia, sempre gocce, sempre acqua, sempre ombrelli aperti intorno, sempre pozzanghere, sempre schizzi, tic tic tic. Certo, i più cagacazzo tra di voi
(amo seminare zizzania concettuale come in questo caso. "I più cagacazzo tra di voi" è una frasetta subdola perché leggendola nessuno si sentirà cagacazzo, naturalmente, "chi, io?", eccerto, chiunque automaticamente farà dei distinguo mettendosi tra i non-cagacazzo, pensando fermamente che questa mia frasetta non li riguardi, e aspetterà che i veri cagacazzi si palesino prima o poi, eccerto, è ovvio, è umano)
potrebbero rinfacciarmi vecchie dichiarazioni, tipo "correre sotto la pioggia è bellissimo" o "sta per piovere, quindi vado a correre". Affermazioni che confermo e sottoscrivo, ma che vanno ambientate. In tarda primavera o in estate è bellissimo correre sotto la pioggia, per un'oretta. Ecco. In aprile, con 10 gradi, per quattro ore, è un po' meno bello. Non che 10 gradi siano insopportabili, per carità. Ma in certi punti tirava una tale arietta che guardavo quelli vicino a me che correvano in canottiera e benedicevo in momento in cui, cinque minuti prima di riconsegnare la sacca, dicevo tra me e me "ma chi se ne frega, mi copro", e mi infilavo il mio bell'impermeabilino che ha fatto il suo lavoro, anche se dopo un po' l'acqua ha sempre la meglio, mica è tela cerata, è tela Decathlon, e l'acqua piano piano si infila tra le fibre fradice e ti arriva alla pelle, poi alle ossa, poi al midollo e allora dici:
"Vabbe', ma tra un po' è finita e vaffanculo alla pioggia"
ma anche il concetto di "un po'" applicato a una maratona è sempre vago. Quanto è "un po'" rispetto a 42.195 metri, o rispetto a quattro ore, o rispetto anche allo stesso vaffanculo? Comunque non voglio lamentarmi. Ho corso una maratona al termine di un ciclo di 12 mesi esatti di podismo deludente, a tratti assente, in certi momenti sfuggente, qualche volta un po' disperato. Quindi evviva, evviva il numero tre (vabbe', dopo c'è un 57, ma stare sotto le quattro ore ha sempre un suo perchè, e finire sopra le 4 ore sarebbe stata una mazzata per il morale) (parlo come un allenatore di Lega Pro), evviva la maratona, evviva arrivare in fondo senza più gambe perchè al trentesimo la fiammella comincia a spegnersi, però hai la lucidità di non infierire e di impostare la velocità di crociera (slow) e piano piano arrivi, senza quasi mai camminare (solo tre brevissime passeggiatine ai tre ultimi ristori, per gustarsi l'integratore e uno spicchio di arancia provando a sciogliere quel che rimaneva delle cosce), trascinandoti ma sentendoti vivo. Ringrazio tutti e tutto, ringrazio anche la pioggia che ha reso più epica la sempre scialbetta maratona milanese, ormai triturata dalla staffetta (4mila maratoneti e 8mila staffettisti: avete creato un mostro, maledetti). Ringrazio Valerio che ringrazia sempre me ma io ringrazio lui, che ha raccolto 2.400 euro per la De Marchi e ha corso in 3 ore e 1 minuto, cazzo, 1 minuto: ma ce la farai, tieni duro, la prossima volta sfonderai il muro.
E io? Ho finito avendo voglia di riprovarci. E' un ottimo segno, anche se domani, martedì, è atteso il picco del mal di gambe. Da mercoledì sarà di nuovo discesa.
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14/04/2012
MCM2012
...
L'anno scorso una brutta maratona di Milano (faceva troppo caldo e io non stavo bene) si era conclusa anche peggio con la morte di Paolo, 36 anni, un concorrente, uno come me, lui alla sua prima maratona, conclusa come aveva sognato restando sotto le quattro ore. Sono rimaste in rete, sul sito del fotografo ufficiale, le immagini della sua maratona. Compreso l'arrivo, tagliato regolarmente con la gioia interiore di avercela fatta (ad arrivare e ad arrivare sotto le quattro ore). Pochi secondi dopo, quando era ancora nella zona d'arrivo, tra gente che ti mette al collo la medaglia e altra che ti ritira il chip, Paolo si accascia. Viene soccorso e portato in ospedale, dove morirà quattro giorni dopo. Tutto questo mi era come rimasto in memoria, e ho fatto fatica a resettarmi. La mia corsa di eccessiva e inutile sofferenza, la morte di Paolo. Che amarezza. Poi aggiungiamoci nei mesi successivi la spina calcaneare, il lungo stop. Forse il vero piacere di correre non l'ho nemmeno ritrovato, non me lo ricordo più. Ho ripreso, ho corso tanto, mi sono allenato per tornare a fare una mezza, poi una 30 km, e adesso (domani) una maratona. Avevo giurato che non avrei più corso a Milano, città che non ama essere fermata qualche ora da una festosa mandria di podisti. Ma quando ho saputo della domenica ecologica - il banale, ovvio ma mai estratto uovo di Colombo - ho ceduto alla comodità di correre una maratona sotto casa e alla tentazione di vedere - finalmente, forse - una Milano un po' diversa. Un anno dopo eccomi, di nuovo, alla partenza di una maratona. Non ci avrei sperato.
Oggi invece è morto un calciatore di 25 anni, Piermario, fulminato in campo durante una partita di serie B, una morte in primo piano, davanti alle telecamere e di decine di macchine fotografiche che hanno ritratto lo spasmo della morte da 15 angolazioni diverse, mentre in tv ho già sentito 15mila cazzate di troppo in trasmissioni che, sospeso il calcio, dovrebbero autosospendersi. E' una cosa tristissima. Ci fosse da partire ora non partirei. Stanotte, come al solito, non dormirò, quindi cambia poco, Paolo o meno, Piermario o meno. Che tristezza però, che dolore, che paura forse. Spero che un po' di spirito mi torni domani. E il cuore. Il mio cuore che ha una ventina di anni più di quello di Piermario, e io ho fatto quello che avrà fatto Piermario, il test del gradino, gli elettrocardiogrammi pre, durante e dopo sforzo, la spirometria, essì, siamo atleti abili, lui abilissimo figuriamoci, calciatore di serie B, e quindi avrà fatto test 10 volte più sofisticati dei miei, e alla 15millesima cazzata della tv in sottofondo ho cambiato canale, ma la tristezza rimane. Domani il corpo viaggerà in direzione Rho, la testa è un po' confusa.
Peccato, volevo essere più allegro e propositivo, ma non è giornata. Volevo raccontarvi con più enfasi dello straordinario obiettivo centrato da Valerio, che grazie anche a noi - a noi del blog - ha superato i 2mila euro (2.320, non ci avrei scommesso un euro) raccolti per la Fondazione De Marchi e domani, non pago di tutto ciò, proverà a coronare la sua doppia impesa correndo sotto le tre ore. Valerio mi ha già ringraziato un tot di volte, e due ringraziamenti a questo punto li faccio anch'io, perché mettere mano alla carta di credito non è una cosa banale. Per cui ringrazio personalmente (sperando di non dimenticare nessuno):
1) intanto tutti i partecipanti della serata al Pantarei durante la quale sono stati raccolti 516 euro
2) 22/03/2012
Don Ste
Oggi ho raccontato ai bimbi dell'elementari la tua storia, questo è il loro dono!
amount: 100,00 €
3) 22/03/2012
eddy
pochi ma di cuore, arrivano grazie a settore
amount: 5,00 €
4) 21/03/2012
albeleg
Ciao Settore: 50 euro per la partita di martedì13, 50 euro per la partita di sabato sera, 100 euro per la partita di ieri sera
amount: 200,00 €
5) 15/03/2012
Giulio
Basta che non mi fate correre o ancor peggio cenare con Settore, e sono pronto a tutto
amount: 30,00 €
6) 15/03/2012
OKAN
Questi sono gli euri che ho risparmiato rifiutandomi di assistere ad inter-marsiglia, direi, meglio così.
amount: 30,00 €
7) 07/03/2012
20:24 Scritto da settore in podismo, real life | Link permanente | Commenti (54) | Segnala | OKNOtizie |
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03/04/2012
PODISMO SARDO
IL MISTERO DI S.
La costatopatocontrattaminchialgia sta lentamente passando e mi sono quindi concesso la seconda corsetta sarda, più precisamente la corsetta d'addio, perché domani saluto tutti e torno tra le mie zanzare. Così ho optato per un corsetta in posti dove non avevo ancora corso. Praticamente porto, angiporto, porto canale, molo di qui, molo di là, molo Ichnusa, molo Tirrenia, insomma l'area portuale. Corricchiando corricchiando, vedo iniziare a stagliarsi il Sant'Elia e quindi, mi sembra ovvio, ho cominciato a dirigermivicisi per rendere un ultimo omaggio al calcio cagliaritano. Gli stadi vuoti esercitano un'attrazione perversa che noi maschi difficilmente riusciamo a dominare.
Imbocco una serie di svincoli che a un certo punto mi conducono a una barriera. "Inizio cantiere". Al di là, nessun cantiere. Vabbe', ma non volevo farne una questione politica. Volevo solo correre fino al Sant'Elia. Niente da fare, è tutto invalicabile, e allora torno indietro, mica posso Giochi senza Frontiere. Faccio qualche decina di metri e il mio sguardo padano viene attratto a lato del marciapiede, adagiato su un verde tappeto (modalità rude on: buttato lì alla cazzo nell'erba), da un quadratino rosa che sembra una patente.
E' una patente, in effetti.
Mi fermo. Sì sì, è proprio una patente. E' di S., una ragazza di Oristano. La raccolgo e riprendo a correre. Se incontro un vigile, un finanziere, un poliziotto, un carabiniere, un ammiraglio, un militare, insomma, se incontro un'autorità qualunque gliel'ammollo e faccio la figura del cittadino modello che trova una patente per strada e la riconsegna come se nulla fosse, anzi, come se fosse nato per trovare e riconsegnare patenti.
Mentre fantastico di un incontro con Zedda in fascia tricolore che, riconoscente, mi dona le chiavi della città, non incontro nessuno in divisa. Neanche un parcheggiatore, chessò. Neanche un prete. L'unica autorità che incontro è il tizio che guida il trenino turistico, ma sta passando in corsa e mi sembra eccessivo fermarlo tipo Tien an Men. Vabbe', torno in albergo, doccia eccetera, e poi esco bello bello con la patente di S., entro in tabaccheria, al prezzo di 65 centesimi compro una busta e un francobollo e via.
In ufficio racconto il fatto ai colleghi. Scusa, dove l'hai trovata? Spiego per filo e per segno tipo Gugolmàp, e la cosa suscita una certa ilarità. Insomma, pare che in quella zona tra porto e Sant'Elia ci sia gente che batte, copie che si scambiano, incontri occasionali, droga a catinelle, risse e abusi di potere.
E io che mi immaginavo il momento in cui la mia busta sarebbe arrivata a casa di S., in lacrime davanti al focolare domestico, "la mia patente, la mia patenteeeeeee", e il postino che suona, lei che apre la busta, la patente, le urla, la festa di tutto il quartiere, porcetto, cannonau, una roba così.
E quindi nasce il festival dell'imbarazzo. Io pensavo di scrivere in questo post il suo nome di battesimo per intero, per esempiom e invece mi limito all'iniziale. E pensavo di scriverle nel biglietto allegato alla patente: "Ciao, mi chiamo Roberto, sono un podista del settentrione continentale, ho trovato la tua patente mentre correvo vicino allo stadio di Cagliari, eccola qui, ciao", ma i colleghi mi fanno notare che, al di là del mio quadretto da Mulino Bianco, nella peggiore delle ipotesi (e cioè che S. fosse lì a battere, scambiarsi di coppia, comprare droga, fare sesso casuale), la mia letterina poteva causare imbarazzi a non finire a casa di S.:
1) cosa ci facevi a Cagliari?
2) cosa ci facevi vicino allo stadio?
3) come hai fatto tecnicamente a perdere la patente in quel postaccio?
4) Hai una seconda vita?
Mentre straccio il mio bigliettino, faccio notare che
1) magari stava andando a vedere il Cagliari e ha perso la patente
2) oppure ha fatto benzina (magari era in moto) 50 metri prima di quell'aiuola e mettendo via il portafoglio ha perso la patente
3) magari è stata scippata e hanno buttato lì la sua roba
e poi, perfidamente, guardando i colleghi che ormai mi scrutavano con aria atterrita
4) magari è stata stuprata, uccisa, squartata e sciolta nell'acido e voi non sapete un cazzo
Comunque sia, a me chemmenefrega di S. e della sua patente? Scrivo una nuova versione del biglietto, più attenta alla privacy di una giovane donna che dal viso sembra una brava ragazza ma che, allo stato dei fatti e degli indizi, non so se sia una studentessa, una suora laica o una prostituta di professione:
"Ciao, l'ho trovata a Cagliari"
E pluf, nella cassetta della posta. Se qualcuno di Oristano legge questa storia e riconosce la protagonista, sia chiaro che io non ne so un beato cazzo. Anzi, non ho mai corso in vita mia.
17:46 Scritto da settore in real life | Link permanente | Commenti (224) | Segnala | Tag: cagliari, sant'elia, patente | OKNOtizie |
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31/03/2012
VITA CAGLIARITANA
LA QUESTIONE SUPERMERCATO
Ormai sono cagliaritano di adozione. Quindi stamattina - splendeva il sole e faceva già un discreto calduccio - sono uscito con giacca, sciarpa e un colbacco che ho trovato in un mercatino di abbigliamento primaverile sardo. Tra i tanti misteri cagliaritani, un altro mi ha turbato le ultime ore: come mai in centro non c'è un supermercato? Mica l'Esselunga Megastore. No, un supermercatino, un Carrefour Express, una roba così, una roba easy. No, perché io sono (ero?) di Pavia, la capitale internazionale del supermercato, e senza un supermercato a portata di mano potrei uscire pazzo. Quindi mi avvicino a un'edicola e faccio la precisa richiesta all'edicolante:
"Scusi, ma perché non ci sono supermercati qui nella nostra bella Cagliari centro, dove ormai risiedo da tempo?"
Lei mi guarda come se le avessi chiesto:
"Scusi, vende droga al dettaglio?"
ma poi mi dà la risposta illuminante:
"E come li apriamo i supermercati in centro se non c'è parcheggio?"
La risposta mi convince assai dal punto di vista urbanistico e commerciale. Al che insisto:
"Dov'è quello più vicino?"
Al che l'edicolante mi dice: vai avanti di qui verso la stazione, poi giri a destra e lo trovi. Cioè, quanto vado avanti? Eia, un chilometro, un chilometro e 50 metri, non puoi sbagliare concittadino mio.
E quindi vado. Io la stazione non la vedo. Mi spiegheranno, ore più tardi, che ce l'avevo sulla sinistra ed era l'ingresso laterale. Vado vado e vado, finchè mi trovo a Sarroch alla raffineria della Saras, dove chiedo alla guardia giurata:
"Scusi, ma dove cazzo è la stazione?"
"Di Sarroch?"
"Ma no, di Cagliari!"
"Eia, devi tornare indietro. Ma sei di Cagliari?
"Eia, da poco"
"Ah, ecco"
"Ma prima o dopo i fenicotteri?"
"Ma no, dopo"
Vabbe', ritorno a Cagliari ma non trovo questo supermercato. A quel punto dovrei anche cercare un posto dove vedere l'Inter domani. Non trovo neanche quello. Sono sfinito e la costopatia algiopatologica mi impedisce i movimenti. E allora basta, andrò a vedere Cagliari-Atalanta, allo stadio Sant'Elia, per visionare Nainggolan e Schelotto. Resta l'incognita su come vestirsi per andare allo stadio in mood cagliaritano. Opterei per piumino, moonboot e una sciarpa di lana grezza che ho acquistato in un emporio peruvio-cagliaritano alla Marina. Ormai maneggio questa città con una disinvoltura che mette in imbarazzo gli stessi cagliaritani. Eia.
18:14 Scritto da settore in real life | Link permanente | Commenti (158) | Segnala | Tag: cagliari | OKNOtizie |
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21/03/2012
A FIN DI BENE
MISSIONE (QUASI) COMPIUTA
Eravamo in settanta al Panta Rei e per la causa di Valerio sono arrivati 516 euro, un successone, con conseguente scollinamento verso il maxi obiettivo (qui l'aggiornamento, con i due versamenti da 258 + 258 = 516). A questo punto ci si vede alla maratona di Milano. Grazie a tutti: a chi ha partecipato alla serata e a chi ha partecipato da lontano. In bocca al lupo a Valerio, un abbraccio a quelli della Fondazione De Marchi.
15:29 Scritto da settore in blog life, podismo, real life | Link permanente | Commenti (109) | Segnala | OKNOtizie |
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15/03/2012
LA MARATONA A FIN DI BENE
19 MARZO, ULTIMA CHIAMATA
Per la serata di lunedì 19 a Milano (vi rimando a questo post per la spiega generale) siamo già una cinquantina sessantina. C'è ancora posto, ma fatemi sapere in fretta a settoruccio@gmail.com se vi aggregate. Intanto grazie a tutti, a chi ha già detto sì o ha fatto la donazione alla Fondazione De Marchi (qui il real time della raccolta). Vi aspetto con Valerio, ciao.
01:56 Scritto da settore in blog life, podismo, real life | Link permanente | Commenti (207) | Segnala | Tag: maratona, fondazione de marchi, maratona di milano | OKNOtizie |
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06/03/2012
MARATONA A FIN DI BENE
MILANO, 19 MARZO: SEIV DE DEIT
Allora, ricapitoliamo velocemente. Poco più di un anno fa Valerio mi chiedeva una mano per un progetto che riguardando contemporaneamente la maratona, la beneficenza, l'Inter, la letteratura eccetera eccetera ho ritenuto opportuno appoggiare in toto. Questo è il primo post che ho dedicato a Valerio e alla sua particolare missione: correre una maratona per una charity, che vuol dire iscriversi a una grande maratona e, prima di correrla, impegnarsi a raccogliere fondi per una nobile organizzazione. L'anno scorso Valerio (siciliano di nascita, trentino di studi e fidanzamento, milanese per lavoro e prossimo alla partenza per un lungo master a Singapore) corse a Londra, io diedi volentieri spazio alla sua avventura facendo cose che non ho mai fatto, tipo mordere un libro, il mio (un libro autografato è una cosa usuale, un libro autografato e morso no, direi di no). Il libro era stato messo in palio per chi avrebbe indovinato il tempo di Valerio alla mezza maratona di Verona, una lotteria che ha avuto un vincitore. Con questa e altre piccole trovate - e da questo blog, mi dice il mio amico avvo-maratoneta, è arrivata una discreta fetta (e ne vado molto fiero, grazie a tutti) - Valerio ha raccolto da solo più di mille euro (qui il consuntivo) e poi ha corso la maratona di Londra in 3 ore e 6 minuti, accidenti a lui (no, nel senso che è un tempo della madonna).
Un anno dopo Valerio ci riprova. Correrà la maratona di Milano il 15 aprile (la correrò anch'io, peraltro, se i talloni si mantengono in questo stato silente e nonostante la mia forma alvareziana) e lo farà di nuovo per una charity, questa volta italiana: si è impegnato a raccogliere soldi per la Fondazione De Marchi (qui Valerio descrive l'operazione e che cosa fa la De Marchi). Come un anno fa, si è preparato per fare le cose in grande. Intanto, per la corsa: secondo me scenderà sotto le tre ore, ma questo facciamo finta che non l'abbia detto per scaramanzia (no, vabbe', ma domenica eravamo entrambi a Piacenza, io per la 30 km e lui per la mezza. Ha corso la mezza senza volerlo in 1h 20'. No, per dire). E poi, soprattutto, per la beneficenza: vuole raddoppiare la raccolta di fondi e si sta impegnando a raggiungere l'ambiziosa quota di duemila euro. Manca un mese e non sarà facile. Anzi, sarà difficile. E quindi Valerio ora gioca il jolly.
L'appuntamento è per lunedì 19 marzo dalle 19.30 in poi a Panta Rei, viale Pasubio 14, Milano. Sarà una serata easy, carina, da passare insieme e con un obiettivo importante: aiutare Valerio ad aiutare la Fondazione De Marchi. Trovate tutto su Facebook, pagina "A cena per la De Marchi", oppure anche qui, sul blog di Valerio. Si cena (menù con i controcazzi, chi conosce il Panta Rei già lo sa) e si faranno quattro chiacchiere in compagnia. Per quanto mi riguarda, porterò i miei libri e qualche cosa da dire sulla maratona, l'Inter, Babbo Natale e le chiavi di ricerca (succose novità).
Il prezzo è fissato in 20 euro. 15 servono a pagare la cena (prezzo stracciato) e 5 andranno direttamente alla De Marchi (Valerio effettuerà il giorno dopo il versamento, qui potete controllare in real time l'andamento della raccolta fondi). Naturalmente, chi vuole può anche versare di più: ogni aiuto sarà ben accetto.
Le prime adesioni sono già arrivate. Valerio mobiliterà il mondo podistico attraverso i suoi amici di Podisti su Marte, e io lancio l'invito attraverso i miei amici del blog, quelli milanesi soprattutto. Se sarete della serata, e io ci conto, dovreste farmelo sapere alla mia mail settoruccio@gmail.com entro giovedì 15, così che si possa dare al Panta Rei un numero quanto più possibile esatto per la sera del 19. Vi aspetto, fate girare la voce: è una buona causa, davvero.
(nella foto: Roberto "Alvarez" Torti e Valerio "Oba Oba" Scollo)
01:34 Scritto da settore in blog life, podismo, real life | Link permanente | Commenti (190) | Segnala | Tag: maratona di milano, fondazione de marchi | OKNOtizie |
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01/03/2012
LUCIO DALLA
CARO AMICO TI SCRIVO
Caro Lucio,
sono quattro ore che clicco in loop su Youtube, e quando ci siamo conosciuti non si diceva nè clicco nè loop, e non c'era Youtube. Ho quel magone latente di quando muore un amico, eppure ho controllato: non compravo un tuo disco da 22 anni, "Cambio", uno dei primi cd che ho comprato. Intendiamoci: cd in quanto oggetto, in quanto disco di metallo o quel cazzo che è, perchè nel 1990 eravamo negli anni di passaggio dal vinile al cd - che tristezza, a ripensarci - e cominciavo ad ammonticchiare le prime custodie in plastica accanto alla ben più corposa raccolta dei vinili. Altra epoca, pensa te. Presi "Cambio", non mi piacque granchè e non ti comprai più, caro Lucio. Da singolo utente, da singolo fan, avevo già deciso che eri entrato nella fase altrimenti detta "declino del grande artista". Mi fa impressione pensare che quando comprai il tuo - per me - ultimo cd, avevi l'età che ho io adesso. Molta impressione.
E quindi perchè ho un po' di magone? Beh, facile: per tutto quello che mi hai fatto ascoltare prima di "Cambio". Se oggi dovesi raccontarti a qualcuno, gli racconterei la storia che so io e che interessa a me. Una storia un po' privata, di quando ascoltare e vivere la musica era un po' diverso da ora, un po' più intimo, un po' più prezioso. Gli scriverei su un notes i titoli dei dischi che hai scritto dal 1977 al 1984, quelli della mia adolescenza fino alla pre-partenza per il militare, quella magica età della vita in cui si facevano i compiti e poi si stava due ore dentro le morbide cuffie Sennheiser ad ascoltare musica, a mettere su dischi uno dopo l'altro e leggere i testi sulle custodie. Tra quei 30/40 dischi che ho massacrato di ascolti e di salti di puntina, c'è anche tutto il meglio di te. Per me, appunto, i dischi dal 1977 al 1984: "Com'è profondo il mare", "Lucio Dalla", "Banana Republic", "Dalla", "Q Disc" e "Viaggi organizzati". Poi una pausa fino a "Cambio", dopodichè - senza rancore, Lucio, e con grande rispetto - ti ho lasciato andare alle tue bizzarrie, ai tuoi parrucchini, alla tua sessualità misteriosa, alle tue baracconate. Non c'è mai stato problema: dopo quei sei dischi, come dire, avresti potuto fare qualsiasi cosa senza cambiare di una virgola la storia. La mia, dico.
La modernità delle cose spesso finisci per apprezzarla più tardi, quando ti accorgi di cosa voleva dire esere avanti, ora che avanti ci sei. Quei tuoi dischi, i "miei" dischi, hanno quasi tutti più di trent'anni e hanno tracce di modernità assoluta. Ormai avevi quasi settant'anni, Lucio, e non avresti mai fatto più nulla paragonabile a quelle cose là, com'è giusto e normale che sia. Ma l'enormità che ti lasci alle spalle a noi posteri basta e avanza. Mi hai dato brividi e allegria - anche oggi, durante il loop - e come un pallone che si è perduto, io ti saluto.
15:00 Scritto da settore in musica, real life | Link permanente | Commenti (340) | Segnala | Tag: lucio dalla, musica, dischi | OKNOtizie |
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02/01/2012
LIBERIAMO BABBO NATALE!
13:26 Scritto da settore in real life | Link permanente | Commenti (103) | Segnala | Tag: liberiamo babbo natale!, repubblica, recensioni | OKNOtizie |
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17/12/2011
SECTOR ON TV
LO SCIOPERO DI CIPRO
(ovvero: la perfetta sincronia delle cose)
Dunque, l'appuntamento a Class Tv era alle 9,45. "Ti microfoniamo, due parole e poi si parte". Il programma inizia alle 10. Al termine di un complesso calcolo spazio-temporale, e dopo aver risposto a 229 messaggi su Facebook, in piena notte opto per una modalità estranea al mio normale comportamento (che è: esci all'ultimo minuto possibile e sfida il tempo): sveglia presto, parto presto, arrivo presto, no stress, relax.
Quindi mi alzo alle 7.15, faccio le cose con estrema calma, e al culmine dell'estrema calma raggiungo il climax dello zen: "Non faccio colazione, la faccio a Milano, con calma". La parola "calma" cominciava a innervosirmi, per cui parto. Mi ciuccio il traffico scolastico di Pavia, ma non ho fretta. Arrivo alla barriera di Assago alle 8.50, in perfetto orario. Leggo sui tabelloni alcune scritte: "Code in tangenziale ovest, code in tangenziale est, code a piazzale Maggi". Che cazzo me ne frega?, mi dico con estrema calma, io esco a Famagosta, Cipro, un luogo che adoro, il centro di Milano per me, altro che il Duomo (nel senso che 9 cose su 10 che faccio a Milano passano per Famagosta: lascio lì la macchina e vaffanculo). Esco per Famagosta, c'è una coda della madonna - vabbe', normale, mi dico - ma noto che la coda non è diretta al parcheggio ma gira verso sinistra, direzione Milano. "Ahahahah sfigati", faccio guardando la coda e facendo il gesto di Ibra alla curva, e imboccando la scala del multipiano dove noto che già al secondo piano ci sono posti liberi. Di solito c'è coda e bisogna salire al quarto piano. Che culo, mi dico, che calma, che relax.
Quindi, con estrema calma, cerco il posto, poi scendo e vado dritto a comprare il biglietto della metro, in un anticipo imbarazzante per me. Sono le 9.01. Mentre sto per tirare fuori gli euri davanti all'edicola, accadono due cose: l'edicolante mi guarda come se avesse visto un venusiano, e l'altoparlante bofonchia una roba assurda, tipo che è iniziato lo sciopero dei mezzi.
"Scusi?", faccio all'edicolante.
"C'è lo sciopero signore, non lo sapeva?"
"No", faccio io con nonscialàns. In realtà mi sento morire dentro e sono in preda al panico. Quelli dell'Atm cominciano a far sfollare la gente - poca - perché devono chiudere le saracinesche.
Parto come Gebrselassie verso la fermata dei taxi, che raggiungo dopo aver sbagliato strada sei volte. C'è un gruppeto di una quindicina di persone che aspetta taxi che non arrivano. 9.15, 9.20. Comincio a perdere la mia calma zen, ma tengo un contegno impeccabile tipo Juan Carlos de Espana. Nell'attesa del taxi - mentre il tempo scorre inesorabile - si cementa un occasionale spirito di collaborazione con gli altri astanti. Praticamente, quando si palesa un taxi ci salgono tre o quattro persone con mete compatibili. Alle 9.35 salgo con due tizi che devono andare da tutt'altra parte ma accettano di passare dove devo andare io, che tra l'altro è vicino, zona navigli. Ci si metterebbero 5 minuti.
Ma in un altro giorno. Non quando c'è lo sciopero dei mezzi.
Ogni strada che imbocca il tassista culmina in un ingorgo. Allora fa manovra, inversione, torna, e ne prova un'altra. Gli scappa una frase che giudico la pietra tombale sulla mia giornata da star televisiva:
"Era meglio stare a casa a dormire, diobono".
9.45. Adesso mi chiameranno, penso, e gli dirò che magari arrivo e magari no, che cazzo gli dico se mi chiamano. Sono sempre meno zen quando finalmente il tassinaro trova una via con meno coda, arriva alla circonvallazione, trova la corsia preferenziale, e finalmente va.
Ma sono le 9.50.
Gli spiego dove devo andare di preciso. Prima ero stato vago, ma prima ero calmo, ero in anticipo, volevo fare colazione dove cazzo mi pareva. Adesso sono le 9.51 (nessuno mi chiama) e sono ancora lontano. Passa con un giallo, poi passa con un rosso, poi canna una svolta a sinistra, poi fa un numero sulla destra tipo Alvarez (cioè lentamente) e finalmente si ferma:
"La via è quella lì"
mi fa indicando la via dove dovrei andare, al prezzo di 15 fottuti euri. Sono le 9.55. Scatto come Usain Bolt, trovo una porta dove c'è scritto Class, la porta non si apre, da dentro mi dicono di spingere, poi di tirare, poi di tirare e spingere, alla fine si apre e vado alla reception.
"Buongiorno, sono una star della televisione, debbo intervenire in qualità di ospite alla trasmissione delle 10", dico guardando un orologio che fa le 9.56. La ragazza mi guarda stupefatta:
"Guardi, questa è la pubblicità. Lei deve andare al civico 5".
Mavaffanculo va'. Riparto come Asafa Powell, entro al civico 5, rifaccio tutta la manfrina, sono le 9.58, la ragazza mi guarda come se fossero le 8.58 e mi dice:
"Buongiorno. Mi dia un documento che le faccio il badge".
L'operazione badge richiede almeno un minuto. Poi un simpatico ragazzo si offre di portarmi allo studio. Sono le 10. La mia carriera televisiva si è infranta contro un sciopero di merda dei tranvieri ciprioti Iddio li stramaledica. Lo studio è negli inferi, ci arrivo che sono le 10.02. E' tutto pronto. Il conduttore è lì bello in piedi, le tre ospiti belle sedute e microfonate.
"C'è il signor Torti",
fa il simpatico ragazzo. Il conduttore mi fa un cenno di saluto, come se arrivare alle 10.02 in una trasmissione che inizia alle 10 fosse la cosa più normale del mondo. Un tizio mi mette un microfono, un altro tizio urla:
"Sediaaaa!"
e un terzo tizio aggiunge una sedia nello studio.
Il conduttore mi accoglie con un sorriso, io mi prostro in mille scuse:
"Scusa, sono desolato, je sui desolè, ho parcheggiato a Cipro, è iniziato il fottuto sciopero mentre parcheggiavo, ho preso un taxi ma era tutto un ingorgo. La tintoria non mi aveva portato il tight! Era crollata la casa! C'è stato un terremoto! Una tremenda inondazione! Le cavallette! Non è stata colpa mia! Lo giuro su Dio!"
"Tranquillo, sta finendo la pubblicità"
Tre, due, uno...
"Buongiorno a tutti, oggi parliamo di Natale" (eccetera eccetera)
E mentre presentava gli ospiti, tra cui io, mi veniva in mente che non avevo nemmeno fatto colazione.
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06/12/2011
LIBERIAMO BABBO NATALE!
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29/11/2011
INTER CLUB
LAPSUS (INVECCHIARE MALE)
Mi arriva la mail di un'amica che manco sospettavo sapesse che il calcio è quello sport che si giuoca con una palla da trattare prevalentemente con i piedi. "Serata blablabla Inter blablabla vieni?" Beh, certo, ovvio, ci verrei se blablabla (segue la mia solita trita e ritrita spiegazione che la sera lavoro ecc. ecc.). Ma poi la serata si libera d'incanto e quindi. dopo diciassette mails di conferma, ci vado.
C'è Vecchioni, che saluto deferente. Poi arriva una folta delegazione di Facchetti, che saluto più che deferente. E qui si innesca una di quelle piccole soddisfazioni che ti colorano la vita di nerazzurro, perché il mio sodale Gigi mi convoca per presentarmi Gianfelice e Gianfelice, a sorpresa, mi fa: "Ma finalmente, ma io ti leggo, ma io parlo sempre di te con Rudi, anzi è lui che mi parla di te" e lui è Gianfelice e io sono già felice, stop, mi basta così, potrei anche andarmene a casa se non fosse che la serata non è nemmeno cominciata e non sta bene.
Mi piazzo così in una bella tavolata da rimpatriata più chiacchiericcio totale e la serata mi fluisce un po' di sbieco, nel senso che mi trovo dietro al più grosso pilastro mai concepito in un ristorante e quindi non vedo quasi un cazzo del resto della sala e del parterderruà. Comunque nel mentre, salutato da un applauso, arriva anche Toldo.
La serata, prima della solita asta delle maglie celebri dove volano cifre ad alcuni zeri, prevede anche l'acquisto a fin di bene del libro di Gianfelice, operazione che concludo in un batter d'occhio mettendomi poi in diligente fila per l'autografo, che sarà molto bello. E mentre sono lì che il Gianfelice mi firma il libro, mi trovo a un centimetro da Toldo ed è ovvio che io non mi possa trattenere da fare una roba da tifosotto puro, e cioè una bella pacca sulla spalla e una frasetta del tipo "grande..."
Rimango lì con la mano a mezz'asta.
Non mi viene il nome.
Cioè, non gli posso dire "grande Toldo", il cognome fa troppo troppo troppo tifosotto. Gli debbo dire "grande (segue nome di battesimo)", ma non mi viene il nome. Saluto Gianfelice, sorrido a Toldo e non gli dico un cazzo.
Cioè, voglio dire: un sorriso è già qualcosa. Toldo mi sorride, ma poco. Forse coglie il mio imbarazzo? Oddio. Mi ritiro in buon ordine.
Torno al tavolo, accigliato. "Federico, Giuseppe, Giuliano, Diego, Giovanni, Roberto, Luigi, Gigi...", macchè, non mi suona. Gigi Toldo? No, niente, non mi viene. Guardo se per caso nel libro di Gianfelice sia citato Toldo, macchè. C'è uno col Blecberri e gli chiedo se posso fare un controllo. "Non prende". Non prende. Non mi viene. E' il dramma.
Poi la torta, l'asta, la lotteria in cui vinco un pallone. A mezzanotte e passa me ne vado a casa a piedi, nella nebbia, con il pallone. Una scena irreale, sembro Nereo Rocco. "Rocco? No. Pippo, Alberto, Mino, Stefano, Rinaldo, Ugo, Giulio, Gianni. Gianni Toldo. No". Verso la mezzanotte e mezza in una via del centro, deserta, si sentiva un uomo pronunciare ad alta voce la seguente frase: "Francesco. Mavaffaculo va'". Ero io.
22:28 Scritto da settore in Inter, real life | Link permanente | Commenti (144) | Segnala | Tag: inter, inter club, toldo, gianfelice facchetti | OKNOtizie |
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