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24/01/2011

SCHIAVONE

GALLINA VECCHIA

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Una cosa che mi fa impazzire nello sport è l'atleta che invecchia bene. Che migliora invecchiando. Tipo il Capitano, per dire, che da giovane l'avrei venduto al miglior offerente e adesso lo ammiro in maniera sconfinata. O tipo Francesca Schiavone, che per un po' - ad altissimi livelli, sia chiaro - ti ha dato l'impressione di non essere nè carne nè pesce e adesso, a trent'anni, in mezzo a un nugolo di ragazzotte che finiscono in -ova fa delle cose tipo quella di stanotte: gioca un match pazzesco per intensità e per coraggio (ben coadiuvata da un'altra che potrebbe invecchiare bene, la Kuznetsova, che tra l'altro ha un po' la faccia da vecchia), vince la partita più lunga - 4 ore e 44 minuti, facile da ricordare - nella storia degli Slam e sale al quarto posto della classifica mondiale, classifica più alta mai ottenuta da una donna italiana e anche da un uomo, perchè nel 1976 anche Panatta soggiornò per qualche settimana in quarta posizione.

Faccio subito un inciso pro-Panatta. Il quarto posto della Schiavone, bisogna essere onesti, è un po' frutto del culo. Un culo storico, direi. Le grandi del tennis femminile sono abbastanza disastrate, tanto che al primo posto c'è una tizia danese di origine polacca dal nome impronunciabile che non ha mai vinto un cazzo (bisogna dire che con la sintesi me la giostro bene), così come la seconda, che casualmente finisce per -eva. La Sharapova ha una spalla sbilenca, le sorellone Williams sono abbastanza acciaccate, la Henin non c'ha più la testa, la Clijsters un po' gioca e un po' fa la mamma, un po' di altre salgono e scendono senza lasciare grandi tracce. Insomma, non è che il tennis femminile attraversi un gran momento. Panatta invece fu quarto in una classifica in cui lo precedevano Borg, Connors e Vilas, e non so se mi spiego.

Comunque non si deve fare una colpa alla Schiavone se le altre fanno cagare. Si può vincere Parigi approfittando di una congiuntura favorevole, occhei, ma comunque devi superare sei turni e vincere la finale nel Centralone. E forse con la cosa di stanotte ha messo il sigillo di garanzia a quello che ha fatto durante tutta l'ultima stagione. Il terzo set (durato quasi tre ore) con la Kuznetsova è stato strepitoso - grazie a entrambe - e ci ha regalato l'immagine migliore della Schiavone, una giocatrice atipica in mezzo a tutte le -ova col rovescio a due mani e una concezione muscolare del tennis. La Schiavone che annulla sei match-point attaccando, che cambia gli angoli e le rotazioni, che fa il tergicristallo a fondocampo e le stop-volley a rete, ecco, è una campionessa che invecchia bene e insegna alle altre un minimo di poesia in uno sport dove ormai bisogna chiamarsi Sailcazzova e accanirsi contro povere palline che non hanno fatto del male a nessuno.

04/01/2011

DAN PETERSON

PER ME, NUMERO UNO

peterson--300x145.jpgBeh ragazzi, comunque la si pensi, e per chiunque si faccia il tifo, 'sta cosa del ritorno in panchina di Dan Peterson è oggettivamente una grandissima figata. Peterson ha lasciato la panchina nel 1987, cioè 24 anni fa. C'è dunque gente adulta che lo conosce come telecronista o come testimonial Tea Lipton, e non sa che questo ometto pittoresco ha vinto un sacco di cose e ha scritto qualche capitolo importante della storia del basket italiano. Torna a 75 anni (li compie domenica) sulla panca dell'unica squadra che mai avrebbe potuto chiedergli una cosa simile. Una specie di scambio di cortesie tra vecchi amici: l'Armani Jeans comincerà la prossima stagione con un altro coach (Messina, dicunt), ma intanto deve finire questa. Pur avendo già fatto diverse cazzate è pur sempre seconda, ma non si poteva più vedere la squadra ammutinarsi contro un allenatore che - mal sopportata - non sopportava più. E allora chiama Peterson. L'idea è suggestiva. Quale sarà il risultato, boh, è da vedere. Si può rimanere 24 anni senza allenare e poi tornare come se niente fosse? Comunque, questi sono cazzi loro. A me premeva soltanto dire che Peterson 24 anni fa decise di lasciare la panchina a 51 anni dopo aver fatto il triplete (Champion, scudetto e Coppa Italia), come a dire: che cazzo mi posso inventare d'altro? E noi che di triplete ce ne intendiamo, ecco, direi che possiamo apprezzare.

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08/08/2010

SAUNA

COSE INUTILI

Heinolassa pidetyissä Löylyn MM-kisoissa miesten finaalissa on menehtynyt venäläinen kilpailija. Suomalainen kilpailija on viety tapahtuma-alueelta saamaan lisähoitoa. Tapahtuma keskeytettiin välittömästi onnettomuuden jälkeen.  Kilpailuorganisaatio suree tapahtunutta.

Paikalla on ollut poliisiviranomaisia ja asiaa selvitetään yhdessä heidän kanssaan.

Kilpailun sääntöjä on noudatettu ja kaikilta kilpailuun osallistujilta on vaadittu lääkärintodistus. Paikalla on ollut tarvittava määrä ensiapuhenkilökuntaa.

Ossi Arvela, kilpailunjohtaja

E no, caro Ossi. Troppo comoda.

Io resisto - continuo a resistere - all'idea che il bridge e il poker hold'em (come la Gazza ci ricorda minacciosa a cadenza settimanale) siano uno sport come il calcio, il podismo, il tiro con l'arco e financo lo short track. Lo sport, nella mia visione di uomo anziano e saldamente abbarbicato a quei tre o quattro sani principi che ancora detiene, è tecnica e movimento.

Detto questo, in nome di una tecnica e di un movimento, uno può anche scegliere di crepare come meglio gli aggrada. Patrick de Gayardon forse è morto come si augurava. Quelli che scendono con gli sci dall'Everest, o si immergono per 100 metri, o vanno in moto a 300 all'ora, voglio dire, firmano una specie di liberatoria e mettono in palio la vita. A cui tengono, immagino, ma con cui giocano.

Ma il campionato del mondo di sauna, che cazzo è?

La cosa che più mi ha sconvolto - a parte vedere i due finalisti che stavano seduti a 110 gradi aspettando che l'altro si arrendesse e intanto cuocevano - è che fuori dalla sauna c'era gente che faceva il tifo. Ecco, lo voglio sottolineare: c'era gente seduta che faceva il tifo per gente che faceva la sauna. Poi tutti a piangere quando hanno tirato fuori quei due ridotti come uno zampone con le lenticchie. Eggià.

Non riesco a compatire nè il morto, nè il quasi-morto (gli daranno la medaglia d'oro?), nè il pubblico sugli spalti. Ma che cazzo di campionato è? Allora, scusa, io conosco uno che si è visto tutte le partite della Juve l'anno scorso. Non è un campione? E quegli interisti diventati ciechi dopo Fulham-Juventus, non sapevano del rischio? Lo sport è tecnica e movimento. Il resto sono saune o seghe, fate voi.

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31/07/2010

MEDAGLIE

DOVE ANDREMO A FINIRE?

Mordi mordi. Poi voglio vederti tra quarant'anni a spiegare ai tuoi nipoti che quella roba lì era una medaglia. Farle rotonde, no?

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24/06/2010

WIMBLEDON

59 PARI

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Sì sì, voi guardate pure il Ghana e la Germania, gentaglia che siete. Bastava fare zapping per imbattersi nel match più incredibile della storia del tennis, finito alle 21.08 ora di Londra. Anzi, no: non finito, 59 pari al quinto set. Oggi pomeriggio si ricomincia: e dopo 10 tonde di gioco - record di tutti i tempi polverizzato, precedente 6 ore 33 minuti) magari  basteranno due cazzo di game e sarebbe una beffa atroce.

Isner (Usa) lo conoscevo più che altro perché è il più alto del circuito (2.06) e spara bombe di servizio a raffica, che a Wimbledon sono sempre un bel vantaggio. Mahut (Francia) non l'avevo mai visto nè sentito, e in fondo perché avrei dovuto? Questi due bellimbusti si sono messi a giocare martedì: sospeso per oscurità dopo 2 ore e 54, i primi tre set giocati e il quarto quasi finito. Hanno ripreso mercoledì: il quarto set (come il terzo) finisce al tie-break e sono due set pari. A questo punto inizia il set più pazzo del mondo, che dura 7 ore (da solo, questo quinto set sarebbe stato comunque record all time di durata e di game giocati) e non finisce. Perchè ormai barcollanti, affidandosi più che altro al servizio (quasi 100 aces a test, altro record ovviamente, il precedente era 78), sparacchiandosi addosso con uno sfinimento e una disperazione densi di complicità, Isner e Mahut si sono arresi solo all'oscurità, allucinati da sette ore di bombe e controbombe, 7 ore di gioco in cui ci sono stati solo 4 match point (tutti per l'americano) e poi solo una estenuante gragnuola di servizi e di erroracci (provate voi a giocate 7 ore) che avrebbe fiaccato chiunque.

Ma non Isner e Mahut.

John Isner, che sembra un bambinone scala 2:1 cresciuto ad hamburger e patatine, peraltro è il numero 19 del mondo. Come gli sia capitato sulla strada questo Nicholas Mahut, numero 148 in vena di scherzi, non è ancora dato di sapere nelle pieghe di un ordinario destino. Ho invidiato queste due persone fino all'ennesima potenza. Erano lì, sul campo numero 18 di Wimbledon, l'erbetta che comincia a bagnarsi di rugiada, circondati da persone incredule dello spettacolo a cui assistevano, e andavano avanti, avanti, avanti. Mi è venuta in mente una partita (?) giocata con il mio amico Turs  (che manca a questo mondo da ormai 15 anni) una sera d'estate a Salice Terme, campo in terra nel parco semicustodito. Avevamo prenotato dalle 19 alle 20, alle 19.50 il semicustode se ne va ("chiudete voi") e noi andiamo avanti, avanti, avanti. Finchè a un certo punto - verso le nove e mezza - lo scongiuro: dai, basta. Non vedevo più nulla - solo un'ombra bianca dall'altra parte, che immaginavo fosse Turs - e non c'era nemmeno la luna.

Quando sul 59 pari (59 pari!) i due si sono incontrati a metà campo e si sono accordati per andare a fare la doccia, beh, avrei fatto invasione di campo e li avrei abbracciati, e probabilmente li avrei pregati di continuare: come si fa ad andare a dormire sul 59 pari al quinto set? Come si può dormirci sopra, a parte per quella stanchezza immane che li avrà catturati? Cosa staranno facendo, in questo momento, quei due? Avranno preso sonno? Boh. E domani, come si sveglieranno? Quanto sarà a pezzi la loro schiena? Quanto saranno dure le loro gambe? Quanto andranno avanti nel torneo, dopo una sfacchinata del genere?

Comunque lode a loro, al loro braccino e al loro controbraccino. Isner serviva per primo, Mahut ha servito 54 volte (54 volte!) per rimanere nel match. Come usciranno da questa partita? Oppure: cosa farà mai più paura a questi due? Uno vincerà, questo è chiaro, anche se non si sa quando e come. Ma entrambi passeranno alla storia.  Anzi, ci sono già (anche questa è una cosa rara) ben prima di avere finito di giocare. Non succederà mai più una cosa del genere, o magari tra settecento anni. Come se Bob Beamon, quel pomeriggio a Città del Messico, avesse saltato in lungo 11 metri. E voi state a guardare la Germania e il Ghana. Ma cosa avete nel cervello, la segatura?

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20/06/2010

MANUTE BOL

DUE E TRENTUNO

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Il mondo è probabilmente troppo distratto da Ghana-Australia o Camerun-Danimarca per accorgersi che Manute Bol è morto a 47 anni, quasi 48, al culmine di una serie di sfighe umane e sanitarie che - per la classica beffa del destino - avevano colpito proprio lui, un uomo buono, ma davvero.

Manute Bol era nato nel Sudan ed era alto 2 metri e 31. In altre epoche (oggi, per esempio) poteva finire dritto in uno spettacolo sui fenomeni da baraccone, intervistato da Paola Perego o Barbara D'Urso e pagato con regolare cachet. Invece vuole la leggenda che un osservatore americano lo abbia scovato in Sudan durante un torneo giovanile e se lo sia portato negli States. Non sapeva  leggere e scrivere, e non sapeva nemmeno giocare tanto bene a basket, sport che iniziò a fare seriamente a 15 anni. Imparò a fare tutte e tre le cose. Ha giocato nell'Nba per dieci stagioni: le prime cinque tanto, le ultime poco, fermato a più riprese dagli infortuni alle ginocchia. Del resto, quando si è alti 2,31 e fino a 16-17 anni si è vissuto in Sudan facendo il pastore, il minimo che ti possa capitare è di avere due gambette da airone.

Se sei alto 2 e 31, insomma, non ti si può chiedere la luna. E' già tanto se stai in piedi e ti muovi con buona coordinazione, tantopiù se in campo hai attorno nove cristoni statuari costruiti pezzo per pezzo e che a 15 anni studiavano al college e facevano due allenamenti al giorno, mica guardavano le pecore. E quindi Bol di canestri non ne ha fatti tanti. In compenso, ne ha evitati una marea. Se sei alto 2 e 31 prendi rimbalzi e, soprattutto, stoppi. Nella sua prima stagione, ai Washington Bullets (oggi Wizards), ne ha date quasi 400. E'  stato miglior stoppatore Nba per due stagioni. E' tuttora presente nei primi posti (primo, secondo, terzo) in quasi tutte le statistiche all-time e delle stoppate. E' il secondo all-time per le schiacciate per partita (5). Una volta ne fece 11 in un tempo e due volte 8 in un quarto.

Questo filmato si apre con la sua impresa più incredibile: quattro stoppate nel giro di due secondi, nella stessa azione, durante una partita di Washington contro gli Orlando Magic. Poi cambiò varie squadre, ebbe ancora un paio di stagioni buone con i Golden States (qui, in una partita, segno sei triple, roba da matti) e con Filadefia, poi a Miami il primo infortunio serio che innescò gli altri, a catena.Washington, Filadelfia e Golden States lo ripresero a turno, ma furono solo comparsate.

Tornò in Africa. Lo chiamò subito Forlì, ma lui era già in fase molto calante. Giocò due partite in Italia, non andava, lo tagliarono. Se ne tornò in Sudan, molto ricco. E, dicono i suoi biografi, i soldi li spese tutti per sostenere la guerriglia sudanese che si opponeva al regime. Quando cambiò tattica, e si attivò per una mediazione di pace, fu accusato di voltafaccia e si fece molti nemici anche tra quelli che sovvenzionava a suon di bonifici. Non smise mai di aiutare la sua tribù ridotta alla fame. Ebbe un sempre sacco di casini per viaggiare e soggiornare a causa della sua cittadinanza sudanese, casini che dopo l'11 settembre divennero quasi invalicabili. Peregrinava tra Sudan, Egitto e Stati Uniti senza potersi mai fermare troppo i nessuno dei tre posti.  Sono arrivati i problemi economici e poi quelli fisici. In Africa hanno sbagliato una cura e un medicinale gli ha causato una grave malattia alla pelle. Aspettava la pensione dell'Nba per poter tornare a vivere negli Stati Uniti, in regola con le leggi. E' morto qualche ora fa, in un ospedale della Virginia.

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05/06/2010

TERRA ROSSA

SCHIAVO TUO

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A parte che lo sport ai massimi livelli è trasversalmente bello e merita ammirazione a prescindere, bisogna anche fare qualche differenza. Tra sport globali e sport di nicchia, per esempio: non è la stessa cosa vincere un torneo mondiale di ruzzola e uno di tennis, giusto per arrivare subito al dunque. E non è la stessa cosa vincere in uno dei nostri tradizionali orticelli (scherma, tiro, ecc.) e vincere nell'orticello degli altri dopo decenni di stenti più o meno accentuati. Quindi trionfare al Roland Garros, se sei piccolina e già vicina ai trenta, se appartieni a una scuola e a un sistema piuttosto scalcinati, all'interno di un tabellone pieno di ragazzone vitaminiche, numero 17 in tutto e per tutto, beh, è un'impresona pazzesca. Francesca Schiavone ha avuto anche un po' di culo, perché in un torneo del Grande Slam la strada ti si può improvvisamente aprire al di là delle tua più rosee speranze. Però quando vinci sette partite il culo ha un'importanza relativa: procedendo per organi umani, ci vogliono anche testa e coglioni, oltre che gambe e braccia. Sennò alla fine non ci arrivi mica, e soprattutto non vinci.

Alla Snai solo due italiani avevano giocato la Schiavone vincente prima dell'inizio del torneo. La davano a 150 e questi due cazzoni 15 giorni fa hanno puntato rispettivamente 4 e 3 euro, e questa sera - dopo un'abbondante seduta di autoerotismo - si saranno recati allo sportello con il loro cedolino a ritirare 600 e 450 euro con un sorriso a 32 denti. Anche questa cosa - la quotazione a 150 - spiega come vanno le cose nel tennis: pure se ti chiami Schiavone, hai vinto due Federation Cup, sei la numero 17 del mondo, sei una giocatrice rispettata e rispettabile da ormai qualche anno, e sei tra l'altro una specialista della terra rossa, ecco, più di 1 a 150 non vali. Sarebbe come giocare la Slovacchia o il Cile vincenti ai Mondiali di calcio. Non è che sia impossibile passare indenni da sei partite e poi vincere l'ultima, per carità. Ma come fai a puntare (seriamente, dico) la Slovacchia quando sai che dovrà vedersela con Brasile, Inghilterra, Spagna, Argentina eccetera?

Lo sport è bello per finali come quella di oggi, tra la 7 e la 17, passate indenni dal Brasile e dall'Argentina, dall'Inghilterra e dalla Spagna: le Williams e le decine di russe e slave si sono eliminate tra di loro e le superstiti hanno trovato queste due assatanate. Nella storia del Roland Garros solo 4 volte il torneo femminile è stato vinto da una giocatrice non tra le prime 10 della classifica, e solo una volta da un'italiana. Nella storia del tennis c'è stata solo la Jones (Wimbledon 1969) a vincere il suo primo Slam a un'età superiore a quella della Schiavone, che a 29 anni, 11 mesi e 4 giorni (circondata com'è da giovani culturiste bionde) sarebbe una pensionanda se non avesse ancora una gran voglia di giocare e di vincere.

Quindi, quanto vale il Roland Garros della Schiavone? Direi che siamo a livello della Pellegrini (regina del nuoto tra americane, cinesi e australiane), o di Sara Simeoni (primatista mondiale dell'alto quando le rivali dell'Est si dopavano in maniera clamorosa). Vincere uno Slam può anche essere estemporaneo, ma resta una cosa da impazzire. Tipo quell'argentino che con quattro gol si è vinto tre coppe. Ma quello è un uomo e gioca in uno squadrone. La Schiavo ha fatto tutto da sola, chapeau.

SCHIAVONE, OVVERO

NOTRE DAME

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19/02/2010

GIUSTIZIA OLIMPICA

SOGNAVO QUESTO MOMENTO DA ANNI

(AGI) - Berlino, 18 feb. - Fuori programma sul podio per David Moeller, lo slittinista tedesco che domenica ha vinto l'argento precedendo l'azzurro Armin Zoeggler. Nel mordere la medaglia davanti ai fotografi, il ventottenne ha perso un pezzo del dente anteriore ed e' dovuto ricorrere alle cure di un dentista per non perdere il suo "sorriso olimpico". L'episodio e' stato rivelato dalla "Bild".

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13/10/2009

UN ALTRO PIRATA

VDB

C'è un posto, a Pavia, che viene chiamato in una decina di modi diversi. E' uno slargo che, venendo dal centro, si apre appena prima del ponte sul Ticino. Qui iniziano i distinguo: Ponte della Libertà, per i più progressisti e laici, o Ponte dell'Impero, per i più retrò. E così abbiamo detto i primi due nomi. Perchè il piazzale si chiama anche "dell'Agip", per chi lo identifica con il distributore. Per le generazioni più recenti è piuttosto il piazzale del Blockbuster, mentre gli inguaribili romantici un po' agée lo chiamo ancora "del Palace", dal nome dell'albergo ristorante dove una volta si pasteggiava invece che affittare dvd e comprare pizze surgelate. E' un piazzale orribile, nonostante sia praticamente sul Ticino: funge da parcheggio all'ombra del Grattacielo e si apre su un incrocio in cui il Pm10, in certi momenti, ti potrebbe ammazzare sul posto. Ma è un piazzale che ha un suo perchè. E' un classico luogo da appuntamento (si lascia lì la macchina e si va altrove) oltre che di partenza e arrivo di gite scolastiche o trasferte sportive (chi non ha un ricordo legato al piazzale *segue il nome*?), anche se ora con queste manie degli spartitraffico i pullman non riescono più a fare le belle manovre circolari di una volta.

Nel piazzale vattelapesca si perpetua da anni un rito quotidiano. I ciclisti amatoriali che non si vogliono allenare da soli vanno lì, a una data ora (che varia secondo le stagioni), e trovano un gruppetto di soci più o meno occasionali con cui poi si parte, generalmente verso la collina. Si imbocca il ponte (scegli il nome) direzione Oltrepò. Altrimenti, appena dopo il ponte (scegli il nome), al primo semaforo giri a destra e fai l'anello di Bereguardo, una quarantina di chilometri in piano a parte quella fottuta salita dal ponte in chiatte verso il paese.

Fino a non molto tempo fa, insieme al Gino, al Beppe e al Brambilla di turno arrivava qualche volta il Vdb. Faceva il giro, adeguando il suo passo (ma nemmeno troppo, perché 'sti ciclisti tirano come dannati), scambiava due chiacchiere, salutava. Un simpatico. Uno che non se la tirava, per essere stato il possibile nuovo Eddy Merckx.

Frank Vandenbroucke era il catalogo umano di cosa è il ciclismo oggi. Un talento straordinario sprofondato nel doping. E da lì, come Pantani, in problemi esistenziali a catena. Lo avevano arrestato nel 2002 per una storiaccia di droga e di bombe. Da lì, poveraccio, ne ha combinate di tutti i colori. Una volta lo hanno riarrestato perchè ha dato fuori di matto e si è messo a sparare in aria con un fucile tipo Buffalo Bill. Ha lasciato la famiglia e ne ha costruito più o meno un'altra. E' rientrato e riuscito dal giro come fosse dentro una di quelle porte girevoli da grandhotel. Ha tentato un paio di volte di ammazzarsi, sempre avvelenandosi, sempre venendo salvato. Una delle due volte aveva preso delle pastiglie e si era steso a letto con indosso la maglia iridata da campione del mondo, un sogno (un'ossessione, forse) mai realizzato.

Vdb era il meglio e il peggio del ciclismo in una persona sola. Ed era un uomo tanto fragile da suscitare tenerezza anche senza conoscerlo, leggendone solo sui giornali le disavventure e le speranze quasi sempre tramontate. Si era comprato una villetta tra Milano e Pavia, perchè in Italia aveva trovato qualche persona disposta a dargli fiducia e a riaccoglierlo in gruppo. Nel mezzo di una squalifica faceva base da un amico, e il cascinale di Inverno era diventato la sua seconda casa. Ne aveva combinata un'altra, a suo modo clamorosa, ma simpaticamente folle. Per correre la domenica nel Pavese con gli amatori, giusto per rimanere in forma in attesa del grande rientro, aveva taroccato un tesserino così da potersi iscrivere alle gare sotto falso nome. Era diventato Francesco Del Ponte (la traduzione del suo nome) e sul cartellino ci aveva appiccicato la foto di Boonen. Poi vabbe', lo hanno riconosciuto. Un po' come se alle corsette che faccio io si presentasse Baldini: un Vdb nella mandria degli amatori non puoi non notarlo dopo qualche pedalata.

Vdb era un'incompiuta. Guardate su Wikipedia la sua carriera. Il palmares si interrompe al 1999. Aveva 24 anni è aveva già vinto 55 corse, di cui alcune molto importanti. Ai Mondiali di Verona era tra i favoriti. Cadde e si ruppe un polso. La gara era solo all'inizio, ma - non si sa come - non si ritirò nonostante il dolore. Arrivò settimo. Un fenomeno. Era il 1999, e la sua carriera di fatto è finita lì. Dopo ci sono stati solo casini. Il peggio del ciclismo e il peggio del tormento umano. Vdb, in fondo, è la ragione per cui cambio canale quando vedo gente pedalare a 50 all'ora.

Vdb era abbarbicato al ciclismo. Correva per vivere: non solo per guadagnare, voglio dire, ma per vivere proprio. Per sopravvivere, per tirare avanti. Per sentirsi vivo, ecco. Era lo spirito con cui correva sotto falso nome, o con cui si presentava al ponte (scegli il nome) per farsi una sgambata in compagnia. Forse è vero che è morto per edema polmonare, boh, può darsi. Ma come non pensare a Pantani (stessà età, stessa location, la camera d'albergo, stessa disperazione)? Vdb per l'ennesima volta voleva rientrare, diceva di essere in forma, di volere correre, di volere vincere come ai tempi belli. Belli e lontanissimi, ormai. Stava cercando una squadra, seriamente. Facile che non l'abbia trovata, a quell'età e con quella testa di cavolo che aveva. Facile che non sia morto per edema polmonare, se il ciclismo non lo voleva più.

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21/09/2009

BUFFONATE

DE COUBERTIN, UNA TROTTOLA

Mentre le nostre amate Frecce Tricolori in simpatica alternanza rendono omaggio a dittatori nordafricani e rombano a bassa quota su funerali di Stato, il mondo dello sport si dimostra quello che è nel breve volgere di poche, significative ore.

FORMULA 1. La vicenda del finto incidente di Piquet jr. è nota. La sentenza di un paio d'ore fa, se possibile, è anche peggio della storia in se stessa: radiato Briatore, 5 anni al direttore tecnico suo complice, due anni con la condizionale (cioè, niente? cos'è 'sta condizionale?) alla Renault, NIENTE a Nelsinho Piquet come premio alla sua delazione, e NIENTE (ma fino a prova contraria, noi, che ne sappiamo?) ad Alonso in quanto ritenuto ignaro della pastetta (ma vincitore di quel Gp). L'ennesimo capolavoro della premiata ditta Mosley-Ecclestone a un mese dallo scioglimento (er Frusta non sarà rieletto alla Fia). NIENTE, oltretutto, si continua a dire nei riguardi della Ferrari, che a causa di quella truffa ha perso il Mondiale. QUI un simpatico riassunto delle ultime merde pestate dalla Formula 1, uno sport che cambia dieci regole all'anno e in cui non si capisce più un cazzo.

CICLISMO. Alejandro Valverde ha vinto la Vuelta e si presenta come favorito numero 1 al Mondiale di domenica a Mendrisio, Switzerland. Valverde è rimasto implicato nè più nè meno come Ivan Basso nello scandalo del dottor Fuentes. Tra le sacche di sangue trovate in casa del Grande Manovratore c'erano anche le sue, quelle di Valverde, contrassegnate con il nome Val-Piti (Piti è il nome del cane di Valverde. Tutte le sacche, comprese quelle di Basso, erano catalogate con i nomi dei cani dei rispettivi ciclisti). Basso ha giustamente pagato con due anni di squalifica le sue bugie su questa storiaccia di doping (ha sempre negato di essersi dopato, ma ha confessato di essersi fatto seguire dallo stregone). E Valverde? Valverde una sega. A livello internazionale è un uomo libero. Valverde è stato squalificato dalla Procura del Coni, ma il provvedimento vale solo sul territorio italiano. In quanto implicato nell'Operazione Puerto, al Tour era tra gli indesiderati. Ma, a parte questo, Valverde continua imperterrito a correre e a vincere:  29 successi da quando è tra gli indagati  del caso Fuentes, e in particolare 9 da quando l'Italia lo ha squalificato (varrà anche solo in Italia, questa squalifica, però qualcosa vorrà pur dire, o no?). Correrà anche in Svizzera, indisturbato: il ricorso contro di lui al Tas di Losanna verrà discusso solo a novembre. Gli eventuali provvedimenti del Tas non saranno retroattivi: quel che vince se lo tiene. Io, ormai da anni, quando vedo in tv gruppi di ciclisti procedere a 50 all'ora verso l'arrivo, cambio canale e cerco lo snooker su Eurosport.

 

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15:46 Scritto da: settore in sport | Link permanente | Commenti (51) | Segnala | Tag: briatore, valverde, f1, ciclismo, renault | OKNOtizie |  Facebook

21/08/2009

INCUBI

ZONA MISTA

Stanotte ho sognato che uscivo dal bagno e c'era Elisabetta Caporale che in inglese mi chiedeva com'era andata.

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