Blog ufficiale di Virgilio

12/10/2009

IBRA PENSIERO

THE DIFFERENCE

"Il Barcellona è una grande squadra. All'Inter non c'è tanta gente che può cambiare la partita. Quando uno di questi non era al massimo, la partita diventava difficile. Qui invece se manca qualcuno dei migliori c'è subito pronto un altro sempre in grado di fare la differenza. E' questo che fa del Barcellona una grande squadra".

(Zlatan Ibrahinovic, intervista al magazine Barça)

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16/09/2009

INTER-BARCELLONA 0-0

MEGLIO LORO

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EX

UN SALUTO E VIA

Il 18 dicembre 1988, verso la metà del secondo tempo di un Inter-Juve che finirà 1-1 (per inciso: gol regolare annullato a Mandorlini) (no, per dire) (vabbè, comunque avremmo vinto lo scudetto con il record di punti), tutto lo stadio si alzò in piedi applaudendo quando Spillo Altobelli, con indosso un'orribile maglia che non era la nostra, venne sostituito e corricchiò verso gli spogliatoi facendo ciao ciao con la mano ai suoi ex tifosi. Altri tempi: non c'era il teatrino del riscaldamento in campo, si entrava appena prima di iniziare a giocare e fu quello l'unico vero momento in cui tutti - e io tra di loro - riuscirono a rendere il giusto omaggio a un centravanti che era rimasto nel cuore e nell'anima nonostante quel trasferimento contronatura.

Altri tempi, già. Mi accorgo (dall'addio è passato poco più di un mese, in fondo) che tutto l'afflato sportivo ed emozionale con cui pensavo ai tre anni di Ibra in maglia nerazzurra sta già svaporando, e nemmeno troppo lentamente. Ma è chiara la ragione: Ibra non è uno Spillo, per rimanere all'esempio di cui sopra. Ibra è stato un giocatore meraviglioso che ha fatto cose meravigliose con la nostra maglia, mettendo la firma (insieme agli altri) a tre scudetti. Sugli ultimi due, la sua firma - va rimarcato fino alla noia - non è fatta a penna Bic ma con un pennarellone a punta spessa, perchè dal piovoso pomeriggio del Tardini alla festosa notte di Udine e poco più in là, fino al tacco di Inter-Atalanta, il suo peso specifico si è sentito (come dire?) parecchio. Ho due pensieri precisi: 1) è uno dei più grandi che ho mai visto giocare in nerazzurro, e 2) non ne sento minimamente la mancanza a poco più di un mese dalla dipartita. Semplice, perchè Ibra non è uno Spillo.

Ibra, fantastico giocatore e ottimo professionista, ha timbrato il cartellino, incassato il dovuto e se n'è andato altrove a spargere la sua sapienza calcistica. In particolare: se n'è andato dritto nel posto in cui voleva andare, nel posto che sognava, tanto da dispensare i larghi sorrisi che a noi centellinava e tanto da baciare la maglia prima ancora di indossarla e di sudarci dentro, un gesto un po' così, che diventa solenne se lo fa uno Zanetti dopo 90 minuti e una bella vittoria, ma diventa una cagata se lo fai davanti a dieci fotografi che te lo chiedono appena sceso dall'aereo e ancora prima di calpestare un qualsiasi prato.

Ibra è felice, buon per lui. Ibra è stato uno dei nostri, servendo la causa, ottenendo grandi risultati e regalandoci perle inenarrabili, e quindi va ringraziato a prescindere. Ringraziamolo una volta per sempre. Fossi a San Siro, mi alzerei in piedi appena lo vedo sbucare dal tunnel. Un applauso, un coro, un saluto. Ibra è Ibra. Poi stop. Dal momento in cui tornerà negli spogliatoi dopo il riscaldamento, il giuocatore Ibrahimovic Zlatan diventerà una maglia blaugrana su sfondo verde, quindi sostanzialmente nemica. Reso il doveroso omaggio, potremo tutti girare pagina: con Eto' e Milito là davanti, francamente, perchè fare i nostalgici di quel simpatico nasone?

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L'IMMEDIATA VIGILIA

HOT STAFF

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Di cosa stanno parlando?

  • "Ok, qui entro io: nerazzuuuuuurri, noi saremo qui nerazzurriiiii..."
  • "Santon ha la giustifica della mamma"
  • "Però, se il divano lo giri per così, il tavolo ci sta a pennello"
  • "Julio Cesar, Maicon, Samuel, Giubertoni... No, ci dev'essere un errore"
  • "Come, Eto'o in porta? Ma figa, dai, gira il foglio..."
  • "Ti sembra il momento di giocare al Fantacalcio? 'spetta, quanto costa Ronaldinho? Un furto"
  • "...prostitussione intellectuale, pirla, basicamente... Minchia, rimettilo subito nella borsa di Mourinho"
  • "La Coca Cola la porta Muntari, i piatti di carta li porta Stankovic, le patatine le porta Samuel, la torta gelato la porta Quaresma... Ma la grigliata non può organizzarla l'ufficio stampa?"
  • "Apite non calma, siete sotto tiro. Apite con calma?"
  • "Mi puoi sostituire il 25? Devo portare quella rompicazzo di mia moglie all'Ikea"
  • "Dai, sempre a fare i cazzoni... Chi è quel coglione che ha messo Foquinha nella lista Uefa?"
  • "Ascolta, fai finta di niente: ma questo dietro di me è Ze Maria?"

15/09/2009

VERSO LA CHAMPIONS

(NIENTE) APPLAUSI PER IBRA

(comunicato della Curva Nord)

Niente fischi e ... niente applausi.

E' questa la sintesi di quanto deciso nella riunione di giovedi della Nord in previsione dell'incontro col barcellona e del ritorno di ibra a San Siro.

La Curva Nord comunica che in occasione dell’incontro col Barcellona a Milano non vi sarà quindi alcuna considerazione per il ritorno di ibrahimovic. Ibra non ha mai capito l’affetto che abbiamo sempre provato per lui e per ciò che ha fatto per l’Inter per tutto il corso della sua permanenza nerazzurra.
In occasione degli ultimi incontri avuti con lui prima della cessione al barca ha sempre ribadito come fosse un professionista e fosse sempre pronto a lottare per la maglia che avrebbe indossato a prescindere dai colori.
Questo “rispettabile” atteggiamento professionale ha consentito all’Inter di ottenere immensi risultati sul campo e non possiamo che essergliene riconoscenti ma per noi una maglia non vale l’altra e per questo non possiamo certo tributargli alcun bentornato come invece meriterebbe qualunque ex- giocatore che avesse dimostrato un minimo di riconoscenza a chi l’ha sempre sostenuto.
Ibra si è comportato da professionista e per rispetto alla sua “professionalità” che ci ha portato tanti successi, ci sentiamo in dovere di rispettarlo trattandolo alla stessa stregua di ciò che è adesso … un avversario come gli altri 10 che affronteranno la Nostra amata Inter.

La Nord auspica che il resto dello stadio possa condividere questa decisione per dar dimostrazione di come il pensiero del Tifoso Interista sia unanime.

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14/09/2009

DESIGNAZIONI

I DEBITI SCONGIURI

Inter-Barcellona: arbitra Stark

Inter-Arsenal del 25 novembre 2003 (1-5); Ajax-Inter del 22 febbraio 2006 (2-2); Valencia-Inter del 6 marzo 2007 (0-0); Manchester Utd-Inter dell'11 marzo 2009 (2-0): arbitrava Stark.

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27/08/2009

SORTEGGIO

FORSE

images.jpegForse è meglio così. Per noi tifosi da divano senz'altro: non dovremo ammorbarci con partite tipo Famagosta e Panathinaikos e vivremo un autunno diverso, meno palloso. L'anno scorso la vera emozione del girone fu, verso la fine, quella di essere costretti a prendere la calcolatrice e a fare la classifica avulsa (un'umiliazione, diciamolo, arrivare secondi in un girone da scompisciarsi). E sono convinto che sia meglio anche per loro, il Mou e la squadra, che non avranno modo di deconcentrarsi. Questa situazione da pepe al culo ha i suoi rischi, certo, e belli grossi. Ma preferisco cento volte questo sorteggio (due partite con il Barcellona, dai, non è una figata?) a quell'obbrobio dello scorso anno, quando pensando di fare 18 punti giocando con una gamba sola ne abbiamo fatti otto e ci siamo sputtanati l'intera Coppa. Quest'Inter rinnovata ha proprio bisogno di questo, di mettersi alla prova. Rischioso, lo ribadisco: perchè magari ne perdi due e precipiti nella depressione. Ma stimolante.

E poi il Fato ha pilotato bene questi sorteggi. L'Inter che trova Ibra (subito,  a settembre, alla prima  giornata, a Milano: da film) e il Milan che ritrova Kakà sono due prodigi dell'urna. Il calcio italiano, che proprio causa di questi due transfughi viene definito ipersvalutato, ha l'occasione di darsi una bella rinfrescata d'immagine. La speranza è quella che Ibra continui nelle sue tendenze professionali: quelle di rendere molto in casa e poco in Europa. Perchè sarebbe veramente una beffa, accidenti a lui. Quanto alle russe/ucraine/brasiliane, non so che dire. Se non che la qualificazione ce la giocheremo principalmente là, a Kiev e a Kazan. Kazan: ero convinto che fosse un famoso regista o un noto programma per scaricare gli Mp3. Apprendere che è la squadra attualmente al comando del campionato russo mi ha fatto sentire piccolo così. Juve culattona (il Bayern fa cagare) e Fiorentina abbastanza (ma sarà dura lo stesso).

La cosa strana, in tutto questo, è che dopodomani c'è il derby. Non si può, dai.

18/08/2009

MOURINHO 2009

TAMPAX

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Un po' mi preoccupa questo Mourinho che ha il broncio da tre mesi, solo parzialmente rimarginato da un milioncino estorto al nostro presidente  prima delle reciproche vacanze. Mi preoccupa perchè il Mou, che l'anno scorso ci deliziava di dichiarazioni e schioppettamenti vari ed era tutto un sorriso, a volte quasi immotivato (ma vi ricordate che campagna acquisti?), sembra oggi vittima di una sindrome premestruale che è sicuramente da Guinness dei primati: intanto perchè ce l'ha un uomo (no, per dire), e poi perchè dura appunto da un numero abnorme di settimane e non sfocia in quel flusso ciclico e, nel suo caso, liberatorio.

Scherzavo sulla faccenda dei capelli, ma mica poi tanto: dimostra che il Mou non è affatto in forma. Malinconico, arruffato. Sembra perennemente disturbato, un po' come la co-protagonista degli spot scatologici della Marcuzzi. Fateci caso: lo Special One ha la stessa identica faccia della ragazza che non va a fare il bagno perchè si sente gonfia. La Marcuzzi le molla lo yogurtino e il giorno dopo la ragazza è sgonfia e felice. Ecco, ci vorrebbe una pozione magica anche per il nostro Vate(r).

Oggi il Mou ha detto cose un po' esagerate e un po' gravi. Intanto, ha detto che darà lezioni di calcio a tutti e che questo - inseguire cioè la chimera tutta italiana del vincere giocando da dio - probabilmente costerà un po' di punti all'Inter. Che detta del Mou premestruale cronico mi suona maluccio. Un mettere le mani avanti che non è da lui. Poi la faccenda di Lippi. La frettolosa risposta a una frettolosa domanda di un frettoloso giornalista ("Chi vince lo scudetto?" "la Juve") mi sembra che conti un emerito cazzo. Non è un mistero che Lippi sia juventino dentro, nè mi sembra così scandaloso che un cittì a domanda risponda. Voglio dire: domandare è lecito e rispondere è cortesia. Se avesse risposto "Vinca il migliore" cosa cambiava? Non avremmo dedotto, tutti noi, che in cuor suo pensava alla Juve?

Minchia, ragazzi: non ci trovo niente di trasversale o di dietrologico nel pronostico alla cazzo di Lippi. Ma chi se ne frega?, voglio dire. Che cosa può significare, che cosa può spostare, che cosa può determinare il pronostico di Lippi?  Che ci sarà qualcuno che lo vorrà esaudire? Che deve essere interpretato come una sentenza? Che è un messaggio subliminale a chi vive nelle stanze dei bottoni? Bum! L'Inter e la Nazionale, peraltro, sono due entità lontane, tipo il Sole e Plutone. Se non fosse per i due bambini d'oro, della Nazionale (operativamente parlando) non ci interesserebbe una sega. A noi possono dar fastidio giudizi e decisioni dei cittì del Brasile, dell'Argentina, del Camerun. Mou, scusa: cosa ti cambia una parolina (Juve, vabbè, ci sono parole migliori, concordo) pronunciata ad agosto dal cittì della Nazionale? Boh.

Mi preoccupo perchè il Mou, in questo anno di Inter, non ha mai parlato a casaccio e ha sempre detto cose profonde, interessanti e direttissime. 'Ste cose di oggi, quindi, come pesarle? Il Mou si sente solo gonfio, oppure ha voluto dire qualcosa di serio? Nel secondo caso, a me sembra un po' eccessivo inalberarsi per una cagata del genere, così come trovo un'eccessiva dose di understatement nelle parole sul futuro dell'Inter, che ammette di dovere e potere plasmare a suo piacimento molto più di quanto non successe l'anno scorso (quando incombeva Ibra e quando gli consegnarono la squadra di Mancini praticamente intatta) però con riserva: la riserva, cioè, di dovere rinunciare a qualche punto per essere bella.

Mi preoccupo perchè il Mou non si è ancora tagliato i capelli, non ha ancora sorriso nè detto qualche sboronata consapevole. Voleva alzare la temperatura, o meglio, andare in bolla? Voleva segnare il territorio? Se sta recitando la parte dello snob, ci sta riuscendo benissimo. Ci fa quasi pensare che stia ancora sospirando pensando alla panchina del Real finita a un quaquaraquà, o a quell'Ibra-risolvi-tutto che lo ha lasciato più libero ma anche un po' più nudo. Se è sindrome da accerchiamento, non mi piace. Ad agosto, poi. Io spero che prima di Inter-Bari vada dal barbiere e ritorni in sè: c'è modo e modo di essere bisbetici, e questo è uno dei più noiosi per uno con il suo stipendio e le sue meravigliose responsabilità.

31/07/2009

CRUZ

GIARDINIERE E GENTILUOMO

Se abbiamo deciso che Ibra era un giocatore fantastico e parimenti un po' stronzo, che Crespo era un signor attaccante ma destinato a un inevitabile sottoutilizzo, e che Adriano era un potenziale straordinario racchiuso in un involucro irrecuperabile, diciamo che - in questa affascinante operazione nerazzurra che è prendere un reparto e rivoltarlo come un calzino -  la maggior dose di puro e semplice rimpianto possiamo riservarla al Giardiniere, sei anni di onesto e a volte scintillante lavoro, 49 gol in campionato (75 in tutto) di cui una gran parte preziosissimi, una serena dedizione alla causa, l'atteggiamento responsabile di chi sa incassare lo stipendio e mettersi a disposizione della società senza fare vertenze inutili. Oggi che ha firmato per la Lazio credo sia giusto riservargli un omaggio non banale e augurargli un più che decoroso finale di carriera.

Julio Cruz è stato, in sei anni, il più efficace mai-titolare che abbiamo avuto in epoca moderna. In campionato, 129 presenze in sei anni dicono tutto: raccontano quel prendersi le briciole che gli altri lasciavano (ha avuto davanti Vieri, Recoba, Ibrahimovic, Adriano etc.) per conquistare all'occorrenza il palcoscenico principale. Ha vissuto due stagioni in primo piano (la seconda e poi la quarta di Mancini, quella dell'infortunio di Ibra) e le altre da specialista. Specialista nel prendere il posto di questo o quello, o specialista (ancora meglio) nell'entrare a partita in corso e metterla. Specialista inoltre (questa resterà per sempre la sua medaglia al merito) nell'inculare la Juve, facendoci ritrovare il gusto di andare a vincere a Torino così, con una certa facilità e confidenza, dopo anni di stenti inenarrabili.

Ci lascia un interrogativo irrisolto, se quella sua felpatezza dei movimenti fosse una dote sovrannaturale o la semplice proiezione di una certa lentezza che comunque non era fastidiosa. Nell'affascinante operazione nerazzurra di cui sopra (vincere quattro scudi di fila e cambiare tutto l'attacco tranne Supermario) speriamo di aver trovato gente seria come lui.

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28/07/2009

BENVENUTO ETO'O

APPIANO'O

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Giungo alla Pinetina secondo le direttive societarie, all'una e mezza in punto. Il pubblico comincia lentamente ad affluire sotto il solleone. L'ultima volta che ero stato ad Appiano c'erano ancora Lamouchi e Kily Gonzales. Il parcheggio l'hanno sistemato, occhei, ma la tribunetta resta sempre quella. Un cesso. Se avessi attaccato una cicca dietro un sedile blu nell'estate 2003, mentre osservavo Cuper dirigere la partitella, son sicuro che l'avrei ritrovata oggi. Sotto la metà dei sedili medesimi ci albergano le vespe e bisogna stare attenti a sedersi senza offrire gli zebedei ai pungiglioni. Massimo, voglio dire: dai dieci milioni a Eto'o, perchè non dai un centone a una ditta specializzata in tribunette per rifarti la tribunetta? Perchè? Perchè?

Per calarmi nel clima da stadio mi prendo una focaccina cotto e formaggio con Coca d'ordinanza. Ho in mano una bandiera cartacea che mi hanno dato all'ingresso e mi avvio a cercare un posto acconcio sulla tribunetta. L'attesa sarà lunga. La inganno guardando i colleghi interisti che cominciano ad assieparsi. Questa presentazione pane e salame mi piace di più delle americanate del Real. Qui la gente suda genuinamente nell'attesa del nuovo centravanti. Curvaioli, famigliole, una roba tranquilla. L'attesa sale quando la mandria dei cineoperatori varca prima il cancello della Pinetina e poi quello del campo, segno che The Lion King sta arrivando. Alle due e mezza, quando metà della tribunetta comincia ad avere i sintomi della morte per disidratazione, arriva Eto'o con Oriali.  Wow! Oriali sembra più alto, ma sicuramente sarà l'effetto delle Hogan. Al primo cenno di  Eto'o in favore di pubblico abbrustolito parte l'ovazione, mentre arriva Branca vestito come se andasse al matrimonio del figlio di Moratti e posa per la foto.

Eto'o, dopo averla mostrata ai fotografi, indossa la maglia nerazzurra e parte l'applausone. Cerca di tirare un pallone in tribunetta ma sbaglia mira, il tiro è basso e centra la recinzione provocando una sincope a un anziano tifoso. Gli altri tiri andranno meglio, mentre Moratti (nascosto in fondo con Mourinho) prende nota dei palloni da addebitare a Eto'o. Il nuovo numero 9 si avvicina alla tribunetta e si mette a saltare non essendo rossonero. Si batte il cuore ma non bacia la maglia, e poi spiegherà il perchè. Molto bene.

Dieci minuti di Eto'o ed è già ora di andare via. Fuori c'erano macchine parcheggiate ovunque e si crea un gigantesco ingorgo (alle due e tre quarti del pomeriggio ad Appiano Gentile. No, per dire). Il clima di letizia viene incrinato da alcuni automobilisti interisti con la sindrome della tangenziale ("evvai, porca puttana!", "ma dove cazzo vado?"), arrivano anche i vigili e l'ingorgo, com'è ovvio, si complica. Vado a prendermi una Fanta, torno e la fila non si è schiodata di un millimetro. Farò a tempo a bermela tutta.  Casi di claustrofobia. Venti minuti per fare manovra e riparto. Sono a Pavia alle 16.10, esattamente 4 ore dopo essere partito. Per Eto'o, che in 10 minuti di esibizione ha pure cannato un tiro, mi sembra una bella dichiarazione di fiducia.

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(eccomi nella foto. Sono l'unico che non guarda Eto'o: stavo fissando le Hogan di Oriali)

IL BACIO

UN APOSTROFO ROSA TRA LE PAROLE

T'EPOSSINO

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Sulla faccenda del baciare la maglia si era fondata una delle principali differenze etiche, morali e sostanziali tra la cessione di Ibra e quella di Kakà, e grazie ai baci e ai non-baci abbiamo distinto con nitore

(ora, abbiate pazienza, ditemi voi se c'è un blog in cui vi capita di leggere la parola "nitore")

le motivazioni, l'humus e le conseguenze dei due affari che hanno arricchito le casse di Inter e Milan e depauperato il calcio italiano. Il Kakà che si affaccia alla finestra e bacia la maglia (sapendo di rinviare solo di qualche mese un addio inevitabile perchè ampiamente pianificato alle spalle del tifoso-tipo e perciò gonzo) e l'Ibra che la maglia non la bacia mai (ma ti mette la firma su almeno due scudi, decidendo di andarsene senza mistificare la sua volontà perchè ha esaurito le motivazioni e non ci sono cazzi) sono due figure separate da un abisso concettuale. Abisso che non cambia adesso che Ibra ha baciato la maglia del Barcellona

(a parte che sembra che si soffi il naso, in un gesto un po' goffo tipico di uno che bacia una maglia per la prima volta nella sua vita)

perchè i baci non sono retroattivi. I tre anni di Ibra a Milano restano indimenticabili - e l'ultimo, lo ripeto allo sfinimento, possiamo solo augurarci che qualcuno prima o poi lo replichi, chissà quando - anche se da noi  con onestaà intellettuale e professionale non baciava la maglia e adesso sì, ha deciso di iniziare a baciare maglie che ancora non ha indossato, e vabbè, son ragazzi. Ibra ci ha lasciato con gli occhi pieni di prodigi, ripagando in toto tutti i soldi che ha preso (vogliamo parlare di Recoba?), timbrando il cartellino ma, nel frattempo, facendo (quasi) tutto ciò che gli era stato chiesto e regalandoci cose sublimi in una quantità e con una continuità che non sapevamo più esistere in natura dai tempi in cui un brasiliano allora magro ed esplosivo ci riconciliò con la vita.

Ibra è arrivato a Barcellona dichiarando cose impegnative. Uno che improvvisamente ti dice che "è il momento più importante della mia vita insieme alla nascita delle mie figlie", beh, come dire, baci pure la maglia perchè è il caso che lo faccia. L'Italia lo ha reso ricco e vincente, ma non così felice come andare al Barcellona. E va capito, perchè va in una squadra fantastica che con lui lo diventa ancora di più, in una città fantastica, dentro uno stadio fantastico. Bisogna concedere a un calciatore la possibilità di sentirsi finalmente felice e realizzato quando corona un sogno: nel caso di Ibra, leggo anche tanto sollievo, cosa che mi fa pensare che le cose si fossero davvero complicate e che tutto rischiasse di saltare. E questo sollievo mi fa anche pensare che avremmo avuto quest'anno un Ibra meno feroce, meno strepitoso, meno monumentale, con l'home banking a Milano e il cuore altrove, e qualche sospiro bloccato a mezzo stomaco che gli avrebbe spezzato il fiato durante un contropiede.

Ragazzi, va bene così. Anzi, benissimo. Ibra non finirò mai di ringraziarlo, in fondo anche per questo  suo bacio alla maglia del Barcellona, bacio che simbolicamente (e senza equivoci) chiude un capitolo e ne apre un altro. Thanks a lot, e adesso basta seghe. Comincia una nuova stagione, abbiamo una squadra fortissima ma da decifrare, perdiamo il più forte ma acquistiamo gente di peso e di valore. Viva l'Inter, viva lo sport. Anzi, sapete cosa faccio? Ora esco e vado ad Appiano. C'è un tizio che farà il giro di campo, mi dicono. Il dopo-Ibra inizia adesso. Vrum!

24/07/2009

LO IETTATATORE

EGGIA'

moggi.JPG"L'Inter ha fatto harakiri con la cessione di Ibrahimovic. Ha venduto il suo trascinatore. Eto'o e' sicuramente un grande giocatore, ma è un finalizzatore che ha bisogno di una squadra che gioca bene. Ibrahimovic, invece, può fare la differenza anche quando la squadra gioca male. La Juve si è portata molto avanti e su questo non c'è dubbio". (dichiarazione di Luciano Moggi a ilsussidiario.net)