21/09/2011
LA FATAL NOVARA
IL SENSO DEL RIDICOLO
16 mesi fa vincevamo la Champions, 9 mesi fa vincevamo il Mondiale, 6 mesi fa andavamo a vincere a Monaco facendo tre pere dopo aver perso in casa all'andata. Non serve l'istituto Luce per capire cosa eravamo. Lo siamo stati fino a poco fa. Poi puff, non si capisce bene cos'è successo, tanto appare tutto così incredibile. La linea di demarcazione l'ha tracciata Fiorello: con la sua imitazione di Gasperini ha sancito una cosa ben precisa, che siamo ridiventati ridicoli. E non è solo una doppia clip di due minuti che gira su YouTube con uno showman che fa la voce in falsetto e dice cose calcisticamente comiche. E' un qualcosa di più preciso, di più impietoso. Facciamo ridere, oggettivamente. Ed è una cosa gravissima, e magari la capissero i nostri dirigenti cui, con piacere, ricordo cosa hanno combinato negli ultimi mesi.
Torniamo a quel grottesco mesetto a cavallo tra la fine di maggio e la fine di giugno, quando il nostro handsome non-allenatore (confermato in pectore) (già questo era grave, essendo un non-allenatore), decide inaspettatamente di levarsi dai coglioni per andare in un posto più bello, meno stressante e meglio pagato. Per venti giorni cerchiamo allenatori che non vogliono o non possono venire, ma soprattutto la prima che ho detto. A un certo punto, in modalità "mangio 'sta minestra", si assume uno di quei due-tre allenatori liberi in Italia e che ovviamente avrebbero accettato di corsa l'incredibile opportunità. Naturalmente, non certo per cattiveria ma per pura oggettività degli eventi, questo allenatore appare come la terza, quarta o forse quinta scelta. E quindi arriva all'Inter senza il minimo di credito, il minimo di trasporto e il minimo di credibilità. Certo, sono cose che uno si può conquistare cammin facendo. Ma forse al Genoa o al Crotone (ne faccio una pura questione di pressione ambientale) è più facile. L'Inter, per il secondo anno di fila, assume un allenatore a cui non crede fino in fondo. Si chiama perseverare, ed è diabolico.
Preso l'allenatore, si fa il mercato. Preso, in particolare, un allenatore che fa il 3-4-3, si prende la palla al balzo per identificare la vittima sacrificale al Fair play finanziario (leggasi anche: voglia di Moratti di non spedere più in maniera illimitata e sragionevole per far contenti noi fessi) tra quei due-tre nostri giocatori che hanno veramente, ma veramente, ma veramente mercato a livello globale: cioè Sneijder. Ma le cose non vanno proprio così, l'operazione Sneijder è lasciata in modalità un pochettino random sperando che siano gli altri a fare tutte le mosse e a far partire il bonifico, e intanto arriva un daghestano che vuole Eto'o e lo paga cash. Perfetto. Quindi resta Sneijder. Nel mentre si dipana un mercato totalmente alla cazzo, in cui si acquistano giocatori che forse, probabilmente, indicativamente, potrebbero adattarsi eventualmente abbastanza agli schemi dell'allenatore che non volevi. Il quadro è perfetto. Aggiungici un paio di sòle, quelle non mancano mai, ed ecco l'Inter.
Che comunque resta l'Inter, con una rosa di tutto rispetto e zeppa di eroi di Madrid, Abu Dhabi e Munchen. Ma alla guida c'è Gasperini, un uomo solo e disperato che canna tutti gli esperimenti che fa. Dopo un mese e mezzo di ritiro ci sarebbe la prima di campionato, ma 'sti zozzoni scioperano. Facciamo un'amichevole e prendiamo pallate dal Chievo. Arrivano Forlan e Zarate, nomi suggestivi ma di quale utilità? C'è una tale fiducia su Zarate che gli facciamo firmare un contratto in cui c'è il bonus non per i gol ma per gli assist. C'è una tale fiducia su Forlan che stiamo lì ad accarezzargli la criniera bionda e a contargli la tartaruga degli addominali e non ci accorgiamo che non può giocare la Champions. Ce ne accorgiamo dopo, a lista consegnata, una roba da società amatoriale. Dopo, molto dopo rispetto a tutto: a una lista con un nome in meno, a un ingaggio che prevede che tu giochi in Champions, a un pagamento all'Atletico Madrid che non contempla che non ci possa giocare. L'incauto acquisto è un reato.
Finalmente, a due mesi dall'inizio del ritiro e a quaranta giorni dall'unica partita ufficiale (la Supercoppa, persa savasandìr, e comunque c'era ancora Eto'o), inizia il campionato. E inizia la Champions. 4 partite in 10 giorni. Un pareggio e tre sconfitte, 4 gol fatti (uno casuale, uno su rigore e due a tempo quasi scaduto, ininfluenti) e 8 subiti. Non da Barcellona, Real e Chelsea, ma da Palermo, Trabzonspor e Novara (!!!). In quattro partite mai lo stesso schema iniziale, in quattro partite il centravanti della nazionale gioca 45 minuti, in quattro partite due-tre azioni da ricordare. A Novara tre tiri verso la porta in 90 minuti, uno nello specchio.
Gasperini dal Chievo in poi rilascia dichiarazioni che fanno accapponare la pelle. Al culmine di un delirio di infimo profilo si lascia andare a un "io gioco tutte le partite come fossero finali", una frase che dice l'allenatore di una pericolante alla trentesima di campionato, non l'allenatore dell'Inter alla terza. Se il peccato originale è tutto della società, Gasperini non è però del tutto innocente: difficilmente si poteva trasmettere una tale sensazione di modestia e inadeguatezza. Il resto lo hanno fatto i giocatori: è una situazione talmente anomala - poca condizione, zero palle, totale confusione - che non può che essere la risultante di più situazioni abnormi. Di sicuro Gasperini non ha ascendente su questa squadra, che ha rifiutato i suoi schemi. E la sensazione che Zanetti e Cambiasso se lo siano cotto in padella - loro, i due senatori, sono troppo brutti per essere veri - è palpabile. Mi rifiuto di pensare che un'Inter anche ridotta ai minimi termini non fosse davvero in grado di cavarsela a Novara. E invece è una squadra senza capo nè coda, che basta pressare un pochettino per gettare nel panico. Sguardi persi, gente che si sfancula per un passaggio sbagliato. Non uno dei vecchi che prenda gli altri per il bavero e rinsaldi le fila.
Domani - anzi, oggi - bisogna esonerare Gasperini. Come da consunto copione calcistico, è l'unica soluzione percorribile, non potendo essere cacciata a calci in culo nè mezza squadra nè mezza società. Serve uno qualunque, purché credibile e in grado di prendere la squadra per i coglioni. Chi c'è c'è, e chi non c'è affanculo, anche se il cognome finisce per Etti o Asso. Un allenatore che faccia una cosa elementare: un 4-3-1-2 che questa squadra ha nel Dna, e pazienza se non c'è nulla di creativo o innovativo. Questo incubo deve finire al più presto, c'è una sfilza di partite da giocare in pochi giorni, un campionato da riprendere in mano, una Champions da rimediare, e una Champions da conquistare per il 2012 con un posto in meno. Ogni giorno che passa è un giorno perso. Dalla fine di maggio ne abbiamo già persi uno sfottio.
13/09/2011
CRISI INTER
QUELLA MACCHINA LA' DEVI METTERLA QUA
Quindi risolveremo (?) tutto spostando un numerino. Da 3 la difesa passa a 4, da 4 il centrocampo passa a 3 (tre centrocampisti veri, volesse il cielo) e davanti resta l'ultimo 3, quello del calcio champagne o, come a Palermo, del calcio spuma. Va bene: un compromesso va trovato, la crisi di rigetto del 3-4-3 (nonostante due mesi di lunghe prove) non può essere ignorata visto che dobbiamo fare 6 partite in 20 giorni e - non so se interpreto il sentimento generale - non è che ogni volta si possono prendere 4 pere alla cazzo. Gasperini ci deve venire incontro: i giuocatori non sono adatti al 3-4-3 e noi, i tifosotti, nemmeno. Ai posteri l'ardua sentenza: cioè dire quelle delle tre categorie di pensiero (l'allenatore, la squadra, i tifosi) sia più mentalmente limitata.
Sulla società, invece, conviene stendere un velo pietoso e - per carità di patria e amor di Inter - non guardarci più sotto. Memori dell'operazione Benitez, un anno dopo i nostri prodi dirigenti hanno rifatto la stessa cosa: consegnare la squadra a un allenatore che avrebbero fatto a meno di assumere. E' chiaro che tutto questo dipende da un granellino di sabbia che si è infilato nel meccanismo, il meccanismo vacca-magra o fichi-secchi, ma con un disegno a monte. Il piano era solare: l'Inter voleva agire in pareggio di bilancio e quindi doveva sacrificare qualcuno. Quel qualcuno era Sneijder, potenzialmente il più richiesto, e tanto valeva a quel punto prendere un allenatore che del trequartista potesse fare a meno senza rinunciare allo spettacolo. Anzi, già che ci sei prendi uno che fa il 3-4-3 così nemmeno più ti viene la tentazione. La prima scelta preferisce Bilbao, la seconda non attizza la fantasia di nessuno. Però vabbe', proviamoci, cambiamo, diamo un segnale. Ma nel mappamondo del calcio appare il Daghestan e un nuovo ricco che, a differenza degli altri, paga cash. Quindi via Eto'o, resta Milito (uhm: Eto'o, Pazzo e Milito come li avrebbe gestiti Gasperinho?) e soprattutto resta Sneijder (sennò scoppia la rivolta) e quindi il meccanismo si inceppa. Poi, povero Gasp, gli prendono pure Zarate a mezzo secondo dalla fine del mercato: al posto di un soldatino diligente, il Cassano della pampa.
Pareggio di bilancio ok, rosa non ok, allenatore che (come Benitez e altri prima di lui) chiede una cosa e gliene danno un'altra. E via, verso una nuova fantastica stagione.
Ora, essendoci davanti 37 giornate eviterei qualsivoglia sentenza, e tantomeno disfattismo. L'obiettivo è uno solo, il Tricolor. Intorno - in Italia, dico - non è che ci sia chissà cosa. E le cazzate le fanno anche gli altri: qualcuno si lamenta di Pandev al Napoli, ma allo che dire del Milan che dà Pirlo alla Juve e gli risolve il 66,6% dei problemi? Però il clima è tornato quello naif dei tempi migliori (tra virgolette, eh?). Dobbiamo resistere. Resistere a Moratti che parla con i giornalisti fuori dall'ufficio, resistere agli occhi no-tigre, resistere agli allenatori sfiduciati in tutti i sensi, resistere a un clima da pappamollismo insopportabile. Almeno noi, schieriamoci bene e tiriamo avanti, go ahead. Viva l'Inter, abbasso il Trabzonspor, Juve merda, stadio di proprietà vaffanculo.
10/08/2011
CRISI INTER 2
22/07/2011
SNEIJDER
12:00 Scritto da: settore in Inter | Link permanente | Commenti (70) | Segnala | Tag: inter, sneijder, moratti, calciomercato | OKNOtizie |
Facebook
25/06/2011
GASPERINI
LA BRUTTA INTER
Vorrei tanto potermi prendere una vacanza dall'Inter, una pausa di riflessione, una cosa così. Negli ultimi 15 giorni ho scoperto che:
1) si era affidata per una nuova stagione a un non-allenatore talmente non-convinto che ha accettato al volo un'altra offerta (si chiama professionismo) lasciandola in braghe di tela a giugno inoltrato (non si chiama, ahinoi, professionalità).
2) nella scomposta ricerca di un nuovo allenatore, ha preso contatti con uno dei pochi (Capello) ad avere seri problemi ambientali a mettere piedi non dico ad Appiano, ma addirittura a San Siro.
Quindi, come dire, ho un po' i coglioni girati con l'Inter. Lo considero un brutto capitolo. Adesso, con l'assunzione di Gasperini si chiude un libro e se ne apre un altro. Al di là delle battute e dei sofismi da tifoso (diciamo che Ventrone e Rampulla mi avrebbero fatto abbastanza vomitare, ma tant'è), su Gasperini non ho nulla da eccepire, e da alcune ore sono diventato - com'è giusto che sia - un suo nuovo tifoso, curiosissimo di vederlo all'opera. Per lui vale, come per chiunque altro, la presunzione di bravura e di adeguatezza al compito. In serie A non vedo geni della panchina che gli siano fastidiosamente superiori. Voglio dire: se Allegri ha vinto uno scudetto, non vedo perchè un Gasperini non possa fare la stessa cosa, e non vedo con quale motivazioni (no, dico: Allegri) negargli questa chance. Quindi: viva Gasperini.
E' l'Inter che mi preoccupa, non Gasperini in se stesso. E', in particolare, l'Inter che assume un Gasperini che mi preoccupa. Dopo Mancini (un progetto preciso), Mourinho (sospiro) e Benitez (allenatore sbagliato, ma uno dei migliori ell'epoca disponibili su scala mondiale), le ultime due mosse dell'Inter sono state:
a) un bell'uomo con cui fare incazzare il Milan
b) l'ex allenatore di Crotone e Genoa
In tutto questo non c'entra Gasperini, che è bravo e ce la metterà tutta e magari ci farà vincere lo scudo e tutti andremo sotto il pullman scoperto a osannarlo (e poi è nato il 26 gennaio come Mourinho). Il problema è capire cosa vuole l'Inter, cosa cerca, cos'ha in mente. Tra i milioni di pezzi scritti in questi faticosi giorni dell'affannosa ricerca di uno straccio di allenatore, alcuni spunti di discussione mi costringono a fare due più due e a chiedermi: se Mourinho era il simbolo evidente di una certa Inter (di ciò che voleva, delle ambizioni che aveva), allora Gasperini di quale Inter è il simbolo? Di quella che ha stretto i cordoni della borsa, che ci fa capire che un certo periodo è finito e ne è iniziato un altro, che un Gasperini è l'uomo giusto per un profilo che è cambiato, volenti o nolenti?
Boh, staremo a vedere. Facciamo finta di non sapere che il contratto è annuale e guardiamo avanti, oltre il panettone che già migliaia di menarogna profetizzano che non mangerà. Avanti con Gasperini, finchè esonero non ci separi. Nel mentre, se qualcuno si degnerà di darci due dritte sul futuro... O è chiedere troppo?
22/06/2011
IPOTESI ALLENATORE
19:46 Scritto da: settore in Inter | Link permanente | Commenti (310) | Segnala | Tag: gasperini, pispaia, inter, moratti | OKNOtizie |
Facebook
ALLENATORE CERCASI
GIU' IL CAPELLO
Nell'attesa di un allenatore (ogni giorno che passa, sarà dura farci credere che non sarà la quarta, quinta, ottava o decima scelta) (no, per dire), mi è rimasta sul gozzo la faccenda Capello.
Confesso che speravo fossero le solite voci per fare un po' di folklore sull'Inter. Oggi, invece, Moratti ha confessato che Capello l'aveva contatto davvero, e che se non fosse stato per la federazione inglese magari la cosa si sarebbe concretizzata, e oggi don Fabio sarebbe l'allenatore dell'Inter.
Io credo che a tutto ci sia un limite, e Capello è al di là di un certo limite. E' stato l'allenatore di una Juve ben precisa, la Juve di quegli scudetti che ricordiamo bene, di quei dirigenti oggi radiati (radiati!). In questi cinque anni (e fino a pochi giorni fa, addirittura, con quella frasetta del cazzo sul "primo campionato vero dopo Calciopoli") non ha mai - giustamente, per carità, ogni opinione va rispettata - rinnegato nulla di quella Juve, di quegli uomini, di quelle modalità. E quindi noi, caro Moratti, di un uomo così siamo la controparte, non i compagni di avventura.
Ci sono dirigenti che non puoi assumere, giocatori che non puoi prendere, allenatori che non puoi ingaggiare: perchè sì, certo, sono tutti professionisti le bandiere non esistono più eccetera eccetera, ma pur in mondo farlocco come quello del calcio bisogna tener conto di certi valori, e anche di certe parole. E anche, perchè no?, di certi rancori. Non sono tutti uguali i calciatori e non sono tutti uguali gli allenatori. Cosa direbbero gli juventini se Agnelli ingaggiasse Zeman?
E' stato un brutto episodio, a tutto tondo. Perchè non solo Moratti ha pensato a Capello - che è già un obbrobrio -, ma anche perchè Capello gli ha detto sì. Dopo aver detto certe cose sull'Inter, uno poi la va ad allenare come se nulla fosse? Boh. Tornando all'esempio precedente: se Agnelli contattasse Zeman, non penso che Zeman gli direbbe sì. E invece Capello e Moratti, eccoli lì, pappa e ciccia. Uno che dice che la Juve ha 29 scudetti e l'altro, pirla, che se lo porta in casa.
Vorrei dimenticare in fretta tutto questo, ma sarà dura. Dopo che la mia società ha cercato di prendere scientemente Capello, dal prosieguo di questa storia - la ricerca dell'allenatore - mi aspetto tutto il peggio possibile.
18/04/2011
MOURINHO
14/04/2011
CHE FARE/2
GRAZIE LEO
La seconda questione riguarda ovviamente l'allenatore. Di Leonardo si dice - ormai è un luogo comune - che non lo è. Cosa su cui personalmente sono abbastanza d'accordo. Del resto, nella lista dei requisiti che l'Inter chiedeva alla persona del dopo-Benitez, l'essere allenatore non rientrava nei primi tre. Serviva una persona che facesse altre cose, alcune impalpabili, soggettive, immateriali. Cose che Leo, va detto, ha saputo fare con intelligenza e spirito. Scontrandosi poi sul più bello con il suo non-essere allenatore. Un allenatore vero avrebbe saputo interpretare e gestire meglio il momento di evidente declino fisico della squadra dopo la dispendiosa rincorsa, se ne sarebbe accorto con Brescia e Lecce, e avrebbe cercato di portare a casa la pelle con Milan e Schalke, le due partitone che ci è toccato giocare in tre giorni di bioritmi abissali. Portare a casa la pelle, non cercare di vincerle inutilmente per 45 minuti e poi scomparire nei successivi 45. Pensate a come sarebbero diversi i nostri orizzonti se quelle due partite le avessimo squallidamente, deludentemente pareggiate anzichè perderle.
Un non-allenatore, anzi, proprio questo non-allenatore - il brillante, il simpatico, il mourignano, il colto, il bello, il rampante, l'affabulatore, l'alternativo Leonardo -, a pensarci bene, sarebbe stato perfetto per l'immediato dopo-Mourinho. Macchè Benitez, macchè illudersi di poterci riprovare subito, di fare un altro triplete, una seconda manita: dopo un'annata pazzesca, forse sarebbe stato giusto imboccare subito una scelta di rottura, che nella continuità "morale" con il Mou e nel sereno sconcerto della tifoseria avrebbe probabilmente consentito alla squadra di trovare qualche motivazione davvero nuova e l'avrebbe costretta - dovendosi in un certo senso allenare da sola - a prendersi qualche responsabilità in più.
Certo, lo dico con il senno di poi, è comodo. Però questa squadra che ciondola nei momenti-clou, che si perde negli scontri diretti (e li perde), al di là dello scoppiamento fisico, è l'emblema dell'appagamento. Che è umano, per carità. Diciamo che lo si poteva diluire un po'. Non è un caso che l'unico obiettivo cinicamente e scientificamente centrato sia stato il Mondiale. Era una cosa che ci mancava, una cosa nuova, una cosa in più. L'Inter l'ha vinta praticamente già senza allenatore, in una situazione che poteva preludere al disastro (di solito l'allenatore senza futuro trascina con sè la squadra): la differenza l'avevano fatta le motivazioni delle squadra.
Detto tutto questo, mi tocca concludere che cominciare una nuova annata con un non-allenatore potrebbe essere un errore pesante. Perchè l'annata sabbatica ormai ce la siamo giocata. O meglio, speriamo di no: resta il campionato, da rincorrere finchè ce n'è. Resta anche la coppetta, che avrebbe un suo perchè (due partite con la Roma, un'eventuale finale con il Milan: una coppetta da sudarsi). Ma abituati a vincere tre titoli per volta, o cinque in un anno solare, tra un mese e mezzo potremmo fare i conti e stabilire che sì, l'annata sabbatica era questa. Anche la scelta di Leo - che aveva un'architettura concettuale davvero strepitosa - era, in un certo senso, sabbatica di suo. La prossima stagione sarà di rifondazione. Non nel senso che si smantella tutto e si ricomincia, no. Parlo di rifondazione mentale, carattieriale, motivazionale. Leo mi è simpatico e gli sono grato per questo vorticoso inizio di 2011, ma mi sento di dire che da luglio ci vorrebbe uno che prenda in mano la situazione e costruisca il destino tecnico della squadra, con un obiettivo preciso, con una scelta netta. Un allenatore, appunto.
11:02 Scritto da: settore in Inter | Link permanente | Commenti (390) | Segnala | Tag: calcio, inter, moratti, leonardo | OKNOtizie |
Facebook
07/04/2011
CHE FARE/1
IL PARAMETRO WESLEY
Vedere i tuoi sogni sgretolarsi in tre giorni al prezzo di due tranvate non autorizzano nessuno a parlare di rifondazione, macchè, siamo seri, ma spero abbiano fatto scalare verso l'alto un paio di questioni nell'agenda del presidente e dei suoi collaboratori. Cominciamo dalla rosa, e parliamone già in funzione dell'anno 2012, cioè della prossima stagione.
Partiamo da Wesley Sneijder, lo spartiacque.
Sneijder, che tutti speriamo abbia lunga vita nerazzurra e torni stabilmente ai fasti che quest'anno abbiamo visto un po' sì e un po' no, è del 1984 e nel 2012 compirà 28 anni. Un'età fantastica per un giocatore del suo ruolo, l'età della maturazione, l'età che ti consente ancora di guardare avanti per un bel pezzo, l'età che ti conferma che affarone abbiamo mai fatto.
Ora, se voi consultate inter.it alla sezione "squadra", potrete accorgervi di un dato assolutamente inquietante. Sapete quanti giocatori della rosa odierna (27) sono più vecchi di Sneijder, e quindi dalla prossima stagiorne saranno quasi tutti ultratrentenni (del 1983, cioè 29enne, c'è solo Pandev)?
Ve lo dico io: 18 (diciotto) (compresi Pandev e Suazo).
Il numero è oggettivamente spaventoso. E teniamo conto che a gennaio, in corso di stagione, ne sono arrivati tre giovani (Little Frog, Yuto, Pazzo). Su una rosa teorica di 27 (tipo quella di oggi, appunto, che comprende - va detto - Natalino e Dell'Agnello), siamo esattamente a due terzi. E va detto che il terzo di giocatori più giovani di Sneijder è quasi tutto composto da riserve: gli unici titolari di quest'anno sono Pazzini (ha due mesi meno di Wesley) e Ranocchia, altri due con qualche numero consistente sono Yuto e Coutinho.
Parliamo sempre di 2012.
I tre attuali portieri sono nati tutti negli anni '70: Julio ne avrà 33, Castellazzi 37, Orlandoni 40.
Difesa, argomento delicatissimo: il Capitano (l'Inter lo mette sempre in difesa, in realtà gioca in 17 ruoli diversi) e Materazzi avranno 39 anni, Cordoba 36, Lucio e Samuel 34 (seguono Chivu 32, Maicon 31).
Centrocampo, argomento stra-delicato: il Capitano (lo rimetto anche di qua) 39, Stankovic avrà 34 anni, Cambiasso 32, Thiago e Kharja (!) 30.
Attacco: Milito 33, Eto'o 31.
Insomma, in una rosa in cui Sneijder è un ragazzino bisogna far qualcosa bene e subito, non alla cazzo e non a gennaio. Qui ognuno può sbizzarrirsi come gli pare, tenendo conto che qualcuno dei nostri giocatori fondamentali potrebbe anche decidere di andarsene nel frattempo (Julio? Maicon?). Io, potessi offrire un caffè a Branca, lo annoierei con questi argomenti:
Portieri: Viviano lo richiamiano subito o lo lasciamo folleggiare ancora altrove? Comunque sia, la panchina è troppo agèe per un Julio dall'infortunio facile.
Difensori: qui sono cazzi. Serve un altro Ranocchia, come minimo (parlo di valore e di giovinezza). E serve un laterale molto buono (e giovane, preferibilmente) che sappia anche fare il centrale.
Centrocampo: ne servono un paio, di cui almeno uno di assoluto valore e l'altro affidabile per le rotazioni. A Zanetti non si potranno più chiedere 17 ruoli, nè di fare altre 350 partite consecutive: gli eviterei lo stress di fare il laterale in difesa (se copriamo i ruoli dietro). Gli attuali centrocampisti sono tutti fragili e vanno preservati a turno. Bisogna specializzare a) qualcuno a fare il vice-Sneijder e b) qualcuno a concepire l'esistenza delle fasce laterali.
Attacco: tutto sommato, rispetto agli altri reparti, c'è meno urgenza, anche se in prospettiva cercarne (e prenderne subito) uno giovane e forte potrebbe renderci più lieve l'esistenza.
(nella foto, la moglie dello spartiacque)
08/03/2011
BATMAN
22:15 Scritto da: settore in Inter | Link permanente | Commenti (60) | Segnala | Tag: batman, moratti, inter, calcio | OKNOtizie |
Facebook
29/01/2011
MERCATO
MISUNDERSTANDING
Pare che Moratti abbia detto a Branca di andare al Bayern e comprare quello con un nome difficile. Branca è andato ed è tornato con Knasmullner. Moratti allora gli ha detto: no cazzo, iniziava con la esse. Allora Branca è tornato indietro e, a metà strada, ha trovato Spendlhofer. Moratti quando lo ha rivisto gli ha detto: ok, a posto così.























