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21/07/2011

HARRY POTTER

POP CORN (MORIRE DI)

Ore 18.30. Il multisala (la multisala?) è deserta. Tre casse su quattro chiuse. Alla cassa aperta, una famiglia folta e lenta. Ma non c'è fretta. Chiedo il 3D e pago la relativa barbarità. Ritiro il duemillesimo paio di occhiali. Il ragazzo mi dice cose che non capisco relativamente allo scontrino e al fatto di tornare, un giorno, potendo chiedere uno sconto su non so bene cosa. Sono distratto. Boh. Mi reco a quello che io, con un termine ormai antiquato, chiamo "bar". Deserto pure quello. Appoggio i gomiti al bancone tipo cowboy. Un ragazzo gentile mi chiama: venga, il corner attivo è questo.

Ci sono quattro corner, e ho preso quello inattivo. Fanculo.

Ma mi godo il fatto di essere arrivato in leggero anticipo e, soprattutto, che questo cazzo di posto che solitamente è una bolgia oggi è deserto. E' quasi gradevole. Mi ci potevo anche coricare, sul corner. Ordino pop corn e coca per tre.

Primo problema: "Abbiamo la Pepsi, fa lo stesso?"

Ovviamente sì. Ma tutto questo è nulla in confronto al secondo problema:

"Prendete tutti Pepsi e pop corn? Allora fate il menù, così risparmiate".

Le combinazioni sono tutte parecchio bizzarre: pop corn piccolo + coca media, pop corn medio + coca grande, pop corn grande + fusto da 15 litri di coca, pop corn gigante + ingresso nell'azionariato di una fabbrica di bibite gassate.

Guardi, faccio al ragazzo: pop corn piccolo va benissimo.

Al che il ragazzo, ringraziando, prende un'enorme vaschetta. E io gli faccio: no, scusi, pop corn piccolo.

"Questo è il pop corn piccolo"

dice lui indicandomi il pop corn medio, una specie di insalatiera, e il pop corn grande, una specie di cisterna.

Deglutisco mentre il ragazzo affonda le tre vaschette "piccole" in un mare di pop corn e poi ce le porge. A quel punto pago.

"Venti euro e 70".

Diobono, penso io, chiedendo intimamente perdono a Moratti per la mai risolta questione dei cornetti Algida. A quel punto ci carichiamo di cibo, bevande, occhiali e biglietti. A metà scala mi sento chiamare da una ragazza:

"Mi scusi, è lei che ha perso i biglietti?"

Ci guardiamo attorno, noi e lei. Non c'è nessuno. Posso averli persi solo io.

"Grazie, Iddio la benedica".

La ragazza ci accompagna al gate (non lo so se si chiama gate, l'ho sparata adesso perchè fa figo), toglie il nastro nero, entra e lo richiude con noi fuori.

"Scusi, ho finito il turno, non posso strapparle i biglietti. Arriva il collega".

In un giorno di affluenza normale probabilmente sarebbe stata linciata. Ma non c'è nessuno, tranne tre poveri tapini con in mano tre enormi pop corn piccoli e tre infinite pepsi medie. Quando inizio a spazientirmi arriva il collega. Lo scongiuro di prendermi i biglietti dalla tasca. Li strappa. "Non c'è intervallo, buona visione".

Grazie.

"Gli occhiali 3D può indossarli sopra i suoi".

Grazie. Sant'Iddio, sembro così anziano? Eppure mi sono messo la Fred Perry stretch.

Il film? Non so cosa dire. Avevo visto i primi due, mi sono perso i successivi diciassette, quindi non ho capito un emerito cazzo. Dopo venti minuti, avendo finito i sette chili di pop corn colto da una fame nervosa, sono stato preso da un abbiocco mortale. Ho resistito. Viva il cinema, viva l'Italia.

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05/05/2010

INFORMAZIONE

BEDDA MATRIX

Vorrei sinceramente complimentarmi con la redazione di Matrix per l'eccellente lavoro giornalistico. Dopo la puntata (che sto vedendo in diretta, ma ho ritenuto più sano accendere il pc e cazzeggiare) dedicata a Calciopoli 2 con Luciano Moggi ospite principale, ecco la scaletta dei prossimi appuntamenti del simpatico programma di approfondimento serale di Canale 5.

- La Seconda Guerra mondiale. Ospite in studio: Adolf Hitler.

- La Mafia. Ospite in studio: don Vito Corleone.

- Il mutuo casa. Ospite in studio: Claudio Scajola.

- Al Bano. Ospite in studio: Romina Power.

- Poulsen. Ospite in studio: Francesco Totti

- Topolino. Ospite in studio: Pietro Gambadilegno.

- Belen. Ospite in studio: Marco Borriello.

- Gli Orazi. Ospiti in studio: i Curiazi.

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("La Germania ha invaso la Polonia a mia insaputa. Lo posso acclarare")

15/04/2010

CIAO RAIMONDO

E c'è sempre meno da ridere, sempre meno.

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04/10/2009

PALERMO-JUVENTUS 2-0

BASTARDI SENZA GLORIA

Bellissima serata. Ho visto il film più bello degli ultimi 150 anni e, a seguire, la Juve prendere due pere.

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10/09/2009

DONNE (DU DU DU)

TROMBATA

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La vita è bella e io, in fondo, adoro Silvio Berlusconi. Che una trasmissione di una emittente del premier seghi una collaboratrice perchè "troppo esuberante", sant'iddio, lo trovo straordinario. E' come se Bossi cacciasse Borghezio: troppo esuberante. Ricordiamoci dunque Maria Josè per com'era: "esuberante" e con una tetta fuori, un angolo di Caraibi in quel sottoscala popolato di loschi figuri.

Il loro problema adesso è: come transitare verso la nuova filosofia del gruppo, che era sempre stata "la figa innanzitutto" e ora è diventata "non pronunciamo più le parole papi e figa, e comunque le fighe selezioniamole poco esuberanti"? Brandi ha detto che la scelta cadrà su una tra due artiste sudamericane già note al pubblico. Io, in questa clamorosa svolta monacale di Mediaset ("qualsiasi strappona va bene, ma mi raccomando con l'esuberanza"), mi sento di consigliare Caster Semenya: è giovane, famosa e poco esuberante, e comunque non le usciranno mai le tette in studio.

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08/09/2009

MIKE

ALLEGRIA

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Postando questa foto, non volevo che Pippo Baudo si toccasse i coglioni. Ma ormai resta poco della televisione di un tempo che fu, della televisione pionieristica che aveva un valore vero, intrinseco. Oggi c'è il colore, l'alta definizione, la pay per view. Ma ci sono anche Belen Rodriguez, Sonia Grey e Costantino Vitagliano. Oggi c'è il Tutto (quantomeno tecnicamente) a contenere un sostanziale Nulla, un vuoto spinto da far paura. Ai tempi di quei quattro signori qui sopra, la televisione sapeva invece essere un Qualcosa che divertiva, informava e - più di tutto - unificava. Se la televisione è lo specchio della società (e non viceversa), la società  di oggi è una bella merda, anche col pacchetto Full Hd.

Dopo Michael Jackson, è morto un altro personaggio di cui non ti capaciti. Pazzesco: se muoiono, allora vuol dire che erano veri, esistevano, invecchiavano, mangiavano, bevevano, facevano la cacca e la pipì. Ma Jacko era in America, l'America lontanissima di Neverland. Mike Bongiorno no, era qui a due passi, tra Segrate e Santa Giulia, tra via Giovanni da Procida e corso Sempione. A me stava simpatico. Anche se era juventino e non si rassegnava ai suoi 85 anni, non mollando la sua poltrona di icona televisiva fino a progettare un nuovo quiz che avrebbe iniziato tra un mese a Sky. Un sberleffo a chi (video) gli aveva dato il benservito senza nemmeno fargli un po' di salamelecchi. Quando da Fazio l'avevo visto raccontare di Berlusconi che si negava anche per gli auguri di Natale, beh, mi ha provocato una di quelle sottili e salutari indignazioni che mi mantengono concettualmente ad anni luce dal nostro premier. C'era rimasto male, Michelino, e dire che era uno che ne aveva viste di cotte e di crude, comprese (da un'ottica frontale) le canne dei mitra dei nazisti che l'avevano messo al muro e lo stavano per fucilare, anche se all'ultimo secondo si sono accorti che aveva il passaporto americano e si sono accontentati di mandarlo a Mauthausen, da cui è tornato vivo e vegeto. Questa storia ha cominciato a raccontarla molto tardi, quando ormai era già vecchio (ma mai rincoglionito), e mi spiace: perchè si sarebbe guadagnato un po' più di rispetto prima, quando tutti - al di là di una indiscussa professionalità - lo dipingevano come una macchietta. Da vecchio è diventato migliore, più simpatico, più disteso, più sbracato. Mi piaceva ascoltare le sue interviste, con quel tono da nonno arricchito e un po' trombone, ma sicuramente buono. Gli spot con Fiorello, in cui recitava la parte del suonato (ma fino a un certo punto), mi hanno strappato più di un sorriso, molto più di 60 puntate di Zelig o seimila di Colorado Cafè.

Non mi vergogno di dire che questo vecchietto un po' mi mancherà. Era uno degli ultimi pezzi viventi (oh, esisteva davvero, e infatti è morto) di un mondo ormai impilato nelle teche Rai, archiviato in bianco e nero, simbolo di un'Italia purtroppo fuori moda nei toni e nei contenuti. Oggi ci cucchiamo Papi e Mammuccari, ragazzi, e da qualche parte dev'esserci scritto perchè ce li meritiamo.

20/02/2009

SANREMO

SAL WHO?

sal.jpgDa un paio di giorni mi si sono paralizzati i polpastrelli di fronte a una domanda cui non so rispondere: chi è Sal Da Vinci? Canta come Gigi D'Alessio una canzone di Gigi D'Alessio: allora non poteva andarci direttamente Gigi D'Alessio a Sanremo, invece di Sal Da Vinci? Che non so nemmeno chi è? Quando non riesco a rispondere a certe domande vado in crisi. Avete presente quando vedete uno e non vi viene il nome? Ecco. Ho fatto le mie ricerche e non ho trovato pace. Anche perchè nel suo curriculum recente, alla voce "2008", trovo che ha inciso il singolo Nnammuratè e ha partecipato al varietà del sabato sera "Volami nel cuore" condotto da Pupo ed Ernestino Schinella, come cantante fisso della squadra 1. Minchia: "cantante fisso della squadra 1". Tra l'altro: chi è Ernestino Schinella (*)?

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(nella foto, Mickey "The Angel" Buonarroti, escluso)
(* ho scoperto che è un bambino di 11 anni. Lo facevano lavorare di sera? Chiamo Telefono Azzurro)

04/02/2009

GIOCHI SENZA

FIIIIT!

''Attention... trois, deux, un...Fiiit!'' Atansiòn, truà, do, an. Atansiòn. Fermi tutti. Già all'atansiòn ero tutto un brivido. All'epoca della televisione in bianco e nero i "Giochi senza frontiere" erano una figata. Italia, Germania (Ovest) (qualche frontiera c'era, diciamolo), Francia, Gran Bretagna, Belgio, Svizzera.  "Attention... trois, deux, un...Fiiit!''. Un concorrente per squadra, tutti contro tutti nei giochi più assurdi, su piste saponate, percorsi accidentati, costumi pesantissimi, palloni, corde, cerchi, secchi da riempire, bersagli da centrare. La Rai (ah, beata innocenza) (la mia, dico) trasmetteva i Giochi in differita di una settimana (roba che adesso farebbero chiudere l'azienda), ma per me e milioni di persone faceva lo stesso. E i nomi delle città? Io impazzivo: quando scoprivo sul tabellone che Lasciosfòn era La Chaux de Fonds, dio mio, mi si apriva un mondo. Tutta l'estate al ritmo di Atansiòn e del fischio, Fiiit! E la sera della finalissima il mio cuore era a brandelli per due motivi: finivano contemporaneamente "Giochi senza frontiere" e l'estate. No, dico, per un bambino era uno choc mica da ridere, appena attenuato dal fatto che iniziava il campionato. Sì, terribile, che tristezza, dopo aver trascorso un'estate a giocare il jolly o a fare il fil rouge, per non dire di quel fischietto, fiiit! Mi è capitato di rivederli molto di recente, i Giochi. Insopportabili, dovendo paragonarsi a quelli là. Malta, Slovenia, San Marino. Vabbe'.

Guido Pancaldi e Gennaro Olivieri, i due arbitri, per me erano un mistero antropologico e geografico. Nome italiano, ma svizzeri. Nome italiano, ma volti mitteleuropei. Nome italiano, ma strano accento. Nome italiano, ma "Attenzione, tre, due, uno, fiiiit!" lo dicevano solo alla squadra italiana. Per il resto era un fiorire di atènscion plis, zvai-drai-ain, e poi dicono che la tv non è istruttiva. Ormai ero perfettamente in grado, alla mia tenera età, di contare da 1 a 3 in almeno cinque lingue diverse, specialmente a rovescio. Anche in olandese, drie twee een fiiit!

Ciao Gennaro, riposa in pace. Atansiòn, truà, do, en (silenzio).

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(Gennaro Olivieri è il primo a destra col giubbino bianco. Guido Pancaldi è il secondo da sinistra. Il primo da sinistra è Popi Perani, che inventava i giochi)