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10/07/2009

STEELY DAN

SAPESSI COM'E' STRANO

(VEDERE DONALD FAGEN A MILANO)

C'era una ragione precisa per la quale non avevo mai visto un concerto degli Steely Dan: non erano mai stati a Milano. Non sono un globetrotter della musica: nel corso degli anni, quelli che mi piacevano li ho aspettati pazientemente a Milano e li ho visti in concerto quasi tutti, più o meno. Ho visto addirittura Stevie Wonder in un posto che non esiste più, il palasport che crollò sotto la neve qualche mese più tardi. Qualche falla resta ancora, per carità. Ma per quella degli Steely Dan ero abbastanza pessimista: Donald Fagen e Walter Becker hanno 61 e 59 anni, si dividono e poi si rimettono insieme a cadenza ventennale, fanno dischi quando gli pare, e sono quel tipico prodotto di nicchia musicale per il quale i produttori non credo perdano il sonno la notte. Se vengono, bene. Se non vengono (non erano mai venuti), pace.

Il concerto degli Steely Dan del 9 luglio a Milano è stato perfetto come la maratona di Settoreh del 26 aprile a Padova. Tutto perfetto, tutto tutto tutto. Già da prima. Arrivo in orario, trovo parcheggio, l'Arena è una sciccheria, ero in settima fila (60 euri spesi molto bene), faceva bel frescolino e c'erano poche zanzare, quasi niente (o magari ce n'erano, chissà, ma ero cosparso di Autan e avrei tenuto lontani anche facoceri, armadilli e - genericamente - belle fighe). Ma la cosa più bella era il pubblico. Un pubblico adeguato agli Steely Dan, cioè un pubblico anziano e di nicchia. Un pubblico mediamente brizzolato, serafico, sereno, ordinato ma appassionato. Un pubblico dolcemente datato, fisiologicamente fighetto, agée, con la pancetta. Un festival di pancette. E di magliette della salute. Qualcuno arrivava in cravatta. Qualcun altro in camicia con il maglioncino sulle spalle. Uno spettacolo.

Poi, voglio dire, un pubblico di un certo livello. A parte Settore, Doug e la Netta versione japanese (faceva molte foto con diversi supporti tecnici che estraeva dalla borsa, tipo Eta Beta, insieme all'Autan contro la zanzara-tigre e a una patente probabilmente falsa), tre file dietro c'era Fabio Concato. E due file davanti l'uomo che non ti aspetti: Red Canzian. Ecco, una volta nella vita devi provare anche questa esperienza: trovarti faccia a faccia con un Pooh. Red Canzian è il più giovane dei Pooh e - ho controllato su Wikipedia - con i suoi 58 anni sarebbe anche il più giovane degli Steely Dan. Ma mentre i due 'mericani portano sul palco la loro età, Canzian è un Pooh, una creatura a parte, meno estremo di Michael Jackson ma più paraculo di Little Tony. Lo guardavo - capelli tinta catrame ed espressione misto botox - mentre cercava il posto e avevo l'impressione che gli si stesse per svitare qualcosa. Chessò, un braccio.

Poi finalmente è iniziato il concerto. Temevo che l'impatto-live degli Steely Dan mi potesse deludere, tanto inclini al perfezionismo sono i dischi in studio, arrangiati all'inverosimile e scritti in maniera così ricercata che per intuire la melodia, certe volte, i pezzi devi riascoltarli e poi ancora. Ma la realtà ha superato l'immaginazione: band fantastica, zero sbavature, intesa perfetta, impatto devastante sul mio povero cuoricino sballottato tra pezzi recenti e capolavori del passato. E strepitosi loro, i due vecchietti. Magici. Fagen arriva sul palco tutto storto ed emana un magnetismo assoluto. Becker sembra un turista americano capitato lì per caso, uno di quelli che ti immagini in coda al Cenacolo in attesa di entrare mentre la moglie lo cazzia perchè si è macchiato la camicia con il gelato, ma è un cesellatore della chitarra e poi canta anche un pezzo con il suo vocione Old America che sarei salito sul palco a baciarlo su una guancia, per poi dirigermi verso Fagen e prostrarmi ai suoi piedi e, con deferenza, ringraziarlo di esistere.

Quando parte "Hey nineteen" inizio a cantare, perchè la so tutta a memoria. Dopo mezza strofa, mentre sono in piena estasi tipo quando nella mezza maratona ti accorgi che verso il 15mo chilometri  riesci ad allungare senza mettere a repentaglio il sistema cardiovascolare, mi sento toccare a una spalla. Il tizio dietro mi fa:

"Scusa, ma come si intitolava il pezzo, quello di prima, che lui ha iniziato con il piano e poi gli altri dietro, non so se mi sono spiegato, sai quel pezzo famoso ma non mi ricordo il nome, cioè capo, non so sei hai capito il mio problema"

Al che io gli ho risposto

"Home at last, l'album è Aja, vecchio mio"

ma avrei voluto rispondergli

"Ma vaffanculo pirla, sono qui che canto Hey nineteen e tu mi rompi il cazzo, ti avrebbe fatto piacere se mentre Grosso tirava l'ultimo rigore ai Mondiali io ti avessi fatto pat-pat sulla spalla e ti avessi chiesto: scusa, chi è quello con la faccia da scemo che ha tirato prima, credo che giochi nel Milan ma non sono sicuro, capo, tu ti ricordi il nome, eh capo?"

Comunque, nel clima di letizia e coesione, ho liquidato in fretta quello scoppiato e ho concluso la mia esibizione canora intonando insieme alle tre negrone del coro

The cuervo gold
The fine columbian
Make tonight a wonderful thing

perchè in effetti tonight era davvero una wonderful thing. Doug aspettava "Peg" e naturalmente Donald gliela fa. Al termine di "Peg", quando ormai monta il casino, la gente è piedi a ballare e parte un'ovazione diretta a quei santuomini sul palco, Doug in piena trance agonistica lancia slogan al limite dell'omosessualità verso gli Steely Dan e poi inizia a insultare Red Canzian e io lo blocco prima che gli salti addosso e gli scolorisca la chioma a colpi di Autan.

Dopo due ore precise, il finale di concerto più strano che abbia mai visto. Donald e Walter salutano, le coriste pure. Gli altri rimangono sul palco e fanno una versione jazzata di "L'ultimo tango a Parigi" da paura. Breve, per fortuna, perchè stavo per chiedere a Doug di ballare un lento e Netta ci avrebbe sputtanati su Facebook. E comunque: viva la musica di qualità, viva gli Steely Dan, viva l'Inter, abbasso Nedved, Juve merda. E mi dispiace per chi non c'era.

SteelyDan.jpg

26/06/2009

MICHAEL JACKSON

GAME OVER

jackofaccia.JPGA volte le cose vanno, forse, come devono in effetti andare. Michael Jackson che girava in carrozzina con la mascherina (di seta) davanti alla bocca e dormiva (dicunt) sotto la tenda ossigeno trasmetteva un'immagine malsana e disperata, così come malsane e disperate erano le sue abitudini di vita e le sue tensioni psico-sessuali, tipo quella di riempirsi la casa di bambini con la complicità di genitori figli di puttana che concedevano figli e progettavano cause milionarie da intentare a quell'orrido burattino. A volte le cose vanno, forse, come devono andare, e un personaggio del genere (vestito così, conciato così, ridotto così) non so quante speranze di vita potesse covare. La domanda classica era: ma questo quiì, a settant'anni, come sarà? Avrà la stessa faccina bianca e levigata da settecento operazioni, incastonata sul corpo di un settantenne fiaccato da una vita che non ha aggettivi? Andrà in giro con i capelli lunghi tinti, gli occhialoni neri, la cipria sulla faccia, il vestito nero con la camicia bianca, il cappello a larghe falde, la badante al fianco? Sapere che è morto vent'anni prima, in fondo, non sorprende.

jack.JPGMichael Jackson era il contrario esatto di Gianni Morandi. Perchè tutti noi siamo qui a chiederci, da decenni, "ma come sarà Gianni Morandi a settant'anni", e intanto è arrivato ai 65 uguale a se stesso, corre le maratone, suona la chitarra e canta, fa concerti di tre ore, si fa mandare dalla mamma a prendere il latte eppure resta credibile cantando le sue filastrocche anni Sessanta. Nell'ottobre di due anni fa, alla Deejay Ten di Milano, non sono riuscito a batterlo nonostante i 20 anni di differenza e i 4'30" al chilometro che ritenevo un obiettivo dignitoso per fare il mio personale e battere non dico Linus, ma almeno Gianni Morandi. Vedere arrivare Gianni Morandi al termine di una corsa è uno spettacolo umano, tecnico e medico-sportivo che ha pochi uguali. Ha attorno un codazzo di amici che lo proteggono e lo spingono (in compagnia si corre più forte, se ne hai).  Quando si avvicina al traguardo sembra che muoia da un momento all'altro, perchè ce la mette tutta e non mollerebbe mai. Essendo attore e artista, magari quell'apnea e quella sofferenza sono amplificati ad arte, chi lo sa. Ma io penso di no: io penso che Gianni podista agonista ultrasessentenne, quando sprinta, sprinta davvero. Arriva pallidissimo, e i capelli tinti sembrano ancora più tinti sopra quel faccione bianco (la faccia di Gianni Morandi, uguale uguale). Settoreh taglia il traguarda e blocca il Garmin tutto soddisfatto ma poi nota che Gianni era arrivato mezzo minuto prima ed era circondato dalla solita cinquantina di podisti che gli dicevano "Bravo Gianni, bella Gianni". Un minutino per riprendersi e lo vedi che sarebbe pronto a mettersi la chitarra a tracolla e cantare "C'era un ragazzo" alla gente accalcata ai ristori. L'esatto contrario di Michael Jackson.

ja.JPGLa storia dell'arte è piena di gente vittima del suo stesso essere artista, così come in fondo è povera di normalità, perchè i grandi artisti (ma anche quelli medi, e forse anche quelli piccoli) non sono gente normale. Sai che shock sarebbe trovare Mick Jagger in posta a pagare il canone Rai, o Bruce Springtsteen al bar a comprare un gratta e vinci, o i Pooh in spiaggia in slip e canotta. Michael Jackson non è mai stato normale. Era già una star mondiale quando i coetanei facevano le elementari. Poi si è messo in proprio e ha fatto musicalmente delle cose notevolissime per chi ama un certo pop. Anzi, diciamolo: era un artista pazzesco, lui e i suoi gridolini, il suo moon walking, certi suoi pezzi che non per nulla li canticchia l'umanità. Come il novanta per cento degli artisti non si è rassegnato a diventare vecchio. Anzi, lui - essendo avanti - non si è rassegnato nemmeno a diventare venticinquenne, trentenne o quarantenne. Ha cominciato molto prima degli altri a inseguire le sue ossessioni, che forse per la loro precocità sono diventare ossessioni improponibili, malatissime, orripilanti, ributtanti. L'ho sempre giudicato attraverso un doppio binario: grande artista e corpo rovinato, grande artista e fantoccio horror, grande artista e uomo (letteralmente e sostanzialmente) schifoso.

jackotriller.jpgLeggo che spendeva ogni anno 30 milioni di dollari più di quanto guadagnava, e la cosa mi fa impressione (se spendo 30 euro più di quanto guadagno, mi viene la labirintite). Con il solo "Thriller", il disco più venduto da quando esiste la parola disco (e che rimarrà il disco più venduto della storia dell'uomo, perchè oggi certe cifre sono pura fantascienza), ha guadagnato cifre a tali zeri da comprarsi tutto il possibile, compresi i diritti dei Beatles, atto musicalmente e finanziariamente sborone che lo aveva reso inviso a mezzo mondo. Tutta roba che ha poi dovuto rivendersi pezzo per pezzo per pagarsi bambini, mogli, avvocati, tende a ossigeno eccetera. Tra venti giorni avrebbe dovuto tornare sul palco a Londra per una serie di concerti che gli avrebbero fruttato una montagna di soldi per pagarsi (vedi sopra). Uno così costretto a mettere all'asta gioielli e soprammobili: no, dai, non è gente normale, e lui era i meno normali dei già poco normali.

jackodita.JPGE' morto cadendo come una pera nel soggiorno di casa, pluf!, una roba grottesca alla Tim Burton, com'è giusto che sia. Questo non poteva arrivare a settant'anni, non sarebbe stato congruo. Pare lasci duecento milioni di dollari di debito, che potrebbero essere una giusta causa per crollare come una pera un giorno qualunque del tuo cinquantesimo anno. Lascia un bel po' di musica che fa piacere ascoltare. Io ce ne ho sempre una nel lettore Mp3, perchè mentre corri certi pezzi di quell'agghiacciante marionetta ti tengono ritmo e compagnia. Per dire: l'altroieri ascoltavo al parco "Wanna be startin' something", alzavo la frequenza e dimenticavo le zanzare. Correre e ascoltare la musica è un bel modo di selezionare le sensazioni: certi pezzi di Michael Jackson - un bel pop senza pretese - volano ben distanti da facce rifatte, pelli sbiancate, bambini nel lettone, soldi e vite scialate. Ciao Jacko, mi mancherai. Anzi, no, non mi mancherai un cazzo. Anzi sì, mi mancherai, anzi no (reapeat and fade)

 

jacko.JPG

15/04/2009

VECCHIE GLORIE

EI POOH

Alla notizia che Stefano D'Orazio lascerà i Pooh, e nell'ipotesi che il gruppo stia seriamente pensando a sciogliersi dopo il sessantasettesimo tour estivo, Wall Street ha perso nel giro di pochi minuti il 4 per cento, condizionata dalle voci pessimistiche per l'industria mondiale del cerone e della tintura per capelli. Già avviata la richiesta di cassa integrazione per Amplifon e Salvalavita Beghelli. Panico alla Botox: l'amministratore delegato si è incatenato alla macchina di Dodi Battaglia.

dodi.jpg