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07/02/2012

SENTENZE

PUNITI & IMPUNITI,

SFORTUNATI E FORTUNATI

Copincollo dalla Gazza:

Positivo il 21 luglio 2010, Contador viene informato dall’Uci il 24 agosto 2010 e la notizia si diffonde il 30 settembre 2010. Lo spagnolo spiega la positività con l’assunzione di carne contaminata. La federciclo spagnola prima propone un anno di squalifica, poi lo assolve il 15 febbraio 2011. Ma Uci e Wada fanno ricorso al Tas, che si riunisce (dopo due rinvii) dal 21 al 24 novembre 2011. Oggi, 6 febbraio 2012, la sentenza.

Insomma, un anno e mezzo per stabilire se una quantità infinitesimale (0,00000000005) di clenbuterolo nelle urine di Contador fosse doping o no. Non lo è per la Spagna (ma guarda!), lo è per il tribunale internazionale. Comunque, è passato un anno e mezzo in cui Contador ha corso e vinto un Giro d'Italia, sempre con 'sta faccenda che gli pendeva sulla testa. Oltre al Giro, gli tolgono anche il Tour 2010, vinto appena prima di risultare positivo per lo 0,00000000005 di clenbuterolo: non c'è prova che durante quel Tour Contador si fosse dopato, ma il Tas lo condanna anche per quello. Due anni di squalifica, dunque retroattiva. Per un anno e mezzo (fino a oggi pomeriggio) ha corso lo stesso. Quindi la condanna scadrà tra sei mesi, ad agosto. A settembre Contador potrà correre il Tour.

Si è passati dalla manica larghissima alle supersqualifiche retroattive per lo 0,00000000005 di clenbuterolo nelle urine. Intorno al ciclismo c'è un diritto sportivo che ha ampie sfumature: Contador in Italia sarebbe stato condannato, non nella Spagna di ampissime vedute sull'argomento. Condanna cerchiobottista. Dal punto di vista dell'attività vera e propria, Contador starà fermo sei mesi e non due anni. Ma con l'effetto retroattivo gli tolgono due vittorie importantissime. Per l'ennesima volta, Tour e Giro avranno un vincitore a tavolino: anche questo - come tutto l'impianto della storia - non gioca a favore della credibilità dello sport, del ciclismo, delle sentenze sportive.

Curiosamente oggi c'è stata un'altra sentenza molto difficile da capire e digerire. Oleg Fedchenko, pugile dilettante ucraino di 27 anni, è stato assolto dal gup di Milano, Roberta Nunnari, dall'accusa di omicidio aggravato perché non imputabile. Fedchenko è quel pazzo che a Milano il 6 agosto 2010 - curiosamente, lo stesso periodo del doping di Contador - al termine di un litigio con la madre scende in strada dicendo che avrebbe ammazzato la prima donna che passava. Cosa che in effetti fa, a pugni, con una ferocia senza aggettivi. Una perizia infatti ha stabilito che l'uomo era incapace di intendere e di volere al momento del fatto, poiché soffre di una forma di schizofrenia. Il giudice ha disposto per lui 5 anni di ospedale psichiatrico. Poi sarà libero. Anzi, libero lo è già adesso.

E così il mondo si divide in due. Se sei fortunato, ti chiami Michele Scarponi e in un gelido pomeriggio di febbraio ti chiamano al telefono e ti dicono che hai vinto il Giro d'Italia dell'anno prima. Se sei sfortunato, ti chiami Emlou Arvesu, hai 41 anni, sei una colf filippina che sta tornando a casa a piedi sul marciapiede sbagliato, nel giorno, ora, minuto e secondo più sbagliato che potessi aver scelto per tornare a casa. In nome del popolo italiano, il tribunale ha sentenziato che Emlou - orribilmente massacrata a pugni in faccia - è morta per pura sfiga.

contador, scarponi arvesu, fedchenko

05/10/2011

AMANDA KNOX

L'ESERCITO DEI PAOLINI

Ma insomma, vergogna perché? Cosa voleva la claque fuori dal tribunale di Perugia, "vergogna vergogna"? Tutti i tg a titolare che la gente gridava "vergogna vergogna". La gente chi? Venti cazzoni che se la spassavano into the crowd? Ieri notte, a vedere le ultime edizioni dei telegiornali, sembrava che l'Italia intera si ribellasse alla sentenza.  "Vergogna vergogna". Ma 'dde che? Dio mio che approssimazione, che barba, che noia, che merda.

La gente non voleva niente, è ovvio. La gente vuole far casino gratis, come nel Capodanno in piazza o alla sagra della patata. Cosa gliene frega davvero a uno di Perugia del processo di Perugia, in cui non c'è nessuno di Perugia coinvolto, addirittura c'è un solo italiano tra i protagonisti, ma è pugliese, non perugino, nemmeno genericamente umbro, un pochino umbro, niente di niente, è pugliese? Cosa gliene importa davvero a uno di Perugia di un processo che dura da troppo tempo ed è un affare soprattutto tra stranieri, quindi un po' distante di suo, per niente urgente o necessario, con gente che - tranne l'unico scagionato - non ha amici in città, non ha legami, non ha niente di niente?

Ma poi, cosa c'entra Perugia? La domanda vera è: cosa gliene frega a un italiano dei processi?

La giustizia è solo un pretesto. Un pretesto per passare una serata tutti insieme a far casino, come ieri. O un pretesto per far casino tout court, anche senza serate da passare. Un pretesto per prendere la parola e far finta di (punto). Un pretesto per parlare di libertà e garanzie un tanto al chilo, facendo i garantisti il lunedì e i giustizialisti il martedì, tanto nessuno si ricorda, nessuno tiente il conto, a nessuno gliene frega qualcosa.

La nostra concezione di giustizia la vediamo a Perugia o a palazzo Grazioli o a Panama in collegamento via satellite. "Vergogna vergogna" perchè non hanno condannato nessuno, che sarebbe stato più divertente. Ma erano già pronti i "vergogna vergogna" se avessero condannato qualcuno: non era importante la sentenza, ma fare un coro in diretta tv. Del resto l'istituto del processo penale come arriva al popolino? Che se ci finisci in mezzo è un complotto, che se ti accusano sei un martire, che se dubitano di te sei un perseguitato. Questo se sei minimamente potente. Il resto è carne da macello. Il resto vadano tutti affanculo, e ringraziate che non c'è la pena di morte santiddio.

Tutti a difendere un vecchio maiale che paga trafficanti e troie, nessuno a dire una sega di chi evade le tasse. Tutti a fare il tifo e a fottersene dei principi, e nessuno che alzi il culo per una causa che si rischia di perdere. Sgozzano inglesi, accusano americane, ingabbiano negri. A noi, scusa, che cazzo ce ne fregherebbe se non ci fossero 450 inviati e 180 telecamere in diretta e gli Stati Uniti che magari ci dichiarano guerra ("vergogna vergogna" per il Cermis? Ma chi se lo ricorda, chi se ne frega di una funivia che prima o poi cadeva da sola)?

Ce la prendiamo con Paolini ma siamo come lui, corriamo davanti agli obiettivi, ci facciamo intervistare, gridiamo "vergogna vergogna" e guardiamo di sbieco come Sergi Busquets per vedere se ci riprendono in primo piano. Moody's ci declassa? Maddai. Ci scarrozzano in pullman e ci pagano il panino per gridare "Silvio Silvio" a Milano, ecco, questo per noi è un processo. All'esercito dei Paolini non gliene frega un cazzo: Franza o Spagna, purché se urla. Oh, sai quando inizia Scazzi?

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06/06/2011

GOSSIP

TRUE TRUTH

Pippa Middleton ha il culo basso.

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18/04/2010

LA RIVINCITA DELL'ISLANDA

SECTORAL GEOGRAPHIC

Un giorno su un Milano-Roma - uno di quei drammatici giorni in cui sull'aereo ti capita il sedile di mezzo della fila da tre, you know - si è seduto un tizio che mi sembrava indiano, ma poi mi ha rivolto la parola per non so quale motivo e, nel corso di una conversazione in inglese very polite, mi rivelava di essere di Singapore.

"Do you know Singapore?"

E io gli ho risposto "Yes I do". Chi non conosce Singapore? Questa era la frase che tradiva la mia espressione facciale. Singapore, tzè. In realtà non sapevo un cazzo di Singapore, come penso la quasi totalità delle persone che c'erano sull'aereo. Tutti avrebbero risposto "Yes I do!", ma io avrei voluto sottoporli al test a cui mi stava quasi sottoponendo il mio amico singaporegno, che aveva aperto la rivista dell'Alitalia alla pagina della cartina mondiale. Figa, ho pensato, se adesso mi chiede "Ok mate, now tell me where is Singapore, let's go" ci faccio una classica shit picture. Invece ha fatto tutto lui. Ha puntato il dito su Singapore e mi ha detto:

"It's a dot".

In effetti al mondo ci sono 201 stati che coprono la vasta gamma che c'è tra una Russia o una Cina e un dot come Singapore. A parte quei 10-15 stati che rivestono una certa importanza intrinseca ed estrinseca, la geopolitica ci riserva un po' di sorprese. Ci sono dot come Singapore che però sono delle piccole potenze, o paese pazzeschi come - chessò - il Kazakhistan o la Mongolia che saranno mille volte Singapore e avranno la metà del suo Pil. Poi ci sono stati di cui non ti capaciti: l'Indonesia ha 230 milioni di abitanti, il Bangladesh 162 milioni. La Città del Vaticano, che rompe tanto i coglioni, ha 794 abitanti* (*don Ste, si fa per scherzare, eh? Viva l'Inter, viva l'amicizia).

Ci sono stati dove succedono troppe cose, ci sono stati in guerra, stati assediati, stati martoriati, stati sfigati. Poi ci sono stati dove non succede quasi mai un cazzo. Sottolineo il quasi. Una volta avevo parlato del Belgio. A parte due corse ciclistiche e quella palla mortale del Parlamento europeo, cosa ci offre un Belgio? E invece in Belgio accadono cose efferatissime e spaventose, in maniera del tutto sproporzionata alla superficie e alla popolazione. Mi aspetto così che un giorno succeda qualcosa di clamoroso in Uruguay e Paraguay, che vivono di Mondiali e Coppa America, ma di cui ignoro forma di governo e principali risorse economiche, e di cui conosco solo Recoba e Gamarra come rappresentanti internazionali.

E l'Islanda?

No, voglio dire. 322mila abitanti, più o meno come Bari. L'Islanda è un postaccio, come ricavo dalla descrizione di Wikipedia: "Collocata sulla dorsale medio atlantica, l'Islanda presenta una forte attività vulcanica e geotermica, che ne caratterizza il paesaggio (embè!). L'interno consiste principalmente di un altopiano sabbioso desertico, montagne e ghiacciai (sant'iddio!), da cui molti fiumi glaciali (wow!) scorrono verso il mare attraverso le pianure. Grazie alla corrente del Golfo, l'Islanda ha un clima temperato, relativamente alla sua latitudine, che ne consente l'abitabilità (embè!)".

Per esempio: io credo che in Belgio si annoino molto, e quindi ogni tanto fanno cose che neanche nei film splatter. E in Islanda penso che si crei un vortice di negatività (pensate a quante volte un islandese medio dice in un anno "che clima di merda!" oppure "minchia che fiumi glaciali" oppure "argh! fanculo! un geyser!") che periodicamente può provocare qualche cataclisma mondiale. Il mondo oggi è in balia di un vulcano islandese: la trovo una cosa  spaventosa ma anche molto democratica (tutti gli stati del mondo hanno pari dignità e importanza) e simbolica (perché negare all'Islanda di trovarsi al centro dell'attenzione, lei che è così drammaticamente periferica?)

Mi rendo conto, tanto per fare esempio a noi vicini, che Emerenziano (che dalla Sicilia deve venire a Milano a vedere l'Inter) o Teo_Lyon (che ha invitato al suo matrimonio gente che dovrebbe arrivare in aereo) quando vedono il vulcano islandese al telegiornale si limiteranno a un commento secco e denso di significato tipo

mavaffanculo va'

ma pensate per esempio al Barcellona, che forse verrà a Milano su un pullman dove cercheranno di vendere le pentole a Puyol. O pensate alla Merkel, che ci mette 60 ore a tornare a Berlino dagli Stati Uniti, perché decolla dagli Usa, fa scalo a Roma, prende il bus e questo buca una gomma proprio in un tratto della A1, ahilei, privo di colonnine Sos. E' la rivincita della natura, e la rivincita dell'Islanda. Cenere siamo, e cenere torneremo. E non prendiamocela troppo: sapete qual è il proverbio tipico del'Islanda?

"Non ti piace il tempo che fa? Aspetta un minuto"

Pavia al confronto è Mauritius.

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(nella foto, uno dei momenti di massima allegria in Islanda. Quattro di queste 11 persone risultano ancora in malattia, due disperse)

14/12/2009

DOPO L'ATTENTATO

CINICO TV

(esegesi di un bolletino medico)

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BOLLETTINO MEDICO: ''Il presidente Silvio Berlusconi ha trascorso la notte in ospedale. I parametri vitali monitorati costantemente si sono mantenuti stabilmente nella norma. Purtroppo l'esame tac ha documentato la presenza di una frattura del setto nasale. Il trauma ha inoltre causato la rottura di due denti appartenenti all'arcata superiore. Abbiamo per di piu' riscontrato un abbassamento dei valori ematocrito dovuto al sanguinamento post-traumatico. Ora sono in atto le terapie antibiotiche, antinfiammatorie e analgesiche; queste ultime si sono rese necessarie per contrastare la sintomatologia dolorosa che purtroppo e' persistente''.

TRADUZIONE DI SETTORE: "Voi capirete quale straordinaria occasione sia per questo ospedale, così strepitosamente lombardo all'interno della sanità lombarda, e così strepitosamente cattolico all'interno della Lombardia ciellina (con cui, dunque, integrarsi e al tempo stesso distinguersi con orgoglio), avere qui il nostro amato presidente del consiglio. Per questo lo tratteniamo un'altra notte: perchè lasciarlo andare? E' un orientamento condiviso. In fondo, per medici che stanno monitorando costantemente i parametri vitali di uno che si è preso un souvenir in faccia, cosa volete che sia allungare un pelino una prognosi? Oh, gli si è pure abbassato l'ematocrito a causa del sanguinamento post-traumatico, mica pizza e fichi. Non siamo per niente preoccupati, è ovvio, ma ci teniamo a dare l'esatta impressione opposta mettendo per due volte la parola "purtroppo" in un bollettino medico, che abbiamo stiracchiato per un po' per dargli un minimo di consistenza (vedasi "appartenenti" o "necessari per contrastare"), altrimenti per leggerlo davanti alle telecamere ci avremmo messo solo quindici secondi, uno spreco. Cosa faremo quando avremo un paziente moribondo? Bella domanda. Boh, penso due o tre paginette fatte bene, piene di parole poco comprensibili ma molto drammatiche. A tal proposito copincolleremo la cosa dei parametri vitali, perchè fa molto presa. Il paziente ha bisogno di riposo assoluto: è vero, oggi gli abbiamo consentito di ricevere duecento persone, e vabbe', ma è così bello avere gente di un certo peso in giro per l'ospedale e le parabole delle tv parcheggiate qui fuori, rende tutto così terribilmente frizzante, non trovate?"

16/07/2009

SANDRI E ALDROVANDI

UN MONDO DI MERDA

''lo abbiamo pestato di brutto per mezz'ora il ragazzo'' (dalla registrazione di una chiamata alla centrale)

Federico_Aldrovandi.jpgSi continua a sproloquiare sul caso Sandri, ma io continuo a pensare che il vero scandalo sia una condanna a tre anni e mezzo per quattro poliziotti che, picchiandolo e tenendolo a faccia giù sull'asfalto in un marciapiede (quattro contro uno), nel settembre del 2005 hanno determinato la morte (ora lo dice anche una sentenza) di Federico Aldrovandi. Eccesso colposo (teniamo a mente la parola colposo). Il vero scandalo - uno scandalo di cui un Paese dovrebbe vergognarsi - è che per arrivare al processo (il solo aprire e portare a termine un'inchiesta e arrivare a un rinvio a giudizio) una famiglia abbia dovuto fare quello che ha fatto la famiglia Aldrovandi. Tipo diffondere la foto del cadavere del figlio per condividere il sospetto che Federico non fosse morto per Eds (Excited delirium syndrom), cioè dando fuori di matto, e per gli effetti di qualche droga assunta nella notte, ma anche per sindrome da soffocamento e qualche decina di manganellate prese dappertutto, molte in testa, dai poliziotti che lo avevano fermato una mattina presto in via  Ippodromo a Ferrara. E' tutta scandalosa questa storia: i silenzi, le bugie. E la fatica, mi ripeto: la fatica. quattro anni di fatica non diretta a colpo sicuro ad ottenere la verità o la giustizia, ma solo a potere arrivare almeno a un processo regolare. La fatica, immane, di dover dimostrare che quella non poteva essere la foto di un ragazzo morto di malore.

E' stata tale la fatica che, il giorno della sentenza, ci sono stati abbracci e pianti di gioia in aula. Tutto è relativo, come direbbe Einstein. Tra il nulla (non doveva esserci nemmeno il processo) e tre anni e mezzo, certo, esultiamo per i tre anni e mezzo. Ma questa sentenza, esaminata e considerata a freddo, non è un po' uno scandalo?Determinare la morte di un ragazzo fermato, voglio dire, costa tre anni e  mezzo. Costano tre anni e mezzo una serie di comportamenti "colposi" ed "eccessivi" ma che riportano a una precisa volontà: quella del poliziotto che di peso teneva Aldrovandi a testa in giù sull'asfalto, quelle mani che dirigevano il manganello sul corpo di un giovane immobilizzato che, esaurita la sfuriata, chiedeva aiuto. Chiedeva di smetterla. I colpi di manganello non partono per sbaglio. Una faccia non la premi sull'asfalto per sbaglio. Non dici le bugie per sbaglio. Non indaghi male per sbaglio.

Riflettiamo su quei tre anni e mezzo, e sulla vicenda di Ferrara, prima di essere apocalittici sulla storia di Gabriele Sandri.

gabbo.JPGOra, sia chiaro: non c'è nulla che giustifichi il fatto che un ragazzo muoia colpito alla testa da una pallottola che arriva senza nessun motivo dalla pistola di un poliziotto. E non c'è nulla che giustifichi il fatto che un poliziotto, di fronte a un accadimento di cui non può percepire l'esatta dimensione, faccia anche solo il gesto di estrarre e puntare la pistola non verso il cielo. Ma, detto questo, sulla vicenda di Gabriele Sandri ci sono tali speculazioni e tali manipolazioni intellettuali che - come del resto dalla serata stessa di quella tragica domenica - non riesco ad accettare.

Facciamo una prova.

Proviamo a mantenere il luogo, quelle due aree di servizio di Arezzo. Mettiamoci una persona di qua, armata, e una persona di là. Confermiano il protagonista numero uno, il poliziotto. Ora cambiamo il giorno: non la domenica, facciamo un giovedì. E cambiamo il protagonista numero due, la vittima. Facciamo che su quella macchina che parte in sgommata, seduto al centro del sedile posteriore, ci sia un agente di commercio, o una prostituta, o un prete, o una casalinga, o un pensionato, o un commercialista, o un amministratore di condominio, o una sciampista, o un bordocampista di Sky, o un impiegato di concetto, o una hostess congressuale.

Sarebbe stata la stessa cosa? E sarebbe oggi, dopo la sentenza, la stessa cosa?

ScoziaItalia.jpgIo non sopporto, e non accetto, che la categoria del tifoso abbia una sua importanza specifica in questa faccenda. Se un poliziotto livornese uccide un rapinatore pisano, dobbiamo per caso scindere se lo ha ucciso in quanto rapinatore o in quanto pisano? E se un poliziotto uccide un ragazzo (per sbaglio, dico io: per stupidità, per eccesso) dobbiamo scegliere la categoria che ci piace di più? Non il dee-jay, non il ragazzo, ma il tifoso? E se quel colpo fosse partito un giovedì, e quella macchina fosse stata diretta all'outlet di Fidenza a fare incetta di jeans, e non a uno stadio di calcio, sarebbe stata la stessa cosa?

E se tra poco una pallottola vagante mi colpisce qui, sul coppino, cosa scriverete domani: che è morto un tifoso, quindi niente campionato, assaltiamo le caserme, facciamo un corteo con un milione di persone (500mila secondo la questura) per Settore morto ammazzato mentre scriveva un post?

Io vivo in un mondo in cui i poliziotti non uccidono i tifosi così, alla cazzo. Posso magari dire che sia più probabile (o vero) il contrario. O no? Eppure, in questo mondo, mi trovo a leggere tesi ardite, secondo cui un poliziotto ha ucciso un ragazzo in quanto tifoso, sapendo che in quella macchina c'erano dei tifosi, e perciò sparando ad altezza d'uomo a una macchina piena di tifosi, categoria invisa ai poliziotti quanto quella dei poliziotti è invisa ai tifosi, sapendo che poi lo Stato - in quanto servitore dello Stato stesso - me la fa sfangare.

Io vivo in un mondo (il mio piccolo, ingenuo mondo) in cui neanche nei peggiori incubi vedo un poliziotto, a cento metri di distanza e con reti e guardrail e sei corsie di autostrada in mezzo, estrarre la pistola e mirare e sparare per uccidere, o anche solo per mirare a una gomma come nei telefilm di Starsky e Hutch. Spaccarotella ha detto una cosa a cui credo, in un'intervista a Visto diffusa oggi: "Sono un cretino, non un Rambo".

E' vero. Un cretino.

Il problema è che a volte la nostra vita incrocia quella di qualche cretino. Qualche cocainomane al volante di un Suv, o qualche ubriaco fradicio che non ci vede mentre attraversiamo sulle strisce. Qualche imbecille che tira i sassi dal cavalcavia, o spara dalla finestra, o si suicida col gas nell'appartamento sotto il nostro, o ci scambia per un cinghiale mentre raccogliamo more dietro un cespuglio. Le vite di Sandri e Spaccarotella si sono incrociate una domenica mattina in due aree di servizio fronteggianti, poi sa il cazzo cosa è successo. La conseguenza è che un ragazzo è morto per una pallottola in testa, partita dalla pistola di uno che dovrebbe sparare solo in casi estremi, e non per fare il fenomeno davanti ai turisti giapponesi.

Sei anni sono pochi?

E' probabile di sì. E' morto un ragazzo di 25 anni per un colpo alla testa, c'è una sentenza che può riparare una cosa del genere? Ma cosa diciamo dei tre anni e mezzo dei poliziotti di Aldrovandi? E quali prove abbiamo per dire con certezza che Luigi Spaccarotella abbia volontariamente ucciso (cioè, abbia volontariamente sparato ad altezza d'uomo, comportamento che determina una forte probabilità di uccidere) Gabriele Sandri? E poi, tutti: perchè ci indigniamo all'ennesima potenza per Sandri e ci siamo indignati solo dopo numerose e insistite sollecitazioni per Aldrovandi, la cui storia è molto più scandalosa? Perchè non era un tifoso? Perchè non era domenica? Perchè stava tornando a casa a svaporare una notte di bagordi invece di andare a una partita di calcio?

gabbo2.jpgMi indigna, mi spaventa, mi inorridisce che nel ventunesimo secolo un poliziotto spari senza un vero motivo. Mi indigna, mi spaventa, mi innorridisce, mi rattrista profondamente che nel ventunesimo secolo si muoia uccisi da uno che per definizione dovrebbe proteggerti. Mi stravolge la storia di un ragazzo che  torna a casa in una bara, così come quella di tutti i giovani (soldati, automobilisti del sabato sera, tossici, bravi ragazzi) che per qualche motivo tornano a casa in una bara, tanto più se vittime di un destino assurdo. Ma non ne posso più di leggere queste cose di poliziotti e tifosi, di vendette e rancori, di cortei e di mobilitazioni. Non ne posso più. Quando sento certe interviste sul caso Sandri, giro canale. Mi monta il sangue alla testa. E vi giuro che mi capita rarissimamente, quindi vuol dire che un motivo ci sarà. Nè la dichiarazione del poliziotto alla lettura della sentenza ("Piango di gioia") mi rende più facile il compito di affrontare con serenità questo argomento.

Sei anni sono pochi? Per una giovane vita sono pochissimi, nulla. L'assurda fine di una giovane vita è inquantificabile, e il comportamento del poliziotto è inqualificabile. L'omicidio colposo è un regalo? Parlando fuori dal diritto chissà, forse sì. Tecnicamente parlando, e rapportandola a caso Aldrovandi, io la trovo invece una sentenza coerente con i fatti accaduti e le leggi vigenti. Del resto, nel mio piccolo mondo, dove non dovrebbe mai accadere nulla, i poliziotti cercano di fare il loro lavoro e l'ultras è una categoria che compare e scompare nell'atto di passare dentro un tornello.

10/02/2009

PER ELUANA

IL GERANIO E LA MORTADELLA

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Io, per intenderci, non mi piazzo nè di qua nè di là. Più che altro per umiltà. Non ne ho i mezzi, forse, e di sicuro non ne ho le convinzioni. In questi ultimi mesi di continue evoluzioni giudiziarie, politiche, mediche e morali sul caso di Eluana Englaro, come ho scritto prima, non sono riuscito a incasellare certezze. Ho letto tanto, ma probabilmente non abbastanza. Ho ascoltato più o meno tutti, ma senza che mi si sgombrasse il campo da qualche dubbio. E confesso candidamente che l'intervista che mi ha turbato di più - tra mille domande rivolte a professoroni, alti prelati, esperti e politicanti - è stata quella a Enzo Jannacci. Medico, laico, di sinistra. Che come persona si è messo a parlare di Dio. E come uomo di scienza ha detto che la fine guidata di Eluana gli faceva orrore.

Si è sempre parlato di "vegetale". Non so a voi, ma a me anche i vegetali creano del pathos. Provate deliberatamente a non innaffiare una pianta. Per giorni, per settimane. Tenetela lì sul balcone a prendere il sole, o in un angolo del soggiorno con poca luce. A me spiace - fa male - vedere morire una pianta. Un vegetale.

Eluana mi faceva pensare ai gerani. A quando vado al mare e li lascio sul balcone un paio di settimane. E i gerani sono tosti, è dura ammazzarli. Torni e li ritrovi un po' al limite, ma ancora vivi. Due belle innaffiate, via le foglie secche. In qualche giorno sono come nuovi.

Eluana, va da sè, non era un geranio, anche se così ce la rappresentavano. Hanno continuato a farcela vedere nel fiore dei suoi anni e del suo sorriso, ma è morta 38enne, e io mi immagino come fosse il suo corpo dopo quasi 17 anni di letto, poltrona e sondino nasogastrico. Beppino Englaro, a chi parlava di ciclo mestruale e possibilità di avere figli, a chi parlava di dormire e svegliarsi, a chi parlava di respiro e alimentazione, ha detto: "Venitela a vedere". Secondo me questa, nella sua banalità, era la questione centrale. Vederla, rendersi conto di cosa significa. Noi abbiamo visto per mesi quelle foto, le solite, di una bella ragazza. Abbiamo continuato a chiamarla "ragazza". Anche oggi in prima pagina Libero, nel suo titolo giustizialista, usa la parola "ragazza" per una donna di 38 anni, in coma irreversibile da 17.

E io sono ancora qua. Non so dove andare, cosa pensare. Penso a quel corpo sfatto, a una vita che non è vita, alla possibilità (il dovere? la necessità?) di fare delle scelte. E contemporaneamente penso ai gerani. Non mi escono dalla testa.

Poi - è qui che cado nello sconforto - penso alle dichiarazioni di ieri sera, a geranio appena appassito. Quando cadde Prodi ci fu quel fascista, in giacca cravatta e maglione attorno alle spalle, che a Montecitorio mangiò la mortadella in favore di fotografi. Ieri la mortadella l'hanno mangiata in tanti. Troppi. Una cosa schifosa, rappresentata in prima istanza dal premier che abbiamo eletto. Un uomo che di una questione del genere - profonda, complicata, fastidiosa, irta, sgradevole, culturalmente raffinata - si è sempre strafregato fino a quindici giorni fa, immagino ignorandola al cento per cento, per poi tuffarvisi con evidenti secondi fini alla faccia di Eluana e Beppino Englaro. E dietro di lui ci si sta tuffando un sacco di gente. Ricordate la scena di quel film (dei Monty Phyton, no?), quando vengono gettati i soldi in una piscina piena di merda e la gente, prima con riluttanza e poi con crescente entusiasmo, si tuffa per recuperare i bigliettoni e poi ci sguazza? Ecco, stessa allegoria.

Non so cosa ho fatto per meritarmi i Berlusconi, i Taormina e tutti quelli che ieri sera parlavano di omicidio, o un giornale come l'Avvenire che oggi usa la parola "boia" riferendosi a un padre devastato. Non lo so. Io mi tengo i miei dubbi, spero che qualcuno (non so chi, francamente, se questa è la situazione) mi aiuti a sgombrarli. La fine guidata di Eluana, come concetto, mi ha profondamente turbato. Sì, se devo scegliere, se proprio devo dirlo, io sto con Jannacci. E spero che da questo orribile can-can si trovi la forza e la serenità per risolvere un problema che c'è e va affrontato, perchè di Eluani ed Eluane è piena l'Italia. Con una legge seria che ci eviti il gioco delle sentenze e dei colpi di mano. Cercando di rispettare la moralità comune ma riaffermando la laicità dello Stato.

Scrivo queste cose pensando a un geranio che appassisce, e a un deputato che mangia mortadella spalancando le fauci e masticando a bocca aperta. Due scene, a loro modo, ugualmente immani.

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09/02/2009

COERENZA

SCUSATECI

Non so se riuscirò a scrivere un post di senso compiuto su Eluana Englaro e tutto quello che si è detto e si è scritto in questi giorni. Non lo so perchè ammetto la mia confusione e il mio turbamento: è una questione che mi ha spiazzato, e non ricordo un argomento sul quale mi sia trovato così lontano dall'avere una certezza.

Voglio solo dire una cosa: abbiamo un premier che negli ultimi giorni ha detto e fatto cose gravi, ma che non ha fatto rinviare il Grande Fratello tuttora in diretta su Canale 5, di sua proprietà, dove la gente ride e balla e se ne fotte. Il nostro premier e i suoi scherani stanno accusando un padre di omicidio, e su Canale 5 la massima disperazione che va in onda è quella del concorrente eliminato al televoto.

Si può essere a favore o contrari, in democrazia non c'è problema. Si può essere religiosi o laici, indignati o sereni. Si può sposare una causa o si può urlare la propria rabbia. Si può discutere o si può pregare. Si può essere come me in questo momento, che non saprei da che parte stare. Ma non si può essere come Silvio Berlusconi.

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(Mentana si è dimesso da direttore editoriale. Non gli pareva vero: dimissioni accettate)

ELUANA

INVECE DI TACERE

 (ANSA) - ROMA, 9 FEB - L'ex parlamentare di Fi Carlo Taormina, noto avvocato penalista, denuncera' per omicidio premeditato Beppino Englaro e i medici che hanno assistito Eluana negli ultimi giorni alla clinica 'La Quiete' di Udine.
E' quanto ha affermato lo stesso Taormina al sito 'Pontifex' sottolineando che ''il padre e i medici hanno preso in giro tutti, compreso il Parlamento, facendo credere che ci volevano piu' giorni''.
''Domani mattina mi rechero' ai Carabinieri di Roma per  depositare una denuncia penale - prosegue l'avvocato - e' una vergogna, qui si e' consumato un omicidio vero e proprio''.
Taormina annuncia che chiedera' ''l'intervento della Procura della Repubblica di Milano, competente per i reati commessi dal giudici di Udine''. 
  ''Lo avevo annunciato e lo faro' - conclude - questo barbaro omicidio, attentato contro la vita, deve essere colpito e castigato''.

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25/11/2008

PAZZESCO

MA MI FACCIA IL PIACERE

E' tutto il giorno che mi danno notizie pazzesche. Gramsci che ha trovato la fede cristiana in punto di morte, Batman che domani muore (e forse a ucciderlo sarà Robin), Britney Spears che va a letto alle nove e mezza, Riccardo Villari che è stato il primo uomo baciato da Barbara D'Urso. Di questo passo, entro tre o quattro ore potrebbero dirmi che Berlusconi è trozkista, Moratti juventino e Veltroni vincente. Non vedo l'ora che sia domani.

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