16/10/2011
ROMA, 15/10/2011
14:55
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27/07/2011
I MINISTERI DI MONZA
CLOWNERIE
La presenza di tre pagliacci (o di due nani e una ballerina, as you want) mi aveva fatto solo un po' incazzare, come al solito quando vedo fazzoletti verdi e boiardume d'accatto: se la gente pensa che tre stanze e tre scrivanie siano la sede staccata di tre ministeri, vabbe', faccia pure. Calderoli rideva a 32 denti. Bossi è arrivato con un'ora di ritardo (bell'inizio). La Rossa era lì in prospettiva: distaccherano anche il suo ministero, forse, prima o poi (tanto, che problema c'è? 'na scrivania e du' sgabelli). Ma Tremonti lì cosa ci faceva? D'accordo che Tremonti è l'anello di congiunzione di due partiti non più conciliabili, e quindi lì - per recitare tutti insieme appassionatamente - bisognava mandare un conciliatore. Ma prestarsi a questa orrenda pantomima, proprio lui, l'uomo che appare poco, quasi mai?
No, perchè mi è capitato di rileggere casualmente l'intervista di Calderoli. "E' estremamente importante che il territorio partecipi alle attività di governo e qui, a Villa Reale, realizzeremo uno sportello del cittadino dove qualunque cittadino abbia un problema con Roma può venire a cercare di risolverlo, senza che debba fare 'viaggi della speranza' a Roma".
Mi sfugge cosa debba risolvere un qualunque cittadino al ministero delle Riforme, sia esso a Monza, a Roma o a Denver. Nè cosa debba mai fare, di persona, un cittadino al ministero della Semplificazione normativa (il ministero che semplifica apre un nuovo ufficio e oltretutto fake? Ah, complimenti). Ma Tremonti?
Tremonti era lì a benedire la sede distaccata del suo ministero. Dove, quindi, a sentire Calderoli, un cittadino potrebbe andare a risolvere un problema senza fare viaggi della speranza a Roma.
Ma scusa, Tremonti, le sedi territoriali del ministero dell'Economia non si sono già? Non sono alcune centinaia, sparse per l'Italia? Da decenni? Non si chiamano Agenzie delle Entrate? E cosa sei andato a fare a Monza, tu quoque? E perché una risata non vi ha ancora seppellito, sant'iddio?
(nella foto, dietro Calderoli: un orecchio di Tremonti)
27/06/2011
LEGA NORD
11:46
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31/05/2011
PISAPIA
LA GIUNTA ROSSA
Dopo le urne, adesso bisogna fare sul serio. Cioè: iniziare a governare. Pisapia ha in mente una squadra che determini un immediato cambio di passo per la città, senza nessun compromesso con quelli che sono state i temi portanti della campagna elettorale. Che poi sono i capisaldi del suo programma e del suo pensiero, che tanto hanno fatto discutere nel corso degli ultimi mesi. Ecco le prime indiscrezioni:
Servizi sociali, matrimoni gay, sodomia, froci: Elton John. Falliti i contatti con Tiziano Ferro e Zlatan Ibrahimovic, Pisapia ha trovato nel popolare Elton la soluzione più suggestiva per avere un culattone in giunta e dare una bella rinfrescata promozionale alla sua immagine. Ideale anche per avere un adeguato accompagnamento musicale durante i festini ai centri sociali: sarà l'Apicella del ritrovato comunismo milanese.
Lavori pubblici, scorribande, nigrizia, espropri proletari: Snoop Dogg. A Pisapia, oltre che i negri, è evidente che piace molto la musica. Snoop Dogg rappresenterà adeguatamente la pittoresca falange di colore, ma promette anche di dare un apporto culturale e anche pratico in caso di disordini organizzati o di spinellate di gruppo dopo i grandi eventi. Il rassicurante Snoop rapperà gli interventi in consiglio comunale. Il suo progetto: basta cazzate alla Scala, solo hip hop. Yo.
Sicurezza, polizia urbana, marocchini, islam, terrorismo: Mullah Omar. Il classico uomo giusto al posto giusto. Dalla latitanza il simpatico Mullah sta già studiando alcuni progetti per cambiare il volto di Milano e darle un profilo più delicatamente musulmano: requisire l'intero quartiere fieristico di Rho per farne un grane centro culturale islamico e cambiare il nome dello stadio Meazza in "Bin Laden Drome".
Nettezza urbana, sporcizia, igiene personale, puzza: Sebastien Chabal. Falliti i contatti con Michael Franti e il subcomandante Marcos, Pisapia ha indicato il rugbista francese per motivi lombrosiani: "Mi serve uno brutto e inquietante: di' che sei comunista dalla nascita e non lavarti i capelli, il resto vien da sè". Chabal ha accettato con entusiasmo. Primi progetti: Amatori Milano fissa a San Siro (Inter e Milan si sposteranno a Monza) e terzo tempo fisso dopo la giunta.
Cooperazione, gemellaggi, comunismo, morte, distruzione: Ivan il Terribile. Mentre le truppe sovietiche già muovono dagli Urali per ammassarsi a Cesano Boscone, il soave Ivan accetta l'incarico di giunta promettendo ai milanesi pochi ma decisi interventi: devastazioni in centro, pena di morte per il parcheggio in doppia fila, Ecopass per le scoregge e chiusura a tempo indeterminato dell'Hollywood.
Urbanistica, desertificazione, napalm: Kim Jong-il. Basta con questi grattacieli e questo progressismo d'accatto: Milano deve tornare ad avere un aspetto sofferto per ritrovare la sua forza morale. Il dittatore nordcoreano presterà volentieri la sua consulenza per aiutare Pisapia a cambiare il volto di Milano: coprifuoco alle ore 21, soppressione delle luci al neon, distruzione degli edifici alti più di quattro piani ed esclusione delle donne dal suffragio universale.
Accoglienza, immigrazione, zingari, gente schifosa, roulotte: Beppe Carletti. Falliti i contatti con Gipsy King e Zlatan Ibrahimovic, Pisapia (a cui piace molto la musica) ha cercato una soluzione morbida chiamando lo storico tastierista dei Nomadi come simbolica figura di garanzia, ritenendo troppo provocatorio spostare l'assessorato direttamente in un accampamento. Carletti ha accettato con entusiasmo, parcheggiando il suo camper Elnagh nell'aiuola davanti a palazzo Marino.
Politiche giovanili, centri sociali, squallore, devianza: Ronaldinho. Nel segno dell'alternanza e del fair play, l'interista Pisapia si affida all'ex milanista Ronaldinho per fare breccia nel mondo giovanile. Già presi i primi contatti con il Leoncavallo, dove Dinho terrà personalmente stage gratuiti di bongo, palleggio e "chi fa gol va in porta". Ma i contatti con il Leonka saranno tenuti direttamente da Pisapia: tra i progetti, requisire il Pirellone e farne un grande centro sociale verticale.
Sport, cultura, tempo libero: Marco Materazzi. La svolta di una città passa attraverso una politica culturale che ne identifichi l'essenza e le pulsioni. Pisapia ha fortemente voluto un uomo che entrasse in tackle scivolato sulla dissipata Milano da bere. Il popolare Marco è stato colto di sorpresa dalla proposta, ma ha già in mente alcuni progetti: "L'allenatore nel pallone" in loop all'Arco della Pace e dipingere il Duomo di nero e grigio a strisce orizzontali, in omaggio alla seconda maglia del 1996. Per celebrare l'evento, si è intanto tatuato su una natica l'immagine di uno dei simboli di Milano: il Coin di piazza Cinque Giornate.
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30/05/2011
VIVA L'ITALIA
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A BEAUTIFUL DAY
18:08
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VIVA L'ITALIA
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27/05/2011
IL BALLOTTAGGIO
L'EFFETTO SINISA
Facendo un paragone un po' azzardato, queste ultime due settimane di campagna elettorale mi stanno facendo lo stesso effetto della Coppa Italia del 2005. Arrivavamo da un lungo digiuno e avevamo passato le peggio cose: la Coppetta conquistata con i due gol di Adriano a Roma e con la bomba di Mihajlovic a San Siro ci allargò il cuore. Non che una Coppa Italia (era ancora l'epoca in cui gli altri telefonavano alla stragrande) risolvesse chissà cosa, però eravamo tornati a festeggiare qualcosa di tangibile. Di strada da fare ce n'era ancora parecchia, ma un pezzo di strada potevamo finalmente dire di averlo percorso. E forse il vento stava cambiando.
Ecco, forse il vento sta cambiando anche adesso. Di strada da fare ne rimarrà parecchia, e conquistare il municipio di Milano sarà pur sempre un successo parziale. Però la questione non è Milano (la Coppetta), ma il vento. La vittoria non sarà palazzo Marino (una qualsiasi finale con la Roma), ma è già stata l'impagabile scena di Berlusconi che al G8 prima avverte il fotografo e poi va da Obama a pietirgli un minuto di attenzione, e lo sguardo
lo sguardo perso, implorante
con cui gli scappano dette a un impassibile Obama le cose che da mesi sta dicendo a tutti gli italiani, una cospicua percentuale dei quali si è ormai rotta il cazzo. E il Berlusca spento e senza argomenti dell'altra sera a Porta a Porta, nella serata in cui qualcuno ha osato fargli domande un briciolo scomode a cui lui - invece di partire al contrattacco fottendosene altamente di domande, interlocutori e verità dei fatti - ha semplicemente fatto finta di rispondere senza trovare argomenti? E tutti gli altri, i suoi sicari smarriti, muti, sconvolti, dopo mesi a perdere bava dalla bocca e a fare facce feroci e a dire infamità? E i fans forestieri andati a prendere in pullman e portati a Milano con albergo pagato? Sono così inebriato che quasi mi accontenterei. Quasi.
Certo, mi prendo la responsabilità morale di consegnare Milano ai cosacchi, di vedere il sanguinario avvocato Pisapia portato in trionfo da orde di zingari mentre attorno froci e negri festeggiano e si sposano tra loro e mentre milioni di musulmani saccheggiano la città e scalano la montagna di sale di Palladino e requisiscono il Meazza per farci un grande centro islamico, spostando l'Inter a giocare all'Arena. D'accordo, niente è gratis e questo è il prezzo da pagare.
Ma, come dice un grande pensatore del Nord (Max Pezzali), ora inizia il mio secondo tempo. Non cambierà quasi nulla. Ma quel "quasi" è terribilmente eccitante. Voglio vedere come andrà a finire. Dopo Ceccarini e il 5 maggio e anni bui nel frattempo, una punizione di Sinisa mi aveva fatto cantare e pogare a San Siro. Ora, inaspettatamente, un comunista in doppiopetto sodale dei giudici comunisti pazzo sporco ladro di furgoni assassino (è scappato persino Gigi D'Alessio) potrebbe farmi trascorrere un lunedì sera fischiettando.
02:32
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19/05/2011
AVERE BERLUSCONI
IL CLUB PIU' IMPEGOLATO DEL MONDO
Ho provato a immaginare come l'avrei presa io se un giorno, nella mail o nella cassetta della posta, avessi trovato una lettera in cui il Centro di coordinamento degli Inter club mi invitava a votare per la lista civica di Milly Moratti e per il candidato sindaco Pisapia. E sono giunto alla banale conclusione che, pur trattandosi di una lettera su carta intestata nerazzurra e pur trattandosi dell'invito a votare per quella che è già la mia parte politica - quindi, voglio dire, trattandosi di una situazione "compatibile" - la cosa mi avrebbe dato enorme fastidio. "Ma che cazzo fanno, ma come si permettono", sarebbe stata la mia reazione. Avrei cercato una mail a cui rispedire al mittente la letterina e avrei scritto qualche riga per comunicare di essere rimasto incredibilmente deluso dall'iniziativa, perchè un conto è il calcio e un conto è la politica, perchè la mia passione per una squadra di calcio non può essere sfruttata per strapparmi un voto alle comunali, perchè la bandiera nerazzurra può sventolare allo stadio o sul balcone, dal terzo anello o intorno a un pullman scoperto, ma non davanti alla sede di un partito, compreso il mio.
Poi ho fatto mente locale e mi sono reso conto di quanto la mia simulazione riguardasse una situazione assolutamente teorica e probabilmente impossibile. In questo senso, credo che non sia l'Inter la sola società ad essere diversa dall'odierno Milan di proprietà di un magnate diventato anche presidente del consiglio e simbolo (one man band) di una certa volgare politica. Io penso che il 99 per cento sia diverso da questo Milan, e che ben difficilmente - dalle Alpi al Manzanarre, dal Cuoiopelli al Chievo - da una società di calcio o dall'associazione dei suoi club di tifosi sarebbe stata partorita una simile bruttura.
Ogni tanto noi interisti ci chiediamo come si sentano i milanisti ad avere un certo genere di presidente, a respirare un certo clima (padronale, zerbinato), a condividere la propria passione con un modello umano e aziendale che spesso è imbarazzante. Ecco l'esempio, l'ultimo. Un clamoroso esempio di lecchinismo, di culto della personalità, di svendita delle proprie pulsioni. I club del club più titolato al mondo che scrivono ai propri associati perchè alle elezioni di Milano scrivano "Berlusconi" sulla scheda, un omaggio telecomandato, un grottesco gesto di riverenza, un pennarello indelebile con cui scriversi "servo sciocco" sulla fronte.
Povero Milan. No, anzi: poveri milanisti. Che devono festeggiare uno scudetto - che cosa bellissima, festeggiare lo scudetto - con un retropensiero fastidioso. Che una settimana dopo la festa vengono invitati caldamente a mettere la preferenza "Berlusconi" sulla scheda, ben sapendo cosa significa scrivere questo nome, ben conoscendo tutto quello che è successo negli ultimi mesi, tutte le enormità che sono state dette.
Vi abbraccio, milanisti. Non vi meritate una cosa del genere. Vi direi di fuggire, di scappare da lì. Ma sbaglierei. Non si scappa dalla propria passione, non la si baratta con nulla, non la si abbandona nemmeno per la presenza di un presidente inaccettabile e di una pletora di leccaculo attorno. Niente, dovete sopportare. Certo, con il vostro bello scudetto cucito al petto, fatto di gol e di urla e di sudore. Ma vi stanno presentando il conto, e adesso smazzatevela voi.
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UPDATE RADUNO. Tutto a posto, chi aveva già scritto nei giorni scorsi a radunosettore@gmail.com confermando la propria presenza ha ricevuto in queste ore la mail con le istruzioni e il programma. Chi volesse partecipare mi scriva, orsù, che il tempo stringe.
17:26
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18/05/2011
PISAPIA
2012
Nel 2012 si verificheranno alcuni eventi epocali (tipo le Olimpiadi di Londra, gli Europei di Polonia/Ucraina e la fine del mondo secondo i Maya, Iddio li strafulmini) (già fatto, mi dicono), poi alcuni eventi politici fondamentali (le presidenziali negli Stati Uniti e in Francia) e poi ricorreranno alcuni anniversari importanti: 10 anni dell'euro, 100 anni dall'affondamento del Titanic e 30 anni dalla prima volta che ho votato.
Ecco. Mi fosse mai capitato in trent'anni di votare un Pisapia. Oddio, magari l'ho anche fatto, ma non me ne rammento più. Ho votato per 10 anni in epoca pre-Tangentopoli, e ne ho ricordi vaghi. Da Tangentopoli in avanti, per vent'anni ho votato solo democristiani. Nel senso che il centrosinistra (sempre a livello locale, e quasi sempre a livello nazionale) mi ha servito sul piatto un democristiano. Nel contempo, spesso il centrodestra proponeva democristiani. Per cui io mi infilavo nella gabina e facevo una croce su un democristiano, e guardavo con sprezzo la casella del nemico e notavo con sconcerto che era democristiano pure lui.
Voglio precisare una cosa: ho anche votato dei democristiani stimabili, ottime persone. In quanto stimabili e ottime persone, li ho votati con convinzione. Ma erano pur sempre democristiani, uno dopo l'altro, e a me - progressista vagamente tendente a sinistra (un assassino comunista, nell'accezione berlusconiana) - sarebbe piaciuto una volta tanto votare uno un ciccinino di sinistra. Non per necessità, sia chiaro. Ormai è una pulsione che non colgo nemmeno più. Ma lo avrei voluto votare, così, per capriccio. Per poter dire tra qualche anno ai miei nipoti, riuniti davanti al caminetto:
"Bambini, sapete cosa ho fatto una volta?"
"No, dicci nonno (uffa, è la seicentesima volta che ci racconta che ha corso tot maratone)"
"Ho votato uno che forse era di sinistra"
(rumore di tuoni)
"Nonno, diobono, parla sottovoce"
Niente, magari prima o poi mi capiterà, e sono sicuro che quel giorno quasi mi commuoverò davanti alla scheda, e starò mezz'ora dentro la cabina a piangere, in silenzio, e già mi vedo la giovane e amorevole scrutatrice che viene verso di me e bussa e mi dice:
"Signore, tutto bene? La posso aiutare?"
"No, abbia pazienza (singulto), sto facendo la croce sul nome (singulto) di uno di sinistra (lacrima)"
"Non si dice il voto, signore"
"Mi scusi, erano cinquant'anni che aspettavo questo momento".
Non so un cazzo di Pisapia, non sono di Milano, non ho ci ho mai vissuto (a Milano), non ci ho mai mangiato la pastasciutta (con Pisapia), non conosco l'uomo se non per averne letto periodicamente qualcosa in anni anni e anni, non so nemmeno se sia un galantuomo o un pirla qualunque. Ma so che è di sinistra, una sinistra esplicita, che mi è affine, una sinistra giacca e cravatta (non ho più l'età - non l'ho mai avuta, a dire il vero - per la sinistra con la kefiah), una sinistra sincera, una sinistra dichiarata. Una sinistra.
Tutto questo per dire che ho invidiato i milanesi stamattina per essersi svegliati con un Pisapia in testa. Li invidio per le congetture e i pensieri e le ambizioni e gli obiettivi e per (rumore di tuoni, bagliori di lampi) i sogni che ripongono in un Pisapia. Che poi lo giudicherà la storia, il Pisapia. Ma intanto i milanesi ce l'hanno. Io il 29 e 30 maggio voterò il solito democristiano al ballottaggio, un democristiano che 99,9% perderà con un altro democristiano.
No, perchè poi dicono che moriremo democristiani. Non è esatto. Qui, nella steppa lombarda, stiamo vivendo democristiani. E ogni volta che c'è da votare mi auguro di non trovare la tessera. Che se ci fossero i miei nipoti gli direi:
"Merda, non trovo la tessera. Gelato?"
01:08
Scritto da: settore
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