16/05/2013

16/5/2003 - 16/5/2013

IL TEST DI CUPER

in realtà li amo. l'allenatore è un argentino figlio di un camionista morto giovane in un incidente in patagonia, vuol bene alla nonna come se fosse suo padre e sua madre messi insieme, batte forte sul petto dei giocatori quando entrano in campo, così forte che qualcuno poi si lamenta perchè fa male lo sterno. il centravanti grugnisce in italiano, pensa in inglese, tromba in esperanto (nel senso che il suo linguaggio è universale), si fidanza e si sfidanza con ex-veline di eccelsa qualità e gonfia le reti altrui con grande applicazione. il presidente ha il numero di telefono sulla guida, se chiama un tifoso lui si mette lì a parlare, il giorno della partita siccome ha fretta scende in rosticceria e compra un cartoccio di patatine fritte mentre la moglie (lei ambientalista-chic, lui con l'hobby del petrolio) cucina l'arrosto, piatto notoriamente lungo da preparare specie prima di una partita che inizia alle tre. lo sponsor passa indifferentemente dalle gomme ai cavi ai telefoni, occupando il tempo libero con la squadra del cuore e un ex-modella tunisina con la vocazione agli yacht club e alla rivincita sociale. ma li amo, nonostante tutto. forse per questo lascio pezzi di cuore sui sedili degli stadi. non sapevo da dove partire e partirò da qui, dal 5 maggio 2002. 9 euro solo la prevendita. già questo doveva farmi capire un po' di cose.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 10:34 | commenti (3)


Dieci anni fa il mio primo post. Cazzo, dieci anni. Da quel 16 maggio (era un venerdì) sono successe un sacco di cose. A Cuper, all'Inter, a me. Non le voglio rievocare frettolosamente, ci vorrebbe troppo. Ce le ho dentro il cuore, tutte, belle e brutte. Tutte.

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16/04/2013

BOSTON

QUATTRO ORE E ZERO NOVE

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Boston non so manco dove sia eppure mi sembra di esserci stato. Quel momento lì - l'arrivo di una maratona - l'ho vissuto 12 volte e negli ultimi 50 metri potresti essere a New York, Boston o Buccinasco senza coglierne granchè la differenza. Almeno per me è così. Quando taglio il traguardo dopo 42 chilometri e 195 fottuti metri non faccio nulla di epico nè mi vengono in mente cose epiche, come sento o leggo raccontare da qualche podista col gusto dell'impresa. Neanche mi godo granchè il momento, perchè arrivo in riserva di tutto, ho nausea da integratori, dolori da glicogeno esaurito, coglioni pieni da corsa prolungata e non vedo l'ora di passare sotto il gommone e sentire l'ultimo cip-cip del chip quando varco la linea. Non so neanche se definirlo, questo, il momento più bello della maratona. Di sicuro è il più atteso, perchè segni un'altra tacca e - soprattutto - puoi smettere di correre, finalmente. Negli ultimi cinque metri tiro un bel sospiro, chiudo gli occhi, stoppo il Garmin. Poi qualcuno mi mette al collo una medaglia. Ecco, la medaglia mi piace. Piego il collo e me la infilano. Bravo, complimenti, e io ringrazio. Guardo la medaglia, guardo il tempo. Mi compiaccio di essere vivo, vegeto, lucido, anche se le gambe sembrano due ceppi di legno. Sogno una bella doccia. La doccia dopo la maratona. Val la pena correre una maratona per godersi la doccia dopo la maratona.

Nei video della bomba che esplode, solo chi ha corso almeno una maratona può capire alcuni particolari apparentemente insensati. Sul lato della strada opposto a quello delle bombe, la corsa scorre ancora per qualche secondo. C'erano atleti a pochi metri dal traguardo che - con una bomba che gli esplode a dieci metri - finiscono la gara. Di default. Un uomo e una donna alzano timidamente le mani, sopraffatti dallo spavento ma per esultare come probabilmente per settimane avevano sognato di fare. Una ragazza con un cappellino bianco si gira spaventata, ma nel farlo stoppa il cronometro. Non è gente invasata. Sono podisti da 4 ore e rotti. Ma a dieci metri dal traguardo di una maratona forse neanche una bomba ti potrebbe impedire di tagliare il traguardo, segnare una tacca, guardare il Garmin, piegare il collo mentre davanti a te c'è qualcuno che allarga il nastro e ti dice good job.

Quattro ore e 9 minuti. A Tokyo ho finito in 4h 10'. A Reggio Emilia in 4h 08'. Per due volte avrei potuto essere là, esserci io. A Reggio Emilia, 2007, mia seconda maratona, per un colpo di freddo ho rischiato di svenire prima della partenza. Bianco come uno straccio, sono stato in uno spogliatoio fino a due minuti prima dello start. Poi mi sono detto: vabbe', proviamo. A ogni rifornimento un tè caldo. Ogni 5 km stavo un po' meglio. Non so come, l'ho finita. Non sono un invasato. Ma la maratona la prepari per settimane, mesi. La maratona è una festa. Hai voluto esserci, la vuoi fare, la vuoi finire.

L'arrivo, poi, è una festa, una festa vera, intima o collettiva non importa. Se proprio non la si può correre, almeno una volta bisognerebbe vederla una maratona. Mettersi ai bordi della strada e guardarla passare. Applaudire 'sti poveri pazzi. L'arrivo è uno spettacolo di sport, fatica, passione, sudore, vesciche, amore, acido lattico e ancora passione. L'arrivo è una festa. Mettere bombe a una festa è una cosa infame. Non c'è un posto migliore o peggiore di un altro per mettere una bomba. Ma un luogo di festa è il più indifeso.

Ci sono due, tre o quattro morti, non si capisce. Saranno forse di più, chi lo sa. Uno dei morti è un bambino di otto anni. Un bambino che a dieci metri dall'arrivo forse era lì solo a vedere la maratona, oppure ad aspettare un amico, un parente. Il papà. Mettere la bomba dove ci sono dei bambini è la merda assoluta.

Nel 2009 la Milano-Pavia di 33 km viene allungata a 42,195. Una maratona che arriva a Pavia è un'occasione imperdibile. La preparo, mi alleno, ci sono, mi iscrivo, ci provo. Lo striscione è a 300 metri da casa. Catechizzo le mie figlie: allora, arriverò più o meno a quest'ora, mi raccomando, venite. Corro con questo pensiero: arrivo a Pavia, sotto casa, le bimbe sono là, bello. Giornata autunnale, umidissima, ogni tanto pioviggina, freddina ma non rigida, perfetta. L'arrivo è in discesa, Strada Nuova. Mi lascio andare. Guardo il Garmin e sorrido: faccio il personale. Ultimi 100 metri, ultimi 50. Mi guardo attorno, non le vedo. Taglio il traguardo, Garmin, personale, 3 ore e 41 (farò meglio una volta sola), medaglia. Passa un minuto, forse due. Ora le vedo. Prima avevo guardato proprio lì, ma non c'erano. Sono a cinque metri dal traguardo e stanno guardando gli arrivi. Le chiamo. Si girano stupite. "Da dove sei passato?" "Da dove volete che sia passato?" "Ma quando?" "Due minuti fa" "Ops, siamo entrate un attimo in quel negozio lì". Beata innocenza.

Una bomba alla maratona. Una bomba tra la gente, tra i parenti, tra i bambini. Una bomba in una festa. Bastardi.

24/12/2012

IL PATTO DI APPIANO

INTERISTI COME PRIMA

Quando ho rivelato quello che per cinque anni avevo fatto di nascosto, una delle reazioni successive più comuni è stata: "Ah che bello, che figata, un blog, wow!, ma chi conosci dell'Inter? Hai il posto allo stadio? Tu che sei nell'Inter mi faresti avere un biglietto?" Al che mi toccava rispondere che no, non conoscevo nessuno dell'Inter. Che no, mai avuto un posto allo stadio, neanche al settimo anello. Che no, non sono nell'Inter, magari lo fossi. Che no, non saprei proprio come fare per farti avere il biglietto, gratis intendo: perchè altrimenti potresti fare come me, comprarlo. Sguardi stupiti e un po' delusi. Come a dire: che cazzo scrivi a fare dell'Inter, allora? Del resto la storia del blog è difficile spiegare a chi ragiona in termini di contropartita. Io ritengo di aver guadagnato tantissimo in questi nove anni e mezzo: in passione, piacere personale, opportunità, amicizie, addirittura - lo dico con estremo pudore - popolarità. Biglietti no. E nemmeno rapporti con l'Inter. Non che fosse una questione fondamentale. Anzi, proprio non la è. Preferisco mantenere la leggerezza e l'autonomia di scrivere quel che mi pare - anche il peggio possibile, I'm tifosotto inside - e quando mi pare e come mi pare piuttosto che andare a mangiare una pizza con il dirigente X o avere ogni tanto il biglietto da ritirare al cancello Y. L'incontro ravvicinato del primo, secondo o terzo tipo non si è mai verificato, tra l'altro, anche perchè fino a qualche mese fa il mondo dell'informazione in rete era, per l'Inter intesa come Fc, una specie di oggetto misterioso, di importanza pari o minore di zero. Questione di opinioni, per carità. Opinioni un po' polverose, un po' fuori sincrono, ma pur sempre opinioni.

Dello storico incontro che l'Inter ha avuto con il mondo web (blog, forum, news) alla Pinetina lo scorso 19 dicembre ha parlato il sito e hanno parlato alcuni dei partecipanti qui, qui e qui, per esempio. Non mi resta molto da aggiungere a quanto è stato scritto dai miei amici Franco, Missgreen e Oldman e da altri ancora. E' stata una bella giornata molto più operativa di quanto mi immaginassi, in cui si è parlato molto con gente con cui non ti immagineresti di poter parlare mai, tipo Stramaccioni e Ausilio. Di tutto questo tengo a ringraziare Roberto Monzani, che da un paio d'anni su Inter Channel sta seguendo con interesse e partecipazione il mondo della rete nerazzurra e si è dato da fare parecchio per promuovere questo summit che sembrava una mezza follia e invece si è concretizzato, trovando finalmente ascolto negli uffici della comunicazione sportiva da quando vi si è insediato Edoardo Caldara, ex direttore della tv. Monzani è un bell'interista, giornalista sveglio, ragazzo intelligente e poi ha un sacco di felpe.

Questo incontro non rimarrà isolato, e noi tutti non vediamo l'ora che ci sia il secondo capitolo. In casa dell'Inter, con la gente dell'Inter, ho capito un sacco di cose. Con quel friccicorino che ti dà parlare dal di dentro, con i protagonisti, a viso aperto. Peccato non potere riferire delle chiacchierate con Caldara e Ausilo e anche con Crippa dell'ufficio stampa, peccato non poter raccontare la strepitosa, impetuosa, contagiosa lezione di tecnica e tattica interista di Stramaccioni. La consegna era: giù le penne, niente cellulari, computer spenti. "Mi fido di voi, siamo tra amici". Appunto. E giusto così: non era un'occasione da divulgare per forza. Era una cosa preziosa, rara, che per certi versi iniziava e finiva lì e per altri no, metteva un paletto, costruiva un ponte, segnava un momento. Nessun segreto irrilanciabile, nessuna esclusiva clamorosa. Una cosa tra amici, punto.

Amici. Del resto lo siamo sempre stati. Ognuno nelle sue funzioni. Che per quanto riguarda me - ma penso tutti noi del web - è quella di continuare a scrivere in piena libertà, senza ammiccamenti e aperture di credito. Niente pappa e ciccia, niente culi e camicie. Sarebbe anche questo un tradimento. L'Inter non ha bisogno di lingue srotolate, noi non abbiamo bisogno di raccontare il fasullo e di convincerci dell'irreale. Non siamo revisionisti di noi stessi. Siamo interisti, stop. Resta tutto come prima: la passione, la pancia, la gioia, la critica, la rabbia, lo sperticato amore per l'Inter. Solo, ci siamo guardati in faccia. E ci siamo piaciuti.

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02/11/2012

VERSO LA JUVE

IO E ZIO B

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Juve-Inter si gioca il primo sabato di novembre. E' il sabato che precede la maratona di New York e, di tre giorni, le elezioni americane. Quattro anni fa, nel sabato che precedeva la maratona e le elezioni americane, ero appunto a New York. E il sabato sera in particolare ero a casa di Matteo, che fa l'architetto e che vive là, e che per quelli del blog è Zio B. Quando mi chiedono di raccontare qualcosa del blog, spiego per esempio che se vado a New York (o a Tokyo) trovo qualcuno che non conosco e che mi aspetta e - nel caso di New York, vigilia della maratona - mi cucina una bella pasta italiana. Con Zio B in realtà ci si conosceva virtualmente quasi dagli albori del blog. Un nick interista (per via dell'allora baffo) per uno juventino: già questo mi piaceva assai. Poi mi ha cucinato una preziosa pasta in terra lontana prima di una maratona, poi l'ho rivisto in Italia eccetera eccetera. Direi che è uno degli juventini migliori che conosca, forse il migliore.

Perchè sei juventino? Non me lo spiego. Forse c'è stato uno scambio in culla.

"Allora, nasco a Piacenza nei magici anni '70. Una volta c'era anche una bella squadra di calcio a Piacenza (purtroppo ha anche lanciato Pippo Inzaghi, piacentino, giocatore che odio), ma è una storia finita male. Cresco guardando la Juve in bianco e nero e mi innamoro di quel francese immenso con le mani sui fianchi e il numero dieci sulle spalle..."

Chi scusa, Blanchard?

"Pirla. No, quel francese che lancia quell'altro fenomeno di Paolorossi che ci rese assai felice l'estate del 1982... Ero così estasiato da quei due da scordarmi di Brio, per dire".

Ah, l'innocenza dei ragazzini. Vabbe', facciamo un inciso. Lo sai che Piacenza voterà in primavera per essere annessa alla Lombardia? La trovo una cosa affascinante, diciamo così.

"Guarda, io sono orgoglioso di essere piacentino ed emiliano. Fiero degli anolini, dei tortelli con la coda, della coppa piacentina, del gutturnio, del Vignola e del Tramello, e delle nostre colline. Eccellenze che apprezzo ancora di più adesso che ho girato un po' il mondo. E che mai e poi mai potranno passare alla Lombardia".

Minchia.

"Piacenza è terra di democristiani e di juventini: sono scampato solo ai primi".

Torniamo alla tua triste infanzia/giovinezza di formazione juventina. Adoro l'antropologia criminale sportiva.

"Beh, mi godo i primi anni '80 con Platini e soffro tremendamente durante gli anni successivi, quando al liceo assisto incredulo alle vittorie del Milan berlusconiano, a cui seguiranno poi le vittorie di Forza Italia".

Scusa, mi stai facendo venire l'angoscia. Sembra un film di Haneke.

"Ecco, qui l'incredulità non è il termine esatto e, per rispetto dei lettori, mi censuro. Anche se, insomma, Roberto Baggio e Romano Prodi qualche soddisfazione me la daranno in quegli anni. Poi finisco l'università e vado a lavorare a Milano dove mi accorgo della presenza dell'Inter".

Un mondo meraviglioso.

"Fino ad allora solo uno dei miei amici era interista. E l'Inter per me era la squadra a cui rifilare qualche giocatore ogni tanto e i cui numeri 10 non erano certo a livello dei nostri. Sono gli anni lippiani con quel fenomeno di Zinedine Zidane (e purtroppo di Moggi-Giraudo... poi ci arriviamo, eh?) e poi di Del Piero (che, ti vorrei dire caro Sect, negli anni prima del crack di Udine era davvero un fenomeno). Naturalmente a Milano trovo un sacco di interisti, compreso il mio capo. E iniziano le schermaglie dialettiche. Poi a causa del lavoro inizio ad andare a New York proprio mentre scoppia Calciopoli".

Rumore di tuoni.

"Lo confesso, come troppi gobbi e come tutti quelli che non hanno troppo tempo di informarsi, all'inizio difendo a spada tratta i miei colori anche se qualche rotella da qualche parte comincia a girare. E intanto trovo il tuo blog. E comincio a leggere avidamente e scopro un altro punto di vista, oltre a un blogghe (a la Cassano) che sa scrivere bene e che ha qualcosa da dire. E mi fa anche ridere.

Ti prego, sto arrossendo.

"Peccato che sia interista, questo blogghe. Intanto il mio unico amico interista mi invita anche lui a riflettere e ad elaborare il lutto di Calciopoli. L'amico interista era stato il segretario della Sinistra Giovanile e fa lo sceneggiatore di fumetti. No, per dire, ma un berlusconiano che ti ha fatto riflettere tu lo conosci"

Ah, quanta verità sgorga dalle tue parole. E poi?

"E poi scopro i commentatori del tuo blog. Che persone fantastiche. E che compagnia mi hanno fatto nei tanti mesi da solo nella Grande Mela. E quanto mi hanno fatto crescere! E non solo su Calciopoli (le cui sentenze vanno semplicemente rispettate guardando tutti avanti), ma anche su tutto il resto".

Bella 'sta cosa.

"Bisax (esistono milanisti con cervello), Vano, Spillo, Cowboy, Ser, Quintilia, Ecli, Antonino Verdi (che litigate!), Wiz... E poi due persone fantastiche, Hal e Zaz".

Hal e Zaz.

"Continuiamo a chiamarle così. Sono felice per aver avuto la possibilità di conoscerle anche di persona. E che persone meravigliose che erano, dannazione".

Già. E poi?

"E poi ci sei tu, caro Sector. Un po' di mail con una promessa infinita di berci un Crodino e tante storie attorno alla Fiordaliso, mia conterranea (oh, non dire tutto!). E poi finalmente il momento della Maratona di New York, tu e Doug - cioè Danilo - che arrivate a casa mia nel Village e ci facciamo la spaghettata pre-maratona in quei 25 metri quadri di appartamento, e poi il sigaro sul tetto guardando la skyline, e quel cartello per voi due alla maratona...

Per fortuna mi hai prodotto la foto. Cartello che non vidi: tu eri sul lato sinistro della strada mentre io arrancavo sul destro in preda a visioni funeste. Bei tempi. E anche per l'Inter erano bei tempi...

"Vabbe', era l'Inter manciniana prima e mourinhiana poi, quella che ahimè mieteva successi su successi fino allo storico triplete..."

Scusa, hai un kleenex?

"No, aspetta. Sai cosa ho fatto la notte del triplete?

Ti sei dato fuoco in Times Square avvolto in un bandierone bianconero?

"No, ho esultato al gol di Milito. I miei amici mi prendono ancora per il culo, ma io ve lo dovevo".

Lo sapevo che tu sei diverso. Vabbe', veniamo ai giorni nostri. Domani sera?

"Adesso la Juve c'è: bastava prenderne uno con i piedi buoni, Pirlo, e non trenta tutti scarsi. Però c'è anche l'Inter".

Confessa: almeno un po' ti piacciamo?

"Guarda, io al Fantacalcio da quando vi conosco ne prendo un po' dell'Inter... L'anno scorso per dire avevo Nagatomo, Forlan, Zarate e Alvarez".

Oddio, avevi fatto uso di sostanze psicotrope?

"Taci, ho ancora gli incubi. Sono retrocesso per la prima volta in 15 anni. Quest'anno meglio, ho Sneijder e Palacio".

Dai, pronostico.

"Sogno una partita senza errori arbitrali e senza polemiche. E basta con questa moviola, in nessun Paese civile si dedica cosi tanto tempo agli arbitri e ai loro errori".

Ah, lo dici a me? Pronostico secco, orsù.

"Un bel pareggio 2-2 con doppiette di Giovinco e Palacio".

Ah.

"Li schiero entrambi al Fantacalcio".

Ah, ecco.

"E comunque sarebbe un bel risultato. Se però ci penso bene e se l'Inter giocherà davvero bene..."

Sì?

"...una vostra vittoria non mi dispiacerebbe. I tre nipoti di casa Agnelli sarebbero infatti tristi almeno per una sera. E soprattutto sarei contento per Pier. E anche per te, dai".

Ti voglio bene.

"Anch'io".

Senti, ma com'è lì con l'uragano?

"A casa tutto bene. In ufficio... beh, tipo che l'acqua mi ha spazzato via mezzo ufficio".

Uh. Per fortuna c'è Juve-Inter.

"Infatti".

 

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(nella foto: Doug, Zio B and Settoreh drinking together in perfect armony, New York, 2008, Election day)

13/10/2012

PINETINA - 2

SAPESSI COM'E' STRANO

(TROVARSI CON CASSANO AD APPIANO)


(seconda e ultima puntata)

Per primo arriva l'affabile Castellazzi, poi uno stuolo di giovani che un bambino a poca distanza da me chiama indistintamente "Livaja", come fosse un genere, il giovane, il Livaja. "Ecco Livaja", "Ecco Livaja", "Papà, c'è Livaja", e io gli vorrei dire che Livaja è in giro con la Croazia ma poi penso che sia bello così, poter sognare che Livaja ci sia e peraltro non ti caghi, perché nessuno all'invito "Livaja fammi l'autografo" si ferma e gli fa l'autografo. Povero bambino. Un bel problema, in effetti. Voglio dire, se io fossi a un raduno di scrittori giuggioloni e uno mi dicesse "Moccia fammi l'autografo" io non glielo farei. O dovrei farglielo firmandomi Moccia per farlo contento?

strama.jpgMentre sono assorto a pensare a Moccia e Livaja, cominciano a transitare fior di nerazzurri. Samuel non si concede troppo, Silvestre un po' di più  e Coutinho invece sì e nella ressa lo abbraccio anch'io, senza un vero motivo. Poi arriva Cambiasso, che non si sottrae al rito delle tamerici. E poi arriva (insieme ad Ausilio, per l'occasione senza cravatta) Stramaccioni, che posa indistintamente con tutti, persino con me. E alla fine arrivano quelli che si erano attardati a tirare al bersaglio: Palacio, Milito e Cassano. Palacio fa il suo, ma macchine cassano.jpgfotografiche e pennarelli sono tutti per Milito e Cassano. Rinuncio al bersaglio piccolo (Cassano) per andare dritto verso il Principe, che becco in zona Cesarini, al limitare della tamerici, quando il vialetto svapora e i giocatori salutano i tifosotti, ma il Principe si gira quando lo chiamo Principe e concede un ultima foto, Lorenzo la scatta, io sono felice, arrivederci e grazie.

Dopodichè vado a mangiarmi un panino ad Appiano downtown e torno un'ora dopo per la registrazione di Inter_Net. Salgo con Monzani negli studios dove, nella sorpresa generale, mentre i tecnici sistemano le luci e gente gira con poltrone in mano, si appalesa nientemeno che Cassano. Allora, intanto va detto che Cassano non saluta normalmente ma ti chiede:

"Come siamo messi?"

Come siamo messi come, scusa?

"Di salute".

Ah, ecco. Da uno studio esce uno col telefonino in mano: "Ti passo Cassano. Antò, senti aqquesto". E Cassano non dice "Pronto?", bensì

"Come siamo messi?"

Poi fa una serie di facce e chiude la conversazione piuttosto in fretta, restituendo il telefonino al legittimo proprietario e dicendo:

"Ma chi cazz'è?"

Dopodiché scambia due chiacchiere col Monzani che diligentemente gli spiega che adesso registriamo Inter_Net che è una trasmissione che dà spazio al mondo della Rete bla bla bla e infatti - dice indicandomi - lui è un blogger.

Cassano mi guarda strano. Ho paura di quello che potrà dirmi. Lui forse coglie questa mia paura. Ci fissiamo negli occhi per sette/otto nanosecondi che però sono lunghissimi. Vorrei tanto che mi chiedesse:

"Come siamo messi?"

ma ho paura che mi dica

"Ma chi cazzo sei?"

rovinandomi la reputazione faticosamente costruita in anni e anni. Mi fissa. Vedo che sta per parlare. Parla. Io sto sudando.

"Tu sei blogghe?" 

Sì (deglutendo).

"Piacere blogghe!"

Fiiiiiiiiuuuuuuu, è andata. Stringo la mano a Cassano che archivia in fretta il blogghe e va avanti a parlare con chiunque. Ride, scherza ma poi diventa serissimo ancora col Monzani. E con semplicità, quasi con tenerezza, rivela al mondo (cioè a me, che ne sono stato testimone a pochi centimetri di distanza e che ora qui riporto fedelmente) uno scoop totale:

"Senti, ma quand'è che mi mettete Inter Channel? Io ho ancora Milan Channel".

E in questa frase, in questa semplice frase non c'è solo la statura di Cassano ma la grandezza, l'enorme grandezza dell'Inter. Volevo abbracciare Cassano e Monzani e baciarli sulla guancia, ma mi chiama uno che mi fa:

"Cominciamo. Ma rimettiti il gilet, hai la camicia a righe e viene fuori un casino".

Entro in studio e penso che la vita è bella e l'Inter è la sua profetessa.

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12/10/2012

PINETINA DAY - 1

SAPESSI COM'E' STRANO

(TROVARSI CON CASSANO AD APPIANO)

Cioè, praticamente è andata così. a) Roberto Monzani mi invita in studio a Inter Channel per la seconda puntata di Inter_Net (che qui potete gustarvi a sbafo); b) Inter Channel è ad Appiano Gentile; c) ad Appiano Gentile sappiamo tutti cosa c'è, a parte Inter Channel; d) nel giorno in cui mi invitano, per una fortunata coincidenza, c'è l'Appiano Day;

(faccio un inciso: se avete un amico, un conoscente, un parente, un vicino di casa, un ministro, un patologo criminale, un metrosexual, un assessore regionale ancora a piede libero, un avvocato, un lenone, un alto prelato o un presidente di Inter Club che un giorno vi dice "senti, avrei l'opportunità di farti partecipare all'Appiano Day", ecco, voi rispondete di sì)

e) cosicchè quando il dottor Monzani mi dice alla cornetta "senti bbello, siccome per un tuo gran colpo di culo giovedì è anche un Appiano Day, ci sarebbe l'opportunità di"

Prima ancora che pronunciasse il resto della frase (che era: "venire a vedere l'allenamento della prima squadra"), come in un cartone animato della Warner Bros, io ero già alla porta carraia di Appiano con lo zaino affardellato. Un piccolo gruppo di persone monzani.jpgelette (questo è l'Appiano Day, Iddio lo benedica) viene ammesso nel lussureggiante angolo di paradiso a meno di mezz'ora da Milano (parlo come Palizzi immobiliare). Giornata uggiosa ma campi in perfette condizioni. I ragazzi sgambettano in lontananza ma poi si inguattano in palestra "a fare la forza". Mentre fantastico su cosa significhi questa cosa, una leggiadra fanciulla indirizza il gruppo verso gli studi di Inter Channel per una breve visita in attesa che i ragazzi finiscano di fare la forza. Monzani non è ancora arrivato ma poi arriva ed è come l'ho sempre immaginato: un uomo una felpa. Ci salutiamo come due commilitoni che non si vedono dalla Campagna di Russia, mentre attorno a noi gente si commuove e intona sottovoce "Pazza Inter" e "Sulle balze del Trentino".

A questo punto - dopo un caffè nella buvette con Monzani, Scarpini e Nagaja Beccalossi, sotto gli occhi di Corso e Bedin (cioè, non so se mi spiego) - uomini in edera.jpgdivisa nerazzurra mi prelevano e insieme al resto della truppa di eletti (che per brevità potrei chiamare casta) mi porta ai bordi del campo dove Strama sta facendo provare la difesa a tre, il centrocampo a cinque e l'attacco a due (ora che ci ripenso i numeri non erano proprio questi, but who cares?). Noi del pubblico di privilegiati siamo sulla fascia destra della squadra che attacca. Quindi il laterale destro della squadra che attacca è il giocatore dell'Inter che per mezz'ora avremo a pochi metri da noi. Per la legge di Murphy, questo giocatore è:

Jonathan.

Vabbe', non tutto deve finale necessariamente liscio in un Appiano Day. Proprio mentre rifletto su questa amara circostanza, la Gestapo nerazzurra con dolce inflessibilità ci conduce al vialetto da dove i giuocatori passeranno per recarsi al vano docce. E' lì, in questo vialetto bordato da siepi di tamerici,

(non ho la minima idea di cosa siano le tamerici nè se crescano in forma di arbusto assiepato, ma sognavo di scrivere tamerici da almeno venticinque anni)

che si riproporrà il rito dell'autografo e quello della foto a/con il campione del cuore. Un rito che accomuna grandi e piccini, che io ho sempre rifuggito per pudore. Ma allenamento.jpgimprovvisamente, come una caldana da menopausa, mi sale in cuorpo la decisione che stavolta farò le foto. Appiano Day sia, fino in fondo. E decido che, complice l'amico Lorenzo - no, non l'uomo-Zanetti, un altro -, me le farò anche fare. Addirittura. Anche se non so come, perchè quando cominciano ad arrivare i giocatori - anzi, li si vede solo in lontananza mentre accennano a dirigersi verso di noi - si scatena la corsa all'oggetto del desiderio, in un crepitare di macchine fotografiche e pennarelli, di qualche stinco e di qualche ramo secolare di tamerici.

(fine prima puntata)

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11/07/2012

11 LUGLIO 1982

SEI NOTTI PRIMA DELL'ESAME

1982_1.jpgOggettivamente, preparare la maturità fu difficile. Secondo me, per un senso di giustizia, negli anni dei mondiali di calcio bisognerebbe abolire la maturità, o renderla facoltativa. Cioè, se la vuoi fare la fai, per carità. Metti che sei una mezza figa che non ti importa una fava del calcio: bòn, ti presenti e fai il tuo esamino, primo scritto, secondo scritto, terzo scritto, orale, tesina, la fai e non rompi il cazzo a nessuno. Ma se non la vuoi fare, allora vai a scuola entro - poniamo - il 10 giugno, compili un form in segreteria in cui comunichi che non farai l'esame di maturità e ti rimetti serenamente alla valutazione di un Gran Giurì, che ti metterà un voto facendo la media del rendimento dei tre anni precedenti moltiplicandolo con il coefficiente Uefa della squadra del cuore.

Purtroppo, all'epoca non avevo tanta fantasia, e nei trent'anni successivi non sono mai stato eletto in nessun organo politico di una certa importanza. Sennò io questa proposta la portavo avanti e chissà dove sarei stato ora, identificato nell'uomo che aveva proposto la maturità facoltativa nell'anno dei mondiali, osannato da milioni di persone, una specie di Grillo più magro, "vai Torti, vai!", grazie ragazzi, troppo buoni, "Idolo!", grazie grazie.

Che figata di idee mi vengono, a volte. La maturità facoltativa nell'anno dei mondiali, diobono, è fantastico. Comunque penso di non avere cavalcato la cosa per pigrizia, ed essenzialmente perchè ormai io la maturità l'avevo fatta nell'anno dei mondiali, quelli dell'82, e quindi non avrei avuto più interesse specifico: come dire, insomma, cazzi vostri, io ho fatto la maturità non solo durante un mondiale, ma durante un mondiale vinto dall'Italia. Praticamente un fachiro, uno scalatore, un equilibrista, un maratoneta estremo.

1982_3.jpgL'Italia giocò la finale dei mondiali esattamente 30 anni fa, l'11 luglio. All'epoca la maturità era tutta rigorosamente a luglio, non come quei debosciati del giorno d'oggi che la iniziano a metà giugno e ai primi di luglio hanno già il loro bel voto sul tabellone e poi partono per Arma di Taggia. La maturità di allora era spalmata sull'intero mese di luglio: i due scritti la prima settimana, gli orali nel mezzo, e per qualche sfigato addirittura verso la fine, e i tabelloni molto in là, quasi ad agosto. Era una maturità per gente con i coglioni così.

Poi, appunto, la tua storia biologica ti pone l'estate della maturità in un anno pari, e quell'anno pari non è anno olimpico (le Olimpiadi sono più in là, non disturbano) ma quello dei mondiali, merda, proprio mentre bisogna studiare very hard.

Bisognerebbe.

Innanzitutto, a parte la finale, le partite (sei) dell'Italia si svolsero tutte nel tardo pomeriggio, rovinando completamente il ritmo dello studio. Un conto è la partita in notturna: tu studi tutti il giorno e poi vaffanculo, alle 21 ti metti davanti alla tv e non ti si rompano i maroni. Ma la partita alle ore 18 era una iattura, perchè già nel primo pomeriggio saliva la tensione e io, il greco, voglio dire, con la tensione non mi veniva granchè bene.

(come scusa la trovo bella)

Poi va detto che il girone eliminatorio aveva aumentato la sofferenza. Tre pareggi, l'ultimo spassoso con il Camerun, l'Italia che si interroga su quanto si faceva cagare e su quanto saremmo andati avanti, tanto più che per punizione ti qualifichi in un girone a tre e le altre due sono Brasile e Argentina, uh!

1982_2.jpgFu un mondiale bellissimo, perchè c'erano tutti. C'era Maradona, c'era Zico, c'era Rummenigge, c'erano tutti i migliori e li abbiamo segati uno a uno, incredibilmente. Mentre mi toccava esibirmi in due scritti a fasi alterne - un buon tema, una pessima versione del fottuto greco - l'Italia avanzava e arrivava alla sfida col Brasile, da non dormirci la notte, anzi, da due notti prima. Italia-Brasile, no dico, Italia-Brasile. Che non era il Brasile farlocco di oggi, ma era il Brasile di Falcao, Zico, Cerezo, Junior, Eder eccetera eccetera, una roba da lustrarsi gli occhi, ma li mandammo a casa. Al gol del 4-2 cacciai un urlo liberatorio, rovesciai divani, scesi in strada tipo Bolt per urlare

AAARGHHHHH

e quel gol annullato rimase uno dei miei ricordi più vividi del calcio, come quella piroetta astronomica del Kalle con i Rangers. Vabbe', studiare era sempre, sempre, sempre più difficile. Semifinale con la Polonia ancora di pomeriggio, la tensione era partita dalla mattina, e se sei teso non è che studi bene. Poi la finale, la vittoria, la festa.

Trent'anni fa esatti.

Sei giorni dopo, sabato 17 luglio 1982, mi presentai poco preparato e teneramente distratto alla commissione d'esame. A 18 anni vinci un mondiale di calcio: secondo me, i prof dovevano tenerne conto. Come fai a fare un esame dopo una cosa del genere? Avevo portato come materie italiano e latino, le mie preferite. Me la cavai con mestiere. Tornai a casa con mia 500, perdendo i libri che avevo appoggiato sulla capote. Rifeci il giro della circonvallazione e non c'erano già più. Resta, questo episodio, uno dei più grandi misteri della storia di Voghera.

beppe_bergomi_1982.jpg

(vidi giocare la finale dei mondiali a uno 7 giorni più giovane di me: fu la prima volta che mi sentii vecchio)

12/06/2012

PIER

Without my personal art director, but the show must go on. Ciao Pier, noi andiamo avanti, ufèndat no.

pier.jpg

(grazie a Ser e al Gaggio che si sono materializzati a Pavia. Con Tagnin, ovvio, sempre a portata di birra. E con l'oceano di mezzo c'era anche ZioB. E so che comunque c'eravamo un po' tutti)

(la foto l'ha scattata Elisa a Pavia il 7 dicembre 2011)

(vuelvo al sur)

16:07 Scritto da settore in blog life, real life | Link permanente | Commenti (45) | Segnala | Tag: pier | OKNOtizie |  Facebook

11/06/2012

VUELVO AL SUR


No, certo, il fatto che io sia a Danzica é l'ultimo dei problemi, e poi magari a casa correggeró il font di questo post, e anche questo é solo un problema estetico, un peccato veniale dell'iPad, voglio dire, i problemi sono altri, sono le cose che accadono e che prendono una brutta piega, si potrà dire una piega di merda?, vabbe' lo dico, non penso che ci sarà un sindacato nazionale delle pieghe che mi scriverà una lettera e mi diffiderà dall'insultare la categoria delle pieghe.

Che poi, insomma, questa cosa delle pieghe te la direi giusto per strapparti un sorriso. Perché non riuscirei a non cadere nel patetico, sai, quelle frasi che iniziano con un sospiro, e poi ti lasci andare a considerazioni oggettive sull'anno 2012, no dai, ma quali Maya, Maya di merda, adesso mi scrive anche il sindacato dei Maya. Lasciami finire il concetto, cazzo, facciamo un discorso serio, perché questo é un anno brutto, un anno di crisi, di terremoti infiniti, di benzinai che innescano bombole, di malattie a tradimento, di persone care che perdono persone care, é un anno brutto, un anno brutto.

Che poi tu ti inseriresti per ricordarmi che la Juve ha vinto lo scudetto, eggià, un'altra sciagura mica da ridere. Vedi? E' un anno orribile. Sarebbe a questo punto che tu, già stufo delle mie litanie sulla bruttezza di certi anni, metteresti le mani al tuo imperioso assortimento di cialde Nespresso, alle serie speciali o a quelle classiche, massí, fammi un Roma, non dopo avermi elencato tutte le opzioni, aroma di qui, profumo di là, vabbé allora assagiamo quello al cioccolato, il Roma la prossima volta, quando mi apparirà sul display l'sms di convocazione, vorrai mica definirlo invito?, "ore 15 mio divano", vabbé, , "ti aspetto alle 15 per un buon caffé" sarà un po' da froci, non discuto, ma giusto cosí, per essere meno perentori, comunque vengo, anche se mi chiami l'inutile podista, e vabbe', ci vediamo un tempo della Premier League, o della Primavera, o di quello che c'é, poi vado a lavorare, sí, minchia, lavorare, sí, dai, fai la tua solita scenetta e arrivederci al prossimo sms.

Minchia se sei pesante.

E pensare che invece quando prepari il té sembri cosí leggero. Darjeeling o Oolong? Prendi per il culo? Io sono uno da té Lipton. E tu sembravi uno da birre medie, finché non ti ho visto estrarre il termometro per la temperatura dell'acqua e la clessidra per il tempo di infusione. Al decimo té che mi fai annusare devo cedere e prendere una decisione. Oggi facciamo un Oolong, dai.

Bisogna che arriviamo al punto. Sennó qui continuiamo a girarci intorno. Tunz tunz tunz. "In trasferta o giú in cittààà". Sí, in effetti questo "giú in città" é il buco nero del testo, non sapevano come venirne fuori con la metrica e hanno buttato lí questa cosa. D'accordo. E se i piú grandi cuochi sono tutti uomini ci sarà una ragione, certo. E Alvarez é il piú buono di tutti e noi tifosotti ce ne accorgeremo con grave ritardo e saliremo tutti sul suo carro e tu sarai lí a insultarci, eggià. 'scolta, io su questo, come dire, mi permetto di.. No, niente, non incominciamo. Sennó ti metti a dividere il mondo tra chi legge Monocle e chi non lo legge, tra chi va al Turista e chi al bar di fronte, tra chi ha il televisore al plasma e gli sfigati che hanno l'Lcd, e altre duemila categorie che distinguono te dal resto della popolazione mondiale.

Ti spiace se veniamo a questo cazzo di punto?

No, dicevo, i terremoti e la crisi e le cose brutte, voglio dire, e noi come la mettiamo? Sí, dico, il Boccio, il tavolo numero 2, la cioccolata con il rum dal Lucio, la mezz'ora di controcultura seria al Delfino, i film nippocoreani?

Faccio un inciso. No, non l'ho ancora visto. Sí, lo so, sono passati due anni da quando me l'hai prestato, forse anche di piú. Eh, capisciammé, non é che ho sempre tempo. La corsa, il blog, l'Inter, il lavoro. No, senza virgolette, non mi rompere i coglioni. Il lavoro. Ma stai sicuro che lo vedo. O forse no. Forse no.

Cioé, non é che pretendevi il coccodrillo, eh? Quello é un po' da sfigati, come l'Lcd, che poi quando capiró cosa ti hanno fatto i produttori di Lcd, santiddio, vabbe'. No, dicevo, io direi di chiuderla qui, chiuderla cosí, io a Danzica e tu a Pavia, ci si poteva sincronizzare meglio ma non voglio fare polemica. Stanotte dormiró poco, o forse niente, perché sono un po' sbalestrato, ero in mezzo a spagnoli vestiti da toreri e italiani vestiti da italiani e il cellulare ha vibrato e c'era un messaggio di quattro parole che speravo di leggere il piú tardi possibile.

Rimaniamo a quella fantastica notte di Barcellona-Inter, a guardare cento volte il rullo di Sky Sport bevendo cento birre mentre in un servizio da Vinovo, durante un torello, Salihamidzic faceva volare via cento volte Camoranesi entrando cento volte a piedi uniti. E rimaniamo a quella volta che hai messo su il cd di tango, e quando Roberto Goyeneche ha cantato Vuelvo al Sur gli occhi ti sono diventati lucidi e io ho fatto finta di non vedere, stupito che a un cazzone come te potessero venire gli occhi lucidi.

Ciao Pier, aka Hal






08/06/2012

TRASFERTE

LE SORPRESE DELLA VITA

(strada di una città della Padania nota per le pellicce e le zanzare, così grosse che potrebbero mettersi la pelliccia. Un bell'uomo dopo una breve pausa caffè sta per inforcare la bicicletta con cui recarsi al luogo di lavoro dove prestare la propria opera dietro regolare corrispettivo)

(...) ma no, dai, non c'è atmosfera, non c'è pathos, sarà come il Mondiale 2010, cosa ce ne poteva mai fregare a noi di una Nazionale guidata da Lippi quindici giorni dopo aver fatto il triplete, ma no, ma dai... e poi siamo oggettivamente inguardabili, con questo codice etico random, con il capitano più impresentabile del mondo, ma no, non si può, e poi li hai visti in difesa? Dico, la difesa, il nostro marchio di fabbrica, ma no, ma noooo... E Supermario? No dico, Supermario... scusa, ho una chiamata sotto, senti, ci sentiamo magari dopo, amala, juvemmerda, ciaciaciaciacià

(bip)

"Ciao Roberto!"

Ciaaaao, come stai?

"Bene... senti, ma tu sei appassionato di calcio?"

(prende per il culo?) Beh, sì, abbastanza, sai com'è...

"Allora vieni a vedere la partita con noi?"

(di che partita parla? partita quando? partita dove?) Eeeeh, partita, sì...

"Quella che c'è nel week end, eh!"

Sì, certo! (diobono, mi sono appena spacciato per appassionato di calcio, ho un vuoto, di che partita parlerà? Sarà mica l'Inter Primavera? Forse sì, l'Inter Primavera) Certo!

"Cioè, vieni?"

(la Errani gioca domani, eppoi è tennis, santiddio, sto sudando, clima di merda) "Eeeeee ssssì, ma dove e quando? (bella idea questa del "dove e quando", prendo tempo e intanto rilancio con una domanda, sono un genio della comunicazione)

"Allora, intanto: quando è domenica, no? Eh!"

Eh! Perfetto, non lavoro questa domenica, fammi controllare l'agenda... (mai avuta un'agenda. Sono troppo bravo)

"Dai dai"

(vabbe', sono libero, ma per cosa?) Occhei! E quindi? ("E quindi" è l'ultima carta. Tra pochi secondi dovrò confessare... finale-scudetto di basket? Eh, ma è basket, io a domanda ho risposto, sono appassionato di calcio)

"E quindi va bene, bravo, tutto a posto. Tra poco ti mando la mail con tutte le istruzioni. Bene bene bene"

(sono sull'orlo di una gigantesca figura di merda) Grazie, sei molto gentile... Ma a che ora ci troviamo? (andiamo per gradi, cominciamo dall'ora. Poi sul "cosa" e "dove" magari ci arriviamo)

"Mah... direi settemmezza otto"

(ma dove? sarà in un pub?) A Milano?

"Sì sì. Malpensa"

(gulp) Certo, Malpensa. (ussignùr, mi starò mica mettendo nei guai?) Uno o due? (ormai vado avanti così, prima o poi scoprirò la verità)

"Uno!"

(settemmezza di mattina o di sera? Mi sento male. Adesso tutto questa castello di carte di mistificazioni e improvvisazioni cadrà e io rimarrò qui come un coglione a confessare che non ho capito che cazzo andiamo a vedere, dove e perchè. E anche quando, perchè non ho ancora colto se è la mattina o la sera, e tutto ciò è drammatico, avrei il 50 per cento di probabilità di azzeccarci, oppure il 25% di arrivare con 12 ore di anticipo o il 25% con 12 di ritardo in un aeroporto a 90 km da casa, ma ti rendi conto?) Grazie... ora vado e leggo la mail (colpo di gran classe, "vado e leggo la mail"... sei formidabile Robertiello mio, ancora un dribbling riuscito. Ma forse è l'ultimo, ne hai otto addosso)

"Settemmezza otto, il volo è alle 10, si arriva a mezzogiorno"

(era la mattina. Evvai. Un problema risolto. Ne restano alcuni altri. Stai calmo) Fantastico (sto dissimulando da dio), e a che ora si torna? (grandissimo, potrei continuare per ore)

"Il mattino dopo, all'una sei a Milano fresco una rosa"

Non so come ringraziarti (anche perchè ti ringrazierei a tono e a tema se solo sapessi cosa mi porti a vedere)

"Ma figurati, è un piacere, tra noi appassionati di calcio..."

Appassionatissimi! (voglio morire)

"Va bene dai, mi fa molto piacere. Ci si vede in aeroporto, oppure direttamente là"

Là... (signora, mi scusi, ha mica un giornale con gli appuntamenti sportivi della domenica pomeriggio-sera che controllo un attimo perchè sono al telefono con una persona che mi... ah, lasci perdere)

"Portati un giubbino, minima 10 e massima 20"

Ah, ok, grazie (escludiamo zone tropicali, subtropicali, equatoriali, subsahariane, mediterranee miti e temperate, e anche Voghera)

"E forza Italia!"

Forza It... ehm, Forza Azzurri!

"Ciao, a domenica!"

(clic)

cioè, vado a Danzica, guardo la partita e torno? Vado a leggere la mail. La vita è piena di sorprese.

danzica.jpg

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