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07/02/2011

INTER-ROMA 5-3

PAGNOLADA URBI ET ORBI

L'appuntamento era con Don Ste al gheit seven. Da lì, dopo brevi convenevoli, ci spostiamo di qualche metro per approvvigionarci di panino e coca cola, quando ci accorgiamo di essere circondati da giapponesi. Prima ne passa uno con un taccuino, preceduto da uno con la telecamera (italiano) che assolda cinque tizi scongiurandoli di fare il coro "Yuto Yuto", cosa che naturalmente fanno con grande gioia del giapponese col taccuino. Poi ne arrivano quattro, tutti con maglia numero 55, che comprano salamelle. Al che (mi sembra ovvio) chiedo ai quattro sbarbatelli nippo-nipponici - tutti alti come Nagatomo, cioè un cazzo - di fare una foto insieme.  Mi sembra un bel gesto ecomenico. Don Ste ci fa la foto con l'aifòn e poi con ognuna delle diciassette macchine fotografiche dei jap, operazione che richiede settanta minuti e che ci costringe a entrare verso il ventesimo del primo tempo.

No, dai, non è vero. Don Ste stile Helmut Newton fa le foto

 

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e congediamo i Nagatomi. Uno mi dà una pacca sulla spalla e mi dice: "Fòzza Nagatòmo" in italiano quasi perfetto, frase seguita da una serie di ideogrammi che invece non ho capito. Entriamo nella Scala del calcio con netto anticipo e con due biglietti di tribuna rossa trafugati chissà dove. Per ingannare il tempo propongo quindi al don di andare in balaustra a cercare gli amici del blog, che lui non conosce. Trovo subito A.B., quindi Antonino Verdi (arrivato con insolito anticipo, di solito arriva scortato da sette steward alle 20,44), quindi Vano (che si scusa di non avere con sè Luposullestrisce, lo Scamarcio denoantri) e quindi il vero Principe, un uomo che ammiro perchè pur abitando a Londra non perde una partita dell'Inter. Lo abbraccio e lui mi fa:

"Oh, naturalmente ho effettuato il versamento di alcuni pounds"

Non ne avevo dubbi (e il nostro amico maratoneta ringrazia). Sto per commuovermi quando devo lasciare la bella compagnia per dirigerci ai nostri posti, distanti circa duecento metri, pregando A.B. di mandarmi un sms nell'ipotesi che qualche sedile rimanesse libero in balaustra. Il messaggio arriva trenta secondi dopo: pare che Antonino avesse fatto sloggiare due giapponesi mandandoli nel terzo anello dicendo loro "che si vede meglio e si soffre di più". E quindi mi accoccolo in balaustra - alla mia destra don Ste e uno che fuma sigari dolciastri, alla mia sinistra Rupert Everett e suo cugino, Gino Everett - da dove mi godo il gol di Sneijder dopo alcuni millisecondi, il pareggio dei romanisti e sostanzialmente una gran bella partita. Ma nello stadio monta il nervosismo verso Cut the Wind e quando Kharja arpiona il pallone e Cut fischia il fallo, vedo alzarsi Don Ste, guadagnare il centro della balaustra  ed estrarre il fazzoletto. "Hai il raffreddore?", gli chiedo. Ma lui comincia a sventolarlo. Abbasso la testa, mi alzo il bavero e poi mi giro imbarazzato verso Rupert Everett, a cui dico "Ehm, non so chi sia, l'ho conosciuto un quarto d'ora fa", ma poi alzo lo sguardo e vedo Antonino che sventola un kleenea e poi tutto lo stadio, aizzato dal don, che si mette progressivamente a fare la pagnolada. "Scherzavo, è il mio migliore amico", dico ancora a Rupert.

Momenti di intensa passione civile che vengono amplificati dal successivo gol di Eto'o

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e poi dalla fajolada della ripresa. "Vedrai, adesso entrano Milito e Nagatomo", dico al don. La cosa si verifica.  Nagatomo. Non vedevo l'ora. Sul punteggio di 4-1, con l'intera tribuna rossa in piena fibrillazione, come se avesse visto Megane Fox alzarsi dalla panca dell'Inter e spogliarsi sulle note di "Pazza Inter", entra Yuto. Ovazione, applausi, dichiarazioni di amore, conversioni alla scintoismo (don Ste era troppo preso dalla partita e non se ne accorge). Lo stadio è nippo-giapponese. Dopo quattro secondi dall'ingresso di Yuto segna la Roma, e Gino Everett si alza e urla:

"Nagatomo, porca puttana, porti sfiga!"

Io invece sono bello rilassato. Mi giro e vedo don Ste molto in ambasce, al che lo prendo un po' per i fondelli e gli dico: "Ahahah, a proposito, hai visto l'Arsenal?" "No, cosa?" "Ahahah, vinceva 4-0 al 68' e ha fatto 4-4, ahahah, che sfigati". Mentre dico "sfigati" Loria la mette. Don Ste soffre da bestia, i cugini Everett sono nervosissimi e anch'io comincio a sentirmi scottare il sedile rosso soto il culo, anche perché sbagliamo quattordici gol prima di mettere il quinto. Al fischio finale mi precipito a vedere gli eroi che escono. Finchè arriva lui, Yuyo Nagatomo, che prima di imboccare le scale fa un inchino alla tribuna e uno alla curva. E' il mio nuovo eroe, Yuto, un uomo una sgroppata. Vedere un giapponese che fa un inchino è come vedere un napoletano che fa una pizza margherita. E' meraviglioso. Saluto la balaustra, saluto Don Pagnolada e me ne esco con il cuore leggero. Da lontano, in mezzo alla folla, noto una pettinatura amica. L. è come Zanetti, non un capello fuori posto. E ha una giacca a vento che possono avere solo lui e Tronchetti Provera. Brevi convenevoli, abbraccio, macchina, strada, nebbia, Pavia. Viva l'Inter, sono un ragazzo fortunato.

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