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27/04/2011

RICORDI

UN ANNO FA (SOSPIRO) (A MANTICE)

Era mercoledì - l'ultimo di aprile -, c'era il Barcellona e c'era Mourinho. C'era anche l'Inter (sospiro a singhiozzo). Oggi farò le stesse cose di un anno fa. Mi recherò verso sera in una ridente (ehm) località della Bassa pavese in canottiera e pantaloncini (nerazzurri), parcheggerò il mezzo in modo che sia già puntato verso il ritorno, pagherò l'iscrizione, mi attaccherò il pettorale sui pettorali (non direttamente), mi riscalderò un pochino, mi schiererò alla partenza (sempre rigorosamente in fondo al gruppo) (non ho fai fretta), azzererò il Garmin, attenderò lo sparo, pum!, mi farò i miei sei chilometri e rotti a palla di corsa (a pallina, diciamo: faccio abbastanza cagare in questo periodo), arriverò intorno alle 20,30, mi infilerò direttamente in macchina senza salutare nessuno e correrò a casa - che dista 18 km - dove penso di arrivare intorno alle 20,50 (l'anno scorso alle 20,50 appoggiai il culo sul divano) (il Camp Nou brulicava, e anch'io brulicavo) (di sensazioni) per vedermi il Clasico versione export.

Sta finendo aprile e sta per comincire maggio. Sarà tutto un anniversario - il primo anniversario - di una serie di cose che chissà quando ci ricapiteranno (tutte insieme, intendo). Lunga vita all'Inter.

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22/02/2011

GOSSIP

MANO NELLA MANO

Il mondo del gossip internazionale è in fibrillazione dopo che è stata diffusa la prima foto di Piquè mano nella mano con Ibrahimovic travestito da Shakira.

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31/07/2010

MEDAGLIE

DOVE ANDREMO A FINIRE?

Mordi mordi. Poi voglio vederti tra quarant'anni a spiegare ai tuoi nipoti che quella roba lì era una medaglia. Farle rotonde, no?

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30/04/2010

UPDATE

NUOVE FRASI CELEBRI

Mourinho logora chi non ce l'ha. (Settore feat. Andreotti)

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29/04/2010

RITI PRE-GARA

kent.jpgLA CLAMOROSA VICENDA
DI CLARK "SETTOREH" KENT

Ansia prepartita. C'è chi non dorme, chi si ammazza di cibo, chi litiga con tutti, chi entra nel tunnel, chi si imbosca. Io avevo deciso di andare a correre. E vabbe', direte voi, bella forza, che originalità. Certo, sarebbe stato normale. Ma io non sono andato semplicemente a correre:

ho fatto una gara.

A 18 chilometri da casa mia si disputava alle ore 20 del 28 aprile una corsa su strada competitiva sui 6 km, valida per il campionato provinciale Uisp. Ho trascorso alcuni giorni a fare calcoli chilometrici e cronometrici, oltre che a esaminare la questione sotto un profilo squisitamente umano e psicopatologico. La questione era seria: è giusto, nella sera della partita più importante del secolo, andarsene a fare una gara come se nulla fosse? Al termine di complicati ragionamenti che per brevità ometto, alla fine optavo per il sì. Perchè stare in casa a mangiare orociok (o gocciole) a nastro, quando almeno fino all'inizio della partita posso essere occupato in qualcos'altro?

Mi recavo quindi nella località sede dell'importante appuntamento agonistico, sicuro che la contemporaneità della partita averbbe tenuto lontani un po' di amici/nemici runner. E invece c'erano praticamente tutti. L'obiettivo principale della serata a quel punto non era (solo) gareggiare, ma parcheggiare la macchina vicino al traguardo e con il muso puntato in direzione Pavia. Trovato finalmente un posto adeguato, il resto della serata dipendeva solo da me e dalle mie capacità atletiche e agonistiche (frase altisonante che sognavo di scrivere da alcuni anni).

Pum! Già alla prima curva calcolavo che facendo i 6 km a 4' 30" al km ci avrei messo 27 minuti. Avrei quindi chiuso la mia gara alle 20.27 ora italiana, proprio mentre comincia il rosario dei superspot. L'inizio della gara era una corrida, tutti sparati a ritmi che di solito non mi si confanno. Ma, inaspettatamente, reggevo. No, anzi, precisiamo: brillavo. 4' 01" il passaggio al primo km, una roba superlusso per me e i miei ritmi più barcelloniani. Anche il secondo km lo chiudevo in 4' 10", e quindi mi stupivo di questo mio arrazzamento podistico finchè, rimuginando tra me e me, ne trovavo l'ovvia ragione:

sto andando forte per arrivare prima (non primo, prima) e scappare a vedere l'Inter.

Non avevo mai avuto un obiettivo così succulento, evidentemente, perchè stavo correndo come un ossesso rispetto alle mie gare-tipo. Finchè verso il terzo km la strada finisce, comincia lo sterrato e io vado un po' fuori giri. Un po' tanto. Ma ormai i miei competitor sono tutti dietro, abbagliati da questa mia partenza folle, e quindi stringo i denti e cerco di rimanere in bolla. Scendo a 4' 30", ma resisto. Dopo un  po' riparto. Poi nell'ultimo km mi stronca una salitella che sembra il Pordoi. Mi sento svuotato. Entro in paese. C'è gente fuori dai bar che, aspettando l'Inter, ci guarda come se avesse visto una mandria di zebù direttamente da Discovery Channel. Lo sprint finale è drammatico. Raccatto un paio di colleghi con il cucchiaino, ma altri superano me. Cento metri finali. Pant pant pant. Arrivo.

26' 10", 4' 20" al km di media.

E qui si concretizza il mio piano. Passo il traguardo, rallento ma non mi fermo. Niente ristoro, niente pacco gara, niente saluti, niente convenevoli. Continuo a correre fino alla macchina. Telecomando. Apro il baule, cambio di maglietta in movimento. Mi siedo, cinture, accendo, parto.

Alle 20.49 ero seduto sul divano di casa. Il resto è storia nota.

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CALCIO ITALIANO

IL CONCETTO DI: ALTRI CAZZI PER LA TESTA

Radiano Moggi mentre noi abbiamo altri cazzi per la testa: e vabbe', zeru righe. Stamattina leggo di una pittoresca società piemontese che cambierà presidente e come primo atto del nuovo corso chiede la revoca dello scudetto 2006: non dovrebbero occuparsi di altre cose, tipo di comprare qualcuno di decente? Comunque si fottano: da qui in poi, zeru righe. Noi abbiamo altri cazzi per la testa. Tipo Lazio-Inter, non queste quisquilie. Del resto non abbiamo ancora vinto nulla. Abbiamo altri cazzi per testa. Lazio-Inter, Roma-Inter, Inter-Chievo. E trovare qualche fottuto pacchetto per Madrid. Sono stanchissimo, è meraviglioso.

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IN FINALE

GRAZIE INTER

 

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Non so nemmeno che ore so', come diceva Pino Daniele. E scrivo sotto l'effetto di quattro birre medie, di cui la prima a triplo o quadruplo malto, non ho ben capito,  servita per errore nella bolgia del Bocho. Però non voglio andare a dormire senza avere celebrato questa serata che ci porta in finale di Champions dopo 38 anni. Al tavolo che dividevo con Hal, Tagnin e Toto, più un runner leggermente sovrappeso che ci ha rivelato la scorciatoia per andare a Malpensa, osservavo che alcuni - Hal e Tagnin, appunto - non erano ancora nati quando l'Ajax ci prese a pallate nela finale di Rotterdam del 31 maggio 1972. E io che quella Coppa la rammento sorprendentemente bene - le tre partite con il Borussia ai quarti e la finalissima contro quello squadrone di artisti-podisti del pallone - mi sono goduto le emozioni di una serata che aspettavo da tanto. 38 anni, appunto. Non mi ricordo più l'infantile e cocente delusione per aver perso 2-0 la Coppa in finale. Non mi ricordo più bene quella partita trasmessa in diretta e in bianco e nero. Ma ho un memoria precedente ben distinta, quasi tattile.

Mi rivedo nel mio lettino, l'orecchio attaccato alla radio. 4-2 in casa con il Borussia. La radiocronaca di Ameri e la radio da spegnere in fretta perchè la mattina dopo c'era da andare a scuola. Avevamo perso 7-1 a Moenchendlagbach 15 giorni prima, ma la partita fu annullata per la lattina che colpì in testa Boninsegna. Tornammo per il ritorno in Germania, sul luogo del delitto, a rifare qul match d'andata dei quarti. Fu uno 0-0 quasi epico, con un portiere esordiente - Bordon - che parò tutto.

Ero strasicuro che avremmo passato il turno, ma non lo volevo ammettere. Per scaramanzia e per quel residuo di saggezza che ti spinge a sognare una finale ben consapevole che prima c'è il ritorno della semifinale da giocare fuori casa, al Nou Camp poi, uno stadio che ti incute timore e rispetto, nel cui catino può accadere qualsiasi cosa. Ero strasicuro perchè mi fidavo di questa nuova Inter e perchè il Barcellona mi sembrava concettualmente alla canna del gas, con quelle magliette mostrate al pubblico che ne dimostravano, più della grinta e della tenacia, una latente disperazione.

In novantacinque fottuti minuti (di cui più di sessanta giocati in superiorità numerica) il Barça è riuscito a fare due tiri in porta dentro l'area dell'Inter. E chiamatelo pure catenaccio, amici (peraltro, cosa ti resta da fare se giochi più di un'ora al Camp Nou in inferiorità numerica?), ma è stata una difesa qualitativa, eroica, immagino frustrante per una squadra avversaria che davanti al proprio pubblico attacca per 90 minuti senza risolvere un tubo. L'Inter ha invece dimostrato quel carattere che era venuto meno negli ultimi anni quando il gioco si faceva duro.

E alla fine ho sentito pronunciare le più emozionanti frasi mai pronunciate da un allenatore dell'Inter. Mourinho che dice che è stato il giorno più bello e importante della sua carriera - più degli scudetti, più della Champions con il Porto - mi ha fatto venire i brividi alti così. Sarà dura trovarne un altro così, ammesso che ne esista uno uguale. Addì 29 aprile siamo in finale di Champions League, primi in campionato e in finale di Coppa Italia. Abbiamo fatto moltissimo eancora non abbiamo vinto nulla. Siamo in corsa per tre, due, uno o zero tituli e tutto dipende da noi. Grazie Mou e grazie ragazzi, comunque vada questa stagione è stata fantastica. Loro con la pelle e noi con il sangue: meglio noi, alla fine.

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28/04/2010

BARCELLONA-INTER 1-0

LA MAGLIETTA

METTILA NEL CULO

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BARCELLONA-INTER 1-0

MURATI FUORI

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LA GRANDE ATTESA

STAY TUNED (AND CALM)

Chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo? E soprattutto: come stiamo? Tesi, come minimo. Ma stasera è bello esserci, e poi vada come vada. Da qualche annetto in queste sere di fine aprile al massimo si andava al cineforum, e invece alle 20.45 del giorno 28 saremo lì, al centro del mondo, e sarà comunque una serata indimenticabile, no problem. Un'attesa che condividiamo con il resto dell'universo pallonaro - certo, più rilassato di noi - pronto ad assieparsi virtualmente intorno al Camp Nou per una grande serata di calcio.

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In Islanda i numerosi appassionati di calcio non vedono l'ora di assistere al partitone equamente divisi tra blaugrana e nerazzurri. Una grande grigliata di salamelle è attualmente in corso nella zona di Ejasfrukavillupastyueull.

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A Shibuya, Tokyo, c'è già casino da giorni, forse anni. La gente continua ad attraversare in loop il famoso crocicchio per assicurarsi la migliore angolazione sul maxischermo. Ci sono già alcuni svenimenti.

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Simpatiche iniziative di aggregazione tra i Masai della Tanzania. Acquistato un decoder Sky Hd, si danza  aspettando il corriere Bartolini partito da Cologno Monzese una dozzina di giorni fa con un Doblò Cargo.

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In Patagonia, come si vede dalle auto parcheggiate all'esterno, sono già occupati almeno i tre quarti dei tavoli del famoso locale "El Bocho", dove gli avventori stanno ingannando il tempo mangiando carne e bevendo birra.

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Nel circolo polare artico una tempesta magnetica sta creando qualche problema agli abitanti. Nella foto, un abitante della Banchisa Seventeen cerca il miglior orientamento della parabola.

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Ressa anche in Australia, dove c'è già il tutto esaurito nell'unico locale per aborigeni con l'abbonamento a Sky Kangoo. In fila sulla porta, alcuni giovani appassionati di calcio consigliano agli ultimi arrivati di cercarsi per tempo un altro posto, che dista non meno di 650 miglia.

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Avversari in campo - con campionato e Coppa Italia ancora da contendersi - ma sportivi nella vita, fino in fondo. E' bello poter condividere in questo modo, a tutto tondo, i valori dello sport e dell'amicizia. Mexes si commuove guardando un servizio di Tele Lombardia sulla partita di questa sera.

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Non solo calcio in questo mercoledì di Champions. L'associazione Medici Epatologi del Piemonte, in occasione di Barcellona-Inter e della Giornata italiana dell'Epatopatia da Stress, offre per la giornata di oggi screening gratuiti. L'appuntamento è al gazebo di Vinovo (Torino).

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Anche a Milanello si attende con curiosità la partita di questa sera. Vinca il migliore! Nella foto, Mario Yepes incontra per la prima volta Pippo Inzaghi (seduto).

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