08/04/2012
CAGLIARI-INTER 2-2
SENZA MA (MA CON I SE)
Se l'Inter avesse fatto 6 punti con il Novara, questa sera sarebbe quarta. In piena corsa Champions, mal che vada con l'Europa League quasi in tasca, ben davanti a Roma e Napoli. Ho usato i 6 punti col Novara per pura comodità (rimarranno il sigillo vergognoso di questa stagione bacata), ma andrebbe bene una qualsiasi accoppiata da scegliere tra molte delle 12 sconfitte fin qui collezionate, una enormità. La molte, appunto, evitabili. Così come, nella ridottissima categoria pareggi, avremmo potuto vincere col Cagliari così come col Palermo (4-4). Mi riferisco espressamente, insomma, a punti buttati nel cesso. E' un giochino fine a se stesso, per carità, ma dopo partite come quella di Trieste la lingua torna a battere sul dente che duole. Al netto dei nostri problemi, abbiamo buttato via un campionato che non avremmo mai potuto vincere ma in cui si poteva, senza fare nemmeno troppi sforzi, stare bellamente ai vertici. Irrimediabilmente lontani da Milan e Juve, purtroppo, ma ai vertici. E magari - ribadisco, al netto dei nostri risaputi problemi - avremmo potuto trascorrere serate e nottate più serene invece che rivedere gli highlights e smoccolare di brutto, o leggere e rileggere la classifica e sprofondare nell'angoscia esistenziale.
Questo giochino tra l'altro aumenta la frustrazione. Se l'Inter, la drammatica Inter di quest'anno, avendo vinto quelle due stramaledette partite col Novara sarebbe quarta, vuol dire che il contesto è davvero mediocre. La Lazio che è terza ha perso nove partite, anche questa un'enormità. Eppure noi siamo dietro, molto dietro, e solo perchè davanti c'è equilibrio (e mediocrità, parecchia) siamo ancora qui a fare tabelle e previsioni in cui riusciamo sempre a intravvedere una possibilità che ovviamente si allontana dopo ogni partita. Con 10 punti in 12 partite nel girone di ritorno continuiamo non so come a vederci in corsa per non so cosa, a non darci per spacciati, a dirci che sono tutte finali (sì Dejan, sono tutte finali. E la prima l'abbiamo pareggiata).
I nostri problemi hanno finito col distrarci, più che pesare. Distrarci dagli obiettivi minimi a portatissima di manissima, in teoria anche adesso, pur con tutti i disastri che abbiamo fatto, pur con tutte le partite che abbiamo perso, pur con tutti i gol che abbiamo preso (44! quarantaquattro!). La squadra è da puntellare, rimpolpare, rimodernare, forse rifondare. Ma questo campionato che, a parte le prime due, gronda equilibrio (o mediocrità, l'è istess), andava comunque giocato. Bastava poco, eh? Ma non ce l'abbiamo messo.
L'arrivo di Stramaccioni/l'esonero di Ranieri ci ha scrollato di dosso la depressione, che si è tradotta nei gol ritrovati. Ma non ci ha tolto le insicurezze e la stanchezza, nè fisica nè di testa. Abbiamo preso l'ennesima pera su calcio d'angolo (abbiamo una media da provinciale sui calci piazzati). Il secondo gol è stato grottesco (l'unica punta vera del Cagliari completamente solo al termine di un'azione ovvia). Abbiamo giocato mezz'ora in superiorità numerica combinando pochissimo. Questa squadra - non so come dire - non si vuole bene. Fa trenta ma mai trentuno. Si perde spesso sul più bello. Non sta trovando nemmeno la forza di coltivare l'effetto Stramaccioni, che farebbe comodo a tutti e salverebbe qualche culo. Da queste rape, invece, temo che non caverebbe sangue neanche il Mou.
00:34 Scritto da: settore in Inter | Link permanente | Commenti (204) | Segnala | Tag: inter, cagliari, milito, stramaccioni | OKNOtizie |
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06/04/2012
VERSO CAGLIARI (NO, TRIESTE)
L'OSSERVATORE
(SERVIZIO DI INFORMAZIONI GRATUITE SUL CAGLIARI
PER FARE BELLA FIGURA AL BAR)
Domenica scorsa, varcando l'ingresso del Sant'Elia a Cagliari, realizzavo una successione di eventi più unica che rara: stavo infatti per assistere dal vivo, allo stadio, alla partita dell'avversaria dell'Inter nel turno successivo. E quando mai ricapiterà? Per cui adesso elencherò tutte le cose che so sul Cagliari, in modo che eventualmente possiate vantarvene al bar prima durante e dopo la partita. Tra l'altro, è la seconda volta che vedo il Cagliari in questo campionato: anche questo, un record che rimarrà imbattuto.
Dunque, cominciamo dai portieri. Andrè Agazzi è un emergente (comunque ha i suoi 28 anni) ma durante la partita con l'Atalanta un energumeno di Bergamo gli è caduto su un gomito, costringendolo a cedere il posto a Vlada Avramov, serbo, portiere di riserva all'esordio stagionale. Avramov ha salvato il risultato con una paratone su tiro destinato all'incrocio.
I difensori. Il più forte, Astori, era squalificato, quindi non ho proprio nulla da dire su di lui (se non che probabilmente verrà ceduto al miglior offerente). Gli altri (Ariaudo, che dovrebbe lasciargli il posto, Canini e Agostini) sono giocatori della media. Il partitone invece l'ha fatto il laterale destro, Pisano, una specie di Nagatomo sardo, piccolo veloce e fastidioso.
I centrocampisti. Daniele Conti è uno dei giocatori italiani più sottovalutati degli ultimi 10 anni. E' maturato tardi, forse, ma è un signor giocatore, e tra l'altro tira benissimo le punizioni (un gol e un quasi gol con l'Atalanta, con gentile collaborazione di Consigli che sul gol si è sdraiato con un po' di anticipo). Nainggolan - così mi dicevano allo stadio - con Ficcadenti gioca qualche metro più indietro rispetto a prima, è bello da vedere e con lui Cellino sistemerà il bilancio. Poi c'è Cossu, che è sempre una mina vagante, ed Ekdal, uno svedese insipido.
Gli attaccanti. Il Cagliari gioca con quattro attaccanti. Nel senso che ne mette due che poi saranno sostituiti con gli altri due dopo circa un'ora di gioco, secondo uno schema abbastanza consolidato (salvo imprevisti). Con l'Atalanta hanno giocato Pinilla (che ha segnato, ma la cosa più bella l'ha fatta nel primo tempo, tiro quasi da fermo da più di venti metri e palo) e Thiago Ribeiro (un tizio di cui mi chiedevo il perchè dell'esistenza in vita, salvo poi inventarsi il gol del raddoppio con una discesa sulla sinistra che Alvarez manco si sogna). Dopo circa un'ora, un'ora e dieci erano belli stravolti e così sono entrati Larrivey (a Milano aveva segnato il gol del 2-1) e Ibarbo, un simpatico giuocatore che unisce le caratteristiche di Suazo, Martins e Jack La Cayenne.
Come direbbero quelli bravi, chiudo con una curiosità: i due marcatori dell'Inter della partita d'andata (Motta e Coutinho) oggi giocano altrove. E vabbe'.
15:00 Scritto da: settore in Inter | Link permanente | Commenti (91) | Segnala | Tag: inter, cagliari | OKNOtizie |
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03/04/2012
PODISMO SARDO
IL MISTERO DI S.
La costatopatocontrattaminchialgia sta lentamente passando e mi sono quindi concesso la seconda corsetta sarda, più precisamente la corsetta d'addio, perché domani saluto tutti e torno tra le mie zanzare. Così ho optato per un corsetta in posti dove non avevo ancora corso. Praticamente porto, angiporto, porto canale, molo di qui, molo di là, molo Ichnusa, molo Tirrenia, insomma l'area portuale. Corricchiando corricchiando, vedo iniziare a stagliarsi il Sant'Elia e quindi, mi sembra ovvio, ho cominciato a dirigermivicisi per rendere un ultimo omaggio al calcio cagliaritano. Gli stadi vuoti esercitano un'attrazione perversa che noi maschi difficilmente riusciamo a dominare.
Imbocco una serie di svincoli che a un certo punto mi conducono a una barriera. "Inizio cantiere". Al di là, nessun cantiere. Vabbe', ma non volevo farne una questione politica. Volevo solo correre fino al Sant'Elia. Niente da fare, è tutto invalicabile, e allora torno indietro, mica posso Giochi senza Frontiere. Faccio qualche decina di metri e il mio sguardo padano viene attratto a lato del marciapiede, adagiato su un verde tappeto (modalità rude on: buttato lì alla cazzo nell'erba), da un quadratino rosa che sembra una patente.
E' una patente, in effetti.
Mi fermo. Sì sì, è proprio una patente. E' di S., una ragazza di Oristano. La raccolgo e riprendo a correre. Se incontro un vigile, un finanziere, un poliziotto, un carabiniere, un ammiraglio, un militare, insomma, se incontro un'autorità qualunque gliel'ammollo e faccio la figura del cittadino modello che trova una patente per strada e la riconsegna come se nulla fosse, anzi, come se fosse nato per trovare e riconsegnare patenti.
Mentre fantastico di un incontro con Zedda in fascia tricolore che, riconoscente, mi dona le chiavi della città, non incontro nessuno in divisa. Neanche un parcheggiatore, chessò. Neanche un prete. L'unica autorità che incontro è il tizio che guida il trenino turistico, ma sta passando in corsa e mi sembra eccessivo fermarlo tipo Tien an Men. Vabbe', torno in albergo, doccia eccetera, e poi esco bello bello con la patente di S., entro in tabaccheria, al prezzo di 65 centesimi compro una busta e un francobollo e via.
In ufficio racconto il fatto ai colleghi. Scusa, dove l'hai trovata? Spiego per filo e per segno tipo Gugolmàp, e la cosa suscita una certa ilarità. Insomma, pare che in quella zona tra porto e Sant'Elia ci sia gente che batte, copie che si scambiano, incontri occasionali, droga a catinelle, risse e abusi di potere.
E io che mi immaginavo il momento in cui la mia busta sarebbe arrivata a casa di S., in lacrime davanti al focolare domestico, "la mia patente, la mia patenteeeeeee", e il postino che suona, lei che apre la busta, la patente, le urla, la festa di tutto il quartiere, porcetto, cannonau, una roba così.
E quindi nasce il festival dell'imbarazzo. Io pensavo di scrivere in questo post il suo nome di battesimo per intero, per esempiom e invece mi limito all'iniziale. E pensavo di scriverle nel biglietto allegato alla patente: "Ciao, mi chiamo Roberto, sono un podista del settentrione continentale, ho trovato la tua patente mentre correvo vicino allo stadio di Cagliari, eccola qui, ciao", ma i colleghi mi fanno notare che, al di là del mio quadretto da Mulino Bianco, nella peggiore delle ipotesi (e cioè che S. fosse lì a battere, scambiarsi di coppia, comprare droga, fare sesso casuale), la mia letterina poteva causare imbarazzi a non finire a casa di S.:
1) cosa ci facevi a Cagliari?
2) cosa ci facevi vicino allo stadio?
3) come hai fatto tecnicamente a perdere la patente in quel postaccio?
4) Hai una seconda vita?
Mentre straccio il mio bigliettino, faccio notare che
1) magari stava andando a vedere il Cagliari e ha perso la patente
2) oppure ha fatto benzina (magari era in moto) 50 metri prima di quell'aiuola e mettendo via il portafoglio ha perso la patente
3) magari è stata scippata e hanno buttato lì la sua roba
e poi, perfidamente, guardando i colleghi che ormai mi scrutavano con aria atterrita
4) magari è stata stuprata, uccisa, squartata e sciolta nell'acido e voi non sapete un cazzo
Comunque sia, a me chemmenefrega di S. e della sua patente? Scrivo una nuova versione del biglietto, più attenta alla privacy di una giovane donna che dal viso sembra una brava ragazza ma che, allo stato dei fatti e degli indizi, non so se sia una studentessa, una suora laica o una prostituta di professione:
"Ciao, l'ho trovata a Cagliari"
E pluf, nella cassetta della posta. Se qualcuno di Oristano legge questa storia e riconosce la protagonista, sia chiaro che io non ne so un beato cazzo. Anzi, non ho mai corso in vita mia.
17:46 Scritto da: settore in real life | Link permanente | Commenti (224) | Segnala | Tag: cagliari, sant'elia, patente | OKNOtizie |
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01/04/2012
INTER-GENOA 5-4
20:19 Scritto da: settore in Inter | Link permanente | Commenti (95) | Segnala | Tag: inter, cagliari, stramaccioni, zedda | OKNOtizie |
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31/03/2012
VITA CAGLIARITANA
LA QUESTIONE SUPERMERCATO
Ormai sono cagliaritano di adozione. Quindi stamattina - splendeva il sole e faceva già un discreto calduccio - sono uscito con giacca, sciarpa e un colbacco che ho trovato in un mercatino di abbigliamento primaverile sardo. Tra i tanti misteri cagliaritani, un altro mi ha turbato le ultime ore: come mai in centro non c'è un supermercato? Mica l'Esselunga Megastore. No, un supermercatino, un Carrefour Express, una roba così, una roba easy. No, perché io sono (ero?) di Pavia, la capitale internazionale del supermercato, e senza un supermercato a portata di mano potrei uscire pazzo. Quindi mi avvicino a un'edicola e faccio la precisa richiesta all'edicolante:
"Scusi, ma perché non ci sono supermercati qui nella nostra bella Cagliari centro, dove ormai risiedo da tempo?"
Lei mi guarda come se le avessi chiesto:
"Scusi, vende droga al dettaglio?"
ma poi mi dà la risposta illuminante:
"E come li apriamo i supermercati in centro se non c'è parcheggio?"
La risposta mi convince assai dal punto di vista urbanistico e commerciale. Al che insisto:
"Dov'è quello più vicino?"
Al che l'edicolante mi dice: vai avanti di qui verso la stazione, poi giri a destra e lo trovi. Cioè, quanto vado avanti? Eia, un chilometro, un chilometro e 50 metri, non puoi sbagliare concittadino mio.
E quindi vado. Io la stazione non la vedo. Mi spiegheranno, ore più tardi, che ce l'avevo sulla sinistra ed era l'ingresso laterale. Vado vado e vado, finchè mi trovo a Sarroch alla raffineria della Saras, dove chiedo alla guardia giurata:
"Scusi, ma dove cazzo è la stazione?"
"Di Sarroch?"
"Ma no, di Cagliari!"
"Eia, devi tornare indietro. Ma sei di Cagliari?
"Eia, da poco"
"Ah, ecco"
"Ma prima o dopo i fenicotteri?"
"Ma no, dopo"
Vabbe', ritorno a Cagliari ma non trovo questo supermercato. A quel punto dovrei anche cercare un posto dove vedere l'Inter domani. Non trovo neanche quello. Sono sfinito e la costopatia algiopatologica mi impedisce i movimenti. E allora basta, andrò a vedere Cagliari-Atalanta, allo stadio Sant'Elia, per visionare Nainggolan e Schelotto. Resta l'incognita su come vestirsi per andare allo stadio in mood cagliaritano. Opterei per piumino, moonboot e una sciarpa di lana grezza che ho acquistato in un emporio peruvio-cagliaritano alla Marina. Ormai maneggio questa città con una disinvoltura che mette in imbarazzo gli stessi cagliaritani. Eia.
18:14 Scritto da: settore in real life | Link permanente | Commenti (158) | Segnala | Tag: cagliari | OKNOtizie |
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30/03/2012
A CAGLIARI
IL CONCETTO DI FREDDO E CALDO
Se non fosse per due beffe atroci, io qui a Cagliari starei proprio bene. Passo ad elencare le beffe atroci:
1) si avvicina Cagliari-Inter ma io torno a casa prima.
2) sto patendo un gravissimo infortunio al costato. La costatopatia mi costa caro, perché non riesco a gonfiare il petto e quindi a respirare bene e quindi a correre, e qui con tutto 'sto mare e 'sti lungomari sarebbe un paradiso per un podista padano abituato agli argini dei fiumi e alle zanzare. Eppure no, con questa dannata mialgia cazzocostatopatologica sono costretto a farmi delle passeggiate e stop, e la maratona di Milano? Già, la maratona di Milano? Che angoscia.
Detto questo, per il resto tutto bene. A parte che non riesco a svelare un grande mistero che mi attanaglia da quando sono sbarcato a Elmas. E cioè:
perché sono tutti vestitissimi?
Allora, io da Pavia mi immaginavo che a Cagliari mi avrebbero accolto delle hostess cagliaritane in bikini e pareo e mi avrebbero messo al collo una ghirlanda di fiori. E poi mi immaginavo che sarei arrivato in città dove avrei incrociato frotte di persone in Lacoste e bermuda a prendersi un aperitivo sul porto eccetera eccetera. Invece qui trovo gente col soprabito, giacca pesante o addirittura piumino o addirittura in loden tipo Monti. E io che esco la mattina in maglioncino sembro un tedesco. Per non dire di un pomeriggio verso le sei che sono uscito e sono andato in via Garibaldi a prendemi un caffè in camicia (c'erano 21-22 gradi) e dopo cento metri, alla centesima persona in giaccone e sciarpetta che incrociavo, mi sono sentito come quei tedeschi che trovi in sandali e camicia a cinque sotto zero con una birra media in mano.
Bisogna ammetterlo: è un mistero.
Quindi, questa meravigliosa temperatura che per noi padani è un accenno d'estate - dev'essere così - per i cagliaritani è rigida. E quando andranno in giro in camicia qui? Quando ci saranno 32 gradi? Questa cosa non mi dà pace. Evito di andare in giro in camicia per evitare di offendere la morale cagliaritana. Che magari chessò, mi considerano un infedele e mi scacciano dal ristorante. Non lo so, sono turbato. Tra l'altro a volte con il maglioncino sudo e la costomerdaintercostalgia peggiora in un gorgo di dolore e sconforto, io che dovrei correre un casino a due settimane dalla maratona e invece passeggio dolorante in maglioncino, Sant'Efisio proteggimi tu, Stramaccioni proteggimi tu, Milanjuve vaffanculo.
13:11 Scritto da: settore in Inter | Link permanente | Commenti (23) | Segnala | Tag: cagliari, dolore intercostale | OKNOtizie |
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20/11/2011
INTER-CAGLIARI 2-1
LA SENATORITE
Devo avere da qualche parte nel cervello un collegamento calcio-podismo, perchè ci sono stagioni più confortevoli e luminose, ovvio, ma quando c'è il freddone e la nebbiolina tutto sembra avere un perchè - le partite e le corse - e tutto sempre un po' più vero, autentico, non so come dire. E quindi se c'è la nebbiolina e un bel freddo trovo più sensato andarmi a intirizzire sugli spalti piuttosto che stare sul divano, così come mi piace andare a correre tra gente con sette giacche a vento e dodici sciarpe che mi guarda come fossi un venusiano. L'unico intoppo del pomeriggio è stato convincere il tipo della biglietteria che volevo un primo blu - ogni volta che iniziava a digitare i miei dati se lo dimenticava - e secondo me ieri sera è andato a dormire presto, perchè ogni volta che gli ripetevo "primo blu" (lui mi diceva, a turno, "mi ha detto primo verde, vero?" "mi ha detto secondo arancio, vero?") lo guardavo con quella paterna, paziente indulgenza che lo avrà fatto sentire un relitto umano (ma non volevo, giuro).
E poi c'era anche che non si può rimanere tre settimane senza Inter. Questi calendari sincopati non li reggo più, o tutto o niente, bleah, adesso ci toccano 33 giorni di tour de force e chissà come ci arriviamo. Singolare che dopo tre settimane di sosta si torni a giocare con più infortunati di prima, e ormai trovo lezioso - inutile - parlare di campanelli d'allarme. Contro il Cagliari si sono verificate un po' di cose in contemporanea su cui vale la pena riflettere. La pletora di infortuni ha costretto Ranieri a fare giocare i tre oggetti misteriosi tutti in una volta. Coutinho doveva andare in panca ma Swaroski II si è infortunato scaldandosi. Jonathan è uscito dalla naftalina per l'assenza contemporanea di tre (3) esterni di difesa. Alvarez, che stava andando in saletta vip, si è rimesso i mutandoni e poi ha giocato 45 minuti. E tutto questo è accaduto poche ore dopo l'intervista in cui Ranieri aveva ribadito la sua ferma convinzione nell'affidarsi ai senatori per risollevare la squadra. E prima che Ranieri lo ribadisse (stessa identica frase) nella conferenza stampa post match.
E proprio qui sta il punto. Senza i senatori questa squadra - che è fatta di senatori - non esiste. Con i senatori, ammesso che giochino (ieri, appunto, ce n'erano fuori un tot), questa squadra è ingabbiata . Ingabbiata, per esempio, come nel primo tempo, nell'attesa che da un centrocampo Subbuteo uscisse un qualcosa, un cambio di passo, un barlume, un break. Al netto degli infortuni (che comunque, statisticamente e anagraficamente, colpiscono più i senatori dei baby), quanto vale questa squadra senatoriale, e che futuro ha?
Col Cagliari - Ballardini, invece di fare sarcasmo fatti comprare qualcuno che tiri in porta - era importante vincere e stop, così come lo sarà da qui a Natale per chiudere la Champions e recuperare in campionato. Vincere senza convincere - who cares? -, vincere e stop, vincerne il più possibile perchè è chiaro che di questo la squadra ha bisogno, vincere per convincersi che tutto quello che è successo finora è (quasi) un brutto sogno e che adesso si riparte, seriamente dico. Ma vincere come, e con chi? Strizzando le palle ai senatori e mandando in panca e/o tribuna i giovani virgulti, così, ad libitum, finchè dieci infortuni in contemporanea aprano ogni tanto uno spiraglio forzato? (Faraoni, per dire, ha esordito in A grazie all'infortunio di due esterni difensivi, la squalifica del terzo e la sostituzione in corso di partita del quarto. Faraoni non giocherà mai)
Sarà stata la nebbiolina o il freddo, ma ieri sugli spalti mi si è stretto il cuore a guardare i tre oggetti misteriosi che, bene o male, hanno dato il loro contributo a vincere una partita che si stava infrangendo contro la solita sfiga (due traverse) o i soliti problemi (la semovenza). Coutinho è un bambinone con la testa grossa, però magari ci si può investire un po' di più. Alvarez è attualmente una pippa (patetico il contropiede Alvarez-Motta del secondo tempo, sembrava un fiilmato di repertorio) ma fa sempre meno cagare e il suo ormai proverbiale "adeguamento a un calcio diverso da quello argentino" se non glielo agevoli in un Inter-Cagliari aut similia, quando glielo agevoli? Jonathan è uno sgorbio ("il nuovo Maicon", ahahahah), però ce la mette tutta e non crossa male (durante la partita teorizzavo una cosa tipo il campbio all'americana della Sei Giorni: uno qualunque che porti la palla fin verso la trequarti, cambio all'americana, entra Jonathan e crossa).
Adesco che ci aspettano ottanta partite in 33 giorni, Ranieri, cosa facciamo? Se le fa tutte Cambiasso? Se le fa tutte Sneijder? Se le fa tutte (rumore di tuoni, ma parliamone) Zanetti? Se le fa tutte Stankovic? Se le fa tutte Maicon? E se te lo dice uno che ancora non si capacita dell'acquisto oneroso di Alvarez e Jonathan, Claudione mio, forse è il caso di pensarci davvero. Altrimenti tra sei mesi, al prossimo mercato da impostare, saremo ancora lì a cercare riserve per i senatori, finchè questi non tireranno le cuoia durante un allenamento a ranghi ridotti.
19/02/2011
INTER-CAGLIARI 1-0
22:46 Scritto da: settore in Inter | Link permanente | Commenti (165) | Segnala | Tag: inter, cagliari, serie a, ranocchia | OKNOtizie |
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17/10/2010
CAGLIARI-INTER 0-1
20/09/2010
FIGHETTE
ANTO', FA CALDO
La vicenda del caldo di Bari-Cagliari assomma un po' delle cose che non amo del calcio: il sensazionalismo, il pressapochismo, il fighettismo, la faccia di merda e, last but non least, l'ipocrisia. Partendo a quest'ultima, nessuno - nonostante annunci, controannunci e ri-controannunci - si era mai opposto con vigore nel corso dell'ultimo anno all'ipotesi di giocare partite alle 12,30, per ovvie ragioni di portafoglio e di quieto vivere. Per poi scoprire che giocare una partita a metà settembre alle 12,30 a Bari espone eccessivamente al rischio-caldo. E che, in generale, giocare alle 12,30 fa schifo. Ma sull'ipocrisia non ho voglia di dilungarmi (questo è solo l'ultimo di un milione di casi). Sul resto invece sì. Perchè ho letto e sentito cose che andrebbero discusse, come minimo. E invece no, tutti a scandalizzarsi che si giochi una partita con 35 gradi di temperatura.
Ecco, cominciamo dalla temperatura. Che novità è? Ogni tanto si gioca a 35 gradi, anche alle 15. Basterebbe guardare il grafico delle temperature di qualsiasi grande città italiana, di qualsiasi latitudine, per vedere che la temperatura massima non è mai alle 12,30 ma un bel po' dopo. A volte, come in certe giornate di piena estate, anche alle 17 o alle 18, quando cala la brezza e cemento e asfalto continuano a rilasciare caldo dopo ore di esposizione al sole. Quello che cambia è che tra mezzogiorno e le 14 il sole è al picco massimo. Picchia, infatti, come si dice da queste parti. E che il tasso di umidità non è ai minimi della giornata (lo sarà nel pieno del pomeriggio). Quindi alle 12,30 la temperatura "vera" è minore, ma quella percepita è più alta. Tra più e meno, sarà una temperatura simile a quella delle ore 15. Quindi, perchè perdere ore a dire minchiate? Se dovessi scegliere se correre due ore tra le 12,30 e le 14,15 e tra le 15 e le 16,45, sceglierei senz'altro la prima opzione. Bagnandomi spesso la testa, magari. Cosa che loro possono fare più facilmente di uno che corre e non sa dov'è la prossima fontanella.
Il dibattito: non si può giocare al sud in questa stagione. Poi vedrete che il dibattito si sposterà: nebbia, gelo. No, non si può giocare al nord. Poi non si potrà giocare nelle isole, tipo a Cagliari (troppo vento la mattina). Poi non si potrà giocare a Roma (c'è l'Angelus). Cioè non si potrà giocare neanche al centro. Vabbe', cazzi loro.
Passiamo poi all'alimentazione. Acquafresca e Pinardi sostituiti all'intervallo. Racconto drammatico: "Erano stremati, non avevano mangiato". Bravi! E venite a rompere i coglioni a noi? Immagino che se la partita è alle 12,30 la sveglia suonerà prestissimo (tra le sei e le sette?), che si farà una prima colazione leggera e che alle 9-9,30 (tre ore e mezza-tre ore prima della partita) si possa fare più o meno lo stesso spuntino che si fa nel pomeriggio in vista della partita alle 20,45. Non sarà che questi giocatori sono delle fighette? Io quando vado a correre un'ora prendo un caffè o nemmeno quello (bevo mezzo litro d'acqua e stop), se corro due ore mangio una fetta biscottata col miele. Se faccio una maratona (tre ore e mezza-quattro ore di corsa e magari un'ora di trasferimento per andare alla partenza) mangio tre fette biscottate col miele e mi tengo una banana a portata di mano. Non sarà che Acquafresca, in rappresentanza del calciatore medio, è una fighetta?
E gli staff medici, a proposito? Non sono in grado di affrontare l'incredibile evenienza che si giochi a pallone per due ore con una temperatura di 35 gradi? Dove pensano che siamo, in Svezia? Qui dall'inizio di maggio alla fine di settembre (cinque mesi) ci saranno minimo 60-70 giorni di caldo a 30 gradi. A Montecarlo, Supercoppa Europea - chi c'era lo sa -, c'erano 30 gradi e il tremila per cento di umidità alle ore 23. Certo, non c'era il sole, ma si è giocato lo stesso. E quelli dell'Atletico non si sono lamentati con il mondo.
In definitiva: com'è che degli atleti professionisti non sono in grado di fare il loro lavoro se - udite udite - fa caldo? Figa, prendono soldi a palate e poi non sanno gestire due ore della loro vita - del loro lavoro, anzi - ad alta temperatura?
Detto questo, una partita si gioca meglio se fa più fresco, così come una corsa ti riesce meglio a 10-15 gradi piuttosto che a 20 o 25. Per non dire a 35. Solo che io faccio il casellante e corro per diletto e non ho nessun Lab che mi gestisce il fisico. Quelli hanno vent'anni meno di me, hanno i soldi che gli escono dal buco del culo e piagnucolano se fa caldo. Andate a cagare, va'.





















