Blog ufficiale di Virgilio

16/12/2011

MARSIGLIA

MON SAVON

Ricapitolando: la Padania esiste perché c'è il Grana padano, la Dama esiste perché ci sono i Baci di dama, il Colonia esiste perché c'è l'Acqua di Colonia, la Liguria esiste perché c'è Novi Ligure, Love esiste perchè c'è Wagner Love, Siena esiste perchè c'è la Terra di Siena e l'Olympique Marsiglia esiste perché c'è il Sapone di Marsiglia.

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19/10/2011

LILLE-INTER 0-1

LILLEHAMMER (i Martelli di Lille)

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Come 19 mesi fa, dopo l'enculada a Catania è seguita una vittoria 1-0 in una trasferta di Champions. La cabala finisce qui. Naturalmente, tutto è relativo. L'Inter di 19 mesi fa andava a Londra a prendersi una prima fetta di Champions, mentre l'Inter attuale va  in Francia a fare una partita elegantemente definita "all'italiana", che non entrerà nei nostri ricordi se non per i 3 punti. Che sono pur sempre una bella cosa, e per l'Inter di oggi ancora di più. Una squadra che negli ultimi 40 giorni ha messo in carniere partite devastanti come Palermo, Trebisonda, Novara e Catania ha bisogno come il pane di vincere e - nel caso specifico - di ritrovare confidenza. Vincere in trasferta senza subire gol era il massimo obiettivo possibile a Lille. Raggiunto. Al futbol bailado penseremo tra qualche settimana, nel caso - auspicabile, sennò qui c'è da ammazzarsi di Orociok - si sia raggiunta qualche certezza in più. Viva l'Inter, abbasso il Lille, stadio di proprietà merda, Juve Juve vaffanculo.

28/04/2011

REAL-BARCELLONA 0-2

LOS LUPACCHIOTTOS

Sì, in certi momenti mi è venuta in mente la Roma, tipo quella della finale di Coppa Italia dello scorso anno,  o comunque quella tradizionale, che normalmente frigna e si dibatte e randella e si contorce. Poi, ovvio, la differenza la fanno i giocatori, e c'è una precisa ragione per cui il Barça è primo in Spagna e giocherà la finale di Champions e la Roma, poveretta, è sesta nel campionato italiano. Ed è anche ovvio che la partita del Bernabeu la vince la squadra che gioca meglio (o che gioca, punto) e che schiera qualche giocatorino immenso tipo Messi o Xavi, Iddio li abbia in gloria.

Però, cazzo, che pena vedere in una semifinale di Champions in mondovisione gente che si rotola se viene sfiorata, o forse nemmeno sfiorata (questo è anche più grave, savasandìr), gente terribilmente recidiva (io sono notoriamente non violento, ma prima o poi qualcuno spaccherà davvero la faccia a Busquets e io offrirò spuma a tutti) che non si vergogna nemmeno sapendo che le sue gesta verranno perpetuate dai consueti settemila replay. Il Real ha fatto cagare, e il Mou ha esagerato nella tattica (tra l'altro, anche la panchina di soli attaccanti era un azzardo tattico), e la partita se punti allo 0-0 è lo specchio fedele delle tue intenzioni, però il Barcellona si dia una sistemata morale. Hanno Messi, Xavi (107 passaggi in una partita) e una decina di altri  campeon, che cazzo vogliono di più?

Messi ha riabilitato la partita, che sarà sempre ricordata appunto per la fantastica doppietta di Messi. Depurata di Messi, è stata una merda con risse, calci, fiction, fajolade. A me piacerebbe - ah, quanto sono ingenuo - che applicassero la prova tv per tutte le sceneggiate. Il Barça al ritorno giocherebbe con Messi, Xavi, Iniesta e la formazione Berretti.

 

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13/04/2011

SCHALKE 04-INTER 2-1

ONORE AI VINTI

Grazie lo stesso, ragazzi. Ci ha fregati la solita voglia di strafare: volevamo farne 5, certo, ma tirando poco in porta. Vabbe' dai, sfoghiamoci a Parma.

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04

IL TEOREMA DI JIMBO

6-0 5-2. Sì, 5-2. Serve lui. Ha ottime percentuali. Gioca in casa, sulla sua superficie preferita. Ha anche un po' di vento a favore. E' praticamente fatta, gli basta un minimo sforzo. Diciamolo, come può non vincere? Le possibilità opposte sono residuali. Anche se esistono.

Ok, restiamo al tennis.

1987, quarto turno di Wimbledon. Mi metto davanti alla tv per vedere cosa passa il convento e c'è Jimmy Connors. Ha 35 anni, il meglio lo ha dato e si diverte a fare il vecchietto terribile (continuerà fino ai 40 anni, satanasso) perché il ranking è ormai popolato di giovincelli, specialmente svedesi. Tipo Michael Pernfors, 24 anni. Quando comincio a guardare il match, il giovincello sta asfaltando il vecchietto senza il minimo riguardo al suo passato. Il punteggio è 6-1 6-1 4-1 per lo svedese.

Un po' come se una squadra di calcio fosse sotto 2-5 dopo un match d'andata in casa, per dire.

Quando uno sta giocando uno Slam e perde 6-1 6-1 4-1 contro un giocatore in ascesa e più giovane di 11 anni, potrebbe approfittare dei cambi di campo per preparare la borsa e sistemare l'asciugamano. Però Jimbo - mi sembra ancora di vederlo, uno spettacolo clamoroso - comincia a fare gli occhi spiritati, a caricarsi a ogni passante, a urlare a ogni volèe. Vince il terzo set 7-5. Il centrale comincia ad animarsi di brutto. Pernfors si riprende dallo shock e va avanti 3-0 nel quarto. Ma Jimbo è assatanato, a ogni colpo vincente si carica come una molla. Il pubblico è in delirio. Rimonta, vince il quarto 6-4. Due set pari. Si va al quinto. Ma il 32enne Jimbo sembra Superman, mentre il rampante Pernfors sembra ormai una dama di San Vincenzo. Connors vince il quinto 6-2. Brividi.

Perdeva 1-6, 1-6, 1-4. Quante speranze aveva di vincere, su cento? Mezza, una? Beh, ha vinto.

Vabbe', era solo per raccontare una storiellina che mi è rimasta fissa nel crapone e che rispolvero ogni volta che mi si dice "è impossibile". Allora parlo di Jimbo. E quindi mi sento di raccontarla anche adesso, perché siamo di fronte a una situazione oggettivamente impossibile e tutto quello che potrei fare è questo: mi chiedete dell'Inter?, vi racconto di Jimbo.

Ma la cosa straordinaria è che il popolo interista - dopo un 2-5 in casa in un quarto di Champions è perfettamente inutile essere scaramantici -, Jimbo a parte, ci crede davvero. Almeno un po'. Senza farci una malattia, magari sorridendo ironico. Ma ci crede. E stasera si siederà sul divano o al bar credendoci, finchè il cronometro dirà che non c'è più tempo per vincere con quattro gol di scarto (quattro gol di scarto, in trasferta: ahahahah).

Quante speranze abbiamo di passare, su cento: mezza, una?

Beh, ce la giochiamo, ci crediamo, ci proviamo. E' una situazione surreale eppure vera, eredità diretta delle sensazioni e delle consapevolezze che ci ha dato la Seconda Grande Inter e, soprattutto, l'indimenticabile annata 2010. Non è per fare gli sboroni, e nemmeno gli spiritosi. Vorrei spiegare questo ai non interisti: ecco, se un interista oggi vi dice che stasera vinciamo 4-0 non è per fare il ganassa. No no, è perché ci crede, autenticamente, sinceramente. Che non è soltanto sperarci: no, è voler vedere.

Anche di questo - vivere l'attesa di una partita impossibile, aspettare le 20,45 come se davvero ci fosse la possibilità di andare in semifinale - è un regalo che ci fa l'Inter di questi anni, che ci ha fatto passare così tanti momenti meravigliosi che uno in più (che volete che sia?) rientrerebbe nella normalità malata e immane di una squadra forte e pazza. Oggi siamo tutti dei piccoli Jimbo sotto 6-1 6-1 4-1. Ci vuole passione, culo, forza e due coglioni così: ma perchè non crederci almeno un pochettino? Grazie Inter, grazie anche di questo delirio. Perdere 2-5 in casa diventa il pretesto per vivere un sogno virtualissimo e impossibile, l'anelito a una coccarda da aggiungere alle decine di altre in bacheca. Dieci anni fa saremmo andati ad affittare un dvd. Oggi farnetichiamo di assalti all'arma bianca e di primi tempi da concludere avanti di tre gol come se fosse 'na passeggiata de salute. Siamo fantastici. Ecco, sì, questa è la verità: siamo fantastici.

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05/04/2011

INTER-SCHALKE

IL RASTRELLO

Immaginiamo un enorme rastrello che cala sul campo appena rizollato di San Siro e, come un grande pettine, trova in 180 minuti tutti i nodi sparsi lungo i 110 m x 65 del tappeto. Stesso stadio, due partite, otto gol presi, due fatti, due mezz'ore finali giocate in 10 e in atteggiamento di totale resa. E pensare che fino alle 20 e 46 di sabato (tre giorni fa!) eravamo in corsa per tutto, capolista e semifinalisti di Champions in pectore. Tre giorni e due ore dopo siamo fuori dalla Champions e terzi in campionato. Laceri e contusi.

Onore all'Inter, a quest'Inter, a quella che è stata e che magari sarà ancora prestissimo, chi può dirlo?, forse già da sabato, passata la sbornia e raccolte le macerie. In questo periodo storico è una squadra che non c'è, stanca di gambe e di testa, e così - con queste gambe e con queste teste - non si va da nessuna parte. Doppia sfida col Bayern a parte (dove evidentemente la squadra aveva tirato fuori tutto), è da un po' che ci trasciniamo. A Brescia e col Lecce, fatte le debite proporzioni con gli avversari, eravamo già a questi livelli rasoterra. Paghiamo anche i nostri meriti, perché a gennaio e febbraio abbiamo giocato uno sterminio di partite. Paghiamo anche la sfiga, su tutte quella di dover continuamente cambiare la coppia di centrali, già sottoposta di suo a troppi spifferi. In due partite, decisive, abbiamo pagato tutto.

Onore all'Inter, viva l'Inter eccetera eccetera. Non sono di quelli che escono dallo stadio mezz'ora prima, butta via la sciarpa e insultano quelli che ti hanno fatto vincere qualsiasi cosa, questo mai. Ma non voglio innalzare nessun peana un tanto al chilo. C'è modo e modo di perdere. Non mi piace vedere la mia squadra che non lotta più, gli attaccanti che non tornano manco a pagarli, i centrocampisti che tirano indietro il piede, i difensori smarriti come Pollicino, il portiere che non si tuffa. Viva l'Inter, ti amo ti adoro ecc. ecc., ma datti una mossa.

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18/03/2011

SORTEGGI

DEJA VU

Innanzitutto un breve commento ai sorteggi: culo. Detto questo, i crucchi per definizione bisogna superarli nei fatti e non solo nei nostri pensieri calcisticamente onanisti. Diciamo che i precedenti specifici  riguardanti la simpatica società di Gnsgflgkstdlfsktrkhjeketfjfken contribuiranno a tenerci con i piedi per terra. Tra le otto dei quarti di finale siamo quelli con la peggior difesa, ma siamo i campioni e quindi si fottano gli statistici. Tra le otto dei quarti di finale lo Schalke è quello che va peggio nel proprio campionato (ha pure esonerato il nostro eroe Magath) ma è una di quelle squadrette settate per fare le coppe, non so se mi spiego, quindi andranno presi con le pinze e senza pensare al dopo: c'è un prima da sistemare. In tre giorni derby e Champions: si torna a respirare l'aria frenetica di un anno fa.

A proposito di un anno fa, lo schema è similare. Ottavo durissimo (l'anno scorso anche peggio, c'era un Chelsea ben diverso da quello odierno), quarto morbido in attesa di una eventuale semifinale durissima. Ecco, l'anno scorso - dopo tanto digiuno - eravamo così eccitati dalla notte di Londra che il sorteggio del Cska quasi non ci smosse il minimo pensiero: guardavamo già alla semifinale. Ecco, l'anno scorso era l'anno scorso, quest'anno andrei per gradi: prima i crucchi, e poi vedarèm.

 

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(nella foto: Jessica Alba commenta il sorteggio dell'Inter)

SCHALKE 04

ANCORA TEDESCHI

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(nella foto, Tedeschi)

16/03/2011

BAYERN-INTER

MARZENFEST

(ovvero: la sottile linea bianca)

C'è stato un preciso istante in cui alcuni milioni di uomini di mondo - cioè noi - hanno capito che le cose stavano clamorosamente prendendo la giusta piega. E che no, non era fatta, tutt'altro, per carità, c'era ancora da pedalare e segnare due golletti: ma si poteva fare. Anche al di là - questo è il bello - dell'apparenza. Che era inequivocabile: il Bayern faceva futbol bailado e noi bailavamo.

Il preciso istante è compreso dell'interminabile replay offerto da Sky dell'azione del quasi-gol quasi-autogol. Ribery serve Leroy Gomez - l'incubo sempiterno di Julio - che in acrobazia plastica la mette. Naaaaaaaa. Anzi no, non la mette. Wow! La palla infatti è colpita con un effetto tale che, combinato con il moto di rotazione e rivoluzione terrestre e con il teorema di Archimede, assume una traiettoria perfettamente parallela alla linea di porta, da cui dista 2 centimetri fratto 3,14 a una velocità sempre decrescente per effetto dell'attrito dell'aria e dell'erbetta bavarese offerta dal gruppo Allianz.

E qui, magico, entra in azione il replay a scansione termonucleare globale, che consente di apprezzare l'incredibile successione degli eventi. Che dal vivo durano diciassette millisecondi, mentre al replay - di una nitidezza emozionante - durano 17 decametri.

(lo so che il decametro non c'entra nulla, ma erano quasi otto anni che volevo usare in un post la parola "decametri")

Sulla palla si avventano alla velocità della luce l'attaccante tedesco dei tedeschi Hansi Muller e il difensore americano dell'Inter Andy Little Frog. Little Frog arpiona di destro per spazzare via, ma il suo rinvio - il replay dura un quarto d'ora, nel frattempo finisce il primo tempo - incoccia nel piede proteso di Hansi Muller, che vibra come un velopendulo. Il pallone così torna verso la porta ma finisce sul palo, e dal palo torna in campo sfiorando l'orecchio di Little Frog, dirigendosi poi verso le mani di pastafrolla di Julio che lo prende come se niente fosse.

Come se lungo la linea di porta, nel giro di sette millimetri quadrati, non fosse successo di tutto.

E' chiaro che se un pallone del genere, attraverso tutte queste peripezie, non entra in porta, beh, allora si può davvero fare qualunque cosa. Si può riprendere in mano una partita che ti sfugge, riaquisire la posizione eretta, tornare in possesso delle proprie facoltà e - per farla breve - inculare questi poveri bavaresi che ormai tremeranno per tutta la vita al solo pensiero, un giorno, di poter incrociare di nuovo l'Inter. E se Van Gaal alla fine mi faceva quasi tenerezza, ho pensato anche a Ibra che prendeva il telecomando e lo sbatteva sul cuscino, dicendo

"Fanculo!"

mentre Raiola gli diceva

"uagliolanneprossimetotrovolasquadraggiustapotteiamme"

e mentre io, esaurite le ultime operazioni di guardia al casello, mi recavo a El Bocho a santificare questa festa con una birra, bevanda quantomai a tema, pensando a quanto è forte Eto'o (che ci hanno dato pure 700 milioni di conguaglio).

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