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18/03/2010

RANKING UEFA

L'ITALIA AI NOSTRI PIEDI

In questo breve lasso di tempo che ci separa dai futuri impegni, possiamo goderci un momento di ritrovata (e pelosa) popolarità. Non fatevi domande, soprattutto non fatene. Complotti, rimonte, gufate: no problem. La formula magica è:

Ranking Uefa.

Quella che segue è una piccola guida pratica. In alcuni frangenti possiamo fare sentire il peso del nostro ruolo per il bene nostro e di tutto il calcio italiano a livello internazionale. Fatene uso, prima che tornino i tempi bui.

Situazione n. 1 - Viabilità

"Prego, accosti. Lei è passato col rosso, se n'è accorto?"

Sì, signora guardia, ma debbo comunicare con urgenza l'aggiornamento del Ranking Uefa e...

"Ah, ok. Vada".

Situazione n. 2 - Uffici pubblici

"Ehi bello, hai saltato la fila. Toccava a me"

Sono desolato, ma il mio Ranking Uefa è molto superiore al tuo.

"Ah, ok".

Situazione n. 3 - Rapporti sociali

"Ehi, cazzo, mi hai rigato la portiera".

Ops, scusa, passando in quel pertugio devo avere inavvertitamente strisciato il lembo di questa cartella che contiene i parametri del Ranking Uefa".

"Ah, ok".

Situazione n. 4 - Transazioni

"Come sarebbe a dire? Mancano venti euro".

Non facciamone una questione di principio. Il Ranking Uefa si regge grazie a quelli come me.

"Ah, ok".

Situazione n. 5 - Parcheggio

"E che cazzo, mi hai fregato il posto. Non hai visto che avevo la freccia?"

Sono interista. E tu sai la faccenda del Ranking Uefa.

"Ah, ok. Scusa".

Situazione n. 6 - Blockbuster

"Scusi, ma c'è un giorno di ritardo per questo dvd".

Ranking Uefa.

"Ah, ok".

Situazione n. 7 - Mezza maratona (domenica 21, Vigevano)

"Ehi bello, ti ho visto, hai tagliato il percorso di un paio di chilometri e..."

Ascolta, dovevo aggiornare il Ranking Uefa e...

"Ah, ok".

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(nella foto: era meglio se lo prendevamo in culo, però il Ranking Uefa lo consola)

17/03/2010

QUANDO IL GIOCO SI FA DURO

AL NIMAAL*

*non è arabo

Mi è apparso chiaro che, anche da parte mia, servivano gesti significativi, quasi estremi. E quando cominciavano a diffondersi in serata le prime indiscrezioni sulla formazione garibaldina, io mi sentivo perfondere di interismo e formalmente mettevo una crocetta sul mio fioretto opzionale:

a) prendere un aereo per Tokyo e non vedere la partita

b) prendere la macchina e andare al Boccio

Scelta - non voglio eccedere in brillantezza - che solo per motivi molto pratici (non facevo in tempo per il check-in) è caduta sull'opzione b. Niente divano, niente scranno alla Cayenna. Boccio. Una scelta di coraggio, you know, nel sottile giuoco delle scaramanzie. Mando un messaggio al mio uomo all'Avana e gli chiedo se - non so come - fosse possibile tenermi un posto in quella bolgia umana fino all'inizio del secondo tempo, ora presunta del mio possibile approdo. So di chiedergli molto, probabilmente troppo. Ma mi arriva un sms confortante:

Tu vieni, ti tengo una sedia con le minacce

Cosicchè alle 21,35 lascio insalutato la Cayenna (dove non ho visto nemmeno un fotogramma del primo tempo, limitandomi all'intepretazione di urla e lamenti) e mi dirigo verso il Boccio, dove faccio il mio ingresso proprio mentre l'arbitro Stark comanda l'inizio della ripresa. Scena felliniana. Entro e vedo un accrocchio di teste e corpi orientati verso diversi televisori. C'è una specie di corridoietto di salute pubblica per consentire il passaggio di birre e panini, ma non vedo un centimetro quadrato a mia disposizione. Però Hal alza un braccio e fa segno: qui.

Lì?

Il dito indica una zona brulicante e apparentemente sold out. Dalla mia visuale sembra una specie di trenino A-E-I-O-U-YPSILON di gente seduta su strapuntini dove mi sembra impossibile anche solo inserirsi tra due vagoni. Ma, avvicinandomi, noto che sotto il dito di Hal effettivamente c'è una sedia. Vengo accolto con professionalità e cortesia. Chiedo com'è andata e mi dicono bene, a parte gli ultimi dieci minuti e un arbitraggio un po' lasso. Poi la partita va come va, cioè benissimo. Gli facciamo un culo così, per dirla in breve. Al gol di Eto'o mi ritrovo abbracciato ad Hal e allo Smilzo (Tagnin era al di là del tavolo, vicino ma irraggiungibile) in un'atmosfera da secondo verde o da primo rosso zona balaustra, adesso non saprei dire.

Poi scene bellissime. Applausi ai cambi come fossimo stati allo stadio. Cori interisti. Festeggiamenti. Boato al triplice fischio. Il corridoio si riempie di gente che sfolla, come allo stadio. Ma più gentile:

"Ehi, ti è caduta la sciarpa".

Grazie. La serata si sarebbe chiusa due ore e mezza e tre birre medie più tardi, tutte contabilizzate con estrema precisione dal cassiere miliardario. Chelsea battuto due volte. Viva l'Inter, viva il calcio, viva il desiderio del quinto.

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CHELSEA-INTER 0-1

E ADESSO FATEMI UN REGALO

No, non la Coppa. Il quinto.

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15/03/2010

HA PARLATO

RADIO LONDRA

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08/03/2010

DOPO INTER-GENOA

ASSOLUTO E RELATIVO

Del campionato non mi preoccupa l'assoluto, ma il relativo (abbastanza, debbo dire). Mi spiego. Non mi preoccupa tanto questo nostro  girone di ritorno (8 partite, 3 vittorie e 5 pareggi, media Europa League) se scopro che il Milan ci ha rosicchiato un punto solo (la Roma sei, ma all'ultima d'andata era a meno 13, distanza siderale). Mi preoccupa invece questo girone di ritorno letto relativamente all'Inter, in chiave interna: mi preoccupano i tre 0-0 nelle ultime quattro partite di una squadra che prima viaggiava a quasi tre gol di media. Mi preoccupa (capisci ammè, ora qui dovrei autocitarmi) la partita di ieri sera in quanto normale: non è che ora, per giocare come davvero sappiamo fare, abbiamo bisogno di farci buttare fuori due giocatori o farci fischiare due rigori contro in cinque minuti o farci violentare da qualche arbitro presunto cospiratore?

Ecco, letta così - relativamente, appunto - la storia del girone di ritorno diventa un filo più inquietante. Abbiamo bisogno di emozioni forti e/o situazioni estreme (giocare in nove, avere Thiago Motta centrale di difesa) per tirare fuori i coglioni e decidere di vincere (perchè se decidiamo di vincere, noi vinciamo)? Non essendo successo niente di particolarmente scabroso nè a Parma, per esempio, nè ieri sera, allora stiamo una tacca sotto? Non sarei così preoccupato se - come può capitare, per carità - ieri sera avessimo prodotto dieci palle gol e Amelia, pali, traverse, zolle, stinchi, sfiga o imperizia ci avessero impedito di trasformare le solite due o tre. Ieri sera, purtroppo, di occasioni ne abbiamo create una miseria, nonostante il 5-5-5 finale e un secondo tempo giocato comunque un po' più fattivamente del primo. Quelli alzavano il muro e noi rimbalzavamo. Poco estetico.

Abbiamo il Chelsea in testa? Può darsi. Anzi, lo spero. A differenza delle ultime eliminazioni, abbiamo giocato un'andata degli ottavi che ci mette in condizioni di sperare legittimamente nel passaggio del turno, avendo dimostrato di crederci parecchio. Sarebbe un peccato non giocarsela fino all'ultima stilla di sudore, e quindi io spero che i nostri abbiano in testa il Chelsea, da Julio fino a Orlandoni. Però mi spiace essere catturato da questa impressione, che è un po' figlia di quella sindrome da accerchiamento che io non vorrei proprio vedere, mai, in una squadra che è prima in classifica da quattro anni. Se non ci accerchiano, allora non ci incazziamo? Se non ci accerchiano, ci annoiamo? Se non ci accerchiano, nelle prossime tre trasferte (Catania, Palermo, Roma, tre fra le cinque squadre più in forma del campionato) puntiamo allo 0-0?

Un pensierino anche per Supermario. Al culmine della settimana in cui, dopo mesi e mesi di insulti, sfiora la beatificazione (anche la Lega lo vuole in Nazionale, rob de matt), lui - aveva la febbre? e allora perché giocava? - ha trascorso la partita a cadere di peso al minimo contrasto, e a volte neanche per quello. Non è così che si diventa simpatici.

 

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25/02/2010

TWITTING FROM TOKYO

Il mondo fa grandi passi in avanti, ma gli aerei sono sempre stretti. Per essere uno che non ha dormito un cazzo e ha dovuto aspettare nove ore per sapere il risultato dell'Inter, direi che sto bene. A Tokyo, tre ore fa, c'erano 17 gradi. Praticamente come ad Arenzano, ma con molta più tecnologia.

24/02/2010

MI RACCOMANDO

SHOGA-YAKI

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SHOGA-YAKI

(MAIALE ALLA GIAPPONESE)

Per 4 persone
800g di filetto di maiale
circa 6 cm di radice di ginger (zenzero)
1 cipollotto lungo fresco
6 cucchiai da minestra di salsa di soia giapponese (shoyu)

Tagliare la carne di maiale a fettine molto sottili.
Grattare il ginger e raccoglierne anche il succo, e mescolare con la salsa di soia e il cipollotto trittato.
Versare il tutto sulle fettine di maiale e lasciare marinare per almeno 20 minuti.
Saltare il tutto a fuoco vivo in poco olio in padella e servire con sopra il sughetto ottenuto.

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23/02/2010

REACTIONS

I SIMPATICI

''Le sceneggiate di Mourinho contro la Sampdoria sono state da voltastomaco. E' mancanza di umiltà, mancanza di rispetto e considerazione per gli altri. Mourinho non e' Dio, anche se ha dichiarato che dopo Dio viene lui''. Pietro Lo Monaco, direttore generale del Catania

"Tutto quello che sentiro' da oggi in poi da quelle bocche avra' per me un valore pari allo zero. Non do peso e significato a queste parole. Andiamo avanti. Siamo ad un livello che non vale la pena commentare. Vado oltre pur tenendo conto che quei signori possono aprire ancora la bocca". Walter Mazzarri, allenatore del Napoli

''Ognuno e' libero di comportarsi come vuole, e non saro' certo io a dare giudizi sugli altri, ma credo che questo non sia un buon momento per il calcio, probabilmente ci vorrebbe maggiore educazione sportiva''. Massimiliano Allegri, allenatore del Cagliari

''Conquista un record ma non la nostra pazienza, è un uomo di successo rancoroso e contorto. In futuro potremmo non vedere mai un allenatore come lui, capace di affidare alle sue squadre il ruolo di spalla rispetto alle sue performance. Ma non e' un bel vedere, a differenza di come lui pensa. Non e' una coincidenza che 'Special One' abbia deciso di montare questo caso a pochi giorni dalla partita di Champions tra Inter e il Chelsea, ''la squadra che lui ha costruito e il club che lo ha licenziato''. New York Times, oggi

Insieme con le vittorie, alla Juventus è tornato pure il buonumore. E con il buonumore, l'Inter non sembra più di un altro pianeta e così ieri Roberto Bettega s'è preso il lusso di sfotterla, lontano dalle telecamere e nel privato del campo di allenamento. Si stava giocando una partitella in famiglia, arbitrata da Zaccheroni, quando il vice direttore generale, spettatore a bordo campo, ha "commentato" un fischio sventolando un fazzoletto bianco, e ridendo di gusto: la pañolada casalinga non è sfuggita ai pochi tifosi presenti sulle tribune. Ai quali, ovviamente, è piaciuta assai. Repubblica, oggi

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22/02/2010

PICCOLI CONTRATTEMPI

TRANQUILLI

Tranquilli, non ci ammazzano in 9, figuriamoci un tamponamentino in zona San Siro, tzè.

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(nella foto: Julio Cesar mentre esce indenne da un leggero incidente stradale al volante della sua Lamborghini. Non inquadrato, sta già telefonando a Butti e, in conference, a Combi avvertendo che forse arriverà tardi all'allenamento, più che altro perchè sarà senza macchina. Con la mano sinistra tiene il volante, con la destra sta estraendo il modulo della constatazione amichevole dal portaoggetti, nonostante la fastidiosa esplosione dell'airbag lato passeggero)

18/12/2009

BLUES

SFIGA (PUNTO)

Sfiga, questo sì. Ma istantanea (non complottosa, voglio dire) e un po' teatrale. Un po' tanto, certo, da farti quasi pensar male. Nel gironcino ti becchi il Barça (cosa c'era di peggio?) di Ibra, e sembrava fatt'apposta. Così come beccarsi agli ottavi il Chelsea (cosa c'era di peggio?) del Mou e del Carletto. La sfiga è più clamorosa del culo, e magari ci dimentichiamo del gironcino-barza dello scorso anno (che fu l'inizio della rovina) o, per dire, di un Villarreal ai quarti. Del culo bisogna saper godere e approfittare.  Non come noi. Tipo il Siviglia, ecco, che non è campione ma testa di serie, che si becca un gironcino da Mitropa, che se non si distrae è già ai quarti e magari chissà, al culo non c'è limite. Un po' come alla nostra sfiga 2009. Manchester, Barcellona, sorteggio Chelsea. Minchia, il 2010 non potrà che andare meglio.

Comunque mancano due mesi all'andata e tre mesi al ritorno, per cui direi di non abbandonarci troppo alla masturbatio mentis. Ne deve passare di acqua sotto i ponti. E poi, dopo il filotto Liverpool-Manchester-Barcellona, siamo gente che - per essere realista - dovrebbe sperare di vedere intanto un'Inter diversa e rabbiosa, prima ancora di elucubrare sul passaggio del turno.  C'è, a differenza della altre partite, una coincidenza suggestiva - è l'ex-squadra di Mourinho, l'ultima prima di venire da noi, quella in cui ha costruito il suo mito - che mi auguro possa giocare a nostro favore. Se il Mou non saprà motivare (e motivarsi) prima di un'Inter-Chelsea, beh, allora vaffanculo e bye-bye musichina anche nello speranzoso 2010.

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