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10/05/2011

PALERMO-MILAN 2-1

EMBE'

Diffidate di quei milanisti - statisticamente è sicuro che ne incontrerete almeno uno nelle prossime 24-48 ore - che vi diranno che uno scudo e l'eliminazione in semifinale di Coppa Italia vale mooooolto più di quella cazzata che avete fatto voi, come si chiama, ah sì, il triplete.

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20/04/2011

ROMA-INTER 0-1

MASSI'

Ignoro cosa sia successo nella partita di Roma: siccome qualcuno deve pure tenere alto il Pil mentre gli altri bevono birre e mangiano orociok, mi sono immolato alla causa macroeconomica. L'unico frammento vissuto in diretta è stato l'assurdo gol sbagliato da Vucinic, collassato a porta vuota, che mi ha costretto in un attimo di sconforto (nell'azione più lenta del mondo avevavmo lasciato il centravanti avversario solo nell'area piccola) a lasciarmi andare a un pronostico infausto:

"Perdiamo 7 a 0".

E invece abbiamo vinto, pensa te. Bene. Così per un po' non ripenso alla classifica del campionato. Quei soli 4 punti di vantaggio sul quinto posto mi stavano creando qualche problema di identità (io che guardo preoccupato al quinto posto: pazzesco). Così come lo scontro diretto di sabato per il terzo e quarto posto (ma vi rendete conto?) cui stavo guardando con un po' di ansia. Ecco, avere vinto a Roma può essere importante per questo: riprendere conoscenza.

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28/01/2011

COPPA ITALIA

BASTA, DAI

"Inter-Roma di Coppa Italia" è stata inserita dall'Oms tra le prime cinque cause dell'abbandono degli stadi in Italia, dopo "stadio con la pista" e prima di "non ci sono abbastanza cessi". "Il cornetto Algida mezzo sciolto costa 4 euri" scende di una posizione.

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27/01/2011

NAPOLI-INTER

BENE, BRAVI, SEI PIU'

ranocchia.jpgNon sarà magari stata la partita dei sogni, ma rapportata a quella di tre giorni prima un pochino sì, non trovate? Ieri sera l'Inter, a Napoli, ha centrato l'obiettivo nelle stesse condizioni in cui a Udine aveva fallito tornando a casa mazziata e mazziata (cornuta no). Fuori casa e contro una squadra in formissima (mettici in più l'effetto bolgia del pubblico del San Paolo): beh, non prendere gol e passare il turno non è un gran bel bilancio? Che poi giocare bene sia un'altra cosa, beh, potremmo anche star qui a discutere se non avessi da leggere le duecento pagine della Procura di Milano. Un'Inter così, versione esportazione, di questi tempi me la tengo (quasi) stretta. E poi sono (quasi) contento che sia emerso una volta di più il problema dell'attacco, dove Eto'o in sciopero bianco e Pandev in versione wrestller non producono un'occasione che è una da ormai due partite. Anche Leo, come Benny, si gira verso la panca e vede il vuoto. In campo le occasioni (che abbiamo creato, un paio gigantesche checchè ne dica Mazzarri) arrivano da centrocampisti e difensori. Poniamo fine a questo digiuno concettuale, vi prego, non voglio alzare il Pil a forza di Orociok.

26/01/2011

NAPOLI-INTER 4-5 d.c.r.

INTENSITE'

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(nella foto: Lavezzi distrutto dopo il rigore sbagliato)

13/01/2011

INTER-GENOA 3-2

AH, CHE FATICA

Partita inutile? No, quest'anno non ce ne sono: per qualsiasi cosa si giochi, siamo i detentori. E' meraviglioso.

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11/06/2010

AMMENDE

WRITE THE PAST

La Commissione Disciplinare ha inflitto un'ammenda di 25mila euro a testa all'ex tecnico dell'Inter Josè Mourinho e alla società nerazzurra, a seguito delle dichiarazioni rilasciate dall'allenatore dopo la finale di Coppa Italia con la Roma, la sera del 5 maggio scorso. Considerando che Mourinho non è più allenatore dell'Inter e che l'Inter non vuole pagare la parte di Mourinho per non dovere rifare i conti della clausola rescissoria, la Commissione Disciplinare ha deciso di pignorare le Hogan di Oriali.

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30/05/2010

18 VOLTE INTER

MADONNA CHE SILENZIO C'E' STASERA

16 marzo Chelsea-Inter 0-1 (ritorno ottavi Champions League)
20 marzo Palermo-Inter 1-1 (scudetto, +1 sul Milan)
24 marzo Inter-Livorno 3-0 (scudetto, +4 su Milan e Roma)
27 marzo Roma-Inter 2-1 (scudetto, +1 sulla Roma)
31 marzo Inter-Cska 1-0 (andata quarti Champions League)
03 aprile Inter-Bologna 3-0 (scudetto, +1 sulla Roma)
06 aprile Cska-Inter 0-1 (ritorno quarti Champions League)
10 aprile Fiorentina-Inter 2-2 (scudetto, -1 dalla Roma)
13 aprile Fiorentina-Inter 0-1 (ritorno semifinale Coppa Italia)
16 aprile Inter-Juventus 2-0 (scudetto, -1 dalla Roma)
20 aprile Inter-Barcellona 3-1 (andata semifinali Champions League)
24 aprile Inter-Atalanta 3-1 (scudetto, +2 sulla Roma)
28 aprile Barcellona-Inter 1-0 (ritorno semifinali Champions League)
02 maggio Lazio-Inter 0-2 (scudetto, +2 sulla Roma)
05 maggio Roma-Inter 0-1 (finale Coppa Italia)
09 maggio Inter-Chievo 4-3 (scudetto, +2 sulla Roma)
16 maggio Siena-Inter 0-1 (scudetto, +2 sulla Roma)
22 maggio Inter-Bayern 2-0 (finale Champions League)

18 partite in 57 giorni, alla media di una partita ogni 3.16 giorni. Sono 18 partite speciali: cioè, tutte decisive. Partite di campionato in cui c'era in palio il primo posto (l'ultima non decisiva fu appunto Catania-Inter, perchè anche perdendola - come avvenne - non avremmo perso il primo posto. Roma-Inter in questo senso non era decisiva, ma era lo scontro diretto con la seconda in classifica e quindi va contata, vieppiù considerando come sarebbe proseguita la faccenda), oppure le partite dentro-fuori di Champions e Coppetta. No, niente, le ho volute mettere in fila per dare una dimensione della primavera pazzesca che abbiamo vissuto e che chissà, potrebbe rimanere un unicum nella storia del calcio. 18 partite decisive una dietro l'altra, 18 partite che valevano ognuna un pezzo di scudo, coppetta e coppona. Ne abbiamo vinte 14, pareggiate 2 e perse 2: un bilancio mostruoso contando che ne abbiamo giocate solo 7 a Milano e abbiamo affrontato due volte il Barcellona e la Roma (sempre a Roma), una volta  il Chelsea e il Bayern. Un gradino più in basso: due volte il Cska e la Fiorentina (sempre a Firenze), una volta il Palermo e addirittura la Juve (vabbe', era per fare una battuta, dai). 18 partite senza poter tirare il fiato, senza poter amministrare, senza potersi distrarre. Se vogliamo amplificare l'effetto, aggiungiamoci due partite (Lazio-Roma e Roma-Samp) che abbiamo vissuto come se ci fosse stata in campo l'Inter. La media sale a una partita ogni 2,85 giorni.

Chissà se ci ricapiterà mai una cosa così. E' una delle ragioni - saperla unica, renderla unica, conservarla unica - che mi rendono lieve l'addio di Mourinho e di chi, eventualmente, vorrà seguirlo. Dopo una primavera così, sono sempre più persuaso che è giusto ricominciare daccapo. Nonostante molti amici interisti tentino di convicermi del contrario, o si godano poco il momento in relazione agli ultimi sviluppi, io ci trovo una straordinaria coerenza con le cose belle e brutte del calcio. Le cose belle, innanzitutto: l'avere vinto, l'avere vinto tutto, l'avere dato una lezione, l'avere cambiato registro. E un po' anche le cose brutte, perchè il calcio purtroppo è anche altro: è un affare miliardario tra miliardari, un difficile equilibrio  tra sentimenti, lacrime, ricordi imperituri e clausole rescissorie. Sono ancora in  una fase di prevalenza delle cose belle, e quindi non mi curo di questa strana situazione - noi tricampeoni senza entrenador - che in altri tempi ci avrebbe fatto sballare e adesso no, è un semplice imprevisto tipo Monopoli, che guardi con curiosità, senza angoscia, confidando.

Così come non mi dispiace questo silenzio. Non solo quello dei nemici, ma quello di tutti, generale. Vabbe' che ci sono i Mondiali incombenti, ma vi immaginate che orgia di speciali tv se la Roma avesse vinto anche solo un titulo? Noi ne abbiamo incasellati tre, di cui uno dopo 45 anni (e negli ultimi 20 ce lo ricordavano ogni giorno, aggiornando la cifra), e sembra tutto così normale. Ma va bene così. Preferisco così, davvero. Mourinho mi ha salutato battendosi il petto dal prato del Bernabeu, e il capitano alzando una Coppa di cui avevamo dimenticato la forma. Non ce l'avrei fatta a vedere il Mou farsi intervistare da Conti o dalla Clerici: 'ste cose fanno tanto Kleenex.

 

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07/05/2010

PUPONE

MAESTRO DI VITA

Dal Corriere dello Sport, a firma Francesco Totti

da leggere ascoltando musica appropriata. per esempio questa: clic

Il calcio è sempre stato la mia vita e lo sarà anche in futuro. Fin da quando ero bambino ho praticato questo sport, sono nato con il pallone tra i piedi, ho avuto la fortuna di cominciare a giocare con la mia squadra del cuore, di arrivare a essere il capitano e di vincere quello che ho potuto vincere, senza nessun tipo di aiuto, ma con l’orgoglio di indossare la maglia della Roma. Il mio matrimonio con questa società è lungo e duraturo e chiuderò la mia carriera dentro la mia seconda casa, Trigoria.

Tutto questo mi ha fatto diventare, a detta di tutti, il giocatore più rappresentativo di questa società, non solo in Italia, ma anche nel mondo. Ho sempre sentito l’affetto sincero dei tifosi e la vicinanza affettuosa della proprietà. La mia è stata una scelta di cuore, quella di aver dato una parola e di averla mantenuta, giocare con questa maglia, con la quale mi sento gratificato sia dal punto di vista economico, sia per le soddisfazioni professionali. Tutto questo in virtù di una parola data, non sono mai voluto andare via perché ho preferito vincere e guadagnare di meno, ma restare legato a questi colori. Io parlo poco ma quello che dico mantengo. Basta andare a leggere le mie interviste, ho sempre detto di voler restare in questa città per difenderne l’onore sportivo, sempre e comunque.


Chi vive nello sport sa che ci sono momenti belli e brutti. In quelli positivi sono tutti vicini a farti i complimenti, a farti fotografie, a chiederti maglie e a millantare antiche amicizie. Nei momenti negativi mi trovo da solo, con la mia famiglia, i miei figli, i miei genitori, con gli amici di sempre, con i dirigenti e le persone che lavorano con me e che mi hanno sempre stimato, prima come ragazzo e come uomo, e poi come professionista. Nella mia carriera momenti brutti ne ho passati, sia per le sconfitte, sia per gli infortuni e sia per i miei errori, che ho sempre pagato in prima persona. Nessuno mi ha mai fatto sconti. Mi sono sempre assunto le responsabilità davanti a tutti, senza avere nessun rimorso per decisioni prese. Chiedo solo una cosa, fuori e dentro Trigoria. Il rispetto in tutte le decisioni e le scelte, come io ho sempre rispettato tutto e tutti e se ho sbagliato sono stato il primo a chiedere scusa.

Mercoledì sera ho sbagliato, questo è innegabile, ma poi va tutto ricollegato e riportato alla realtà dei fatti. In questi anni ogni sfida con l’Inter è sempre stata carica di polemiche. Prima e dopo le partite. Insieme a decisioni arbitrali discutibili, in questo caso sempre a nostro sfavore. Probabilmente ci abbiamo rimesso scudetti e trofei, ma siamo usciti dal rettangolo di gioco sempre con l’onore di indossare questa maglia. Alla finale di Coppa Italia si è arrivati dopo quindici giorni di polemiche. A cominciare dal derby, dove tutto è stato strumentalizzato per la mia esultanza, di cui mi sono subito scusato. La vittoria a Parma, con la speranza che si era riaccesa e il giorno successivo con Lazio-Inter. Su quella partita noi romani e romanisti ci siamo già espressi. Infine si è arrivati alla partita con l’Inter, che tutti aspettavano e che tutti - sottolineo tutti - ci hanno chiesto di giocare con temperamento e aggressività agonistica.


Sul campo i miei compagni inizialmente e io successivamente, abbiamo messo in pratica quello che tutti ci hanno chiesto, anche a livello mediatico. Mi ha dato l’impressione sin dall’inizio, seguendo la partita dalla panchina, che l’Inter aveva un atteggiamento di lamentela verso la terna arbitrale, contestando anche in modo colorito le decisioni prese. Basta vedere gli atteggiamenti di Eto’o, che solitamente ha comportamenti pacati e tranquilli. Anche loro sentivano molto la partita. Sono entrato in campo con la voglia di ribaltare il risultato. Certamente non ero nel migliore stato d’animo. Avrei voluto dare il mio contributo dall’inizio, ma rispetto sempre le decisioni del tecnico, senza mai avere nessun atteggiamento polemico. Ho fatto lo stesso anche in precedenti partite.


Durante la gara “lui” ha avuto nei riguardi dei miei compagni un atteggiamento provocatorio e questo è avvenuto anche in passato contro di noi. Ricordate la linguaccia a Panucci, o quello che è successo con Mexes, o la sua esultanza sotto la nostra curva? Tutto questo, sempre dallo stesso calciatore, è stato fatto in quasi tutti gli stadi italiani e anche in Europa ed è probabilmente questo uno dei motivi per i quali nel proprio gruppo non è mai stato ben accetto ed è sempre visto da altri club o dalla Nazionale stessa come un elemento di disturbo. Certo, ho sbagliato nel commettere quel fallo, ma io sono sempre stato il primo a riconoscere i miei errori e a giustificare chi contro di me ha compiuto falli di gioco che mi hanno procurato anche infortuni gravi, ma privi di malafede, vedi Vanigli, che ho subito scagionato. Chi mi conosce sa perfettamente che una mia reazione viene sempre generata da una provocazione. Sentire che un calciatore alle prime armi, ma con grandi doti, offenda ripetutamente i miei tifosi, la mia città, il mio senso di appartenenza a Roma, oltre a me personalmente, dicendomi che sono finito, è insopportabile. Non vuole essere una giustificazione, ma è semplicemente la verità di quello che è accaduto. Non si può tollerare che “lui” abbia sempre la possibilità di provocare tutti, compresi i suoi tifosi e quelli avversari e nessuno prenda in considerazione preventivamente i suoi atteggiamenti. Come ripeto ho sbagliato, sarò sanzionato, ma ho avuto una strana sensazione. Al momento della mia espulsione non c’è stato nessun mio avversario che abbia preso le difese... di “lui”. Questo qualcosa mi fa pensare.


Vorrei precisare anche altre cose. L’argomento politici e vip. Tanti si sono scatenati in commenti e giudizi pesanti. Questi personaggi sono quelli che dal calcio traggono solo vantaggi e visibilità. Frequentano le tribune autorità, le aree ospitalità, invitano i calciatori a eventi, chiedendogli autografi e maglie. Tutto sempre gratis... Ma non ho mai visto nessuno di loro chiedere un autografo o una maglia a un delinquente. Da alcuni di loro in questo caso - e non è la prima volta ­ come tale sono stato trattato. Non mi meraviglierei se tra qualche tempo qualcuno dovesse trovarsi coinvolto in qualche disavventura giudiziaria, magari per reati vari, che possono riguardare sia le persone che i beni della comunità. Fortunatamente la mia famiglia mi ha comunque insegnato che il silenzio è la migliore risposta quando si incontrano questi personaggi, per disprezzarli.


C’è un’altra questione che mi preme chiarire. Chi ama veramente la Roma, chi è tifoso e ha senso di appartenenza a questi colori capisce cosa rappresenta questa squadra per noi. E chi si permette di giudicare se qualcosa che viene fatto è in linea con la storia della Roma probabilmente c’entra poco con la nostra appartenenza. Sono personaggi di passaggio, che usano la nostra fede per farsi pubblicità. Spesso la gente, sia dentro che fuori Trigoria, pensa che se io non parlo, non vedo e non so ciò che accade. Ma dopo venti anni di carriera con la Roma so perfettamente tutto di tutti. Posso avere mille difetti, ma quelli della trasparenza e della lealtà nei rapporti con le persone sono valori che nessuno mi potrà mai togliere.

È inutile che da domani qualcuno dimostri la solidarietà al sottoscritto. Già ho ricevuto diversi sms che apparentemente hanno dimostrato nel privato la loro vicinanza, ma sono gli stessi che pubblicamente hanno preso subito le distanze da me. Sono tante le persone che ti dicono andiamo e facciamo. Poi ti giri e pochi vengono e pochi fanno. Sono stato e continuerò a essere un grande parafulmine per questa squadra e questa società e l’ho fatto e lo farò sempre. Con orgoglio, perché so di avere la stima come persona e come calciatore della proprietà, di alcuni dirigenti e soprattutto di chi condivide con me giornalmente e con lealtà professionale il proprio compito. E so di avere dalla mia parte anche i tifosi, quelli veri, che mi hanno sempre sostenuto e mi sosterranno senza farsi confondere da false voci o falsi atteggiamenti di tante persone che ruotano intorno a noi.

Quando indosso questa maglia ho sempre la stessa emozione della prima volta. Continuerò a indossarla con orgoglio e restando sempre il primo difensore della nostra città e dei nostri tifosi. Senza illuderli con atteggiamenti spettacolari, come fa qualcuno, che poi nel privato e al momento dei fatti si tira indietro. La Roma appartiene alla sua tifoseria e va rispettata da tutti nel mondo, per storia, unicità di tradizioni e cultura.

TRADUZIONE DI BALOTELLI

Mi ha detto negro di merda.

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06/05/2010

DOPO LA COPPETTA

ARROGANCE

E pensare che, tutto sommato, una Roma potrebbe anche starci simpatica, in pura teoria. Vabbe', simpatica è una parola grossa. Però - a proposito di tifo contro, quella cosa che alcune vergini pluriviolate hanno scoperto nei giorni scorsi con orrore e sdegno - piuttosto che uno scudo alla Juve o al Milan, una terza via può essere meno dolorosa e spezza un po' la monotonia, come un Button campione del mondo per dire. Ma la Roma è purtroppo quel condensato di rabbiosa frustrazione che abbiamo visto e stravisto negli ultimi giorni. E' la Roma degli aiutini, che fa finta di non sapere con quali aiutoni (parlo di macro-economia) si regge in piedi contro ogni logica contabile. E' la Roma del pianto, modalità che innesta subito dopo il sorriso. E' la Roma sborona e arrogante che mette il suo inno nel più finto dei campi neutri. E' la Roma che urla, bestemmia, invade e puncica. E' la Roma che fa lezione al mondo e poi manda in campo Totti.

Totti senza la fascia di capitano, proveniente dalla panchina, già mi sembrava nudo. Poi si è capito presto che era entrato - lui, Totti - a fare rissa, come il più scarso dei mediani di terza categoria. Ne ha fatte di tutti i colori (su Milito, su Balotelli a terra) prima di quel calcione a Supermario, una cosa che a certi livelli si vede solo in certe partite sudamericane, quando poi mandano in giro quei filmati su YouTube in cui si vedono cento persone menarsi, dal centravanti al venditore di cornetti. Totti ha fatto tutto questo all'Olimpico in diretta tv come fosse - e in fondo lo è - il campetto sotto casa, il suo campetto, dove poter prendere a calci quello che il giorno prima lo ha sgambettato o quell'altro che gli vuole fregare la ragazza. Ha atteso questa partita - è stato così fesso da scriverlo sul suo sito, ma nessuno dice niente, come al solito - per vendicarsi. Gli ultimi 18 mesi di carriera del più grande giocatore mai visto a Roma - che abbia vinto un cazzo è un particolare che non interessa molto da quelle parti - sono girati tutti intorno alla volontà di regolare i conti con un coglioncello di 19 anni, quasi 20, cui (come Rosella con gli interisti) aveva cercato di dare lezioni di vita, etica, sport e fair play.

Totti si è spinto oltre Zidane. La testata a Materazzi fu la follia estemporanea di uno che stava giocando gli ultimi minuti della carriera. Il calcione di Totti, e quell'espressione in volto di uno che vuole far male all'altro, scientemente, è invece l'ultimo atto (in ordine di tempo, ma forse chissà, in senso assoluto) della carriera di un giocatore che ha avuto momenti strepitosi e che oggi è improponibile, tanto da essere utilizzato alla Altafini da un tecnico che (se n'era già accorto nel derby) prepone l'obiettivo di vincere le partite all'esigenza di schierare monumenti semoventi. E' sempre stato un gladiatore. Prima vero, ora fake: uno di quelli che in via dei Fori Imperiali posa a pagamento con i turisti.

Totti ha tirato quel calcione sotto gli occhi dell'Italia (che avra capito? boh) e di Marcello Lippi, sgretolando l'arroganza di entrambi: uno che vuole portare al Mondiale l'altro, che pensa fermamente di essere da Mondiale. Roma-Inter è così stato un formidabile spottone contro alcuni dei leit-motiv che riempono inutilmente le bocche. Quella del "portiamo le famiglia allo stadio", per esempio: sì, certo, a vedere la corrida, a rischiare le puncicate. Quella del "che grande annata quella nei nostri arbitri" (la frase è di ieri pomeriggio): sì, tipo Rizzoli, che ha legalizzato una specie di caccia all'uomo che ricordava certe partite di Uefa anni Ottanta in Grecia o Turchia. C'è un'unica lezione di calcio nel dvd della partita di ieri: il meraviglioso gol di Diego Milito. Per il resto sembrava di essere al Colosseo, duemila anni fa. Pare che Ridley Scott abbia chiesto la cassetta.

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