14/01/2010
ERRATA CORRIGE
CAZZATE
(CIOE' PICCOLI ERRORI)
dal Corriere della Sera di questa mattina, pagina delle lettere
Nell'edizione di ieri è stata pubblicata a pag. 33 una fotografia di Steve McQueen che è risultata inaccettabilmente volgare. Ci scusiamo con i lettori.
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19/06/2009
SEMPRE IN PIEDI
IL CORRIERE DELLA STEPPA
Scusate, mi sono accorto di essere andato un po' lungo. Quindi se preferite cliccare sulla Gazza o YouPorn fate pure, non mi offendo.
Il 4 maggio avevo scritto una cosa su Veronica, Noemi e Papi. Mi ero immaginato la reazione del direttore del Corriere, Ferruccio De Bortoli, al buco preso quel giorno da Repubblica. Si era già in piena fregola gossipara e quella mattina (una domenica mattina) la notizia che Veronica chiedeva il divorzio a Silvio ce l'avevano Repubblica e la Stampa, ma il Corriere no.
Cosa succede quando prendi un clamoroso buco da un concorrente? Succede che si innesca una reazione psico-professionale molto complessa. Un cocktail esplosivo che si compone di rispetto per il lavoro dei colleghi di opposta sponda/fair play (5 per cento), vergogna (5 per cento), incazzatura (25 per cento), presa di distanza dalla notizia perchè non solo tu non ce l'hai, ma l'hanno data proprio delle merde di (qui inserire il nome del giornale in questione), porca troia, e che non capiti più! (65 per cento). Tutto questo comporta che la notizia, soprattutto se non ha una ferrea oggettività (come quando muore qualcuno, o arrestano qualcun altro, o scoppia una guerra, o trasferiscono un giocatore), diventa - per partito preso - una mezza notizia. Sei costretto a riprenderla, ma non puoi darle quel profilo clamoroso che magari merita perchè, appunto, l'hanno trovata altri, quelli cioè che te l'hanno appena messo in quel posto. Il mestiere del giornalista è meraviglioso ma devi augurarti di non finire mai in una situazione del genere. Sei sempre di rincorsa, non sai mai cosa cazzo inventarti, ben difficilmente troverai qualcosa in più dei concorrenti (evidentemente meglio introdotti e ormai in largo vantaggio). Devi sperare che succeda qualcos'altro, che ti permetta almeno di pareggiare e ripartire quasi da zero. Altrimenti son tutte tranvate. Il Corriere, per un mese, non ha potuto evidentemente esimersi dallo scrivere di Noemi eccetera, ma stando bene attento a dare l'impressione di non puntarci più di tanto, perchè rimaneva un filone con il peccato originale, quello di essere stato scoperto e alimentato da Repubblica.
A questo stesso motivo si è per settimane aggrappato anche Berlusconi. I fatti e gli addebiti sono passati in secondo piano. E con loro le giustificazioni, le smentite, le controsmentite, le controprecisazioni. Roba grottesca, ridicola, ma senza effetto appunto. Perchè il premier, da genio della comunicazione qual è, ha fatto passare il messaggio che tutta questa storia, in quanto cavalcata da Repubblica, non fosse altro che una macchinazione della sinistra ai suoi danni. E quindi, automaticamente, falsa. E qualora ci fosse stata della verità, sarebbe stata distorta ad arte. Figuriamoci, poi, la storia delle dieci domande di Repubblica al premier: ma quando mai? Perchè Berlusconi avrebbe dovuto rispondere a quell'interrogatorio comunista? Insomma, il Berlusca tutto sommato era riuscito a cadere in piedi, come sempre.
Ferruccio De Bortoli, la sera dopo il buco (la voragine, la fossa delle Marianne, un carotaggio fino alla Nuova Zelanda), era apparso a Porta a Porta, in collegamento da Milano, per intervistare Berlusconi. Era una puntata già organizzata per altri motivi (per sentire la solita marea di cifre, percentuali e parole buttate lì alla cazzo dall'Incantatore) (quando comincia a dire 'per ciuento' io sto male), ma che fu inevitabilmente dedicata per una parte (la prima, quella di maggior ascolto) alle faccende familiari e napoletane del Berlusca. Vespa fece finta di non potersi esimere dal mettere i piedi nel piatto. A De Bortoli (quanto sa essere crudele il giornalismo) toccò entrare della questione che tanto l'aveva fatto soffire il giorno prima. Aveva un fare ossequioso e imbarazzato. Ha difeso il diritto di cronaca e ha provato a fare un paio di domande precise al premier, che ha risposto con il solito tono con cui intorta milioni di italiani ogni volta che apre bocca (è un genio, lo riconosco). Poi ci fu un accenno di linguinbocca tra i due: De Bortoli faceva domande quasi giustificandosi che la professione glielo imponeva, Berlusca ringraziava Iddio e la Rcs per l'esistenza del Corriere quale organo d'informazione corretto e indipendente.
Ma ieri è accaduto l'imponderabile (per Berlusconi). La notizia che a Bari è stata aperta un'inchiesta sulle donne portate dietro pagamento alle feste di Berlusconi non l'ha scritta Repubblica, ma il Corriere. E' passato un giorno e, dico la verità, mi aspettavo qualcosina in più. E invece niente, la solita sbobba. Questi si sono scomposti solo un po'. Un pochino.
Non per altro, ma da Palazzo Chigi invece del solito commento ("Comunisti, comunisti") è uscita una nota, al solito sprezzante ma anche un po' preoccupata. Un conto è avere Repubblica contro, e farla passare per l'house organ del socialismo reale universale. Un conto è vedere che il Corriere apre una seconda breccia. Quasi timidamente (un notizione così, in prima pagina, aveva un titolinuccino così), ma in modo diretto e inequivocabile. Repubblica non si è fatta gli stessi scrupoli del Corriere: ha incassato il buco e ci ha aperto il giornale stamattina. Tanto da far sospettare un accodo sottobanco: scrivila tu, dai, che io la rilancio alla grande. A Repubblica una cosa del genere converrebbe, perchè sarebbe la certificazione non-comunista alla campagna anti-Papi. Ma forse sono io che ho visto troppi film.
Comunque, il re adesso è un po' più nudo, tipo l'ex-primo ministro ceco che andava in giro lancia in resta a Villa Certosa. Non c'è nulla di penalmente rilevante? Boh, può darsi. Il problema è che sarà la centesima cosa penalmente irrilevante, ma moralmente irritante, che questo quasi 73enne in trance agonistica ha fatto da quando ci governa. Io rispetto i meccanismi democratici ma rivendico il diritto di non farmene una ragione. Questo si fa le leggi per sè, nega le evidenze, ha uno stile di vita da emiro infoiato, dice le cose e le smentisce verso sera. Si circonda di gente tipo Ghedini, che nei riguardi di una donna pagata e invitata a corte parla del Berlusca come "consumatore finale" e quindi ignaro degli eventuali rigiri precedenti, pestando una tale serie di merde sostanziali e morali che bisognerebbe esiliarlo da questo paese pur farlocco che non ha bisogno di avvocati Terminator. Si circonda di un mondo dorato e di gente che non gli turba il paesaggio. Il direttore del Tg1, che una volta era un temuto e informatissimo cronista parlamentare, oggi assembla i notiziari a misura del sultano, di cui - in quanto collaboratore di Panorama, incarico che si ostina a non lasciare - è a libro paga direttamente tramite Mondadori, oltre che indirettamente tramite Rai.
Dicono le cose e poi dicono che non le hanno dette, bollano di comunismo qualsiasi critica, parlano per banalità e luoghi comuni. Adesso ci diranno che il Corriere sembra normale, ma è più a sinistra del Manifesto e quindi occhio, non fate pubblicità a questi stalinisti dell'editoria. E la gente gli dirà di tener duro e soprattutto di fare presto, chè dopo il tg c'è Beautiful, l'unico non-luogo del mondo dove la gente si incrocia peggio che in Sardegna.
08:34 Scritto da: settore in politica | Link permanente | Commenti (325) | Segnala | Tag: berlusconi, corriere della sera, repubblica, tg1, ghedini | OKNOtizie |
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05/05/2009
OGGI E' IL 5 MAGGIO
NAPOLEONE A SANT'ELENA
SETTORE A SANTO DOMINGO
Cioè, non vorrete che adesso mi metta a parlare del 5 maggio, sette fottuti anni dopo che ho preso quel dannato treno per Roma? Ha ragione Mourinho: il 5 maggio interessa solo alla Juve e a Tuttosport, che invece di occuparsi di cose serie (i cori razzisti o la Juve che va a catafascio) ha fatto mezza pagina di intervista a Poborsky, il diavolo se lo porti.
Continuerei invece ad occuparmi della prostituzione intellettuale e della sommarietà della professione giornalistica. Breve riassunto delle puntate precedenti: domenica pomeriggio, in piena fregola ibrahimoviciana, l'Ansa batte un dispaccio
(anni, dico, anni che volevo scrivere "batte un dispaccio")
in cui cita Settore4c eccetera eccetera e i commenti di quattro insigni lettori (che impressione leggerli in Ansa), Siobelo, Fortebraccio, Schifarteruft e Quintilia, sulla vicenda del "zitti e sucate" di Ibra. In effetti l'Ansa non poteva citarmi direttamente, perchè avevo postato solo la foto di Ibra zittente, niente testo. Quindi ha citato i commentatori. Occhei?
A questo punto l'Ansa entra direttamente nei monitor di tutti i giornalisti italiani e due testate - la Gazza e Controcampo - decidono di sfruttare tutto questo bendiddio. Controcampo confeziona un servizio a corredo del sondaggio serale, la Gazza ne fa un pezzo per il cartaceo di ieri, pagina 15.
Ora, potete immaginare quanto io sia stato contento di essere citato dalla Gazza, la mia cara vecchia Gazza, l'ex Bibbia oggi Gazzetty Fair, ma pur sempre quella teoria di fogli rosa che popola le giornate di noi maniaci. Ma il cronista, per dovere di sintesi, cosa fa? Mette in bocca al blogger (sarei io) il commento del commentatore (in questo caso, Siobelo) che peraltro, tagliato con l'accetta, non corrisponde più nemmeno tanto al pensiero dello stesso commentatore. Di sicuro non corrispondeva al mio, visto che nel post scritto l'altra sera (poco dopo la visita dell'Ansa, ahimè) ho sostenuto quasi l'esatto contrario. Ancora un copincolla e sarei diventato basso, biondo e juventino.
Quindi stanotte, al termine di una giornata tormentata, ho preso una decisione. Ho affittato un aereo privato e sono volato a Santo Domingo per una chiacchierata chiarificatrice con Siobelo. L'ho avvertito alla partenza, avvenuta ieri sera dall'aeroportino degli executive di Linate, durante un urugano, nell'esatto momento in cui la Rai trasmetteva la fiction su Mattei. Ho perciò volato con un mano sui coglioni e con l'altra sulla cloche (per risparmiare guidavo io) ma eccomi qui, a Santo Domingo. C'è il sole, temperatura di 29 gradi, una leggera brezza. Siobelo mi offre un Crodino al bar ristorante "Vecchia Domingo".
Bel posto. Cosa ci fai qui?
Sono di Milano. Secondo te cosa ci faccio qui?
Beh, non puoi ridurre il tutto a un mero paragone tra Quarto Oggiaro e Santo Domingo. E' come se io paragonassi Pavia alle Seychelles. Non ci sarebbe una ragione logica per cui io debba farmi divorare a vita dalle zanzare.
Senti, bello, vieni al dunque.
Sì, scusa. Ecco il dunque: come cazzo è che io, dopo anni passati a farmi il culo e a scrivere minchiate di pregio sul blog, la volta che finisco sulla Gazza mi vedo mettere in bocca una tua frase che manco condivido e con cui rimarrò negli archivi rosei di via Solferino?
E' stata la prima cosa che ho pensato, in effetti. Ma tu guarda se questo qua deve andare sui giornali e addirittura nelle notizie Ansa non per ciò che scrive, ma per le minchiate che scrivono i suoi lettori.
Eh!
Ma poi dai, non fare il piangina, ormai sei l'Orietta Berti dei blogger: sei dappertutto.
Orietta Berti? Vabbe', ti perdono. Senti, allora: cosa ci fai qua?
A Santo Domingo sono venuto sei anni fa per fotografare gnocche. Dovevo restarci solo 6 mesi e invece sono rimasto. Non fotografo più gnocche, ma perlomeno sono ancora ai Caraibi.
Ma tu sei fotografo?
Sì.
E a Milano non c'era più niente da fotografare?
A Milano fotografavo solamente tristezze, visto che lavoravo per l'Autorità Giudiziaria.
Minchia. E quindi?
Una volta che mi hanno proposto di lavorare in infradito, cosa avrei dovuto fare?
Infradito?
Infradito.
Senti, parliamo di Inter chè appena mi fanno il cherosene torno a casa.
L'Inter purtroppo è la mia malattia. Una malattia inguaribile che mi porto dietro da più di 40 anni.
A chi lo dici. Prima volta a San Siro?
Fu un disastro. Mi portò mio padre, avevo piu o meno 6 o 7 anni. Era un Inter-Juve e mi ruppi talmente i maroni che costrinsi mio papà a riportarmi a casa alla fine del primo del tempo.
Pazzesco.
Da quel momento i rapporti con mio padre non sono piu stati gli stessi.
Ci credo. E poi?
Sono convinto di essere stato punito severamente per quella cazzata: mio figlio minore è juventino.
Dio mio, è terribile.
Il destino a volte è veramente crudele. E proprio per questo sono dovuto scappare all'estero. Nessuno dei miei amici interisti mi ha mai perdonato il tragico errore di non essere stato capace di cambiare le attitudini delinquentesche di un ragazzino.
Dimmelo con cautela: e il figlio maggiore?
E' il mio vero vanto, è interista sfegatato.
Uh, meno male. Senti, io andrei. Ho lo slot. Mando il post con il mio Asus e decollo. Cosa facciamo con il Chievo?
Non so. Tu cosa dici?
Mah, vediamo. Sai che giorno è oggi?
Figa, il 5 maggio.
Non dire altro. Se torni a Milano chiamami, ti offro una spuma sui Navigli.
Ma chi paga l'aereo?
Boh. Al noleggio ho detto "Paolo Viganò".
Hasta la victoria.
Siempre. A proposito: siempre dritto?
Direzione est.
Vamos, come diceva Kit Carson. Ciao Siobè. (rumore di aereo che rulla)
10:50 Scritto da: settore in Inter, real life | Link permanente | Commenti (84) | Segnala | Tag: calcio, inter, settore, corriere della sera, santo domingo, gazzetta dello sport, ansa | OKNOtizie |
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04/05/2009
CICLONE VERONICA
RCS
(Rincorrere i Concorrenti e citare alla cazzo Settore)
Finire sulla Gazza è bello, ma finirci con una citazione molto parziale è meno bello. Ma ego te absolvo, Gazza: voi giornalisti avete l'esigenza della sintesi, e poi ieri in via Solferino dev'essere stata una giornata di merda, quelle giornate in cui il solo trovarsi in quello storico palazzo costituiva ragione di sfiga e di tormento, invece che di logico orgoglio, oltre che di eterno ringraziamento del Fato e del Culo.
Ora, proviamo a immaginarci il neo-direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli che in una mite domenica di inizio maggio, che poteva essere dedicata al riposo e alla consultazione dell'home-banking, scopre di buon'ora - lo immagino mentre qualcuno gli porta la mazzetta dei giornali su un vassoio d'argento, insieme a un croissant tiepido e a un flacone di Activia Bifidus Regularis - di avere preso un clamoroso buco da Repubblica e dalla Stampa.
"Veronica chiede il divorzio"
You know, sono quelle occasioni in cui senti lo spostamento d'aria (porte e cornette che sbattono) e i tuoi zebedei riportano quella sgradevole sensazione di provvisorietà. Volano telefonate come quelle di zio Peperone a Paperino, quando esce l'aria dalla cornetta oltre a moccoloni che rimbalzano anche dall'altra parte della strada.
"Veronica chiede il divorzio"
e il Corriere non ha un cazzo. Il Corriere: il giornale più importante d'Italia, il giornale di Milano capitale morale, il giornale di Milano città di Berlusconi e di Veronica, che ivi recitava quando il Berlusca la raggiunse in camerino per dirle, guardandole le tette, che recitava molto bene.
Il Corriere non aveva un cazzo neanche di Noemi, la ragazzina di Napoli che chiama Papi il nostro presidente del consiglio e lo invita al suo diciottesimo come fosse l'ultimo degli sbarbati, e lui ci va, santo cielo, ci va. E fanno due. Due buchi, due voragini nel giro di tre o quattro giorni, sull'unica notizia che gli italiani stanno leggendo in barba alla crisi, alla febbre suina e agli alibi di Alberto Stasi.
Non conoscendone ovviamente il minimo particolare reale e ufficiale, potrei però raccontarvi la domenica di Ferruccio De Bortoli e di Maria Latella, amica personale e biografa ufficiale di Miriam Bartolini in arte Veronica Lario, che però non ha saputo scrivere in tempo che
"Veronica chiede il divorzio"
Ecco: immaginatevi il direttore del Corriere che, di fronte a tutto questo sfacelo, va in ufficio, prende il telefono, chiama Berlusconi, si fa dire due o tre cose e scrive lui il pezzo. Scrive lui il pezzo. Fantastico: il Ferruccio che ti fa le analisi politico-economiche con i controcoglioni ridotto a fare il pezzo tipo Eva Tremila, giusto un po' più paludato (il significato, per i 300 e passa giornalisti del Corriere, è inequivocabile: "Se aspetto che lo scriviate voi 'sto cazzo di pezzo, muoio di vecchiaia al Parco Sempione"). Maria Latella, invece, me la immagino in una cella tipo l'abate Faria, dotata di attacco per il pc.
Quindi, ecco, capisco che alla Gazza abbiano risentito della cosa. Tanto che ieri pomeriggio
"Veronica chiede il divorzio"
era la terza notizia di sport, appena dopo il Milan e appena prima di Ranieri.
"Ranieri di Monaco?"
No, Ranieri della Juve.
19:12 Scritto da: settore in politica | Link permanente | Commenti (70) | Segnala | Tag: corriere della sera, ferruccio de bortoli, veronica lario, silvio berlusconi, maria latella, repubblica, la stampa | OKNOtizie |
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