16/07/2009
SANDRI E ALDROVANDI
UN MONDO DI MERDA
''lo abbiamo pestato di brutto per mezz'ora il ragazzo'' (dalla registrazione di una chiamata alla centrale)
Si continua a sproloquiare sul caso Sandri, ma io continuo a pensare che il vero scandalo sia una condanna a tre anni e mezzo per quattro poliziotti che, picchiandolo e tenendolo a faccia giù sull'asfalto in un marciapiede (quattro contro uno), nel settembre del 2005 hanno determinato la morte (ora lo dice anche una sentenza) di Federico Aldrovandi. Eccesso colposo (teniamo a mente la parola colposo). Il vero scandalo - uno scandalo di cui un Paese dovrebbe vergognarsi - è che per arrivare al processo (il solo aprire e portare a termine un'inchiesta e arrivare a un rinvio a giudizio) una famiglia abbia dovuto fare quello che ha fatto la famiglia Aldrovandi. Tipo diffondere la foto del cadavere del figlio per condividere il sospetto che Federico non fosse morto per Eds (Excited delirium syndrom), cioè dando fuori di matto, e per gli effetti di qualche droga assunta nella notte, ma anche per sindrome da soffocamento e qualche decina di manganellate prese dappertutto, molte in testa, dai poliziotti che lo avevano fermato una mattina presto in via Ippodromo a Ferrara. E' tutta scandalosa questa storia: i silenzi, le bugie. E la fatica, mi ripeto: la fatica. quattro anni di fatica non diretta a colpo sicuro ad ottenere la verità o la giustizia, ma solo a potere arrivare almeno a un processo regolare. La fatica, immane, di dover dimostrare che quella non poteva essere la foto di un ragazzo morto di malore.
E' stata tale la fatica che, il giorno della sentenza, ci sono stati abbracci e pianti di gioia in aula. Tutto è relativo, come direbbe Einstein. Tra il nulla (non doveva esserci nemmeno il processo) e tre anni e mezzo, certo, esultiamo per i tre anni e mezzo. Ma questa sentenza, esaminata e considerata a freddo, non è un po' uno scandalo?Determinare la morte di un ragazzo fermato, voglio dire, costa tre anni e mezzo. Costano tre anni e mezzo una serie di comportamenti "colposi" ed "eccessivi" ma che riportano a una precisa volontà: quella del poliziotto che di peso teneva Aldrovandi a testa in giù sull'asfalto, quelle mani che dirigevano il manganello sul corpo di un giovane immobilizzato che, esaurita la sfuriata, chiedeva aiuto. Chiedeva di smetterla. I colpi di manganello non partono per sbaglio. Una faccia non la premi sull'asfalto per sbaglio. Non dici le bugie per sbaglio. Non indaghi male per sbaglio.
Riflettiamo su quei tre anni e mezzo, e sulla vicenda di Ferrara, prima di essere apocalittici sulla storia di Gabriele Sandri.
Ora, sia chiaro: non c'è nulla che giustifichi il fatto che un ragazzo muoia colpito alla testa da una pallottola che arriva senza nessun motivo dalla pistola di un poliziotto. E non c'è nulla che giustifichi il fatto che un poliziotto, di fronte a un accadimento di cui non può percepire l'esatta dimensione, faccia anche solo il gesto di estrarre e puntare la pistola non verso il cielo. Ma, detto questo, sulla vicenda di Gabriele Sandri ci sono tali speculazioni e tali manipolazioni intellettuali che - come del resto dalla serata stessa di quella tragica domenica - non riesco ad accettare.
Facciamo una prova.
Proviamo a mantenere il luogo, quelle due aree di servizio di Arezzo. Mettiamoci una persona di qua, armata, e una persona di là. Confermiano il protagonista numero uno, il poliziotto. Ora cambiamo il giorno: non la domenica, facciamo un giovedì. E cambiamo il protagonista numero due, la vittima. Facciamo che su quella macchina che parte in sgommata, seduto al centro del sedile posteriore, ci sia un agente di commercio, o una prostituta, o un prete, o una casalinga, o un pensionato, o un commercialista, o un amministratore di condominio, o una sciampista, o un bordocampista di Sky, o un impiegato di concetto, o una hostess congressuale.
Sarebbe stata la stessa cosa? E sarebbe oggi, dopo la sentenza, la stessa cosa?
Io non sopporto, e non accetto, che la categoria del tifoso abbia una sua importanza specifica in questa faccenda. Se un poliziotto livornese uccide un rapinatore pisano, dobbiamo per caso scindere se lo ha ucciso in quanto rapinatore o in quanto pisano? E se un poliziotto uccide un ragazzo (per sbaglio, dico io: per stupidità, per eccesso) dobbiamo scegliere la categoria che ci piace di più? Non il dee-jay, non il ragazzo, ma il tifoso? E se quel colpo fosse partito un giovedì, e quella macchina fosse stata diretta all'outlet di Fidenza a fare incetta di jeans, e non a uno stadio di calcio, sarebbe stata la stessa cosa?
E se tra poco una pallottola vagante mi colpisce qui, sul coppino, cosa scriverete domani: che è morto un tifoso, quindi niente campionato, assaltiamo le caserme, facciamo un corteo con un milione di persone (500mila secondo la questura) per Settore morto ammazzato mentre scriveva un post?
Io vivo in un mondo in cui i poliziotti non uccidono i tifosi così, alla cazzo. Posso magari dire che sia più probabile (o vero) il contrario. O no? Eppure, in questo mondo, mi trovo a leggere tesi ardite, secondo cui un poliziotto ha ucciso un ragazzo in quanto tifoso, sapendo che in quella macchina c'erano dei tifosi, e perciò sparando ad altezza d'uomo a una macchina piena di tifosi, categoria invisa ai poliziotti quanto quella dei poliziotti è invisa ai tifosi, sapendo che poi lo Stato - in quanto servitore dello Stato stesso - me la fa sfangare.
Io vivo in un mondo (il mio piccolo, ingenuo mondo) in cui neanche nei peggiori incubi vedo un poliziotto, a cento metri di distanza e con reti e guardrail e sei corsie di autostrada in mezzo, estrarre la pistola e mirare e sparare per uccidere, o anche solo per mirare a una gomma come nei telefilm di Starsky e Hutch. Spaccarotella ha detto una cosa a cui credo, in un'intervista a Visto diffusa oggi: "Sono un cretino, non un Rambo".
E' vero. Un cretino.
Il problema è che a volte la nostra vita incrocia quella di qualche cretino. Qualche cocainomane al volante di un Suv, o qualche ubriaco fradicio che non ci vede mentre attraversiamo sulle strisce. Qualche imbecille che tira i sassi dal cavalcavia, o spara dalla finestra, o si suicida col gas nell'appartamento sotto il nostro, o ci scambia per un cinghiale mentre raccogliamo more dietro un cespuglio. Le vite di Sandri e Spaccarotella si sono incrociate una domenica mattina in due aree di servizio fronteggianti, poi sa il cazzo cosa è successo. La conseguenza è che un ragazzo è morto per una pallottola in testa, partita dalla pistola di uno che dovrebbe sparare solo in casi estremi, e non per fare il fenomeno davanti ai turisti giapponesi.
Sei anni sono pochi?
E' probabile di sì. E' morto un ragazzo di 25 anni per un colpo alla testa, c'è una sentenza che può riparare una cosa del genere? Ma cosa diciamo dei tre anni e mezzo dei poliziotti di Aldrovandi? E quali prove abbiamo per dire con certezza che Luigi Spaccarotella abbia volontariamente ucciso (cioè, abbia volontariamente sparato ad altezza d'uomo, comportamento che determina una forte probabilità di uccidere) Gabriele Sandri? E poi, tutti: perchè ci indigniamo all'ennesima potenza per Sandri e ci siamo indignati solo dopo numerose e insistite sollecitazioni per Aldrovandi, la cui storia è molto più scandalosa? Perchè non era un tifoso? Perchè non era domenica? Perchè stava tornando a casa a svaporare una notte di bagordi invece di andare a una partita di calcio?
Mi indigna, mi spaventa, mi inorridisce che nel ventunesimo secolo un poliziotto spari senza un vero motivo. Mi indigna, mi spaventa, mi innorridisce, mi rattrista profondamente che nel ventunesimo secolo si muoia uccisi da uno che per definizione dovrebbe proteggerti. Mi stravolge la storia di un ragazzo che torna a casa in una bara, così come quella di tutti i giovani (soldati, automobilisti del sabato sera, tossici, bravi ragazzi) che per qualche motivo tornano a casa in una bara, tanto più se vittime di un destino assurdo. Ma non ne posso più di leggere queste cose di poliziotti e tifosi, di vendette e rancori, di cortei e di mobilitazioni. Non ne posso più. Quando sento certe interviste sul caso Sandri, giro canale. Mi monta il sangue alla testa. E vi giuro che mi capita rarissimamente, quindi vuol dire che un motivo ci sarà. Nè la dichiarazione del poliziotto alla lettura della sentenza ("Piango di gioia") mi rende più facile il compito di affrontare con serenità questo argomento.
Sei anni sono pochi? Per una giovane vita sono pochissimi, nulla. L'assurda fine di una giovane vita è inquantificabile, e il comportamento del poliziotto è inqualificabile. L'omicidio colposo è un regalo? Parlando fuori dal diritto chissà, forse sì. Tecnicamente parlando, e rapportandola a caso Aldrovandi, io la trovo invece una sentenza coerente con i fatti accaduti e le leggi vigenti. Del resto, nel mio piccolo mondo, dove non dovrebbe mai accadere nulla, i poliziotti cercano di fare il loro lavoro e l'ultras è una categoria che compare e scompare nell'atto di passare dentro un tornello.
23:26 Scritto da: settore in opinioni | Link permanente | Commenti (176) | Segnala | Tag: gabriele sandri, federico aldrovandi | OKNOtizie |
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