29/11/2010
FIRENZE MARATHON
CORSO DI SOPRAVVIVENZA
Vedrai che non piove, vedrai che non piove, vedrai che non piove. Mentre mi rigiravo nel letto in preda alla mia tradizionale insonnia pre-gara. sentivo un rumore di scrosci d'acqua che non capivo se erano veri o frutto nella mia immaginazione, o magari sciacquoni di water indistinti. Invece erano veri. E alle sette e mezza, andando ad aspettare inutilmente il bus navetta (tutti gli spostamenti della giornata sono stati fatti rigorosamente a piedi, chilometri e chilometri da aggiungersi ai canonici 42,195), dopo quattro passi plin plin.
"Ti scappava da pisciare?"
No, iniziava a piovere. E non avrebbe più smesso, Quando alle cinque del pomeriggio sono ripartito da Firenze pioveva ancora. Ma alle cinque del pomeriggio la maratona era stata corsa, una bella pizza era finita nello stomaco e l'endorfina se la stava giuocando allegramente con l'acido lattico. Ma alle sette e mezza no, alle sette e mezza la giornata era appena iniziata (e quella prima non era di fatto mai finita: dormito un cazzo). E mentre verso le otto e un quarto stavo consegnando la mia borsa al deposito si è scatenato un acquazzone subtropicale che sarebbe continuato fitto per per un'ora. Nel frattempo - come migliaia di altre persone - sfoggio un elegante look Akuel-Amsa: un sacchetto tipo immondizia con sponsor, buchi per le braccia e cappuccio, aggeggio che di fatto mi salva la vita e mi consente di tornare in temperatura dopo la prima mezz'ora di corsa, durante la quale mi disfo del sacchettone senza nemmeno rallentare con un gesto alla Houdini.
Corro cercando un minimo di regolarità e di non fare caso all'ineluttabile. Non ho dormito e soffro terribilmente l'accoppiata freddo-pantaloni bagnati, che prima o poi - lo so, avviene regolarmente - mi produrrà i crampi. Continua a piovere e non faccio molto caso alle bellezze del percorso. Aspetto l'inizio della fine e ogni tanto mi si scollega il cervello. Fino al 30mo sono in bolla per fare 3h 45', che sarebbe quasi un tempone date le circostanze, ma inizio a rallentare. Al 32mo c'è un ponticello che se trovo l'archietetto lo impalo: pendenza del 302 per cento e, per la prima volta - di un tot di volte -, mi metto a camminare. Al 35mo mi raggiungono due amici con cui faccio conversazione per 500 metri prima di vederli andarsene con una facilità che non è più la mia. Mal di fegato, crampi, freddo. Negli ultimi sette chilometri perdo - lo dice il puntuale servizio di cronometraggio - trecento fottute posizioni. Mi superano ragionieri, commercialisti, pensionati, donne (un fottio) e uno in canottiera che mi umilia concettualmente.
Al che rimango aggrappato all'obiettivo minimissimo: scendere sotto le quattro ore. Ce la faccio per 45 secondi e va bene così. Nel tragitto dal traguardo al deposito borse trascorro uno dei quarti d'ora più sgradevoli della mia vita. Sono distrutto, fradicio e tira un vento gelido. Non arrivo mai a quel cazzo di container. A un certo punto mi si blocca completamente un polpaccio e non riesco più a muovermi, come se avessi messo i piedi nel cemento a presa rapida. Vengo pervaso da pensieri di morte per almeno trenta secondi, quando finalmente il polpaccio torna a dare segni di vitalità e muovo qualche passo incerto. Quando al telefono, mezzo assiderato, apprenderò che l'Inter stava vincendo 5-2, per alcuni attimi non riuscirò a mettere a fuoco i particolari di questa notizia, stupito dal fatto che l'Inter giocasse e che fosse in grado di metterne cinque. Il podismo, quando è estremo, di manda in pappa il cervelletto.
00:07 Scritto da: settore in podismo | Link permanente | Commenti (653) | Segnala | Tag: podismo, maratona, firenze | OKNOtizie |
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