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05/03/2012

INTER-CATANIA 2-2

BOH?

E' stato una specie di Hellzapoppin' nerazzurro, in cui sostanzialmente non si è capito un cazzo e non è cambiato granchè, se non che abbiamo fatto finalmente gol dopo 500 e rotti minuti (record negativo ognitempo) e fatto un punto in casa con il Catania, cosa - quest'ultima - che ci avrebbe fatto schifo solo qualche settimana fa e stasera dobbiamo - anzi, dovremmo - celebrare come l'inizio di un qualcosa che forse non ha nome. Infatti, che cos'è? Una ripartenza? Una rinascita? Un ritrovarsi?

Boh. Abbiamo solo avuto un po' più di culo di altre volte, quando non abbiamo trovato portieri che svenivano per una loffetta di sinistro. Abbiamo tirato fuori i coglioni, ma solo per un terzo di partita, e comunque in una situazione di generale disordine e, tecnicamente, di controvalore zero. La triste costante è l'errorino arbitrale (fuorigioco di due metri nel raddoppio del Catania) (e beh!) che in ogni partita complica una situazione già di per sè allucinante. Tutto il resto, però, resta preoccupante come prima, o più di prima, come direbbe Tony Dallara. Anche oggi, per 60 lunghi minuti, abbiamo fatto peggio di ogni partita precedente. Un baratro pazzesco.

Gente che gioca per conto suo, gente che tira alla cazzo, gente fuori ruolo, gente fuori di testa: una roba che a un certo punto mi ha fatto venire un attacco di panico, un incubo a occhi aperti in cui mi apparivano Juve Stabia, Frosinone e lo Stadio Brianteo. Una partita talmente devastante, come molte di quelle che l'hanno preceduta, che alla fine non ho il coraggio fisico e intellettuale di appellarmi nè alla sfortuna nè alla penosità degli arbitraggi. Un'Inter così  ci ricaccia nei nostri peggiori ricordi. Un'Inter così fa schifo, oggettivamente. Un'Inter così possiamo far finta che potesse vincere 3-2, se non ci ricordiamo che il Catania poteva farcene almeno altri tre. Possiamo dipingere di mourignano il forcing finale, ma è stato un arrembaggio inguardabile. Tipo quei brutti film di azione che ti sparano adrenalina, ma poi li riguardi e dici: ma che cazzo è 'sta roba?

Mi ero autoconvinto che la squadra stesse facendo di tutto per far fuori Ranieri, come con Gasperini a Novara. La reazione finale mi smentisce e ne sono contento, per carità. Però:

a) una buona parte del difetto sta proprio nel manico. La gestione degli schemi e dei giocatori è sempre più incomprensibile e naif. La formazione del primo tempo prevedeva scientemente la presenza di una serie di giocatori in un ruolo che non era il loro, senza che questo fosse giustificato da chissà quali emergenze. E i giocatori in panca erano più in forma di molti di quelli in campo, tanto che ognuno dei tre cambi ha sortito effetto. Non avrebbe potuto sbagliare i cambi, a parte chessò, dentro Juan Jesus e fuori Milito, oppure dentro Zarate e fuori Julio Cesar.

b) siamo arrivati al punto di far fischiare da mezzo stadio Cambiasso. Questo è un errore grave. Cambiasso e/o Zanetti in questo stato di forma si lasciano in panca, o magari a casa con una scusa qualsiasi. Due monumenti possono essere vecchi, fuori forma o far cagare. C'est la vie. Due monumenti bisogna avere le palle di gestirli in un altro modo, per loro e per noi. Se si arriva al punto che mezzo stadio esasperato fischia Cambiasso al momento del cambio, non è proprio tutta colpa del mezzo stadio in questione.

c) insomma Ranieri, oggettivamente, è un allenatore da esonerare. Ma lo scrivo senza crederci, o forse senza volerlo davvero. In questa situazione così bacata, con questa squadra così allo sbando di testa, non so bene cosa sarebbe giusto o sbagliato. Anche questo è grave, per conto mio.

d) e infine, basta con queste panzane sulla squadra splendida in allenamento e sul gruppo unito. Ma l'avete vista la faccia di Pazzini al gol di Milito? Sembrava gli avessero appena rigato la macchina. E Sneijder? E certi occhi da marsupiale?

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00:36 Scritto da: settore in Inter | Link permanente | Commenti (143) | Segnala | Tag: inter, catania, forlan, milito, cambiasso | OKNOtizie |  Facebook

13/02/2012

INTER-NOVARA

PRIMA O POI DOVEVA FINIRE

E' stata una partita che mi ha fatto tornare giovane, quasi bambino. L'oratorio. Quel posto in cui raggruppavi una dozzina di ragazzi in mezzo al campetto, facevi le squadre e poi giocavi – appunto – un calcio oratoriale, quelle partite tiro-a-segno da “vince chi arriva prima a cinque”, e allora tiravi da qualsiasi posizione, senza alcun criterio che non fosse quello di arrivare in fretta a cinque, in fretta perché veniva buio, o perché oltre una certa ora il campo era prenotato, o perché il prete doveva chiudere, o perché la nonna ti aspettava per cena, o perché volevi fare almeno un gol di quei cinque lì, almeno uno, tirano tutti e io no?

E' stata anche una partita che mi ha riportato indietro di otto anni, 18 gennaio 2004, Inter-Empoli 0-1, una classica partita del non ritorno. Fu dopo quella allucinante sconfitta, con un gol al 91' di Rocchi (un altro Caracciolo), che Moratti si dimise lasciando il timone a Facchetti. La partita con il Novara non è stata meno grave, meno pesante, meno squassante di quell'Inter-Empoli. Non succederà nulla perché Inter-Empoli fu il culmine negativo di 15 anni di inutili e disperate attese, mentre Inter-Novara è il culmine negativo di un periodo breve e senza patemi, che segue il quinquennio delle grandi abbuffate – e forse la pancia piena è uno dei problemi.

Mi aspettavo qualche dichiarazione più contrita e più angosciata. No Ranieri, non mi venire a dire che non puoi rimproverare niente ai tuoi ragazzi, non mi venire a dire che le hanno provate tutte per vincere. Tirare duecento volte alla cazzo da venti metri non è provarle tutte: è provare la stessa inutile cosa per tutta la partita. Al netto degli errori dell'arbitro (due rigori negati sullo 0-0 probabilmente avrebbero cambiato la partita), e al netto della traversa di Sneijder (beh, capita) e della incredibile parata di scroto sulla girata del Pazzo (beh, concediamo anche al Novara il lusso di avere un portiere), questa partita un mese fa l'avremmo vinta 8-1, mentre oggi l'abbiamo persa in maniera triste, incaponendoci a fare le stesse cose a ripetizione, in un tipico schema mentale che non porta a nessun risultato se non quello di ammosciarti progressivamente, con il nervosismo che sale, la confusione che ti perfonde, tra uomini messi un po' così, alla carlona, tipo un Forlan a fare i cross, per dire.

Oggi l'Inter è questa, è una squadra che vive di serialità: se va bene sciambola, se va male si perde in casa con chiunque. Una squadra che non ha certezze e che si esalta o si dissolve in alternanza e senza apparente spiegazione. Siamo come certi giocatori di basket che non sono bravi a difendere e nemmeno tanto ad attaccare, ma tirano bene le bombe. Magari hanno l'X-Factor e ne fanno trenta a partita quando gli gira, e magari la volta dopo spadellano cinque volte e li richiamano in panca per la disperazione. Giocatori di cui ti ricordi le volte che fanno trenta punti, certo, ma che sono irrimediabilmente scarsi. Giocare a basket non è (solo) tirare bombe, sennò basterebbe allenarsi al luna park.

Inter-Novara segna un momento importante nella storia dell'Inter. Basta, vi prego, con il passato. Basta parlare del Mou che avrebbe messo sei punte, basta parlare di un'altra Inter che avrebbe vinto con una gamba sola e avrebbe segnato tre gol negli ultimi due minuti. Oggi l'Inter ha girato pagina, ufficialmente, irreversibilmente. Da oggi l'Inter è un'altra cosa e non c'entra più nulla con quella cosa là. E' una squadra che ha un'altra dimensione, altri obiettivi, altri occhi, altri cuori, altri piedi, altre teste pensanti, altri obiettivi, altri limiti. Magari adesso ne imbrocca ancora dieci di fila, certo. Magari no. Ecco, anche noi tifosotti, vi scongiuro, entriamo in un'altra dimensione, quella del magari no. E' finita un'era, ne è iniziata un'altra. Zeru tituli, stavolta tocca a noi. E chissà per quanto.

inter, novara, ranieri, forlan, caracciolo

23/01/2012

INTER-LAZIO 2-1

GIOCATO IL JOLLY

Vittoria che vale doppio per un sacco di motivi:

1) Avevano già vinto Juve, Milan, Udinese e Roma, e anche solo un pareggio (che pure ci sarebbe stato, era pur sempre la Lazio, una delle quattro squadre che ci precedeva) avrebbe significato perdere due punti da ognuna.

2) Scaliamo una posizione ed entriamo nelle prime quattro. Soltanto un mese e mezzo fa, la sera di Inter-Udinese, avevamo 9 punti dalla Lazio.

3) E' la settima vittoria consecutiva in campionato, la nona nelle ultime dieci partite, l'ottava consecutiva considerando la Coppetta. Sono - diciamo così - cose che fanno bene al morale.

4) E' sostanzialmente una vittoria immeritata, come tutti hanno onestamente ammesso, e a volte bisogna vincere anche così, con un po' di culo, giocando male, faticando. E' come vincere all'ultimo minuto: passa tutto.

5) E' stata una partita che ha dimostrato per la trilionesima volta che abbiamo bisogno come il pane di un centrocampista forte. Fuori Motta e Stankovic, la coperta si è dimostrata cortissima, praticamente uno scialle. Ranieri ha una serie di opzioni - anche in piena corsa, come stasera - sulle fasce, ha un Ranocchia dietro i due Bronzi, ha un cambio per Sneijder. E stato miracoloso salvare il culo - addirittura vincere - contro una squadra che pressava di brutto e prendeva costantemente l'iniziativa (anche se alla fine hanno avuto tre palle gol, mica tremila). Poi là davanti vabbe', adesso va tutto bene e ci scordiamo i recenti guai. Ma in panca abbiamo l'Inutile, mentre quel biondo uruguagio, adesso non mi viene il nome, massì, quello coi boccoli, vabbe', poi mi verrà... Farfan, ecco, Farfan. Speriamo che si rimetta in piedi Farfan, volevo dire, sennò se viene il mal di pancia al Principe sono cazzi.

Per il resto, tutto sta tornando come ai vecchi tempi. Gente che segna in fuorigioco dopo assist in bagher: niente. Uno stinco di Pazzini spalle alla porta invece diventa fuorigioco tutta la vita, ma come si fa a non vederlo, e blablabla. E poi mezz'ora di moviola sul mani di Lucio, per poi ricordare - dopo un bel po' - che il gioco era fermo. Ma va bene così, è il rumore dei nemici, è un tornare a certe atmosfere. Vincere facendo cagare diventa un'assoluta sciccheria, un tocco da maestri, una ciliegina sulla torta, un apostrofo rosa tra le parole t'acchiappo.

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14/12/2011

GENOA-INTER 0-1

ZITTI E PEDALARE

Proprio nel momento in cui Ranieri dice forse la cosa più giusta da quando è arrivato all'Inter - "Zitti e pedalare", in relazione alle troppe chiacchiere e alle troppe tabelle che abbiamo fatto negli ultimi due mesi invece, appunto, di stare zitti e pedalare -, stanotte mi verrebbe voglia di stare poco zitto e di parlare un po' di un'Inter che appare nuova, un'Inter che finisce battagliando e correndo invece che - come recente tradizione - con la lingua fuori, un'Inter che rischia il fisiologico e crea tanto, un'Inter che magari non fa il futbol bailado ma intanto segna la quarta vittoria nelle ultime cinque di campionato, e io metterei quindici firme a continuare con questo andazzo, 12 punti (e due reti subite) ogni 5 partite, cazzarola, avercene.

Qualche entusiasmo bisogna frenarlo. Tipo: abbiamo vinto contro quattro squadracce e perso contro l'unica squadra decente. Vero, però i motivi per sorridere ci sono. Per esempio: avere visto in campo giocatori che ormai pensavamo fossero morti, cremati e con le ceneri disperse alla Pinetina in una fugace cerimonia ai lati del campo da golf. E invece no, ci sono, deambulano, sono vivi, e con Poli abbiamo un'opzione in più in mezzo, e con Forlan ne abbiamo una importantissima in più in attacco, dove Zarate finalmente scalerebbe di un posto verso la tribuna e l'uruguagio potrebbe darci qualche soddisfazione succosa (in una ventina di minuti scarsi ha fatto un paio di cosette al bacio). E tenendo conto che ci sarebbero anche Maicon e Sneijder, beh, non potremmo che migliorare.

Ma la cosa strabiliante è stato il finale. Abituati a vedere gente trascinarsi per il campo, crollare per i crampi e vagolare in stato di morte presunta, assistere a qualche sgroppata dopo l'ottantesimo minuto è stato bellissimo, come accorgersi che Alvarez sembra sì nato per farci incazzare, ma ha in canna i colpi che a molti altri mancano.

Adesso basta, zitti e pedalare. Non cambia nulla. Siamo a meno 8 dal terzo posto e a più 8 dal terzultimo. Siamo sesti, ma è un sesto posto fake, bisogna considerarlo ingannevole. Le quattro davanti sono lontane e sono, soprattutto, quattro. Troppe. Per riagganciare il treno ci vorranno due coglioni così, che per ora abbiamo sfoderato solo random. Meglio procedere a gruppi di cinque partite, come l'ultimo. Nel prossimo gruppo ci saranno Milan e Lazio, e lì si parrà la nostra presunta nobilitate. Al giro di boa ne riparliamo.

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05/12/2011

CRISI INTER

IL CONFUSIONIZZATORE

Non pensavo che ci saremmo trovati anche con il problema allenatore. Non lo pensavo in assoluto, figuriamoci così presto. Erano già chiare le altre faccende - quelle della gente logora o intristita, del mercato a impatto zero, del ciclo finito - ma pensavo che dopo la risoluzione dell'equivoco Gasperini, pur pagato a carissimo prezzo (due mesi buttati nel cesso), almeno la questione della guida tecnica e morale della squadra si potesse dire risolta. E invece no, il problema esiste. Va premesso: non è mica tutta colpa sua, per carità. Non è colpa sua se gli rubano una partita-chiave come Inter-Napoli, non è colpa sua se il centravanti sviene battendo un rigore al novantesimo, non è colpa sua se mezza squadra fa cagare di suo e non per scelta tecnica. Però la partita con l'Udinese ha smascherato Ranieri.

Quello che avevamo salutato come il Normalizzatore - colui cioè che dopo Gasperini doveva riportare la squadra a fare le cose che sapeva fare a memoria, le cose normali appunto - si sta rivelando il Thinkerman di Chelsea. L'Aggiustatore non nel senso che speravamo noi - che rimettesse in piedi la baracca e stop - ma nel senso in cui amavano prenderlo in giro a Londra: l'Aggiustatore perché spesso faceva e disfaceva, iniziava con un modulo e finiva con un altro, faceva cambi un po' astrusi. Aggiustava, appunto. E spesso in corsa. Che è quello che è successo con l'Udinese e che è successo spesso in questi suoi tre mesi scarsi di gestione.

Tutto questo, naturalmente, va considerato al netto degli infortuni. E Ranieri, che ne ha dovuti fin qui gestire una caterva, è perennemente costretto a fare il Thinkermam, ci piaccia o no. Ma l'avere continuamente cambiato modulo per adattarsi agli infortuni e soprattutto (e purtroppo) alla squadra che si andava ad affrontare (un atteggiamento passivo che non paga quasi mai) ha negato certezze a una squadra che era uscita dal periodo gasperiniano in crisi di identità. Gli schemi non me li ricordo nemmeno più, tanti ne ha fatti. Gli si chiedeva un 4-3-1-2 per farci stare tranquilli, ma poi ha tirato fuori dal cilindro robette del tipo 4-1-4-1, 4-3-3, 4-2-3-1 fino al 4-4-2 con l'Udinese con dentro uno stuolo di esterni o presunti tali che nemmeno Cuper.

E alla fine con l'Udinese è andato in confusione totale pure lui, l'Aggiustatore, continuando a inserire tacòn peggio di ogni precedente buso fino all'apoteosi finale. Una fregola aggiustatrice in cui Ranieri si è dimenticato di aggiustare le cose vere e ha proceduto per tentativi fantasiosi o incomprensibili, tanto da confessarlo lui stesso: mettendo Zarate ho perso la partita. Vabbe', almeno è onesto.

A mister Thinkerman, peraltro, vorrei girare alcune domande rimaste inevase e che mi ronzano in testa da sabato sera.

1) Milito e Pazzini non solo non possono giocare insieme, ma in questo momento fanno clamorosamente cagare singolarmente. Come hai fatto, Aggiustatore, a tenerli in campo 90 interminabili minuti? Zarate, giocatore già inutile di suo, non è meglio metterlo dentro nel suo ruolo vero? Castaignos, che in teoria doveva essere carico come una molla dopo aver fatto un gol da tre punti nella partita precedente, pur con tutte le sue timidezze non sarebbe stato comunque meglio di uno dei due cadaveri? Non gli si poteva far giocare mezz'ora? Se non gioca mezz'ora dopo avere segnato un gol e in una partita in cui i due attaccanti titolari fanno vomitare, quando gioca?

2) A proposito di giocatori al posto giusto, abbiamo scoperto di avere un giocatorino - Faraoni - che ogni tanto si potrebbe mettere dentro a fare il suo ruolo, l'esterno di difesa: corre, sembra lucido, crossa bene. No, per dire: invece di far giocare diciassette ruoli diversi a Zanetti, o far giocare esterni di difesa che non si sentono tali, che non se la sentono, che fanno cagare (ne abbiamo varie tipologie), non si può far giocare ogni tanto questo Faraoni?

3) Potete dire a Faraoni o ad Alvarez di tingersi i capelli di biondo? Sono fottutamente uguali. D'accordo, uno corre e l'altro fa finta, ma non sempre riesci a cogliere la differenza.

4) A proposito di Faraoni: come mai un ragazzo dopo un'ora ha i crampi? E come mai un altro bambino, Coutinho, è perennemente infortunato ai muscoli? Che problema c'è? Ci hanno fatto la fattura, o qualcosa non va?

5) Perchè hai messo Alvarez esterno del 4-4-2? Infatti lo hai tolto fottendoti un cambio. Perché non hai invece aggiustato uno schema da 0-0 fisso (quei due davanti non avrebbero segnato nemmeno contro la formazione Berretti dell'Udinese)  accentrandolo per cambiare modulo, nella speranza - ok, lo so, è una pippa - che magassi uscisse qualcosa da quel sinistro? Perché lo hai sostituito con Nagatomo, che già non è un genio della tattica e per giunta lo hai messo in una posizione dove lo avevamo (purtroppo) già visto? A cosa pensavi quando hai tolto Faraoni e messo Zarate? No, seriamente: a cosa pensavi?

6) Nel nostro centrocampo lacero e contuso, che ha un'autonomia di 50 minuti a essere larghi, che non ha cambi perchè son tutti rotti, perchè non metti Poli? Mica subito, ma va'. Alla Thinkerman: in corsa. Se non gioca quando Sneijder, Muntari, Obi e Coutinho sono fuori, Cambiasso è allo stremo, Stankovic è un pianto e Zanetti è disperato (e poi espulso), ma quando gioca? Ah già, scusa, i cambi li avevi finiti. Ne avessi azzeccato uno, però.

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(nell'indecisione se l'immagine simbolo dello sfascio dell'Inter sia Pazzini che cade calciando un rigore o la prima espulsione di Zanetti, io ne propongo una terza: un attaccante lautamente pagato e praticamente mai visto gioca a tennis in orario di lavoro)

 

01/09/2011

LA NUOVA INTER

AND NOW?

Nel ricordare che da questo mercato usciamo privi di tale Samuel Eto'o, quindi più poveri a prescindere, diciamo che negli ultimi tre o quattro giorni le cose si sono abbastanza sistemate. Tipo che possiamo mettere Forlan e Zarate nelle caselle che fino a una settimana fa erano teoricamente riempite da Pandev e Alvarez. Insomma, mi sento un po' più a mio agio. A centrocampo continua a non arrivare il campione e i nostri grandi centrocampisti, inesorabilmente, a ogni giro di boa segnano un anno in più: però Poli va bene, così come Obi, sperando che i vecchietti reggano. Io avrei dato Coutinho in prestito a qualcuno che lo faccia giocare. Ma forse lo tengono per fare il trattamento insieme ad Alvarez: sette chili in sette giorni - il contrario di Marin - perchè non vengano spazzati via alla prima ancata.

La rosa l'abbiamo aggiustata (anche se il contratto a Zarate con bonus-assist dice da solo molte cose). And now? La palla passa a Gasperini, che adesso qualche pedina compatibile ai suoi schemi mentali ce l'ha. Io non sono per niente tranquillo: se dieci mezze frasi di Moratti costituiscono una prova, sento tirare da Appiano Gentile una sottile arietta beniteziana. Da una parte, un allenatore che (anche di fronte a qualche piccola evidenza) non recede dai propri ideali. Dall'altra, una società che sembra non conoscere bene l'allenatore che ha preso. Gasp è più fortunato: gli acquisti glieli hanno fatti a fine agosto. Ora vediamo, ma c'è qualcosa che non torna, tipo cosa ne sarà di Sneijder, l'uomo-mercato del 2012.

Poi, sant'iddio, sarebbe anche ora di vedere una partita con i punti in palio per fare un minimo di ragionamento, non se ne può più di questa virtualità. L'Inter l'abbiamo vista giocare una partita ufficiale ormai quasi un mese fa, in un contesto che - come si è poi dimostrato - non contava un emerito cazzo. Ancora 10 giorni da far passare così, facendo congetture, formazioni, fantacalcio. Due palle così non me le ricordo.

inter, calcio, serie a, calciomercato, zarate, forlan

 

31/08/2011

CALCIOMERCATO

IL RETROSCENA

Non è mica vera la storia dei 10 milioni cash per Palacio. E' che la Gazza ha insistito così tanto a mettere Alvarez titolare nello schemino della pagina del mercato, che alla fine a Branca sono girati i maroni e ha preso Forlan e Zarate così, per sfizio.

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