26/04/2011
HAUTE POLITIQUE
L'ALTERNATIVA
Praticamente è andata così. Gli hanno detto: 'scolta, vuoi governare in maniera mirata e bombardare la Libia alla cazzo, oppure vuoi governare alla cazzo e bombardare la Libia in maniera mirata? E lui ha scelto la seconda, con grande senso di responsabilità. E poi, sia chiaro, nessuno bombarda nessuno: si tratta solo di puntare missili molto precisi su obiettivi militari, lanciarli e ivi farli esplodere. Bombardare, tzè, la solita propaganda. Cioè, dai, siamo seri: lanciare un missile è bombardare? Ahahahah, comunisti di merda.
(nella foto, Sarkozy posa a fianco del cartonato di Berlusconi)
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20/03/2011
LA GUERRA
LO SPETTACOLO STA CONTINUANDO
The show must go on. Negli ultimi 10 giorni è stato proprio così. Le spettacolo sta continuando, in effetti, com'è nelle cose. E' continuato mentre in Giappone succedeva l'apocalisse ed è continuato anche stasera, che si faceva zapping tra Palermo e Bengasi con sin troppa naturalezza. E quindi esulti al fischio finale di un Palermo-Milan (!) sul canale 201, proprio mentre sul canale 100 scorre il rullo dei Cruise lanciati verso chissà dove e si succedono dichiarazioni che fanno accapponare la pelle.
"Potrebbe non servire".
Ecco, questa è la frasetta con cui il nostro premier, che solo qualche mese fa baciava le mani e lasciava piantare tende a Roma a Gheddafi, liquida la faccenda dell'intervento italiano in quella che da poche ore, volente o nolente, è una guerra. Mentre La Russa gioca a Risiko e Napolitano dice che l'Italia farà quel che deve fare, Berlusconi - riferendosi all'intervento diretto dei nostri aerei nelle missioni sulla Libia - dice:
"Potrebbe non servire".
E certo, Silvio, certo. Potrebbe non servire. Speri di sfangarla. Devi bombardare il tuo socio in affari, devi dichiarare guerra alla tua copia-carbone in salsa africana. E quindi ti capisco.
"Potrebbe non servire".
Ecco lo statista, ecco il profilo, la statura, la dimensione, la grandezza dell'uomo che governa questo povero paese. Bravo Silvio, speriamo che stanotte francesi e americani facciano il lavoro sporco, così in effetti
"Potrebbe non servire".
La guerra è un orrore, quello che sta succedendo in queste ore è una sconfitta. E' sabgue, è morte. Questo sì, caro Silvio, è terrore morte e distruzione. Questo, non i giudici comunisti. Guarda il canale 100, dai, resta sintonizzato, stay tuned. Sei il presidente del Consiglio, santiddio. C'è la guerra, è un sabato sera diverso, mi rendo conto. E noi - noi, poveracci, noi pecoroni come quelle 500 zoccole che a pagamento andavano a sentire le lezioni sull'Islam da un dittatore accolto con tutti gli onori in Italia - abbiamo un premier che dice tre parole, di cui una è un condizionale.
Io mi vergogno di quest'uomo. E dopo una settimana di seghe sull'Unità, io mi vergogno di un paese che elegge, sostiene e magnifica quest'uomo. 150 anni buttati nel cesso. Scoppia una guerra e il presidente del Consiglio dice:
"Potrebbe non servire".
Mi vergogno ma non mi stupisco. Del resto, mentre qualche settimana fa Gheddafi cominciava a massacrare i suoi connazionali, Berlusconi aveva detto:
"Non lo chiamo per non disturbare".
Sì, fa ridere. Purtroppo fa ridere. E' giusto così. Il governo italiano oggi è formato da Berlusconi e da quelli come lui, dai La Russa che non vedevano l'ora di essere ministri della Difesa in tempo di guerra, e dai Bossi che fanno una dichiarazione contro la guerra - quindi, contro gli alleati - ma con una motivazione altamente umanitaria:
"I patti non erano questi, adesso arriveranno milioni di libici".
Sul fatto che ci si massacra e si bombarda a una manciata di chilometri dal nostro bel suolo no, niente. Adesso ho sonno e domani ho una mezza maratona. Copincollo dal Corriere.it dello scorso 28 agosto. Così, giusto per non far finta di non capire perché si baciano mani e si leccano culi, e poi si dichiara:
"Potrebbe non servire".
La premiata ditta Gheddasconi ha una caratteristica tutta sua. Gli affari diretti tra i due sono pochissimi. Anzi, solo uno: Fininvest e Lafitrade, uno dei bracci finanziari di Gheddafi, hanno entrambe una quota in Quinta Communications, la società di produzione cinematografica di Tarak Ben Ammar, l'imprenditore franco-tunisino tra i principali fautori dell'asse Arcore-Tripoli. Il grosso del business si fa per altre strade. Il Colonnello ha messo sul piatto un po' del suo tesoretto personale (i 65 miliardi di liquidità di petrodollari accumulati negli ultimi anni). Il Cavaliere gli ha spalancato le porte dell'Italia Spa, sdoganando la Libia sui mercati internazionali ma pilotandone gli investimenti ad uso e consumo dei propri interessi, politici e imprenditoriali, nel Belpaese. In due anni Gheddafi è diventato il primo azionista della prima banca italiana (Unicredit) con una quota vicina al 7% (valore quasi 2,5 miliardi) e grazie allo storico 7,5% che controlla nella Juventus è il quinto singolo investitore per dimensioni a Piazza Affari.
00:21 Scritto da: settore in calcio, calcio minore, Inter, politica, real life | Link permanente | Commenti (216) | Segnala | Tag: calcio, milan, palermo, gheddafi, berlusconi, guerra, libia | OKNOtizie |
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25/02/2011
GHEDDAFI
10:01 Scritto da: settore in calcio minore, Inter, politica | Link permanente | Commenti (40) | Segnala | Tag: gheddafi, inter, milan, juventus | OKNOtizie |
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13/06/2010
LEADER
DICHIARAZIONI DISTENSIVE
''La politica corrotta seguita da questa mafia mondiale deve essere combattuta e la combatteremo regolarmente. La Fifa tenta di fare rinascere la schiavitu' comprando giocatori di paesi poveri per metterli in campi di paesi ricchi e venderli successivamente. Con i miliardi che guadagna da questo traffico degli esseri umani, la Fifa dovrebbe aiutare i paesi poveri ad accogliere la Coppa del mondo''
(Mouammar Gheddafi, oggi, durante il discorso pronunciato in occasione del quarantesimo anniversario dello sgombero delle truppe americane dalla Libia)
17/11/2009
GHEDDAFI
IL PRESTIGIO INTERNAZIONALE DELL'ITALIA
Io non so se voi ne avete letto in questi giorni, e non so se anche voi, come me, avete capito proprio tutto di quello che leggevate, o se ogni tanto vi davate un pizzicotto o vi stropicciavate gli occhi (tra l'altro esponendovi all'influenza suina) o cercavate qualcuno intorno a cui far leggere la stessa cosa chiedendogli se era proprio così.
Comunque riassumo.
Muammar Gheddafi, anzi, Muʿammar Abū Minyar al-Qadhdhāfī, il leader libico (è la giusta dizione, così, un po' vaga: lui non ha alcuna carica ufficiale che gli derivi da alcun processo democratico, quarant'anni fa ha guidato il colpo di stato contro re Idris, noto juventino, e da allora è riconosciuto internazionalmente come massima autorità del suo paese) (io questa cosa la trovo meravigliosa, a suo modo), vabbe', dicevo, Gheddafi viene a Roma a fare non si sa bene cosa. Sì, vabbè, una capatina al vertice della Fao (giusto per registrarsi tra i presenti) e un incontro più o meno privato con Berlusconi.
Ecco, faccio una pausa. Queste sono le foto dell'incontro con Berlusconi. Tra lifting e cerone e tintura per capelli, sembra di assistere a qualcosa di irreale, a una fiction, o forse a un cartone animato. Sembra una stretta di mano tra Renato Balestra e Roberto Cavalli, oppure tra Tom Mix e Paperoga, oppure tra Batman e il Signor Bonaventura, non so se mi spiego.
Nel mentre, lascia la villa di via Caldonazzo dove ha dormito due notti (non in tenda, pare), e con trenta macchine di scorta (non è la mia solita battuta del cazzo. Trenta, 30), va in centro a Roma (con trenta macchine) (più i Nocs più 50 agenti dell'antiterrorismo) a prendersi un caffè.
Guardate che è tutto vero. Leggete Repubblica o il Corriere di oggi.
Blocca via Veneto con la sua carovana di sicurezza e fa una passeggiata, scortato dal mezzo esercito di cui sopra che lo scherma fisicamente e anche telematicamente (mentre passava lui, per dire, non prendevano i telefonini). Le vie dello shopping, Trinità dei Monti, e infine piazza San Lorenzo in Lucina dove prende il caffè. Poi in via del Corso, dove lo aspettavano le macchine mentre intorno era il caos. E se ne va.
Mentre continuo a non capire il motivo della sua presenza a Roma (presenza un po' invasiva, peraltro), arrivo al dunque. La sera, nella villa di via Caldonazzo (nome che evoca una figa), il leader libico per due sere di fila (o forse tre, non ho capito bene) ha tenuto una conferenza di fronte a 200 fighe (mi scuso per l'eccessivo ricorso alla parola figa), assoldate tramite l'agenzia Hostessweb. Qui ho cominciato ad avere forti difficoltà di concentrazione. Un leader politico viene in Italia e assolda 200 fighe alla volta a cui parlare di cose serie, tipo la religione e la situazione internazionale. Parlo di fighe non in senso lato: le ragazze sono state richieste tramite agenzia perchè dovevano essere (così stava scritto nel contratto) alte almeno 1,70 senza tacchi, vestite in abbigliamento fashion o da sera (no jeans, no minigonne, no smandrappate), addestrate a non avere contatti con giornalisti nè prima nè dopo, però incoraggiate a contattare amiche e conoscenti di pari caratteristiche per le serate successive.
Appuntamento in via Veneto. Arrivano i pullman, le fighe salgono destinazione Caldonazzo (vedi il lik sopra, la seconda parte della gallery). A tutte le partecipanti è stato regalato un Corano. Le ragazze dovevano prepararsi un'eventuale domanda da porre a Gheddafi, che a qualcuna ha risposto e a qualcuna no. Al momento del commiato, con gentilezza, le ha invitate a convertirsi all'Islam. Non c'era la cena. Le fighe, riportate dopo mezzanotte in via Veneto, si sono arrangiate al McDonald's. Non c'erano nemmeno gentili omaggi, a parte il libro.
Mentre cercavo di capire il perchè di tutto questo, che ancora mi sfugge, mi chiedevo anche se una cosa possibile (a un Gheddafi piuttosto che a un Putin o a un qualsiasi altro leader riconosciuto) sarebbe possibile da un'altra parte. Negli Stati Uniti, o in Germania, o in Francia. In Italia sì, è possibile. Il mondo ride? No problem, alzo il volume delle cuffie.
15:38 Scritto da: settore in politica | Link permanente | Commenti (46) | Segnala | Tag: gheddafi, berlusconi, roma, hostessweb | OKNOtizie |
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04/09/2009
MILAHAN
12:17 Scritto da: settore in calcio minore | Link permanente | Commenti (30) | Segnala | Tag: calcio, milan, serie a, berlusconi, galliani, gheddafi, libia | OKNOtizie |
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10/06/2009
GHEDDAFI
ECCO PERCHE' NON HO VOTATO PD
Diamo l'elenco delle posizioni espresse oggi dal Partito democratico in merito alla visita di Gheddafi e al suo discorso in Senato previsto per domani.
Anna Finocchiaro: Se parla in aula, noi usciamo
Nicola Latorre: Perchè non deve parlare?
Enrico Morando: Non deve parlare in aula
Massimo D'Alema: Deve parlare in aula
Dario Franceschini: Parli, ma non in aula
Nasturzio Stupinigi: Parli, ma davanti al Senato
Coppelio Mitri: Non parli, ma visiti il Senato
Ulzio Pampanoni: Parli, ma del più e del meno
Ciccio Finferli: Non parli, però scriva
Brando Degregocci: Parli, ma a bassa voce
Uliano Pomponici: Non parli, ma venga sottotitolato
Alvaro Belloni: Parli pure, ma alla Camera
Anna Pittirilli: Parli, ma non con quella foto attaccata alla giacca
Ignazio Flobert: Lasci un messaggio
Nazzarena Scovacci in Demartini: Non parli, oppure sì
Clodomiro Finzi: Parli, ma al telefono
Giovanni Huber Langhirani: Se parla, noi entriamo
Teo Lelli detto Tiger: Parli, ma sul maxischermo
Tito Lafortezza: Se parla, noi facciamo lallallallallalla
18:56 Scritto da: settore in politica | Link permanente | Commenti (176) | Segnala | Tag: politica, partito democratico, gheddafi, parlamento, finocchiaro, d'alema, franceschini | OKNOtizie |
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