05/10/2011
AMANDA KNOX
L'ESERCITO DEI PAOLINI
Ma insomma, vergogna perché? Cosa voleva la claque fuori dal tribunale di Perugia, "vergogna vergogna"? Tutti i tg a titolare che la gente gridava "vergogna vergogna". La gente chi? Venti cazzoni che se la spassavano into the crowd? Ieri notte, a vedere le ultime edizioni dei telegiornali, sembrava che l'Italia intera si ribellasse alla sentenza. "Vergogna vergogna". Ma 'dde che? Dio mio che approssimazione, che barba, che noia, che merda.
La gente non voleva niente, è ovvio. La gente vuole far casino gratis, come nel Capodanno in piazza o alla sagra della patata. Cosa gliene frega davvero a uno di Perugia del processo di Perugia, in cui non c'è nessuno di Perugia coinvolto, addirittura c'è un solo italiano tra i protagonisti, ma è pugliese, non perugino, nemmeno genericamente umbro, un pochino umbro, niente di niente, è pugliese? Cosa gliene importa davvero a uno di Perugia di un processo che dura da troppo tempo ed è un affare soprattutto tra stranieri, quindi un po' distante di suo, per niente urgente o necessario, con gente che - tranne l'unico scagionato - non ha amici in città, non ha legami, non ha niente di niente?
Ma poi, cosa c'entra Perugia? La domanda vera è: cosa gliene frega a un italiano dei processi?
La giustizia è solo un pretesto. Un pretesto per passare una serata tutti insieme a far casino, come ieri. O un pretesto per far casino tout court, anche senza serate da passare. Un pretesto per prendere la parola e far finta di (punto). Un pretesto per parlare di libertà e garanzie un tanto al chilo, facendo i garantisti il lunedì e i giustizialisti il martedì, tanto nessuno si ricorda, nessuno tiente il conto, a nessuno gliene frega qualcosa.
La nostra concezione di giustizia la vediamo a Perugia o a palazzo Grazioli o a Panama in collegamento via satellite. "Vergogna vergogna" perchè non hanno condannato nessuno, che sarebbe stato più divertente. Ma erano già pronti i "vergogna vergogna" se avessero condannato qualcuno: non era importante la sentenza, ma fare un coro in diretta tv. Del resto l'istituto del processo penale come arriva al popolino? Che se ci finisci in mezzo è un complotto, che se ti accusano sei un martire, che se dubitano di te sei un perseguitato. Questo se sei minimamente potente. Il resto è carne da macello. Il resto vadano tutti affanculo, e ringraziate che non c'è la pena di morte santiddio.
Tutti a difendere un vecchio maiale che paga trafficanti e troie, nessuno a dire una sega di chi evade le tasse. Tutti a fare il tifo e a fottersene dei principi, e nessuno che alzi il culo per una causa che si rischia di perdere. Sgozzano inglesi, accusano americane, ingabbiano negri. A noi, scusa, che cazzo ce ne fregherebbe se non ci fossero 450 inviati e 180 telecamere in diretta e gli Stati Uniti che magari ci dichiarano guerra ("vergogna vergogna" per il Cermis? Ma chi se lo ricorda, chi se ne frega di una funivia che prima o poi cadeva da sola)?
Ce la prendiamo con Paolini ma siamo come lui, corriamo davanti agli obiettivi, ci facciamo intervistare, gridiamo "vergogna vergogna" e guardiamo di sbieco come Sergi Busquets per vedere se ci riprendono in primo piano. Moody's ci declassa? Maddai. Ci scarrozzano in pullman e ci pagano il panino per gridare "Silvio Silvio" a Milano, ecco, questo per noi è un processo. All'esercito dei Paolini non gliene frega un cazzo: Franza o Spagna, purché se urla. Oh, sai quando inizia Scazzi?
01:04 Scritto da: settore in opinioni | Link permanente | Commenti (223) | Segnala | Tag: processo di perugia, giustizia, paese di merda | OKNOtizie |
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01/05/2009
JUVE-LECCE
LA COMPLESSITA' DELLA QUESTIONE
Dunque, più o meno è andata così. La Juve ha fatto ricorso a tutti i livelli sapendo di vincerlo, perchè prima o poi lo trovi un livello in cui la mera questione tecnica (non avere letto le motivazioni della sentenza emessa a livello inferiore) prevarrà su tutto il resto. Ridotta a un discorso tecnico-giurispudenziale, la vicenda non fa una grinza. Ma questa, è ovvio, non è solo una palestra per legulei, ma un tema terribilmente serio che andava affrontato in modo adeguato da subito, come era stato fatto. La Juventus che fa ricorso è stato il primo segnale. L'Alta Corte che - come leggiamo nel dispositivo - si arrende alla "complessità della questione" e preferisce leggere le motivazioni è il secondo. Segnali che, come profetizzavo (che sforzo, direte voi) nel titolo di un precedente post, sarà un lungo cammino.
I fatti di Juve-Inter saranno riesaminati con calma tra un paio di settimane e può darsi che la Juve venga ri-condannata. Ma la frittata concettuale è già stata fatta. "Juve-Lecce a porte aperte", a proposito di profezie, era lo striscione della nostra amata curva nella serata di Inter-Samp, quando ancora i "Balotelli negro di merda" risuonavano nelle orecchie di tutti. Ecco, vedi?, l'Alta Corte ha ragione: la questione è proprio complessa. Però, invece di toglierli subito e rinviarli sine die, i paletti andavano piantati e cementati. E' andata in un altro modo, che si può intepretare sostanzialmente così: il razzismo negli stadi è una questione complessa, ma non urgente. E ora, ragionando provocatoriamente in soldoni e ripercorrendo le tappe della vicenda, mi viene solo da pensare che i cori razzisti siano solo una sgradevole ma in fondo folkloristica variante ai cori normali, che la Juve e la curva dell'Inter siano più molto furbi di me e che Balotelli deve rassegnarsi a una vita da Materazzi, con l'aggravante di essere - come sostengono i Drughi, a questo punto con qualche ragione pure loro - un ragazzo africano adottato e molto negro. E non esistono negri italiani, a parte Carlo Conti.
11:33 Scritto da: settore in calcio, calcio minore, Inter | Link permanente | Commenti (84) | Segnala | Tag: calcio, serie a, razzismo, inter, juventus, lecce, balotelli, alta corte, giustizia | OKNOtizie |
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