Blog ufficiale di Virgilio

13/07/2009

PARTITO DEMOCRATICO

MOZIONE ZERO

In quanto interista e sostenitore (quest'anno, cielo!, non votante) del Partito democratico, diciamo che non mi annoio ma mi inquieto di brutto. Da una parte un'accozzaglia di miliardari vestiti di bellissimi colori e pieni di paturnie (gente che se ne vuole andare, altra che non se ne vuole andare proprio, presidente e allenatore che non se le mandano a dire già ai primi di luglio). Dall'altra un'accozzaglia di politici e para-politici pieni di paturnie, stop. In mezzo, io che mi informo - preoccupato - di tutte queste accozzaglie e di tutte queste paturnie e, di conseguenza, non trovo sui giornali letture rilassanti da mezza estate. Solo casini.

Ci sono stati fasi peggiori, per carità, molto peggiori. Essere interisti e pidiessini/diessini, in certi recenti momenti storici, era auto-istigazione al suicidio. Oggi, con quattro scudi consecutivi ad avermi alleggerito l'animo, non ho l'ansia da prestazione, almeno sportiva. Il parallelo in fondo regge: questo Partito democratico sembra l'Inter pre-manciniana, il Re Mida al contrario che popolava i miei incubi da interista. Con le tormentate vicende interisti ho sempre avuto un rapporto passionale e viscerale, maniacale ma anche un po' giocoso (è pur sempre pallone). Con le tormentate vicende progressiste riformiste e centrosinistre sono nettamente più british (leggo sempre per prime le pagine sportive, abitudine cui derogo giusto per torri gemelle et similia), al limite del who cares?, ma la mia diligente e responsabile propensione all'essere cittadino del mio tempo, prima o poi, salta fuori. E allora mi macero: se non proprio tipo Stadio Olimpico il 5 maggio 2002, diciamo tipo Stadio Meazza l'11 maggio 2008, Inter-Siena, quando Materazzi sbaglia il rigore e tornano gli spettri. Ecco, sì. Mi sento un po' sfinito come quel pomeriggio, quando vedevo la palla rimbalzare sugli stinchi di Suazo come in un maxi-flipper verde prato, in un inutilissimo forcing finale cui assistevo con una sottile e montante angoscia.

Nell'Inter pre-manciniana c'era un presidente che ci credeva ma combinava un sacco di guai, e c'era in campo una squadra talentuosa e ridicola allo stesso tempo, una squadra fatta di veri o presunti (spesso finti) campioni che non sapevano vincere, una squadra vittima dei suoi demeriti e di una situazione dolosa che avremmo poi scoperto nella sua pienezza.

Come il Partito democratico di oggi. Che ha presidenti/segretari che ci credono ma combinano un sacco di guai, alla guida di una squadra talentuosa ma scombinata (sì, ridicola), che non sa esprimere una posizione chiara e univoca praticamente su nulla. Un difettuccio mica da ridere, per un partito politico. E quindi la società Pd non sa vincere, vittima dei propri demeriti. E di una situazione dolosa (mi riferisco a quei milioni di italiani pigri e superficiali che si lasciano ipnotizzare da televisori e puttanieri) che forse un giorno scopriremo nella sua pienezza.

Nell'Inter pre-manciniana, ognuno di noi aveva la sua soluzione drastica (via il presidente, via gli allenatori, via i giocatori). Nel Pd post-veltroniano ognuno ha la sua soluzione, che equivale al fatto che nessuno ce l'abbia. Via i vecchi? No. Largo ai giovani? No. Spazio alla società civile? Sì sì, per poi cacciarla a calci in culo. Grillo? Ecco, bene, mandiamo tutto in vacca.

Mi vengono in mente le nostre care vecchie Inter che si prendevano palate di gol dai Comandini o dall'Alaves. Squadre che navigavano a vista nonostante avessero un presidente, un allenatore, vari dirigenti. Il Partito democratico è come le peggiori Inter degli ultimi quindici anni e non vedo come possa tirarsi fuori da solo da questa palude. Il modo in cui, su regia dell'apparato, è stato fatto il culo alla Serracchiani o a Marino alla prima occasione la dice lunga. E del resto - sono sincero - il Pd oggi è anche questo: un partito in cui basta dire due cose in un'assemblea per diventare il caso politico dell'anno e parlamentare europeo a furor di popolo. In tutto questo vedo approssimazione, debolezza, improvvisazione, sbando.

All'Inter c'è voluto Mancini, c'è voluto Ibra eccetera eccetera eccetera. C'è voluto anche Moggi. Non so cosa ci voglia al Partito democratico per diventare una "cosa", che sarebbe già qualcosa. Basteranno queste primarie, basterà un segretario eletto alla fine di un regolare percorso? Boh. Oggi io non capisco un cazzo di questo partito, e non penso che sia per disinteresse o per distrazione. E' solo perchè alla decima dichiarazione, da Franceschini a Bersani passando per la Binetti e la Parietti, io perdo il segno e torno alla pagina sportiva, dove c'è la stessa vacuità ma, almeno, non la pago io.

untitled.JPG

14/04/2009

L'INFORMAZIONE

OMOLOGHESCION

santoro.jpgNon ho visto Santoro, ma non importa. C'è una sola banalissima considerazione da fare a riguardo: se Santoro ha detto il falso, diffamato qualcuno, oppure in qualche modo manipolato le informazioni, allora gli si faccia il culo, punto e stop, come a ogni giornalista che si macchi delle stesse colpe, Santoro come l'ultimo dei settorucci sparsi per lo stivale. In tutti gli altri casi, il problema non esiste. Fa specie che lo pongano alte cariche dello Stato, che dovrebbero conoscere la Costituzione più di altri, o semplicemente sapere come vanno le cose della vita. Non si può negare a nessuno il diritto di fare un'informazione diversa, anche provocatoria, purchè nei limiti della verità oggettiva. Non si può negare a nessuno di essere fazioso, oppure antipatico. Non si può negare a nessuno il diritto di fare domande sgradevoli o insinuazioni pesanti. Se Emilio Fede ininterrottamente dal 1991 fa un telegiornale berlusconiano fino all'inverosimile, che il Minculpop al confronto era l'Independent, chi può impedire a Santoro di fare una trasmissione santoriana? O alla Gabanelli di fare le sue inchieste? Non dovrebbero essere domande da porre. Se si arriva al punto di farle, significa che bisogna un po' preoccuparsi.

berlusconi.jpgSantoro è pericoloso? Perchè, Fede non lo è? E se c'è uno, perchè non ci deve essere l'altro? Cosa chiediamo all'informazione televisiva? Di dirci che, comunque, tutto va bene? Ma questo, bisogna ricordarlo, è un paese dove Montanelli e Biagi hanno avuto i loro problemi. E l'allora quasi ottantenne Biagi fu di fatto cacciato dalla stessa persona che oggi dice che Santoro è indecente. Una storia ancora fresca, ma qui non impariamo nulla, dimentichiamo in fretta, ricordiamo solo quello che ci serve tenere a mente. Un paese è libero se c'è Santoro e se c'è Fede, se c'è Travaglio e se c'è Facci, se c'è Grillo e se c'è Capezzone. Dando per scontato che tutti esprimano le proprie posizioni basandosi sugli stessi dati e armandosi almeno di onestà intellettuale, se solo estromettiamo uno di questi (e di altri) mettiamo in pericolo la libertà di stampa e di opinione. Se ci interessa sentire solo ciò che ci piace, abbiamo il telecomando. Se ci interessa approfondire un problema e sentire campane diverse, abbiamo bisogno che tutte le campane possano suonare.

veltroni.jpgVista dall'Abruzzo, l'informazione di questi giorni è stata abbondantemente agiografica. Il governo ne esce mediamente bene, la protezione civile anche. Tutti belli, bravi ed efficenti. E' un piccolo pegno che si deve pagare alla pesantezza del momento e alla moratoria che tutti dovremmo sottoscrivere: lavorare tutti insieme e basta seghe. Un terremoto del sesto grado della scala Richter è una tragica sfiga, che un Veltroni al governo (già me lo vedo) avrebbe affrontato in maniera squisitamente berluscona: elmetto, strette di mano, lacrime, tono grave. Al di là del teatrino ci sono colpe gravi: la faccenda del calcestruzzo fatto con la sabbia di mare, o la faccenda dell'ospedale dell'Aquila inaugurato senza avere mai avuto l'agibilità. E su cose come queste - non ci sono cazzi - tutte le domande sono lecite, perchè sono morte trecento persone.

fede.jpgDietro gli editti anti-santoro, o dietro quella tragicomica scena della giornalista del Tg1 che a macerie fumanti leggeva i dati di ascolto e di share, si staglia invece la povertà e la volgarità intellettuale che appartiene a molta gente che, ai vari livelli, ci dirige, trasversalmente agli schieramenti. E mi preoccupo, per l'Italia e soprattutto per l'Abruzzo che ha bisogno solo di gente seria, olio di gomito e solidarietà. Se Santoro ha detto o sottoscritto falsità, lo si punisca. Se invece è solo un problema di carenza di affetto e di certezze, Berlusconi si guardi il Tg4 e non rompa le palle.

09/07/2008

ROMA NAVONA

f3f54aa5fad7e4223a64c4dad8cb6bb0.jpg

IL GIOCO DEGLI ALTRI

Che popolo c'era in piazza Navona? Il popolo della sinistra? Non mi pare: era tutto uno sventolio di bandiere dell'Italia dei Valori. Non era la antipolitica, questa? Può darsi che sotto i vessilli di Di Pietro ci fosse anche gente di sinistra. Mi dispiacerebbe. Mi dispiacerebbe se fosse stata là convinta di essere là, se non se ne fosse andata via prima della fine in preda a una vaga ansia, se adesso raccontasse "Cazzo oh, che forte la Guzzanti" oppure "Minchia oh, Travaglio è sempre Travaglio". A tre mesi dalle elezioni, e più in generale a 15 anni dall'entrata di Berlusconi in politica, le piazze si riempiono ancora di gente che non capisce. Io ho votato un partito che era alleato con quello di Di Pietro alle elezioni, e adesso - adesso che ho rivisto quasi tutto su YouTube - mi vergogno, mi girano i coglioni, mi viene la nausea. A tre mesi dalle elezioni, e più in generale a 15 anni dall'entrata di Berlusconi in politica, siamo ancora qua a girare intorno alle solite cose e a fare, puntualmente, il gioco degli altri. Gli altri che, a parte una breve pausa, da quindici anni ci fanno neri e ci sarà un perchè.

Sarà che invecchiando il casino mi piace sempre meno. Ma così non va bene, proprio per niente. La storia di questi ultimi quindici anni dovrebbe avere insegnato un po' di cose a quelli che sono contro Berlusconi, il berlusconismo e il berlusconesimo. E invece andiamo in piazza (uso il plurale per ragioni di alleanza elettorale, perchè io a quella manifestazione non sarei andato neanche fosse stata a cinquanta metri da casa mia) a bearci di sparare quattro cose a effetto, a insultare il papa e il presidente, a dire "vaffanculo", "frocissimi" e "uccello" e a sghignazzare e a urlare, con quel rivolto di bava tipico di chi vuol divertirsi per forza e quasi vomita per ridere di rabbia. No, 'sta roba non fa per me. Questo Bagaglino di para-sinistra, questa violenza verbale, questo becerume - dovremmo saperlo tutti - non serve a un'emerita cippa. Berlusconi oggi ha fatto finta di replicare risentito. In realtà avrà stappato champagne per tutta la sua ciurma: c'era da festeggiare qualche punto in più nei sondaggi, la rottura Veltroni-Di Pietro, l'ennesima crisi di labirintite nel fronte opposto al suo. E tutto gratis.

Quanto alla questione pompino, che ne vogliamo fare? Dove vogliamo arrivare? A costruirci sopra una somma questione morale? Ma per chi? Chi vota Berlusconi (parliamo di milioni di persone, non di quattro balùba) ha già espresso - più volte - una scelta e una convinzione che hanno oltrepassato ben altre questioni morali. Per molti milioni di persone Berlusconi rappresenta un qualcosa che supera tutti i dubbi sulla persona, le sue amicizie, le sue alleanze, le sue frequentazioni, le sue protezioni, le sue scorciatoie, i suoi miliardi, i suoi capi d'imputazione. Qui, in questi molteplici campi, ce ne sono uno sfottìo di questioni morali. O no? Su questo, in quindici anni, gli oppositori di Berlusconi non hanno cavato un ragno dal buco, nè sono riusciti (nonostante sei anni di governo) a fare quella cazzo di legge sul conflitto di interesse, ormai passata allo status di barzelletta immortale della politica italiana. E adesso siamo qua a concionare dei massimi sistemi politici e morali per un pompino. Povera Italia, poveri noi.