10/02/2012
CAPELLO
SMENTITIO NON PETITA
Quella su Capello all'Inter forse passerà alla storia come la prima smentita 2.0 del mondo del calcio. Nessuno - diciamo tra i media più accreditati - aveva fatto in tempo a mettere insieme un vero e proprio ragionamento sull'ipotetico arrivo di Capello a Milano, se non riproporre la storia dei vecchi contatti in epoca manciniana e pre-calciopoliana e lasciarsi andare alla suggestione di un top-trainer che si libera mentre un top-team non se la passa bene e ha visto sfumare nelle stesse ore il possibile ingaggio di Spalletti. Per il resto, tv e siti ci hanno giocato di fantasia, senza sentire nè Capello nè l'Inter. Tecnicamente, trattavasi di cazzeggio.
Ma oggi arriva la smentita. Poche righe sul sito, dedicate a due frasi telegrafiche e un po' piccate di Moratti.
Ma, appunto, la smentita di cosa? Di un cazzeggio? In teoria, la smentita di un cazzeggio non si fa. Oppure alla prima intervista disponibile (e Moratti, lo sappiamo, ne concede a raffica) si coglie l'occasione per dire: Capello? Ahahahah, cazzate.
Tutta questa fretta è quasi sospetta. Verrebbe da pensare a una seconda coincidenza: e cioè a un teorico interesse della società che si accende in contemporanea con la diffusa e immediata ribellione in rete. Io stesso, su Facebook, a notizia appena battuta dalle agenzie, ho postato una frasetta, "Si è dimesso Capello, ma lasciamolo dov'è", che mi è sgorgata dal cuore in automatico. Io, come migliaia di interisti, ero già avanti. Avevo già creato un link tra le dimissioni di Capello da ct dell'Inghilterra al possibile - ipotetico, ma quanto ipotetico? - interesse dall'Inter per un allenatore che Moratti storicamente ha già cercato e voluto. E, sempre in largo anticipo su qualsiasi cosa, avevo già espresso il mio no. Poi di no ne sono arrivati una valanga, già prima che ne parlassero i giornali, i tg e molti siti. Quindi, che sia davvero una smentita 2.0? Che sia un tirarsi indietro a priori, vista l'aria che tira nella base?
Oppure, che sia un modo per mettersi tranquilli a trattare davvero?
01:34
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06/02/2012
ROMA-INTER 4-0
I NUOVI MOSTRI
In tre settimane, dal derby a oggi, siamo tornati disastrosamente dalle stelle alle stalle. Non è un cerchio che si chiude: a chiudersi è una strana figura geometrica tutta bitorzoluta, convessa e concava, a onde, una rappresentazione irregolare e mostruosa che va da Novara a Novara (la prossima partita, appunto) e che ci ha visto trasformarci via via da "creatura da retrocessione" a "creatura da scudetto in rimonta" e poi, infine - siamo ai giorni nostri - in "creatura nè carne nè pesce", in creatura persa, chissà, forse la nostra reale dimensione. Quando, sotto di due reti, irrimediabilmente distanti dagli avversari, Ranieri ha potuto/voluto fare un unico cambio - fuori una punta e dentro un centrocampista, come fossimo stati 2-0 a nostro favore -, ho spento la tv e sono andato serenamente a lavorare, apprendendo un'oretta più tardi che avevamo perso 4-0, com'era nell'aria.
Dopo il derby, tre settimane fa, che pareva averci restituito speranze e ambizioni degne di noi, non ne abbiamo più azzeccata una. Ci è andata di lusso in casa con la Lazio, poi ci siamo inoltrati in questi dieci giorni alla Jacques Mayol: afferrata la zavorra, ci siamo lasciati trasportare negli abissi in assetto costante, cioè costantemente alla cazzo. Partita persa a Napoli, a testa alta certo, ma persa. Partita persa a Lecce, ma con un po' di sfiga certo, con Femi Benassi fenomeno once in a life certo, ma persa. Partita pareggiata col Palermo, buttandola nel cesso senza se e senza ma. Partita persa a Roma, facendo schifo e facendosi asfaltare da tale Borini. Ora, io spero che una settimana intera per riflettere e prendere fiato ci consenta domenica prossima di tornare in noi e battere la derelitta del campionato, nel ricordo di ciò che avvenne 19 giornate fa. Altrimenti è la fine.
Temo che il problema non sia Ranieri, come sarebbe facile pensare quando sullo 0-2 ti toglie una punta per mettere un centrocampista. Considerando chi mancava (contemporanee assenze di Sneijder, Alvarez, Zarate e Guarin: chi diavolo metti per cambiare minimamente le carte in tavola?), non poteva fare chissà cosa. Il problema sta nelle teste di buona parte dei nostri giocatori, cui è bastato inanellare due o tre partite sfavorevoli per tornare negli abissi dell'autunno scorso. Si chiama psicolabilità, e giocando strapagati in serie A non è una bella cosa. Il problema è nella condizione scandalosa di alcuni dei nostri - per esempio Maicon, Lucio, Pazzini: ma li avete visti bene oggi? - che non è sopportabile dalla rosa dell'Inter attuale: se c'è gente che non rende, che gira a vuoto, che crea danni, non c'è possibilità di risolvere il problema. Un po' per gli infortuni, un po' per alcune croniche carenze. In attacco, se diventa un problema l'influenza di Zarate e l'affaticamento di Alvarez, allora vaffanculo.
Quanto è costato perdere a Lecce, pareggiare in casa col Palermo e perdere a Roma, quando davanti a te perdono o pereggiano quasi tutte? Facendo un punto in tre partite rimaniamo a 5 punti dal terzo posto, e considerando che al terzo posto c'è l'Udinese (non il Barcellona) la situazione rimane molto fluida. Ma l'Inter dell'ultima settimana è preoccupante. Non si può andare giù di testa a febbraio, con mezzo campionato da giocare, a 15 giorni dalla Champions... no, è un'Inter preoccupante, molto, forse troppo.
01/02/2012
INTER-PALERMO 4-4
BIANCO NATAL
(NEL SENSO DEI REGALI)
Ho rivissuto due incubi:
1) uno recente. La settimana di Ranieri (fuori dalla Coppa Italia mercoledì scorso, sconfitti dall'ultima in classifica domenica, un 4-4 in casa regalatissimo poco fa e che ci costa pesantemente in classifica) come la settimana di Leonardo l'anno scorso, ovvero: come ti mando a culo in sette giorni il lavoro di due mesi.
2) uno antico. 30 novembre 1991. Basket, serie A1. Sugli spalti del palasport di Pavia assisto a una di quelle partite che ti rimangono dentro tutta la vita. Pavia perde ai supplementari 109-110 con Torino, nonostante Oscar avesse segnato 66 punti. Minchia, pensavo tornando a casa, ma se non vinci quando uno ti segna 66 fottuti punti, quando mai vincerai? Stesso pensiero stasera mentre mi confondevo con i cuscini del divano: ma se non vinci quando il Principe fa quattro gol, quando mai vincerai?
Ho passato la partita a smoccolare perché non giocavano con il pallone rosso, chè là in mezzo non si vedeva una sega. Non abbiamo un pallone rosso? Paghiamo i calciatori bilioni di trilioni, e non c'è un pallone rosso? Sky caga il cazzo all'inverosimile e non c'è uno che dice: ok, vi stiamo trasmettendo in diretta, ma sapete che non si vede un cazzo? Poi fortunatamente sono stato distratto dai gol. E ho chiuso smoccolando, però, devastato nel morale, perchè ho visto cose che noi/voi umani (punto). Dando per scontato che la neve c'era per noi e per il Palermo, ancora non mi capacito per come l'abbiamo clamorosamente buttata nel cesso. Quattro gol regalati. Il primo, scandaloso, su un calcio d'angolo con la difesa peggio piazzata della storia. Poi Miccoli ne ha fatti tre bellissimi, ma due così uguali tra loro che quando mette il secondo (e dal momento del lancio si capiva benissimo che avrebbe fatto le stesse cose, tali e quali) ti viene da pensar male sulle condizioni psicofisiche dei tuoi centrali e del tuo portiere. Bella l'azione dell'altro, ma quando segna in tuffo di testa uno alto un metro e 60 significa che qualcosa non ha funzionato.
E quindi, come Oscar segnò inutilmente 66 punti nella Fernet Branca Pavia, Milito una sera ne mette quattro (quattro!) e tu pareggi 4-4, roba da mangiarsi i coglioni per decenni.
Quanto a te, Ranierone nostro, quanto mi piacerebbe venire con te al bar a farmi spiegare i due cambi con cui hai riscritto la storia e il concetto stesso del "forcing finale", togliendo Sneijder per mettere un centrocampista e togliendo
(pausa)
(su questa, Claudio, ti sei giocato la stima di alcuni milioni di interisti)
togliendo il centravanti che te ne aveva messe quattro, più una quinta annullata, in pieno stato di grazia, per mettere un giocatore inutile sull'asciutto e figurati sulla neve. Spero che su YouTube qualcuno rimandi la faccia di Zarate mentre stava per entrare. La faccia di uno che non aveva voglia di giocare con tutta quelle neve per terra. La faccia di uno che non ha più voglia di giocare nell'Inter. Avessi avuto il tuo cellulare, Claudio, ti avrei chiamato per dirti:
a) ma che cazzo fai????
b) togli a Pazzini, piuttosto, e metti a Castaignos, piuttosto
Ma non ho il tuo numero, è entrato l'Uomo Inutile e abbiamo buttato nel contenitore dell'umido due punti utili per la classifica e quattro gol del Principe che sono serviti a farci fare un misero punto in casa con il Palermo. Poi, Ranieruccio, se stai giocando a fare incazzare i due più buoni che abbiamo, ti prego, smettila.
31/01/2012
MERCATO
18:21
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VIVA LA RAI
TIFO CORPORATE
Nel giro di poche ore ho pagato il canone e poi, nel corso nella lettura prandiale dei quotidiani, ho avuto la dritta giusta - dall'interista Dipollina su Repubblica - per interpretare il perchè e il percome della favolosa telecronaca D'Amico-Varriale, fulgido esempio di prostituzione intellettuale in una ordinaria serata di Coppetta Italia, che da utente Rai (non la guardo mai in realtà, ma pago i miei 112 euro e sto zitto) mi aveva fatto incazzare come i 750mila euro promessi a Celentano per parlare mezz'ora di fila a Sanremo. Perchè alla Rai quella sera tifavano senza pudore per il Napoli? Perchè mettere un napoletano a commentare il Napoli a Napoli? Perchè il commentatore forse di più lungo corso si lascia scappare un "purtroppo" quando Pandev sbaglia un passaggio? (e si potrebbe continuare)
La chiave di lettura l'ha data la stessa Rai, anzi, la struttura Rai Sport, negli ultimi giorni leggendo un lungo comunicato sindacale durante le sue trasmissioni. Un comunicato in cui si rivendica il ruolo blablabla in uno scenario futuro che sembra propendere verso un calcio solo a pagamento blablabla proprio quando la Rai ottiene ascolti straordinari con la Coppa Italia, per esempio.
Ecco il punto. Dipollina fa sapere che gli ascolti sono buoni, vabbe', ma non strabilianti. Con l'eccezione delle partite del Napoli, che in effetti hanno fatto un discreto botto. E quindi i conti tornano. Tifare Napoli era tifare per una partita in più del Napoli (anzi, due), con relativi ottimi ascolti, e con relativa rivendicazione dei giornalisti Rai nei confronti dell'azienda a non mollare l'osso del calcio, anche se ormai ridotto alla Coppetta. Tifare Napoli era una speranza, un pararsi il culo, un investimento: se Pandev fa il passaggio giusto, il Napoli magari segna e si assicura altre due partite in semifinale, tutta manna. Pandev purtroppo sbaglia, e che cazzo! (ma in diretta si può dire solo "purtroppo").
Varriale e D'Amico, naturalmente, con il loro commento partigiano non cambiano il risultato di una partita. Ma, per esempio, dipingono per 45 minuti Sneijder come un fuori di testa, e per 90 minuti l'Inter come una squadra un po' così, opposta a un Napoli champagne, scoppiettante, arrembante, jamme! L'Inter - campionato e Champions - è un tipico prodotto Sky, e quindi si inculi. Due partite di semifinale con il Napoli - semifinalista di Coppetta, quindi alfiere Rai - sono un'ipoteca per il futuro di Varriale, D'Amico e l'esercito di Rai Sport.
Sul fatto che poi l'Inter sia un prodotto Sky e che da Sky venga tranquillamente e regolarmente triturata alla prima occasione ("fuorigioco tutta la vita!", ma è un tallone, dai, "fuorigioco tutta la vita!"), costringerebbe ad aprire una discussione che alle 2,40 mi sembra quantomeno fuori luogo.
30/01/2012
LECCE-INTER 1-0
CHI SIAMO?
Che poi, non a torto, potremmo anche andarcene tutti a dormire dicendo che in fondo non è successo niente, che sono sempre 9 vittorie nelle ultime 11, mica cazzi, e che le nostre competitor alla corsa al terzo posto (beh, sì, corriamo per il terzo posto, don't forget) hanno perso o pareggiato quasi tutte, e che quindi siamo lì, sempre lì, con 18 partite ancora da giocare, tranquilli, mica troveremo sempre portieri mascherati che fanno la partita della vitta. Naturalmente, con la stessa flemma potremmo anche dirci che il Lecce ha un piede in serie B e non aveva mai vinto in casa prima di incocciare noi, e che se avessimo vinto a Lecce (noi siamo l'Inter, loro sono il Lecce, con tutto il rispetto) ce ne saremmo andati a dormire al terzo posto, che non sarebbe mica stata una cosa così brutta, invece che quinti, maledizione. E poi che due sconfitte in quattro giorni, magari immeritate ma pur sempre sconfitte, ti lasciano comunque un non so che.
Ma poi, da considerare, c'è anche quello che non accade.
Tipo che sei arrivato al 29 gennaio e, a due giorni dalla chiusura del mercato, non è accaduto niente, niente di niente. Drogato dal ciclo di vittorie te ne resti lì ad assistere ai movimenti altrui, veri e presunti, e non vedi animarsi la casella delle entrate. Eppure ne avresti bisogno, di entrate, e lo sanno tutti, e ce lo siamo ripetuti a dismisura. Ne avresti bisogno in certi reparti, e con urgenza. Di un mese ormai quasi compiuto non ti restano che le chiacchiere - le seghe, se posso permettermi - intorno al falso obiettivo Tevez che è servito a farci credere di essere lì a giocarcela con gli altri. E invece no. Il sospetto è pesante: Tevez in realtà non lo volevamo prendere neanche morti, ma solo far credere che. Una pantomima quasi geniale - gli altri che si agitano e tu che resti lì, facendo offerte e sondaggi ad minchiam sapendo che tanto non lo prendi - ma che adesso ci lascia un po' di amaro in bocca. Tevez non andrà da nessuna parte, occhei, ma da noi non è arrivato (ancora?) nessuno.
L'anno scorso l'Inter a gennaio prese Pazzini, Ranocchia, Nagatomo e Kharja, ringiovanendo la rosa e garantendosi un buon finale di stagione, a tratti ottimo, a tratti ottimissimo. Tenendo conto che l'ultimo mercato estivo è stato tragico (in fondo Alvarez, con tutti i suoi difetti, si sta rivelando l'unica mossa sensata), è da un anno che non facciamo mercato. E potremmo non farne ancora, se non accadrà qualcosa nelle 36 ore che restano.
A Napoli hai perso giocandotela, e non c'è problema. A Lecce - tra sfiga tua e buona sorte altrui - si può anche lasciarci il culo, e non c'è problema, c'est la vie. Ma è il nulla che sta attorno a preoccupare, e parecchio. E' suggestivo che gennaio, iniziato e proseguito con speranze e aspettative sempre maggiori, finisca con due sconfitte. Restano 36 ore, che sono pochissime. Se passeranno così com'è passato il mese di gennaio - ad aspettare inutilmente - allora attendiamo una dritta. Ci dicano chi siamo e dove andiamo. Meglio essere franchi e dirsi le cose come stanno, no?
02:59
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26/01/2012
NAPOLI-INTER 2-0
AI SE EU THI AGO
Peccato. Peccato perché praticamente era già finale (in semifinale c'è il Siena). E peccato perché questa partita persa è stata parecchio meglio di qualcuna pur vinta nella nostra serie d'oro. Peccato anche non aver smerdato Varriale e D'Amico, autori della telecronaca più sguaiatamente partigiana degli ultimi 150 anni. Peccato perchè
la Coppetta è il nostro giardinetto privato da tot anni e un'uscita ai quarti è addirittura clamorosa. Peccato aver fatto giocare uno, nel migliore dei casi, turbato dalle trattative di mercato, se non addirittura già altrove con la testa e con la maglia: l'azione "palla persa più attaccante falciato in area", se non fosse che non h alcun senso, sembrerebbe fatta ad arte tanto è stata platealmente sciocca e dannosa. Peccato aver perso la partita in quel momento lì, insomma, per uno che sarebbe stato saggio lasciare sul suo divano a Milano, stando così le cose. Peccato che la società venda un pezzo pregiato del suo reparto più deficitario, senza ancora dirci se e cosa farà. Peccato uscire un po' così da questo mercoledì: non per quello che si è fatto in campo (anzi, al contrario) ma per quello che si sta/non si sta facendo fuori. Peccato lanciarsi in bellissime rimonte e avere l'impressione che - non bastassero quelli altrui (tipo i rigori non dati) - lo sgambetto ce lo facciamo anche un po' da soli.
00:53
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23/01/2012
CENTROCAMPISTI
LO SCAMBIO
Una interessante operazione di mercato si sta profilando tra Inter e Genoa. L'Inter infatti darà Muntari, detto "il Kucka nero", al Genoa in cambio di Kucka, detto "il Muntari bianco". Nel contempo, per rimediare alla penuria di centrocampisti, l'Inter sta pensando di cedere Thiago Motta al Psg. Prossime mosse: per rafforzare la difesa, è in corso un contatto con la Juventus per Lucio e Samuel in cambio di Bonucci. Quanto all'attacco, l'Inter sembrerebbe orientata a cedere Milito e Pazzini al Boca Juniors in cambio di Martin Palermo, nell'ambito di un programma di ringiovanimento della rosa.
21:24
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INTER-LAZIO 2-1
GIOCATO IL JOLLY
Vittoria che vale doppio per un sacco di motivi:
1) Avevano già vinto Juve, Milan, Udinese e Roma, e anche solo un pareggio (che pure ci sarebbe stato, era pur sempre la Lazio, una delle quattro squadre che ci precedeva) avrebbe significato perdere due punti da ognuna.
2) Scaliamo una posizione ed entriamo nelle prime quattro. Soltanto un mese e mezzo fa, la sera di Inter-Udinese, avevamo 9 punti dalla Lazio.
3) E' la settima vittoria consecutiva in campionato, la nona nelle ultime dieci partite, l'ottava consecutiva considerando la Coppetta. Sono - diciamo così - cose che fanno bene al morale.
4) E' sostanzialmente una vittoria immeritata, come tutti hanno onestamente ammesso, e a volte bisogna vincere anche così, con un po' di culo, giocando male, faticando. E' come vincere all'ultimo minuto: passa tutto.
5) E' stata una partita che ha dimostrato per la trilionesima volta che abbiamo bisogno come il pane di un centrocampista forte. Fuori Motta e Stankovic, la coperta si è dimostrata cortissima, praticamente uno scialle. Ranieri ha una serie di opzioni - anche in piena corsa, come stasera - sulle fasce, ha un Ranocchia dietro i due Bronzi, ha un cambio per Sneijder. E stato miracoloso salvare il culo - addirittura vincere - contro una squadra che pressava di brutto e prendeva costantemente l'iniziativa (anche se alla fine hanno avuto tre palle gol, mica tremila). Poi là davanti vabbe', adesso va tutto bene e ci scordiamo i recenti guai. Ma in panca abbiamo l'Inutile, mentre quel biondo uruguagio, adesso non mi viene il nome, massì, quello coi boccoli, vabbe', poi mi verrà... Farfan, ecco, Farfan. Speriamo che si rimetta in piedi Farfan, volevo dire, sennò se viene il mal di pancia al Principe sono cazzi.
Per il resto, tutto sta tornando come ai vecchi tempi. Gente che segna in fuorigioco dopo assist in bagher: niente. Uno stinco di Pazzini spalle alla porta invece diventa fuorigioco tutta la vita, ma come si fa a non vederlo, e blablabla. E poi mezz'ora di moviola sul mani di Lucio, per poi ricordare - dopo un bel po' - che il gioco era fermo. Ma va bene così, è il rumore dei nemici, è un tornare a certe atmosfere. Vincere facendo cagare diventa un'assoluta sciccheria, un tocco da maestri, una ciliegina sulla torta, un apostrofo rosa tra le parole t'acchiappo.
20/01/2012
INTER-GENOA 2-1
L'INCANTESIMO KUCKA
A parte vedere Sneijder che giocava come al campetto, e vedere Poli addirittura segnare, e vedere Ramiro ancora in vita, la partita di Coppetta offriva anche l'occasione di ammirare Juraj (anagramma di Juary) Kucka, un uomo che da un po' è virtualmente interista. Il mio interesse di tifosotto sdraiato sul divano a guardare gente che zampettava nel gelo aveva una motivazione del tutto personale. Ricordo infatti distintamente di avere pronunciato la parola "Kucka" in un bar, durante una delle più classiche discussioni tra tifosotti, quelle in cui si parla dei milioni come se fossero i tuoi, dei giocatori come se li avessi comprati tu e di tattiche come se il football lo avesse inventato tuo zio. E ricordo distintamente di avere pronunciato la parola "Kucka" così, con estrema leggerezza. In pratica, ascoltavo me stesso dire "Kucka" senza minimamente essere interessato all'argomento. Si parlava delle difficoltà numeriche, fisiche, polmonari e anagrafiche del nostro centrocampo e credo di aver chiosato una discussione con "ma tanto arriva Kucka, no?" un po' così, alla cazzo, con lo stesso tono con cui ho subito aggiunto un'altra frasetta, "e vabbe', ciao, debbo andare".
Ora, fatto salvo che non si può essere sempre al massimo della forma e che le partite si possono cannare, ieri sera mi sono risvegliato dall'incantesimo Kucka. Cosa ci potrà mai risolvere - questa era la mia domanda mentre mi spolveravo le briciole delle Gocciole, ottimo surrogato degli Orociok per la Coppa Italia - uno come Gregor Kucka?
Kucka ha dei discreti pregi - è giovane, aitante e ha passato la visita medico-agonistica - che lo rendono interessante tanto quanto almeno altri venti-trenta centrocampista attualmente in serie A. Dobbiamo solo chiarirci di che livello stiamo parlando: cos'ha Kucka che Poli e Muntari - per dire - non hanno? E cosa dovremmo mai chiedere o pretendere da un Kucka?
L'Inter, a centrocampo, ha un enorme problema, che è questo: deve prepararsi a sostituire (o a puntellare vigorosamente) nel giro di poco tempo un intero reparto pluridecorato composto da Zanetti (39 anni), Stankovic (34), Cambiasso (32) e mettiamoci pure Thiago Motta (30, il tempo passa). Sostituire questi giocatori, o preparare seriamente la loro successione, non significa soltanto comprare gente che li possa sostituire nel senso che Butti si alza dalla panchina, accende il pannello con i numeri, "esce Stankovic e entra X", no, ecco. Non abbiamo bisogno la riserva di Stankovic. Abbiamo bisogno il nuovo Stankovic.
Dico Stankovic perchè è stato il modello di operazione che dobbiamo prepararci a ripetere. Non è trovare il giovane virgulto Zanetti da qualche parte e scoprire con piacere che ti dura vent'anni. Non è sperare che il Real faccia un'altra cagata come regalarti un Cambiasso. E' - com'era successo con Stankovic - andare a trattare l'acquisto in denaro contante del giocatore che vuoi e su cui pensi di fare un serio investimento. Stankovic, all'epoca, era un centrocampista 25enne in forza alla Lazio. L'Inter decise di farci un investimento. Lo prese a gennaio, pagandolo profumatamente. Ma direi che l'operazione ha avuto un senso, mi pare.
Ora, se l'Inter ha messo insieme non so come il tesoretto per Tevez, direi che potrebbe essere l'occasione buona per sistemare qualche cosetta e tentare un investimento alla Stankovic. Di Kucka - che va anche bene, per carità - il mondo è pieno, ma di campioni veri un po' meno. I campioni veri si trovano a volte con il culo, oppure più spesso pagandoli. Mi accontenterei della seconda che ho detto. Il nome? Non importa, mi fido*.
* non è vero, non mi fido, ma non posso mica fare lo sborone fino a 'sto punto.


















