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25/03/2011

SLOVENIA-ITALIA 0-1

C'E' SOLO L'INTER

Il coefficiente Uefa lo alziamo solo noi, il coefficiente Fifa lo alziamo solo noi. Se in questo paese non ci fosse l'Inter, forse staremmo tutti viaggiando verso l'Africa a bordo di gommoni.

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19/10/2010

HORROR

SAPESSI COM'E' STRANA

(L'ITALIA CHE SI NUTRE DI AVETRANA)

Il Tg1 di ieri sera ha toccato vertici sublimi. In diretta davanti a casa Misseri, l'inviata minzoliniana parlava dell'eccesiva pressione mediatica sulla vicenda. In pratica, come se Hitler in diretta radio nel 1939 parlasse di eccessiva pressione sulla Polonia. Questa poveraccia ha dovuto fare i salti mortali per dare qualche straccio di notizia sulla vicenda (e quale non è ancora stata data, scusate?) e presentare un'intervista a Ernesto Caffo che se la prendeva con la morbosità della tv. Domanda imbarazzata della cronista: professore, a quali trasmissioni si riferisce?

Caffo, diobono, ma perché non le hai risposto: "Ce l'ho con te e con chi ti ha mandato qua e con quelle merde che ti dirigono a bacchetta e a pioggia con tutti gli sciacalli fino alla quinta generazione", perché?

La realtà purtroppo non è così ricca di sfaccettature. Caffo si limitava a rispondere: quelle del pomeriggio, rianimando così la cronista che pensava di dover rifare tutto. Fine del servizio? Macché. Siccome sulla vicenda c'è un'eccessiva pressione mediatica, il Tg1 aveva dislocato una seconda inviata davanti alla procura di Taranto, dove non succedeva un cazzo, come del resto davanti a casa Misseri. Alla fine del servizio - un calvario, in cui non stava dando uno straccio di notizia e in più, a causa del vento, combatteva con i capelli che le finivano in bocca - l'inviata si eccitava un casino: "Per ora è tutto, ma qui le notizie si susseguono di minuto in minuto e le potete seguire su tg1.rai.it, a voi Roma!" diceva passando la linea allo studio e accusando un orgasmo vaginale (Minzolini, da Roma, aziona un dildo a distanza).

Siccome questo è un blog di servizio, sono andato a vedere cosa c'è su tg1.rai.it e quali grandi novità si susseguono di minuto in minuto:

niente. C'è il servizio del tg delle 20, che già conteneva niente. Poi tutti a nanna.

E io, che pure con Garlasco a pochi metri dovrei avere alzato la soglia del dolore, stavo per prendere il monitor del pc per scagliarlo giù dal quarto fottuto piano, ma poi ci ho ripensato: non voglio finire in un tg che mi fa la rettoscopia per sapere perché ho buttato il mio monitor proprio mentre sotto casa passa un ignaro tassista rumeno accusato di stalking che sta per farsi sciogliere nell'acido. No. Ho posato il monitor e, visto che sono al pc, scrivo un post.

Sono nauseato da italiano, padre, persona adulta, cittadino, giornalista e anche da casellante. Quando quella del Tg1 guardando in camera - quindi guardando noi - dice che sulla vicenda c'è eccessiva pressione mediatica, e lo dice tenendo in mano un microfono, facendosi inquadrare davanti alla casa di un presunto assassino, ripresa da un cameraman assistito da almeno un paio di tecnici, a pochi metri da un pullman regia e da un enorme padellone puntato verso Hotbird o il cazzo che è, ecco, in quel preciso istante tutti gli italiani di buon senso dovrebbero alzarsi e urlare fuori dalla finestra qualcosa, tipo quella scena di Quinto Potere, urlare un basta, un vaffanculo, un porcatroia, un qualcosa che segni il territorio, una barriera  vocale e concettuale contro la sbobba che ci propinano, il lavaggio del cervello che ci fanno, la centrifuga in cui cercano di metterci tanto da non farci più distinguere un Verissimo da un Tg, una storia vera da una fiction, l'assassinio di una ragazza di 15 anni da un reality americano sugli assassini di ragazze di 15 anni.

Basta. Basta!

Basta sentir chiamare per nome questi mentecatti, Michele, Cosima, Sabrina, ma chi cazzo sono? Ci avete mai mangiato la pastasciutta? Sono i buoni o i cattivi? Quanto share vi rendono, quanti minispot vi fruttano? E' per questo che li chiamate per nome? Sono vostri colleghi, vostri soci?

Poi c'è il moralismo un tanto al chilo. Servizi scandalizzati per i turisti dell'orrore. E chi ce li manda là? Provate a non dedicare la solita oretta quotidiana ad Avetrana, e vedrete che la gente tornerà tranquilla all'Esselunga.

Leggo di ministri che se la prendono con la Gabanelli, direttori generali che multano i Santori e non firmano i contratti dei Saviani. Ma certo: l'importante è che Michele faccia vilipendio del cadavere nudo della nipote, l'importante è che Sabrina sia compatibile con lo strangolamento della cugina. Di tutto il resto - di un paese che va a rotoli, scientemente - chi cazzo se ne frega?

Dopo 10 minuti di Avetrana, 5 minuti se ne sono andati per la notizia di un vigile che ha multato il sindaco. Perché bisogna dire che c'è eccessiva pressione mediatica e nel contempo farla, non dire una sega di Antigua ma fare il culo alla Gabanelli, e poi bisogna trovare sempre un minutino per consentire a Quagliarello di guardarmi fisso e dirmi cosa devo fare. Non mi avrete mai, pezzi di merda.

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13/10/2010

ITALIA-SERBIA

L'IMPORTANZA DEI GESTI

C'erano due che litigavano per il parcheggio, allora sono sceso, li ho applauditi e ho fatto il saluto romano, ma mi hanno rigato la macchina.

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12/10/2010

ITALIA-SERBIA

DI NECESSITA' VIRTU'

Grazie all'improvviso buco di calendario, alle 23 si gioca Inter-Cesena.

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11/08/2010

WHAT DISGUSTO?

L'ERRORE DI GENERALIZZARE

"L'opinione pubblica, sebbene narcotizzata dalle tv, è disgustata dallo spettacolo poco edificante che, quasi ogni giorno, ci viene offerto da una classe politica che litiga su tutto. Lontana dalla gente e impotente a risolvere i gravi problemi del Paese. Da tempo Papa e vescovi hanno lanciato l'appello: 'Giovani politici cattolici cercansi'. Mancano persone capaci di offrire alla nazione obiettivi condivisi. E condivisibili. Non esistono programmi di medio e lungo termine. Non emerge un'idea di bene comune, che permetta di superare divisioni e interessi di parte. Se non personali. Si propone un federalismo che sa di secessione. Senz'anima e solidarietà. Un Paese maturo, che deve mirare allo sviluppo e alla pacifica convivenza dei cittadini, non può continuare con uomini che hanno scelto la politica per sistemare se stessi e le proprie pendenze".

(Famiglia Cristiana, oggi)

Che la situazione del Paese sia grave lo dimostra il fatto che - non è la prima volta - gli editoriali di Famiglia Cristiana vengano rilanciati come la voce di una minoranza non più silenziosa, quasi un po' sovversiva. Non essendo granchè credibile l'attuale minoranza politica, basta anche una Famiglia Cristiana per respirare un'aria un po' diversa. In realtà proprio la prima riga dell'editoriale contiene un grave errore. L'opinione pubblica è disgustata. Cioè: tutti gli italiani sono disgustati. Ne siete sicuri? Sarà proprio così? E' come se la Gazza scrivesse: i tifosi dell'Inter piangono disperati Balotelli. Tutti i tifosi, tutti tutti tutti? E chi l'ha detto? E chi gliel'ha chiesto? Mai generalizzare, dear Christian Family. Sei proprio sicura che sia tutti così disgustati?

Il problema è semmai l'esatto contrario. L'opinione pubblica italiana non è complessivamente disgustata, altrimenti la situazione sarebbe diversa da un bel po'. Proprio la famiglia cristiana, intesa nell'accezione più ampia, qualche domandina dovrebbe porsela nel suo intimo, e qualche rispostina ce la dovrebbe. Anche perché il mondo si chiede come mai un Paese in cui la Chiesa ha decisamente un suo perché - e una sua fortissima influenza, anche sui piani alti della politica - deleghi la propria immagine e le proprie scelte a un puttaniere divorziato (non è un'offesa, sono dati di fatto storici) a cui, per esempio, è concesso di comunicarsi quando cazzo gli pare, mentre i divorziati normali girano tra le navate delle chiese con i sensi di colpa. Questioni forse minime rispetto alla guida di un Paese: ma perché non porsele?

Giovani politici cattolici cercansi? Ma ben vengano. Ma anche atei, buddisti o animisti, se competenti appassionati e onesti. Faccio parte dell'opinione pubblica disgustata, che però è la minoranza, anche se Famiglia Cristiana allarga il tiro un po' ciecamente. Forse era sufficiente scrivere: abbastanza disgustata. Narcotizzati come siamo, un sacco di questioni ci sfuggono o ci interessano poco. L'affare Tulliani è un bellissimo feuilleton estivo, la classica storia di figa e potere (anche potere spicciolo, il più grottesco) che ci avvince e non scandalizza. I veri scandali abbondano, ma sono troppo complicati da seguire e da capire. Poi è così rassicurante l'immagine del Berlusca che fa la comunione, incontra il cardinale, va dal Papa, accoglie capi di stato cristianissimi. Si vede che va tutto bene.

Quindi propongo, cara Famiglia Cristiana, che ritiri le copie già distribuite e riscrivi l'editoriale inserendo qualche avverbio dal sapore più vago. Se si va alle elezioni è perché lo decidono loro, mica noi. E le elezioni le rivinceranno loro, mica noi. E allora dov'è tutto 'sto disgusto?

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(nella foto: gente molto disgustata dalla situazione politica attuale e che si dimostra molto turbata dal degrado morale della classe politica italiana)

 

30/07/2010

PIDIELLE

SPEGNI E RIACCENDI

Tra indagati, condannati, ingabbiandi e scissionisti, parrebbe che il partito di governo abbia un qualche problemino. Ma è il 30 luglio e tra poco suonerà il gong, magari se ne riparla a settembre sempre che ci sia spazio in agenda e anticipando l'arrivo di un ottobre in cui si dirà che ormai è Natale e allora aspettiamo gennaio. Ho una calma serafica. Non ci posso fare un sega. Niente. Posso solo stare a guardare. Il problema del resto è un po' più a monte. Per dire: le vuvuzela hanno rotto il cazzo ma tutti ne hanno desiderata una, e il Jabulani faceva cagare ma ne hanno venduti 30 milioni di pezzi. Il problema, insomma, è il genere umano. Berlusconi e Fini ne sono soltanto una conseguenza. Una cosa però la voglio dire:

sono stufo, mentre mangio, di essere guardato da Quagliarello.

Capezzone occhei, ci ho fatto l'abitudine: di solito cambio canale o sopprimo un rutto e mi distraggo. Ma Quagliarello no, Quagliarello è anche peggio. Capezzone lo guardi e pensi a quand'era radicale e ti mette allegria. Quagliarello entra e non chiede permesso. Lo guardi e lui ti guarda. Parla e ti fissa, e fin qui lo fanno in tanti. Ma lui lo fa con uno sguardo sprezzante. Probabilmente è solo una smorfia, una posa involontaria, ma il prodotto non cambia. Ti fissa e dice:

"bla bla bla la situazione bla bla bla lo stillicidio bla bla bla la solidità bla bla bla: avete capito, pezzenti?"

Oh, pezzente a chi?

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25/06/2010

MARCELLO LIPPI

EGOISTE

Se davvero il calcio è l'oppio di popoli come il nostro e, nel caso specifico, è lo sport nazionale italiano, e se davvero (quasi non mi ricordo più) eravamo campioni del mondo in carica con quel po' di responsabilità morali che tutto questo comporta, allora qualcuno ci dovrà spiegare perché noi - amanti del calcio e tifosi della Nazionale - abbiamo dovuto trascorrere un biennio ostaggi di Marcello Lippi e delle sue arroganti ossessioni. Due anni di calcio devoluti a una sfida folle, egoista, irragionevole, del tutto personalistica, stravolta da obiettivi e ragionamenti che non erano generali ma del tutto particolari. Leggo che il Codacons (minchia, il Codacons) chiede che la spedizione italiana venga stipendiata con la simbolica somma di euro 1 cadauno. Forse, invece, sarebbe il caso di chiedere  i danni a Lippi, la cui sete di vendetta e la cui voglia di dimostrare chissà cosa ha di fatto gettato nel cesso non tanto una spedizione italiana ai Mondiali (quello può anche capitare) ma due anni interi a rincorrere non si sa bene cosa, a dimostrare non si sa bene cosa. E se Lippi, strafottendosene dell'Italia intera e di quei venti milioni di imbecilli che guardano la Nazionale sperando in quello che spera qualsiasi tifoso medio - vincere -, ci ha portati al massacro, la responsabilità morale della Federcalcio è del tutto paritetica. Così come avevano circondato Donadoni di una indomabile diffidenza sin dal principio (perché lo hai nominato, allora?), così hanno dato a Lippi il calcio italiano chiavi in mano, toh, fanne quello che vuoi. E noi qui, a guardare questo scempio. E anzi a beccarsi degli anti-italiani, dei trogloditi, dei senza patria.

Ma come si faceva, seriamente, a tifare per questa squadra?

E non si tratta di broccaggine. Si può essere scarsi e simpatici. Anzi, una Nazionale scarsa e simpatica magari adesso sarebbe arrivata agli ottavi in carrozza, spinta dai buoni propositi e dall'umore alto. E non si tratta neanche di juventinità. Io, per esempio, come penso tutti, ho amato alla follia Nazionali molto juventine, perché per un mese ogni biennio c'è una squadra con la maglia azzurra e stop, chi c'è dentro pedali e la metta, il resto è fuffa.

Il problema di questa squadra è che era lippiana nella sua concezione, una squadra impresentabile in quanto rappresentata da un uomo arrogante che ha convocato giocatori finiti, fuori forma, infortunati, modesti o nella migliore delle ipotesi "normali" perché piegati al suo progetto, senza accogliere indicazioni o suggerimenti, coprendosi gli occhi per non vedere, dando spiegazioni senza piegare nulla. Lippi, tra le righe delle mille conferenze stampa, ha sempre rivelato tutto. Non convocava Cassano e Balotelli perché avrebbero incrinato l'omologazione dello spogliatoio. Non aspettava altro che sedersi in fondo al carro e fare la conta di chi far salire e chi no, e lo ha pure detto, dando così la netta impressione che il folle giochino di portare al Mondiale una squadra di lemming lippiani, oltretutto in condizioni pietose, interessasse solo a lui e alla sue idee di rivalsa e di rivincita.

Non era possibile tifare questa squadra (pur nel rischio di confondersi con quei balùba della Lega) perché simbolo di una operazione inaccettabile, sportivamente e concettualmente. Sì, ci pensi il Codacons, ci pensi. Una bella class action. Abbonamenti a Sky, televisori 42 pollici, giorni di ferie, magari anche qualche pacchetto-viaggio già acquistato dagli ottavi in su. E tutto questo legato a un cittì obnubilato, a una squadra senza nerbo, alla spedizione più anonima e assurda che il calcio italiano abbia mai concepito dai tempi di quel viaggio in Brasile sulla nave da crociera. Siamo un popolo truffato, anche calcisticamente.

Non era possibile tifare un squadra in cui compariva gente bollita, fuori forma, infortunata, infortunanda, e in più di un caso anche abbastanza inadeguata. Ma non faccio nomi perché  è inutile, ma anche perché in fondo non è giusto farne. La colpa del giocatori, rispetto a quella di Lippi, è minima. Sì, certo, si possono tirare fuori i coglioni, magari. Si può fare a meno del pannolone, magari, gentaglia pagata a peso d'oro. Ma non è colpa dei giocatori questa eliminazione ridicola. La colpa è di chi li ha chiamati. Almeno dieci componenti della rosa avrebbero legittimamente dovuto guardarsi il mondiale dal divano di casa. Ma se ti chiamano è giusto che vai, ci mancherebbe.

Siamo anche un popolo di cialtroni, che dimenticheranno in fretta tutto questo. Ma io penso che ogni tanto valga la pena essere un po' rancorosi. Non come Lippi, implodendo. Ma esplodendo.  Un rancore costruttivo. Basta con queste fregature, basta con queste mancanze di rispetto. Basta. Per quanto possa contare un campionato del mondo di calcio, noi meritiamo ben altro. Siamo usciti dal girone più penoso del mondiale più penoso che si ricordi senza vincere una partita: non c'è nient'altro da dire. Fossimo un paese serio, ci sarebbe il festival delle dimissioni. Ma siamo il paese che siamo, e so già che un po' di facce le vedrò disporsi a favore di fotografo il giorno della presentazione di Prandelli, come se nulla fosse mai accaduto.

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24/06/2010

SLOVACCHIA-ITALIA

ERA FACILE

Ma certo: Lippi è di Viareggio, quindi si doveva capire cosa intendeva dire con "salire sul carro".

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SLOVACCHIA-ITALIA 3-2

QUANTI RICORDI

L'ultima volta che avevo visto segnare un gol con un assist telefonato ("pronto? ti posso lanciare a rete?") direttamente da rimessa laterale, con l'attaccante che corre indisturbato in rimonta e con difensore e portiere immersi in un torpore quasi sospetto - mi ricordo, sì -  ero a Voghera, sul campo in terra battuta dell'oratorio dei Barnabiti, direi 33 o 34 anni fa. Ci fu un attimo di sconcerto. Qualcuno mi mandò affanculo, ma io risposi prontamente: "Pezzo di merda, non le fatte io le squadre". Poi andai via (dovevo prendere la corriera), ma l'episodio restò lungamente al centro di polemiche tattiche. Queste cose mi lasciano sempre un retrogusto amaro: chissà, la prossima volta che vedrò un gol del genere potrei non avere più - come dire - summovimenti andrologici. C'è la chimica, direte voi. Ma non è la stessa cosa.

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TRE A DUE

FINE

Isner-Mahut è finita. 3-2 per Isner. Ha vinto l'ultimo set, dopo settecento ore di gioco, per 70 a 68. Epico.

Con lo stesso punteggio (3-2) (non 70-68) mi dicono che l'Italia l'ha preso in culo dalla Slovacchia. No, non l'Italia: Lippi. Sono contento e stanotte mi vedrò con calma gli highlights.

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