23/11/2009
POVERO WALTER
ZAMPARIZZO
Non c'è una gran differenza tra una donna che vuole sposare Izzo e un uomo che vuole allenare il Palermo. La prima, che vorrebbe unirsi in matrimonio (per motivi ignoti, se non la follia o la voglia di pubblicità) con un bi-ergastolano che ha ucciso tre donne, dovrebbe considerare il rischio di fare la stessa fine di quelle tre. Il secondo, che si fa ingaggiare da un presidente che ha esonerato 28 allenatore in vent'anni, dovrebbe mettere in conto di fare la fine degli altri 28. Essendo Izzo al gabbio e Zamparini uomo libero, lo scenario calcistico è più reale e percorribile. E avendo Izzo ucciso solo tre donne ("solo" in confronto ai 28 allenatori segati da Zamparini), bisogna concludere che diventare allenatore del Palermo è un'attività ben più a rischio che chiudersi in una stanza con il mostro del Circeo.
A volte mi chiedo perchè mai un allenatore accetti l'offerta del Palermo, sapendo che al 90 per cento la cosa finirà male, e che al 66,6 periodico la cosa finirà male probabilmente prima di Natale. E' ovvio che il rischio è ben pagato, e che il gioco in sè possa valere la candela (la piazza è prestigiosa e passionale, il clima è mite e temperato anche d'inverno, si mangia da dio, e se riesci a firmare un pluriennale hai davanti un comodo tesoretto), ma resta la domanda di base: perchè? Perchè un allenatore deve sottoporsi a uno schema umiliante e collaudato, quasi fosse scritto e consegnato in copia insieme al contratto? (Lo schema: ingaggio, sorrisi e strette di mano, sciarpa mostrata ai fotografi, festa, cannoli, letizia e fiducia fino alla prima sconfitta, dopodichè i giornalisti - conoscendo il tipo - cominciano a inzigare il dubbio a Zamparini che - conoscendo i giornalisti - dice che l'allenatore non discute, salvo - qualche giorno dopo - cominciare a dire che i suoi schemi non vanno, che doveva giocare questo e non quello, che quell'altro all'ala è sacrificato e quell'altro ancora in panca è un insulto. Dopodichè, nel giro di una settimana, arriva l'esonero).
Uno come Zenga non poteva che essere destinato all'esonero prima di Natale. Oppure a vincere lo scudetto, come aveva dichiarato in agosto. Non è uomo da mezze misure. Me lo vedo, il Walterone, leggere l'ultima intervista di Zamparini che discuteva una a una tutte le sue scelte tattiche. Che quando le vedi stampate sul giornale, 'ste interviste, significano una cosa sola. Sono una lettera di licenziamento prestampata a cui manca solo la data. E a quel punto ti salvi con tre vittorie di fila, sennò è finita.
Diciamo che Zenga ha accettato un rischio spericolato, in maniera peraltro spericolata (passare dal Catania al Palermo, cazzo, ci vuole una bella faccia di bronzo), e un po' se lo merita. Non puoi pretendere di sposare Izzo e di dormire tranquillo la notte. E forse si allunga il percorso che lo porterà a sedere sulla panca dell'Inter. Voglio dire: concludere una stagione intera a Palermo sarebbe stata una medaglia al valore. Invece è stato esonerato prima di Natale come una ventina abbondante di altri colleghi, compreso quel pretino (oggi a Parma) che Izzo lo ha sposato anche per due o tre volte tipo Liz Taylor e Richard Burton.











