22/06/2011
ALLENATORE CERCASI
GIU' IL CAPELLO
Nell'attesa di un allenatore (ogni giorno che passa, sarà dura farci credere che non sarà la quarta, quinta, ottava o decima scelta) (no, per dire), mi è rimasta sul gozzo la faccenda Capello.
Confesso che speravo fossero le solite voci per fare un po' di folklore sull'Inter. Oggi, invece, Moratti ha confessato che Capello l'aveva contatto davvero, e che se non fosse stato per la federazione inglese magari la cosa si sarebbe concretizzata, e oggi don Fabio sarebbe l'allenatore dell'Inter.
Io credo che a tutto ci sia un limite, e Capello è al di là di un certo limite. E' stato l'allenatore di una Juve ben precisa, la Juve di quegli scudetti che ricordiamo bene, di quei dirigenti oggi radiati (radiati!). In questi cinque anni (e fino a pochi giorni fa, addirittura, con quella frasetta del cazzo sul "primo campionato vero dopo Calciopoli") non ha mai - giustamente, per carità, ogni opinione va rispettata - rinnegato nulla di quella Juve, di quegli uomini, di quelle modalità. E quindi noi, caro Moratti, di un uomo così siamo la controparte, non i compagni di avventura.
Ci sono dirigenti che non puoi assumere, giocatori che non puoi prendere, allenatori che non puoi ingaggiare: perchè sì, certo, sono tutti professionisti le bandiere non esistono più eccetera eccetera, ma pur in mondo farlocco come quello del calcio bisogna tener conto di certi valori, e anche di certe parole. E anche, perchè no?, di certi rancori. Non sono tutti uguali i calciatori e non sono tutti uguali gli allenatori. Cosa direbbero gli juventini se Agnelli ingaggiasse Zeman?
E' stato un brutto episodio, a tutto tondo. Perchè non solo Moratti ha pensato a Capello - che è già un obbrobrio -, ma anche perchè Capello gli ha detto sì. Dopo aver detto certe cose sull'Inter, uno poi la va ad allenare come se nulla fosse? Boh. Tornando all'esempio precedente: se Agnelli contattasse Zeman, non penso che Zeman gli direbbe sì. E invece Capello e Moratti, eccoli lì, pappa e ciccia. Uno che dice che la Juve ha 29 scudetti e l'altro, pirla, che se lo porta in casa.
Vorrei dimenticare in fretta tutto questo, ma sarà dura. Dopo che la mia società ha cercato di prendere scientemente Capello, dal prosieguo di questa storia - la ricerca dell'allenatore - mi aspetto tutto il peggio possibile.
18/04/2011
MOURINHO
17/04/2011
PARMA-INTER
SENZA SCUDO
Beh, dopo 5 anni è dura prendere il forbicino e iniziare a tagliare il filo stando attenti a non bucare la casacca. Tic, tic, tic... cominciamo a togliere un'altra delle duecento coccarde che adornano la nostra maglia, la storica pazzesca maglia della stagione 2010/2011, dove non c'era più posto per nulla. Lo scudetto è la coccarda più difficile da staccare, sentimentalmente dico. Ormai sembrava un tutt'uno con la nostra divisa sociale, e la maglia del prossimo anno - il pensiero già mi commuove - ci apparirà come bucata sul petto. Prima o poi doveva finire - non prima di avere sperato fino all'inverosimile, com'era doveroso - e che la festa finisca nell'anno successivo alla Grande Abbuffata è normale, come direbbe Totti. E' normale.
E' normale, ma non c'eravamo più abituati a fare spallucce e a dire: basta, finito, stop. E quindi adesso fa un po' male. E' passato un mese da Bayern-Inter e, da quella folle notte, non abbiamo più avuto nulla da dire. E' stata un'impresa che ci ha svuotato, l'ultimo clamoroso colpo di coda della Grande Inter II: da allora quattro sconfitte su sei partite (loffie anche le due vittorie con Lecce e Chievo) e la palpabile impressione di una squadra in disarmo. Prima fisico e poi - mi riferisco alle ultime due partite, Schalke e Parma - anche mentale. Tutte partite che abbiamo giocato a spicchi, a percentuali. Un terzo, un quarto decorosamente, poi puff!, spariti, sciolti. Finita la Champions, ora finisce anche il campionato con 5 giornate di anticipo. Scoccia lasciarlo a un Milan che l'anno scorso ci saremmo bevuti come una Sprite. Quest'anno invece gli abbiamo lasciato due derby su due, oltre al continuo privilegio di poter rimediare a un sacco di cazzate. Quindi, muti.
Finisce un po' in vacca. Giocatori puniti, gente morta, altra che non corre e non rincorre, nelle 5 partite di aprile 5 gol fatti e 12 subiti, manco fossimo il Bari. Questo non salvare le apparenze mi scoccia un po', ma credo che le situazioni estreme siano anche chanches importanti per prendere decisioni. Cinque partite di campionato e due di Coppa Italia ci serviranno per contarci in vista dell'anno prossimo. L'anno sabbatico è retroattivo: non sarà il prossimo, è stato questo. Quindi bando ai dubbi e agli equivoci, a ripartire pensiamoci già da stanotte. Chi c'è c'è, chi non c'è lo dica in tempo utile.
14/04/2011
CHE FARE/2
GRAZIE LEO
La seconda questione riguarda ovviamente l'allenatore. Di Leonardo si dice - ormai è un luogo comune - che non lo è. Cosa su cui personalmente sono abbastanza d'accordo. Del resto, nella lista dei requisiti che l'Inter chiedeva alla persona del dopo-Benitez, l'essere allenatore non rientrava nei primi tre. Serviva una persona che facesse altre cose, alcune impalpabili, soggettive, immateriali. Cose che Leo, va detto, ha saputo fare con intelligenza e spirito. Scontrandosi poi sul più bello con il suo non-essere allenatore. Un allenatore vero avrebbe saputo interpretare e gestire meglio il momento di evidente declino fisico della squadra dopo la dispendiosa rincorsa, se ne sarebbe accorto con Brescia e Lecce, e avrebbe cercato di portare a casa la pelle con Milan e Schalke, le due partitone che ci è toccato giocare in tre giorni di bioritmi abissali. Portare a casa la pelle, non cercare di vincerle inutilmente per 45 minuti e poi scomparire nei successivi 45. Pensate a come sarebbero diversi i nostri orizzonti se quelle due partite le avessimo squallidamente, deludentemente pareggiate anzichè perderle.
Un non-allenatore, anzi, proprio questo non-allenatore - il brillante, il simpatico, il mourignano, il colto, il bello, il rampante, l'affabulatore, l'alternativo Leonardo -, a pensarci bene, sarebbe stato perfetto per l'immediato dopo-Mourinho. Macchè Benitez, macchè illudersi di poterci riprovare subito, di fare un altro triplete, una seconda manita: dopo un'annata pazzesca, forse sarebbe stato giusto imboccare subito una scelta di rottura, che nella continuità "morale" con il Mou e nel sereno sconcerto della tifoseria avrebbe probabilmente consentito alla squadra di trovare qualche motivazione davvero nuova e l'avrebbe costretta - dovendosi in un certo senso allenare da sola - a prendersi qualche responsabilità in più.
Certo, lo dico con il senno di poi, è comodo. Però questa squadra che ciondola nei momenti-clou, che si perde negli scontri diretti (e li perde), al di là dello scoppiamento fisico, è l'emblema dell'appagamento. Che è umano, per carità. Diciamo che lo si poteva diluire un po'. Non è un caso che l'unico obiettivo cinicamente e scientificamente centrato sia stato il Mondiale. Era una cosa che ci mancava, una cosa nuova, una cosa in più. L'Inter l'ha vinta praticamente già senza allenatore, in una situazione che poteva preludere al disastro (di solito l'allenatore senza futuro trascina con sè la squadra): la differenza l'avevano fatta le motivazioni delle squadra.
Detto tutto questo, mi tocca concludere che cominciare una nuova annata con un non-allenatore potrebbe essere un errore pesante. Perchè l'annata sabbatica ormai ce la siamo giocata. O meglio, speriamo di no: resta il campionato, da rincorrere finchè ce n'è. Resta anche la coppetta, che avrebbe un suo perchè (due partite con la Roma, un'eventuale finale con il Milan: una coppetta da sudarsi). Ma abituati a vincere tre titoli per volta, o cinque in un anno solare, tra un mese e mezzo potremmo fare i conti e stabilire che sì, l'annata sabbatica era questa. Anche la scelta di Leo - che aveva un'architettura concettuale davvero strepitosa - era, in un certo senso, sabbatica di suo. La prossima stagione sarà di rifondazione. Non nel senso che si smantella tutto e si ricomincia, no. Parlo di rifondazione mentale, carattieriale, motivazionale. Leo mi è simpatico e gli sono grato per questo vorticoso inizio di 2011, ma mi sento di dire che da luglio ci vorrebbe uno che prenda in mano la situazione e costruisca il destino tecnico della squadra, con un obiettivo preciso, con una scelta netta. Un allenatore, appunto.
11:02 Scritto da: settore in Inter | Link permanente | Commenti (390) | Segnala | Tag: calcio, inter, moratti, leonardo | OKNOtizie |
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12/03/2011
BRESCIA-INTER
O MOU, WHERE ARE THOU?
Adesso vi racconto una bella favoletta, perché le disgrazie vere sono là dove il nostro amico L. ha dormito con il magone e non qui, tra poveri allocchi che si fanno infinocchiare sul campetto di Brescia.
La scorsa stagione, nel campionato italiano di giuoco calcio, dopo le prime 10 giornate l'Inter aveva 25 punti e la Rometta 11. Frigna, gioca, sgomita e puncica, la Rometta - nel breve volgere di 23 giornate - alla 33ma passò in vantaggio, 68 punti loro e 67 noi. Il sorpasso avvenne in corrispondenza di una nostra partita buttata via un po' come stasera (Fiorentina-Inter 2-2), anche se Brescia-Inter in realtà assomiglia di più a Parma-Inter 1-1, non so se vi ricordate, una partita regalata alla cazzo di cane. Appunto.
Ma riprendo la favoletta. La Roma poi vinse il derby (con la Lazio che fallì il rigore del 2-0) e , al colmo dell'eccitazione, scese in campo con la Samp del Pazzo con ago e filo e scudetto da applicare alla maglia giallorossa. Finì come sappiamo.
Ma qui siamo andati troppo avanti. Torniamo leggermente indietro. Volevo solo dire che proprio di questi tempi, a cavallo tra febbraio e la metà di marzo, 26ma 27ma e 28ma giornata, la Roma che rimontava impetuosamente (15 punti in 23 partite) fece tre pareggi di fila. Due "normali" (Napoli e Milan) e uno invece clamorosissimo, con il Livorno terzultimo e praticamente spacciato, 3-3, una ciulata galattica (noi avevamo già giocato - guarda caso - il venerdì sera). Il problema era che l'Inter, proprio in corrispondenza di quelle tre partite - eravamo nel periodo tra i due ottavi col Chelsea - faceva cagare. Vinse 3-2 a Udine, poi pareggiò in casa 0-0 col Genoa e perse 3-1 a Catania. Queste ultime, credo, le due peggiori partite della gestione Mourinho.
Insomma, stasera l'abbiamo combinata grossa ma non è finita. La Roma, dopo il 3-3 a Livorno, 28ma giornata, tre pareggi di fila, era ancora indietro di 6 punti. Abbiamo il dovere di crederci. E non perchè banalmente "da qui in poi sono tutte finali", ma perchè i 3-3 con il Livorno capitano anche agli altri. E se non capitano bòn, vuol dire che saranno stati meglio di noi. Ma bisogna star lì con la bava alla bocca finchè c'è speranza.
Ora rimetto la favoletta nella libreria e sfogo la mia incazzatura da bravo interista medio. Classica partita in cui lo spettro dell'inculata è aleggiato per lunghi interminabili minuti, tanto che quando vedi la palla entrare nella tua porta non muovi un muscolo e non proferisci parola: semplicemente, lo stavi aspettando. Caracciolo deve essere juventino: gioca e segna solo contro l'Inter. Invece Cordoba dev'essere del Brescia, e Pandev del Milan. E Leonardo l'allenatore nel pallone. Deve avere rotto la corrispondenza di amorosi sensi con Mourinho: penso che il Vate non avrebbe fatto nessuno di questi tre cambi (al massimo quello di Lucio). Direi di riportare ordine nella squadra. Ehi voi: allenate l'Inter, giocate nell'Inter. Inter. I-N-T-E-R. Maglia nerazzura a bande verticali. La squadra nobile di Milano. Mai stata in B. I migliori tifano Inter, anche Batman.
(dover fare corsi accelerati in due righe è una faticaccia)
31/01/2011
PAZZINI DAY
TUTTI PAZZINI PER MATERAZZINI
In otto giorni l'Inter ha affrontato forse le tre squadre più in forma del campionato. Una vittoria, un pari (con vittoria poi ai rigori) e una sconfitta in tre partite giocate a ritmi altissimi e/o sotto una pressione costante, e in cui ne abbiamo sostanzialmente combinate di tutti i colori. Una settimana fa, strapazzati a Udine, avevamo assistito al clamoroso spettacolo della società che si convinceva che sì, in effetti, come dire, ecco, ci servirebbe (rumore di tuoni) una punta. Nel breve volgere di giorni otto abbiamo assistito a una di quelle partite che avvalorano la tesi della pazza Inter e che domani daranno la stura a una serie di giochi di parole con Pazzini nella titolazione di settanta-ottanta quotidiani. Pazzini, yes, che una settimana fa non ci immaginavamo minimamente che.
Ogni tanto il calcio diventa matematico. Tu prendi un attaccante che a 26 anni l'ha già messa quasi 90 volte in serie A, che è italiano e che tra gli attaccanti italiani è uno dei tre-quattro più bravi in area e il migliore in assoluto di testa. E cosa succede? In 45 minuti fa due gol e procura un rigore. E i due gol sono da uomo d'area purissimo, e il colpo di testa è stato un gesto che nessuno in questo momento nell'Inter sarebbe in grado di riprodurre. Matematico. Certo, non ne metterà sempre due a partita (anzi, mezza), ma di certo era uno che ci voleva. Così come Kharja, che non è di certo Pelè e che ha tutto da dimostrare, ma ha i piedi leggermente più vellutati della media.
Tutto questo non ci deve far dimenticare il primo tempo, con i due laterali di difesa - George Maicon e Nello Santon - che sembravano narcotizzati e con un senso di disagio generale per le cose che non andavano mai bene. Coutinho uomo simbolo: un bel vedere, grandi prospettive, ma impotente. Primo tempo che poteva finire 0-3 (palo), forse addirittura 0-4 (roba da matti) per quel fallo di mano in area. E non va dimenticato poi il rigore sbagliato, e poi acora quella parata d'istinco (questa parola l'ho inventata io adesso come sintesi tra istinto e stinco) di Julione su Balzaretti. Però oggi ci sono stati scampoli dell'Inter che adoriamo, che da 0-2 passa a 3-2, che ti fissa con gli occhi di tigre e ci prende gusto a farti mangiare Orociok a badalucco.
Davanti a noi ci sono squadre che hanno lo stesso ritmo, o forse anche migliore. Noi dobbiamo continuare a compiere missioni una a una fino a Fiorentina-Inter compresa. Poi, quella sera lì, tiriamo un'altra riga e vediamo come stiamo. E come stanno le altre. Vado a dormire con un centravanti in più, una specie di Lexotan calcisticamente concettuale.
27/01/2011
MUSCOLI
DISCLAIMER
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NAPOLI-INTER
BENE, BRAVI, SEI PIU'
Non sarà magari stata la partita dei sogni, ma rapportata a quella di tre giorni prima un pochino sì, non trovate? Ieri sera l'Inter, a Napoli, ha centrato l'obiettivo nelle stesse condizioni in cui a Udine aveva fallito tornando a casa mazziata e mazziata (cornuta no). Fuori casa e contro una squadra in formissima (mettici in più l'effetto bolgia del pubblico del San Paolo): beh, non prendere gol e passare il turno non è un gran bel bilancio? Che poi giocare bene sia un'altra cosa, beh, potremmo anche star qui a discutere se non avessi da leggere le duecento pagine della Procura di Milano. Un'Inter così, versione esportazione, di questi tempi me la tengo (quasi) stretta. E poi sono (quasi) contento che sia emerso una volta di più il problema dell'attacco, dove Eto'o in sciopero bianco e Pandev in versione wrestller non producono un'occasione che è una da ormai due partite. Anche Leo, come Benny, si gira verso la panca e vede il vuoto. In campo le occasioni (che abbiamo creato, un paio gigantesche checchè ne dica Mazzarri) arrivano da centrocampisti e difensori. Poniamo fine a questo digiuno concettuale, vi prego, non voglio alzare il Pil a forza di Orociok.
10:42 Scritto da: settore in Inter | Link permanente | Commenti (62) | Segnala | Tag: calcio, inter, napoli, coppa italia, leonardo, mazzarri, ranocchia, eto'o | OKNOtizie |
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09/01/2011
CATANIA-INTER 1-2
LEONARDEZ
Stamattina 23, totale settimana 50, totale mese 70 (e siamo solo al 9). Ho seguito il primo tempo con la borsa del ghiaccio sul ginocchio destro, e (confesso) mi sono abbioccato per una decina di minuti nei quali - sono sicuro - non è successo niente. Ma per dirvi come certi vecchi sapori ci stanno tornando in bocca, circa un'ora dopo stavo saltando come un ossesso al gol di Denis, sognando una remuntada che già si sarebbe concretizzata a febbraio - ma che dico febbraio - a fine gennaio, prima che Big Nose ne facesse uno dei suoi. Ma non importa. E' il clima che conta, è il mood, è rosicchiare due punti, è vincerne un paio di seguito.
Ora, accantonando l'argomento mood, diciamo che per un'ora e dieci minuti abbiamo fatto cagare e già mi apparivano titoli di Tuttosport in sovrimpressione ("Esonerato Leonardo") mentre, sprovvisto di Orociok, mi avventavo su due pacchetti di Galbusera impalpabili. Io sono settato per sopportare max 30 passaggi sbagliati /partita e al settantesimo precipitavo in uno stato maniaco-depressivo nel quale ero preda di assurde visioni, tra le quali quella di Moratti e Benitez che, vestiti da drag queen, limonavano alla francese e il professor Maertens vestito da Dracula che mi diceva che la mia stagione era finita e mi doveva amputare la rotula. Come dicevo poc'anzi, al di là del volemose bene, questa squadra deve riannodare anche un minimo di filo tecnico-tattico e il buon Leo ci deve lavorare da subito. A me sta bene che tutti siano felici e che abbiamo un allenatore che fa "yeah!" ed è bello da vedere, però la prima ora di Catania-Inter, ecco, punto.
No, perché bisogna essere onesti. Nei primi settanta minuti mi volevo suicidare guardando in loop la replica di Werder-Inter e il migliore in campo era Julio Castellazinho, e ogni tanto facevo zapping con History Channel per ritrovare stimoli. Poi vabbe', le cose cambiano, el Cuchu mi ha rianimato e al gol di Denis, seguito in diretta, ho rivissuto sensazioni pazziniane. Ma non si può andare avanti così, eh?
07/01/2011
INTER-NAPOLI 3-1
ALLEGRIA
Cambiare il mood dell'Inter era il compito più importante - e assieme più facile - per Leonardo. Importante, perché con il sorriso questa squadra rende naturalmente il doppio. Facile, perché si partiva da un base così bassa, e da un clima così malato, che fare peggio era francamente impossibile. E' bastato cambiare. Sacrificare l'allenatore in rotta con società e squadra, prenderne un altro che partisse da presupposti completamente diversi. Detto, fatto. Il compito più facile, appunto. Ora Leonardo deve lavorare sul resto - direi, fare l'allenatore davvero - e spero ci sorprenda. Ha assolto il compito più facile, occhei, ma non il più banale. Un'Inter che si diverte è un'Inter che ne dà tre al Napoli secondo in classifica. Un'Inter che si diverte è una squadra che scende in campo positiva e allegra, tanto che nessuno fa caso a una sequela di assenze - Julio Cesar, Samuel, Sneijder, Eto'o - che in altri momenti avrebbe prostrato l'ambiente. Bene bene bene.
Per tornare a San Siro dopo lunga assenza ho scelto una serata molto fredda e molto umida, che mi ha riportato alla memoria le piacevoli sensazioni climatiche della maratona di Firenze. Ma il gelo non era il mio problema. Il mio vero problema era seduto dietro.
L'Intenditore.
Ho subito colto già durante il riscaldamento (riscaldamento?) quale razza di cagacazzi mi fosse capitato. Alla domanda del suo amico "Ma perché non gioca Ranocchia?" lui è partito con una spiega di dieci minuti che culminava con la seguente frase: "Comunque è giusto così. E' appena arrivato, metti che mi sbaglia la partita, tu lo bruci e addio"
Metti che MI SBAGLIA la partita. Diomio, non lo posso sopportare uno così.
Ma era solo il pre-partita. L'Intenditore ha cominciato a fare commenti a voce molto alta (e a mezzo metro dal mio povero orecchio) sin dal primo secondo di gioco. Nei primi tre minuti, con un'insopportabile prosopopea condita in accento parmigiano, è riuscito a impalare Chivu ("Ecco, ECCOOO, non ne fa una giusta"), Lucio e/o Cordoba ("Ma avete visto che movimento che hanno sbagliato? MA AVETE VISTOOOOO?"), Castellazzi ("Una sciaguuura"), Maicon ("Perchè non ti proponi, PERCHE'?") e l'intera Inter ("ragazzi, vi prego, iniziamo a giocare al calcio").
Al che, al terzo minuto, Thiago la mette. E se non ci fosse stato così freddo, e se io non fossi un bonaccione, mi sarei girato per dirgli:
"Scusa, sai dirmi se per caso hanno iniziato a giocare al calcio, caro il mio frantumacoglioni del cazzo?"
Ma io sono un sincero democratico e mi sono goduto la mia vendetta così, a freddo (sì, ecco, freddo). In fondo mi rendevo conto della mia fortuna: se l'Inter avesse segnato al novantesimo invece che al terzo, chi lo avrebbe più contenuto l'Intenditore? Invece dopo tre minuti, ferito nell'orgoglio, si limitava a commenti sempre irritanti ma molto più sporadici. Ogni tanto lo sentivo interloquire con quello di fianco "Bravo, BRAAAVO", e mi ero fatto l'idea che non fossero due amici, ma padre e figlio, o zio e nipote. Cercavo di immaginarmi la faccia di questo 55enne di Fidenza o giù di lì, un tizio insopportabile di cui la moglie - stappando ogni volta un Dom Perignon - si liberava per qualche ora in corrispondenza delle partite casalinghe dell'Inter. All'intervallo, finalmente, ho potuto girarmi e ci sono rimasto secco. L'Intenditore avrà avuto sì e no trent'anni. La voce non corrispondeva al volto. Era un giovane tritapalle, come non mi capitava di vederne da mo'.
Nella ripresa, saziato dal secondo gol di Motta, l'Intenditore si è placato, per poi riprendere a cagare la minchia sul finale, chiedendo a gran voce i cambi a Leo che non ne faceva mai. Quando è uscito Stankovic per far posto a Mariga, mi sono alzato ad applaudire. No, non Stankovic, ma Leonardo, per avere sia pur tardivamente accontentato il mio giovane amico di Fidenza, che Iddio lo stramaledica.
02:19 Scritto da: settore in Inter | Link permanente | Commenti (124) | Segnala | Tag: calcio, inter, napoli, leonardo, benitez, thiago motta | OKNOtizie |
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