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27/05/2009

PAROLE

CACCIAVITI E GOBBI

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Paolo Maldini, intervista di oggi a Gazza e Corrierone 

''Non lo so perche' mi hanno rovinato la festa, davvero non lo so. Ho sempre avuto un comportamento lineare, seguendo i miei ideali e rispettando tutti. Non ho frequentato gli ambienti dei tifosi, ma non per snobismo: per il cognome che porto ho sempre dovuto dimostrare qualcosa. E allora ho voluto essere giudicato solo per quello che davo in campo''.

''Mi ha deluso il silenzio della societa': non mi e' piaciuto che non abbia preso posizione. Non c'e' stato neanche un commento: dal presidente in giu', nessun dirigente ha detto una parola. Io saro' un idealista, ma credo che una societa' come il Milan si debba dissociare da certi episodi''.

''La mia reazione e' stata istintiva, e quindi  forse sbagliata. Ma e' stata dettata dal momento: io ero un uomo ferito. E' stata la risposta ad un'azione premeditata da giorni, mesi e forse anni. Io sono un uomo con sentimenti e debolezze''.

"E' innegabile che io sia milanista e che abbia dato tutto per la maglia rossonera. Malgrado questo, sono stato contestato piu' volte. Pero' sono cose che mi hanno fatto crescere: io ho maturato una liberta' intellettuale e di espressione a cui non rinuncero' mai''.

''Gli episodi di contrasto veri sono due. Il primo al rientro da Istanbul dove, pur perdendo avevamo giocato una finale stupenda, nettamente meglio del Liverpool. All'aeroporto siamo stati contestati: 'Dovete chiederci scusa'. Io giocavo da una vita e dovevo chiedere scusa a un ragazzo di 20 anni? E poi scusa di cosa? Di aver perso una perso una partita giocata in modo straordinario? Per inciso, quella sera il Liverpool ci surclasso' a livello di tifo. All'aeroporto volarono parole grosse e rischiammo lo scontro''.

''Il secondo a Montecarlo, Supercoppa 2007: gli ultra' non tifarono e non permisero  che qualcuno ci incitasse. E anche in campionato per alcuni mesi giocammo in un clima surreale".

''I tifosi non li ho mai insultati tranne all'aeroporto al ritorno da Istanbul. Comunque l'episodio di domenica scorsa ha tracciato una linea ancor piu' netta fra me e loro''


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Danilo Nucini, ex-arbitro, deposizione di ieri al processo su Calciopoli

''Se sbagliavi a favore della Juve arbitravi in serie A, se sbagliavi contro la Juve arbitravi in B''.

''I problemi si evidenziarono soprattutto in occasione di una partita Juve-Bologna quando, a 9 minuti dalla fine, assegnai un calcio di rigore alla squadra emiliana che Cruz tiro' fuori. Bergamo mi disse che se il rigore di Cruz fosse entrato avrei finito la carriera. Al raduno di Coverciano fui rimproverato dai designatori, Pairetto e Bergamo, ed ebbi una sospensione di 40 giorni e il campionato successivo arbitrai solo in B".

"Un'altra contestazione mi fu mossa da Pairetto per non aver ammonito l'interista Di Biagio durante un Inter-Udinese finito 2-1. La stagione successiva, in serie B, dopo un Napoli-Ancona 1-2, negli spogliatoi ho incontrato Luciano Moggi che mi ha detto 'complimenti, ci vediamo presto'. Decisi di preparare una sorta di diario in cui annotavo i giudizi positivi espressi dai designatori in partite in cui registravo errori a favore della Juve o a svantaggio delle avversarie. Giudizi che, nei casi opposti (errori contro Juve o a favore di rivali), erano invece negativi. Chi ascoltava le sirene andava in alto''.
 
"Di questa situazione parlai con Giacinto Facchetti, di cui ero amico, e lui era incredulo, non pensava che succedessero queste cose. Su suo suggerimento, tentai di informarmi nell'ambiente arbitrale su chi fosse Mariano Fabiani, ex ds del Messina ritenuto molto legato a Moggi. Ci furono reazioni imbarazzate, poi l'arbitro De Santis mi ha detto che se si voleva fare la serie A si doveva passare attraverso Fabiani e Moggi"

"Ho incontrato Fabiani, che mi ha assicurato che avrei arbitrato di nuovo in A e mi ha messo in contatto prima telefonicamente con Moggi (''staitranquillo, ascolta quello che dice Fabiani e ci pensiamo noi'') e poi di persona, organizzando un incontro in un albergo di Torino. Moggi in quella circostanza ha rassicurato che 'Nucini deve essere trattato bene, valorizzato e mandato in serie A'.  In quella occasione, ho sentito Moggi che chiamava Bergamo e chiedeva al designatore di non mandare Dondarini ad arbitrare la partita della Juve. Fabiani mi ha consegnato una scheda telefonica raccomandandomi di utilizzare tale scheda per parlare solo con lui e di non fare telefonate a persone diverse. Ho informato Facchetti dell'incontro, gli ho detto della scheda sim di cui mi sono poi disfatto".

25/05/2009

MALDINI

POVERACCI

Noi ci divideremmo su questioni molto più complesse. Ronaldo: il più grande, oppure un infamone? Vieri: un signor centravanti da 123 gol, oppure un coglione? Recoba: un genio del pallone, oppure il più grosso pirla mai arrivato a Milano? Un test sarebbe interessante: calarli a sorpresa in un Meazza strapieno e sentire la reazione degli spalti. Ma questi sono casi estremi e complicati. A uno che avesse fatto 901 partite con la nostra maglia, avendo indossato solo quella in tutta la carriera, noi riserveremmo un trattamento un po' diverso. Poi, per carità, ognuno per la sua strada (penso alla Zio). Ma al momento del congedo, nel Giorno del Ringraziamento, tutti in piedi e groppo in gola.

Oggi a San Siro, sponda Fininvest, è invece andato in scena uno spettacolo davvero triste. Anche perchè i contestatori non erano nè pochi nè isolati, se li devo giudicare dalla lunghezza degli striscioni. Gioca l'ultima partita uno che ha vestito 901 volte la tua maglia, e tu lo mandi affanculo (mezzo striscione benevolo e poi la mazzata nella riga sotto: che stronzi)? Maldini ha pagato oggi pomeriggio la sua colpa, quella di non essersi mai mischiato con gli ultrà, quella di essersi dissociato dal gioco dei ricattucci. Quella, un annetto fa, di avere detto cose che ipocritamente non dice mai nessuno: e cioè che dietro le contestazioni di una curva c'è spesso roba che con il calcio giocato non c'entra una fava, e cioè - cito Maldini - questioni economiche e di potere.

Della serie: come li abbiamo ridotti. I gobbi cacciano l'allenatore a due giornate dalla fine, e i cacciaviti vivono in piena schizofrenia: quando vincono si fanno le seghe e quando perdono si scoprono al circo Medrano, quando le cose vanno bene sono tutti bravibellibuoni e quando le cose vanno male si cancellano anche 901 partite insieme, 24 anni e 5 mesi, un'eternità. Un'eternità, tra l'altro, mica a perdere: di riffa o di raffa, e con grande scuorno nostro, la storia del Milan berlusconiano e maldiniano è fatto di 27 trofei. Quest'uomo lascia il calcio e tu lo mandi a cagare mentre fa il giro di campo. Begli amici.

Peraltro, dove sta la sorpresa? Il delitto di Lesa Curva, purtroppo, è sempre vigente. Le 901 partite in rossonero di Maldini non sono valse come attenuante. Chi tocca la curva muore, e non si fanno sconti. Lo sappiamo anche noi: lo striscione "Juve-Lecce a porte aperte" esposto in curva Nord quattro giorni dopo l'epocale caso-Balotelli aveva già spiegato tutto - ce ne fosse stato bisogno - qualche settimana fa. C'è un concetto, un codice, uno status di curva che è assolutamente trasversale e che regge tutto l'ambaradan. C'è un'autoreferenzialità delle curve che costituisce, più che la loro ragion d'essere, l'unica vera garanzia di esistenza in vita. E così ce le dobbiamo tenere. E così dobbiamo star lì a guardare il processo pubblico di una curva al proprio capitano, nel giorno dell'addio a uno stadio in cui avrà giocato più o meno 450 volte,. Un giocatore esemplare per correttezza, comportamento (anche fuori dallo stadio), vita d'atleta (non fosse stato per le ginocchia, questo avrebbe giocato fino a 45 anni).

Nella mia ingenuità considero che fare la voce grossa sia un segno di debolezza, oltre che di arroganza. Però questi qui - questo genere di curvaioli, quale che sia la loro bandiera - non mollano. Saranno anche deboli, ma duri a morire, durissimi.

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