Blog ufficiale di Virgilio

12/01/2011

MERCATO

L'UOMO CHE NON C'E'

E poi dicono che su internet non ci sono mai belle notizie. Guardate qui, tra i centrocampisti.

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02/02/2010

NOVITA'

VIVA LA MARIGA

I primi segni di malessere li ho avuti durante la diretta Sky. Già mi giravano le palle per l'Inter, voglio dire. Poi, saltabeccando tra un campo e l'altro, al quinto giocatore di cui a) non conoscevo neppure l'esistenza, oppure b) notavo una casacca appartenente a una squadra che non mi immaginavo, ho avuto un sussulto di orgoglio e mi sono visto una puntata di Lie to me, che mi è costata tra l'altro il gol di Lucarelli. Il mercato di gennaio sarà anche divertente, ma mi ha destabilizzato. Non ho preso appunti e ho finito per non capirci più una fava. Giuocatori scambiati, tirati fuori dalla naftalina, importati di nascosto. Boh.

Il mio ultimo pomeriggio è stato attraversato da gente in fibrillazione, che mi veniva incontro per informarmi che l'Inter non trattava più Ledesma ma aveva preso Mariga e Simplicio era a Milano e Mancini con la esse lo avevamo rifilato al Milan ma Jankuloski ha rifiutato il trasferimento cazzo.

Per dove?

"All'Inter!"

Cioè, noi?

"L'Inter!" (mi dice con l'aria di uno che sta parlando non dico a Massimo Moratti, ma almeno a Bedi)

Ma scusa, non ho capito. Zuniga

"Mariga!"

Sì, Mariga. L'abbiamo preso.

"Sì!" (mi dice con l'aria di uno che deve masturbarsi con urgenza)

E Simplicio?

"E' a Milano!"

Vabbe', ma che vuol dire? Magari è andato alla Triennale a vedere la mostra di Roy Lichtenstein.

"Lichtsteiner? Ma no, noi volevamo Kolarov".

Ma che Lichtsteiner. Lichtenstein.

"Lichtenstein? Hanno sorteggiato i gironi degli Europei?"

Al che c'avevo da fare e l'ho congedato. Ma non si può vivere così. Comunque mi sono seduto e ho fatto due conti: prendendo Pandev e Mariga e cedendo Vieira e Mancini con la esse mi sembra che ci abbiamo guadagnato in mobilità e pericolosità. Io di Mariga ricordo solo un clamoroso liscio al limite dell'area in Udinese-Parma alla prima di campionato (Di Natale ha preso palla incredulo e ha segnato), roba che se lo rifacesse a San Siro lo scuoieremmo per giorni. Comunque leggo su Settore (mi sono informato attraverso i commenti, non c'è nessuno che abbia scritto un riga su cosa fa normalmente Mariga per guadagnarsi la pagnotta) che è un bell'atleta e ha una bella castagna, anche se ha la visione di gioco di un bambino dell'asilo. Io naturalmente sono fiducioso. Anche perchè la cessione al Milan di Amantino potrebbe rivelarsi una mossa meravigliosa e astuta: appesantire la squadra avversaria con una sòla monumentale è un sogno che coviamo da anni, soprattutto nella logica contorta e inculatrice che regola gli affari Inter-Milan. Con gli scambi occhei, come negarlo?, abbiamo fatto cagare, ma con le cessioni unilaterali ci siamo presi qualche bella rivincita. Vieri, Ronaldo, Favalli e ora Mancini: il più giovane c'ha l'artrosi, il più sano c'ha la rogna. Speriamo che Amantino non sbocci e torni quello di Roma, dove alternava pause monumentali a qualche settimana di splendore, e dove ha segnato quasi 60 gol contro uno (1) segnato da noi, con la nostra bella maglia che nonostante i colori scuri e le linee verticali riusciva a mettere in evidenza le sue maniglie dell'amore.

Mentre in qualche luogo ignoto la gente ratificava contratti e aggiornava le rose, la serata - la mia serata, dico - si concludeva con la ribellione del mio computer, il mio fido computer del luogo di lavoro, che per l'occasione ho ribattezzato Spartacus. Battendo tasti minuscoli mi uscivano le maiuscole, battendo i numeri mi uscivano parentesi, battendo segni di interpunzione uscivano altri segni di interpunzione.

"E togli il coso delle maiuscole, cribbio".

Caps lock.

"Chi l'ha preso?"

Chi?

"Capslock".

Il Chievo.

"Dai!"

Bene, così me lo sono tolto dai coglioni. Il caps lock ovviamente non era inserito, sennò mica mi lamentavo. Ho fatto allora quello che fanno tutti, da Jobs a Gates: ho spento e ho riacceso. Con questa conclusione: alla riaccensione non mi riconosceva più la chiave, chiedendomi di togliere le maiuscole che io non avevo inserito e ridigitarla. Così, per numerosi tentativi, fino a quando mi sono alzato dalla sedia tipo Mourinho quando non gli fischiano un rigore e ho detto

Cazzo! Vado a casa, fanculo. Fanculo!

Per cui, voglio dire, Mariga per me oggi è stato solo l'apostrofo nero tra le parole computerdim'merda.

 

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00:54 Scritto da: settore in Inter | Link permanente | Commenti (275) | Segnala | Tag: calcio, inter, serie a, mancini, mariga | OKNOtizie |  Facebook

09/01/2010

VIEIRA

L'UOMO CHE NON C'ERA

(...) Siccome ha giocato più o meno la metà delle partite che avrebbe potuto giocare, causa infortuni e menate varie, viene da pensare a cosa avremmo mai potuto fare se Vieira fosse sempre stato quel Vieira che abbiamo giusto intravisto in una quindicina scarsa di occasioni diluite lungo gli anni di militanza nerazzurra, caso piuttosto raro di giocatore necessario ma spesso assente, insostituibile ma sostituito per tutte quelle volte (decine) che la partita se l'è vista dalla tribuna o dal divano di casa. Vieira, in questo senso, può essere considerato la cartina di tornasole dell’attuale forza dell’Inter: guardate un po’ cosa siamo riusciti a fare senza Vieira, più che con lui, e diteci se siamo o non siamo una potenza. (...)

Un autore a me caro (alto, bello, elegante, intelligente, onesto, obiettivo, e che corre la maratona ampiamente sotto le quattro ore) (non posso darvi altri indizi) (no, non è Baricco: è un tappo) scriveva queste cose circa un anno e mezzo fa nelle bozze di un libro. Cose che restano attualissime. Vieira ci lascia con 66 partite di campionato e 6 gol in tre anni e mezzo. Poco. Poco di tutto. Quel poco che gli ha concesso un fisico un po' provato da lunghe sgroppate. Per questo, nel ringraziarlo vivamente e nel rimpiangere da subito il suo bagaglio di classe e di esperienza, non posso dire che mi mancherà. Vieira all'Inter ha fatto vedere quello che è nelle pause tra un infortunio e l'altro, seguite da periodi più o meno lunghi in cui doveva ritrovare il passo partita e giocava alla cazzo. Ergo, avrà disputato venti partite "da Vieira" in tre anni e mezzo, alla media di sei all'anno, che è una miseria. Ci lascia avendo giocato a Verona una di queste venti, e di questo gli va dato atto. Una prova di serietà, perché non è facile scendere in campo con la valigia sul letto, quella di un lungo viaggio. Per il resto, tanta sfiga di cui dobbiamo ringraziare anche il simpatico Domenech, che convocandolo e facendolo giocare i novanta minuti, per due volte, gli ha causato altrettante ricadute da freschi infortuni che ce lo hanno tolto per sei mesi.

La coincidenza di movimenti di mercato in uscita, mai così copiosi, con grossi problemi di formazione, mai così copiosi, è molto vetero-interista. Eto'o è in Africa, Muntari Materazzi Cambiasso Santon Chivu Khrin sono infortunati, Balotelli è squalificato, Mancini è in rampa di lancio. Per questa sera ci sono 19 convocati.

Portieri: 1 Francesco Toldo, 12 Julio Cesar, 21 Paolo Orlandoni;

Difensori: 2 Ivan Ramiro Cordoba, 4 Javier Zanetti, 6 Lucio, 13 Maicon, 25 Walter Samuel, 29 Giulio Donati;

Centrocampisti: 5 Dejan Stankovic, 7 Ricardo Quaresma, 8 Thiago Motta, 10 Wesley Sneijder, 28 Alen Stevanovic, 48 Lorenzo Crisetig;

Attaccanti: 22 Diego Milito, 27 Goran Pandev, 31 Denis Alibec, 89 Marko Arnautovic.

Ora, se togli i due portieri di riserva scendi a 17. Se togli i ragazzini, scendi a 13. Se togli Arnautovic, scendi a 12. Se togli un centrale dei tre a disposizione, scendi a 11. Cioè la formazione è fatta, con un'unica possibile variante: dentro un ragazzino in mezzo (o Donati dietro, con spostamento di Er Zigomo in mezzo) e fuori Er Trivela. La panca sarà molto giovanile, diciamo imberbe. Se l'hanno fatto per farmi sentire un briciolo di mancanza di Vieira, beh, ci sono quasi riusciti.

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19/12/2009

BYE BYE

MANCIOSTER CITY

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13/07/2009

PARTITO DEMOCRATICO

MOZIONE ZERO

In quanto interista e sostenitore (quest'anno, cielo!, non votante) del Partito democratico, diciamo che non mi annoio ma mi inquieto di brutto. Da una parte un'accozzaglia di miliardari vestiti di bellissimi colori e pieni di paturnie (gente che se ne vuole andare, altra che non se ne vuole andare proprio, presidente e allenatore che non se le mandano a dire già ai primi di luglio). Dall'altra un'accozzaglia di politici e para-politici pieni di paturnie, stop. In mezzo, io che mi informo - preoccupato - di tutte queste accozzaglie e di tutte queste paturnie e, di conseguenza, non trovo sui giornali letture rilassanti da mezza estate. Solo casini.

Ci sono stati fasi peggiori, per carità, molto peggiori. Essere interisti e pidiessini/diessini, in certi recenti momenti storici, era auto-istigazione al suicidio. Oggi, con quattro scudi consecutivi ad avermi alleggerito l'animo, non ho l'ansia da prestazione, almeno sportiva. Il parallelo in fondo regge: questo Partito democratico sembra l'Inter pre-manciniana, il Re Mida al contrario che popolava i miei incubi da interista. Con le tormentate vicende interisti ho sempre avuto un rapporto passionale e viscerale, maniacale ma anche un po' giocoso (è pur sempre pallone). Con le tormentate vicende progressiste riformiste e centrosinistre sono nettamente più british (leggo sempre per prime le pagine sportive, abitudine cui derogo giusto per torri gemelle et similia), al limite del who cares?, ma la mia diligente e responsabile propensione all'essere cittadino del mio tempo, prima o poi, salta fuori. E allora mi macero: se non proprio tipo Stadio Olimpico il 5 maggio 2002, diciamo tipo Stadio Meazza l'11 maggio 2008, Inter-Siena, quando Materazzi sbaglia il rigore e tornano gli spettri. Ecco, sì. Mi sento un po' sfinito come quel pomeriggio, quando vedevo la palla rimbalzare sugli stinchi di Suazo come in un maxi-flipper verde prato, in un inutilissimo forcing finale cui assistevo con una sottile e montante angoscia.

Nell'Inter pre-manciniana c'era un presidente che ci credeva ma combinava un sacco di guai, e c'era in campo una squadra talentuosa e ridicola allo stesso tempo, una squadra fatta di veri o presunti (spesso finti) campioni che non sapevano vincere, una squadra vittima dei suoi demeriti e di una situazione dolosa che avremmo poi scoperto nella sua pienezza.

Come il Partito democratico di oggi. Che ha presidenti/segretari che ci credono ma combinano un sacco di guai, alla guida di una squadra talentuosa ma scombinata (sì, ridicola), che non sa esprimere una posizione chiara e univoca praticamente su nulla. Un difettuccio mica da ridere, per un partito politico. E quindi la società Pd non sa vincere, vittima dei propri demeriti. E di una situazione dolosa (mi riferisco a quei milioni di italiani pigri e superficiali che si lasciano ipnotizzare da televisori e puttanieri) che forse un giorno scopriremo nella sua pienezza.

Nell'Inter pre-manciniana, ognuno di noi aveva la sua soluzione drastica (via il presidente, via gli allenatori, via i giocatori). Nel Pd post-veltroniano ognuno ha la sua soluzione, che equivale al fatto che nessuno ce l'abbia. Via i vecchi? No. Largo ai giovani? No. Spazio alla società civile? Sì sì, per poi cacciarla a calci in culo. Grillo? Ecco, bene, mandiamo tutto in vacca.

Mi vengono in mente le nostre care vecchie Inter che si prendevano palate di gol dai Comandini o dall'Alaves. Squadre che navigavano a vista nonostante avessero un presidente, un allenatore, vari dirigenti. Il Partito democratico è come le peggiori Inter degli ultimi quindici anni e non vedo come possa tirarsi fuori da solo da questa palude. Il modo in cui, su regia dell'apparato, è stato fatto il culo alla Serracchiani o a Marino alla prima occasione la dice lunga. E del resto - sono sincero - il Pd oggi è anche questo: un partito in cui basta dire due cose in un'assemblea per diventare il caso politico dell'anno e parlamentare europeo a furor di popolo. In tutto questo vedo approssimazione, debolezza, improvvisazione, sbando.

All'Inter c'è voluto Mancini, c'è voluto Ibra eccetera eccetera eccetera. C'è voluto anche Moggi. Non so cosa ci voglia al Partito democratico per diventare una "cosa", che sarebbe già qualcosa. Basteranno queste primarie, basterà un segretario eletto alla fine di un regolare percorso? Boh. Oggi io non capisco un cazzo di questo partito, e non penso che sia per disinteresse o per distrazione. E' solo perchè alla decima dichiarazione, da Franceschini a Bersani passando per la Binetti e la Parietti, io perdo il segno e torno alla pagina sportiva, dove c'è la stessa vacuità ma, almeno, non la pago io.

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08/01/2009

IL CASO MANCINI

ACCONTENTIAMOLO

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Che entusiasmo, che vitalità. Se giocasse in Lapponia, sarebbe Pallone d'Oro. Quello a sinistra, eh? Quello a destra no, teniamolo, vi prego.

11:24 Scritto da: settore in Inter | Link permanente | Commenti (38) | Segnala | Tag: inter, calcio, serie a, mancini, neve | OKNOtizie |  Facebook

07/01/2009

NEVE

SMILE PLEASE

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La nevicata di oggi è offerta dall'Inter Fc. Viva la neve!
"Scusa, Settore, ma io ho la macchina bloccata, mi girano i coglioni e prendo un millesimo dello stipendio di Mansini".
Uh che palle, sempre a parlar di soldi.

13:02 Scritto da: settore in Inter | Link permanente | Commenti (48) | Segnala | Tag: inter, calcio, serie a, mancini, neve | OKNOtizie |  Facebook

15/10/2008

GRANDE INTER

ALT(R)I LIVELLI

Il Mancio va in Sardegna e l'albergo se lo compra. Moratti vuole uno stadio nuovo e se lo farà. Ci hanno allungato la metropolitana fino a Cipro, con un investimento immagino molto ingente, per farci fare la trasferta di Champions League in comodità. E poi, addirittura, i miracoli: nè più nè meno dei pani e dei pesci o delle passeggiate sulle acque, Adriano torna con un giorno d'anticipo dal Brasile. Siamo una grande società, questo è fuori di dubbio.

http://www.repubblica.it/2007/06/sezioni/sport/calcio/bilanci-inter/bilanci-inter/lapr_10636619_06300.jpg

30/09/2008

EFFETTO MOURINHO

THE SBORON ONE

In fondo capitò anche al Mancio: quando in un'intervista pre-partita denunciò - primo e unico - il moggismo in tempi ampiamente sospetti ma ancora non sospetti (capisci ammè), gli successe poi la domenica di perdere la partita e di finire cornuto e mazziato, oltre che sbertucciato su giornali e tv. Mourinho sabato ha fatto una sparata epocale, che resterà cliccatissima nella memoria nostra, di Dailymotion e di YouTube, per poi perdere (male) il derby.  Ma  c'è un tale terrore di Mourinho in questo periodo che, praticamente, non è successo niente: al Mancio avrebbero fatto il processo in diretta e per direttissima, mentre al Mou hanno lasciato dire un po' di frasi di circostanza e spiegazioni non troppo convincenti, almeno per noi che, in nome e per conto suo, ce l'eravamo appena preso in quel posto dai milanisti.

C'è stato uno che ha osato dirgli una cosa manifestamente sgradevole, Fulvio Collovati. Peraltro non gli ha detto "ciao pirla, bella partita di merda", ma (testuale): "Gli interisti non saranno molto contenti della patita di stasera", cui Mourinho ha replicato con "Perchè, scusa, tu hai già parlato con tutti gli interisti?".

Beh, ragazzi, posso dire una cosa? Eccola: che cazzo di risposta è?

La forza mediatica e magnetica di Mourinho in questo momento è tale che se avesse risposto "ambarabbaciccicoccò" avrebbe strappato cori di approvazione e titoloni sui giornali. Ma che risposta è? Sostanzialmente, dico. Io domenica sera non ero per niente contento, nè appiattito sulla presunta soddisfazione di Mourinho nonostante la sconfitta. Se Collovati mi avesse telefonato per controllare a campione l'umore di tutti gli interisti, e presentarsi così attrezzato per fare una domanda allo Speciale, io avrei detto: "Ah, ciao Fulvio, no, non sono contento per un cazzo". Il problema è che se oggi dici al Mou che ha sbagliato formazione, o che quel modulo non funziona, o che in campo c'erano un paio di cadaveri e in panca gente molto più in forma, quello chissà cosa ti risponde. Per dire: leggesse 'ste quattro righe mi direbbe "ragazzo, torna al casello e dammi la ricevuta".

Non mi piace (al momento mi fa sganasciare, poi ci ripenso e mi pento) quando dà dell'analfabeta ai colleghi, ma Mourihno è stato eccelso nella difesa di Baresi, ed è stato straordinario nel dire che gli italiani non amano il calcio perchè si perdono nelle stronzate (un atto d'accusa formidabile e stravolgente, perché ineccepibile). Ma da domenica sera gli interisti - almeno gli interisti, gli altri non so - stanno parlano molto di calcio, di calcio vero, di questioni tecniche, di dubbi tattici. E lui non ci ha risposto, se non mandando a fare in culo Collovati.

Mi attizza troppo il Mourinho personaggio, lo ribadisco, ma rivendico il diritto - Josè, dobbiamo parlare di calcio, no? - di criticare le sue scelte e la sua Inter di questo primo mese, in cui mi ricordo mezza partita scintillante contro la Roma e poi poco altro. Per esempio: non prendevamo così tanti gol su azione da una vita. Lo posso dire o mi arriva in testa il librone del centenario?

Comunque, è evidente, anch'io ho il morbo di Mourinho. Anch'io, come tutti, parlo di Mourinho. E quindi gli do ragione: alla fine si parla troppo d'altro e non di calcio. Eppure è un campionato bellissimo: dopo 5 giornate ci sono solo due squadre imbattute, c'è in testa una società che non è l'Inter, non è la Juve, non è il Milan, non è la Roma, non è neanche (esagero) la Fiorentina. Ci sarebbe da dire e da scrivere. Ma siamo tutti qui a pendere dalle labbra del Mou e a rivederci il film di un derby perso di brutto con gli zombie.
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17/09/2008

PANATHINAIKOS-INTER 0-2

SAPESSI COM'E' STRANO

GUSTARSI LA PARTITA IN LATERANO

1969156635.jpgQuesto blog è come il Signor Wolf: risolve problemi. Sei a Roma, gioca la Roma in Champions e non sai dove vedere l'Inter? Nel giro di 24 ore mi sono arrivate informazioni di ogni tipo, da riunioni carbonare a copiosi Inter club, passando per una serie di decoder privati che mi avrebbero aperto le porte a porchetta, vino dei Castelli e rutto libero. Ma ho optato per la soluzione "andiamo al bar del mio amico" proposto da E., che prevedeva anche servizio navetta e trasporto in loco, nonchè una dislocazione centrale lontana giusto quei tre o quattromila metri dall'albergo, una cazzata per un vero podista. Non sapendo che viale Cristoforo Colombo è lungo circa 200 chilometri, ho dato appuntamento lì senza specificare. "Colombo, ok, but where?", mi chiede E. mentre si avvicina alla meta e la partita ormai incombe. Al telefono gli descrivo insegne, scritte al neon, benzinai e semafori per dargli una vaga idea di dov'ero, e devolvendo altresì metà del credito. Mi metto sul ciglio della strada e aspetto. Si ferma uno grande e peloso e mi fa:

"Quanto vuoi, abbello?"

"50 a casa tua, ma solo se hai Mediaset premium", gli faccio.

Lui riparte in sgommata. Poco dopo arriva E. e mi carica lui, per fortuna. Calorose presentazioni. Mi dice: "Pensavo fossi biondo tipo Hulk Hogan e medio obeso", così, per rompere il ghiaccio. Dieci minuti dopo arriviamo al bar di G., trovando parcheggio a un metro dalla porta con un colpo di culo così clamoroso che era chiaro - anche se nessuno avrebbe avuto il coraggio di dirlo - che l'Inter avrebbe vinto. G. ci accoglie calorosamente, abbracciando me e baciando con la lingua E. che gli fa: "Cosa hai mangiato, un sorcio decomposto?". All'interno, arrivato in netto anticipo, c'è Oldman, che per ingannare il tempo aveva già ordinato diverse birre e lanciato profferte sessuali ad alcune passanti facendosi scudo con il suo bell'aspetto. "Ah, sei tu Settore? Pensavo fossi rosso e riccio tipo Minnie Minoprio".

La partita comincia, ordiniamo pizze e birre, familiarizziamo, ci rilassiamo vedendo che l'Inter ha in pugno la partita. Finchè, in leggerissimo ritardo, non arriva il vero protagonista della serata:

Manuel Gerolin.

"Minchia, Gerolin! Sei in forma strepitosa! E' un onore per noi averti qui", dico io inginocchiandomi e presentandogli gli altri. "Ma chi cazzo è Gerolin?", fa lui. In effetti avrà sì e no 22-23 anni. Lo guardiamo bene: ha il 75 per cento dei geni di Gerolin e il 25 di Odoacre Chierico, al che ci mettiamo a fare congetture sul suo albero genealogico e per poco non ci perdiamo il gol di Henry Mancini. G. fa alcune capriole dentro il bar stampandosi sui fusti della birra, E. accenna ad alcuni passi di rumba sul tavolo, Oldman beve una pinta di birra con il mignolo alzato e Gerolin approfitta del trambusto per telefonare ad alcuni amici a cui chiede chi cazzo sia Gerolin.

Nel secondo tempo l'interismo che è in noi ci perfonde fino alle mutande. Soffriamo come cani all'avanzare dei greci, ci abbracciamo piangendo dopo la traversa e finiamo per preoccuparci un casino. G. è il più equilibrato: "Avanti di questo passo retrocediamo con otto giornate di anticipo". E. è leggermente più angustiato: "E' la fine, è la fine. Argh!". Oldman riceve una telefonata: "Ragazzi, gira voce che abbiano già esonerato Mourinho", al che si mette a torso nudo e grida: "Arbitro, tempo!" Gerolin quatto quatto si prende la seconda birra da due litri e chiama l'Iffhs per chiedere notizie di Gerolin e Chierico.

Ed è in quel momento, mentre siamo atterriti davanti alla tv, che Ibra fa un passaggio no-look ad Adriano e Adriano - cose di cui avevamo perso la memoria - carica il gambone e insacca. Nel bar impazza la festa. G. esce per strada e urla "No look! No look!" finchè un turista americano alto due e dieci lo prende per il bavero, con l'altra mano indica le tette della fidanzata e gli dice "No look!". E. fa un salto mortale da fermo, mentre Oldman e Gerolin ingaggiano una pittoresca gara di rutti.

Alla fine G. ci fa visitare il locale. Il pezzo forte è il calcio balilla personalizzato: agli omini blu ha disegnato le strisce nere, agli omini bianchi ha imposto la croce del centenario: "Due anni c'ho messo, tipo 'a Cappella Sistina", racconta vantandosene con amici e clienti increduli, tra cui uno juventino e un cagliaritano. Gerolin insiste per fare una foto con me, poi io gli chiedo l'autografo memore di quelle sue sgroppate a Udine. A Oldman, che è dotato di un cellulare con una fotoelettrica da 700 watt, chiedo di fotografare il calcio balilla più unico del mondo. E. mi riporta addirittura in albergo, servizio completo: gli interisti sono migliori, non c'è un cazzo da fare. L'Inter ha vinto, la Roma ha perso in casa con dei romeni sconosciuti. Nell'aria è tutto un Trombetta e un Culio, coniugati nelle più varie espressioni. La serata è friccicarella, mi sta venendo il raffreddore ma mi sento molto bene. Ho tre punti in Champions e ho conosciuto E., G., Oldman e Gerolin. No, dico: Ge-ro-lin.

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(nella foto: Gerolin, io e G. ieri sera a Roma al termine della partita)