18/07/2010
TWITTING FROM VILLAGE / 4
LA VERA ESSENZA DI BOOKMAN
E' una generazione sovrappeso, scientemente sovrappeso. Una settimana tra epe maschili e femminili (ammesso che il plurale di epa sia epe) (e comunque, sognavo di scriverlo da tanto tempo) mi ha creato forti preoccupazioni sul futuro. Fuori di qui la situazione precipita moralmente, ma qui dentro non c'è alcun segnale di resistenza. Questa gente che si affolla ai buffet se ne fotte del degrado morale, così come del proprio girovita. Io ho mangiato come Benitez, ma selezionando (no alcol, no dolci, no fritti, sì tutto il resto) sono calato di un chilo. Gli altri invece assaltano vassoi e teglie di roba che straborda, come loro. E dire che mi stava venendo il complesso delle maniglie, e mi sentivo il maratoneta più burroso dell'Altitalia. Macchè. La mia cartucciera addominale, a confronto con certe panze e certi lombi, qui sembra la tartaruga di Corona.
La cartucciera (sospiro). Vedo una a una girarmi attorno le birre interiste - alcune decine, si stima - della nostra grande e inarrivabile primavera. Ricordo brindisi plurimi in occasione di Chelsea (ritorno), Cska (ritorno) (all'andata ero a San Siro, astemio), Barça (andata e ritorno), Madrid (andata, soggiorno in loco, ritorno a casa), questo solo per la Coppa. Poi ho brindato per la Coppetta e per i calcioni della Roma (credo una birra a calcio). Poi ho brindato per il campionato, ma non solo la sera di Siena (credo almeno un paio di sere), a cui bisogna aggiungere i brindisi (multipli e crassi) dopo Roma-Sampdoria. Eccole qui, una a una le birrozze primaverili. Guardate che maniglie.
Ma al villaggio sembravo Mister Universo, e me ne beavo, pur preoccupato per la sorte di questo Paese condannato dall'indifferenza, dall'insipienza politica e dal tasso di colesterolo. Così, mentre per la festa finale era tutto un chiamare a centro pista, me ne rimanevo al terzo anello dell'anfiteatro tamburellando il piede di fronte all'immane spettacolo di gente che ballava, guidata dalla coreografa, una canzone per decennio cominciando dai Sixties (minchia, Bandiera Gialla, everybody zomping), per andare ai Seventies (Ymca, te pareva, young-men!). Approdati agli anni Ottanta con la voce garrula di George Michael versione Wham!, notavo in pieno centro pista una pettinatura già nota. Al che, stropicciandomi gli occhi, cercavo di guadagnare una posizione più laterale per controllare l'identità dei ballerini. E i miei sospetti si facevano certezza. A centro pista, in un totale dominio del proprio corpo, stava ballando
l'Uomo Libro.
Il teorico del "libro culturale" e del "basta cazzate", l'uomo che non ha orari e che non gli devi rompere i coglioni, ballava come Tony Manero senza sbagliare un colpo, con un ghigno costante che gli attutiva la sguardo con la luccicanza. Non ci potrei giurare, ma posso dire con una certa approssimazione che l'Uomo Libro
si stava divertendo.
E mentre la moglie andava fuori tempo ogni cinque secondi, lui sembrava Gianni Brezza, ma che dico Gianni Brezza, sembrava Steve LaChance, ma che dico Steve LaChance, sembrava un po' Garrison, un po' anche Don Lurio, insomma:
ci siamo capiti.
L'Uomo che non Deve Chiedere Mai tradisce una certa femminilità del movimento. Però balla bene, 'tacci sua, e devo dire che dalla mia postazione del terzo anello, dove sorseggiavo una Schweppes (gli altri si ammazzavano di sangria), un po' lo invidiavo. In fondo aveva anche lui un hobby, una passione, una dimensione diversa. Non è solo il cagacazzo da spiaggia lui e il suo cazzo di libro culturale
(a proposito, gente: so distinguere i libri, soprattutto gli Adelphi. Il suo libro era una manuale di qualche minchia di filosofa il cui nome di battesimo cominciava con la M e forse finiva con la A, poi lo ha messo via e io sono rimasto lì come quelli della Mascherpa) (Mascherpa non è il nome)
ma anche un provetto ballerino che forse - data la sua condizione familiare e lavorativa - aspetta una settimana l'anno per sfogare la sua vera indole. E quando l'ho visto sfollare, tutto sudato e barcollante, l'avrei voluto fermare e dirgli:
"Oh, complimenti, sembravi Bolle diobono"
ma ho preferito finire la Schweppes e respirare l'aria fresca della sera, mentre i ballerini si trasferivano nell'attigua discoteca a continuare il loro delirio, ma senza il genio e l'arte di Bookman. Che peraltro secondo me in camera ha un fucile a pompa e ci ucciderà tutti.
19:42 Scritto da: settore in real life | Link permanente | Commenti (195) | Segnala | Tag: vacanze, mare, villaggio | OKNOtizie |
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15/07/2010
TWITTING FROM VILLAGE/3
CIAO!
E' un mondo artefatto, dove tutti ti dicono ciao con un sorriso soddisfatto, come se la vita gli sorridesse davvero. In realtà qui molti devono avere problemi seri: a parte l'uomo-libro, che ho visto al ristorante con uno sguardo alla Shining, c'è anche gente che gira con il cellulare appeso al collo, un tipo umano che pensavo si fosse ormai estinto, tipo quelli dell'autoradio nella mano destra. Io sto entrando nel mood, comunque, lo confesso: familiarizzo con quella dei giornali (che mi ha avvertito, in via confidenziale, che il giovedì il Corriere ha il magazine allegato, e la Repubblica il venerdì, e il sabato tutti e due, ma sono cose da donne) e ho pure fatto un giro in canoa in mezzo alle meduse giganti. Avanti di questo passo ballerò Ymca sugli spalti dell'anfiteatro e diventerò grasso come Benitez.
07:53 Scritto da: settore in real life | Link permanente | Commenti (372) | Segnala | Tag: villaggio, vacanze, mare | OKNOtizie |
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14/07/2010
TWITTING FROM VILLAGE/2
LA TRISTE STORIA DELL'UOMO-LIBRO
"Non posso venire, devo leggere il libro. Mi sono portato apposta il libro e quindi leggo il libro". Iniziava così una lunga estenuante trattativa tra una bimba dell'apparente età di quattro anni, che voleva semplicemente fare un castello di sabbia e poi un bagno, e il suo papà, una specie di centauro, mezzo uomo e mezzo libro, che voleva leggere il suo libro e nessuno poteva distoglierlo dal suo libro. Io davo le spalle alla famigliola, per cui a un certo punto sono stato colto da un duplice incontenibile desiderio:
a) guardare in faccia l'uomo-libro
b) guardare che libro fosse
Mimetizzandomi con la Gazza ho quindi focalizzato il primo obiettivo, l'uomo-libro. Leggeva ad alta voce. Cioè, sottovoce. Vabbe', ci siamo capiti. Sembrava uno che leggeva per la prima volta un libro, o che aveva da poco imparato a leggere. Il prosieguo della mattinata sarebbe stato pesantemente condizionato dalle successive sentenze dell'uomo-libro. La bimba torna all'attacco, e lui risponde: "Devo finire il capitolo, se tu mi interrompi ci metto di più, e quindi poi non possiamo fare il bagno". La bimba gli chiede il significato della parola "capitolo". Lui spiega: cioè, praticamente è un gruppo di pagine. La spiegazione convince la bimba. Poi sento l'uomo-libro rivolgersi alla moglie: "E' un libro culturale, mica una cazzata". Pausa. "Cioè, non ho tempo per le cazzate nella mia vita".
Ormai il desiderio di sbirciare il titolo del libro era devastante. Per fortuna l'uomo-libro si esibiva in altre chicche. La moglie gli ricorda che si avvicina l'orario del rancio.
"Odio gli orari. Non riconosco gli orari. Io do un appuntamento e dico: arrivo quando arrivo".
Glielo spiegava alla moglie come se per la prima volta le parlasse di sè. E tecnicamente leggeva quel libro come se fosse il primo da quando aveva imparato a leggere. Al che mi sono chiesto:
"Ma questo, prima, dov'era?"
Un pensiero inquietante. Torna la bimba, lui non tratta e rinvia il bagno perchè il capitolo non è finito. La bimba bofonchia qualcosa che non sento, ma che probabilmente - fosse stata in possesso del lessico adeguato - poteva avvicinarsi come concetto a una frase che anch'io avrei sottoscritto in toto, e cioè
"Ma piantala con 'sto cazzo di libro, mi hai rotto i coglioni. Scapperò di casa a 14 anni e ti manderò affanculo via mail".
In realtà ha detto solo
"Argh!"
Poi mi sono distratto, leggevo di Benitez e della lobby gay che governa il calcio - almeno quello teutonico - e quando mi sono girato ho visto che la famigliola si era già avviata verso il ristorante, in culo alle teorie del non rispetto degli orari. Mi restano solo brandelli di indizi. Era un libro giallino, probabilmente di filosofia, probabilmente intitolato "L'arte di (non riuscivo a leggere, erano due righe di titolo), probabilmente scritto da una donna. E con tutto il bene che voglio alle donne, non comprerei mai un libro di filosofia scritto da una donna. Ho delle sacche di maschilismo, e una riguarda le donne filosofe. L'uomo-libro ha iniziato male il suo viaggio nel mondo inesplorato dei libri. La povera bimba ha ancora dieci anni davanti prima di mandarlo a cagare, ricordandogli di quando doveva finire una merda di capitolo di un libro culturale invece di alzare il culo dalla sdraio. (un'altra esperienza di spiaggia così e chiedo la rescissione del contratto)
15:00 Scritto da: settore in real life | Link permanente | Commenti (99) | Segnala | Tag: libro, vacanza, mare, vaffanculo | OKNOtizie |
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13/07/2010
TWITTING FROM VILLAGE
IL TURISTOTTO
Il villaggio ha dei vantaggi e degli svantaggi. Svantaggi: tutti. Vantaggi: nessuno, tranne che arrivano i giornali la mattina presto e che mangi come un bue (vedi anche voce: svantaggi) (praticamente l'unico vantaggio riguarda i giornali). In vacanza lontano da casa, benchè senza avere cambiato nazione, la lettura delle notizie avviene attraverso un'angolazione diversa, come se arrivassero da chissà dove. Così leggo con apprensione che sul nostro governo sta franando merda, e siccome anche Bertolaso è inguaiato non saprei proprio chi possa intervenire. Sono pagine che salto quattro a quattro, perché la mia attenzione di turistotto (la declinazione estiva del tifosotto) si rivolge alle pagine sportive. Apprendo così con sconcerto che:
a) il polpo ha sei mesi di vita
b) nella Germania erano tutti froci
c) ad Appiano Gentile non funziona l'aria condizionata
d) nel Polesine arrivavano con le piene del Po delle strane patate nere, che in realtà erano tartufi e che per secoli gli abitanti del Polesine hanno scambiato per patate nere (no, questa non era sul giornale. Era un servizio di 5 minuti del Tg1 dopo veloci reportage su centinaia di arresti, omicidi-suicidi, caldo canicolare e non un cenno alla mafia governativa)
Ma la cosa che mi ha sconvolto di più, e che mi ha tolto quel residuo di serenità che un turistotto può ancora conservare mentre, intorno a immensi buffet, contende pranzi e cene a orde di gente rozza
(il turistame: no, lo preciso, perché mi raccontano di discussioni assurde) (sospiro)
la cosa che mi ha sconvolto di più, dicevo, è che
e) Balotelli non ha rinnovato la tessera dell'Aic.
Quando esci dal sindacato, di solito è per risparmiare il costo di iscrizione. Però non puoi ammettere a te stesso che lo fai per questo, nè puoi dirlo agli altri che pensavano tu lo facessi con coscienza civica e spirito corporativo. Per cui avanzi questioni di principio. Balotelli (o meglio, il suo puparo) dice che l'Aic non tutela abbastanza i giocatori extracomunitari.
But, who cares?
E che gliene frega a Mario, poi? E quanto costava la tessera dell'Aic? 50 euro o 50mila, in ossequio alla proporzione sugli stipendi? E a quali benefit dava diritto? Sconto dello 0,5% sul tagliando dalla Bentley? Se il buongiorno si vede dal mattino, il 13 luglio siamo già alle prese con le strampalate imprese del magico duo, il Ciulatore e il Pizzaiolo, e si annuncia un'estate torrida. Il Tg1 informa a proposito che bisogna bere molto, evitare di uscire nelle ore più calde, mangiare molta frutta e verdura.
Sempre il Tg1, comunque, mi informa che uno che è mio amico su Facebook è indagato. Voi ce lo avete su Facebook un amico indagato? No? Sfigati.
10/07/2010
MARE
IN TRASFERTA
E con un classico acquisto vacanziero - un bermudino cripto-gay - posso chiudere la valigia e recarmi in una inospitale e selvaggia località del Mezzogiorno, dove assisterò con gente rozza e sconosciuta alla finale del campionato del mondo di giuoco calcio e trascorrerò un breve periodo di vacanza. La struttura è priva di acqua corrente calda e fredda, ma pare disponga di un collegamento wi-fi a prezzo di strozzo. Viva le vacanze, viva l'Italia.
(nella foto: grosso modo, vado lì)











