07/11/2010
MEZZA MARATONA
SAPESSI COM'E' STRANO
(PRODURSI IN UNA MEZZA A CESANO)
Il 10.10.10 - meno di un mese fa - terminavo la mezza maratona di Pavia in preda ai crampi e correndo gli ultimi 500 metri come Pinocchio quando fugge dai gendarmi. E così, finendo in 1h 38' 34" (vi consiglio di appuntarvi da qualche parte questo tempo), mancavo il personale di 17 secondi dopo una gara inaspettata e financo giudiziosa, in cui correvo la seconda metà più veloce della prima, roba da leccarsi i baffi. La storia dei crampi però mi era rimasta qui, e così avevo subito deciso di provare a fare il tempo in un'altra mezza, magari meno difficile e meno ondulata di quella di Pavia. Dopo approfondite ricerche ne trovano una, quella di stamattina:
Cesano Boscone.
Ora, correre a Cesano Boscone nel giorno in cui l'umanità corre a New York è uno straordinario atto di snobismo. Diciamo subito che la mezza maratona di Cesano Boscone è stata molto ben organizzata e tutto è filato molto liscio e faccio i miei complimenti di cuore a quelli del Running Cesanese. Il problema era uno solo:
Cesano Boscone fa cagare.
Non ce l'ho con i cesanesi, cui va tutta la mia solidarietà. Nè voglio lanciarmi in una inutile invettiva contro i casermoni e le periferie di Milano. Diciamo, oggettivamente, che lo scenario non era granchè. Già all'inizio si capisce in che razza di posto ci si fa a ficcare. Le indicazioni: esci all'Ikea e segui per l'Auchan. Diobono. Comunque, who cares? A me importava solo fare il tempo. Partenza affollata, rotonde a non finire, gente lenta mischiata a quella veloce, vabbe', la solita camorria. Poi finalmente prendo il passo. Non mi sento particolarmente in palla, ma vado decorosamente e al decimo chilometro sono sotto la media del record. Punti di riferimento esterni: nessuno. Finestre, cemento, garage, auto parcheggiate, capannoni. Siccome anche il tempo era molto grigio, potete immaginare quale allegria mi permeasse l'animo.
Ma ripeto: chissenefrega? Io debbo solo fare il tempo, mica prendere la cittadinanza di Cesano Boscone. Verso l'undicesimo, il tizio vestito d'arancio che avevo davanti e avevo preso come lepre personale piega verso sinistra, barcolla, si piega e vomita. In effetti c'è un vento freddino e lo stomaco comincia a far male anche a me. Comunque vado, vado, vado finchè Vomitorius, un uomo vero, mi riprende e mi supera. Al che io scelgo un altro compagno di viaggio, uno stangone con il corpo di Meneghin e la faccia di Pierfrancesco Savino. Con lui familiarizzo e faccio conversazione very polite, accordandomi per percorrere un po' di strada assieme al fine di fare il tempo (io, lui se ne fotte). Occhei, mi dice lui. Siamo più o meno al tradicesimo e io gli dico: teniamo Vomitorius, poi al sedicesimo facciamo il punto. Occhei, mi fa lui molto ammirato dalla mia determinazione strategica. Al sedicesimo, in effetti, arriviamo abbastanza bene, ancora in bolla per il record. Ma al diciassettesimo mi viene il morbo di Montezuma: cominciano a farmi male stomaco, milza, fegato e testa.
"Sto per morire. Non si può morire a Cesano Boscone",
dico tra me e me mentre una buzzicona attraversa la strada con un immenso vassoio di paste. Dico a Picchio Meneghin di andare pure, chè sto per ritirarmi e appendere le figa di scarpe al chiodo. Col cazzo, obviously. Rallento un pochino, prendo fiato e dopo un po' mi rimetto in carreggiata. Diciottesimo. Comincio a fare calcoli. Comincio anche a cedere lentamente. Stringo i denti. Mi supera Hulk Hogan, con cui una volta feci gli ultimi due chilometri di Vigevano in un patto solidale che solo il podismo sa produrre. Cerco di tenere Hulk, ma lui va. In compenso mi sto riavvicinando a Picchio Meneghin, mentre Vomitorius è una macchia arancio un po' più avanti. Diciannovesimo. Sono ancora vivo. Cerco di non pensare a quei dieci organi del mio corpo che vorrebbero dirmi
"Ma fermati, vecchio imbecille!"
e vado, vado, vado, ormai piuttosto imbastito ma tutto sommato vitale. Ventesimo. Mi dico: ora se hai i coglioni ti metti a sprintare. Dopo 300 metri riprendo la parola e dico: non ho i coglioni. Ma stringo i denti. Guardo il Garmin, faccio calcoli, ormai sento lo speaker, vedo il gommone, mi fa male la pancia, mi gira la testa, sprinto. Riguardo il Garmin, famelico.
1h 38' 34". Uguale a Pavia.
Mavaffanculo, dico mentre vedo gente che entra all'Auchan come se andasse alla Triennale.
23:36 Scritto da: settore in podismo | Link permanente | Commenti (592) | Segnala | Tag: mezza maratona, cesano boscone | OKNOtizie |
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11/10/2009
CORRIPAVIA
SAPESSI COM'E' STRANO
(SE SOTTO CASA SI CORRE
PER IL TITOLO ITALIANO)
La figata della Corripavia è che mi sveglio sereno, faccio le cose con grande calma (specie quel rito di spalmare il miele sulle fette biscottate) e vado alla partenza a piedi in totale relax, anche se so che sto per farne 21 raschiando il barile delle energie e delle motivazioni. Poi quando approdo in zona corsa, tra il brulicare dei podisti - uno piccolo spettacolo di varia umanità e sanità di principi - faccio pubbliche relazioni (oggi c'era un accrocchio molto speciale di amicizie anche antiche e sentimenti virilmente podistici), mi scaldo un pochino e attendo lo sparo, pum!, e parto per 21,097 km. tra strade e scenari che conosco a memoria e mi rassicurano (nel senso che se mi dovessi mai ritirare, torno a casa a piedi o chiedo un passaggio a un volto amico). Ma oggi la Corripavia era prova unica di campionato italiano master di mezza maratona, e invece del solito migliaio scarso di podisti ce n'erano tremila e si respirava il casino delle grandi occasioni.
Facendo due conti, mi sentivo in grado di fare un bella corsa. Ma Pavia sorge in riva al fiume Ticino, la città digrada e il podista si incazza. Non c'è tregua fra strade strette, tratti tortuosi, salitine e discesine, e la Corripavia infatti viene considerata una mezza maratona piuttosto difficile, non "da tempo": io infatti qui il tempo non l'avevo mai fatto e una ragione ci sarà anche stata. Però mi sentivo di provarci, e che cazzo. Non ricompongo il trio newyorchese con Doug e G., che abbraccio davanti al castello e che programmano una corsa un po' più di calma. Ma, come un session man, ne compongo un altro con Friz (che conosco da quando avevamo i pantaloni corti) e Gerrard (suo cognato), che vogliono fare la stessa cosa che voglio fare io:
scendere sotto l'ora e quaranta.
Un'ora e 40 fanno cento minuti, e scendere sotto i cento minuti è uno degli step più significativi nella mezza maratona per quelli della mia ex-categoria:
le pippe dignitose.
Scendendo sotto i cento minuti si passa infatti da pippe dignitose a podisti generici. Io, in 17 mezze, ce l'ho fatta solo una volta, a Gaggiano (sapessi com'è strano). E' ora di rifarlo, dico prima a me stesso, poi a mie due soci e poi a una signora non più mestruata che mi passa accanto. E così, ambiziosi e cazzuti, ci dirigiamo alla partenza. Quando mancano cinque minuti allo sparo, succede un fatto a suo modo inquietante, che potrebbe equivalere a un fosco presagio non solo sulla corsa in se stessa, ma sull'intero destino del gruppone dei tremila (anzi, dei 4.500, perchè dietro c'erano anche i non competitivi):
il gommone ondeggia e sembra sgonfiarsi.
Io e Doug chiamiamo confidenzialmente "gommone" l'arco gonfiabile che identifica partenza e arrivo. Il gommone si ammoscia, inizia a piegarsi. Wow. C'è sconcerto. Molti si toccano i coglioni. A quel punto un cowboy dell'organizzazione, per evitare guai peggiori (centinaia di podisti morti travolti da un gommone, sai che pubblicità di merda per la Corripavia), prende una decisione autoritaria ma necessaria: con tre minuti d'anticipo pum!, spara, e si parte sotto il gommone barzotto.
Al rifornimento del quinto chilometro, in piena bagarre, accade il secondo fatto potenzialmente malefico e intinto di forte simbolismo: un ragioniere di Busto Arsizio, assetato, mi dà una gomitata accidentale sul Garmin. Circa un chilometro più avanti mi accorgerò che quel cazzo di gomitino adunco aveva pigiato il tasto del cronometro e me e lo aveva fermato.
E qui va detto: un podista senza cronometro (o con il tempo deformato) è come una rosa senza spine, o come Donald Fagen senza Walter Becker. Dopo il gommone il Garmin. Sono colpi durissimi alle certezze e alla concentrazione. E' una corsa micidiale. Ma procedo indomito.
Passaggio ai 10 km.: praticamente perfetto.
Passaggio all'ora di corsa: quasi perfetto (12,8 km. invece dei 13 km. che speravo)
Passaggio ai 15 km: ci siamo.
Al 19mo chilometro comincio a cedere. Prima mi appare Jose Mourinho legato a un palo e trafitto da frecce come San Sebastiano, poi mi metto a seguire con la coda dell'occhio uno che sembra Friz, ma poi lo guardo meglio e mi dico:
"Ma vaffanculo! Siete tutti vestiti uguali".
Lui mi guarda come se avesse visto Sgarbi vestito da podista. Friz, quello vero, era dieci-quindici metri più avanti in coda a Gerrard, e io li stavo perdendo. Arranco fino al cartello del 20mo chilometro - loro sempre venti metri avanti - dove appare Maurizio I, il mio saggio coach virtuale, che ha chiuso in un tempo per me irreale ed è venuto indietro a tirarmi per gli ultimi mille metri.
"Dai, dai, dai! Come va?"
"Aargh!" (bene, volevo dire)
In realtà non capivo più bene dov'ero e dove andavo, e avevo come voglia di vomitare e ritirarmi dall'attività per sempre. Ma lui continua a tirarmi, incitarmi eccetera, finchè si fa da parte e mi appare il gommone, rimesso in discreta turgidità. Passo il traguardo con le ginocchia rasoterra ma apparentemente vivo. Maurizio mi dice bravo, Friz e Gerrard mi abbracciano.
1h 39' 26", my personal best. Viva il podismo, viva la libertà, viva lo sport, viva l'Inter. L'endorfina e la voglia di vomitare mi impediscono di chiudere il mio mantra con i soliti vaffanculo, non ho fiato e poi mi sento in pace con il mondo. Doug e G. chiuderanno in 1h 45', come il Sango che era alla sua prima corsa in assoluto (mej cojoni). Poi abbraccio Maurizio II, mio sodale dei lungoni invernali azzoppato dal menisco, che agita la stampella come Enrico Toti per farmi i complimenti accecando una massaia di Borgarello. Poi Akel mi presenta uno che ha corso 700 maratone. Mi inchino. E c'è uno che mi fa "ciao Settore". Ciao Settore? Il podismo è una cosa meravigliosa.
16:44 Scritto da: settore in podismo | Link permanente | Commenti (79) | Segnala | Tag: corripavia, mezza maratona, campionato italiano, master | OKNOtizie |
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05/04/2009
AGONISMO PODISTICO
KILLER INSTINCT
Ci sono grosse novità per il podista pav-etiope Settoreh. Ha corso due gare in due domeniche consecutive e per due volte ha chiuso in crescendo. Quella di chiudere in crescendo era una chimera per il buon Settoreh, che dall'inizio della sua avventura agonistica nel dorato mondo del podismo (quattro anni fa) era conosciuto per la sua tattica detta "del fieno in cascina". La tattica "del fieno in cascina" è molto basic: consiste nel partire alla cazzo, mettere fieno in cascina e nel finire alla cazzo, ma tristemente in calando, faticando non solo a mettere ulteriore fieno in cascina, ma anche solo a sollevare il forcone. Ma questo è il vecchio Settoreh. Da otto giorni - pur sovrappeso e sempre orgogliosamente fuzzy - è nato il nuovo Settoreh: quello che chiude in crescendo.
Domenica scorsa, alla mezza maratona di Vigevano, corsa tutta sotto la pioggia in un'ambientazione (di merda) tipicamente pado-siberiana, Settoreh prendeva con se stesso un impegno: basta correre alla cazzo di cane, sì a una corsa un attimo più cerebrale. Proviamo - si imponeva Settoreh mentre aspettava il via già mezzo bagnato - a fare la seconda metà come la prima. Proviamo, vivaddio, a tenere una media, a darci un contegno. L'obiettivo: stare comodamente sotto i 5 al chilometro, giusto per allenarsi per la maratona. Obiettivo raggiunto: 4' 54". Ma con la sorpresa: il finale in crescendo. Verso il diciassettesimo chilometro, dopo averlo più volte superato e averne più volte subito la rimonta, Settoreh rivolgeva lo sguardo al podista con cui stava facendo l'elastico da un po', il figlio naturale di Hulk Hogan, un tipo improbabile con i capelli lunghi e schiariti e un pizzetto tinto di biondo. "Alùra, cosa facciamo?", dice Hulk jr., e Settoreh ribatte: "Senti, io voglio stare sotto l'1h 45', magari l'1h 44', secondo te ce la facciamo?". E lui: "Ce la dobbiamo fare, uomo". Al che è partito, si è dato il cambio con Settoreh fino a sprintare all'ultimo chilometro come due ossessi, chiudendo a 1' 43' 41'. Tempo normale ma obiettivi raggiunti: la secondo metà come la prima e - sorpresa - finale in crescendo.
Venerdì mattina, l'altroieri, Settoreh ha fatto un allenamentino da 3 ore e rotti, per 31 km. e rotti, e poi se n'è andato tutto rotto a lavorare. Quindi sulla gara di stamattina (11 km.) non riponeva alcuna ambizione se non quella di tenere una media più bassa di quella della mezza. Ma arrivato a destinazione, ecco il colpo di scena. Un tizio gli farfuglia una roba in dialetto. Dai sottotitoli, Settoreh capisce che il percorso è impraticabile per il fango ed è stato quindi ridotto a 6,5 chilometri. Ora, è noto nell'ambiente podistico padano che più breve è la gara e peggio rende Settoreh, uomo dalle basse capacità e dalle lunghe distanze. E quindi Settoreh, conscio di questa ineluttabile considerazione, si avvia ai nastri di partenza (dove peraltro non c'erano nastri) ripassando mentalmente l'obiettivo: proviamo ad arrivare vivi e possibilmente sotto i 4' 45", giusto per dare un senso alla mattinata e smaltire i 31 km. e rotti di due giorni prima.
Il giudice dà il via. Settoreh (i podisti saranno un centinaio scarso) parte all'ultimo posto in onore di uno dei suoi idoli, Mariano Scartezzini. Per duecento metri resta ultimissimo, poi comincia a rimontare donne, anziani e qualche giovane. Dopo due chilometri il Garmin gli rivela che sta correndo a 4' 40". Poi si entra in un boschetto, c'è lo sterrato, fango, pozzanghere, e Settoreh perde il ritmo e la poesia. Il terzo chilometro lo fa in 4' 50" e si sta rompendo i coglioni di sporcarsi le sue scarpette nuove (comprate in proiezione Padova) quando ritorna l'asfalto.
E qui succedono delle cose.
Durante il quarto chilometro arriva dalle retrovie la Signora Omicidi. E' un tipetto alto così, del peso di circa 40 chili e con i capelli grigi. Ansima ritmicamente. Cerca di superare Settoreh. Non ce la fa. I due, da lì in poi, correranno affiancati superando qualche altro podista attempato e qualcuno più nel fiore degli anni. La coppia Settoreh-Signora Omicidi procede a meraviglia, fianco a fianco. Sembrano non dico fidanzati, ma alleati. Superano il cartello del quinto chilometro.
E qui succedono altre cose.
Settoreh, in trance agonistica, allunga e stacca la Signora Omicidi, che esala un rantolo (ma vincerà la gara delle donne). Settoreh punta verso il traguardo e nota che una coppia di podisti coetanei - che prima vedeva col binocolo - è ancora avanti di una cinquantina di metri. I due (che regolarmente battono Settoreh sul breve) si girano preoccupati, parlottano.
Hanno paura.
Settoreh, al cartello del sesto chilometro, ce li ha ormai a pochi passi. E' irriconoscibile. Il podista naif per eccellenza sente lo sfriccichio del killer instinct. Li raggiunge. Un breve scambio di convenevoli ("Ueilà", "Ciao") e Settoreh supera il primo, che inutilmente cerca di tenere il passo e si arrende all'evidenza. L'altro si mette a sprintare come un indemoniato, neanche gli avessero offerto la vulva della Hunziker come premio di categoria. Settoreh lo lascia andare, ma comunque accelera e chiude senza fiato. In crescendo. Anzi no, in netto crescendo.
Ripresa conoscenza, Settoreh guarda il Garmin che gli dice che la media gara è stata di 4' 35" e poi va al ristoro dove due signore non più mestruate gli offrono del tè da due pentoloni. Una gli versa il tè a temperatura ebollizione nel bicchierino e lo invita ad andare dalla collega:
"Vada lì che glielo allunga".
Settoreh guarda atterrito le due anziane, ma la seconda si affretta a spiegare: "Le metto del tè freddo nel suo tè bollente così lo può bere". E Settoreh così ha fatto, sentendosi terribilmente vivo.
15:03 Scritto da: settore in podismo | Link permanente | Commenti (65) | Segnala | Tag: settoreh, podismo, maratona, mezza maratona | OKNOtizie |
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