09/04/2011
MILANO
GELSENKIRCHEN MARATHON
Con pochissime speranze, ma a testa alta. Praticamente come l'Inter a Gelsenkirchen, io domani mi faccio 'sta maratona di Milano in condizioni pessime dopo averla minuziosamente preparata. In più farà un caldo esagerato. Vabbe', non può andare sempre tutto liscio. Se domani qualcuno avesse dell'Olio 31 da farmi inalare in corsa, mi trova qui. Se qualcuno si offre per venirmi a recuperare dove e quando mi ritiro, mi contatti. Viva l'Inter, viva il podismo, abbasso le affezioni multiple alle vie respiratore, viva l'Italia.
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16/11/2010
PROBLEMI
UNA MOSSA
Spalletti al Pd. *
* (a Milano l'Inter e il Pd hanno problemi. Dopo il derby aleggia l'ombra di Spalletti. Dopo le primarie si sono dimessi tutti e non aleggia l'ombra di nessuno. Zac, una mossa e tutto è risolto) (Bersani e Moratti dovrebbero pagarmi, ma io sono disinteressato per natura)
10/04/2010
MILANO CITY MARATHON
AI MILANESI
Cari amici milanesi,
per motivi che comprendo, ma ovviamente non condivido, so di rappresentare per voi una gran rottura di cazzo. Ci sono i dead men walking e i dickbreakers running, e io appartengo - nella vostra visione - a questa seconda categoria. Io e altri 7mila fessi domani, in pantaloncini maglietta e scarp de tenis, attraverseremo una parte della vostra città (centrissimo e zona ovest) in un orario presumibilmente compreso tra le nove e mezza del mattino e le due e mezza del pomeriggio, dalla fiera Rho-Pero (minchia che partenza suggestiva) al Castello Sfarzesco (come diceva Abatantuono). Di solito, il passaggio di questa mandria di idealisti dello sport è salutato da voi con improperi, colpi di clacson, inviti chiassosi e coloriti (da "andate a lavorare" a "andate a fare in culo") e, com'è accaduto una sola volta (ma passata alla storia come indice della civiltà della vostra città), con un pittoresco lancio di uova.
Qualche colpo di clacson di qualche automobilista frustrato dal trovarsi in coda nonostante cartelli e articoli di giornale gli parlino da settimane della corsa, vabbe', lo si becca un po' dappertutto, sta nelle cose. Ma l'astiosa freddezza con cui Milano saluta il passaggio della sua maratona attraverso le sue vie è una potente esclusiva della simpatica metropoli meneghina. Ho corso la maratona a New York e Tokyo, e lì (sono moooooolto più metropoli di voi, amici milanesi) è stata una festa che è inutile che vi descriva, perchè non la capireste. Ho corso anche a Roma, che è una città probabilmente più abituata della vostra a vedersi bloccare la vita per qualche ora da cortei e dimostrazioni (comprese quelle podistiche) e ha ritmi forse un po' più paciosi dei vostri ed è molto più piena di turisti di Milano: è stata una festa anche lì, non come a Tokyo e New York, occhei, ma almeno per gli occhi e per il cuore sì.
Milano no.
Milano ha una maratona un po' del cazzo, che cambia continuamente data e percorso e inglesizza il suo nome sperando in grandi numeri e grande eco che non ha, anche perchè non li merita. Non li merita per ragione interne (organizzative, logistiche ecc.) e per ragioni esterne. E la ragione esterna, spiace dirlo (però è giusto che lo sappiate), siete voi.
Per cui nel mio piccolo, settemillesima parte dei settemila che domani attraverseranno la vostra città, correndo per buona parte in un percorso un po' così (mi emozionerò giusto passando davanti al Meazza e in piazza del Duomo al km. 24), vi lancio un appello. Scendete in strada (a piedi o in bici), andate a comprare il giornale, andate a bere un Crodino. Tenete i motori spenti, muovete un po' quei cazzo di culi che avete. Fermatevi ai bordi del percorso. Rivolgete uno sguardo non compassionevole, ma allegro al gruppone che passa correndo. Magari un applauso, un "dai". Non costa nulla e non avete idea di quanto serva a gente che si fa 42 chilometri e 195 metri inseguendo il traguardo molto intimo e personale di un'impresa che è bellissima e resta dentro ogni volta, vada come vada, si finisca sorridendo o strisciando, si corra a Tokyo o a Milano.
Un tempo ero come voi. Poco partecipe, diciamo, nonostante il mio essere uomo di sport. Poi una domenica mattina di autunno, a cinquanta metri da casa, uscito a comprare il giornale o a bermi un Crodino, adesso non saprei, ho visto gente tagliarmi la strada di corsa. Era l'arrivo di una Milano-Pavia, la gara più ipnotica che c'è, parti da Milano e 33 km dopo arrivi a Pavia, un drittone noiosissimo e bellissimo, quelle cose illogiche e affascinanti che ti fa fare il podismo. Mi sono fermato lì, all'angolo della via, a guardarli uno a uno. Poi è passato Gianni Morandi e una sciampista ha fatto "Gianniiiiiii". Facce stravolte, passi strascicati. La fatica, il sudore. Ho cominciato ad applaudirli, tutti. "Quanto manca?" "Duecento metri" "Grazie". No, grazie a voi. Avevo appena iniziato a correre, non ho più smesso. Grazie a voi, "vai vai, duecento metri", grazie a voi.
14:48 Scritto da: settore in podismo | Link permanente | Commenti (32) | Segnala | Tag: milano, maratona, podismo | OKNOtizie |
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10/07/2009
STEELY DAN
SAPESSI COM'E' STRANO
(VEDERE DONALD FAGEN A MILANO)
C'era una ragione precisa per la quale non avevo mai visto un concerto degli Steely Dan: non erano mai stati a Milano. Non sono un globetrotter della musica: nel corso degli anni, quelli che mi piacevano li ho aspettati pazientemente a Milano e li ho visti in concerto quasi tutti, più o meno. Ho visto addirittura Stevie Wonder in un posto che non esiste più, il palasport che crollò sotto la neve qualche mese più tardi. Qualche falla resta ancora, per carità. Ma per quella degli Steely Dan ero abbastanza pessimista: Donald Fagen e Walter Becker hanno 61 e 59 anni, si dividono e poi si rimettono insieme a cadenza ventennale, fanno dischi quando gli pare, e sono quel tipico prodotto di nicchia musicale per il quale i produttori non credo perdano il sonno la notte. Se vengono, bene. Se non vengono (non erano mai venuti), pace.
Il concerto degli Steely Dan del 9 luglio a Milano è stato perfetto come la maratona di Settoreh del 26 aprile a Padova. Tutto perfetto, tutto tutto tutto. Già da prima. Arrivo in orario, trovo parcheggio, l'Arena è una sciccheria, ero in settima fila (60 euri spesi molto bene), faceva bel frescolino e c'erano poche zanzare, quasi niente (o magari ce n'erano, chissà, ma ero cosparso di Autan e avrei tenuto lontani anche facoceri, armadilli e - genericamente - belle fighe). Ma la cosa più bella era il pubblico. Un pubblico adeguato agli Steely Dan, cioè un pubblico anziano e di nicchia. Un pubblico mediamente brizzolato, serafico, sereno, ordinato ma appassionato. Un pubblico dolcemente datato, fisiologicamente fighetto, agée, con la pancetta. Un festival di pancette. E di magliette della salute. Qualcuno arrivava in cravatta. Qualcun altro in camicia con il maglioncino sulle spalle. Uno spettacolo.
Poi, voglio dire, un pubblico di un certo livello. A parte Settore, Doug e la Netta versione japanese (faceva molte foto con diversi supporti tecnici che estraeva dalla borsa, tipo Eta Beta, insieme all'Autan contro la zanzara-tigre e a una patente probabilmente falsa), tre file dietro c'era Fabio Concato. E due file davanti l'uomo che non ti aspetti: Red Canzian. Ecco, una volta nella vita devi provare anche questa esperienza: trovarti faccia a faccia con un Pooh. Red Canzian è il più giovane dei Pooh e - ho controllato su Wikipedia - con i suoi 58 anni sarebbe anche il più giovane degli Steely Dan. Ma mentre i due 'mericani portano sul palco la loro età, Canzian è un Pooh, una creatura a parte, meno estremo di Michael Jackson ma più paraculo di Little Tony. Lo guardavo - capelli tinta catrame ed espressione misto botox - mentre cercava il posto e avevo l'impressione che gli si stesse per svitare qualcosa. Chessò, un braccio.
Poi finalmente è iniziato il concerto. Temevo che l'impatto-live degli Steely Dan mi potesse deludere, tanto inclini al perfezionismo sono i dischi in studio, arrangiati all'inverosimile e scritti in maniera così ricercata che per intuire la melodia, certe volte, i pezzi devi riascoltarli e poi ancora. Ma la realtà ha superato l'immaginazione: band fantastica, zero sbavature, intesa perfetta, impatto devastante sul mio povero cuoricino sballottato tra pezzi recenti e capolavori del passato. E strepitosi loro, i due vecchietti. Magici. Fagen arriva sul palco tutto storto ed emana un magnetismo assoluto. Becker sembra un turista americano capitato lì per caso, uno di quelli che ti immagini in coda al Cenacolo in attesa di entrare mentre la moglie lo cazzia perchè si è macchiato la camicia con il gelato, ma è un cesellatore della chitarra e poi canta anche un pezzo con il suo vocione Old America che sarei salito sul palco a baciarlo su una guancia, per poi dirigermi verso Fagen e prostrarmi ai suoi piedi e, con deferenza, ringraziarlo di esistere.
Quando parte "Hey nineteen" inizio a cantare, perchè la so tutta a memoria. Dopo mezza strofa, mentre sono in piena estasi tipo quando nella mezza maratona ti accorgi che verso il 15mo chilometri riesci ad allungare senza mettere a repentaglio il sistema cardiovascolare, mi sento toccare a una spalla. Il tizio dietro mi fa:
"Scusa, ma come si intitolava il pezzo, quello di prima, che lui ha iniziato con il piano e poi gli altri dietro, non so se mi sono spiegato, sai quel pezzo famoso ma non mi ricordo il nome, cioè capo, non so sei hai capito il mio problema"
Al che io gli ho risposto
"Home at last, l'album è Aja, vecchio mio"
ma avrei voluto rispondergli
"Ma vaffanculo pirla, sono qui che canto Hey nineteen e tu mi rompi il cazzo, ti avrebbe fatto piacere se mentre Grosso tirava l'ultimo rigore ai Mondiali io ti avessi fatto pat-pat sulla spalla e ti avessi chiesto: scusa, chi è quello con la faccia da scemo che ha tirato prima, credo che giochi nel Milan ma non sono sicuro, capo, tu ti ricordi il nome, eh capo?"
Comunque, nel clima di letizia e coesione, ho liquidato in fretta quello scoppiato e ho concluso la mia esibizione canora intonando insieme alle tre negrone del coro
The cuervo gold
The fine columbian
Make tonight a wonderful thing
perchè in effetti tonight era davvero una wonderful thing. Doug aspettava "Peg" e naturalmente Donald gliela fa. Al termine di "Peg", quando ormai monta il casino, la gente è piedi a ballare e parte un'ovazione diretta a quei santuomini sul palco, Doug in piena trance agonistica lancia slogan al limite dell'omosessualità verso gli Steely Dan e poi inizia a insultare Red Canzian e io lo blocco prima che gli salti addosso e gli scolorisca la chioma a colpi di Autan.
Dopo due ore precise, il finale di concerto più strano che abbia mai visto. Donald e Walter salutano, le coriste pure. Gli altri rimangono sul palco e fanno una versione jazzata di "L'ultimo tango a Parigi" da paura. Breve, per fortuna, perchè stavo per chiedere a Doug di ballare un lento e Netta ci avrebbe sputtanati su Facebook. E comunque: viva la musica di qualità, viva gli Steely Dan, viva l'Inter, abbasso Nedved, Juve merda. E mi dispiace per chi non c'era.
03:21 Scritto da: settore in musica, real life | Link permanente | Commenti (51) | Segnala | Tag: steely dan, donald fagen, walter becker, arena, milano, red canzian, fabio concato | OKNOtizie |
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03/02/2009
SETTORE A MILANO
VE VORI BEN
- Posso fare un saluto?
- Prego.
- Allora. Ringrazio Gianca per il suo affetto, Maurizio che nell'emergenza è meglio di Bertolaso, Marco ospite squisito, Walter Fontana (no, dico!), Antonino Verdi (con sciarpa dell'Inter tipo Mancio) e il Principe della Balaustra (con iPhone incorporato) perchè ci tenevo assai, don Stefano che è un amico, il prode Mich un po' oltrepadano, Matteo stagista ipotattico e partecipante seriale, l'avvocato Alebì che ha bigiato lo studio e poi abbiamo quasi tirato notte, il mio Brother in Run, la Piera e la sua scudiera, Marco della maggioranza silenziosa, la moglie di Robibaggio che devo andarla a trovare, Robibaggio che devo andare a trovare sua moglie, Silvio nomen omen, Daniela che mi presentò in anticipo, quello che ha la fidanzata interista ma altrove, quella che era sulla porta ma non so come si chiama e me lo poteva dire, Zlatan che è una ragazza, il milanista Simply Red, Vittoria tale e quale su feisbuc, quei due o tre che andavano e venivano, quei due o tre che mi sarò dimenticato (fatemi pure il culo, ma amichevolmente), e Milano che ha gentilmente fornito un tempo di merda. Viva l'Italia, viva l'Inter, viva la libertà.
- Finito?
- Sì.

01:12 Scritto da: settore in blog life, real life | Link permanente | Commenti (307) | Segnala | Tag: settore 4c fila 72 posto 35, libro, milano, libreria dello sport | OKNOtizie |
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28/10/2008
ARRIVA BECKHAM
SPICE BOY
dal Sun di oggi
David Beckham ha gia' trovato casa a Milano: il campione inglese ha scelto di vivere in un lussuoso appartamento, un loft, nella zona di via Amedeo d'Aosta, a un passo da un quartiere a luci rosse. Becks ha scelto quella zona su consiglio di Paolo Maldini che vive non distante, a due passi da Viale Abruzzi. Quella zona e' famosa per le prostitute e i travestiti, i papponi e gli spacciatori. E' considerata una delle aree piu' pericolose di Milano. Spiega Michael D., 39 anni, un inglese residente a Milano: ''La scelta di Beckham e' decisamente bizzarra, perche' quella e' una zona con orde di prostitute e drogati e i residenti si lamentano tutte le sere''.

12:29 Scritto da: settore in calcio minore | Link permanente | Commenti (116) | Segnala | Tag: milan, calcio, beckham, milano | OKNOtizie |
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