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12/04/2011

MILANO CITY MARATHON

 

DE COUBERTIN SAREBBE FIERO DI ME

(SOLO LUI)

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La principale ragione per cui ho corso la maratona di Milano è, appunto, che era a Milano. Non avevo lo stress del viaggio. Per il resto, perchè l'ho corsa, essendo quasi sicuro in partenza che sarebbe andata male e che forse non l'avrei manco finita? Ecco, la seconda ragione sta in quel "quasi". E poi? Terza ragione: perché volevo la medaglia, che non era una medaglia qualunque ma era la decima. Quarta ragione: perché correre una maratona è sempre una gran cosa, anche se non stai bene. Quinta ragione: perchè a quel punto potevo giocare con l'asticella delle difficoltà. Ho corso maratone al freddo e sotto la pioggia (Tokyo, Firenze, Reggio Emilia), senza chiudere occhio la notte prima (Tokyio, Roma, Firenze), sfiorando lo svenimento mezz'ora prima del via (Reggio Emilia), a sei/otto ore di fuso non riassorbito (New York, Tokyo): perchè non correre dopo due settimane di virus para-influenzale e con ancora un po' raffreddore e un po' tosse e con un caldo da mese di giugno (Milano 2011)?

Così è stata la mia maratona più zen: ero serenamente rassegnato a ogni evenienza, compresa quella di rinunciare a partire e riprendere il metrò (ammesso di ritrovarlo tra i padiglioni della fiera di Rho). E invece sono partito, non dopo avere abbracciato il londinese Valerio e congedando lo scalpitante Maurizio 1 con cui l'ho preparata (inutilmente, cazzo) per tutto l'inverno, e mi sono fatto i miei primi 10 km a passo da primato personale, restando sotto i 5 al km. Al km 9, come previsto, c'è M. che mi dà un cinque. All'11mo estraggo dal mio marsupio di sopravvivenza (fazzoletti, gel enervit, soldi per il taxi) il telefonino e chiamo D., my brother in marathon, che mi attende al 19mo, per rassicurarlo che sono vivo e in tabella. Al 18mo però mi accorgo che sto calando, e quando con D. passo alla mezza mi rendo conto che la situescion mi sta sfuggendo di mano e sono appena sopra l'1h 47', cioè due minuti e mezzo in più rispetto al passo da personal best. Lì capisco che non è cosa, e avverto il mio scudiero che la scimmia si sta appoggiando sopra la mia spalla destra. Al 20mo passiamo all'Arena, potrei ritirarmi lì e andare bello paciarotto a ritirare i miei effetti personali, ma non lo faccio.

Al 24mo c'è Maurizio 2, il mio coach virtuale, che vedendomi arrivare comincia a farmi il culo. Non so da cosa l'abbia capito, ma per incoraggiarmi mi dice che sto facendo una corsa insensata vai vai vai che corsa assurda vai vai vai. Certa gente è troppo avanti. Al 26mo c'è il passaggio cruciale in piazza Duomo. D. mi abbandona, taglia il percorso e mi dà appuntamento al 36mo. Io potrei ritirarmi lì, prendere quella bella strada dritta che arriva al castello e andare bello paciarotto a ritirare i miei effetti personale, ma non lo faccio.

Al 27mo, a 15 fottuti km dall'arrivo, sento le gambe diventare di uno strano materiale: un po' roccia lavica, un po' palline dell'Ikea, un po' uranio impoverito, un po' frappè alla banana. E prendo una decisione zen:

"Settoreh, da qui in poi metodo Galloway".

Cioè mi metto a camminare per un minuto, durante il quale le mie gambine riprendono conformazione flesh & blood, e a correre per cinque. Riacquisto vigore e fiducia, ma il metodo Galloway puro dura giusto una ventina di minuti. Poi comincio a camminare er un minuto e correre quattro, poi tre, poi due, poi uno. Cammino un minuto e corro un minuto. Quando mi accorgo di essere approdato al metodo Galloway "special edition Daniela Santanchè" vengo preso da oscuri presagi. Basta, mi fermo. Ma non so dove sono. Quindi proseguo.

Arrivo non so come al ristoro del 35mo, dove c'è Paolo Green Pea che cerca inutilmente di incoraggiarmi. Sono talmente zen che prendo mezzo arancio, mezza banana, due bicchieri di integratori e poi mi infilo in un wc chimico con una tale flemma che se avessi avuto la Gazza mi sarei letto tutte le pagelle di Inter-Chievo.

Mi squilla il cellulare. "Figa, sei vivo?" "Sì, un attimo, arrivo". Al 36mo D. mi riprende in consegna ma gli dico subito che da lì in poi si sarebbe seguito il metodo Galloway "special edition Giuliano Ferrara": 30 secondi di corsa e tre minuti di cammino. Mentre con D. passeggiamo che sembriamo Ibra e Piquè, da dietro arriva uno che fa:

"Ciao Settore, forza Milan".

Gli prendo il numero di targa: si chiama Tommaso ma lì per lì non lo riconosco. Troverò ore dopo un suo messaggio su Facebook in cui mi spiega che è milanista e che mi ha superato perchè stava facendo la staffetta, mica la maratona intera come ammè. Al 37mo incontro Marco che mi dà una bottiglietta d'acqua, mi dice che non è partito perchè gli è venuto la squaqquerone di notte e che ha visto svenire dieci persone, di cui tre top runner. Al 38mo pensavo di essere al 39mo e mi viene una botta di tristezza. Poi finalmente vedo e tocco il 40mo vero in corso Sempione, dove mangio un vassoio di frutta, poi raggiungo il 41mo che passo baldanzoso come Thiago Motta al rientro da uno stiramento e poi il 42mo. Sprinto, corro gli ultimi 195 metri, passo il traguardo, mi faccio infilare la medaglia, vado a cambiarmi. Ho fatto cagare ma sono contento. Mentre mangio una pizza con  C., D. e Maurizio 1 sto già architettando viaggi al Nord Est in cerca di maratone meno crudeli. Finchè parti e finchè arrivi, hai la certezza di essere vivo.

05/04/2011

PODISMO E SALUTE

MEDICINA OGGI

La bellezza di questo blog è che con tutti i casini che ci sono - l'Inter che perde il derby, l'Inter che gioca in Champions, l'esodo dal Maghreb, il Giappone radioattivo, Ruby ecc. ecc. - sono stato subissato da mail e messaggi di conforto e solidarietà sulla terribile sfiga che mi ha colpito, e cioè il mal di gola, la tosse, il raffreddore e il senso di spossatezza all'immediata vigilia non di una passeggiata col cane ma di una fottuta maratona. Ne è venuta fuori una piccola enciclopedia medica fai-da-te che dipinge uno straordinario affresco di questo blog, dei suoi frequentatori e, per estensione, di questo farlocchissimo paese chiamato Italia.

Ecco dunque i vostri consigli. Sono meglio dell'inserto salute di Repubblica.

Propoli. Mi scrive Valerio da Londra, il maratoneta che già conoscete, quasi scusandosi per la banalità: ma hai provato la propoli?

Placche in gola, mal di gola
Bruciore di gola che non passa mai
Colpa delle polveri sottili, o colpa di un colpo d’aria.
Provo propoli, sciroppo propoli, pasticche
Provo provo provo propoli spray
Ma nemmeno la potenza delle api può far
Nulla nulla nulla di nulla

(Elio e le Storie Tese - Gargaroz)

La propoli ce l'ho. Mi sono accorto che la spruzzavo in un modo scorretto, e quindi dal nebulizzatore non partiva una sega. Ora va meglio, ho imparato a spruzzare. Ma il problema è che il consiglio di Valerio contiene un upgrade immediato. Devo andare in erboristeria e chiedere non la propoli semplice, ma la tintura madre. Non so, un po' mi vergogno a entrare in erboristeria e fare una richiesta così. Tintura madre.

Actigrip. Mi scrive Anna dalla lontana Puglia:  "Hai provato l'Actigrip. A me fa passare anche la lebbra". Sì, occhei, la lebbra, ma debilita? "No, al limite muori dal sonno". Altra domanda dell'infermiera Anna: la febbre te la sei provata? No, certo che no. Le donne non si fanno mai i cazzi loro.

Inalatore termale. Mi scrive Trizio, che fa il cantante: "Ti consiglio l'uso di un inalatore termale (ok, il nome e' un po' inquietante ed evoca il celeberrimo anal intruder di Top Secret...), e' un apparecchietto che trovi in farmacia e che produce vapore caldo. in sostanza, e' una forma super dopata dei suffumigi che non servono a un cavolo. Si usa con additivi come Fomentil o Calyptol. Ti posso garantire che dopo un paio di giorni (va fatto 2-3 volte al giorno) starai meglio, a me ha cambiato la vita". Massì, me lo prendo per la prossima volta, così eviterò di rompere il cazzo a mezza Italia.

Fieno in cascina. Mi scrive Marco, milanista affettuoso: "Non mollare, fieno in cascina ne hai messo, si tratta solo di dare una tiratina a lucido della carrozzeria e vedrai che le gambe gireranno da sole". E' la frase che ogni moribondo vorrebbe sentirsi dire.

Vitamina C. Mi telefona affranto il mio fratellino D., che tra l'altro si è impegnato a farmi da lepre nella seconda parte della maratona: "Agrumi, agrumi". Mi sono fatto una spremuta, bro. "No una spremuta. Chili di agrumi. Comprati una retina di mandaranci e mangiali a nastro". Il podismo è sofferenza.

Sì antibiotici. Scrive Anna Maria: "Ho assunto medicinali di ogni genere: antibiotici, antistaminici, antiallergici, aerosol con acqua di Sirmione. Alla fine, dopo circa due mesi di agonia, con la modica cifra di 3,50 euro ho acquistato una scatoletta di Bentelan 1 mg, una mattina e una a sera e in una settimana circa ho risolto il problema!"

No chinolonici. Interviene Vincere e vinceremo: "Sector curati che domenica fai il tempo (tanto l'ultima settimana è di scarico no?). Unica precauzione evita ciproxin noroxin e compagni (antibiotici chinolonici) che possono fottere i tendini. Respira col naso (se puoi e finchè ce la fai)". Respira col naso, eggià. Mi viene il fiatone sulle scale. Non a salirle, a scenderle. 

Sì antibiotici/2. Scrive Gianni. "Settore, se vai avanti così potresti anche morire, altrochè maratona. Sarà meglio che ti fai prescrivere un bell'antibiotico, che almeno uno ce n'è per tutti. Comincerei con 2 grammi di augmentin! Un po' di integratori e fermenti e domenica vai a fare 'sta corsetta". Ne approfitto per ricordare che la maratona è lunga 42,195 km, corsetta un par di palle.

Morte. Il Gaggio, nel solito intervento lungo settecento righe, mi paventa la simpatica possibilità di avere contratto una forma di tubercolosi.

Olio 31. E' il caso più inquietante. Scrive Igor (non dimentichiamo che è milanista): "Urge dose massiccia di Olio 31 della Just: te ne ingurgiti 4/5 gocce a crudo - è un'esperienza abominevole, lo so, ma va fatta - e contemporaneamente te ne spalmi una discreta quantità sul collo all'altezza del pomo d'adamo, sotto il mento e dietro le orecchie. Inoltre una bella sniffata potente (una per narice) direttamente dal flacone aperto. Per i primi 10 minuti rimpiangerai di essere nato, ma il suo effetto benefico non tarderà ad arrivare".

No Olio 31. La proposta di Igor scatena il finimondo. Si becca del pazzo, del deviato mentale e del dottor Mengele. Nessun uomo al mondo ha mai ingurgitato Olio 31 allo stato puro. Chi lo ha fatto - dicunt - è morto dopo atroci tormenti, anche se con il naso libero.

Olio 31 diritto di replica: Igor rincara la dose: "L'Olio 31 è l'arma finale. Tutti i prodotti della Just sono miracolosi. Io per esempio uso la Crema Piedi per l'herpes alle labbra". Dopo questa rivelazione, che trovo particolarmente affascinante, ho chiamato Piero Angela chiedendogli di dedicare una puntata di Quark a Olio 31.

Problemi Olio 31. Dove trovare Olio 31? E' difficile. Il canale ufficiale di vendita è il party. Ti iscrivi on line e chiedi di ospitarne uno a casa tua. Lì confluiranno il venditore e una serie di donne assatanate che dopo un po' inizieranno a testare i prodotti Just tra di loro e su di te. Questo me l'ha raccontato Oldman, ma non ci credo.

Alternativa. Scrive Tom 960. "C'è anche l'Olbas,venduto nelle farmacie svizzere". Magari lo prendo quando vado alla Stralugano.

Medicina tradizionale. Scrive Bandini: "Only one solution: Zitromax: 3 pastiglie, una al dì (altro che 6). Ti tronca pure i batteri ancora sconosciuti alla scienza, e non debilita. Giuro non prendo soldi da costoro, e nelle mie vene scorre il sangue di generazioni di medici". Questa me la segno per la prossima volta che cadrò in punto di morte.

Rosmarino. Mi scrive la sempre cara Ehvvivi: "A me l'Olio31 fa 'na sega, ma l'essenza di rosmarino è potente. Stura anche il naso dei vicini ogni volta che lo uso".

Dio. Mi chiama Dste, molto preoccupato. Dopo un po' di piagnisteo, lo convinco a benedirmi via telefono. Lui ha dei dubbi procedurali e chiede di poter chiamare un attimo Tettamanzi. Io insisto: ti prego, prendi due candele, imponile a una mia foto su Facebook e fammi la benedizione di San Biagio. L'ho sentito vacillare, poi mi ha detto che doveva andare un attimo a prendere le sigarette e mi avrebbe richiamato dopo. Solo ore più tardi ho realizzato che Dste non fuma.

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04/04/2011

(DON'T) RUN

EMERGENCY

images.jpegA sei giorni - anzi, meno - dalla maratona di Milano, sto veramente di merda. Ma veramente di merda. Non avete idea. Da ormai una decina di giorni ho il raffreddore, cui si sono aggiunti giovedì scorso la tosse e il mal di gola. Per due giorni sono stato afono e parlavo come Maria De Filippi quando ha laringite. In tutto questo lasso di tempo - che ritengo già sufficientemente lungo - non mi è passato nulla. Nulla, n-u-l-l-a. Ho tosse, raffreddore e mal di gola come fosse il primo giorno. Oggi ho battuto il record mondiale stagionale di catarro, una specialità in voga in alcune federazioni del nord. La Banca mondiale del Catarro (Bmc) ha chiesto informazioni all'Oms sull'incremento di produzione del catarro nella bassa Lombardia.  Dopo aver corso 600 fottuti chilometri dal primo gennaio a oggi, e avere battuto di un minuto il personale sulla mezza, e avere  disputato la migliore 30 km della vita, ed essermi allenato tutto l'inverno a temperature assurde, quando tutto sembrava coincidere per completare il mio intimo disegno podistico di maramaldeggiare nella capitale della moda e della 'ndrangheta, ecco che sono a pezzi. Sono il puzzle di me stesso. Ho le gambe mollissime e respiro malissimo e vaffanculo. Se la maratona fosse domani, farei il giro dell'isolato e mi ritirerei. La maratona è domenica, va bene, ma cosa cambia? Non ho mai attraversato una vigilia così tormentata e frustrante. Certo, se l'Inter avesse vinto il derby adesso sarei un bijoux, almeno spiritualmente. Invece ho la forma fisica di Eduardo De Filippo in "Natale in casa Cupiello" e il morale al livello di un iPad2 appoggiato sul parquet. Mi sento un coglione quando metto a bollire l'acqua per fare i suffumigi che non mi sono serviti a un cazzo di niente. E l'antibiotico, savasandìr, non lo posso prendere sennò vorrei vedere voi a correre una maratona dopo sei giorni di antibiotico. Però, allo stato attuale, antibiotico o no, Inter o no, Eduardo De Filippo o no, la mia partecipazione alla maratona che avevo (ormai debbo usare l'imperfetto) preparato meglio sta ormai per andare a farsi fottere, come le Olgettine ad Arcore. Ah, mi sono dimenticato la congiuntivite, ma quella è passata. Addio Milano, e salutami i miei 52 euro.

13/04/2010

INTER & MARATHON

CULO (NO, COSI')

Mi sento fortunato. Parlo del podismo, ecco. Voglio dire: l'Inter si incula due punti a Firenze e si fa sorpassare dalla Rometta facendosi rimontare un punto a partita per 14 partite di fila? Cioè, uno normale ci passa sveglio le notti, mi sembra il minimo. Uno un po' anormale, tipo me, invece si alza, prende la macchina, va a Milano, parcheggia a Famagosta, prende i mezzi gratis mostrando il pettorale ("Aspetti, le apro") (cazzo ragazzi: "Aspetti, le apro"), arriva a Rho Fiera, aspetta il pum! e si fa 42 chilometri e 195 metri a piedi (correndo, per essere più precisi).

Questa è una bella fortuna, quasi culo direi. Culo. Culo. Sottolineo questa parola. Perchè correre 42,195 km è farsi il culo. Però poter pensare ad altro (tipo: sopravvivere) per 42,195 km mentre la tua squadra torna in treno-charter da Firenze dove si è inculata 2 punti è culo.

Mi scuso per l'ossessivo ricorso alla parola culo.

Oggi ho letto le dichiarazioni di Galliani che praticamente dice: il nostro Ranking Uefa è colpa a) di Calciopoli che ha mandato il Chievo in Champions e b) del Mondiale 2006 perchè la Germania si è rifatta gli stadi e allora negli stadi belli la gente ci va volentieri e le squadre incassano e comprano e spendono e gli si alza il Ranking Uefa.

Mi scuso per l'ossessivo ricorso alla parola Ranking (e di conseguenza Uefa).

Poi ho letto anche le dichiarazioni di Amauri, che è diventato italiano, ha firmato la sua carta d'identità, ha ritirato una copia della Costituzione, e dice che per il Mondiale occhei, è a disposizione.

No, scusa.

Questo ha segnato 5 gol nell'anno solare 2009 e 3 gol (di cui due nella stessa partita di Europa League) (quindi, gol che non sono serviti a una cippa) nell'anno solare 2010. E vuole andare al Mondiale?

Ma allora io voglio andare alle Olimpiadi, scusa.

No perchè, dicevo. Mentre l'interista medio si macerava per i punti inculati a Firenze e per l'evidenza di tre vittorie in dieci partite (l'evidenza che ce lo stiamo mettendo nel culo nostra sponte)

(mi scuso per la parola culo che avevo appena giurato di non usare più) (beh, non proprio giurato: diciamo che proponevo una moratoria sulla parola culo)

insomma, mentre voi vi tormentavate, cari amici,  perchè io so che vi tormentavate alla stragrandissima, io mi correvo la mia bella maratona, facevo un bel personalino di due minuti e mezzo, abbattevo il muro delle 3 ore e 40' eccetera eccetera. Insomma, comprendo la difficoltà di proporre alla totalità del popolo nerazzurro una maratona (42,195 km) come sfogo alle pene personali. Una maratona mica si improvvisa.

Per questo, dicevo, mi rendo conto del culo che ho.

(vabbe', culo. Adesso non è che se scrivo culo la gente si scandalizza, e che cazzo)

La maratona di Milano si conferma una merda, però mi piace. Praticamente sono un coprofilo della maratona. In fondo è molto vicina a casa e organizzata benino: di che cazzo mi lamento?

(non vorrei dovermi scusare anche per la parola cazzo, quando è da parecchie righe che mi scuso per la parola culo)

La partenza da Rho Fiera è stata discretamente squallida. C'era anche vento. Al quarto chilometro eravamo ancora a Pero. Entri a Milano passando di fianco a un inceneritore. Quando sei sull'orlo del suicidio ti appare San Siro.

Non il santo. Lo stadio.

Al chilometro numero nove sento una voce alla mia destra:

"Settore!"

Minchia. Mi giro. Era M, me l'aveva promesso, anche se era in anticipo di  circa un chilometrino. E' vestito da fighetto, un incrocio tra Taxi Driver e Nick dei Jonas Brother. Lo saluto riconoscente, perchè non è da tutti stare lì a guardarsi alcune migliaia di persone sgambettare e cogliere il momento in cui passo io. Poi transito di fianco al nostro tempio, indi seguo il gruppo verso il centro città. Al 18mo c'è il mio fratello di maratone in borghese. Sono momenti di commozione e fratellanza podistica. Vado oltre, viaggio che è un piacere, passo alle mezza  (21,097 km) in 1h 44' (cioè, mica cazzi), volo verso il Duomo dove l'accoglienza è molto dolce, proseguo fino al 30mo come un metronomo. Con un metronomo.

No, questa ve lo devo spiegare.

Alle nove di mattina, alla partenza, in mezzo alla folla brulicante e orinante, mentre voi tutti pensavate alla Rometta e al 5-5-5, io trovavo uno che era stato con me a Tokyo. No, per dire, che combinazione. E questo  bello bello mi fa dopo i convenevoli: "Ti va se la facciamo insieme? Ho dimenticato a casa il Garmin".

Per dire: un podista che dimentica a casa il Garmin il giorno della maratona, non so, è come Zanetti che dimentica a casa la fascia da capitano il giorno di Inter-Barcellona.

Quindi lo eleggo a idolo personale almeno per la mattinata di domenica. Partiamo. Dopo un po' (diciamo dopo mezz'ora) lui mi fa: senti, proviamo a passare al 30simo in due ore e mezza, più o meno. Sapete in quanto siamo passati?

2h 30' 03".

A quel punto, di fronte all'evidenza che nemmeno Zichichi avrebbe fatto calcoli più precisi, vado di default verso l'arrivo Al 35mo ho un attacco di fame e di panico e dico all'amico milano-tokiese di andare avanti che io sono ufficialmente in crisi, tipo l'Inter. Mi avvento su qualsiasi cosa al ristoro, compreso un gel che mi salva la vita. Riprendo ad andare verso il traguardo, svuotato ma teso a fare il personale e ad abbattere il muro. Al 39mo, a sorpresa, ritrovo il mio fratellone. E qui accade una di quelle cose che solo i podisti possono capire. My marathon brother è in borghese. Cappottino, jeans, allstars. Io sono un po' in crisi. E allora lui si mette a correre con me. Passiamo davanti a due fotografi che ci scattano le foto: podista in tenuta da podista e uomo in cappotto e jeans, uno spettacolo secondo solo a Coppi e Bartali che si passano la borraccia. Passiamo il 40mo, mangio e bevo, Brotha mi porta quasi al 41mo incitandomi e io gli assicuro con un filo di voce: 'scolta, faccio il personale e sto sotto le 3h 40', don't worry.

Voi non potete capire come sono gli ultimi chilometri di una cazzo di culo di figa di maratona.

(ho usato volutamente le parole cazzo e culo, ma avrete notato come artatamente ho aggiunto la parola figa)

Fatto sta che arrivo, accenno a uno sprint, devo farcela devo farcela devo farcela, ce la faccio: 3h 39' 37".

Praticamente, per 3h 39' 37" non ho pensato all'Inter. Questo è culo, confermo.

 

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