10/02/2012
CAPELLO
SMENTITIO NON PETITA
Quella su Capello all'Inter forse passerà alla storia come la prima smentita 2.0 del mondo del calcio. Nessuno - diciamo tra i media più accreditati - aveva fatto in tempo a mettere insieme un vero e proprio ragionamento sull'ipotetico arrivo di Capello a Milano, se non riproporre la storia dei vecchi contatti in epoca manciniana e pre-calciopoliana e lasciarsi andare alla suggestione di un top-trainer che si libera mentre un top-team non se la passa bene e ha visto sfumare nelle stesse ore il possibile ingaggio di Spalletti. Per il resto, tv e siti ci hanno giocato di fantasia, senza sentire nè Capello nè l'Inter. Tecnicamente, trattavasi di cazzeggio.
Ma oggi arriva la smentita. Poche righe sul sito, dedicate a due frasi telegrafiche e un po' piccate di Moratti.
Ma, appunto, la smentita di cosa? Di un cazzeggio? In teoria, la smentita di un cazzeggio non si fa. Oppure alla prima intervista disponibile (e Moratti, lo sappiamo, ne concede a raffica) si coglie l'occasione per dire: Capello? Ahahahah, cazzate.
Tutta questa fretta è quasi sospetta. Verrebbe da pensare a una seconda coincidenza: e cioè a un teorico interesse della società che si accende in contemporanea con la diffusa e immediata ribellione in rete. Io stesso, su Facebook, a notizia appena battuta dalle agenzie, ho postato una frasetta, "Si è dimesso Capello, ma lasciamolo dov'è", che mi è sgorgata dal cuore in automatico. Io, come migliaia di interisti, ero già avanti. Avevo già creato un link tra le dimissioni di Capello da ct dell'Inghilterra al possibile - ipotetico, ma quanto ipotetico? - interesse dall'Inter per un allenatore che Moratti storicamente ha già cercato e voluto. E, sempre in largo anticipo su qualsiasi cosa, avevo già espresso il mio no. Poi di no ne sono arrivati una valanga, già prima che ne parlassero i giornali, i tg e molti siti. Quindi, che sia davvero una smentita 2.0? Che sia un tirarsi indietro a priori, vista l'aria che tira nella base?
Oppure, che sia un modo per mettersi tranquilli a trattare davvero?
01:34
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30/01/2012
LECCE-INTER 1-0
CHI SIAMO?
Che poi, non a torto, potremmo anche andarcene tutti a dormire dicendo che in fondo non è successo niente, che sono sempre 9 vittorie nelle ultime 11, mica cazzi, e che le nostre competitor alla corsa al terzo posto (beh, sì, corriamo per il terzo posto, don't forget) hanno perso o pareggiato quasi tutte, e che quindi siamo lì, sempre lì, con 18 partite ancora da giocare, tranquilli, mica troveremo sempre portieri mascherati che fanno la partita della vitta. Naturalmente, con la stessa flemma potremmo anche dirci che il Lecce ha un piede in serie B e non aveva mai vinto in casa prima di incocciare noi, e che se avessimo vinto a Lecce (noi siamo l'Inter, loro sono il Lecce, con tutto il rispetto) ce ne saremmo andati a dormire al terzo posto, che non sarebbe mica stata una cosa così brutta, invece che quinti, maledizione. E poi che due sconfitte in quattro giorni, magari immeritate ma pur sempre sconfitte, ti lasciano comunque un non so che.
Ma poi, da considerare, c'è anche quello che non accade.
Tipo che sei arrivato al 29 gennaio e, a due giorni dalla chiusura del mercato, non è accaduto niente, niente di niente. Drogato dal ciclo di vittorie te ne resti lì ad assistere ai movimenti altrui, veri e presunti, e non vedi animarsi la casella delle entrate. Eppure ne avresti bisogno, di entrate, e lo sanno tutti, e ce lo siamo ripetuti a dismisura. Ne avresti bisogno in certi reparti, e con urgenza. Di un mese ormai quasi compiuto non ti restano che le chiacchiere - le seghe, se posso permettermi - intorno al falso obiettivo Tevez che è servito a farci credere di essere lì a giocarcela con gli altri. E invece no. Il sospetto è pesante: Tevez in realtà non lo volevamo prendere neanche morti, ma solo far credere che. Una pantomima quasi geniale - gli altri che si agitano e tu che resti lì, facendo offerte e sondaggi ad minchiam sapendo che tanto non lo prendi - ma che adesso ci lascia un po' di amaro in bocca. Tevez non andrà da nessuna parte, occhei, ma da noi non è arrivato (ancora?) nessuno.
L'anno scorso l'Inter a gennaio prese Pazzini, Ranocchia, Nagatomo e Kharja, ringiovanendo la rosa e garantendosi un buon finale di stagione, a tratti ottimo, a tratti ottimissimo. Tenendo conto che l'ultimo mercato estivo è stato tragico (in fondo Alvarez, con tutti i suoi difetti, si sta rivelando l'unica mossa sensata), è da un anno che non facciamo mercato. E potremmo non farne ancora, se non accadrà qualcosa nelle 36 ore che restano.
A Napoli hai perso giocandotela, e non c'è problema. A Lecce - tra sfiga tua e buona sorte altrui - si può anche lasciarci il culo, e non c'è problema, c'est la vie. Ma è il nulla che sta attorno a preoccupare, e parecchio. E' suggestivo che gennaio, iniziato e proseguito con speranze e aspettative sempre maggiori, finisca con due sconfitte. Restano 36 ore, che sono pochissime. Se passeranno così com'è passato il mese di gennaio - ad aspettare inutilmente - allora attendiamo una dritta. Ci dicano chi siamo e dove andiamo. Meglio essere franchi e dirsi le cose come stanno, no?
02:59
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16/01/2012
MILAN-INTER
NO CAPRETTO, PEDALARE
Non dico a Novara-Inter, vabbe', sembra passato un secolo. Ma se solo penso al senso di impotenza provato durante Inter-Udinese (3 dicembre) o anche all'orrida Cesena-Inter (18 dicembre), lo spettacolo del derby mi sembra inverosimile. Spettacolo, ovviamente, non inteso come futbol bailado, del quale mai come in questo frangente mi frega un cazzo. Ma spettacolo di concretezza di una squadra presente a se stessa, concentrata, raramente in difficoltà, sempre grintosa. Siamo sempre quelli che due mesi fa erano quintultimi eppure, ovviamente, molto diversi. Avere praticamente ridotto all'impotenza una squadra prima in classifica che viaggiava a una media di più di due gol a partita, beh, e ditemi voi se non è una soddisfazione, e un po' anche un sorpresa. Nell'annata che ci vedeva assolutamente inconsistenti degli scontri diretti, andiamo a prenderci tre punti in casa del Milan e a dirgli, forte e chiaro, che con 20 partite da giocare non è mica finita. L'anno scorso con Milan e Juve, in quattro partite, avevamo fatto un punto. Insomma, siamo già avanti.
Più forti delle circostanze, più forti di un gol regolare e annullato, più forti dell'evidenza di una classifica che ci vuole ancora indietro, ma adesso un po' meno. Vincere il derby è stato anche fare strike, recuperare in una sola sera tre punti al Milan, ovviamente, ma anche all'Udinese, e due alla Juve. I fuggitivi non sono più fuggitivi. Sono sempre avanti, e non di poco. Ma meno.
Adesso, please, non rompiamo il giocattolo. 14 gol fatti (Milito old style) e 1 subito (anche Lucio e Samuel) nelle ultime sei partite. Quattro 0-1 consecutivi nelle ultime quattro trasferte. Questi, bene o male, siamo diventati. E questi dobbiamo cercare di rimanere perchè adesso comincia sì il bello, ma anche il difficile. Il difficilissimo. Ci resta un calendario - diciamocelo - quasi impossibile, con partite in casa quasi tutte facili (dopo la Lazio e fino al derby del ritorno) e una micidiale serie di trasferte, perchè dovremo andare a Torino, Napoli, Udine e due volte a Roma. Come ce la caveremo? Boh. Io mi accontenterei della cazzutaggine del derby e della politica dei piccoli passi, dove la parola che fa rima con capretto vorrei fosse usata il meno possibile, e non solo per semplice scaramanzia. Il problame è che ne abbiamo quattro davanti, ne abbiamo un paio dietro che vanno (quasi) come noi, avremo forse da affrontare i vantaggi e gli indicibili rischi di un bel mucchione nelle zone alte, abbiamo un sacco di partite da giocare (inizia la Coppetta, tra non molto riprende la Champions). Insomma, sono cazzi. Ma entriamo nella fase calda con un sorriso che solo un mese fa ci sognavamo. Siamo talmente oltre le nostre aspettative che stanotte - lo so già - rimarremo a fissare il soffitto ponendoci domande tecnico-esistenziali su un giocatore di nome Tevez.
08/12/2011
INTER-CSKA 1-2
NOVE
D'accordo, non contava nulla, e d'accordo, avevamo già vinto il girone (questo, peraltro, la dice lunga sul girone). Ma vincere ti mette addosso un po' di allegria e a noi, tra le altre cose (attaccanti, centrocampisti, forma, fiato, corsa, fame) manca proprio questo, l'allegria, la positività, quella roba che non tocchi ma in realtà ha una sua consistenza. Per dire: un Pazzini allegro e tranquillo sabato avrebbe sfondato la rete, e un Milito allegro e positivo avrebbe insaccato all'incrocio invece di prendere una traversa da due metri. Un Milito allegro e positivo sarebbe rimasto in volo una frazione di secondo in più invece di iniziare a scendere e inzuccare in un impercettibile controtempo, che provoca quel centimetrino in più o in meno che fa la differenza. Come l'allegria.
A parte le cose che elencavo prima, come fa a essere allegra una squadra che ha perso la sua nona partita stagionale su diciannove partite ufficiali? Nove (9) sconfitte, di cui cinque (5) in casa. E' passato così poco tempo da quando mettevamo insieme strisce leggendarie nelle partite casalinghe che adesso questo dato non può che fare una certa impressione. Non siamo allegri nemmeno noi, voglio dire, perchè adesso a San Siro entri toccandoti i coglioni e i poliziotti ti vedono e ti perquisiscono, perché magari pensano che nascondi un raudo negli slip e invece tu gli devi spiegare che "no, guardi, mi sto solo toccando i coglioni". Adesso Moratti promette che a gennaio interverrà, ma a gennaio bisognerà arrivare anche un po' più leggeri di spirito. Oggi siamo pesanti come Milito, che non stacca più l'ombra da terra.
16/11/2011
ORIALI
LELE FORA
(dalla Gazza di oggi)
E per chi è andato via?
"Dopo l’addio di Mourinho, il presidente si è lasciato convincere da Branca e altri dirigenti che volevano un nuovo progetto senza di me".
Non ha chiesto chiarimenti a Moratti?
"Con Moratti ho parlato prima e dopo. Anche pochi giorni fa mi ha rinnovato la sua stima in tv. Forse con il tempo ha capito tante cose, ma evidentemente non poteva più tornare indietro".
"Visti i risultati degli ultimi sedici mesi, sono felice di non aver fatto parte di questo progetto".
Quali sono stati gli errori?
"Errori di inesperienza e presunzione in fase di programmazione. Fare il dirigente all’Inter non è semplice e nessuno può pensare di avere capito tutto se manca di esperienza".
Qual è stato l’errore più grave?
"Benitez era un allenatore nuovo, andava supportato da qualcuno che conoscesse bene l’ambiente. E poi non si possono cambiare quattro allenatori in meno di due stagioni. Io non ho nulla contro Gasperini, ma tutti sapevano come giocano le sue squadre. E allora perché è stato perso tempo, invece di prendere subito Ranieri che era libero anche a giugno?"
16/10/2011
CATANIA-INTER 2-1
19 MESI
Diciannove mesi fa - era un venerdì, un venerdì 12 marzo - una sconfitta a Catania (tre pere a una) segnò la storia dell'Inter. Fu come voltare pagina, chiudere un capitolo della stagione e iniziarne un altro. Nei successivi 70 giorni giocammo 18 partite (tra cui una col Chelsea, due con il Barcellona, una con la Juve, due con la Roma, una col Bayern) vincendone 14 e perdendone solo due. Vincendo nell'ordine Coppa Italia, scudetto e Champions. No, non voglio dire che adesso la scaramanzia ci dice che da qui in avanti le vinciamo tutte. Non faccio uso di sostanze psicotrope. Non posso fare a meno di notare, per esempio, che quell'Inter era prima in classifica a due mesi dalla fine del campionato, mentre questa è in zona retrocessione a un mese dall'inizio. L'Inter del triplete perse 4 partite in serie A, l'Inter attuale ne ha perse 4 nelle prime 6.
Detto questo, ci sono altre due cose che mi colpiscono. Una, appunto, è che sono passati appena 19 mesi da quel Catania-Inter, che a ripensarci mi sembrano 19 anni. L'altra è ancora più sorprendente. Perché mi sembra già di sentire un borbottio: eggià, che cazzo dici, era la Seconda Grande Inter, c'era Mourinho ecc. ecc., che cazzo dici. Beh, Mourinho a parte, sapete quanti giocatori di quel Catania-Inter erano in campo oggi, 19 mesi dopo? Sei. Ma Samuel allora era squalificato, e quindi fanno sette. E probabilmente sarebbero stati dieci se Julio, Chivu e Sneijder fossero stati disponibili. C'è il Pazzo e non c'è più Eto'o. Gli altri sono gli stessi.
Ecco, questa cosa mi ha steso. Perché se l'Inter è la stessa, allora è proprio questa Inter a essere cambiata. A essere invecchiata di un anno e sette mesi, a essere ancora irrimediabilmente sazia di quello che ha vinto, ad avere smarrito se stessa, a non averne più. L'Inter può perdere a Catania, ci aveva perso l'Inter di Mourinho, presa a pallate nell'ultima mezz'ora, una roba mai vista. Ma c'è modo e modo di perdere. E il modo visto ieri pomeriggio (prendere due gol in 4 minuti all'inizio del secondo tempo e non fare un tiro in porta nei successivi 40 minuti) è un modo inaccettabile. Ranieri c'entra poco: la sua idea di Inter s'è vista nel primo tempo, e non è una brutta idea. Quella del secondo tempo è un'Inter di nessuno. C'è modo e modo di perdere a Catania. Non questo. Ranieri c'entra poco. Ha fatto dei cambi per dare una scossa alla partita. Si è girato e c'era una panchina da Cinico Tv, tra scarsi, convalescenti, inadatti e schizofrenici. Quando ho visto entrare Alvarez e Zarate contemporaneamente, e con quelle facce, ho avuto la tentazione di chiamare un allibratore clandestino e di giocarmi il Tfr sulla vittoria del Catania per 10 a 1. No, non la quota. Il risultato. Per fortuna, non conosco allibratori clandestini.
Poi vabbe', mettici la sfiga. Il primo gol del Catania è di una bellezza assurda, faglielo rifare cento volte e ci sarà lavoro per i raccattapalle. Il secondo gol, semplicemente, non doveva esserci: Borghezio si è buttato, è evidente, ma stavolta non è colpa dell'arbitro, son cose che si vedono al diciassettesimo replay. Diciamo piuttosto che ne hanno sbagliati altri due, e noi non abbiamo fatto un cazzo. E' un'Inter che non possiamo assolvere. E' un'Inter che deve tirarsi fuori dalla merda da sola, se ce la fa. E' quasi la stessa Inter del triplete. Ma senza Mou, senza Eto'o, senza ricambi e - purtroppo - senza coglioni.
21/09/2011
BENVENUTO RANIERI
RANIERI
LA FATAL NOVARA
IL SENSO DEL RIDICOLO
16 mesi fa vincevamo la Champions, 9 mesi fa vincevamo il Mondiale, 6 mesi fa andavamo a vincere a Monaco facendo tre pere dopo aver perso in casa all'andata. Non serve l'istituto Luce per capire cosa eravamo. Lo siamo stati fino a poco fa. Poi puff, non si capisce bene cos'è successo, tanto appare tutto così incredibile. La linea di demarcazione l'ha tracciata Fiorello: con la sua imitazione di Gasperini ha sancito una cosa ben precisa, che siamo ridiventati ridicoli. E non è solo una doppia clip di due minuti che gira su YouTube con uno showman che fa la voce in falsetto e dice cose calcisticamente comiche. E' un qualcosa di più preciso, di più impietoso. Facciamo ridere, oggettivamente. Ed è una cosa gravissima, e magari la capissero i nostri dirigenti cui, con piacere, ricordo cosa hanno combinato negli ultimi mesi.
Torniamo a quel grottesco mesetto a cavallo tra la fine di maggio e la fine di giugno, quando il nostro handsome non-allenatore (confermato in pectore) (già questo era grave, essendo un non-allenatore), decide inaspettatamente di levarsi dai coglioni per andare in un posto più bello, meno stressante e meglio pagato. Per venti giorni cerchiamo allenatori che non vogliono o non possono venire, ma soprattutto la prima che ho detto. A un certo punto, in modalità "mangio 'sta minestra", si assume uno di quei due-tre allenatori liberi in Italia e che ovviamente avrebbero accettato di corsa l'incredibile opportunità. Naturalmente, non certo per cattiveria ma per pura oggettività degli eventi, questo allenatore appare come la terza, quarta o forse quinta scelta. E quindi arriva all'Inter senza il minimo di credito, il minimo di trasporto e il minimo di credibilità. Certo, sono cose che uno si può conquistare cammin facendo. Ma forse al Genoa o al Crotone (ne faccio una pura questione di pressione ambientale) è più facile. L'Inter, per il secondo anno di fila, assume un allenatore a cui non crede fino in fondo. Si chiama perseverare, ed è diabolico.
Preso l'allenatore, si fa il mercato. Preso, in particolare, un allenatore che fa il 3-4-3, si prende la palla al balzo per identificare la vittima sacrificale al Fair play finanziario (leggasi anche: voglia di Moratti di non spedere più in maniera illimitata e sragionevole per far contenti noi fessi) tra quei due-tre nostri giocatori che hanno veramente, ma veramente, ma veramente mercato a livello globale: cioè Sneijder. Ma le cose non vanno proprio così, l'operazione Sneijder è lasciata in modalità un pochettino random sperando che siano gli altri a fare tutte le mosse e a far partire il bonifico, e intanto arriva un daghestano che vuole Eto'o e lo paga cash. Perfetto. Quindi resta Sneijder. Nel mentre si dipana un mercato totalmente alla cazzo, in cui si acquistano giocatori che forse, probabilmente, indicativamente, potrebbero adattarsi eventualmente abbastanza agli schemi dell'allenatore che non volevi. Il quadro è perfetto. Aggiungici un paio di sòle, quelle non mancano mai, ed ecco l'Inter.
Che comunque resta l'Inter, con una rosa di tutto rispetto e zeppa di eroi di Madrid, Abu Dhabi e Munchen. Ma alla guida c'è Gasperini, un uomo solo e disperato che canna tutti gli esperimenti che fa. Dopo un mese e mezzo di ritiro ci sarebbe la prima di campionato, ma 'sti zozzoni scioperano. Facciamo un'amichevole e prendiamo pallate dal Chievo. Arrivano Forlan e Zarate, nomi suggestivi ma di quale utilità? C'è una tale fiducia su Zarate che gli facciamo firmare un contratto in cui c'è il bonus non per i gol ma per gli assist. C'è una tale fiducia su Forlan che stiamo lì ad accarezzargli la criniera bionda e a contargli la tartaruga degli addominali e non ci accorgiamo che non può giocare la Champions. Ce ne accorgiamo dopo, a lista consegnata, una roba da società amatoriale. Dopo, molto dopo rispetto a tutto: a una lista con un nome in meno, a un ingaggio che prevede che tu giochi in Champions, a un pagamento all'Atletico Madrid che non contempla che non ci possa giocare. L'incauto acquisto è un reato.
Finalmente, a due mesi dall'inizio del ritiro e a quaranta giorni dall'unica partita ufficiale (la Supercoppa, persa savasandìr, e comunque c'era ancora Eto'o), inizia il campionato. E inizia la Champions. 4 partite in 10 giorni. Un pareggio e tre sconfitte, 4 gol fatti (uno casuale, uno su rigore e due a tempo quasi scaduto, ininfluenti) e 8 subiti. Non da Barcellona, Real e Chelsea, ma da Palermo, Trabzonspor e Novara (!!!). In quattro partite mai lo stesso schema iniziale, in quattro partite il centravanti della nazionale gioca 45 minuti, in quattro partite due-tre azioni da ricordare. A Novara tre tiri verso la porta in 90 minuti, uno nello specchio.
Gasperini dal Chievo in poi rilascia dichiarazioni che fanno accapponare la pelle. Al culmine di un delirio di infimo profilo si lascia andare a un "io gioco tutte le partite come fossero finali", una frase che dice l'allenatore di una pericolante alla trentesima di campionato, non l'allenatore dell'Inter alla terza. Se il peccato originale è tutto della società, Gasperini non è però del tutto innocente: difficilmente si poteva trasmettere una tale sensazione di modestia e inadeguatezza. Il resto lo hanno fatto i giocatori: è una situazione talmente anomala - poca condizione, zero palle, totale confusione - che non può che essere la risultante di più situazioni abnormi. Di sicuro Gasperini non ha ascendente su questa squadra, che ha rifiutato i suoi schemi. E la sensazione che Zanetti e Cambiasso se lo siano cotto in padella - loro, i due senatori, sono troppo brutti per essere veri - è palpabile. Mi rifiuto di pensare che un'Inter anche ridotta ai minimi termini non fosse davvero in grado di cavarsela a Novara. E invece è una squadra senza capo nè coda, che basta pressare un pochettino per gettare nel panico. Sguardi persi, gente che si sfancula per un passaggio sbagliato. Non uno dei vecchi che prenda gli altri per il bavero e rinsaldi le fila.
Domani - anzi, oggi - bisogna esonerare Gasperini. Come da consunto copione calcistico, è l'unica soluzione percorribile, non potendo essere cacciata a calci in culo nè mezza squadra nè mezza società. Serve uno qualunque, purché credibile e in grado di prendere la squadra per i coglioni. Chi c'è c'è, e chi non c'è affanculo, anche se il cognome finisce per Etti o Asso. Un allenatore che faccia una cosa elementare: un 4-3-1-2 che questa squadra ha nel Dna, e pazienza se non c'è nulla di creativo o innovativo. Questo incubo deve finire al più presto, c'è una sfilza di partite da giocare in pochi giorni, un campionato da riprendere in mano, una Champions da rimediare, e una Champions da conquistare per il 2012 con un posto in meno. Ogni giorno che passa è un giorno perso. Dalla fine di maggio ne abbiamo già persi uno sfottio.
13/09/2011
CRISI INTER
QUELLA MACCHINA LA' DEVI METTERLA QUA
Quindi risolveremo (?) tutto spostando un numerino. Da 3 la difesa passa a 4, da 4 il centrocampo passa a 3 (tre centrocampisti veri, volesse il cielo) e davanti resta l'ultimo 3, quello del calcio champagne o, come a Palermo, del calcio spuma. Va bene: un compromesso va trovato, la crisi di rigetto del 3-4-3 (nonostante due mesi di lunghe prove) non può essere ignorata visto che dobbiamo fare 6 partite in 20 giorni e - non so se interpreto il sentimento generale - non è che ogni volta si possono prendere 4 pere alla cazzo. Gasperini ci deve venire incontro: i giuocatori non sono adatti al 3-4-3 e noi, i tifosotti, nemmeno. Ai posteri l'ardua sentenza: cioè dire quelle delle tre categorie di pensiero (l'allenatore, la squadra, i tifosi) sia più mentalmente limitata.
Sulla società, invece, conviene stendere un velo pietoso e - per carità di patria e amor di Inter - non guardarci più sotto. Memori dell'operazione Benitez, un anno dopo i nostri prodi dirigenti hanno rifatto la stessa cosa: consegnare la squadra a un allenatore che avrebbero fatto a meno di assumere. E' chiaro che tutto questo dipende da un granellino di sabbia che si è infilato nel meccanismo, il meccanismo vacca-magra o fichi-secchi, ma con un disegno a monte. Il piano era solare: l'Inter voleva agire in pareggio di bilancio e quindi doveva sacrificare qualcuno. Quel qualcuno era Sneijder, potenzialmente il più richiesto, e tanto valeva a quel punto prendere un allenatore che del trequartista potesse fare a meno senza rinunciare allo spettacolo. Anzi, già che ci sei prendi uno che fa il 3-4-3 così nemmeno più ti viene la tentazione. La prima scelta preferisce Bilbao, la seconda non attizza la fantasia di nessuno. Però vabbe', proviamoci, cambiamo, diamo un segnale. Ma nel mappamondo del calcio appare il Daghestan e un nuovo ricco che, a differenza degli altri, paga cash. Quindi via Eto'o, resta Milito (uhm: Eto'o, Pazzo e Milito come li avrebbe gestiti Gasperinho?) e soprattutto resta Sneijder (sennò scoppia la rivolta) e quindi il meccanismo si inceppa. Poi, povero Gasp, gli prendono pure Zarate a mezzo secondo dalla fine del mercato: al posto di un soldatino diligente, il Cassano della pampa.
Pareggio di bilancio ok, rosa non ok, allenatore che (come Benitez e altri prima di lui) chiede una cosa e gliene danno un'altra. E via, verso una nuova fantastica stagione.
Ora, essendoci davanti 37 giornate eviterei qualsivoglia sentenza, e tantomeno disfattismo. L'obiettivo è uno solo, il Tricolor. Intorno - in Italia, dico - non è che ci sia chissà cosa. E le cazzate le fanno anche gli altri: qualcuno si lamenta di Pandev al Napoli, ma allo che dire del Milan che dà Pirlo alla Juve e gli risolve il 66,6% dei problemi? Però il clima è tornato quello naif dei tempi migliori (tra virgolette, eh?). Dobbiamo resistere. Resistere a Moratti che parla con i giornalisti fuori dall'ufficio, resistere agli occhi no-tigre, resistere agli allenatori sfiduciati in tutti i sensi, resistere a un clima da pappamollismo insopportabile. Almeno noi, schieriamoci bene e tiriamo avanti, go ahead. Viva l'Inter, abbasso il Trabzonspor, Juve merda, stadio di proprietà vaffanculo.




















