28/04/2011
REAL-BARCELLONA 0-2
LOS LUPACCHIOTTOS
Sì, in certi momenti mi è venuta in mente la Roma, tipo quella della finale di Coppa Italia dello scorso anno, o comunque quella tradizionale, che normalmente frigna e si dibatte e randella e si contorce. Poi, ovvio, la differenza la fanno i giocatori, e c'è una precisa ragione per cui il Barça è primo in Spagna e giocherà la finale di Champions e la Roma, poveretta, è sesta nel campionato italiano. Ed è anche ovvio che la partita del Bernabeu la vince la squadra che gioca meglio (o che gioca, punto) e che schiera qualche giocatorino immenso tipo Messi o Xavi, Iddio li abbia in gloria.
Però, cazzo, che pena vedere in una semifinale di Champions in mondovisione gente che si rotola se viene sfiorata, o forse nemmeno sfiorata (questo è anche più grave, savasandìr), gente terribilmente recidiva (io sono notoriamente non violento, ma prima o poi qualcuno spaccherà davvero la faccia a Busquets e io offrirò spuma a tutti) che non si vergogna nemmeno sapendo che le sue gesta verranno perpetuate dai consueti settemila replay. Il Real ha fatto cagare, e il Mou ha esagerato nella tattica (tra l'altro, anche la panchina di soli attaccanti era un azzardo tattico), e la partita se punti allo 0-0 è lo specchio fedele delle tue intenzioni, però il Barcellona si dia una sistemata morale. Hanno Messi, Xavi (107 passaggi in una partita) e una decina di altri campeon, che cazzo vogliono di più?
Messi ha riabilitato la partita, che sarà sempre ricordata appunto per la fantastica doppietta di Messi. Depurata di Messi, è stata una merda con risse, calci, fiction, fajolade. A me piacerebbe - ah, quanto sono ingenuo - che applicassero la prova tv per tutte le sceneggiate. Il Barça al ritorno giocherebbe con Messi, Xavi, Iniesta e la formazione Berretti.
00:34
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18/04/2011
MOURINHO
11/06/2010
AMMENDE
WRITE THE PAST
La Commissione Disciplinare ha inflitto un'ammenda di 25mila euro a testa all'ex tecnico dell'Inter Josè Mourinho e alla società nerazzurra, a seguito delle dichiarazioni rilasciate dall'allenatore dopo la finale di Coppa Italia con la Roma, la sera del 5 maggio scorso. Considerando che Mourinho non è più allenatore dell'Inter e che l'Inter non vuole pagare la parte di Mourinho per non dovere rifare i conti della clausola rescissoria, la Commissione Disciplinare ha deciso di pignorare le Hogan di Oriali.
00:05
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30/05/2010
18 VOLTE INTER
MADONNA CHE SILENZIO C'E' STASERA
16 marzo Chelsea-Inter 0-1 (ritorno ottavi Champions League)
20 marzo Palermo-Inter 1-1 (scudetto, +1 sul Milan)
24 marzo Inter-Livorno 3-0 (scudetto, +4 su Milan e Roma)
27 marzo Roma-Inter 2-1 (scudetto, +1 sulla Roma)
31 marzo Inter-Cska 1-0 (andata quarti Champions League)
03 aprile Inter-Bologna 3-0 (scudetto, +1 sulla Roma)
06 aprile Cska-Inter 0-1 (ritorno quarti Champions League)
10 aprile Fiorentina-Inter 2-2 (scudetto, -1 dalla Roma)
13 aprile Fiorentina-Inter 0-1 (ritorno semifinale Coppa Italia)
16 aprile Inter-Juventus 2-0 (scudetto, -1 dalla Roma)
20 aprile Inter-Barcellona 3-1 (andata semifinali Champions League)
24 aprile Inter-Atalanta 3-1 (scudetto, +2 sulla Roma)
28 aprile Barcellona-Inter 1-0 (ritorno semifinali Champions League)
02 maggio Lazio-Inter 0-2 (scudetto, +2 sulla Roma)
05 maggio Roma-Inter 0-1 (finale Coppa Italia)
09 maggio Inter-Chievo 4-3 (scudetto, +2 sulla Roma)
16 maggio Siena-Inter 0-1 (scudetto, +2 sulla Roma)
22 maggio Inter-Bayern 2-0 (finale Champions League)
18 partite in 57 giorni, alla media di una partita ogni 3.16 giorni. Sono 18 partite speciali: cioè, tutte decisive. Partite di campionato in cui c'era in palio il primo posto (l'ultima non decisiva fu appunto Catania-Inter, perchè anche perdendola - come avvenne - non avremmo perso il primo posto. Roma-Inter in questo senso non era decisiva, ma era lo scontro diretto con la seconda in classifica e quindi va contata, vieppiù considerando come sarebbe proseguita la faccenda), oppure le partite dentro-fuori di Champions e Coppetta. No, niente, le ho volute mettere in fila per dare una dimensione della primavera pazzesca che abbiamo vissuto e che chissà, potrebbe rimanere un unicum nella storia del calcio. 18 partite decisive una dietro l'altra, 18 partite che valevano ognuna un pezzo di scudo, coppetta e coppona. Ne abbiamo vinte 14, pareggiate 2 e perse 2: un bilancio mostruoso contando che ne abbiamo giocate solo 7 a Milano e abbiamo affrontato due volte il Barcellona e la Roma (sempre a Roma), una volta il Chelsea e il Bayern. Un gradino più in basso: due volte il Cska e la Fiorentina (sempre a Firenze), una volta il Palermo e addirittura la Juve (vabbe', era per fare una battuta, dai). 18 partite senza poter tirare il fiato, senza poter amministrare, senza potersi distrarre. Se vogliamo amplificare l'effetto, aggiungiamoci due partite (Lazio-Roma e Roma-Samp) che abbiamo vissuto come se ci fosse stata in campo l'Inter. La media sale a una partita ogni 2,85 giorni.
Chissà se ci ricapiterà mai una cosa così. E' una delle ragioni - saperla unica, renderla unica, conservarla unica - che mi rendono lieve l'addio di Mourinho e di chi, eventualmente, vorrà seguirlo. Dopo una primavera così, sono sempre più persuaso che è giusto ricominciare daccapo. Nonostante molti amici interisti tentino di convicermi del contrario, o si godano poco il momento in relazione agli ultimi sviluppi, io ci trovo una straordinaria coerenza con le cose belle e brutte del calcio. Le cose belle, innanzitutto: l'avere vinto, l'avere vinto tutto, l'avere dato una lezione, l'avere cambiato registro. E un po' anche le cose brutte, perchè il calcio purtroppo è anche altro: è un affare miliardario tra miliardari, un difficile equilibrio tra sentimenti, lacrime, ricordi imperituri e clausole rescissorie. Sono ancora in una fase di prevalenza delle cose belle, e quindi non mi curo di questa strana situazione - noi tricampeoni senza entrenador - che in altri tempi ci avrebbe fatto sballare e adesso no, è un semplice imprevisto tipo Monopoli, che guardi con curiosità, senza angoscia, confidando.
Così come non mi dispiace questo silenzio. Non solo quello dei nemici, ma quello di tutti, generale. Vabbe' che ci sono i Mondiali incombenti, ma vi immaginate che orgia di speciali tv se la Roma avesse vinto anche solo un titulo? Noi ne abbiamo incasellati tre, di cui uno dopo 45 anni (e negli ultimi 20 ce lo ricordavano ogni giorno, aggiornando la cifra), e sembra tutto così normale. Ma va bene così. Preferisco così, davvero. Mourinho mi ha salutato battendosi il petto dal prato del Bernabeu, e il capitano alzando una Coppa di cui avevamo dimenticato la forma. Non ce l'avrei fatta a vedere il Mou farsi intervistare da Conti o dalla Clerici: 'ste cose fanno tanto Kleenex.
19:51
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26/05/2010
IN MOU HONEST OPINION
IL FALSO PROBLEMA
Il rumore dei nemici. Aveva ragione il Mou sul rumore dei nemici. Me ne accorgo adesso che regna un silenzio di tomba, fantastico, come quando ci si alza presto in campagna e senti solo il cip cip cip e un alito di vento. Ecco: sei in campagna, estate, otto di mattina, ti prendi un bel caffè, il giornale appoggiato sul tavolo, un alito di vento, quell'irresistibile fruscio delle pagine voltate. E' il rumore - chiamiamolo così - che riempie le nostre giornate da domenica. Dal risveglio di domenica, ammesso che quella notte si sia dormito.
L'addio del Mou (e magari l'eventuale addio di qualcun altro) io lo ambiento così. Il vento gira la nostra pagina e intorno c'è una pace totale. Il rumore è diventato un fruscio, al limite avverti un rosicare che ti concilia la pennica, zzzzzzz. Piacevole. Ti senti gli occhi addosso e vedi che qualcuno prova a risfoderare il solito sorrisino assistendo allo spettacolo del tuo allenatore che se ne va un minuto dopo il trionfo. E allora? L'addio del Mou puoi interpretarlo come il padre di tutti i problemi, oppure come un falso problema. Si intuiva da mesi che sarebbe potuta andare così. Se ne va, in effetti, dopo avere vinto tutto in due anni e dopo averci fatto vincere una sequenza di cose che in Italia non era mai riuscita a nessuno nella storia del giuoco calcio, tra cui una Coppa che attendevamo da 45 anni.
Può andare, quindi. Anzi, forse deve. Poniamoci nella sua ottica egotica di ambizioni e orizzonti professionali: la prossima stagione poteva andare solo peggio (a parte la sequela di coppette che ci giocheremo tra agosto e dicembre), e quindi perchè rimanere a farsi frantumare i coglioni un anno ancora in questo paese che non ama il calcio? Non possiamo che ringraziarlo: la nostra storia è piastrellata da mezze figure che sono venute qui, si sono sistemate il conto in banca e non ci hanno risolto una cippa. A lui dobbiamo innalzare un monumento nell'attesa - sgradevole e affascinante - di ritrovarcelo prima o poi sulla nostra strada. Del resto ci ha riportato lui ai piani alti, ci ha reinsegnato a pensare in grande. E' questa l'eredità, tutta mentale, che ci lascia (mentre, non dimentichiamolo, fino a un mese fa mezza Italia era pronta a dichiarare che era un bluff, un ciarlatano, un imbonitore).
E' tutto un falso problema. Non è un problema che se ne vada: lo fa a missione compiuta. Non è un problema che se ne vada/2: mai tenere nessuno controvoglia o contro-motivazioni (vedi il buon Ibra, che voleva vincere la Champions) (sospiro). Non è un problema chi arriva. O meglio, certo che lo è: ma siccome non ce n'è un altro come il Mou, è inutile star qui a fare paragoni o congetture. Possiamo al limite sperare che sia operata una scelta giusta e degna di una squadra che sta guardando il mondo dall'alto. E io dico che ci dobbiamo fidare: siamo quelli del Triplete e questa società ha cambiato passo da un pezzo, anche prima di questo meraviglioso mese di maggio. Nulla è successo a caso, e mi piace pensare che continueremo su questa linea. Infatti sentite che silenzio che c'è.
18/05/2010
RIMPIANGENDO MOURINHO
QUESTIONE DI FEELING
Forse Mourinho l'Italia non se la immaginava proprio così. Così complicata, dico. Così incarognita, stracciamaroni, disonesta. L'Italia del calcio, che poi è lo specchio dell'Italia generale. Forse da fuori ci vedono un po' diversi: pizza, mandolino, mafia, fantasia, passione, i soliti clichè. E invece siamo altro. Facciamo i simpatici e appena giri l'angolo tiè. Per non dire di quando entriamo da dietro alla Totti e facciamo i falli da frustrazione tipici della gente frustrata, o entriamo in tackle scivolando sulla bava che ci è appena caduta dalla bocca.
Mourinho ha fatto il Mourinho anche qui da noi. Il problema - suo, e anche nostro - è che dichiarazione dopo dichiarazione si è accorto che gli era cambiato il panorama attorno, che la gente sorrideva sempre meno, che i suoi petardi diventavano bombe atomiche e che a un certo punto non poteva più recedere dalla sua personalissima sfida contro un modo di pensare che non è il suo e che, accidenti, sarebbe bello non fosse nemmeno il nostro.
Io mi ero portato avanti. Mi ero rassegnato al suo addio già durante lo scorso autunno, quando lui girava con il broncio e i capelli incolti. E nell'header del blog non ho mai rimpiazzato la frase che secondo me più di tutte - e ne ha dette migliaia - lo rappresenta: "Voi italiani non amate il calcio". Ha ragione, e il punto è proprio questo. Non amiamo il calcio, ma il suo contorno. Perdiamo troppo poco tempo a bearci dei gesti e delle prestazioni, perché non vediamo l'ora di tuffarci nelle dietrologie e nelle discussioni da bar, fieri di spararla ogni volta più grossa, attenti a dimostrare le nostre peggiori inclinazioni, scientifici nel prostituirci intellettualmente. L'Italia non ama il calcio, Mourihno ama il calcio, Mourinho non ama l'Italia. Non so se sia socratico, ma il sillogismo è questo.
Mourinho se ne va perché è l'unico modo di poter dire: vaffanculo, ho vinto io. Se ne va all'apice per non doversene andare in fase discendente. Se ne va perché ha compiuto un'impresa alla quale - andandosene lui, appunto - sarà impossibile replicare. Se ne va dando una lezione al popolo che vive di calcio e non lo ama. Se ne va essendo arrivato e avendo vinto (quasi) tutto.
Lo scorso anno ha vinto nel modo più semplice, prendendosi l'onda di Mancini e affidandosi all'annata-monstre di Ibra. Quest'anno no, quest'anno ha vinto davvero. Un campionato terribile, contro tutto e contro tutti, senza aiutini, senza corsie preferenziali. Anzi, dovendo soffrire di quelle altrui, dovendo parare colpi su colpi, parlare e stare zitto. E poi una Coppa Italia che intralciava ma andava giocata e magari anche sudata, con quell'epilogo fortemente simbolico a Roma, nella serata che forse gli è piaciuta di meno perchè proprio lì, tra un calcione e l'altro, tra una puncicata e un negro di merda, si è visto quanto l'Italia ama il calcio, e come, e perchè.
Poi ha riportato l'Inter in finale di Coppa dei Campioni 38 anni dopo, rivoltandola come un guanto sotto il profilo dell'autorevolezza e dei controcoglioni, in un percorso che sembrava fatto apposta per inchiappettare lui e noi: il gironcino più difficile, il Chelsea agli ottavi, il Barça in semifinale (affrontato quattro volte in sei mesi). Se ne va avendo fatto tutto questo e non potendo fare di più. Tranne una cosuccia, ovvio.
Sabato sarà la sua ultima partita e spero che tutti - lui, la società, la squadra -, anche al termine manifesto di un percorso così esaltante e passionale, colgano ancora la differenza che c'è tra il vincerla e il non vincerla. Mourinho se ne andrà comunque da trionfatore (sostanziale e morale, moralissimo). Ma l'epilogo di questa stagione deve essere come gli altri capitoli. Annunciando che se ne sarebbe andato con largo anticipo, Mancini gettò la squadra nello psicodramma per due mesi. Annunciando al mondo che non vede l'ora di lasciare questo Paese del menga, Mourinho deve solo trovare il modo di tenere alta per un paio d'ore ancora la tensione. Dopodichè, vada come vada (sarà una partita di calcio internazionale, non italiana), lo saluteremo come uno dei più grandi mai visti da queste parti. Mi fido di lui e mi fido di loro, lo squadrone che ci ha fatto vivere la primavera più incredibile che potessimo immaginarci. E quindi faccio clic su invio, nella pagina del bonifico ordinario.
22:34
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17/05/2010
OGGI E' SOLO LUNEDI'
PIEZZ'E CORE
(ANSA) - MILANO, 17 MAG - Mourinho ha gia' deciso per Madrid? Un indizio verrebbe da un' indiscrezione circolata a Milano: il tecnico dell'Inter campione d'Italia non avrebbe rinnovato l'iscrizione dei suoi due figli alla Scuola Americana nel Canton Ticino che hanno frequentato quest'anno. La scuola e' a pochi chilometri da Lugano e molto vicina anche a Como, dove Mourinho abita con la famiglia da quando siede sulla panchina nerazzurra. La notizia, per il momento non confermata, si e' appresa da genitori di ragazzi compagni di scuola dei figli di Mourinho, che aggiungono di aver saputo che i Mourinho si sarebbero gia' interessati per l'iscrizione dei ragazzi in una scuola madrilena.
17:28
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30/04/2010
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29/04/2010
IN FINALE
GRAZIE INTER
Non so nemmeno che ore so', come diceva Pino Daniele. E scrivo sotto l'effetto di quattro birre medie, di cui la prima a triplo o quadruplo malto, non ho ben capito, servita per errore nella bolgia del Bocho. Però non voglio andare a dormire senza avere celebrato questa serata che ci porta in finale di Champions dopo 38 anni. Al tavolo che dividevo con Hal, Tagnin e Toto, più un runner leggermente sovrappeso che ci ha rivelato la scorciatoia per andare a Malpensa, osservavo che alcuni - Hal e Tagnin, appunto - non erano ancora nati quando l'Ajax ci prese a pallate nela finale di Rotterdam del 31 maggio 1972. E io che quella Coppa la rammento sorprendentemente bene - le tre partite con il Borussia ai quarti e la finalissima contro quello squadrone di artisti-podisti del pallone - mi sono goduto le emozioni di una serata che aspettavo da tanto. 38 anni, appunto. Non mi ricordo più l'infantile e cocente delusione per aver perso 2-0 la Coppa in finale. Non mi ricordo più bene quella partita trasmessa in diretta e in bianco e nero. Ma ho un memoria precedente ben distinta, quasi tattile.
Mi rivedo nel mio lettino, l'orecchio attaccato alla radio. 4-2 in casa con il Borussia. La radiocronaca di Ameri e la radio da spegnere in fretta perchè la mattina dopo c'era da andare a scuola. Avevamo perso 7-1 a Moenchendlagbach 15 giorni prima, ma la partita fu annullata per la lattina che colpì in testa Boninsegna. Tornammo per il ritorno in Germania, sul luogo del delitto, a rifare qul match d'andata dei quarti. Fu uno 0-0 quasi epico, con un portiere esordiente - Bordon - che parò tutto.
Ero strasicuro che avremmo passato il turno, ma non lo volevo ammettere. Per scaramanzia e per quel residuo di saggezza che ti spinge a sognare una finale ben consapevole che prima c'è il ritorno della semifinale da giocare fuori casa, al Nou Camp poi, uno stadio che ti incute timore e rispetto, nel cui catino può accadere qualsiasi cosa. Ero strasicuro perchè mi fidavo di questa nuova Inter e perchè il Barcellona mi sembrava concettualmente alla canna del gas, con quelle magliette mostrate al pubblico che ne dimostravano, più della grinta e della tenacia, una latente disperazione.
In novantacinque fottuti minuti (di cui più di sessanta giocati in superiorità numerica) il Barça è riuscito a fare due tiri in porta dentro l'area dell'Inter. E chiamatelo pure catenaccio, amici (peraltro, cosa ti resta da fare se giochi più di un'ora al Camp Nou in inferiorità numerica?), ma è stata una difesa qualitativa, eroica, immagino frustrante per una squadra avversaria che davanti al proprio pubblico attacca per 90 minuti senza risolvere un tubo. L'Inter ha invece dimostrato quel carattere che era venuto meno negli ultimi anni quando il gioco si faceva duro.
E alla fine ho sentito pronunciare le più emozionanti frasi mai pronunciate da un allenatore dell'Inter. Mourinho che dice che è stato il giorno più bello e importante della sua carriera - più degli scudetti, più della Champions con il Porto - mi ha fatto venire i brividi alti così. Sarà dura trovarne un altro così, ammesso che ne esista uno uguale. Addì 29 aprile siamo in finale di Champions League, primi in campionato e in finale di Coppa Italia. Abbiamo fatto moltissimo eancora non abbiamo vinto nulla. Siamo in corsa per tre, due, uno o zero tituli e tutto dipende da noi. Grazie Mou e grazie ragazzi, comunque vada questa stagione è stata fantastica. Loro con la pelle e noi con il sangue: meglio noi, alla fine.
04:07
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