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22/12/2011

INTER-LECCE 4-1

QUINTO DI NATALE

Alla fine di queste 16 partite prenatalizie, la classifica si è fatta meno astrusa. Migliore. Bella. Non bellissima, certo. Abbiamo 8 punti di distacco da una squadra che ha vinto 10 partite su 16 e ha il miglior attacco (35 gol, noi 22), e da un'altra che non ne ha ancora persa una (noi 6, sei, six). E ne abbiamo 6 di distacco da un'altra ancora, che è abbonata a essere la sorpresa del campionato e a fare il miglior gioco del campionato eccetera eccetera e che prima o poi (così è sempre successo) si ridimensionerà un po', e comunque va in vacanza con la miglior difesa (9 gol subiti in sedici partite, noi 19) (no, per dire). Ce ne restano ancora 4, infine, da una squadra bella e inaffidabile, alla quale ne abbiamo rosicchiati 4 in due giornate. E comunque ci rimane davanti ampiamente e giustamente, perchè ha segnato più di noi, ha subito meno di noi e perso molto meno di noi.

Tutto questo per dire che, a parte l'onanismo del momento (6 vittorie nelle ultime sette, comunque sia, è un bell'andare, bellissimo), la classifica è veritiera, e i due mesi buttati nel cesso grazie all'azione combinata Branca-Moratti-Paolillo-Gasperini pesano ancora tantissimo, e peseranno fino alla fine. Siamo quinti perché da due di quelle che ci precedono le abbiamo prese (e in casa, dannazione) e le altre due non le abbiamo ancora affrontate. Siamo quinti perchè è già stato un mezzo miracolo riagguantare la testa della classifica prima di Natale, e non meritiamo nulla di più. Siamo quinti, però, e festeggiamo pure: perché questa è una dimensione più solida e rassicurante di quella in cui ci dibattevamo negli ultimi mesi, e da qui, finalmente, possiamo ripartire.

Ricapitolando, tutto quello che è successo finora in positivo e in negativo si compensa abbastanza. Paghiamo, oltre al gasperinismo branchiano, un inizio sfortunato e di rigori contro. Ma l'abbiamo pareggiato alla fine, con un paio di partite fortunate e con un calendario che ci ha favoriti: intendo dire, Genoa e Lecce è stato meglio affrontarle ora che non nella data originaria del calendario. Abbiamo avuto una pletora di infortuni, ma non ce li abbiamo avuti solo noi. Abbiamo avuto uno stato di forma pietoso per almeno un paio di mesi, e questo non è colpa degli arbitri.

Resta, per conto mio, un'unica grossa nube sul nostro campionato: lo scippo di Inter-Napoli. Ranieri era appena arrivato, con lui avevamo vinto subito in campionato e in Champions, e quella poteva essere una partita-chiave per le motivazioni e per scacciare le paure. Fu invece un ritorno nell'incubo. Non a caso, nelle restanti 4 partite disputate a ottobre abbiamo fatto 4 punti. E' stato un periodo anche peggiore rispetto a quello gotico-gaspersoniano, perché pensavamo di avere risolto i nostri problemi e invece no. Quella partita - quel modo di perdere, non a causa nostra - ci è costato moltissimo. Non siamo ripartiti. Anzi, abbiamo arretrato mentalmente. Ci siamo trovati quartultimi a metà novembre, con quella classifica che (causa rinvio di Genoa-Inter e pausa per la Nazionale) è rimasta fissa per tre settimane, e noi lì increduli a guardarla, non senza brividi.

Il resto - perché siamo quinti e non quarti, terzi, secondi o primi - dipende tutto da fatti oggettivi. Oggi, 21 dicembre, per la prima volta la nostra differenza reti è passata in positivo. No, non so se mi spiego. Dei confronti diretti ho già detto: per ora li abbiamo cannati tutti. A parte le bollicine di oggi, non abbiamo avuto praticamente niente dal nostro attacco, e una squadra che nel 2010 ha avuto Milito e nel 2011 ha avuto Eto'o (due tipetti da oltre 30 gol stagionali) non può andare da nessuna parte con questa carestia. Giochiamo quasi sempre male: non è minimamente un problema se ne ne vincono 6 su 7, ma bisogna dirlo. E non è un caso che quella partita non vinta nelle ultime sette l'abbiamo persa con l'Udinese, senza mai dare l'impressione di poterla vincere anche facendo cagare (cosa che si può fare a Siena o a Cesena, che non sono l'Udinese).

Vedremo, adesso, se arriva qualcuno. E chi, ovviamente. La storia di queste ultime sette partite ci ha detto una cosa sorprendente ma sostanziale: per quanto ancora acerbe e fallaci, le forze fresche messe dentro a puntellare la squadra hanno fatto la differenza. No cariatidi, no riciclati, no perditempo: se ci sono, prendiamo un paio di giovani minimamente di prospettiva e andiamo avanti così. Se questa Inter un po' così ha rimontato 3/4 punti al quartetto di testa e in 40 giorni ne ha messi in mezzo 14 tra sè e la zona retrocessione (siamo stati a +1, lo ricordo), vuol dire che in questo campionato c'è spazio per tutti, noi compresi. O noi per primi.

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14/12/2011

GENOA-INTER 0-1

ZITTI E PEDALARE

Proprio nel momento in cui Ranieri dice forse la cosa più giusta da quando è arrivato all'Inter - "Zitti e pedalare", in relazione alle troppe chiacchiere e alle troppe tabelle che abbiamo fatto negli ultimi due mesi invece, appunto, di stare zitti e pedalare -, stanotte mi verrebbe voglia di stare poco zitto e di parlare un po' di un'Inter che appare nuova, un'Inter che finisce battagliando e correndo invece che - come recente tradizione - con la lingua fuori, un'Inter che rischia il fisiologico e crea tanto, un'Inter che magari non fa il futbol bailado ma intanto segna la quarta vittoria nelle ultime cinque di campionato, e io metterei quindici firme a continuare con questo andazzo, 12 punti (e due reti subite) ogni 5 partite, cazzarola, avercene.

Qualche entusiasmo bisogna frenarlo. Tipo: abbiamo vinto contro quattro squadracce e perso contro l'unica squadra decente. Vero, però i motivi per sorridere ci sono. Per esempio: avere visto in campo giocatori che ormai pensavamo fossero morti, cremati e con le ceneri disperse alla Pinetina in una fugace cerimonia ai lati del campo da golf. E invece no, ci sono, deambulano, sono vivi, e con Poli abbiamo un'opzione in più in mezzo, e con Forlan ne abbiamo una importantissima in più in attacco, dove Zarate finalmente scalerebbe di un posto verso la tribuna e l'uruguagio potrebbe darci qualche soddisfazione succosa (in una ventina di minuti scarsi ha fatto un paio di cosette al bacio). E tenendo conto che ci sarebbero anche Maicon e Sneijder, beh, non potremmo che migliorare.

Ma la cosa strabiliante è stato il finale. Abituati a vedere gente trascinarsi per il campo, crollare per i crampi e vagolare in stato di morte presunta, assistere a qualche sgroppata dopo l'ottantesimo minuto è stato bellissimo, come accorgersi che Alvarez sembra sì nato per farci incazzare, ma ha in canna i colpi che a molti altri mancano.

Adesso basta, zitti e pedalare. Non cambia nulla. Siamo a meno 8 dal terzo posto e a più 8 dal terzultimo. Siamo sesti, ma è un sesto posto fake, bisogna considerarlo ingannevole. Le quattro davanti sono lontane e sono, soprattutto, quattro. Troppe. Per riagganciare il treno ci vorranno due coglioni così, che per ora abbiamo sfoderato solo random. Meglio procedere a gruppi di cinque partite, come l'ultimo. Nel prossimo gruppo ci saranno Milan e Lazio, e lì si parrà la nostra presunta nobilitate. Al giro di boa ne riparliamo.

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10/12/2011

INTER-FIORENTINA 2-0

MENO MALE

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22:43 Scritto da: settore in Inter | Link permanente | Commenti (457) | Segnala | Tag: inter, fiorentina, pazzini, nagatomo | OKNOtizie |  Facebook

09/03/2011

YUTO NAGATOMO

CALLING TOKYO

(QUESTO E' UN BLOG CON I CONTROCAZZI)

Io sono l'ultimo dei pirla, però vado fiero di questo blog. Perchè - tra le altre cose - ti capita di entrare in contatto con uno di Piacenza che però sta a New York, è juventino ma è una gran persona - parlo di ZioB - e la volta che vai a fare la maratona di New York lui ti invita a casa sua e ti prepara la pastasciutta la sera della vigilia. Oppure ti iscrivi alla maratona di Tokyo e ti arriva la mail di L., milanese trapiantato a Tokyo per ragioni di ammooore, che ti dice che ti legge tutti i giorni dal Giappone e ti chiede "perché non ci vediamo una sera quando vieni qui?", e io gli dico sì, certo, ma poi penso "figurati, a Tokyo, 215 trilioni di abitanti, io mi perdo se vado a Buccinasco" e invece la domenica sera L. ti appare nella hall dell'albergo dopo aver fatto 50 minuti di treno e qualche stazione di metrò. Naturalmente l'arrivo del tokyoita Yuto all'Inter - evento che nessuno avrebbe mai immaginato, tantomeno L. e io - ci ha riportato in piena fibrillazione nerazzurro-esistenziale. Ho pensato così di fargli un'intervista che trasuda interismo, cultura transoceanica e passione del vivere.

Ti confesso una cosa. A Tokyo ho dormito otto ore in quattro giorni a causa del fuso di merda e della tensione pre-maratona. Il sabato sono andato al mercato del pesce alle 5 di mattina. Alle sette e mezza sono tornato in albergo e mi sono rimesso a letto. Ero stracotto e ho finalmente preso sonno.

E quindi?

E quindi dopo mezz'ora che dormivo - un sonno profondo, finalmente - squilla il telefono. Eri tu.

Scusa.

Vabbe', veniamo a noi. Qui siamo in pieno delirio Nagatomo.

Ah, non me lo dire. Ti ho pensato molto in questi ultimi giorni. Virilmente, eh? Prima la maratona, poi il tuo post sull'incontro con Yuto, poi il gol di Yuto. Fantastico.

Come seguono Yuto i tuoi amici musi gialli?

Report sulla prestazione ogni lunedi mattina, il martedi l'intervista e il venerdi la preview sul prossimo match, salvo ovviamente gli extra legati alla Champions. Di solito mi sveglio, accendo la tv e regolarmente vedo la faccia da pesce gatto di Yuto  nella trasmissione più seguita in Giappone in prima mattinata.

E tu cosa fai? Ti bulli di essere interista?

L'altra sera la prova del nove. A cena con amici, una ragazza mica male seduta davanti a me mi chiede per che squadra tifo: due secondi dopo la mia risposta, la signorina scivolava al mio fianco sospirante. E pensa che non avevo nemmeno indosso la maglia: che potenza, Sect, che potenza.

Sono roso dall'invidia. E poi?

Altra spia, le squadre di bambini che si allenano lungo il fiume vicino a casa nei campi del comune: le maglie del Barça iniziano a lasciare posto a quelle dell'Inter. Se gli chiedi dove gli piace giocare, i bambini ti rispondono in coro: in difesa! Ma la cosa piu' bella è che Nagatomo ha spodestato dai giornali quel cialtrone di Honda.

Quello del Cska?

Sì. Mi sta cordialmente sul cazzo. Chissà come starà rosicando.

Ma tu come assisti agli incontri del nostro campionato italiano di giuoco calcio?

Lo vedo sul tubo, oppure in caso di eventi particolari a casa di amici facoltosi con tv via cavo, oppure nei pub finto inglesi, dove fanno vedere le dirette. Calcola che, causa fuso orario (+8 ore qui), se si gioca la sera significa le tre e mezzo di notte. Insomma, mi tocca fare qualche sacrificio. Del resto in tv fanno vedere gli highlights, ma più che altro si occupano dei giapponesi che giocano all'estero.

Beh, quindi si occuperanno molto di Inter.

Ora sì. Mi auguro che all'Inter capiscano bene come vanno le cose e, prima di tutto, mettano on line la versione in giapponese del sito. Poi magari un paio di amichevoli estive, di quelle che fanno il tutto esaurito, così ci posso andare io. Sono contento che quella su Nagatomo non sia solo un'operazione di marketing, anche perchè a partire da Zaccheroni in poi (Zac Japan adesso è il soprannome della nazionale), con la bella vittoria in Coppa d'Asia, c'è stata una vera esplosione del calcio, come prima del mondiale 2002, e questi giocatori sono un po' i figli di quel periodo. C'è interesse, giovani promettenti e un modo di giocare più europeo.

Eh, un'amichevole a Tokyo te la meriteresti. Quand'è stata l'ultima volta che hai visto i ragazzi dal vivo?

Quali ragazzi?

In che senso?

No, ecco, devo confessarti che ho una doppia fede. Sono anche...

Ti prego, dillo piano.

...genoano.

Ah, vabbe', pensavo peggio. Ma scusa, e domenica come stavi?

Inter-Genoa, dici? Malissimo.

Ti capisco. Allora, le ultime volte?

A San S. Siro: Inter-Juve del marzo 2008, 2-1 per i gobbi con Mancini in panchina, mentre a Marassi Genoa-Catania 2-1, stesso anno, con i biglietti omaggio di Morimoto.

Minchia, ma tu il Giappone ce l'hai qui.

Sono amico del suo fisioterapista giapponese, che tra l'altro ha lavorato sei mesi alla Pinetina, massaggiando la prima squadra nel periodo di Figo.

C'è una mia amica che pagherebbe milioni per massaggiare Figo.

Eh, certo. Io invece ho una sciarpa in lana dell'Inter, fatta a mano da mia nonna, a metà degli anni Ottanta, roba che se la vedesse Oriali o il Mancio...

Scusa, a proposito di Genoa e di Giappone: e Kazu Miura?

Il primo giapponese a militare in serie A - che destino, il mio - e il cui naso conobbe il gomito di Baresi Franco (con relativa frattura), gioca ancora a 44 anni in seconda divisione.

Adoro il Giappone. Verrei lì tutti gli anni a compilare il mio bigliettino dei desideri... gli altri mettevano "finire la maratona" o "stare sotto le quattro ore", e io scrivevo "scudetto e Champions" (sospiro)

Pensa che è capitato anche al mio amico Stefanino, detto anche Majalovic.

Non voglio sapere il perché.

Dicembre 2009: parte da Milano e viene a trovarmi a Tokyo, presentandosi con la maglia di Milito. Mi ricordo che passava le ore a guardare il sito della Gazza per controllare se ingaggiavano Pandev. Una mattina lo porto al tempio della famiglia imperiale. A un certo punto si è fermato davanti a un tavolino con un monaco e mi ha chiesto cosa fosse.

Io conosco solo Monaco di Tibèt, Gran prix di Monaco...

Eheheh. Gli ho spiegato che poteva scrivere su un foglio i propositi e i desideri per il nuovo anno, imbustare con un'offerta e consegnare il tutto al monaco, il quale poi avrebbe provveduto a bruciare il suo manoscritto in modo che potesse raggiungere le divinità celesti sotto forma di cenere e fumo. Prende la penna e mi dice: "Beh... ma sì, dai, le solite cose: salute, amore, la pace nel mondo... e la Champions League!". Scritto, imbustato, bruciato.

Debbo tornare a Tokyo. La nostalgia mi divora.

Ti divertiresti un casino con il campionato giapponese. Ma tu li conosci i nomi delle squadre?

Solo l'Fc Tokyo.

Cioè non conosci Gamba Osaka, Kawasaki Frontale (la squadra della mia città, guarda caso nerazzurra...), Cerezo Osaka (sì, proprio quel Cerezo), Urawa Reds...

Ah, sì, gli Urawa Reds.

... Montedio Yamagata, Sanfrecce Hiroshima, Mito Hollyhock, Kataller Toyama...

Ti prego, sto male. Voglio diventare cittadino giapponese.

... Fagiano Okayama, Giravanz Kitakyushu, Roasso Kumamoto? Come si fa a non amare un campionato con questi nomi?

(sospiro) Ma tu per chi fai il tifo?

Ovviamente anche qui doppia fede: Kawasaki Frontale (ripeto, nerazzurri) e Tokyo Fc (figuriamoci, rossoblù ed ex squadra di Nagatomo).

Ma lì gli stadi come sono? Vendono i cornetti Algida a centomila yen?

Guarda, la cosa più bella vista allo stadio sono le gradinate piene di ragazze vestite con il kimono estivo, le famiglie con bambini e i fuochi d'artificio nell'intervallo: qui lo sport è davvero una festa.

Commovente. Ho un'ultima curiosità, poi ti lascio al tuo tempura. Senti, ma 'ste cazzo di prugne?

Umeboshi.

Sì, gli umeboshi. Ti prego, svelaci il loro segreto.

A me non piacciono. Immagina di mangiare una prugna secca, salata e acida. Bleah. Ma qui è un'istituzione. E' un condimento povero, molto tradizionale e considerato un toccasana per la salute. Tutti i giapponesi, quando vanno all'estero per un po', se ne portano dietro una scorta. Un po' come facciamo noi con il parmigiano.

Dammi due dritte per conoscere meglio Yuto, ti prego.

Nagatomo qui è famoso anche per il fisico asciutto e la dedizione che mi mette per mantenerlo. Ti consiglio un paio di video: http://www.youtube.com/watch?v=oSlX1qtrfbw con all'inizio le lacrime durante il discorso di addio ai tifosi del Fc Tokyo prima di venire in Italia, gli allenamenti e le analisi delle azioni tipo Winning Eleven, e http://www.youtube.com/watch?v=qD75uxsH5sA , l'esordio sulla tv giapponese con la mamma in lacrime (il padre non c'è più) e le foto con il fratello.

Ciao L., ti abbraccio. Ah, una cosa.

Cosa?

Bella squadretta il Genoa.

Pirla.

Ti voglio bene. Arigatò.

Sayonara. E torna. 'Sta maratona aspietta attè.

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02:38 Scritto da: settore in Inter | Link permanente | Commenti (173) | Segnala | Tag: calcio, inter, nagatomo, tokyo | OKNOtizie |  Facebook

07/03/2011

BANZAI!

YUTO'O

Le prugne salate di Nagatomo: le uniche prugne che fanno cagare addosso gli altri. Arriviamo!

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16:56 Scritto da: settore in Inter | Link permanente | Commenti (14) | Segnala | Tag: inter, milan, nagatomo, prugne | OKNOtizie |  Facebook

06/03/2011

INTER-GENOA 5-2

SETTO RE MIDA

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La stretta di mano con inchino a Nagatomo ha prodotto effetti meravigliosi. Milan, riprendi pure a cagarti addosso. Ti prenderemo, io e il Brehme del Sol Levante, uniti come Mototopo e Autogatto. La Primavera di Appiano si avvicina in questa giornata di speciale tepore. Tora! Tora! Tora!

16:57 Scritto da: settore in Inter | Link permanente | Commenti (101) | Segnala | Tag: calcio, inter, genoa, nagatomo | OKNOtizie |  Facebook

03/03/2011

INTER CLUB

WIVI L'INTER

(dal vostro inviato a Pavia)

La coincidenza astrale tra un mio giorno di riposo e la tappa di Wivi l'Inter a 5 minuti dall'uscio di casa mi induce a devolvere una serata libera e a intrufolarmi nella festosa mandria degli iscritti agli Inter club, accorsi al Centro polifunzionale di San Genesio, la Pontida pavese, per la tappa provinciale di Wivi l'Inter. La squadra chiama a raccolta i club della provincia, e i club della provincia accorrono numerosi. Io arrivo al luogo dell'incontro - sferzato da un vento freddo tipo Alaska a gennaio - con M., il mio manager, e prima di entrare incontro L., l'uomo meglio pettinato dell'Oltrepo, che al confronto Zanetti sembra Hamsik. Quindi mi siedo in mezzo a loro nelle retrovie, come testimonia questa foto

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e assisto quieto allo spettacolo. Quiz, lotterie, siparietti di Scarpini. Solite cose. Poi arriva il dottor Combi che dice, tra l'altro, che per Milito ci vorrà tempo perchè la cosa è seria e peraltro così impara perchè aveva nascosto la cosa (aveva nascosto la cosa? Interessante). Ma in platea il mormorio sale: chi saranno i due giocatori dell'Inter che ci allieteranno la serata e il cui nome è ancora coperto dal segreto? Girano le ipotesi più fantasiose che capto in mezzo alla folla brulicante:

- non viene nessuno, ci paccano, oggi c'era l'Ambrogino d'oro del cazzo, figurati se vengono qui

- vengono tutti, oggi c'era l'Ambrogino d'oro e già che sono in pullman fanno una deviazione

- verranno Orlandoni e Coutinho (sbadiglio)

- uno sarà di sicuro Milito, non ha una cippa da fare

- verranno Biraghi e Ciriaco Sforza

- verranno Eto'o e Pazzini

- verrà Moratti con Messi e firmeranno qui il contratto

Ormai la gente non ne può più di quiz quando, finalmente, Scarpini annuncia gli ospiti. Il primo: "E' un giovane e gli esperti dicono che ha un sinistro sopra la media". Uno dietro di me si alza e urla

"Alibec!"

come se stesse gridando "Nuda!" all'apparire di Scarlett Johansson accanto a Scarpini. Ma era uno scherzo: il giovane dal gran sinistro era Mariolino Corso. Applausi. Il tizio che ha urlato "Alibec!" viene portato fuori dalla sala e furtivamente soppresso in un'aiuola. Poi, secondo ospite, entra la Bedi. Applausi. Poi tocca ai due giocatori. E qui la serata prende un svolta per me inattesa e inequivocabile. Il primo giocatore è:

Nagatomo.

Applausone affettuoso. Scarpini dice che Nagatomo è subissato di scherzi ad Appiano ma lui è un bravo ragazzo e la prende sempre bene. Poi gli dice di dire qualcosa in giapponese al pubblico e lui fa:

"(alcune cose incomprensibili) arigatò arigatò"

e con questa cosa mi conquista, perché se Scarpini mi avesse fatto salire sul palco e mi avesse detto di dire qualcosa in giapponese al pubblico, anch'io avrei detto:

"(alcune cose incomprensibili) arigatò arigatò"

Poi Scarpini gli dice di dire alcune cose in italiano e lui fa:

"grazie a me piace Inter voglio vincere grazie!"

al che confido al manager e al pettinato che mi sono definitivamente innamorato di Nagatomo, un uomo ricco di valori. Nel frattempo era entrato anche Maicon. Ovazione. Applausissimi. Tutti in piedi. Cori:

"Quant'è forte Maicòòòòòòòòòòòn"

ma,  a parte l'attenzione che mi desta la cuffia da Moira Orfei indossata da Maicon, la serata per me ha ormai preso un'unica piega e tende verso un unico obiettivo:

stringere la mano a Nagatomo.

Cosicchè mi sottopongo al rito delle foto, unico modo per salire sul palco e avvicinare il mio nuovo idolo. All'ingresso ci avevano messo un braccialetto. Io pensavo: col cazzo che faccio la foto, dai. Ma vedi com'è la vita? Nel giro di due ore ho cambiato idea. Devo fare la foto, assolutamente. Ho il braccialetto arancione. Aspetto il mio turno. Salgo mischiato a gente che non conosco. Ci sono due tizi della Gestapo che ci mettono in ordine. "Niente foto! Niente autografi! Veloci!" Io approfitto della confusione e mi piazzo dietro a Maicon, a un centimetro della sua cuffia Moira Orfei, e a un metro da Yuto, l'uomo a cui tendo. Foto.  Mi metto in punta di piedi (Maicon è grande e grosso). Cheeeeeese.

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Fatto. Il gruppo si scioglie. Tutti a toccare Maicon. I due della Gestapo nerazzurra ci spingono fuori come se fossimo dei milanisti. "Niente foto! Niente autografi! Basta! Scendere!" Al che mi divincolo un attimo dal tizio che sembra Ben Turpin, do una pacca a Maicon fratturandomi lo scafoide (Maicon è di marmo) e vado verso Yuto. E' a un metro.

"Yuto, Yuto! Ciao"

Gli tendo la mano. Lui si gira, mi sorride. Mi dà la sua:

"Grazzzzie. Ciao!"

Mi inchino. Lui anche.

Ben Turpin mi dice di andarmene affanculo, e io scendo diligentemente. La serata continuerà davanti al banchetto del fotografo, dove incontro G. e poi per la modica cifra di 8 euro (due cornetti Algida) ritiro la foto che mi costa una lunga attesa, perché mentre me la stava stampando finisce l'inchiostro rosso. Aspettando la cartuccia, alcuni intonano un coro:

"Quant'è forte Maicòòòòòòòòòn!"

Chiusura in pizzeria con L. e M., e quindi a casa fendendo la pioggia e il vento gelido. Io sono diventato amico  personale di Yuto Nagatomo e voi non siete un cazzo.

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(da sinistra: Moira Orfei, io e il mio amico Yuto)

07/02/2011

INTER-ROMA 5-3

PAGNOLADA URBI ET ORBI

L'appuntamento era con Don Ste al gheit seven. Da lì, dopo brevi convenevoli, ci spostiamo di qualche metro per approvvigionarci di panino e coca cola, quando ci accorgiamo di essere circondati da giapponesi. Prima ne passa uno con un taccuino, preceduto da uno con la telecamera (italiano) che assolda cinque tizi scongiurandoli di fare il coro "Yuto Yuto", cosa che naturalmente fanno con grande gioia del giapponese col taccuino. Poi ne arrivano quattro, tutti con maglia numero 55, che comprano salamelle. Al che (mi sembra ovvio) chiedo ai quattro sbarbatelli nippo-nipponici - tutti alti come Nagatomo, cioè un cazzo - di fare una foto insieme.  Mi sembra un bel gesto ecomenico. Don Ste ci fa la foto con l'aifòn e poi con ognuna delle diciassette macchine fotografiche dei jap, operazione che richiede settanta minuti e che ci costringe a entrare verso il ventesimo del primo tempo.

No, dai, non è vero. Don Ste stile Helmut Newton fa le foto

 

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e congediamo i Nagatomi. Uno mi dà una pacca sulla spalla e mi dice: "Fòzza Nagatòmo" in italiano quasi perfetto, frase seguita da una serie di ideogrammi che invece non ho capito. Entriamo nella Scala del calcio con netto anticipo e con due biglietti di tribuna rossa trafugati chissà dove. Per ingannare il tempo propongo quindi al don di andare in balaustra a cercare gli amici del blog, che lui non conosce. Trovo subito A.B., quindi Antonino Verdi (arrivato con insolito anticipo, di solito arriva scortato da sette steward alle 20,44), quindi Vano (che si scusa di non avere con sè Luposullestrisce, lo Scamarcio denoantri) e quindi il vero Principe, un uomo che ammiro perchè pur abitando a Londra non perde una partita dell'Inter. Lo abbraccio e lui mi fa:

"Oh, naturalmente ho effettuato il versamento di alcuni pounds"

Non ne avevo dubbi (e il nostro amico maratoneta ringrazia). Sto per commuovermi quando devo lasciare la bella compagnia per dirigerci ai nostri posti, distanti circa duecento metri, pregando A.B. di mandarmi un sms nell'ipotesi che qualche sedile rimanesse libero in balaustra. Il messaggio arriva trenta secondi dopo: pare che Antonino avesse fatto sloggiare due giapponesi mandandoli nel terzo anello dicendo loro "che si vede meglio e si soffre di più". E quindi mi accoccolo in balaustra - alla mia destra don Ste e uno che fuma sigari dolciastri, alla mia sinistra Rupert Everett e suo cugino, Gino Everett - da dove mi godo il gol di Sneijder dopo alcuni millisecondi, il pareggio dei romanisti e sostanzialmente una gran bella partita. Ma nello stadio monta il nervosismo verso Cut the Wind e quando Kharja arpiona il pallone e Cut fischia il fallo, vedo alzarsi Don Ste, guadagnare il centro della balaustra  ed estrarre il fazzoletto. "Hai il raffreddore?", gli chiedo. Ma lui comincia a sventolarlo. Abbasso la testa, mi alzo il bavero e poi mi giro imbarazzato verso Rupert Everett, a cui dico "Ehm, non so chi sia, l'ho conosciuto un quarto d'ora fa", ma poi alzo lo sguardo e vedo Antonino che sventola un kleenea e poi tutto lo stadio, aizzato dal don, che si mette progressivamente a fare la pagnolada. "Scherzavo, è il mio migliore amico", dico ancora a Rupert.

Momenti di intensa passione civile che vengono amplificati dal successivo gol di Eto'o

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e poi dalla fajolada della ripresa. "Vedrai, adesso entrano Milito e Nagatomo", dico al don. La cosa si verifica.  Nagatomo. Non vedevo l'ora. Sul punteggio di 4-1, con l'intera tribuna rossa in piena fibrillazione, come se avesse visto Megane Fox alzarsi dalla panca dell'Inter e spogliarsi sulle note di "Pazza Inter", entra Yuto. Ovazione, applausi, dichiarazioni di amore, conversioni alla scintoismo (don Ste era troppo preso dalla partita e non se ne accorge). Lo stadio è nippo-giapponese. Dopo quattro secondi dall'ingresso di Yuto segna la Roma, e Gino Everett si alza e urla:

"Nagatomo, porca puttana, porti sfiga!"

Io invece sono bello rilassato. Mi giro e vedo don Ste molto in ambasce, al che lo prendo un po' per i fondelli e gli dico: "Ahahah, a proposito, hai visto l'Arsenal?" "No, cosa?" "Ahahah, vinceva 4-0 al 68' e ha fatto 4-4, ahahah, che sfigati". Mentre dico "sfigati" Loria la mette. Don Ste soffre da bestia, i cugini Everett sono nervosissimi e anch'io comincio a sentirmi scottare il sedile rosso soto il culo, anche perché sbagliamo quattordici gol prima di mettere il quinto. Al fischio finale mi precipito a vedere gli eroi che escono. Finchè arriva lui, Yuyo Nagatomo, che prima di imboccare le scale fa un inchino alla tribuna e uno alla curva. E' il mio nuovo eroe, Yuto, un uomo una sgroppata. Vedere un giapponese che fa un inchino è come vedere un napoletano che fa una pizza margherita. E' meraviglioso. Saluto la balaustra, saluto Don Pagnolada e me ne esco con il cuore leggero. Da lontano, in mezzo alla folla, noto una pettinatura amica. L. è come Zanetti, non un capello fuori posto. E ha una giacca a vento che possono avere solo lui e Tronchetti Provera. Brevi convenevoli, abbraccio, macchina, strada, nebbia, Pavia. Viva l'Inter, sono un ragazzo fortunato.

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04/02/2011

VIA MAIL

LA POSTA DI SETTORE

  • Federica mi scrive da Cesena. E' interista e abbonata del Cesena, e questo già contribuisce a renderla simpatica a prescindere. Avrete già anche capito l'argomento della missiva: Akinori Hidetoshi Termozeta Autogatto Nagatomo. Federica, che se ne intende, dice testualmente: Quando Yuto è arrivato a Cesena in molti pensavano a un’operazione di marketing, magari legata allo sponsor del Cesena (Technogym), invece nei pochi mesi in cui ha vestito la maglia bianconera (c’è bianconero e bianconero, vorrei sottolineare) Nagatomo si è conquistato un posto nel cuore dei tifosi di Cesena, con la sua grinta e le sue sgroppate sulla fascia. Non che sia sempre impeccabile, ma non c’era domenica che, in uno stadio che ormai da anni non fa più cori per un singolo giocatore, il coro “Yuto Yuto” non si levasse dalla gradinata del Manuzzi. Bene, anche tutti noi speriamo che non sia una sòla e non vediamo l'ora di vederlo sgroppare sulla fascia sinistra gridando frasi incomprensibili. Federica ci consiglia anche un video commovente, questo: il saluto di Yuto all'Fc Tokyo e dell'Fc Tokyo a Yuto (vi segnalo l'inchino, brividi alti così)
  • Biralbo mi scrive invece da non so dove, ma ha la moglie spagnola simpatizzante del Barcellona e fino a sei mesi fa viveva a Roma circondato da romanisti. Dall'alto di queste due terribili esperienze, invita tutti noi a non usare più il termine "remuntada" e a non citare più la simpatica allocuzione "non succede, ma se succede" con questa motivazione: portano parecchio sfiga.
  • E infine veniamo a Valerio, con cui ci siamo scritti più volte. Siccome parla di tre argomenti che mi stanno molto a cuore (l'Inter, la maratona e il mio libro), e siccome fa una cosa molto suggestiva e a fin di bene, gli ho fatto un'intervista.

Io ti ho già visto. Alla Milano-Pavia dello scorso novembre, in mezzo a mille persone, mi sento dire "Settore?" da quello di fianco. Eri tu. Chi sei?

Sono un ventiseienne interista con pochi capelli, nato e cresciuto a Milazzo (Messina). Ho studiato giurisprudenza a Trento. Da due anni e qualche mese sto a Milano, dove lavoro in uno studio legale internazionale. Ho iniziato a correre a marzo 2009. Ad agosto 2008 sono stato operato al legamento crociato anteriore e ho scommesso con me stesso che avrei finito una maratona a un anno dall'operazione. Ho perso. Ho corso la maratona di Berlino in 3 ore 43 minuti e qualcosa. Ma era settembre 2009, tredici mesi e non dodici, vabbe'. Comunque allora non ho più smesso di correre.

Ah, come ti capisco. Andiamo subito al sodo, la tua operazione Milano-Londra. Dicci dicci.

L'operazione ha tanti sensi. E' nata perché volevo correre la maratona di Londra il 17 aprile 2011. Una promessa fatta da "allegro" a un avvocato inglese sul quale volevo fare colpo. Professionalmente parlando, voglio dire.

Hai fatto bene a specificarlo. No, sai, caso mai ci trovassimo nella stesse doccia dopo la maratona di Milano. Comunque - dicevamo - decidi di fare 'sta maratona di Londra.

Sì. Ci sono tre modi per correre la Maratona di Londra: 1) partecipare a un sorteggio a maggio 2010 per ottenere uno dei 1.000 pettorali in palio e pagare 180 sterline; 2) partecipare a un sorteggio di un'agenzia di viaggi e pagare 600 euro, volo escluso; 3) correre per una Onlus inglese.

E quindi?

Era tardi per il primo sorteggio. Era tardi per il secondo sorteggio. Ho provato con la terza via. E mi si è aperto un mondo. La maratona di Londra distribuisce quasi tutti i pettorali attraverso le Onlus. La Onlus compra un tot di pettorali e li "assegna" al migliore offerente. Cioè a chi si impegna a raccogliere più soldi, con un progetto di fundraising credibile. In questo modo sono stati raccolti oltre 500milioni di sterline in 30 edizioni della maratona di Londra. Roba che Telethon gli fa una sega (con rispetto parlando).

Capperi.

Come dicevo: mi si è aperto un mondo. Un mondo chiuso per gli italiani.

Why?  (non so se noti il mio inglese)

Quando la Onlus ti sceglie fa una scommessa su di te. Ti assegna il pettorale (che ha pagato) in cambio della tua promessa di raccogliere un tot di soldi per lei.

E se non li raccogli?

Corri comunque la maratona. Non c'è da stupirsi, quindi, se pochissimi pettorali sono assegnati a italiani con il sistema delle Onlus.

Eggià (sospiro).

Grazie a un amico, italiano, che vive a Londra da 10 anni, e che da 5 anni corre per la stessa Onlus, sono riuscito a ottenere un pettorale. Stefano, questo il suo nome, ha formato una squadra di 7 persone. Io sono l'unico residente in Italia. Insieme dovremo raccogliere almeno 10.000 sterline. Il mio impegno è per almeno 1.000 sterline (circa 1.200 euro).

Che comunque non sono noccioline.

Mi sarei potuto limitare a rompere le scatole a colleghi, amici e parenti. Ho scelto una via più difficile, che desse un senso a questa storia (come cantava Bersani). Ho aperto un blog per la raccolta fondi. Attraverso il blog Milano-Londra cerco di raccontare la preparazione della maratona. E, soprattutto, cerco di diffondere il messaggio della maratona di Londra: correre, per solidarietà. E' un fenomeno in crescita anche in Italia. Anche la maratona di Milano, dall'anno scorso, ha avviato un programma di raccolta fondi per le Onlus italiane.

Tipo?

Tra le Onlus che partecipano al programma c'è anche quella del Capitano.

Non avevi bisogno di convincerci così brutalmente.

Ho quindi aggiunto due gare alla maratona di Londra e ho coinvolto altre persone nel progetto. Correrò anche la mezza maratona di Verona il 20 febbraio 2011, per migliorare il mio record personale sulla distanza. E correrò la maratona a staffetta di Milano il 10 aprile 2011 con due squadre associate a Milano-Londra.

Come stai raccogliendo i soldi?

Il mio progetto di fundraising prevede per il momento due canali di finanziamento: donazioni sul sito della squadra e sponsorizzazione del blog Milano-Londra. Ora è stato anche introdotto un nuovo gioco a premi: Ok il tempo è giusto! Il regolamento del gioco si trova qui.

Bisogna indovinare il tuo tempo alla mezza di Verona.

Yes. Il primo premio messo in palio, abbinato alla mezza maratona di Verona, è Il pugno invisibile di Roberto Torti e Silvia Parisi. Autografato da Settore.

Wow. Potrei fare di più, vista la finalità. Una cosa che non faccio mai, anzi, aborro.

Cioé?

Prima ti autografo il libro, poi lo mordo.

Sono commosso.

Anch'io.

Amici, se vi va partecipate al progetto e al gioco. Le donazioni possono essere anche minime, tutto fa brodo. Non mi fate fare figure del menga con Valerio. Corre più veloce di me, mettetevi nei miei panni.

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01/02/2011

NAGATOMO

A YUTO

(UNA DEDICA)

In queste ore è rispuntata una delle tendenze più grottesche del tifoso: quella che io chiamo la sindrome della Coppa America.

Cos'è la sindrome della Coppa America?

Pavia, come voi sapete, dista 100 km in linea d'aria dal mare. Città intimamente fiumarola, ma certamente non marinara. Eppure, ai bei tempi della Coppa America, vedevi gente al bar discutere di rande e di strategie, oppure ricevevi telefonate di amici che ti volevano spiegare l'errore all'ultima boa. Gente che stava sveglia la notte  a vedersi due ore di regata e che magari nuota con la ciambella. Ecco, la sindrome della Coppa America.

Nelle ultime ore, in una modalità del tutto simile, ho sentito gente discutere di calcio asiatico - e giapponese in particolare - come se nella vita non si fossero mai occupati d'altro e fossero abbonati a Sky Calcio Nippocoreano da dieci anni. Gente che sul mappamondo non saprebbe distinguere il Giappone dalle Baleari. E quindi io ci tengo a rimarcare la mia genuinità. Io non sapevo proprio chi cazzo fosse Nagatomo, nè che giocasse nel Cesena, nè che fosse fresco campione d'Asia con Zac, nè che avesse partecipato ai Mondiali in Sudafrica, nè l'ho mai visto sgroppare sulla fascia e metterla in mezzo. Non sapevo una sega su Nagatomo.

Ma questo mi rende più curioso e, quindi, anche un po' più felice. Non vedo l'ora di vederlo giocare. Per adesso posso già dire di avere imparato alcune cose:

1) anche in Giappone hanno l'acne

2) ci sono anche squadre, in Giappone, che non hanno ridicoli nomi inglesi ma si chiamano così, semplicemente, adorabilmente, Fc Tokyo

3) pensavo che i cognomi giapponesi finissero in -moto, e questa cosa che finiscono anche in -tomo rende la mia ignoranza insospettabilmente lieve

4) non sapevo che Cesena avesse un centro storico. Me la sono sempre immaginata come un agglomerato di case anni '60 intorno allo stadio

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10:31 Scritto da: settore in Inter | Link permanente | Commenti (423) | Segnala | Tag: calcio, inter, serie a, nagatomo | OKNOtizie |  Facebook