LA QUESTIONE DELLA MOLLETTINA

Quando la perfezione delle code di cavallo e la coerenza isometrica tra fiocchettini e mollettine sfocia in una dimensione da sala trucco, allora i casi sono due: o vinci la medaglia d'oro - e allora una nazione intera, maschi compresi, girerà con fiocchettini e mollettine (i maschi al pisello) - oppure ti esporrai al tragico dubbio. Che è sempre il solito: non è che i servizi fotografici, le interviste, le comparsate tv, gli spot pubblicitari, i soldi - insomma, lo showbiz - ti distraggono per sempre dalla retta via? L'unica atleta da copertina che in questi Giuochi ha giustificato il suo divismo è stata la Pellegrini. Antipatica, quasi molesta nel suo voler essere personaggio a tutti i costi, tra esegesi del tatuaggio e baci a bordo vasca, torna a casa con una medaglia d'oro - la più importante della spedizione italiana - e un record del mondo: quindi ha ragione lei, che ci ha dimostrato che si può fare il personaggio e intanto farsi il culo in vasca e arrivare al massimo risultato. La Granbassi - non ne potevo più di quei cazzo di servizi fotografici sulla Granbassi - torna con due bronzi, missione più che compiuta. Anche Montano - pensavamo ormai che fosse un gagà o un toro da monta - si è dimostrato ancora in possesso dello status di atleta e il suo bronzetto lo può mostrare con orgoglio, così come il prefisso di Livorno. Gli altri invece no. Troppi reality (passati o futuri), troppe foto, troppe dichiarazioni a vuoto, troppe promesse. Cassina avrà rimpianto di aver fatto il ballerino in tv, Magnini aveva in mente la Ventura e sembrava in stand-by mentre gli altri gli passavano davanti, Howe spero tragga giovamento dall'epocale figura da coglione che si fa ad infortunarsi in una gara inutile a due mesi scarsi dall'Olimpiadi. E poi, appunto, le ragazze della pallavolo. Pensavo che fossero contente - elettrizzate, eccitate - di avere gli occhi addosso: fiocchettini, mollettine, tatoo e bei culi. Macchè: mentre le vedevo cadere a pezzi sotto le battute al salto di una tracagnotta americana, e sciogliersi nel momento esatto in cui dovevano vincere la partita, pensavo a Petrucci che diceva che la Cina ha vinto troppi ori e che quindi tutti sono delusi dalle rispettive spedizioni. Ma questo oro non ce l'hanno fottuto le cinesi: è stato un autogol, un'autoschiacciata sui piedi. Il bilancio italiano ogni giorno diventa meno trionfale: invece di fare gli sboroni ad libitum, potevano dirci che la seconda settimana sarebbero stati cazzi.