Blog ufficiale di Virgilio

27/10/2009

ADDII

BE DIFFERENT

Rutelli: "Dobbiamo iniziare un tragitto diverse, unendo persone diverse, che hanno culture diverse".

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26/10/2009

PARTITO DEMOCRATICO

IL VERDETTO

Pierluigi Bersani, detto Bersanona, è il nuovo segretario del Partito Democratico.

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13/07/2009

PARTITO DEMOCRATICO

MOZIONE ZERO

In quanto interista e sostenitore (quest'anno, cielo!, non votante) del Partito democratico, diciamo che non mi annoio ma mi inquieto di brutto. Da una parte un'accozzaglia di miliardari vestiti di bellissimi colori e pieni di paturnie (gente che se ne vuole andare, altra che non se ne vuole andare proprio, presidente e allenatore che non se le mandano a dire già ai primi di luglio). Dall'altra un'accozzaglia di politici e para-politici pieni di paturnie, stop. In mezzo, io che mi informo - preoccupato - di tutte queste accozzaglie e di tutte queste paturnie e, di conseguenza, non trovo sui giornali letture rilassanti da mezza estate. Solo casini.

Ci sono stati fasi peggiori, per carità, molto peggiori. Essere interisti e pidiessini/diessini, in certi recenti momenti storici, era auto-istigazione al suicidio. Oggi, con quattro scudi consecutivi ad avermi alleggerito l'animo, non ho l'ansia da prestazione, almeno sportiva. Il parallelo in fondo regge: questo Partito democratico sembra l'Inter pre-manciniana, il Re Mida al contrario che popolava i miei incubi da interista. Con le tormentate vicende interisti ho sempre avuto un rapporto passionale e viscerale, maniacale ma anche un po' giocoso (è pur sempre pallone). Con le tormentate vicende progressiste riformiste e centrosinistre sono nettamente più british (leggo sempre per prime le pagine sportive, abitudine cui derogo giusto per torri gemelle et similia), al limite del who cares?, ma la mia diligente e responsabile propensione all'essere cittadino del mio tempo, prima o poi, salta fuori. E allora mi macero: se non proprio tipo Stadio Olimpico il 5 maggio 2002, diciamo tipo Stadio Meazza l'11 maggio 2008, Inter-Siena, quando Materazzi sbaglia il rigore e tornano gli spettri. Ecco, sì. Mi sento un po' sfinito come quel pomeriggio, quando vedevo la palla rimbalzare sugli stinchi di Suazo come in un maxi-flipper verde prato, in un inutilissimo forcing finale cui assistevo con una sottile e montante angoscia.

Nell'Inter pre-manciniana c'era un presidente che ci credeva ma combinava un sacco di guai, e c'era in campo una squadra talentuosa e ridicola allo stesso tempo, una squadra fatta di veri o presunti (spesso finti) campioni che non sapevano vincere, una squadra vittima dei suoi demeriti e di una situazione dolosa che avremmo poi scoperto nella sua pienezza.

Come il Partito democratico di oggi. Che ha presidenti/segretari che ci credono ma combinano un sacco di guai, alla guida di una squadra talentuosa ma scombinata (sì, ridicola), che non sa esprimere una posizione chiara e univoca praticamente su nulla. Un difettuccio mica da ridere, per un partito politico. E quindi la società Pd non sa vincere, vittima dei propri demeriti. E di una situazione dolosa (mi riferisco a quei milioni di italiani pigri e superficiali che si lasciano ipnotizzare da televisori e puttanieri) che forse un giorno scopriremo nella sua pienezza.

Nell'Inter pre-manciniana, ognuno di noi aveva la sua soluzione drastica (via il presidente, via gli allenatori, via i giocatori). Nel Pd post-veltroniano ognuno ha la sua soluzione, che equivale al fatto che nessuno ce l'abbia. Via i vecchi? No. Largo ai giovani? No. Spazio alla società civile? Sì sì, per poi cacciarla a calci in culo. Grillo? Ecco, bene, mandiamo tutto in vacca.

Mi vengono in mente le nostre care vecchie Inter che si prendevano palate di gol dai Comandini o dall'Alaves. Squadre che navigavano a vista nonostante avessero un presidente, un allenatore, vari dirigenti. Il Partito democratico è come le peggiori Inter degli ultimi quindici anni e non vedo come possa tirarsi fuori da solo da questa palude. Il modo in cui, su regia dell'apparato, è stato fatto il culo alla Serracchiani o a Marino alla prima occasione la dice lunga. E del resto - sono sincero - il Pd oggi è anche questo: un partito in cui basta dire due cose in un'assemblea per diventare il caso politico dell'anno e parlamentare europeo a furor di popolo. In tutto questo vedo approssimazione, debolezza, improvvisazione, sbando.

All'Inter c'è voluto Mancini, c'è voluto Ibra eccetera eccetera eccetera. C'è voluto anche Moggi. Non so cosa ci voglia al Partito democratico per diventare una "cosa", che sarebbe già qualcosa. Basteranno queste primarie, basterà un segretario eletto alla fine di un regolare percorso? Boh. Oggi io non capisco un cazzo di questo partito, e non penso che sia per disinteresse o per distrazione. E' solo perchè alla decima dichiarazione, da Franceschini a Bersani passando per la Binetti e la Parietti, io perdo il segno e torno alla pagina sportiva, dove c'è la stessa vacuità ma, almeno, non la pago io.

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10/06/2009

GHEDDAFI

ECCO PERCHE' NON HO VOTATO PD

Diamo l'elenco delle posizioni espresse oggi dal Partito democratico in merito alla visita di Gheddafi e al suo discorso in Senato previsto per domani.

Anna Finocchiaro: Se parla in aula, noi usciamo

Nicola Latorre: Perchè non deve parlare?

Enrico Morando: Non deve parlare in aula

Massimo D'Alema: Deve parlare in aula

Dario Franceschini: Parli, ma non in aula

Nasturzio Stupinigi: Parli, ma davanti al Senato

Coppelio Mitri: Non parli, ma visiti il Senato

Ulzio Pampanoni: Parli, ma del più e del meno

Ciccio Finferli: Non parli, però scriva

Brando Degregocci: Parli, ma a bassa voce

Uliano Pomponici: Non parli, ma venga sottotitolato

Alvaro Belloni: Parli pure, ma alla Camera

Anna Pittirilli: Parli, ma non con quella foto attaccata alla giacca

Ignazio Flobert: Lasci un messaggio

Nazzarena Scovacci in Demartini: Non parli, oppure sì

Clodomiro Finzi: Parli, ma al telefono

Giovanni Huber Langhirani: Se parla, noi entriamo

Teo Lelli detto Tiger: Parli, ma sul maxischermo

Tito Lafortezza: Se parla, noi facciamo lallallallallalla

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24/11/2008

GENTE TOSTA

MORAL SUASION

(suona il cellulare)

Pronto?

"Chiamo a nome d..."

Rompicoglioni (clic)

(suona ancora il cellulare)

Prontoooo?

"Chiamo a nome..."

Basta, basta, bastaaaaa!

"... del Partito Democratico".

Scusi?

"Partito Democratico".

Ah. Non Vodafone Casa?

"No, Villari a Casa".

Minchia, ma siete insistenti.

"No, niente, stiamo facendo reclutamento per la moral suasion".

Mi aveva telefonato Veltroni venerdì. Lei è del call center?

"No, sono Franceschini".

Scusi, ma chi si occupa del partito?

"Dalle 20 alle 8 è di turno Follini".

Preferivo quando non c'era questo fottuto bipolarismo. Mi dia il numero.

"La ringrazio per il suo impegno civile".

Si immagini.

(clic)

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"Scusa, ma Settore lo avevi già chiamato tu?" "Oddio sì. Si è incazzato?"

21/11/2008

PARTITO DEMOCRATICO

HAUTE POLITIQUE

Mi ha appena telefonato Veltroni per chiedermi se riesco a convincere Villari a dimettersi. Io gli ho detto: Wally, un paio di chiamate oggi posso farle, ma tieni conto che domani c'è Inter-Juve. Lui mi ha detto: va bene, domani cerco un altro.

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25/10/2008

CIRCO MASSIMO

VELTRONI-ONI-ONI

Le formule "secondo gli organizzatori" e "secondo la questura" sono vecchie quasi come il mondo (diciamo: retrodatabili al momento della nascita delle questure, o forse dello stesso concetto di "organizzatori") e si muovono da sempre dentro uno schema collaudato. Quando c'è una manifestazione di grandi dimensioni, tanto da rendere difficile il calcolo della gente effettivamente presente, la cifra della questura è di solito la metà di quella sparata dagli organizzatori. A chi non è capitato di fare una battuta su quest'argomento? Tipo quando si entra in quindici in pizzeria, il cameriere chiede "quanti siete?"  e il più pronto della combriccola dice "quindici, otto secondo la questura".

Oggi, invece, qualcuno dei due - l'organizzazione o la questura - l'ha sparata grossa. Enorme, direi. Il Partito democratico ha detto che alla manifestazione di Roma, Circo Massimo, c'erano due milioni e mezzo di persone. La questura ha risposto 200mila. Cazzo, non la metà come al solito, ma dodici (12) volte di meno.

Dando per scontato che il gioco delle parti si sia replicato per l'ennesima volta, e che quindi la questura sia stata magari un po' strettina, vogliamo parlare - serenamente - di quanto largo è stato il Partito democratico?

Ora, io di Capezzone non mi fido, e secondo me non si fidano nemmeno i signori Capezzone, però lui dice: il Circo Massimo è un'area di 70mila metri quadrati, in un metro quadrato ci stanno strette quattro persone, 70mila per 4 fa 280mila, è una vita che si fanno cose al Circo Massimo e la capienza è sempre quella, e per fare 2 milioni e mezzo ci vorrebbe un Circo Massimo multipiano (per l'esattezza, 8 piani). Ribadisco, la storia politica di Capezzone - nemmeno Martins e Obinna messi insieme riuscirebbe a fare tani salti mortali - mi induce a non fidarmi. Ma, parlando di numeri, mi sento molto più capezzoniano che veltroniano.

E d'accordo che Roma da sola ha 2.705.317 abitanti, d'accordo, sì. Ma ipotizzando che la popolazione italiana sia di 60 milioni tondi, secondo i calcoli di Veltroni oggi un italiano su 24 era al Circo Massimo. No, dico: 1 su 24. Se togliamo la percentuale di popolazione che non poteva comunque essere al Circo Massimo in nessun modo (gente che oggi lavorava, bambini under 3 anni, anziani over 80, ospedalizzati, carcerati, podisti iscritti alla maratona di Venezia o alla mezza di Trecate, ecc. ecc.), direi che possiamo scendere quantomeno a 14. Di questi 14, in teoria 9 sono del Popolo delle libertà e dell'Udc, per non dire di Rifondazione e di quel che resta a sinistra. E siamo a 5. Poi ci sono gli spettatori di Juve-Torino e Siena-Catania. Poi ci sono quelli che non gliene poteva fregare di meno. Scendiamo a 3. E di questi 3 (chi a Bolzano, chi a Siracusa, chi a Oristano, chi Santa Maria di Leuca) (e nel mio calcolo grossolano comprendo ancora bambini over 4 e anziani under 80) (e gli abbonati Rai, e gli abbonati Sky, e quelli che sono andati al cinema o a mangiare la pizza), 1 doveva essere per forza a Roma, Circo Massimo. 

Siccome noi democratici rimproveriamo a Berlusconi di spararle sistematicamente grosse, mi dissocio dai calcoli veltroniani e stendo, almeno personalmente, un velo pietoso su questi entusiasmi puerili che noi, quando li vediamo da parte avversa, giudichiamo muscolari. Facciamo che c'era mezzo milione di persone, che corrisponde alla visione da braccino corto della questura e che è comunque un numero enorme? Vogliamo esagerare? Una milionata? Ecco: non bastava dire: un milione di persone (o forse si confondeva troppo col milione di posti di lavoro)? Anche se sorge un dubbio legittimo - che servano cioè, e ce lo insegnano i competitor, a far parlare le tv e alzare i sondaggi -, io le baracconate continuarei a lasciarle fare agli altri.

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