14/03/2012
INTER-OLYMPIQUE MARSIGLIA 2-1
EVVIVA
Raramente siamo stati così sfigati, ma la sfiga fa il suo massimo effetto dove trova le condizioni favorevoli. E noi, per la sfiga, siamo una condizione favorevole fatta squadra, siamo la madre di tutte condizioni favorevoli. E' come quando parti in macchina per andare in un posto e arrivare alla tal ora, e ogni volta che trovi un semaforo rosso o uno che va piano o una coda di dieci macchine cominci a smoccolare in quindici lingue e a dire "ma guarda che sfiga", che è tutto vero, per carità, è sfiga, è sfiga, ma se uscivi di casa un quarto d'ora prima viaggiavi sul velluto e non tiravi giù i santi. Noi, quest'anno, ci siamo messi in macchina già in pesante ritardo, poi abbiamo fatto i numeri per recuperare, poi ci siamo fermati un attimo all'autogrill e ci siamo persi a guardare i cd, e poi sono ricominciati i semafori rossi, le code ai caselli sbagliati, i passaggi a livello che si abbassano. Ma se siamo in ritardo - e lo siamo, uh se lo siamo, è fin da luglio che lo siamo - non è colpa nè dei semafori, nè dei caselli, nè dei passaggi a livello e nè di squadracce come il Marsiglia cui abbiamo concesso il lusso di segnare due volte a partita finita, un regalo che nessuno può rifiutare, neppure le squadracce. E quindi: è colpa della sfiga, o è più semplicamente colpa nostra?
Questa doppia sfida con l'Olympique Portogruaro dice molto della nostra sfiga, della nostra dimensione e, in fondo, anche del nostro futuro. Oggi partirà una bella mail alla Nike in cui si confermerà che per il prossimo anno non ci saranno coccarde di nessun tipo, per la gioia degli stilisti che avranno mano libera. Sarà la prima volta dopo sette anni - hai capito, Filippo? Sette anni. Che cazzo rompi i coglioni? - e, com'è stata simbolica la partita di stasera, spero che la società colga anche il simbolismo dell'empty jersey. Non ci sono nemmeno più Mazembe e coppette ad allungare artificialmente l'epopea. Stop. Ci siamo fermati davanti a un gol para-oratoriale (rinvio del portiere, palla al centravanti, gol), e anche questo è metaforico. Ci restano 11 partite di campionato per inseguire non si sa bene cosa: non torneremo in Champions dopo 10 anni, anche l'Europa League oggi è distante 6 punti. Questa squadra ha ritrovato l'orgoglio e il coraggio, ma non ha più gambe e nessuno potrà restituirle gioventù e fame.
Da due mesi assistiamo a crolli più o meno simbolici, un effetto domino devastante per i nostri cuoricini a brandelli. Quello di stanotte - un crollo dopo una partita vinta - è amaro, struggente, malinconico, ingiusto. Ma - almeno, parlo per me - ha un sottofondo di serenità. Un po' perché usciamo a testa abbastanza alta, e un po' perchè la Grandissima Inter, o quel che ne restava, si ferma definitivamente qui. Ormai non c'è più via di scampo, non ci sono scuse, non restano più obiettivi (che angoscia, nemmeno il campionato). Massimo, da domani bisogna lavorare alla nuova stagione, alla nuova Inter. Qualunque essa sia. Dovessi esprimere un desiderio, direi: fai quel che ti pare ma basta equivoci, basta ex giocatori, basta scelte di ripiego. Una strada, anche difficile, anche lunga, anche impervia ma una. Tanto lo sapete che vi seguiremo in capo al mondo, anche con Jakala. Però non fateci i giochetti delle tre carte o i finti proclami, ché ci rimaniamo male. Viva l'Inter, viva i magici sette anni che si chiudono stasera, viva i cento anni che ripartono da domani. Viva l'Inter, sempre.
00:51 Scritto da: settore in Inter | Link permanente | Commenti (211) | Segnala | Tag: inter, marsiglia, milito, pazzini | OKNOtizie |
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06/02/2012
ROMA-INTER 4-0
I NUOVI MOSTRI
In tre settimane, dal derby a oggi, siamo tornati disastrosamente dalle stelle alle stalle. Non è un cerchio che si chiude: a chiudersi è una strana figura geometrica tutta bitorzoluta, convessa e concava, a onde, una rappresentazione irregolare e mostruosa che va da Novara a Novara (la prossima partita, appunto) e che ci ha visto trasformarci via via da "creatura da retrocessione" a "creatura da scudetto in rimonta" e poi, infine - siamo ai giorni nostri - in "creatura nè carne nè pesce", in creatura persa, chissà, forse la nostra reale dimensione. Quando, sotto di due reti, irrimediabilmente distanti dagli avversari, Ranieri ha potuto/voluto fare un unico cambio - fuori una punta e dentro un centrocampista, come fossimo stati 2-0 a nostro favore -, ho spento la tv e sono andato serenamente a lavorare, apprendendo un'oretta più tardi che avevamo perso 4-0, com'era nell'aria.
Dopo il derby, tre settimane fa, che pareva averci restituito speranze e ambizioni degne di noi, non ne abbiamo più azzeccata una. Ci è andata di lusso in casa con la Lazio, poi ci siamo inoltrati in questi dieci giorni alla Jacques Mayol: afferrata la zavorra, ci siamo lasciati trasportare negli abissi in assetto costante, cioè costantemente alla cazzo. Partita persa a Napoli, a testa alta certo, ma persa. Partita persa a Lecce, ma con un po' di sfiga certo, con Femi Benassi fenomeno once in a life certo, ma persa. Partita pareggiata col Palermo, buttandola nel cesso senza se e senza ma. Partita persa a Roma, facendo schifo e facendosi asfaltare da tale Borini. Ora, io spero che una settimana intera per riflettere e prendere fiato ci consenta domenica prossima di tornare in noi e battere la derelitta del campionato, nel ricordo di ciò che avvenne 19 giornate fa. Altrimenti è la fine.
Temo che il problema non sia Ranieri, come sarebbe facile pensare quando sullo 0-2 ti toglie una punta per mettere un centrocampista. Considerando chi mancava (contemporanee assenze di Sneijder, Alvarez, Zarate e Guarin: chi diavolo metti per cambiare minimamente le carte in tavola?), non poteva fare chissà cosa. Il problema sta nelle teste di buona parte dei nostri giocatori, cui è bastato inanellare due o tre partite sfavorevoli per tornare negli abissi dell'autunno scorso. Si chiama psicolabilità, e giocando strapagati in serie A non è una bella cosa. Il problema è nella condizione scandalosa di alcuni dei nostri - per esempio Maicon, Lucio, Pazzini: ma li avete visti bene oggi? - che non è sopportabile dalla rosa dell'Inter attuale: se c'è gente che non rende, che gira a vuoto, che crea danni, non c'è possibilità di risolvere il problema. Un po' per gli infortuni, un po' per alcune croniche carenze. In attacco, se diventa un problema l'influenza di Zarate e l'affaticamento di Alvarez, allora vaffanculo.
Quanto è costato perdere a Lecce, pareggiare in casa col Palermo e perdere a Roma, quando davanti a te perdono o pereggiano quasi tutte? Facendo un punto in tre partite rimaniamo a 5 punti dal terzo posto, e considerando che al terzo posto c'è l'Udinese (non il Barcellona) la situazione rimane molto fluida. Ma l'Inter dell'ultima settimana è preoccupante. Non si può andare giù di testa a febbraio, con mezzo campionato da giocare, a 15 giorni dalla Champions... no, è un'Inter preoccupante, molto, forse troppo.
23/01/2012
INTER-LAZIO 2-1
GIOCATO IL JOLLY
Vittoria che vale doppio per un sacco di motivi:
1) Avevano già vinto Juve, Milan, Udinese e Roma, e anche solo un pareggio (che pure ci sarebbe stato, era pur sempre la Lazio, una delle quattro squadre che ci precedeva) avrebbe significato perdere due punti da ognuna.
2) Scaliamo una posizione ed entriamo nelle prime quattro. Soltanto un mese e mezzo fa, la sera di Inter-Udinese, avevamo 9 punti dalla Lazio.
3) E' la settima vittoria consecutiva in campionato, la nona nelle ultime dieci partite, l'ottava consecutiva considerando la Coppetta. Sono - diciamo così - cose che fanno bene al morale.
4) E' sostanzialmente una vittoria immeritata, come tutti hanno onestamente ammesso, e a volte bisogna vincere anche così, con un po' di culo, giocando male, faticando. E' come vincere all'ultimo minuto: passa tutto.
5) E' stata una partita che ha dimostrato per la trilionesima volta che abbiamo bisogno come il pane di un centrocampista forte. Fuori Motta e Stankovic, la coperta si è dimostrata cortissima, praticamente uno scialle. Ranieri ha una serie di opzioni - anche in piena corsa, come stasera - sulle fasce, ha un Ranocchia dietro i due Bronzi, ha un cambio per Sneijder. E stato miracoloso salvare il culo - addirittura vincere - contro una squadra che pressava di brutto e prendeva costantemente l'iniziativa (anche se alla fine hanno avuto tre palle gol, mica tremila). Poi là davanti vabbe', adesso va tutto bene e ci scordiamo i recenti guai. Ma in panca abbiamo l'Inutile, mentre quel biondo uruguagio, adesso non mi viene il nome, massì, quello coi boccoli, vabbe', poi mi verrà... Farfan, ecco, Farfan. Speriamo che si rimetta in piedi Farfan, volevo dire, sennò se viene il mal di pancia al Principe sono cazzi.
Per il resto, tutto sta tornando come ai vecchi tempi. Gente che segna in fuorigioco dopo assist in bagher: niente. Uno stinco di Pazzini spalle alla porta invece diventa fuorigioco tutta la vita, ma come si fa a non vederlo, e blablabla. E poi mezz'ora di moviola sul mani di Lucio, per poi ricordare - dopo un bel po' - che il gioco era fermo. Ma va bene così, è il rumore dei nemici, è un tornare a certe atmosfere. Vincere facendo cagare diventa un'assoluta sciccheria, un tocco da maestri, una ciliegina sulla torta, un apostrofo rosa tra le parole t'acchiappo.
08/01/2012
INTER-PARMA 5-0
SCIAMBAGN
Meglio tardissimo che mai. Alla fine le partite liberatorie che teorizzavo e mi/ci auguravo sempre più disperatamente sono arrivate. 9 gol in 2 partite è un bell'andare, soprattutto pensando che nelle precedenti 15 ne avevamo fatti 18. Si è chiuso con il Parma il ciclo di otto partite in cui bisognava far più punti possibile prima di giocare il derby, e ne abbiamo vinte 7 per un totale di 21 punti. Guardando alla prima fase della stagione, è un bottino strabiliante. In assoluto, è un buon bottino. Forse, addirittura, un bottino minimo. In questo mini-ciclo abbiamo affrontato sei delle ultime otto della classifica, battendole. Più il Genoa in crisi esistenziale, e fanno sette. Insomma, sette vittorie con sette squadracce. L'ottava era l'Udinese e ci abbiamo perso, come negli altri scontri diretti-vip. E' stata, quella con l'Udinese, l'ultima Inter "vorrei ma non posso". Adesso la musica è cambiata. E non conta averne messi 4 al Lecce e 5 al Parma, perché in effetti sono solo seghe. Conta - e lo sappiamo bene - aver visto questa squadra finalmente correre, sorridere, ritrovare il piacere di stare in undici su un prato con l'obiettivo precipuo di metterlo in culo agli altri undici. Per questo aspettavo le partite liberatorie, perché è in quelle che - al di là dell'avversario e del contesto - ritrovi certe sensazioni, cambi umore e quindi il passo. Stanotte si può brindare non tanto per le cinque pere in sè e per sè (con questo Parma, ben servito, forse ne avrei messo uno anch'io), ma perché con la Lazio hai riagganciato il treno nobile della classifica, perché la squadra nel suo complesso ha miracolosamente ritrovato la forma, perché Milito sembrava quel giocatore che temevamo ormai perduto, perchè persino Moviolone Alvarez ha un suo perché.
Era importante arrivare in un certo modo al derby. E non era questione di distacco numerico (quello, purtroppo, dopo i disastri di settembre e ottobre non poteva essere che imponente, tanto più che il Milan non ha lasciato quasi nulla per strada). Era il distacco tecnico, psicologico, sostanziale a preoccupare. Ecco, il gap è abbastanza colmato. Loro saranno otto punti avanti (forza Atalanta, peraltro) ma noi non siamo più così lontani. Tutto depone contro di noi, a cominciare dal nostro score negli scontri diretti (zero). Però possiamo giocarcela. Ecco, questa frase due mesi fa l'avrei detta come battuta. Adesso è una dichiarazione d'intenti.
22/12/2011
INTER-LECCE 4-1
QUINTO DI NATALE
Alla fine di queste 16 partite prenatalizie, la classifica si è fatta meno astrusa. Migliore. Bella. Non bellissima, certo. Abbiamo 8 punti di distacco da una squadra che ha vinto 10 partite su 16 e ha il miglior attacco (35 gol, noi 22), e da un'altra che non ne ha ancora persa una (noi 6, sei, six). E ne abbiamo 6 di distacco da un'altra ancora, che è abbonata a essere la sorpresa del campionato e a fare il miglior gioco del campionato eccetera eccetera e che prima o poi (così è sempre successo) si ridimensionerà un po', e comunque va in vacanza con la miglior difesa (9 gol subiti in sedici partite, noi 19) (no, per dire). Ce ne restano ancora 4, infine, da una squadra bella e inaffidabile, alla quale ne abbiamo rosicchiati 4 in due giornate. E comunque ci rimane davanti ampiamente e giustamente, perchè ha segnato più di noi, ha subito meno di noi e perso molto meno di noi.
Tutto questo per dire che, a parte l'onanismo del momento (6 vittorie nelle ultime sette, comunque sia, è un bell'andare, bellissimo), la classifica è veritiera, e i due mesi buttati nel cesso grazie all'azione combinata Branca-Moratti-Paolillo-Gasperini pesano ancora tantissimo, e peseranno fino alla fine. Siamo quinti perché da due di quelle che ci precedono le abbiamo prese (e in casa, dannazione) e le altre due non le abbiamo ancora affrontate. Siamo quinti perchè è già stato un mezzo miracolo riagguantare la testa della classifica prima di Natale, e non meritiamo nulla di più. Siamo quinti, però, e festeggiamo pure: perché questa è una dimensione più solida e rassicurante di quella in cui ci dibattevamo negli ultimi mesi, e da qui, finalmente, possiamo ripartire.
Ricapitolando, tutto quello che è successo finora in positivo e in negativo si compensa abbastanza. Paghiamo, oltre al gasperinismo branchiano, un inizio sfortunato e di rigori contro. Ma l'abbiamo pareggiato alla fine, con un paio di partite fortunate e con un calendario che ci ha favoriti: intendo dire, Genoa e Lecce è stato meglio affrontarle ora che non nella data originaria del calendario. Abbiamo avuto una pletora di infortuni, ma non ce li abbiamo avuti solo noi. Abbiamo avuto uno stato di forma pietoso per almeno un paio di mesi, e questo non è colpa degli arbitri.
Resta, per conto mio, un'unica grossa nube sul nostro campionato: lo scippo di Inter-Napoli. Ranieri era appena arrivato, con lui avevamo vinto subito in campionato e in Champions, e quella poteva essere una partita-chiave per le motivazioni e per scacciare le paure. Fu invece un ritorno nell'incubo. Non a caso, nelle restanti 4 partite disputate a ottobre abbiamo fatto 4 punti. E' stato un periodo anche peggiore rispetto a quello gotico-gaspersoniano, perché pensavamo di avere risolto i nostri problemi e invece no. Quella partita - quel modo di perdere, non a causa nostra - ci è costato moltissimo. Non siamo ripartiti. Anzi, abbiamo arretrato mentalmente. Ci siamo trovati quartultimi a metà novembre, con quella classifica che (causa rinvio di Genoa-Inter e pausa per la Nazionale) è rimasta fissa per tre settimane, e noi lì increduli a guardarla, non senza brividi.
Il resto - perché siamo quinti e non quarti, terzi, secondi o primi - dipende tutto da fatti oggettivi. Oggi, 21 dicembre, per la prima volta la nostra differenza reti è passata in positivo. No, non so se mi spiego. Dei confronti diretti ho già detto: per ora li abbiamo cannati tutti. A parte le bollicine di oggi, non abbiamo avuto praticamente niente dal nostro attacco, e una squadra che nel 2010 ha avuto Milito e nel 2011 ha avuto Eto'o (due tipetti da oltre 30 gol stagionali) non può andare da nessuna parte con questa carestia. Giochiamo quasi sempre male: non è minimamente un problema se ne ne vincono 6 su 7, ma bisogna dirlo. E non è un caso che quella partita non vinta nelle ultime sette l'abbiamo persa con l'Udinese, senza mai dare l'impressione di poterla vincere anche facendo cagare (cosa che si può fare a Siena o a Cesena, che non sono l'Udinese).
Vedremo, adesso, se arriva qualcuno. E chi, ovviamente. La storia di queste ultime sette partite ci ha detto una cosa sorprendente ma sostanziale: per quanto ancora acerbe e fallaci, le forze fresche messe dentro a puntellare la squadra hanno fatto la differenza. No cariatidi, no riciclati, no perditempo: se ci sono, prendiamo un paio di giovani minimamente di prospettiva e andiamo avanti così. Se questa Inter un po' così ha rimontato 3/4 punti al quartetto di testa e in 40 giorni ne ha messi in mezzo 14 tra sè e la zona retrocessione (siamo stati a +1, lo ricordo), vuol dire che in questo campionato c'è spazio per tutti, noi compresi. O noi per primi.
10/12/2011
INTER-FIORENTINA 2-0
22:43 Scritto da: settore in Inter | Link permanente | Commenti (457) | Segnala | Tag: inter, fiorentina, pazzini, nagatomo | OKNOtizie |
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05/12/2011
CRISI INTER
IL CONFUSIONIZZATORE
Non pensavo che ci saremmo trovati anche con il problema allenatore. Non lo pensavo in assoluto, figuriamoci così presto. Erano già chiare le altre faccende - quelle della gente logora o intristita, del mercato a impatto zero, del ciclo finito - ma pensavo che dopo la risoluzione dell'equivoco Gasperini, pur pagato a carissimo prezzo (due mesi buttati nel cesso), almeno la questione della guida tecnica e morale della squadra si potesse dire risolta. E invece no, il problema esiste. Va premesso: non è mica tutta colpa sua, per carità. Non è colpa sua se gli rubano una partita-chiave come Inter-Napoli, non è colpa sua se il centravanti sviene battendo un rigore al novantesimo, non è colpa sua se mezza squadra fa cagare di suo e non per scelta tecnica. Però la partita con l'Udinese ha smascherato Ranieri.
Quello che avevamo salutato come il Normalizzatore - colui cioè che dopo Gasperini doveva riportare la squadra a fare le cose che sapeva fare a memoria, le cose normali appunto - si sta rivelando il Thinkerman di Chelsea. L'Aggiustatore non nel senso che speravamo noi - che rimettesse in piedi la baracca e stop - ma nel senso in cui amavano prenderlo in giro a Londra: l'Aggiustatore perché spesso faceva e disfaceva, iniziava con un modulo e finiva con un altro, faceva cambi un po' astrusi. Aggiustava, appunto. E spesso in corsa. Che è quello che è successo con l'Udinese e che è successo spesso in questi suoi tre mesi scarsi di gestione.
Tutto questo, naturalmente, va considerato al netto degli infortuni. E Ranieri, che ne ha dovuti fin qui gestire una caterva, è perennemente costretto a fare il Thinkermam, ci piaccia o no. Ma l'avere continuamente cambiato modulo per adattarsi agli infortuni e soprattutto (e purtroppo) alla squadra che si andava ad affrontare (un atteggiamento passivo che non paga quasi mai) ha negato certezze a una squadra che era uscita dal periodo gasperiniano in crisi di identità. Gli schemi non me li ricordo nemmeno più, tanti ne ha fatti. Gli si chiedeva un 4-3-1-2 per farci stare tranquilli, ma poi ha tirato fuori dal cilindro robette del tipo 4-1-4-1, 4-3-3, 4-2-3-1 fino al 4-4-2 con l'Udinese con dentro uno stuolo di esterni o presunti tali che nemmeno Cuper.
E alla fine con l'Udinese è andato in confusione totale pure lui, l'Aggiustatore, continuando a inserire tacòn peggio di ogni precedente buso fino all'apoteosi finale. Una fregola aggiustatrice in cui Ranieri si è dimenticato di aggiustare le cose vere e ha proceduto per tentativi fantasiosi o incomprensibili, tanto da confessarlo lui stesso: mettendo Zarate ho perso la partita. Vabbe', almeno è onesto.
A mister Thinkerman, peraltro, vorrei girare alcune domande rimaste inevase e che mi ronzano in testa da sabato sera.
1) Milito e Pazzini non solo non possono giocare insieme, ma in questo momento fanno clamorosamente cagare singolarmente. Come hai fatto, Aggiustatore, a tenerli in campo 90 interminabili minuti? Zarate, giocatore già inutile di suo, non è meglio metterlo dentro nel suo ruolo vero? Castaignos, che in teoria doveva essere carico come una molla dopo aver fatto un gol da tre punti nella partita precedente, pur con tutte le sue timidezze non sarebbe stato comunque meglio di uno dei due cadaveri? Non gli si poteva far giocare mezz'ora? Se non gioca mezz'ora dopo avere segnato un gol e in una partita in cui i due attaccanti titolari fanno vomitare, quando gioca?
2) A proposito di giocatori al posto giusto, abbiamo scoperto di avere un giocatorino - Faraoni - che ogni tanto si potrebbe mettere dentro a fare il suo ruolo, l'esterno di difesa: corre, sembra lucido, crossa bene. No, per dire: invece di far giocare diciassette ruoli diversi a Zanetti, o far giocare esterni di difesa che non si sentono tali, che non se la sentono, che fanno cagare (ne abbiamo varie tipologie), non si può far giocare ogni tanto questo Faraoni?
3) Potete dire a Faraoni o ad Alvarez di tingersi i capelli di biondo? Sono fottutamente uguali. D'accordo, uno corre e l'altro fa finta, ma non sempre riesci a cogliere la differenza.
4) A proposito di Faraoni: come mai un ragazzo dopo un'ora ha i crampi? E come mai un altro bambino, Coutinho, è perennemente infortunato ai muscoli? Che problema c'è? Ci hanno fatto la fattura, o qualcosa non va?
5) Perchè hai messo Alvarez esterno del 4-4-2? Infatti lo hai tolto fottendoti un cambio. Perché non hai invece aggiustato uno schema da 0-0 fisso (quei due davanti non avrebbero segnato nemmeno contro la formazione Berretti dell'Udinese) accentrandolo per cambiare modulo, nella speranza - ok, lo so, è una pippa - che magassi uscisse qualcosa da quel sinistro? Perché lo hai sostituito con Nagatomo, che già non è un genio della tattica e per giunta lo hai messo in una posizione dove lo avevamo (purtroppo) già visto? A cosa pensavi quando hai tolto Faraoni e messo Zarate? No, seriamente: a cosa pensavi?
6) Nel nostro centrocampo lacero e contuso, che ha un'autonomia di 50 minuti a essere larghi, che non ha cambi perchè son tutti rotti, perchè non metti Poli? Mica subito, ma va'. Alla Thinkerman: in corsa. Se non gioca quando Sneijder, Muntari, Obi e Coutinho sono fuori, Cambiasso è allo stremo, Stankovic è un pianto e Zanetti è disperato (e poi espulso), ma quando gioca? Ah già, scusa, i cambi li avevi finiti. Ne avessi azzeccato uno, però.
(nell'indecisione se l'immagine simbolo dello sfascio dell'Inter sia Pazzini che cade calciando un rigore o la prima espulsione di Zanetti, io ne propongo una terza: un attaccante lautamente pagato e praticamente mai visto gioca a tennis in orario di lavoro)
04/12/2011
INTER-UDINESE 0-1
PERDERE L'ARDORE
Se un marziano fosse ammarato con la sua astronave nel rio Grabellones e fosse entrato a El Bocho a chiedere una dritta per il centro e si fosse fermato a vedere l'Inter, avrebbe avuto in 90 minuti l'esatto quadro di come siamo ridotti. A differenza del solito marziano che atterra blablabla e non capisce un cazzo, no, da Inter-Udinese avrebbe avuto tutte le info per tornare su Marte e relazionare con precisione su di noi.
Avrebbe visto cose illuminanti sull'Inter. Perché c'è molta Inter (forse tutta l'Inter) nel Pazzo che scivola battendo il rigore (cose di cui ci si vergogna per una carriera intera, e che gli rinfacceranno in milioni di cene), c'è molta Inter nel Chivu fuori posizione di quei 20-30 metri nell'azione del gol e nella sua tutt'altro che disperata rincorsa, c'è molta Inter in Zanetti costretto alla doppia ammonizione ed espulso dopo settemila partite, c'è molta Inter in tutto questo sbattersi e tener palla e controllare e manovrare e poi prenderlo in culo, anche perché c'è molta Inter in quello zero dei gol segnati, perché è giusto così, non avremmo segnato in altri novanta minuti, e in novanta altri ancora con queste punte in condizioni psicofisiche scandalose. E se il marziano fosse stato un minimo addentro alle cose del calcio avrebbe probabilmente chiesto agli avventori se questo resistere e imbrigliare a lungo l'Udinese fosse il sintomo di una condizione che faticosamente cresce o sia il sintomo, al contrario, di una mentalità ormai transitata alla modalità "provinciale di lusso".
Certo, al marziano avrei fatto presente che con un po' di giocatori in infermeria, e altri da mandare all'ospizio, non si può cavare il sangue dalle rape. Ma che partita illuminante, santiddio, per il marziano e per noi. Oggi ha fatto un gran casino anche il Normalizzatore. Altro che tabella scudetto, qui è ancora il caso - in attesa di tempi migliori - di mettere il fieno in cascina e guardarsi le terga.
La cruda verità è che oggi siamo una squadretta: di attaccanti che non segnano, di centrocampisti che non corrono, di difensori che sbandano, e complessivamente di giocatori laceri e contusi e, diciamolo, anche un po' demotivati, o impauriti, o tutt'e due. E - quanto mi costa dirlo - c'è una scarsezza latente che ci limita. La cruda verità è che abbiamo affrontato sei delle attuali prime otto squadre della classifica e abbiamo fatto un (1) punto. Questi siamo, almeno per ora, e non dimentichiamocelo quando iniziamo filotti battendo squadracce e alla prima asperità li interrompiamo senza capire il perché.
30/10/2011
INTER-JUVE
QUESTI SIAMO
Speravo ovviamente che la partita con la Juve finisse in un altro modo e, finendo in un altro modo, servisse a qualcos'altro, e cioè a darci una mossa, quella decisiva. E' stata invece una specie di partita-riassunto di quello che è stata l'Inter finora, una partita highlights del meglio e del peggio dell'Inter stagione 2011-2012.
Nel primo tempo si è visto il potenziale della squadra, tuttora sostanzialmente in grado di giocarsela con chiunque, e in alcuni momenti davvero alla grande. Poi si è visto quanto la sfiga - il meraviglioso colpo di testa di Pazzini -, al netto dei nostri casini, finora abbia avuto un ruolo piuttosto determinante. Ma il primo tempo ci ha anche ricordato che in difesa facciamo cagare, abbiamo continue amnesie, singole o di reparto o di zona (con la Juve la sinistra, da Zarate a Obi fino a Nagatomo e Chivu, era una fascia - diciamo così - invitante), e in questo modo non andremo da nessuna parte. Ti si infortunano il portiere e due centrali? Vedi sopra, alla voce sfiga (ma Castellazzi ha fatto fin troppo). Il secondo tempo, poi, ci ha dato l'ennesima dimostrazione che l'Inter attuale non ha i 90 minuti, ma nemmeno gli 80, i 70 o i 60. E' una squadra che non solo corre meno degli altri, ma finisce la benzina regolarmente, e un primo tempo dispendioso ci condanna a un secondo tempo di ordinaria amministrazione. Questa è la situazione più malinconica. Sembriamo una provinciale, di quelle che con certe Inter (soprattutto quelle mourignane) ci aggredivano all'arma bianca finchè ne avevano, poi puff!, sparivano e noi finivamo le partite maramaldeggiando. Con l'aggravante di non essere una provinciale e di sentirsi altro, com'è giusto che sia: e così ne esce sempre la sensazione che si attenda la manna dal cielo e che i coglioni - peraltro non è il caso di ieri sera - non si sguainino mai.
"Questi siamo", continuiamo a dirci simulando una serena rassegnazione e sperando - come speravamo con la Juve, per esempio - che prima o poi un principe azzurro limoni con noi e l'incantesimo svanisca. La cruda realtà è che se n'è andato il primo quarto di campionato e, accidenti, questi siamo. Voglio dire: quando i numeri crescono la statistica trova un suo fondamento, e la statistica oggi comincia a farsi molto inquietante. Questi siamo. Lo sa anche Ranieri, che per cambiare qualcosa in attacco mette un bambino e non Milito, di cui deve avere una fiducia pari a zero; che per difendere meglio una fascia mette un bambino e non toglie quelli dietro, perché non ne ha altri da mettere; che per cambiare qualcosa a centrocampo mette quello di 33 anni e toglie quello di 20, perché ci sono due argentini inamovibili (in tutti i sensi).
E speriamo lo sappia anche la società: spremi la fantasmagorica campagna acquisti (Forlan, Zarate, Alvarez, Jonathan, Castaignos, Poli) e non ne esce una goccia. Non è una bella situazione.
19/10/2011
LILLE-INTER 0-1
LILLEHAMMER (i Martelli di Lille)
Come 19 mesi fa, dopo l'enculada a Catania è seguita una vittoria 1-0 in una trasferta di Champions. La cabala finisce qui. Naturalmente, tutto è relativo. L'Inter di 19 mesi fa andava a Londra a prendersi una prima fetta di Champions, mentre l'Inter attuale va in Francia a fare una partita elegantemente definita "all'italiana", che non entrerà nei nostri ricordi se non per i 3 punti. Che sono pur sempre una bella cosa, e per l'Inter di oggi ancora di più. Una squadra che negli ultimi 40 giorni ha messo in carniere partite devastanti come Palermo, Trebisonda, Novara e Catania ha bisogno come il pane di vincere e - nel caso specifico - di ritrovare confidenza. Vincere in trasferta senza subire gol era il massimo obiettivo possibile a Lille. Raggiunto. Al futbol bailado penseremo tra qualche settimana, nel caso - auspicabile, sennò qui c'è da ammazzarsi di Orociok - si sia raggiunta qualche certezza in più. Viva l'Inter, abbasso il Lille, stadio di proprietà merda, Juve Juve vaffanculo.
00:41 Scritto da: settore in Inter | Link permanente | Commenti (370) | Segnala | Tag: inter, lille, champions league, juventus, pazzini, catania | OKNOtizie |
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