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09/09/2011

SPINA CALCANEARE

IL TALLONE D'ORO

Buongiorno

(brusio, rumore di sedie)

In che facoltà siamo?

(silenzio, poi brusio)

- In che senso, prof?

No, niente.

- Comunicazione Interculturale Multimediale Concettuale, comunque.

Ah.

- Si sente poco bene?

Sì, cioè no (con voce incrinata).

(voce femminile dal fondo) Posso fare qualcosa per lei? Voglio dire, adesso? O anche dopo?

(plana un reggiseno)

(brusio)

Oggi parliamo di medicina.

(brusio)

Una equipe

(applauso soffocato)

dicevo, una normalissima equipe

(forte brusio)

- Normalissima? Niente nomi strani? Niente cose inventate?

Esce, la prego.

(rumore di passi)

- (sottovoce) Vuole che le giochi la solita partita del campionato lettone?

(sottovoce) No, sono in momento di depressione catartica.

- (sottovoce) La capisco. Esco lo stesso?

(sottovoce) Certo.

(rumore di porta che si chiude)

Una normalssima equipe composta da un radiologo, un tecnico di radiologia e un medico sportivo ha scoperto

- Cosa prof?

Che ho la spina calcaneare bilaterale.

(silenzio)

- Calcaneare? Ha provato con Calfort?

(risate soffocate, brusio)

Esca, giovinastro.

(rumore di passi)

Sono a pezzi. Se volete, oggi vi posso parlare di spina calcaneare.

- Ma scusi, a noi cosa serve?

- (voce femminile dal fondo) Lei può dirci tutto quello che vuole, professore. Tra l'altro a casa ho una collezione di radiografie di piedi...

- Sei anche feticista?

- No, mio nonno era ortopedico junghiano

(forte brusio)

Dunque. Per spina calcaneare si intende una calcificazione della fascia plantare alla sua inserzione calcaneare. E’ molto frequente, ne soffrono soprattutto gli uomini dopo i quaranta anni e gli sportivi. Cioè io (con voce incrinata)

- Professore, siamo imbarazzati. Se la sente di continuare?

(applauso di incoraggiamento)

Grazie. Il quadro clinico si caratterizza per la presenza... no, non posso.

- (quasi in coro) Forza professore, forza!

... di un dolore vivo riferito al centro del tallone,  risvegliato dalla digitopressione. Le radiografie mostrano la presenza di uno sperone lungo alcuni millimetri che si è sviluppato al centro del tallone con la punta orientata in avanti verso le dita.

(silenzio)

- Posso?

Prego (soffiandosi il naso)

- Mio cugino mi ha detto che uno può avere la spina calcaneare e non sentire dolore. Corrisponde al vero?

- Ma come parli? "Corrisponde al vero"? Sarai mica frocio?

(risate)

(rumore di passi)

Esce senza che le dica niente?

- Me lo merito.

La stimo.

(rumore di porta)

Sì, corrisponde al vero. Il 20 per cento delle persone che presentano la spina calcaneare non lamenta alcun dolore e può convivere con questa anomalia senza mai riferire disturbi. Non è il mio caso (voce incrinata). Inoltre la gran parte dei pazienti che lamenta una talalgia da spina calcaneare, eseguendo una radiografia di entrambi i piedi, è portatrice di spina anche nel piede non dolente. E' il mio caso.

- Senta, come si forma questa roba?

Pare sia l'effetto di un problema biomeccanico che interessa la fascia plantare, che è la struttura fibrosa tesa tra il tallone e le dita. Tale struttura protegge il piede dagli urti e assicura, con la sua tensione, la forma ad arco del piede. Se troppo tesa, come nei piedi cavi o molto piatti, o troppo sollecitata, in chi fa sport (voce incrinata), deforma il suo punto di ancoraggio al tallone fino a formare lo sperone.

(soffiamento di nasi in varie parti della sala)

- E' una storia molto commovente, professore.

Sì, è vero. Domande?

- Professore, da quanti giorni non corre?

Dal 31 luglio (pianto soffocato)

- Tornerà mai a correre?

(singhiozzando) Altre domande?

- (voce femminile dal fondo) Professore, io la adorerei anche senza talloni.

- E' chi è, Pistorius?

- Sei una merda senza cuore!

- Troia!

(rumori di rissa, cattedra vuota)

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07/05/2011

CO2

CORRERE FA MALE

(forte brusio)

Buongiorno.

(brusio, colpi di tosse)

(voce maschile dalle prime file) "Scusi professore, le posso fare una domanda?"

Ma se non ho ancora detto una parola.

"A prescindere".

Prego.

"Ma secondo lei, l'entrata di Pepe su Dani Alves..."

Esca.

"Ma..."

Sia gentile.

(forte brusio, rumore di passi)

A-ehm.

(silenzio)

Una equipe di scienziati

(brusio)

della

(forte brusio)

minchia

(silenzio)

Non posso lavorare in queste condizioni.

(silenzio)

Una equipe di scienziati della Università statale di Milano

(voce maschile dal fondo) "Naaaaa. In Italia ci sono equipes di scienziati?"

(forte brusio)

Certo. Nonostante gentaglia come lei.

(silenzio)

(voce femminile dalle prime file) "Se posso interpretare lo sconcerto del mio collega, credo che si riferisse al fatto che lei ci ha sempre proposto equipes di scienziati di università anglosassoni dai nomi fantasiosi e..."

(voce femminile del fondo) "... e terribilmente affascinanti come lei, professore"

(altra voce maschile dal fondo) "Ma non ti viene mai un cazzo di malessere? Una congiuntivite, una gastrite, una fottuta dismenorrea?"

(la voce femminile di prima) "Ma come ti permetti, primate?"

(forte brusio, rumori di sedie, parole incomprensibili)

Vi prego.

(silenzio)

Una equipe di scienziati della Università statale di Milano ha stabilito che quattro podisti uomini inquinano più di un'auto ibrida di nuova generazione.

(voce maschile) "In che senso inquinano, scusi?"

Producono più CO2.

"Non ci credo. No, dai, non ci credo. Questo è troppo".

Dopo aver studiato per anni il movimento e tutte le variabili implicate nel cammino e nella corsa, gli scienziati del Dipartimento di Fisiologia umana della Statale hanno confrontato le emissioni di CO2 di un podista con quella di un'auto ibrida, perché la locomozione di un'auto ibrida e la locomozione umana hanno molto in comune.

"Guardi professore, non ci provi nemmeno a convincermi stavolta. Mi arrendo. Arrivederci"

(brusio, rumore di passi)

Scusi.

"Sì?"

(sottovoce) Sono disposto a chiudere un occhio su questo atto di insubordinazione culturale. Può passare a un Punto Snai?

(sottovoce) "Certo".

(sottovoce) Ecco. Mi giochi 5 euro su Naftan Novopolotsk-Shakhtyor Soligorsk.

(sottovoce) "Ma che roba è?"

(sottovoce) Bielorussia. Un risultato a caso, non importa, faccia lei.

(sottovoce) "Va bene".

A-ehm. Dal punto di vista meccanico, infatti, sia l'auto ibrida che il podista  risparmiano carburante attraverso il temporaneo immagazzinamento dell’energia cinetica altrimenti persa nelle frenate sotto forma di altra energia che viene poi riutilizzata per accelerare. L’auto ibrida la raccoglie nelle sue batterie tramite un alternatore che poi riconverte l’energia elettrica in movimento.

(voce maschile dalle prime file) "E il podista?"

Il podista sfrutta invece il cosiddetto modello del pendolo invertito.

(voce maschile dal fondo) "A frocio!"

(risate, rumori indeterminati)

Esca. Raggiunga il suo amico agnostico.

(rumore di passi)

Dunque. Il pendolo invertito scambia energia cinetica in energia potenziale. Quando corriamo l’energia cinetica si converte in energia elastica dei tendini che la rilasciano nella seconda parte del contatto col terreno andando a sommarsi all’energia dei muscoli che devono così faticare di meno, come accade al motore a combustione interna della macchina ibrida.

(voce dal mezzo) "E la storia dell'inquinamento?"

Secondo l'equipe di scienziati della Statale di Milano, quattro podisti che corrono per un determinato tratto produrrebbero meno CO2 se salissero su un'auto ibrida e...

(voce del fondo) "... e rompessero meno i i coglioni".

(risate soffocate, forte brusio)

Lei ha qualcosa contro il podismo?

"Ma io, veramente..."

Esca.

(rumore di passi, cigolio di porta)

(voce maschile) "Professore, avanti di questo passo non avrà più allievi".

E' il mio obiettivo reale. Domande?

(voce maschile) "Può darci qualche cifra su questa cosa dell'inquinamento?"

L’auto ibrida produce 87 grammi di CO2 per chilometro arrivando a 95 quando ospita 4 uomini ognuno dei quali, per compiere lo stesso tragitto correndo, ne produrrebbe 25, per un totale di 100 grammi di CO2 emessi dai quattro ad ogni chilometro.

"Quindi secondo l'equipe di scienziati..."

Sì, esatto.

(silenzio)

Domande?

(voce femminile) Scusi, ma le donne?

La massa corporea delle donne è mediamente inferiore di 15 Kg, per cui occorrono 5 donne per produrre la stessa quantità dei 4 uomini.

(voce maschile dal fondo) "Va anche tenuto conto che le donne si lavano di più e scoreggiano meno. Questo gli intelligentoni della Statale non lo considerano per una cippa di niente".

Venga.

"No, scusi, ma io..."

No, volevo darle trenta.

"Ah, grazie"

(altra voce maschile) "Questo risultato potrebbe indurla ad abbandonare la pratica podistica come segno di civiltà per inquinare meno il pianeta?"

Ma non ci penso nemmeno. Pensi che ho anche una macchina Euro 3 e non me ne fotte un cazzo.

"Ma professore, la facevo più intellettualmente onesto"

(voce femminile dal fondo) "Stai zitto, radical-chic de noantri"

(forte brusio)

(stessa voce) "Senta, vorrei andare oltre le perplessità di questo stolto uditorio e oltre la sommarietà di questo rozzo studio statalista milanese".

(brusio, poi silenzio)

"Per esempio, comparare la produzione di CO2 di un'auto ibrida con quello di due corpi sudati e vibranti stretti in un amplesso amoroso, e a questo proposito vorrei invitarla a casa mia per mostrarle la mia collezione di centraline dell'Arpa".

(forte brusio)

Bene, arrivederci. La prossima volta interrogo.

"Mi dia una lezione di CO2 umano, professore!"

Arrivederci.

(rumore di reggiseno che plana vicino alla cattedra ormai deserta)

(voce maschile dal fondo) "Puttana chimica!"

"Stronzo maschilista!"

"Ahahahah"

"Milanista!"

"Porca troia, come ti permetti?"

(accenno di rissa, rumore di sedie, urla disumane)

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27/04/2011

RICORDI

UN ANNO FA (SOSPIRO) (A MANTICE)

Era mercoledì - l'ultimo di aprile -, c'era il Barcellona e c'era Mourinho. C'era anche l'Inter (sospiro a singhiozzo). Oggi farò le stesse cose di un anno fa. Mi recherò verso sera in una ridente (ehm) località della Bassa pavese in canottiera e pantaloncini (nerazzurri), parcheggerò il mezzo in modo che sia già puntato verso il ritorno, pagherò l'iscrizione, mi attaccherò il pettorale sui pettorali (non direttamente), mi riscalderò un pochino, mi schiererò alla partenza (sempre rigorosamente in fondo al gruppo) (non ho fai fretta), azzererò il Garmin, attenderò lo sparo, pum!, mi farò i miei sei chilometri e rotti a palla di corsa (a pallina, diciamo: faccio abbastanza cagare in questo periodo), arriverò intorno alle 20,30, mi infilerò direttamente in macchina senza salutare nessuno e correrò a casa - che dista 18 km - dove penso di arrivare intorno alle 20,50 (l'anno scorso alle 20,50 appoggiai il culo sul divano) (il Camp Nou brulicava, e anch'io brulicavo) (di sensazioni) per vedermi il Clasico versione export.

Sta finendo aprile e sta per comincire maggio. Sarà tutto un anniversario - il primo anniversario - di una serie di cose che chissà quando ci ricapiteranno (tutte insieme, intendo). Lunga vita all'Inter.

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12/12/2010

SODDISFAZIONI

UNA BUONA DOMENICA

Ieri la - bella - recensione alle pagine 104 e 105 di Sportweek della Gazza, che ha sempre un suo bel perché. Stamattina un'altra - moooolto bella - recensione a pagina 12 dell'inserto domenicale del Sole 24ore (ma la potete già leggere qui, volendo). Quindi mi sono procurato il cartaceo e, appagato, ho festeggiato tra me e me con una corsa zen dal Ticino al Po. Temperatura 3 gradi, sole, pozzanghere ancora mezze ghiacciate, solitudine: gli argini del Siccomario, che volgono all'infinito, sono sempre una bellezza per il podismo interiore.  Viva l'Inter.

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29/11/2010

FIRENZE MARATHON

CORSO DI SOPRAVVIVENZA

Vedrai che non piove, vedrai che non piove, vedrai che non piove. Mentre mi rigiravo nel letto in preda alla mia tradizionale insonnia pre-gara. sentivo un rumore di scrosci d'acqua che non capivo se erano veri o frutto nella mia immaginazione, o magari sciacquoni di water indistinti. Invece erano veri. E alle sette e mezza, andando ad aspettare inutilmente il bus navetta (tutti gli spostamenti della giornata sono stati fatti rigorosamente a piedi, chilometri e chilometri da aggiungersi ai canonici 42,195), dopo quattro passi plin plin.

"Ti scappava da pisciare?"

No, iniziava a piovere. E non avrebbe più smesso, Quando alle cinque del pomeriggio sono ripartito da Firenze pioveva ancora. Ma alle cinque del pomeriggio la maratona era stata corsa, una bella pizza era finita nello stomaco e l'endorfina se la stava giuocando allegramente con l'acido lattico. Ma alle sette e mezza no, alle sette e mezza la giornata era appena iniziata (e quella prima non era di fatto mai finita: dormito un cazzo). E mentre verso le otto e un quarto stavo consegnando la mia borsa al deposito si è scatenato un acquazzone subtropicale che sarebbe continuato fitto per per un'ora. Nel frattempo - come migliaia di altre persone - sfoggio un elegante look Akuel-Amsa: un sacchetto tipo immondizia con sponsor, buchi per le braccia e cappuccio, aggeggio che di fatto mi salva la vita e mi consente di tornare in temperatura dopo la prima mezz'ora di corsa, durante la quale mi disfo del sacchettone senza nemmeno rallentare con un gesto alla Houdini.

Corro cercando un minimo di regolarità e di non fare caso all'ineluttabile. Non ho dormito e soffro terribilmente l'accoppiata freddo-pantaloni bagnati, che prima o poi - lo so, avviene regolarmente - mi produrrà i crampi. Continua a piovere e non faccio molto caso alle bellezze del percorso. Aspetto l'inizio della fine e ogni tanto mi si scollega il cervello. Fino al 30mo sono in bolla per fare 3h 45', che sarebbe quasi un tempone date le circostanze, ma inizio a rallentare. Al 32mo c'è un ponticello che se trovo l'archietetto lo impalo: pendenza del 302 per cento e, per la prima volta - di un tot di volte -, mi metto a camminare. Al 35mo mi raggiungono due amici con cui faccio conversazione per 500 metri prima di vederli andarsene con una facilità che non è più la mia. Mal di fegato, crampi, freddo. Negli ultimi sette chilometri perdo - lo dice il puntuale servizio di cronometraggio - trecento fottute posizioni. Mi superano ragionieri, commercialisti, pensionati, donne (un fottio) e uno in canottiera che mi umilia concettualmente.

Al che rimango aggrappato all'obiettivo minimissimo: scendere sotto le quattro ore. Ce la faccio per 45 secondi e va bene così. Nel tragitto dal traguardo al deposito borse trascorro uno dei quarti d'ora più sgradevoli della mia vita. Sono distrutto, fradicio e tira un vento gelido. Non arrivo mai a quel cazzo di container. A un certo punto mi si blocca completamente un polpaccio e non riesco più a muovermi, come se avessi messo i piedi nel cemento a presa rapida. Vengo pervaso da pensieri di morte per almeno trenta secondi, quando finalmente il polpaccio torna a dare segni di vitalità e muovo qualche passo incerto. Quando al telefono, mezzo assiderato, apprenderò che l'Inter stava vincendo 5-2, per alcuni attimi non riuscirò a mettere a fuoco i particolari di questa notizia, stupito dal fatto che l'Inter giocasse e che fosse in grado di metterne cinque. Il podismo, quando è estremo, di manda in pappa il cervelletto.

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00:07 Scritto da: settore in podismo | Link permanente | Commenti (653) | Segnala | Tag: podismo, maratona, firenze | OKNOtizie |  Facebook

29/08/2010

VITA DA NON-ATLETA

IL POLPO PAULINO

Ieri sera, sabato, poco prima delle ore 24 stavo complimentandomi con la cuoca per la tenerezza di un polpo al vino rosso, che celebravo in maniera barbara finendo a canna una weizen dei fratacchioni bavaresi. Mentre vivevo con nonscialàns questo bel momento di vita e di gastronomia, mi sfuggiva lo sguardo sul mio orologio da polso. E non ero tanto colpito dal fatto che fosse mezzanotte, quanto dalla data. Il 28 cominciava a dare spazio al 29. Cosa dovevo fare il 29? Già, cazzo: cosa dovevo fare il 29?

Al che, in un attimo di lucidità, mi veniva in mente che avevo una corsa. Oggi, domenica 29, alle ore 9. Minchia, dicevo tra me e me mentre pensavo a quanti tentacoli avevo mangiato e a quanta birra avevo bevuto. Considerando che la notte precedente - quella del mesto ritorno dal Principato di Monaco - avevo dormito tipo quattro o cinque ore, e che l'immediata vigilia (nove ore prima!) la stavo vivendo mangiando polpo e bevendo birra trappista, mi stavo già immaginando come sarebbe stata la mia corsa: una cosa vergognosa e ridicola, al termine della quale mi avrebbero tolto la licenza podistica e mi avrebbero squalificato per sei mesi per condotta lasciva.

Dopo sei ore scarse di sonno la sveglia suonava impietosa, e alcuni minuti più tardi mi avviavo al malinconico appuntamento con il mio socio podista. Nelle vie deserte della città venivo assalito dai più foschi presagi: mi ritirerò dopo trecento metri, o sverrò come Dorando - ma dopo solo un paio di chilometri - o morirò come Enrico Toti tirando il Garmin contro il nemico. Per fortuna la trasferta era breve (la gara era in un paese a sei o sette chilometri da Pavia) e, arrivato al tavolo delle iscrizioni, cercavo di convincermi che mi sentivo bene.

In realtà, durante il riscaldamento mi accorgevo di avere due plinti di cemento al posto delle gambe, e un pallone geostazionario al posto dello stomaco, e una zavorra da mongolfiera al posto della pancia. Mi trascinavo per il paesino dove alcuni autoctoni mi scambiavano per Michael Jackson durante il suo proverbiale moonwalk, però in avanti.

Comunque ormai ero lì, mi ero iscritto e vaffanculo. Vado alla partenza, pum!, e parto. Nei primi 500 metri sembravo un uomo alle prese per la prima volta nella vita con la pratica della corsa. Ma il fatto di essere sopravvissuto al primo mezzo chilometro mi dava fiducia. E quindi superavo Ponte, e poi Mottisoli, e poi Bon Jovi, e poi Banati (che parte sempre piano) e poi addirittura Princi. Dopo un chilometro e mezzo tutti i miei tradizionali competitor (categoria podisti decorosi) erano tutti dietro tranne uno, Possanzini.

Quindi mi metto alla caccia di Possanzini. Lo marco stretto per un po', poi lui allunga e decido di lasciarlo sfogare. Nel frattempo Banati fa la sua solita remuntada, ma io nel lasciarlo sfilare supero in maniera del tutto inaspettata Cristoforo (che di solito mi batte) e poi anche Puntuti e Aziz, che mi battono sempre ma si vede che sono appena tornati dalle vacanze. Tutto questo si svolge a metà gruppo. Quelli forti non li vediamo neanche più, but who cares? Ormai il fatto sportivo della giornata è tutto qui, nella sfida tra Possanzini e Settoreh.

E' verso il quinto chilometri che il polpo, che per simpatia chiamerò Paulino, comincia a fare capolino e vuole uscire dal mio stomaco. Ma che cazzo, dico io, sei morto, ti ho mangiato, non mi rompere i coglioni. Eppure sento che si agita, questa merda di Paulino. E Possanzini allunga. Continua a girarsi per vedere dove sono. E probabilmente gode, perché io perdo metro su metro. Polpo del cazzo. E in un momento di particolare difficoltà mi appare questa scena: vedo Paulino sguazzare nell'acquario del mio stomaco intorno alle fototessere mia e di Possanzini, e poi abbracciare quest'ultima. E vedo centinaia di giornali, tv e siti internet dare la notizia:

"Settoreh è fottuto, vince Possanzini. L'ha detto Paulino".

Verso il settimo chilometro torno in me e comincio piano piano a rimontare, ma ogni volta che mi vede a tiro Possanzini allunga. Gli arrivo anche a cinque-sei metri, ma lui scatta. All'ultimo chilometro vengo raggiunto da due tipi mai visti. Mi lascio superare e mi aggancio al treno. Il mio piano è subdolo e fantastico: mi nascondo, stringo i denti, raggiungo Possanzini e lo inculo. E infatti mi avvicino, mi avvicino, mi avvicino... ma lui a un certo punto si gira, mi vede e allunga. Basta, rinuncio: mancano trecento metri e lo lascio andare. Possanzini mi fotte cinque punti, ma io taglio il traguardo tra gli applausi della folla*. Mi fiondo al tavolo del tè e me lo trangugio sentendomi inaspettatamente vivo.

La morale della gara di oggi è: la vita d'atleta è una mistificazione dei produttori di pasta integrale, e se volete mangiare un chilo di polpo e bere un litro di birra nove ore prima della gara, beh, si può. 

*non è vero. Mi ha applaudito solo un anziano compagno di squadra, così, per simpatia.

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25/04/2010

VERY FIT

GOCCIOLA

Ieri ho fatto una cazzata alimentare, concettuale e psicopatologica. Sono andato allo stadio dove ho mantenuto un regime alimentare impeccabile, tornando a casa mi sono fermato a un MacDrive a dare sostanza alla mia soddisfazione e poi durante la sera/notte mi sono esibito in una regressione che potrebbe interessare Paolo Crepet, Vera Slepoj, Gianna Schelotto e forse anche Michele Cocuzza:

mi sono ingozzato durante la replica di Inter-Atalanta.

Ora, un conto è mangiare Orociok come Poldo Sbaffini durante una partita in diretta. E' nocivo, ma normale. Ma cosa significherà (non avevo Orociok e nemmeno i ChocoLeibniz , gli Orociok dei ricchi) mangiarsi mezza confezione di Gocciole durante una partita in differita, e che avevo appena visto allo stadio?

Così alle due ero ancora sul divano a guardare il soffitto come Pepe Carvalho e a interrogarmi: quanto cazzo manca alla fine di questa cazzo di stagione? Starò impazzendo? Ce la farò? Dovrò andare in una clinica a disintossicarmi come Tiger Woods? Ci sarà una clinica per interisti da qualche parte? In qualche luogo atroce, dove sedimentare la propria agitazione? Chessò, Villar Perosa?

Il problema era anche un altro. Stamattina alle 9 avevo una gara (11 km) e alle 2 ero ancora sveglio e pieno di Gocciole. Così, oltre a immaginarmi in una clinica dove mi facevano vedere porno in loop per disintossicarmi dall'Inter, mi immaginavo anche alla linea di partenza della gara con una grande pancia zavorrata e zero forze. La sveglia è suonata puntuale alle 7 ma io ero già cosciente da un quarto d'ora. Insomma, non ho dormito una cippa. Ma questa per me non è una novità. Dormo sempre poco prima di una gara. Certo, di solito non mi sparo in vena le Gocciole. Di solito pasta e insalata. Di solito. Questo finale di stagione mi sta stroncando.

Pum! Si parte. Nei primi duecento metri valuto se ritirarmi, poi vedo che procedo con una certa disinvoltura e vado avanti. Vado, vado, vado. 4' 20" il primo chilometro, al termine del quale mi rendo conto che non ho ancora vomitato nè accusato crisi di nessun tipo, compreso quella esistenziale. Anche il secondo chilometro lo faccio sui 4' 20" e al quel punto mi dico:

"E che cazzo!"

Il terzo chilometro lo corro raccontando a un mio compagno di squadra la maratona di Tokyo. Al quarto chilometro mi accodo definitivamente a un gruppetto compatibile. Un po' di elastico fino al quinto, poi al primo passaggio dal traguardo mi esibisco in uno sprint e lascio la compagnia. Nel secondo giro ne rimonto altri quattro o cinque e chiudo in crescendo: 49' 11", 4' 28" al chilometro, che per me è già una scicchieria, ma se consideriamo che non ho dormito, ho mangiato Gocciole e due settimane fa ho corso una maratona è una schiccheria doppia, forse tripla.

Dopo l'arrivo noto che un compagno di squadra mi guarda e ride. In quel momento ho pensato: che strano modo di ridere, sembrerebbe quel cazzo di risolino che può avere un romanista quando vede un interista. Ma siamo in Padania, io sono padano, il mio amico è padano, e allora ho pensato che al massimo poteva avermi cagato un piccione in testa. Lui continua a guardarmi con il risolino ma io non ho segni apparenti di anomalie. Finchè al culmine della curiosità glielo chiedo:

"Amico, perchè mi guardi e ridi?"

"Eh, sono romanista".

Concludo quindi sottolineando due cose: a) non ti puoi fidare di nessuno; b) ci si può ingozzare di Gocciole davanti a una partita in differita e correre sotto i 4' 30" la mattina dopo.

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12:31 Scritto da: settore in podismo | Link permanente | Commenti (318) | Segnala | Tag: podismo, corsa, chilometri | OKNOtizie |  Facebook

13/04/2010

INTER & MARATHON

CULO (NO, COSI')

Mi sento fortunato. Parlo del podismo, ecco. Voglio dire: l'Inter si incula due punti a Firenze e si fa sorpassare dalla Rometta facendosi rimontare un punto a partita per 14 partite di fila? Cioè, uno normale ci passa sveglio le notti, mi sembra il minimo. Uno un po' anormale, tipo me, invece si alza, prende la macchina, va a Milano, parcheggia a Famagosta, prende i mezzi gratis mostrando il pettorale ("Aspetti, le apro") (cazzo ragazzi: "Aspetti, le apro"), arriva a Rho Fiera, aspetta il pum! e si fa 42 chilometri e 195 metri a piedi (correndo, per essere più precisi).

Questa è una bella fortuna, quasi culo direi. Culo. Culo. Sottolineo questa parola. Perchè correre 42,195 km è farsi il culo. Però poter pensare ad altro (tipo: sopravvivere) per 42,195 km mentre la tua squadra torna in treno-charter da Firenze dove si è inculata 2 punti è culo.

Mi scuso per l'ossessivo ricorso alla parola culo.

Oggi ho letto le dichiarazioni di Galliani che praticamente dice: il nostro Ranking Uefa è colpa a) di Calciopoli che ha mandato il Chievo in Champions e b) del Mondiale 2006 perchè la Germania si è rifatta gli stadi e allora negli stadi belli la gente ci va volentieri e le squadre incassano e comprano e spendono e gli si alza il Ranking Uefa.

Mi scuso per l'ossessivo ricorso alla parola Ranking (e di conseguenza Uefa).

Poi ho letto anche le dichiarazioni di Amauri, che è diventato italiano, ha firmato la sua carta d'identità, ha ritirato una copia della Costituzione, e dice che per il Mondiale occhei, è a disposizione.

No, scusa.

Questo ha segnato 5 gol nell'anno solare 2009 e 3 gol (di cui due nella stessa partita di Europa League) (quindi, gol che non sono serviti a una cippa) nell'anno solare 2010. E vuole andare al Mondiale?

Ma allora io voglio andare alle Olimpiadi, scusa.

No perchè, dicevo. Mentre l'interista medio si macerava per i punti inculati a Firenze e per l'evidenza di tre vittorie in dieci partite (l'evidenza che ce lo stiamo mettendo nel culo nostra sponte)

(mi scuso per la parola culo che avevo appena giurato di non usare più) (beh, non proprio giurato: diciamo che proponevo una moratoria sulla parola culo)

insomma, mentre voi vi tormentavate, cari amici,  perchè io so che vi tormentavate alla stragrandissima, io mi correvo la mia bella maratona, facevo un bel personalino di due minuti e mezzo, abbattevo il muro delle 3 ore e 40' eccetera eccetera. Insomma, comprendo la difficoltà di proporre alla totalità del popolo nerazzurro una maratona (42,195 km) come sfogo alle pene personali. Una maratona mica si improvvisa.

Per questo, dicevo, mi rendo conto del culo che ho.

(vabbe', culo. Adesso non è che se scrivo culo la gente si scandalizza, e che cazzo)

La maratona di Milano si conferma una merda, però mi piace. Praticamente sono un coprofilo della maratona. In fondo è molto vicina a casa e organizzata benino: di che cazzo mi lamento?

(non vorrei dovermi scusare anche per la parola cazzo, quando è da parecchie righe che mi scuso per la parola culo)

La partenza da Rho Fiera è stata discretamente squallida. C'era anche vento. Al quarto chilometro eravamo ancora a Pero. Entri a Milano passando di fianco a un inceneritore. Quando sei sull'orlo del suicidio ti appare San Siro.

Non il santo. Lo stadio.

Al chilometro numero nove sento una voce alla mia destra:

"Settore!"

Minchia. Mi giro. Era M, me l'aveva promesso, anche se era in anticipo di  circa un chilometrino. E' vestito da fighetto, un incrocio tra Taxi Driver e Nick dei Jonas Brother. Lo saluto riconoscente, perchè non è da tutti stare lì a guardarsi alcune migliaia di persone sgambettare e cogliere il momento in cui passo io. Poi transito di fianco al nostro tempio, indi seguo il gruppo verso il centro città. Al 18mo c'è il mio fratello di maratone in borghese. Sono momenti di commozione e fratellanza podistica. Vado oltre, viaggio che è un piacere, passo alle mezza  (21,097 km) in 1h 44' (cioè, mica cazzi), volo verso il Duomo dove l'accoglienza è molto dolce, proseguo fino al 30mo come un metronomo. Con un metronomo.

No, questa ve lo devo spiegare.

Alle nove di mattina, alla partenza, in mezzo alla folla brulicante e orinante, mentre voi tutti pensavate alla Rometta e al 5-5-5, io trovavo uno che era stato con me a Tokyo. No, per dire, che combinazione. E questo  bello bello mi fa dopo i convenevoli: "Ti va se la facciamo insieme? Ho dimenticato a casa il Garmin".

Per dire: un podista che dimentica a casa il Garmin il giorno della maratona, non so, è come Zanetti che dimentica a casa la fascia da capitano il giorno di Inter-Barcellona.

Quindi lo eleggo a idolo personale almeno per la mattinata di domenica. Partiamo. Dopo un po' (diciamo dopo mezz'ora) lui mi fa: senti, proviamo a passare al 30simo in due ore e mezza, più o meno. Sapete in quanto siamo passati?

2h 30' 03".

A quel punto, di fronte all'evidenza che nemmeno Zichichi avrebbe fatto calcoli più precisi, vado di default verso l'arrivo Al 35mo ho un attacco di fame e di panico e dico all'amico milano-tokiese di andare avanti che io sono ufficialmente in crisi, tipo l'Inter. Mi avvento su qualsiasi cosa al ristoro, compreso un gel che mi salva la vita. Riprendo ad andare verso il traguardo, svuotato ma teso a fare il personale e ad abbattere il muro. Al 39mo, a sorpresa, ritrovo il mio fratellone. E qui accade una di quelle cose che solo i podisti possono capire. My marathon brother è in borghese. Cappottino, jeans, allstars. Io sono un po' in crisi. E allora lui si mette a correre con me. Passiamo davanti a due fotografi che ci scattano le foto: podista in tenuta da podista e uomo in cappotto e jeans, uno spettacolo secondo solo a Coppi e Bartali che si passano la borraccia. Passiamo il 40mo, mangio e bevo, Brotha mi porta quasi al 41mo incitandomi e io gli assicuro con un filo di voce: 'scolta, faccio il personale e sto sotto le 3h 40', don't worry.

Voi non potete capire come sono gli ultimi chilometri di una cazzo di culo di figa di maratona.

(ho usato volutamente le parole cazzo e culo, ma avrete notato come artatamente ho aggiunto la parola figa)

Fatto sta che arrivo, accenno a uno sprint, devo farcela devo farcela devo farcela, ce la faccio: 3h 39' 37".

Praticamente, per 3h 39' 37" non ho pensato all'Inter. Questo è culo, confermo.

 

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10/04/2010

MILANO CITY MARATHON

AI MILANESI

Cari amici milanesi,

per motivi che comprendo, ma ovviamente non condivido, so di rappresentare per voi una gran rottura di cazzo. Ci sono i dead men walking e i dickbreakers running, e io appartengo - nella vostra visione - a questa seconda categoria. Io e altri 7mila fessi domani, in pantaloncini maglietta e scarp de tenis, attraverseremo una parte della vostra città (centrissimo e zona ovest) in un orario presumibilmente compreso tra le nove e mezza del mattino e le due e mezza del pomeriggio, dalla fiera Rho-Pero (minchia che partenza suggestiva) al Castello Sfarzesco (come diceva Abatantuono). Di solito, il passaggio di questa mandria di idealisti dello sport è salutato da voi con improperi, colpi di clacson, inviti chiassosi e coloriti (da "andate a lavorare" a "andate a fare in culo") e, com'è accaduto una sola volta (ma passata alla storia come indice della civiltà della vostra città), con un pittoresco lancio di uova.

Qualche colpo di clacson di qualche automobilista frustrato dal trovarsi in coda nonostante cartelli e articoli di giornale gli parlino da settimane della corsa, vabbe', lo si becca un po' dappertutto, sta nelle cose. Ma l'astiosa freddezza con cui Milano saluta il passaggio della sua maratona attraverso le sue vie è una potente esclusiva della simpatica metropoli meneghina. Ho corso la maratona a New York e Tokyo, e lì (sono moooooolto più metropoli di voi, amici milanesi) è stata una festa che è inutile che vi descriva, perchè non la capireste. Ho corso anche a Roma, che è una città probabilmente più abituata della vostra a vedersi bloccare la vita per qualche ora da cortei e dimostrazioni (comprese quelle podistiche) e ha ritmi forse un po' più paciosi dei vostri ed è molto più piena di turisti di Milano: è stata una festa anche lì, non come a Tokyo e New York, occhei, ma almeno per gli occhi e per il cuore sì.

Milano no.

Milano ha una maratona un po' del cazzo, che cambia continuamente data e percorso e inglesizza il suo nome sperando in grandi numeri e grande eco che non ha, anche perchè non li merita. Non li merita per ragione interne (organizzative, logistiche ecc.) e per ragioni esterne. E la ragione esterna, spiace dirlo (però è giusto che lo sappiate), siete voi.

Per cui nel mio piccolo, settemillesima parte dei settemila che domani attraverseranno la vostra città, correndo per buona parte in un percorso un po' così (mi emozionerò giusto passando davanti al Meazza e in piazza del Duomo al km. 24), vi lancio un appello. Scendete in strada (a piedi o in bici), andate a comprare il giornale, andate a bere un Crodino. Tenete i motori spenti, muovete un po' quei cazzo di culi che avete.  Fermatevi ai bordi del percorso. Rivolgete uno sguardo non compassionevole, ma allegro al gruppone che passa correndo. Magari un applauso, un "dai". Non costa nulla e non avete idea di quanto serva a gente che si fa 42 chilometri e 195 metri inseguendo il traguardo molto intimo e personale di un'impresa che è bellissima e resta dentro ogni volta, vada come vada, si finisca sorridendo o strisciando, si corra a Tokyo o a Milano.

Un tempo ero come voi. Poco partecipe, diciamo, nonostante il mio essere uomo di sport. Poi una domenica mattina di autunno, a cinquanta metri da casa, uscito a comprare il giornale o a bermi un Crodino, adesso non saprei, ho visto gente tagliarmi la strada di corsa. Era l'arrivo di una Milano-Pavia, la gara più ipnotica che c'è, parti da Milano e 33 km dopo arrivi a Pavia, un drittone noiosissimo e bellissimo, quelle cose illogiche e affascinanti che ti fa fare il podismo. Mi sono fermato lì, all'angolo della via, a guardarli uno a uno. Poi è passato Gianni Morandi e una sciampista ha fatto "Gianniiiiiii". Facce stravolte, passi strascicati.  La fatica, il sudore. Ho cominciato ad applaudirli, tutti. "Quanto manca?" "Duecento metri" "Grazie". No, grazie a voi. Avevo appena iniziato a correre, non ho più smesso. Grazie a voi, "vai vai, duecento metri", grazie a voi.

 

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IL PERCORSO E GLI ORARI

L'ELENCO DELLE VIE

I RIFERIMENTI DEI CHILOMETRI

14:48 Scritto da: settore in podismo | Link permanente | Commenti (32) | Segnala | Tag: milano, maratona, podismo | OKNOtizie |  Facebook

24/03/2010

PRIMAVERA

LA FEMMINA CHE C'E' IN ME

Oggi, per la prima volta dopo cinque mesi e rotti, ho corso con i pantaloncini corti. E' una cosa tipo le donne quando smettono le calze.

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(nella foto: un po' di relax dopo la doccia)

13:20 Scritto da: settore in podismo | Link permanente | Commenti (195) | Segnala | Tag: podismo, primavera | OKNOtizie |  Facebook