Blog ufficiale di Virgilio

02/01/2012

LIBERIAMO BABBO NATALE!

GROSSE SODDISFAZIONI

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Repubblica di oggi, edizione di Milano. E Cresto-Dina è il vicedirettore. No, per dire.

29/09/2009

RAZZISMO DI SERIE B

DISINFORMAZIA

(notizia in breve su Repubblica di oggi, pagina 67)

eliakwu.JPG"Eliakwu è stato insultato e fischiato a Padova: la partita andava sospesa". A lanciare l'accusa è il presidente del Gallipoli, Daniele D'Odorico. "Se non sbaglio l'arbitro può adottare questo provvedimento, nel caso di cori razzisti. Il nostro atleta ne ha subiti di vergognosi: lui è stato bravo a non perdere le testa, ma dall'ambiente ci saremmo aspettati commenti differenti".

Combattere il razzismo (quando non tocca agli interisti, vedo che tocca agli ex-interisti) sarà dura se, nel complesso, questo calcio non cresce. La percentuale di teste di cazzo sugli spalti è insopportabile, certo,  ed è  ovviamente la parte peggiore del problema. Ma cosa dire di un presidente che non conosce le regole (dopo che ne è parlato per giorni e giorni, occasione buona per ripassarle)? E di un giornalista che, se l'interlocutore si lascia scappare un "se non sbaglio", non gli dice "sì, lei si sbaglia actually"? Rimetto il link alla regola ribadita dalla Figc. Io penso che sia importante impararla, intanto. E poi, avendola imparata, criticarla (perchè va criticata, ne abbiamo già parlato, è una regola palesemente imperfetta quando l'Europa ce ne propone di migliori). E' veramente scocciante rendersi conto che non sono soltanto i razzisti ad aprire la bocca inutilmente. Utilità di tutto questo per combattere il razzismo: zero.

28/09/2009

SUL MOU

L'ANTIPATICO

mou.jpgJosè Mario dos Santos Felix Mourinho ora esagera. "Mou ja cansou" (ha stancato): proviamo pure in portoghese. Forse anche noi dobbiamo cantargliele chiare, dopo che lui le canta a noi e al mondo intero. Forse anche noi dobbiamo affrontarlo alla sua maniera: "Ehi, parli tu che il Manchester spera di ritrovarti pure quest'anno così passano di sicuro". "Ehi, parli tu che la Champions dopo il Porto l'hai rivista con il cannocchiale". Implacabili e maniacali, come lui.
 Giochiamo anche noi a fare Mourinho, facciamo finta di governare il mondo e snobbiamo chi sta sotto. Tutti quelli che non sono "vincenti nati". Mou non è il più vincente in assoluto, ma l'importante è comportarsi come tale. Colleghi, avversari? Ma quando mai, tutti scarsi, incapaci, nullità. (...) Pare che anche all'Inter ormai siano in imbarazzo con l'aggressività di Mou e il suo giocare con i silenzi stampa, per poi ripresentarsi più furioso di prima.
 (...) E del resto quando uno sente il rumore dei nemici, che vuoi fare? Offresi dunque ricompensa a chi la prossima volta lo affronterà così: "Signor Mourinho, lei ci sfinisce con tutte queste chiacchiere, ma si è accorto che con Barcellona, Cagliari e Samp l'Inter ha giocato male?" E poi: "Se lei è il più vincente di tutti, perchè queste squadre non le ha sbranate?"

(Fabrizio Bocca, capo dello sport, su Repubblica di oggi)

19/06/2009

SEMPRE IN PIEDI

IL CORRIERE DELLA STEPPA

Scusate, mi sono accorto di essere andato un po' lungo. Quindi se preferite cliccare sulla Gazza o YouPorn fate pure, non mi offendo.

Il 4 maggio avevo scritto una cosa su Veronica, Noemi e Papi. Mi ero immaginato la reazione del direttore del Corriere, Ferruccio De Bortoli, al buco preso quel giorno da Repubblica. Si era già in piena fregola gossipara e quella mattina (una domenica mattina) la notizia che Veronica chiedeva il divorzio a Silvio ce l'avevano Repubblica e la Stampa, ma il Corriere no.

Cosa succede quando prendi un clamoroso buco da un concorrente? Succede che si innesca una reazione psico-professionale molto complessa. Un cocktail esplosivo che si compone di rispetto per il lavoro dei colleghi di opposta sponda/fair play (5 per cento), vergogna (5 per cento), incazzatura (25 per cento), presa di distanza dalla notizia perchè non solo tu non ce l'hai, ma l'hanno data proprio delle merde di (qui inserire il nome del giornale in questione), porca troia, e che non capiti più! (65 per cento). Tutto questo comporta che la notizia, soprattutto se non ha una ferrea oggettività (come quando muore qualcuno, o arrestano qualcun altro, o scoppia una guerra, o trasferiscono un giocatore), diventa - per partito preso - una mezza notizia. Sei costretto a riprenderla, ma non puoi darle quel profilo clamoroso che magari merita perchè, appunto, l'hanno trovata altri, quelli cioè che te l'hanno appena messo in quel posto. Il mestiere del giornalista è meraviglioso ma devi augurarti di non finire mai in una situazione del genere. Sei sempre di rincorsa, non sai mai cosa cazzo inventarti, ben difficilmente troverai qualcosa in più dei concorrenti (evidentemente meglio introdotti e ormai in largo vantaggio). Devi sperare che succeda qualcos'altro, che ti permetta almeno di pareggiare e ripartire quasi da zero. Altrimenti son tutte tranvate. Il Corriere, per un mese, non ha potuto evidentemente esimersi dallo scrivere di Noemi eccetera, ma stando bene attento a dare l'impressione di non puntarci più di tanto, perchè rimaneva un filone con il peccato originale, quello di essere stato scoperto e alimentato da Repubblica.

A questo stesso motivo si è per settimane aggrappato anche Berlusconi. I fatti e gli addebiti sono passati in secondo piano. E con loro le giustificazioni, le smentite, le controsmentite, le controprecisazioni. Roba grottesca, ridicola, ma senza effetto appunto. Perchè il premier, da genio della comunicazione qual è, ha fatto passare il messaggio che tutta questa storia, in quanto cavalcata da Repubblica, non fosse altro che una macchinazione della sinistra ai suoi danni. E quindi, automaticamente, falsa. E qualora ci fosse stata della verità, sarebbe stata distorta ad arte. Figuriamoci, poi, la storia delle dieci domande di Repubblica al premier: ma quando mai? Perchè Berlusconi avrebbe dovuto rispondere a quell'interrogatorio comunista? Insomma, il Berlusca tutto sommato era riuscito a cadere in piedi, come sempre.

Ferruccio De Bortoli, la sera dopo il buco (la voragine, la fossa delle Marianne, un carotaggio fino alla Nuova Zelanda), era apparso a Porta a Porta, in collegamento da Milano, per intervistare Berlusconi. Era una puntata già organizzata per altri motivi (per sentire la solita marea di cifre, percentuali e parole buttate lì alla cazzo dall'Incantatore) (quando comincia a dire 'per ciuento' io sto male), ma che fu inevitabilmente dedicata per una parte (la prima, quella di maggior ascolto) alle faccende familiari e napoletane del Berlusca. Vespa fece finta di non potersi esimere dal mettere i piedi nel piatto. A De Bortoli (quanto sa essere crudele il giornalismo) toccò entrare della questione che tanto l'aveva fatto soffire il giorno prima. Aveva un fare ossequioso e imbarazzato. Ha difeso il diritto di cronaca e ha provato a fare un paio di domande precise al premier, che ha risposto con il solito tono con cui intorta milioni di italiani ogni volta che apre bocca (è un genio, lo riconosco). Poi ci fu un accenno di linguinbocca tra i due: De Bortoli faceva domande quasi giustificandosi che la professione glielo imponeva, Berlusca ringraziava Iddio e la Rcs per l'esistenza del Corriere quale organo d'informazione corretto e indipendente.

Ma ieri è accaduto l'imponderabile (per Berlusconi). La notizia che a Bari è stata aperta un'inchiesta sulle donne portate dietro pagamento alle feste di Berlusconi non l'ha scritta Repubblica, ma il Corriere. E' passato un giorno e, dico la verità, mi aspettavo qualcosina in più. E invece niente, la solita sbobba. Questi si sono scomposti solo un po'. Un pochino.

Non per altro, ma da Palazzo Chigi invece del solito commento ("Comunisti, comunisti") è uscita una nota, al solito sprezzante ma anche un po' preoccupata. Un conto è avere Repubblica contro, e farla passare per l'house organ del socialismo reale universale. Un conto è vedere che il Corriere apre una seconda breccia. Quasi timidamente (un notizione così, in prima pagina, aveva un titolinuccino così), ma in modo diretto e inequivocabile. Repubblica non si è fatta gli stessi scrupoli del Corriere: ha incassato il buco e ci ha aperto il giornale stamattina. Tanto da far sospettare un accodo sottobanco: scrivila tu, dai, che io la rilancio alla grande. A Repubblica una cosa del genere converrebbe, perchè sarebbe la certificazione non-comunista alla campagna anti-Papi. Ma forse sono io che ho visto troppi film.

Comunque, il re adesso è un po' più nudo, tipo l'ex-primo ministro ceco che andava in giro lancia in resta a Villa Certosa. Non c'è nulla di penalmente rilevante? Boh, può darsi. Il problema è che sarà la centesima cosa penalmente irrilevante, ma moralmente irritante, che questo quasi 73enne in trance agonistica ha fatto da quando ci governa. Io rispetto i meccanismi democratici ma rivendico il diritto di non farmene una ragione. Questo si fa le leggi per sè, nega le evidenze, ha uno stile di vita da emiro infoiato, dice le cose e le smentisce verso sera. Si circonda di gente tipo Ghedini, che nei riguardi di una donna pagata e invitata a corte parla del Berlusca come "consumatore finale" e quindi ignaro degli eventuali rigiri precedenti, pestando una tale serie di merde sostanziali e morali che bisognerebbe esiliarlo da questo paese pur farlocco che non ha bisogno di avvocati Terminator. Si circonda di un mondo dorato e di gente che non gli turba il paesaggio. Il direttore del Tg1, che una volta era un temuto e informatissimo cronista parlamentare, oggi assembla i notiziari a misura del sultano, di cui - in quanto collaboratore di Panorama, incarico che si ostina a non lasciare - è a libro paga direttamente tramite Mondadori, oltre che indirettamente tramite Rai.

Dicono le cose e poi dicono che non le hanno dette, bollano di comunismo qualsiasi critica, parlano per banalità e luoghi comuni. Adesso ci diranno che il Corriere sembra normale, ma è più a sinistra del Manifesto e quindi occhio, non fate pubblicità a questi stalinisti dell'editoria. E la gente gli dirà di tener duro e soprattutto di fare presto, chè dopo il tg c'è Beautiful, l'unico non-luogo del mondo dove la gente si incrocia peggio che in Sardegna.

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04/05/2009

CICLONE VERONICA

RCS

(Rincorrere i Concorrenti e citare alla cazzo Settore)

Finire sulla Gazza è bello, ma finirci con una citazione molto parziale è meno bello. Ma ego te absolvo, Gazza: voi giornalisti avete l'esigenza della sintesi, e poi ieri in via Solferino dev'essere stata una giornata di merda, quelle giornate in cui il solo trovarsi in quello storico palazzo costituiva ragione di sfiga e di tormento, invece che di logico orgoglio, oltre che di eterno ringraziamento del Fato e del Culo.

Ora, proviamo a immaginarci il neo-direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli che in una mite domenica di inizio maggio, che poteva essere dedicata al riposo e alla consultazione dell'home-banking, scopre di buon'ora - lo immagino mentre qualcuno gli porta la mazzetta dei giornali su un vassoio d'argento, insieme a un croissant tiepido e a un flacone di Activia Bifidus Regularis - di avere preso un clamoroso buco da Repubblica e dalla Stampa.

"Veronica chiede il divorzio"

You know, sono quelle occasioni in cui senti lo spostamento d'aria (porte e cornette che sbattono) e i tuoi zebedei riportano quella sgradevole sensazione di provvisorietà. Volano telefonate come quelle di zio Peperone a Paperino, quando esce l'aria dalla cornetta oltre a moccoloni che rimbalzano anche dall'altra parte della strada.

"Veronica chiede il divorzio"

e il Corriere non ha un cazzo. Il Corriere: il giornale più importante d'Italia, il giornale di Milano capitale morale, il giornale di Milano città di Berlusconi e di Veronica, che ivi recitava quando il Berlusca la raggiunse in camerino per dirle, guardandole le tette, che recitava molto bene.

Il Corriere non aveva un cazzo neanche di Noemi, la ragazzina di Napoli che chiama Papi il nostro presidente del consiglio e lo invita al suo diciottesimo come fosse l'ultimo degli sbarbati, e lui ci va, santo cielo, ci va. E fanno due. Due buchi, due voragini nel giro di tre o quattro giorni, sull'unica notizia che gli italiani stanno leggendo in barba alla crisi, alla febbre suina e agli alibi di Alberto Stasi.

Non conoscendone ovviamente il minimo particolare reale e ufficiale, potrei però raccontarvi la domenica di Ferruccio De Bortoli e di Maria Latella, amica personale e biografa ufficiale di Miriam Bartolini in arte Veronica Lario, che però non ha saputo scrivere in tempo che

"Veronica chiede il divorzio"

Ecco: immaginatevi il direttore del Corriere che, di fronte a tutto questo sfacelo, va in ufficio, prende il telefono, chiama Berlusconi, si fa dire due o tre cose e scrive lui il pezzo. Scrive lui il pezzo. Fantastico: il Ferruccio che ti fa le analisi politico-economiche con i controcoglioni ridotto a fare il pezzo tipo Eva Tremila, giusto un po' più paludato (il significato, per i 300 e passa giornalisti del Corriere, è inequivocabile: "Se aspetto che lo scriviate voi 'sto cazzo di pezzo, muoio di vecchiaia al Parco Sempione"). Maria Latella, invece, me la immagino in una cella tipo l'abate Faria, dotata di attacco per il pc.

Quindi, ecco, capisco che alla Gazza abbiano risentito della cosa. Tanto che ieri pomeriggio

"Veronica chiede il divorzio"

era la terza notizia di sport, appena dopo il Milan e appena prima di Ranieri.

"Ranieri di Monaco?"

No, Ranieri della Juve.

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(nella foto Ansa/Alcatraz: un vicedirettore, due capiredattore e un paio di capiservizio del Corriere)