06/02/2012
ROMA-INTER 4-0
I NUOVI MOSTRI
In tre settimane, dal derby a oggi, siamo tornati disastrosamente dalle stelle alle stalle. Non è un cerchio che si chiude: a chiudersi è una strana figura geometrica tutta bitorzoluta, convessa e concava, a onde, una rappresentazione irregolare e mostruosa che va da Novara a Novara (la prossima partita, appunto) e che ci ha visto trasformarci via via da "creatura da retrocessione" a "creatura da scudetto in rimonta" e poi, infine - siamo ai giorni nostri - in "creatura nè carne nè pesce", in creatura persa, chissà, forse la nostra reale dimensione. Quando, sotto di due reti, irrimediabilmente distanti dagli avversari, Ranieri ha potuto/voluto fare un unico cambio - fuori una punta e dentro un centrocampista, come fossimo stati 2-0 a nostro favore -, ho spento la tv e sono andato serenamente a lavorare, apprendendo un'oretta più tardi che avevamo perso 4-0, com'era nell'aria.
Dopo il derby, tre settimane fa, che pareva averci restituito speranze e ambizioni degne di noi, non ne abbiamo più azzeccata una. Ci è andata di lusso in casa con la Lazio, poi ci siamo inoltrati in questi dieci giorni alla Jacques Mayol: afferrata la zavorra, ci siamo lasciati trasportare negli abissi in assetto costante, cioè costantemente alla cazzo. Partita persa a Napoli, a testa alta certo, ma persa. Partita persa a Lecce, ma con un po' di sfiga certo, con Femi Benassi fenomeno once in a life certo, ma persa. Partita pareggiata col Palermo, buttandola nel cesso senza se e senza ma. Partita persa a Roma, facendo schifo e facendosi asfaltare da tale Borini. Ora, io spero che una settimana intera per riflettere e prendere fiato ci consenta domenica prossima di tornare in noi e battere la derelitta del campionato, nel ricordo di ciò che avvenne 19 giornate fa. Altrimenti è la fine.
Temo che il problema non sia Ranieri, come sarebbe facile pensare quando sullo 0-2 ti toglie una punta per mettere un centrocampista. Considerando chi mancava (contemporanee assenze di Sneijder, Alvarez, Zarate e Guarin: chi diavolo metti per cambiare minimamente le carte in tavola?), non poteva fare chissà cosa. Il problema sta nelle teste di buona parte dei nostri giocatori, cui è bastato inanellare due o tre partite sfavorevoli per tornare negli abissi dell'autunno scorso. Si chiama psicolabilità, e giocando strapagati in serie A non è una bella cosa. Il problema è nella condizione scandalosa di alcuni dei nostri - per esempio Maicon, Lucio, Pazzini: ma li avete visti bene oggi? - che non è sopportabile dalla rosa dell'Inter attuale: se c'è gente che non rende, che gira a vuoto, che crea danni, non c'è possibilità di risolvere il problema. Un po' per gli infortuni, un po' per alcune croniche carenze. In attacco, se diventa un problema l'influenza di Zarate e l'affaticamento di Alvarez, allora vaffanculo.
Quanto è costato perdere a Lecce, pareggiare in casa col Palermo e perdere a Roma, quando davanti a te perdono o pereggiano quasi tutte? Facendo un punto in tre partite rimaniamo a 5 punti dal terzo posto, e considerando che al terzo posto c'è l'Udinese (non il Barcellona) la situazione rimane molto fluida. Ma l'Inter dell'ultima settimana è preoccupante. Non si può andare giù di testa a febbraio, con mezzo campionato da giocare, a 15 giorni dalla Champions... no, è un'Inter preoccupante, molto, forse troppo.
17/10/2011
LAZIO-ROMA 2-1
CAGATA (FARE UNA)
Osvaldo è alla Roma da un mese e mezzo. D'accordo che è stato un mese e mezzo intenso e positivo (trasferimento alla Roma, capocannoniere della squadra, esordio in Nazionale italiana, polemica con i leghisti), però è pur sempre un mese e mezzo. Osvaldo piace ai romanisti e soprattutto alle romaniste, ma tutto questo - ribadisco - succede da una cinquantina di giorni e quindi, come avrebbe detto Steve Jobs, d'accordo, stay hungry and stay foolish, dear Oswald, but also stay schisc.
Chissà di chi è stata l'idea di quella maglietta affidata a Osvaldo. Magari dello stesso Totti, che era in tribuna. Pessima idea, comunque. Quella maglietta doveva restare un pezzo unico ("Vi ho purgato ancora", derby dell'11 aprile 1999 con successiva bufera di polemiche) e comunque uno la immagina con Totti dentro, mica con Osvaldo, romanista da 50 giorni. Se Alvarez segnasse un gol e mostrasse la magliettà, chessò, "Madrid 22 maggio 2010", a me verrebbe da dirgli: Riccardino, non so dove tu fossi quel fausto giorno, ma di sicuro non a Madrid. Stay schisc and pedalare. Il diritto di indossare la storia te lo guadagni col tempo, mica in 50 giorni.
"Vi ho purgato anch'io" quindi non è una gran maglietta. L'originale aveva provocato qualche tensione, la replica ha fatto cacare (a proposito di purga, tzè). Fare gol nel derby dopo 6 minuti e mostrare quella maglietta con 84 minuti da giocare, vabbe', può essere un gesto temerario, ma anche sommamente stupido. Osvaldo poteva passare alla storia, e invece no. Prima che purghi la Lazio passerà ancora qualche mese, o forse qualche anno, o forse non la purgherà mai. E quindi, a pensarci bene, alla storia ci passa comunque: la più grossa figura di merda in un derby della capitale. Non hai purgato un cazzo, ma il focus resta il culo: è dove devi metterti la tua maglietta, a bellicapelli.
18/09/2011
INTER-ROMA
ARRIDATECE LEONARDO
Difendere uno 0-0 in casa contro una squadra in costruzione tanto quanto la nostra, e che - ormai fisicamente sfinita dal ti-tic-e-ti-toc, il Barcellona vero gioca in Spagna - non aveva più niente da dire. Togliere una punta e mettere un centrocampista: avesse potuto, era un cambio che Luis Enrique Iglesias avrebbe fatto volentieri. E invece lo ha fatto l'Inter, che giocava in casa e che ha progettato il suo "forcing finale" (no, Mou, non ti rivoltare nel lettone: lo vedi, ho messo le virgolette) togliendo punte e mettendo centrocampisti. Tra l'altro, un centrocampista che hai tentato di vendere a chicchessia fino alle 18.59 del 31 agosto, e che è già stato sorprendente rileggere nella lista dei convocati e poi rivedere con una maglia tutta sua, con il nome ricamato, e un numero che assomiglia a quello che aveva prima (ma noi ce siamo accorti, tzè). Alla fine bastava lanciare la palla in avanti per creare occasioni, la Roma non c'era più. C'erano squarci sulle fasce da far paura, specie dalla parte di Perrotta (terzino per 90 minuti, come se noi giocassimo con Alvarez terzino) (noi avremmo perso 3-0, però). Si arrivava in porta comodi, bastava essere precisi con il passaggio, come in effetti due o tre volte siamo stati. Ma ormai eravamo schierati con un innovativo 3-5,5-1-0,5. E abbiamo mosso la classifica, wow.
Il cambio Muntari-Forlan è evidentemente un falso problema, preso in sè. Sicuramente avrà anche avuto un senso e una utilità nella mente dell'allenatore che, come sappiamo, è lì per quello e vede o sente cose che a noi sfuggono. Ma è la modestia che sprigiona, ecco, a inquietare - credo - qualche milione di interisti. Ma insomma, le sento e le leggo solo io le interviste di Gasperini? Ma voi le sentite e leggete con attenzione le cose che dice? Ma a voi piacciono, convincono? Non vi sembra a volte di essere precipitati in un incubo? Non vi date qualche pizzicotto, ogni tanto? Certo, quattro anni di Mancini e due anni (sospiro) di Mourinho rendono impietoso il confronto con il 90 per cento degli allenatori disponibili, e per chissà quanto tempo obnubileranno le nostre povere menti. Ormai siamo tarati su altre situazioni, su altre sensazioni. Siamo tarati su allenatori che dicono cose almeno un pochino interessanti, che ci creino un minimo di aspettativa. E che soprattutto prendono la squadra per le palle, che nel finale mettono cinque punte, e se non le hanno mettono Materazzi o Samuel centravanti. Siamo tarati su una modalità semplicissima - "noi siamo l'Inter" - che non sempre ha un effetto diretto e completo, ci mancherebbe, ma che dovrebbe essere una specie di comandamento, di impostazione di default. L'Inter potrà avere un sacco di difetti e un sacco di difficoltà, ma non difende palesemente uno 0-0 in casa contro una squadra sulle ginocchia. Eppure a momenti la vincevamo, mi si dice. Certo. A momenti.
Quando si era concretizzato in maniera definitiva il cambio tra Leonardo e Gasperini, il primo pensiero era stato: beh, mal che vada abbiamo un allenatore vero, e in giro non ci sono mica dei geni. Ma se questo è il risultato, forse era meglio Leonardo. Basi zero, però grande entusiasmo - vero o finto, non è un problema -, grande parlantina, grande presenza scenica. Un perfetto incrocio tra un animatore Valtur, un ex calciatore e un motivatore dei marines. La difesa a 3, 4, 5 o 6 non è il nucleo della questione. Il nucleo vero è molto più impalpabile. O Gasperini esce da questa spirale di modestia e ci dimostra delle ambizioni che valgano il prezioso sedile su cui appoggia il culo, oppure - e non sapete quanto mi costa, zuzzurellone e interistone come sono - mi trasformerò in una immonda creatura che si nutre di sangue di allenatori irrimediabilmente provinciali.
07/05/2011
ROMA-MILAN 0-0
23:27
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20/04/2011
ROMA-INTER 0-1
MASSI'
Ignoro cosa sia successo nella partita di Roma: siccome qualcuno deve pure tenere alto il Pil mentre gli altri bevono birre e mangiano orociok, mi sono immolato alla causa macroeconomica. L'unico frammento vissuto in diretta è stato l'assurdo gol sbagliato da Vucinic, collassato a porta vuota, che mi ha costretto in un attimo di sconforto (nell'azione più lenta del mondo avevavmo lasciato il centravanti avversario solo nell'area piccola) a lasciarmi andare a un pronostico infausto:
"Perdiamo 7 a 0".
E invece abbiamo vinto, pensa te. Bene. Così per un po' non ripenso alla classifica del campionato. Quei soli 4 punti di vantaggio sul quinto posto mi stavano creando qualche problema di identità (io che guardo preoccupato al quinto posto: pazzesco). Così come lo scontro diretto di sabato per il terzo e quarto posto (ma vi rendete conto?) cui stavo guardando con un po' di ansia. Ecco, avere vinto a Roma può essere importante per questo: riprendere conoscenza.
01:17
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07/02/2011
INTER-ROMA 5-3
PAGNOLADA URBI ET ORBI
L'appuntamento era con Don Ste al gheit seven. Da lì, dopo brevi convenevoli, ci spostiamo di qualche metro per approvvigionarci di panino e coca cola, quando ci accorgiamo di essere circondati da giapponesi. Prima ne passa uno con un taccuino, preceduto da uno con la telecamera (italiano) che assolda cinque tizi scongiurandoli di fare il coro "Yuto Yuto", cosa che naturalmente fanno con grande gioia del giapponese col taccuino. Poi ne arrivano quattro, tutti con maglia numero 55, che comprano salamelle. Al che (mi sembra ovvio) chiedo ai quattro sbarbatelli nippo-nipponici - tutti alti come Nagatomo, cioè un cazzo - di fare una foto insieme. Mi sembra un bel gesto ecomenico. Don Ste ci fa la foto con l'aifòn e poi con ognuna delle diciassette macchine fotografiche dei jap, operazione che richiede settanta minuti e che ci costringe a entrare verso il ventesimo del primo tempo.
No, dai, non è vero. Don Ste stile Helmut Newton fa le foto
e congediamo i Nagatomi. Uno mi dà una pacca sulla spalla e mi dice: "Fòzza Nagatòmo" in italiano quasi perfetto, frase seguita da una serie di ideogrammi che invece non ho capito. Entriamo nella Scala del calcio con netto anticipo e con due biglietti di tribuna rossa trafugati chissà dove. Per ingannare il tempo propongo quindi al don di andare in balaustra a cercare gli amici del blog, che lui non conosce. Trovo subito A.B., quindi Antonino Verdi (arrivato con insolito anticipo, di solito arriva scortato da sette steward alle 20,44), quindi Vano (che si scusa di non avere con sè Luposullestrisce, lo Scamarcio denoantri) e quindi il vero Principe, un uomo che ammiro perchè pur abitando a Londra non perde una partita dell'Inter. Lo abbraccio e lui mi fa:
"Oh, naturalmente ho effettuato il versamento di alcuni pounds"
Non ne avevo dubbi (e il nostro amico maratoneta ringrazia). Sto per commuovermi quando devo lasciare la bella compagnia per dirigerci ai nostri posti, distanti circa duecento metri, pregando A.B. di mandarmi un sms nell'ipotesi che qualche sedile rimanesse libero in balaustra. Il messaggio arriva trenta secondi dopo: pare che Antonino avesse fatto sloggiare due giapponesi mandandoli nel terzo anello dicendo loro "che si vede meglio e si soffre di più". E quindi mi accoccolo in balaustra - alla mia destra don Ste e uno che fuma sigari dolciastri, alla mia sinistra Rupert Everett e suo cugino, Gino Everett - da dove mi godo il gol di Sneijder dopo alcuni millisecondi, il pareggio dei romanisti e sostanzialmente una gran bella partita. Ma nello stadio monta il nervosismo verso Cut the Wind e quando Kharja arpiona il pallone e Cut fischia il fallo, vedo alzarsi Don Ste, guadagnare il centro della balaustra ed estrarre il fazzoletto. "Hai il raffreddore?", gli chiedo. Ma lui comincia a sventolarlo. Abbasso la testa, mi alzo il bavero e poi mi giro imbarazzato verso Rupert Everett, a cui dico "Ehm, non so chi sia, l'ho conosciuto un quarto d'ora fa", ma poi alzo lo sguardo e vedo Antonino che sventola un kleenea e poi tutto lo stadio, aizzato dal don, che si mette progressivamente a fare la pagnolada. "Scherzavo, è il mio migliore amico", dico ancora a Rupert.
Momenti di intensa passione civile che vengono amplificati dal successivo gol di Eto'o
e poi dalla fajolada della ripresa. "Vedrai, adesso entrano Milito e Nagatomo", dico al don. La cosa si verifica. Nagatomo. Non vedevo l'ora. Sul punteggio di 4-1, con l'intera tribuna rossa in piena fibrillazione, come se avesse visto Megane Fox alzarsi dalla panca dell'Inter e spogliarsi sulle note di "Pazza Inter", entra Yuto. Ovazione, applausi, dichiarazioni di amore, conversioni alla scintoismo (don Ste era troppo preso dalla partita e non se ne accorge). Lo stadio è nippo-giapponese. Dopo quattro secondi dall'ingresso di Yuto segna la Roma, e Gino Everett si alza e urla:
"Nagatomo, porca puttana, porti sfiga!"
Io invece sono bello rilassato. Mi giro e vedo don Ste molto in ambasce, al che lo prendo un po' per i fondelli e gli dico: "Ahahah, a proposito, hai visto l'Arsenal?" "No, cosa?" "Ahahah, vinceva 4-0 al 68' e ha fatto 4-4, ahahah, che sfigati". Mentre dico "sfigati" Loria la mette. Don Ste soffre da bestia, i cugini Everett sono nervosissimi e anch'io comincio a sentirmi scottare il sedile rosso soto il culo, anche perché sbagliamo quattordici gol prima di mettere il quinto. Al fischio finale mi precipito a vedere gli eroi che escono. Finchè arriva lui, Yuyo Nagatomo, che prima di imboccare le scale fa un inchino alla tribuna e uno alla curva. E' il mio nuovo eroe, Yuto, un uomo una sgroppata. Vedere un giapponese che fa un inchino è come vedere un napoletano che fa una pizza margherita. E' meraviglioso. Saluto la balaustra, saluto Don Pagnolada e me ne esco con il cuore leggero. Da lontano, in mezzo alla folla, noto una pettinatura amica. L. è come Zanetti, non un capello fuori posto. E ha una giacca a vento che possono avere solo lui e Tronchetti Provera. Brevi convenevoli, abbraccio, macchina, strada, nebbia, Pavia. Viva l'Inter, sono un ragazzo fortunato.
28/01/2011
COPPA ITALIA
01:51
Scritto da: settore
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10/01/2011
NUOVA INTER
IL CONCETTO DI REMUNTADA
Dopo la cagada (quaranta giorni parecchio sfortunati, parecchissimo sciagurati e discretamente orribili tra la fine di ottobre e il Mondiale), pensare alla remuntada è innanzitutto un obbligo morale. E comunque vale la pena pensarci senza troppi pudori perché il campionato è apertissimo e sarebbe da coglioni perdersi in ciance proprio adesso. Certo, il Milan oggi è davanti a tutti e il titolo di campione d'inverno la certifica come naturale favorita. Però ha 5 punti in meno dei campioni d'inverno di un anno fa, e dietro ha un plotone di inseguitrici che hanno parecchi peccati da farsi perdonare. E' il "campionato finalmente più equilibrato" che si teorizzava già alla fine dell'estate, livellato verso il basso in maniera clamorosa. E questo fatto, sia chiaro, ci inchioda alle nostre responsabilità. Fatti salvi i bicipiti femorali, il rendimento e la condotta durante il già citato periodo della cagada sono imperdonabili. Però si può rimediare.
Per dire: il Milan ha vinto solo una delle ultime tre partite, la Lazio ha fatto un punto nelle ultime due, Roma e Juve sono in pieno psicodramma, il lanciatissimo Napoli l'abbiamo piallato non più tardi di quattro giorni fa. E quindi? E quindi bisogna andare avanti step by step, convinti che nulla è impossibile in questo campionato in cui un Medrano spadroneggia e le inseguitrici sono squadre che vanno a sprazzi dalla prima giornata. In base a quale miracolo: a) la Lazio, con un solo acquisto di qualità, è tuttora terzo con la stessa squadra che l'anno scorso quasi retrocedeva? b) la Roma, con un miserrimo +3 nella differenza reti, è quarta in classifica? c) la Juve, prendendo sette gol in tre giorni, è quinta? Sono le squadre che ci precedono. Insomma, si può fare. Si deve.
Direi che ci si aggiorna mercoledì prossimo, dopo Bologna e Cesena, entrambe in casa. Ventesima di campionato, poi il primo dei due recuperi. Tiriamo una prima somma e poi vediamo.
26/09/2010
LA SCONFITTA
ROMA, DE CAPOCCIA
E' tutta una metafora. Abbiamo lasciato le palle - quelle del Capitano - a Palermo. Col Bari - girava tutto a meraviglia - non sono servite, mentre a Roma ci volevano eccome. Tutto sommato, avendo giocato con una gamba sola e avendo rischiato seriamente di vincere, potremmo ricavare qualcosa di positivo anche da questa partitaccia. Però, appunto, servivano (anche) le palle. Per cacciarla dentro, o mordere un po' di più a centrocampo, o per non lasciare De Rossi fare un cross in area al novantaduesimo, che è sempre un rischio. Considerando che il migliore (con Stankovic) è stato Cordoba, un rincalzo, con quale dei titolari ce la prendiamo? E con chi ce l'aveva davvero Chivu, che adesso si mette a fare le vertenze durante la partita? Queste scenate non sono molto da Inter. Mou se la sarebbe legata al dito, Oriali avrebbe esploso qualche vaffanculo. Oggi non abbiamo mastini in panca. Ma non è che i nostri prodi aspettano di essere spremuti e violentati come ai tempi del Mou? Anche perchè il finale di stasera non ammette scusanti: bisogna concentrasi sulla mission e tirare qualche pallone nel fossato, piuttosto che stare ad assistere a cross e colpi di testa in volo come se fossimo la giuria del gol del mese. Si possono regalare alla feccia tre punti così?





















